21 Settembre 2026
Remigrazione

REMIGRAZIONE. Parte ventiduesima: attacco musulmano all’Italia (parte prima) – Gianluca Padovan

Si cambia registro.

Nelle parti precedenti si è visto come la spinta musulmana sia sbarcata sulle coste d’Italia e abbia soggiogato la popolazione di vaste aree. Nel VII secolo i musulmani attaccano l’Italia e in seguito tutta la Sicilia cade in mano loro. In Calabria viene fondato l’emirato di al-Mantiah (oggi Amantea), mentre in Puglia si hanno gli emirati di Bari e di Taranto. Ma poi le cose cambiano. Con qualche data, come pro-memoria, si riprende l’illustrazione del calvario subito dagli Italiani:

–652: Sicilia, attaccata a scopo di rapina dal governatore omayyade della Siria.

–801: Reggio Calabria subisce il primo assalto musulmano.

–847: Bari diviene emirato arabo. 

–1072: Palermo è liberata dagli arabi dopo assedio. Termina la dominazione musulmana.

–1091: Noto, ultima città siciliana occupata da guarnigione musulmana, negozia la resa.

Ricordare è fondamentale: chi conosce il passato comprende il presente e si organizza per il futuro. E questo è il primo punto. Il secondo è che l’essere buoni d’animo non implica essere degli idioti.

Ad ogni buon conto con la fine dell’XI secolo l’Islam perde ogni base militare in Italia e la via diretta al cuore dell’Europa è preclusa. Ad ovest la faccenda è in evoluzione: la Spagna ha finalmente posto mano alla spada per la Reconquista, pertanto i musulmani hanno anche qui la strada sbarrata. Premono quindi ad est e a sudest (vedere Parte ventunesima: il NEMICO va schiacciato).

La guerra cambia aspetto e il Mare Nostrum, ovvero il Mediterraneo, a cui tranquillamente s’aggiungono il Tirreno, lo Jonio e l’Adriatico, diviene per otto secoli un intricato campo di battaglia.

Le Repubbliche Marinare

Le quattro potenze navali, commerciali e militari del Medioevo italiano sono state le Repubbliche Marinare: Amalfi, Genova, Venezia, Pisa. I quattro stemmi di queste Repubbliche sono ancor’oggi presenti e riuniti in un unico stemma, al centro della Bandiera Italiana della Marina da Guerra (stemma caricato con la corona aurea) e di quella Mercantile.

Si possono poi aggiungere anche Noli e Ancona. La Repubblica di Ragusa, oggi ridenominata Dubrovnik (Croazia) è considerata da taluni la “quinta repubblica marinara”. Le loro vele armate hanno contribuito a difendere degnamente il suolo d’Italia.

La nota dolente è che invece di rimanere unite e difendere assieme le coste italiane esse si fanno vicendevolmente guerra, a tutto beneficio delle flotte musulmane di saccheggio e d’invasione.

Oper doors… la porta aperta “fa corrente”.

Nel prossimo paragrafo si presentano alcune date per ricordare che la pretesa di taluni di tenere oggi le porte dell’Italia aperte sottintende o idiozia o tradimento. Personalmente sono del parere che chi vuole le porte di casa nostra aperte all’invasione non è idiota, ma è solo ed esclusivamente un traditore, ovviamente prezzolato. L’Islam ha un “potere d’acquisto” enorme, che consente di assoldarsi uomini e governi… però c’è anche il Cittadino Italiano (quello vero!), che in larga misura non si lascia corrompere.

In ogni caso, in fatto di salute, la saggezza popolare ha sempre dichiarato che la porta aperta fa corrente e “spiffero di porte porta dritto alla morte”.

XII secolo: la presa di coscienza.

Reami e imperi europei sono in continuo conflitto tra di loro e il vecchio detto recita: tra i due contendenti il terzo gode. E così i musulmani hanno mano libera incontrando pochi ostacoli nella loro espansione in Europa. Comunque la Storia può annoverare tante persone di grande volontà che hanno guidato il Popolo alla riscossa e, purtroppo, assai meno governi che si sono battuti per la stessa causa. Per l’Italia il XII secolo è l’età d’oro dei Comuni. E non credo occorra aggiungere altro. Il Popolo torna ad armarsi e si batte con valore. Le Crociate, per quanto perennemente funestate da lotte intestine, allentano la pressione musulmana sull’Europa e, quindi, sull’Italia. Le Repubbliche Marinare sono in grado di contrastare con discreto successo l’avanzata musulmana.

