9 Luglio 2026
Remigrazione

REMIGRAZIONE. Parte quinta: URSS – Gianluca Padovan

Un colpo al cerchio…

Nella precedente puntata ho parlato dell’afflato liberatorio degli “Alleati (tra di loro)” e degli “stupri di guerra”. Oggi abbiamo gli “stupri di pace”, i nostri corrottissimi politici non sanno più come blandire il Popolo Italiano e la realtà dei fatti è che la guerra non è ancora finita. Anzi.

Pertanto il mio suggerimento è: allenatevi di più e mangiate di meno. Al proposito vedere un mio “pezzo” di colore su Ereticamente: Trippe d’Élite

https://www.ereticamente.net/trippe-delite-gianluca-padovan/

Un colpo alla botte!

Quasi una ventina d’anni fa ebbi un colloquio con alcuni Massoni e, nello specifico, con un egiziano il quale parlava perfettamente l’Italiano. Mi spiegarono l’obiettivo al quale erano assai vicini: la riunione delle tre Chiese: ebraica, cristiana e mussulmana.

Soggiunsero che l’unico ostacolo era costituito dalla fascia “popolare” islamica, che sarebbe probabilmente insorta se l’obiettivo fosse stato conclamato. Di contro, gli islamici “che contavano”, ovvero la classe abbiente e dirigente, erano perfettamente allineati verso il comune obiettivo.

E qui casca l’asino: il comunismo è sicuramente una creazione massonica. Non che i Massoni siano necessariamente comunisti, ma il comunismo è un utilissimo strumento per il conseguimento di determinati obiettivi.

Lo spauracchio “rosso”.

Facciamo ora una noiosa parentesi: la “storia” che va per la maggiore è che la Germania del III Reich abbia attaccato fraudolentemente l’Unione Sovietica e dopo aver stretto il “patto Ribbentrop-Molotov” nel 1939.

Giusto, ma nel senso che la Germania effettua un attacco “in contropiede” nei confronti dell’Unione Sovietica, la quale ha in programma per il mese successivo di attaccare la Germania e l’Europa. L’obiettivo di Iosif Vissarionovic Dzugasvili-Kocha alias Stalin era di fare di tutt’Europa un mondo slavo e comunista e almeno dal 1936 preparava i piani d’invasione.

In tempi moderni tre libri per tutti, scritti dal russo Vladimir Rezun alias Viktor Suvorov, ex agente del KGB sovietico, parlano del piano di Stalin per conquistare l’Europa: “Il rompighiaccio” (in Italia col titolo: Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale), “Il giorno M” e “L’ultima Repubblica”. Stando a Suvorov il dittatore Stalin prepara la rivoluzione da fare scatenare in Germania nel 1923, ma al contempo predispone i campi militari di addestramento per i soldati tedeschi in quanto, a seguito del Trattato di Versailles, non possono né riarmarsi né prepararsi ad una eventuale guerra (Viktor Suvorov, Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale, Spirali, Milano 2000, p. 32 e seg.).

Sempre Suvorov ci informa della rimozione da parte sovietica della loro “Linea Stalin”, imponente opera difensiva che però intralciava i nuovi piani di invasione dell’Europa. Parla dei corpi d’armata già pronti all’attacco e di dieci divisioni di paracadutisti: «Chissà da dove è saltata fuori la leggenda che il 22 giugno 1941 Hitler iniziò la guerra in oriente, costringendo l’Unione Sovietica a entrarci quasi per forza. Se noi ascoltiamo coloro che furono davvero vicini ai massimi leader sovietici in quei giorni, ore e minuti, scopriamo che tutti la pensano diversamente: il 22 giugno Hitler sventò il piano di guerra di Stalin, e portò la guerra sul territorio nel quale essa aveva avuto origine il 19 agosto 1939. Hitler impedì ai leader sovietici di condurre la guerra così come essi l’avevano programmata, costringendoli a improvvisare e a fare cose per le quali non si erano preparati: difendere il proprio territorio. Hitler naturalmente non poteva fermare l’irruenza del comunismo mondiale, però lo assediò, lo contenne, lo indebolì. E queste cose non me le sono inventate io. Le affermano gli stessi generali sovietici» (Ibidem, p. 453); attenzione, la stessa parte è tradotta in: Gianantonio Valli, Operazione Barbarossa. 22 giugno 1941: una guerra preventiva per la salvezza dell’Europa, op. cit., pp. 77-78.

Oltre a Stalin occorrerà rivedere la figura del suo “braccio destro”: il generale Georgij Konstantinovič Žukov (Strelkovka 1896 – Mosca 1974): «In February of 1941 Zhukov held the position of Commander of the Red Army’s General Staff. Zhukorov, Communist propaganda claims, was the greatest military leader of the 20 Century. He took upon himself all but supreme military command» (Suvorov Viktor, Icebreaker. Who Started the Second World War?, PL UK Publishing, Bristol 2009, p. 81).

