XV secolo: il Rinascimento Italiano armato.
Milano: Antonio Averlino, detto il Filarete, tra il 1458 e il 1464 compone il Trattato di Architettura, in venticinque libri, dedicandolo a Francesco Sforza; in un secondo momento ne dedica copia anche a Pietro de’ Medici. Immagina che un architetto, nel quale egli stesso s’identifica, illustri ad un signore, rappresentato dallo Sforza, come si procede nell’edificazione di una città cinta di mura e a pianta stellare, imprendibile, denominandola Sforzinda. Oggi in tutto il Mondo gli studiosi di architettura militare sanno che il punto di partenza della risolutiva fortificazione a fronte bastionato, sviluppata poi nel secolo successivo, parte proprio da questa “Sforzinda”. La nuova concezione difensiva è nota già all’epoca come “Fortificazione all’italiana” o “alla moderna”. I progetti di fortificazioni a pianta stellare sono basati sull’applicazione di teorie matematiche, tenendo conto della gittata dei cannoni e della necessità di eliminare gli “angoli morti”, ovvero i punti dove i proiettili non arrivano. Se ben difese saranno lo scudo contro qualsiasi invasore.
Mezzo millennio dopo, cancellato ogni ricordo dalla mente della cittadinanza meneghina, raschiato a forza il sentimento di Patria e di Nazione (ma non cancellato), qualche traditore spinge affinché a Milano si costruisca una moschea.
–1463: guerra ottomano-veneziana.
–1471: grave incursione ottomana nei territori della Venezia Giulia, del Carso e dell’Istria. Si ricorda che i primi attacchi risalgono comunque nell’Alto Medioevo ad opera dei saraceni.
–1472: Friuli e Venezia Giulia sono attaccati ripetutamente dalle scorrerie degli akinci: corpo di cavalleria leggera irregolare dell’esercito turco, composto inizialmente da soldati tribali turcomanni e successivamente anche da cristiani rinnegati e gente balcanica (albanesi e bosgnacchi) convertita all’Islam. Generalmente durante le incursioni e le razzie la gente adulta e le persone anziane sono seviziate e ammazzate, mentre bambini e giovani sono deportati e venduti come schiavi o avviati alla conversione e alla vita militare.
–1476: scorrerie turche nei territori di Trieste e di Gorizia, fino alla penisola istriana.
–1477: ennesima scorreria in Friuli Venezia Giulia degli akinci, guidati da un signore della Bosnia. Attenzione: ancor’oggi Bosnia ed Erzegovina sono a maggioranza musulmana. Dal sito web Condottieri di Ventura: «La cavalleria turca, che i veneziani pensano essere impegnata in Bosnia, compare all’improvviso a Lucinico davanti al campo posto sull’Isonzo e si impadronisce del ponte. Gedik Ahmed Pascià fa attraversare un migliaio di cavalli sulla sponda opposta mentre altri uomini guadano il fiume per preparare un’imboscata: nello stesso tempo il grosso dell’esercito nemico attraversa il fiume e sfida a battaglia i veneziani. Girolamo Novello divide le sue truppe in 3 squadroni, attraversa a sua volta l’Isonzo ed accetta lo scontro: un suo figlio, che comanda la prima squadra, si lascia trasportare dall’entusiasmo ed insegue i turchi che sembrano volersi ritirare. Il Novello cerca di bloccare la colonna; questa cade nell’imboscata ed è completamente distrutta; la seconda linea, presa dal terrore (pare per difetto di Giorgio da Martinengo) comincia a darsi alla fuga trascinando con sé il resto delle truppe. La cavalleria ottomana insegue i veneziani in rotta fino a Mezzano. Girolamo Novello è ucciso nel corso del combattimento con il figlio» (https://condottieridiventura.it/girolamo-novello/).
–1480: i turchi sbarcano lungo la costa salentina, assediano Otranto e ne sfondano le mura a cannonate. Chi non si converte all’Islam è torturato e ammazzato; a questo proposito si ricorda che il 12 maggio 2013 Papa Francesco II ha canonizzato gli 813 martiri di Otranto.