Questo secolo e i seguenti vedranno ancora disastrose scorrerie condotte per terra e per mare dai musulmani chiamati, di volta in volta, “saraceni” (arabi, berberi, nordafricani, mediorientali, musulmani della Spagna occupata, gli al-Andalus), “pirati”, “pirati barbareschi” (generalmente magrebini e ottomani), “corsari”, “mori”, “ottomani” o semplicemente “turchi”.

–1107: le Repubbliche marinare di Genova e Pisa aiutano il Giudicato di Cagliari a liberare l’Isola di Sant’Antioco dai musulmani che l’hanno occupata militarmente.

–1122: scorreria saracena contro Patti e Siracusa. I nuclei fortificati, come ad esempio l’Isola di Ortigia a Siracusa, e la stessa Patti ben difesa dai Normanni, non sono conquistati, ma la costa e gli abitati sparsi vengono saccheggiati, in parte distrutti e molti abitanti sono uccisi e altri catturati e deportati come schiavi nei mercati musulmani. La risposta di Ruggero d’Altavilla non si fa attendere e l’anno seguente attacca le coste dell’Algeria, della Libia e della Tunisia.

–1127: Siracusa è attaccata dai musulmani e la popolazione che non riesce a mettersi in salvo è in parte uccisa e in parte resa schiava e deportata.

–1127: Catania è attaccata dai musulmani, saccheggiata e data alle fiamme; i civili catturati sono deportati.

XIII secolo: buona guardia in Italia.

Nei racconti popolari del Sud ricorrono le così dette “Torri normanne”, erette per avvistare le “vele nere”, ovvero le imbarcazioni piratesche mussulmane e avvisare la gente affinché si rifugi entro le mura oppure si disperda nell’entroterra, tra campi e boschi. Dal punto di vista storico almeno dal IX-X secolo si costruiscono posti d’avvistamento in funzione “antisaracena” e, dove possibile, si fortificano i borghi e ci si prepara alla difesa. Ma, soprattutto per mancanza di “fondi”, solo dopo secoli si articola un sistema efficace. Ad esempio, nella prima metà del Duecento, l’Imperatore Federico II di Svevia dispone la ristrutturazione delle vecchie torri costiere normanne lungo il Cilento (Salerno) e di alcune nel Salento in Puglia.

In ogni caso, attenzione: nel Mare Mediterraneo la pirateria è endemica. Difatti lo storico greco Plutarco (46-125 circa) ne parla nella “Vita di Pompeo” (Gneo Pompeo Magno, 106-48 a.C.), dicendo che nel I secolo a.C. i “pirati” e/o “corsari” del Mediterraneo si erano alleati a Mitridate VI, il quale governava il Regno del Ponto, in Anatolia (odierna Turchia). Quasi dimenticavo: Mitridate, una volta conquistata l’Anatolia occidentale, diede ordine che tutti i Romani ivi residenti venissero ammazzati. La Storia, come si vede ancora una volta, sempre si ripete.

Scrive Plutarco a proposito delle scorrerie piratesche: «Indi caduti essendo i Romani nelle guerre civili, e combattendo eglino alle porte della loro città, il mare, che abbandonato e non più custodito era, invitò e trasse a poco a poco quei pirati non solamente ad insidiare i naviganti, ma a travagliare ben anche le isole e le città pur marittime» (Plutarco, Le Vite Parallele, Pompei G. -traduzione-, Vol. III, Firenze 1845, pp. 221-222, Pompeo XIX).

In buona sostanza nella Nazione esausta, carente di forze militari, a causa delle Guerre Civili, e senza il controllo militare del Mare, i briganti, ma in questo caso i pirati, sanno di poter fare quello che vogliono perché rimarranno incontrastati e impuniti. Difatti le navi mercantili non solo romane vengono costantemente assaltate e i porti, le città e le coste depredati.

Nel corso della Terza Guerra Mitridatica (75-65 a.C.), nell’anno 67 a.C. viene proposta la Lex Gabinia (Lex de piratis persequendis) dal Tribuno della Plebe Aulo Gabinio e approvata dai Comizi tributi (Assemblea popolare di Roma). Tale legge conferisce al generale Pompeo pieni e illimitati poteri per sconfiggere definitivamente la pirateria nell’intero bacino del Mediterraneo. Certamente nell’Urbe molte persone rimangono perplesse e preoccupate nel vedere che nelle sole mani di un generale venga posato tanto potere, ma i fatti che ne seguono si rivelano positivi.

