«Libertas et speciosa nomina…»
(Tacito)
La libertà è un mito, una fabulazione. Esser liberati è un mito ancor più potente, una vecchia e monotona fiaba. C’è sempre qualcuno o qualcosa che ci libera. La scienza ci libera dall’ignoranza, l’amore ci libera dalla solitudine, la fede ci libera dalla disperazione. La legge ci libera dal caos e la grazia ci libera dalla legge. I vaccini ci liberano dalle epidemie, il marxismo ci libera dal capitalismo, la democrazia ci libera dal fascismo, nell’attesa che qualcuno ci liberi dalla democrazia ecc. Anche la morte ci libera. Dal male invece non ci libera nessuno, o forse Dio, ammesso che lo voglia. La storia passa continuamente da una libertà all’altra. Ma chi ci libera dai liberatori?
Ci hanno insegnato che la verità rende liberi. In realtà non sapevano cosa ciò volesse dire. Forse lo sapeva solo chi lo disse per primo, o forse no, dato che a chi gli chiedeva di spiegarsi rispose col silenzio. Da allora quella frase è diventata famosa – come “la bellezza salverà il mondo”. Molti hanno finto di sapere cosa significasse e si son dati un gran daffare per spiegarcelo. E dato che solo loro sapevano cosa fosse la verità, per essere liberi eravamo costretti a credere alle loro spiegazioni.
Poi sono venuti quelli che ci hanno convinto che la verità era un’altra e a lottare per i nostri diritti e a fare le rivoluzioni, perché era quello secondo loro l’unico modo per essere veramente liberi. Altri ci hanno insegnato invece che è il denaro a renderci davvero liberi. I soldi ci danno infatti la libertà di avere tutto quello che vogliamo.
Tuttavia il denaro non ci rende liberi di fare tutto quello che vogliamo. Per questo serve il potere. Quindi sembra che l’unica cosa che ci rende veramente liberi sia il potere. “Posso fare tutto ciò che voglio”, questa è la definitiva libertà. Qui sembra d’essere arrivati a un punto morto, oltre il quale non si può andare. Ma se non possiamo andare oltre vuol dire che il nostro potere è limitato e che quindi non siamo liberi. Qual è dunque il nuovo limite che dobbiamo superare?
La risposta mi sembra evidente: è la nostra volontà. Esser liberi di aver dei desideri e di poterli assecondare è una libertà apparente. La mia volontà mi obbliga infatti a voler qualcosa e a non volerne un’altra. Ad esempio, potrei non voler essere libero. E come può uno essere libero e non esserlo contemporaneamente? Per evitare la contraddizione devo quindi fare un passo ancora e liberarmi della mia volontà. Vivere come se non mi interessasse quello che faccio, vivere una vita senza scopi. Lasciare che qualcuno decida al mio posto e mi liberi dal peso del libero arbitrio.
Ma come decidere a chi ubbidire? Sono libero di prendere questa decisione? A ben vedere vado qui a sbattere contro un altro muro. Ogni decisione mette infatti un limite alla libertà, come quando decido di prendere una strada e non sono libero di prenderne nello stesso tempo un’altra. Il pensare una scelta determina una costrizione che non si concilia con la libertà, anche se scelgo di non scegliere. Dovrei allora evitare di pensare. Come nel sonno profondo o in una totale idiozia. In quel caso la libertà non avrebbe più alcun senso. Sarei libero dal problema della libertà.
La vera libertà sarebbe infine non aver nessuna idea di cosa significhi esser liberi. In effetti questa sarebbe una vera liberazione. Insperata libertà dalla libertà e dai liberatori. Dopo una vita passata sotto il giogo di tante diverse libertà, oppressi da chi vuol liberarci, saremo finalmente liberi solo facendo in noi il vuoto mentale. Tuttavia non potremo saperlo. Sarà una libertà assolutamente inconscia. Come è inconscia la salute finché non ci ammaliamo.
Nell’antico pensiero cinese non esisteva neppure il concetto di libertà. Devono aver capito che una libertà cosciente e motivata è un’assurdità. Come può la libertà essere pensata? Il pensiero ha sempre delle cause, quindi non è libero. La libertà non ha cause, quindi non può essere pensata. È un fantasma che sempre sfugge, non puoi tenerla tra le mani. Forse il segreto è proprio questo: lasciar la presa.
La vita è libera? Se consideriamo le infinite condizioni che la rendono possibile dovremmo senz’altro rispondere di no. Anche il nostro libero arbitrio è sempre condizionato da qualcosa. Ma le infinite condizioni che il vivere e il decidere devono rispettare sono ciò che li rende reali. La libertà è libera di contraddirsi senza cadere in contraddizione. Se no, che libertà sarebbe?
Chi va cercando la libertà somiglia a un cane che cerchi di afferrarsi la coda e giri su sé stesso senza riuscirci. Ma se smette di girare la sua coda lo segue dovunque. L’antico cinese l’aveva capito. Perciò non chiedeva all’uomo d’esser libero, perché ciò l’avrebbe costretto a girare su di sé come una trottola.
Non gli offriva un modello di libertà ma di saggezza. Il saggio non è libero in quanto può fare, dire o pensare ciò che vuole, ma perché parla, agisce e pensa in accordo con il Tao, con il bene di tutti. È libero perché ubbidisce alle leggi della vita, come il musicista ubbidisce alle regole del ritmo e dell’armonia. Può disubbidire, ma questa disubbidienza più che una libertà è sintomo di stupidità. Disubbidendo creerà qualcosa di cattivo. Cattività è infatti l’esser schiavo.
La vera libertà è muoversi seguendo un Ordine, come un uccello che vola rispetta le leggi dell’aerodinamica, come le onde seguono i moti del mare. Ogni trasgressione provoca contrazioni innaturali che rendono il vivere qualcosa di penoso e complicato, rendono sgraziati e faticosi i nostri movimenti. Una volta che l’essere ritrova il suo equilibrio dinamico, interazione tra forze antagoniste, non c’è limite a ciò che la sua libertà può creare, se non il limite che la libertà stessa si pone. È inutile spiegarlo. Basta l’esperienza, una tacita comprensione che ci libera dai ragionamenti.
Occorre guardarsi dai liberatori e dalle loro verità. Star lontani da chi vuol renderci liberi a modo suo, da chi si fa custode della libertà, da chi ce ne indica gli amici e i nemici. Da chi ci concede delle libertà, da chi usa la libertà come pretesto di controllo e di intrusione nella nostra vita. Soprattutto dobbiamo diffidare di noi stessi quando pensiamo di avere una certa libertà.
La libertà non è qualcosa che si ha ma che si è. Il problema è proprio questo. Non sappiamo più chi siamo. Siamo quello che altri ci vogliono far credere. Perciò non ci ribelliamo più, perché qualcuno ci ha convinto che siamo già stati liberati. Ci ha liberato il progresso, ci hanno liberato gli Alleati, ci ha liberato la rivoluzione sessuale, la libera informazione, il libero mercato, la Rete. Presto l’intelligenza artificiale ci libererà da ogni dubbio, penserà e deciderà per noi.
La verità è che niente e nessuno ci ha mai liberati. Solo, cambiamo padrone. Spesso nel cambio ci perdiamo, ma in fondo, cosa importa? Despoti, tiranni, dittature, sono nostre creazioni. La gente non vuol esser veramente libera. Ognuno ama le sue catene, e se un altro gliele toglie se ne cerca di nuove. Per questo possiamo celebrare solo false liberazioni. Se la verità rende liberi, preferiamo non saperla.


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