–1499: pesante scorreria turca in Friuli. Dopo aver aggirato la fortezza di Gradisca d’Isonzo i turchi superano il Tagliamento e sconfinano fino al Piave, senza che si possa efficacemente arrestarli con le esigue forze militari a quel momento disponibili. Cento-centocinquanta insediamenti sono razziati e incendiati, un numero non calcolabile di civili vengono ammazzati e centinaia di giovani sono tenuti come schiavi da avviare ai mercati islamici e ai vari harem come merce di piacere.
XVI secolo: traditori in Europa.
Con il Cinquecento la situazione italiana è più che precaria. Se nel 1499 Milano è in mano alle truppe francesi e ai lanzichenecchi svizzeri, solo nell’epica Battaglia della Bicocca (Milano, 1522) Prospero Colonna riesce a sconfiggerli duramente e a liberare poi il Castello di Milano. In ogni caso la Francia, in guerra contro gli Asburgo, ha puntato all’Italia tanto che Francesco I re di Francia, non pago di avere perso anche la Battaglia di Pavia (1525) ed essere stato catturato dalle milizie italiane, stringe nel 1536 un trattato di alleanza militare con i musulmani, indignando l’intera Europa. Da quel momento il tristemente noto “corsaro Barbarossa”, al secolo ammiraglio ottomano Khayr al-Din, collabora spesso con la marina di Francia e anche per attaccare coste e città italiane.
Analizziamo la faccenda: se l’Europa doveva fare fronte comune contro l’invasore musulmano ecco che invece una nazione come la Francia “cena con il diavolo” e gli vende l’anima. E questo già nell’anno 1500, come si vedrà. Successivamente, il 19 febbraio 1536, il regno di Francia stipula un trattato militare ed economico (da taluni denominato “diplomatico”) con l’Impero Ottomano; la solida alleanza viene a cadere solo a seguito della Rivoluzione Francese, con un esercito guidato da Napoleone Bonaparte che invade l’Egitto, allora provincia ottomana. Formalmente il trattato è chiuso nel 1802, ma negli anni seguenti e fino al XX secolo la Francia cerca ancora accordi con la Turchia. In pratica l’Europa perde la possibilità di fare fronte comune contro l’invasore, chiudendo a doppia mandata le frontiere per preservare ogni abitante europeo.
Oggi, come nel passato, il pericolo maggiore non sono le ondate migratorie che percuotono la Nostra Patria, tutte con il camicione della sofferenza per impietosire i becchi, ma i traditori che dietro lauti compensi di denaro sonante fanno entrare gli extraeuropei e li tutelano a danno nostro. In pratica i nemici dell’Italia sono traditori italiani. Si può tranquillamente paragonare l’attuale situazione italiana ed europea con taluni e consueti episodi del Medioevo. Magari il classico castello assediato poteva resistere egregiamente, pur con pochi uomini a difesa, ma a patto che le mura fossero solide. Senonché vi era sempre il traditore, che nottetempo apriva una porta secondaria o indicava l’imbocco del “passaggio segreto”. Oggi i traditori sono taluni funzionari dello Stato, personaggi politici e marmaglia prezzolata varia (soprattutto di sinistra, ma anche del centro e della destra) che dietro compenso più che lauto (difatti i classici 30 denari non bastano) varano leggi, distraggono i controlli, non incarcerano i rei, stanziano cifre astronomiche per mantenere flottiglie di fannulloni che andranno ad ingrossare le file dello spaccio al minuto e via dicendo. Ma vi sono anche e soprattutto coloro che accolgono i “disperati della Terra” per sottopagarli nelle loro aziende, al posto degli Italiani che sono stufi di farsi sfruttare e quindi emigrano.
–1500: il regno di Francia, con Luigi XII, firma il trattato militare ed economico con il sultanato mamelucco musulmano del Cairo (Egitto).
–1509: Cabras (Oristano) è attaccata da forze barbaresche (musulmani del Maghreb) e la popolazione civile che non è sterminata viene deportata e venduta come schiava nei mercati musulmani dell’Africa del Nord. A seguito della Reconquista spagnola i musulmani si organizzano per la conquista di nuove terre e per secoli attaccano incessantemente le coste della Sardegna. Le conseguenze sono le gravi carestie e lo spopolamento dei litorali.
–1516: Lavinio è attaccata dai musulmani con l’intento di catturare Papa Leone X, il quale riesce a fuggire per tempo riparando dentro le mura di Roma. Il territorio tra Lavinio e Anzio viene saccheggiato e devastato.