Con la Lex Gabinia che gli dà pieno potere sull’intero mare interno alle Colonne d’Ercole e nell’immediato entroterra, Pompeo “divide questo grande spazio in tredici parti e ad ognuna di queste assegna una flotta militare e un comandante” (Plutarco, Le Vite Parallele, op. cit., pp. 225, Pompeo XXII). Risultato? In pochi mesi i pirati, le loro basi e la pirateria in generale vengono letteralmente cancellate dal Mare Nostrum.

Con il Duecento si conclude l’epopea delle Crociate; l’ultima si consuma nella seconda metà del secolo e nell’anno 1291 cade San Giovanni d’Acri sotto l’attacco dei Mamelucchi. Torniamo all’Italia medievale: ecco trent’anni di terrore per tutti:

–1210-1240: in Sicilia i residui di enclave musulmane conducono continue razzie nell’entroterra. Difatti queste comunità islamiche non sono riuscite ad adeguarsi ad una vita civile e perseguono nel continuo saccheggio; oggi si parla di ribellioni contro il potere degli Svevi, ma è una pallida scusa. In realtà questa rivolta musulmana è stata condotta contro gli Italiani che si erano liberati dalla precedente schiavitù musulmana. In ogni caso, a poco a poco, i musulmani residui vengono catturati o costretti alla resa e trasferiti al di fuori della Sicilia.

XIV secolo: la “guerra di corsa” e la pirateria musulmana. 

Nel Trecento non si registrano eclatanti assalti via mare agli insediamenti costieri italiani da parte dei musulmani. La guerra è più uno stillicidio di arrembaggi alle navi mercantili da parte di corsari e di pirati e di scorrerie lungo le coste, soprattutto se non sono difese da castelli e “torri saracene” che sorgono, a fatica, ma un po’ ovunque. E a proposito di “scorrerie” ecco un esempio per tutti:

–1323: l’Isola di Montecristo e la comunità monastica di San Mamiliano sono duramente attaccate dai saraceni. Il primo attacco musulmano lo avevano subito nell’anno 727.

Una parentesi: battaglie navali dimenticate.

I perplimenti e faziosi libri di “storia” che oggi ammalorano le scuole italiane (i testi universitari sono i peggiori) generalmente non riportano i combattimenti navali che gli Italiani hanno sostenuto contro i musulmani, fatto salvo per il significativo e imperituro scontro di Lepanto. Per quanto concerne la più grande e duratura Repubblica del Mondo, ovvero la Serenissima Repubblica di Venezia, si può ricordare che la prima e vittoriosa battaglia navale contro la flotta musulmana avviene nell’anno 867 nelle acque di Taranto. Posso solo aggiungere che tra XV e XVI secolo, nonostante l’imperversare delle epidemie tra cui la peste, delle guerre intestine e dei tradimenti da parte di taluni sovrani, circa quattro milioni di Veneti hanno tenuto testa a circa settanta milioni di ottomani.

Di seguito si fornisce un elenco delle battaglie navali, seppure non completo data la vastità del numero di scontri, a cui parteciparono innanzitutto e soprattutto Veneziani e Veneti, tra la fine dell’epoca medievale, il Rinascimento e l’Età dei Lumi (vedere utilmente: Mocenigo M.N., Storia della marina veneziana da Lepanto alla caduta della Serenissima, Filippi Editore Venezia, Venezia 2010. Ercole Guido, Viva San Marco! Storia di una Repubblica Marinara. Venezia 421-1797, Trento 2029). Poi, chiaramente, fatevi i classici “due conti” pensando a quanto hanno compiuto i nostri predecessori:

–1416, 29 maggio, Gallipoli: schiacciante vittoria veneziana (la flotta è guidata dal Capitano da Mar Pietro Loredan).

–1499, 12-25 agosto, Zonchio: vittoria ottomana (il Comandante Antonio Grimani è arrestato per la sconfitta subita).

–1500, 24 luglio, Modon (Modone): vittoria ottomana.

–1538, 28 settembre, Prevesa: vittoria turca (sconfitta della Lega Santa).

–1571, 7 ottobre, Lepanto: epica vittoria della Lega Santa (con preminenza di navi veneziane). Oltre al risultato della schiacciante vittoria, vengono liberati centinaia di cristiani resi schiavi dai musulmani e obbligati a servire sui banchi di voga delle navi da guerra.

–1649, 12 maggio, Focchies (Focea): schiacciante vittoria veneziana (il comandante Giacomo da Riva conduce in battaglia 19 navi comprese alcune mercantili, contro circa 90 navi ottomane).

–1651, 10 luglio, Paro e Nasso: vittoria veneziana (il Capitano Generale da Mar Alvise Mocenigo conduce in battaglia 58 navi, contro circa 100-110 navi ottomane).

–1654, 16 maggio, Dardanelli: vittoria tattica ottomana (27 navi veneziane pongono il blocco navale, ma gli ottomani con circa 70-80 legni lo forzano; Venezia perde quattro navi, mentre la controparte un numeroso ma imprecisato numero).

–1655, 21 giugno, Dardanelli: vittoria veneziana (l’Ammiraglio Lazzaro Mocenigo pone il blocco con 36 navi, contro un centinaio navi ottomane che non riescono a forzarlo riportando pesanti perdite).

–1656, 25-26 giugno, Dardanelli: schiacciante vittoria veneziana e dei Cavalieri di Malta (Ospitalieri).

–1657, 17-19 luglio, Dardanelli: vittoria ottomana contro la coalizione cristiana (Venezia, Stato Pontificio, Cavalieri Ospitalieri).

–1690, 8 settembre, Mitilene (Metelino): vittoria veneziana contro ottomani e pirati barbareschi.

–1695, 9-19 febbraio, Spalmadori di Chio: vittoria ottomana (i Veneziani sono costretti ad evacuare l’Isola di Chio e il Capitano Generale da Mar Antonio Zeno viene in seguito processato).

–1696, 22 agosto, Andros: esito incerto per i contendenti (il comandante veneziano Bartolomeo Contarini ha l’appoggio di alcune navi da guerra dello Sato Pontificio).

–1697, 6 luglio, Lemnos: esiti incerti per entrambi i contendenti.

–1697, 1 settembre, Negroponte (Eubea): esito incerto per i contendenti.

–1697, 20-21 settembre, Negroponte (Eubea): vittoria veneziana.

–1698, 20 settembre, Mitilene (Battaglia di Samotracia): taluni vogliono la vittoria parziale veneziana, ma parrebbe che per i contendenti l’esisto sia stato incerto.

–1716, 8 luglio, Corfù: vittoria veneziana.

–1717, 10-22 giugno, Dardanelli: grande vittoria veneziana (guida l’Armata Grossa veneziana l’eroico Provveditore d’Armata Lodovico Flangini, il quale, nonostante fosse stato ferito, si fa portare in coperta per guidare lo scontro fino all’ultimo respiro).

–1717, 19 luglio, Capo Matapan: vittoria tattica della coalizione cristiana (alla flotta veneziana, comandata da Ludovico Diedo, si uniscono quella portoghese, unità dello Stato Pontificio e dei Cavalieri di Malta).

–1718, 20-23 luglio, Capo Matapan: per taluni si è trattato di una parziale vittoria ottomana, per altri di parziale vittoria della Repubblica di Venezia. E questa è l’ultima battaglia navale tra Veneziani e ottomani.

Venezia, facciata di Santa Maria del Giglio, battaglia navale (scultura del XVII sec.).

1 Comment

  • Claudio Antonelli (Montréal) 20 Settembre 2026

    Articolo molto interessante che colma un vuoto mostrandoci quanto noi italiani abbiamo subito, nei secoli andati, ad opera dei pirati e incursori “saraceni”. Ma non basterà, purtroppo, a contestare la fiaba dell’europeo sempre e solo invasore, sfruttatore, dominatore che si è arricchito attraverso il saccheggio del Terzo Mondo. Mio nonno, il mio bisnonno, e i mie avi hanno vissuto una vita dura, tirando la carretta, prendendo cura della famiglia, e facendo fino in fondo il loro dovere. Questa è la verità. Ed oggi masse di individui in provenienza dalla ricchissima terra d’Africa bussano ed anzi sfondano le nostre porte volendo siedersi a tavola con noi, perché ci considerano i loro debitori.

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