–1534: Quartu Sant’Elena (Cagliari) è attaccata e razziata dai pirati musulmani; centinaia di persone vengono tradotte in schiavitù. Identica sorte tocca a Sperlonga (Latina).
–1536: Francesco I, re di Francia, e Solimano il Magnifico, sultano dell’impero ottomano, stipulano un trattato di alleanza militare denominato presso gli Stati europei la “sacrilega unione del giglio con la mezzaluna” o “empia alleanza”, durato circa due secoli e mezzo. Poi, chiaramente, chiediamoci per quale motivo la Francia non ha mai arginato i musulmani, almeno fino all’arrivo di Napoleone Bonaparte. Oggi, Parigi è un enorme sordido suk e non è la sola città fortemente degradata della Francia.
–1537: Castro (Lecce) è attaccata e devastata dai musulmani guidati dal corsaro “Barbarossa”.
–1543: assedio di Nizza, facente parte del Ducato di Savoia, alleato di Carlo V Re di Spagna e del Sacro Romano Impero. Una flotta guidata da Khayr al-Din detto “il Barbarossa”, composta da un centinaio di navi da guerra francesi e altrettante musulmane, assedia Nizza. Sotto il bombardamento le mura della “città bassa” cedono e le truppe franco-musulmane dilagano ammazzando i civili e saccheggiando. La Cittadella, situata sulla Collina del Castello, riesce invece a resistere fino all’arrivo dell’esercito inviato dal Duca Carlo III di Savoia. Qui si colloca la figura di Caterina Segurana, rimasta nella Storia di Nizza come eroina popolare. Durante l’assedio alla Cittadella le truppe franco-musulmane riescono a occupare un tratto di mura e un giannizzero è pronto ad issare il vessillo ottomano, quando la lavandaia Caterina Segurana, partecipando alla difesa, lo colpisce col suo battitoio da lavandaia strappandogli lo stendardo. Il gesto dà animo ai difensori che prontamente ricacciano i nemici.
–1544: Salerno è assediata, ma una tempesta scompagina e costringe al ritiro la flotta musulmana.
–1551: una consistente flotta turca e barbaresca bombarda Augusta (Sicilia) e la prende d’assalto conquistandola; dopo il saccheggio la incendiano. La città subisce nuovi attacchi l’anno seguente, nel 1553 e nel 1560.
–1553: l’Isola di Montecristo è abbandonata a seguito dell’assalto dell’ammiraglio e corsaro ottomano Dragut.
–1553: la flotta franco-turca attacca l’Isola d’Elba con disastrose conseguenze per gli abitanti. La fortezza di Portoferraio resiste e non si fa conquistare.
–1554: Vieste (Foggia) è attaccata da Dragut e capitola dopo strenua resistenza; tradendo -come al solito- gli accordi stipulati per la salvezza dei civili, i musulmani decapitano tutti coloro che non sono adeguati ad essere venduti come schiavi.
–1554: “Sacco di Lipari”. L’isola contava circa 9.000-10.000 abitanti e chi non è trucidato viene deportato come schiavo nei mercati musulmani; l’isola rimane quasi completamente spopolata fino all’arrivo di famiglie calabresi e siciliane.
–1554: Ischia (Napoli) è attaccata e saccheggiata; chi non è stuprato e ammazzato o torturato a morte viene reso schiavo e venduto.
–1555: Paola (Cosenza) è attaccata e saccheggiata e i civili patiscono la solita sorte che i musulmani riservano a chi oramai è inerme.
–1558: Sorrento e Massa Lubrense (Napoli) sono attaccate e saccheggiate.
–1566: Ortona e Vasto (Chieti) sono attaccate, saccheggiate e date alle fiamme; chi non muore o chi non riesce a scappare nell’entroterra è catturato e deportato.
–1571: a Lepanto, il giorno 7 ottobre, la flotta da guerra musulmana è in buona parte cancellata dal Mediterraneo (vedere: 7 ottobre. Si decidono le sorti dell’Europa https://www.ereticamente.net/7-ottobre-si-decidono-le-sorti-delleuropa/ ).
–1573: Castro (Lecce) è nuovamente attaccata e devastata dai musulmani.
–1582: i musulmani sbarcano lungo il litorale di Poglina (Sassari) e attaccano Villanova Monteleone saccheggiandola e prendendo prigionieri; alcuni civili scampati riescono a riorganizzarsi e, guidati da Pietro Boyl, contrattaccano liberando i prigionieri.
–1588: Pratica di Mare è attaccata e depredata dai musulmani; quasi tutti gli abitanti sono catturati per essere venduti come schiavi nei mercati del Nord Africa.
–1593: costruzione di “Palma la Nuova”, ovvero Palmanova (Udine), la “città perfetta” per eccellenza. L’opera comincia il 5 ottobre per volere della Serenissima Repubblica di Venezia e termina trent’anni dopo. Si tratta di una città-fortezza a forma di ennagono, unico esempio nel suo genere in Europa nell’ambito della “fortificazione all’italiana” o “alla moderna”. Lo scopo è di presidiare la pianura friulana ed essere un inespugnabile baluardo in caso d’invasione, dove il pericolo principale è costituito dalla “controparte” turco-mussulmana. I lavori riprendono dal 1667 al 1690 per il potenziamento della cintura difensiva, mediante la costruzione, oltre il fossato, di una seconda cerchia dotata di rivellini, andando così a conferire al sistema la forma stellare a diciotto punte, con un esteso impianto sotterraneo di contromina.
XVII secolo: la potenza navale europea cresce.
Le navi da guerra europee sono sempre più grandi e con una potenza di fuoco in crescendo. Le flotte musulmane non stanno alla pari, seppure cerchino di supplire con un numero maggiore di legni, generalmente più adatti alla “guerra di corsa” che a contrastare i vascelli di linea europei. Comunque, anche i numeri e non la qualità hanno il loro peso.
–1618: la Repubblica d’Olanda dichiara formalmente guerra agli “stati barbareschi”, ovvero ai corsari e ai pirati musulmani di stanza in Algeria, in Tunisia e Tripolitania che attaccano continuamente le navi commerciali.
–1618: le coste della Sicilia sono attaccate dalle scorrerie musulmane, le quali con rapide puntate rubano il bestiame, saccheggiano gli insediamenti indifesi e rapiscono la gente o per chiederne il riscatto o per avviarla schiava ai mercati del Nordafrica.
–1623: Sperlonga è attaccata, razziata e data alle fiamme dai musulmani barbareschi; la maggior parte dei civili è ammazzata o resa schiava. Il medico-poeta Curzio Mattei ne tramanda la memoria in una cronaca in versi intitolata Il sacco e rovina di Sperlonga nel 1623.
–1636: Solanto (Santa Flavia – Palermo), Altavilla Milicia (Palermo) e il circostante territorio sono attaccati e saccheggiati da una flotta musulmana proveniente -probabilmente- da Biserta. Anche in questo attacco si apre il solito scenario di sangue: luoghi di culto e di cultura vilipesi e dati alle fiamme, gente inerme violentata, ammazzata, deportata e resa schiava; solo poche persone potevano permettersi di essere successivamente riscattate.
–1637: una flotta di navi algerine attacca Ceriale (Savona), la saccheggia e deporta circa trecento cerialesi in Algeria.
XVIII secolo: le incursioni delle “vele nere” proseguono.
Le coste italiane sono oramai ben protette da una rete di torri di avvistamento e da città fortificate “alla moderna”. Nonostante ciò le incursioni musulmane non cessano, seppure non siano paragonabili a quelle dei secoli precedenti.
–1727: San Felice al Circeo (Latina) è attaccata dai musulmani tunisini con l’obiettivo di rapire Papa Benedetto XIII, ma giungono solo qualche giorno dopo il suo ritorno a Roma. Il borgo e le circostanze sono comunque messi “a ferro e fuoco”. L’episodio richiama quanto successo nel 1516, quando i musulmani tentarono di prendere prigioniero Papa Leone X.
–1798: i musulmani attaccano Carloforte sull’Isola di San Pietro (Sardegna). Poco meno di un migliaio di persone, soprattutto donne e bambini, sono catturati e portati a Tunisi come schiavi: Carlo Emanuele IV di Savoia paga un ingente riscatto per la loro liberazione, che avviene nel 1803.
XIX secolo: la potenza musulmana perde slancio.
Si ricorda che il giorno 20 ottobre 1827 la flotta da guerra ottomana viene letteralmente azzerata a Navarino da una coalizione inglese, francese e russa.
–1825: con il trattato di non belligeranza tra il Re di Sardegna e i Bey di Algeri, Tripoli e Tunisi cessano le incursioni musulmane contro la Sardegna.
Nota sulla situazione attuale.
La Storia c’insegna che le comunità musulmane non si sono in alcun caso integrate e non hanno mai rispettato le leggi e le tradizioni del Popolo che le ha ospitate. Le enclave musulmane, residui delle occupazioni militari di altri Paesi, hanno sempre dato problemi e quando hanno potuto si sono scatenate contro i “vicini di casa” non musulmani. L’unica soluzione è stata rimandarli “a casa loro”, ovvero al di là del Mediterraneo come hanno fatto gli Spagnoli. Emblematico è anche quanto accaduto in India nel XX secolo, dove si è creato apposta uno Stato esterno per cacciarci parte dei musulmani che albergavano in India, relitti della disastrosa invasione islamica dei secoli passati (vedere utilmente: Parte diciassettesima: India e intolleranza
P.S.: Fortezza!
Fortezza: forza fisica, vigore. Fortezza spirituale: capacità di resistere e sopportare nelle avversità, saldezza nel dolore sia fisico sia morale e conseguimento della Vittoria.
Amelio Fara, nel libro Il Sistema e la Città, così esordisce, senza mezzi termini, e lasciando probabilmente perplesso chiunque sia digiuno di materie belliche: «Nello scontro che l’Europa, identificata con l’Occidente, da sempre intraprende con l’Oriente, l’architettura fortificata alla moderna trova una sua ragion d’essere. Gl’ingegneri sono sorretti, nell’escogitare fortificazioni, da istanze difensive nei confronti del Turco. Il pericolo d’una barbarie antimoderna prospettata a Oriente, vede il difensore occidentale disposto sui bastioni della Cristianità, dove i particolarismi per lo più si acquietano. La difesa sugli spalti dei bastioni è un atto sacro condotto contro un nemico comune, e in quei luoghi l’Occidente è ricondotto alla sua unità, per la libertà e contro l’arbitrio. Lo scontro avviene anche sui mari, ma luoghi deputati sono quelli dove sorge una nuova architettura, dove avvengono sperimentazioni guerresche che presiedono a profonde innovazioni architettoniche. Le difese contro il Turco presuppongono nuove concezioni spaziali della città fortificata e una sua adeguata rappresentazione cartografica. In vari Stati dell’Europa si diffonde, allora, un sapere specifico ed esclusivo, che perde la sua esclusività mano a mano che ne progredisce la diffusione. L’affinità che intercorre fra un italiano, un francese, un tedesco, un olandese, uno spagnolo è in parte dovuta alla cultura d’architettura fortificata che si trasmette in Europa, nella libera circolazione di un sapere che fa esportare la tecnica dell’architettura bastionata (ma non lo stile, che rimane pertinente all’individualità di ciascun ingegnere e architetto) persino nel Nuovo Mondo. Quella cultura ha fatto superare separazioni fra lingue diverse, per loro intima costituzione più o meno predisposte alla precisione, o al ragionamento filosofico. L’architettura fortificata alla moderna si fonda sulla concezione difensiva occidentale della organizzazione dello spazio e della creazione di argini, e si contrappone alla concezione difensiva orientale della dilatazione e del vuoto o della strategia della terra bruciata. L’avanzata dei barbari orientali si ferma contro l’ordinamento razionale dell’architettura europea delle fortificazioni, mentre le avventurose progressioni occidentali verso Oriente s’inoltreranno nei grandi spazi che i difensori orientali tenderanno ad allargare ulteriormente» (Fara Amelio, Il sistema e la città. Architettura fortificata dell’Europa moderna dai trattati alle realizzazioni 1464 – 1794, SAGEP, Genova 1989, p. 13).
Dall’Italia ha preso l’avvio tra XV e XVI secolo la nuova architettura fortificata, e quindi militare, che ha permesso ad un territorio disunito di premunirsi al meglio per affrontare la marea dilagante degli invasori. Se dall’Italia e dagli ingegneri e architetti militari italiani ha preso piede la “fortificazione all’italiana” detta “alla moderna”, nell’era contemporanea vogliamo non riuscire a respingere l’invasore e senza l’impiego di chissà quali mezzi?