Oggi si taccia di “revisionista storico” colui che cerchi di liberarsi dalle menzogne scritte da chi ha il potere del denaro e conseguentemente della carta stampata. In realtà i veri revisionisti sono coloro che hanno scritto a loro uso e consumo (o meglio hanno fatto scrivere a penne prezzolate) una storia artefatta e quindi fraudolentemente falsa.

Dopo aver parlato nel dettaglio delle forze in campo, Valli scrive: «Al proposito già Suvorov (II) aveva concluso, con un certo humor nero: “Se l’operazione ‘Barbarossa’ fosse stata posticipata ancora una volta, per esempio dal 22 giugno al 22 luglio, Hitler non si sarebbe dovuto ammazzare nel 1945, ma prima. Esistono non pochi elementi a indicare che la data d’inizio dell’operazione sovietica ‘Groza’ (Tempesta) fosse il 6 luglio 1941”» (Valli, Operazione Barbarossa, op. cit., p. 45).

Il soldato tedesco più decorato della Seconda Guerra Mondiale (e probabilmente il Soldato più decorato sul campo nel XX secolo) è il pilota tedesco Hans Ulrich Rudel. Che cosa fece? Sul fronte russo compì circa 2530 missioni di volo, con circa 500 carri armati sovietici distrutti. E questo senza contare la corazzata sovietica Marat affondata con una bomba da una tonnellata e altro ancora. Ecco che cosa scrive a proposito dei primi giorni dell’attacco tedesco denominato “Operazione Barbarossa” e sulle basi d’aviazione sovietiche piene di bombardieri statunitensi come i Martin. «Fin dai primi voli notammo innumerevoli opere di fortificazione lungo la frontiera; spesso queste posizioni sono profonde centinaia di chilometri nell’interno della Russia; talvolta i lavori sono ancora in corso. Sorvoliamo aeroporti quasi approntati; su alcuni di essi i russi stanno terminando le piste di cemento; su altri già si vedono velivoli in attesa… non sappiamo bene di che cosa. Così, presso la strada di Witebsk, un vasto campo appare gremito di bombardieri Martin; ma tutti questi apparecchi sono fermi: i russi mancano di benzina o di personale. Vedendo sfilare sotto di noi a perdita d’occhio trinceramenti, strade militari ed aeroporti, non possiamo impedirci di pensare che è stata una gran fortuna l’aver preso l’iniziativa delle operazioni. È evidente come i russi abbiano organizzato le zone di frontiera quali basi per una offensiva contro l’Europa, cioè contro la Germania, che è ormai rimasta l’unica nazione forte da combattere in Europa Occidentale; se il nostro Comando Supremo avesse lasciato loro il tempo di terminare quei preparativi, sarebbe stato senza dubbio molto difficile, e forse improbabile, fermare il famoso “rullo compressore”» (Hans Rudel, Il pilota di ferro, Longanesi & C., Milano 1971, p. 22).

Così Rudel chiude il proprio libro di ricordi epici e dolorosi, con parole decisamente attuali: «I fatti vi sono narrati per quello che valgono, con scrupolosa verità e con assoluta fedeltà. Dedico il libro ai morti di questa guerra e alla nostra gioventù, che sta soffrendo dell’orribile confusione del dopoguerra. Essa non deve perdersi d’animo. Ma aver fede nella Patria e fiducia nell’avvenire, perché solo chi si dà per vinto è veramente perduto» (Ibidem, p. 287).

Le osservazioni di Rudel sono riportate anche in un libro di Rezun alias Suvorov e quest’ultimo afferma che le forniture militari inglesi e statunitensi giungono all’Unione Sovietica ben prima del 22 giugno 1941 (Viktor Suvorov, The chief culprit. Stalis’s Grand Design to Start World War II, Naval Institute Press, Annapolis -Maryland- 2008, pp. 251-252).

A proposito di Stalin scrive, a mo’ di didascalia di una sua foto da giovane: «Stalin, a terrorist and robber from the Caucasus also known as Koba, Ivanov, Vassiliev, Chizhikov, Ivanovich, Dzhugashvili, Bessoshvili, Salin» (Ibidem, p. 74).

 “Dzhugashvili” si può tradurre in “figlio di Giuda”. Se qualcheduno pensa che oggi le cose siano cambiate perché Vladimir Putin è biondo e “sembra” tedesco, si ricordi che appartiene alla Loggia massonica Golden Eurasia, mentre Angela Merkel, di confessione ebraica, appartiene alle Logge Golden Eurasia, Parsifal e Valhalla. Se gli americani possiedono un’infinità di droni, i russi hanno i soldati per raggiungere (almeno sulla carta) Portogallo e Spagna da una parte, Italia (fino alla Sicilia) e Grecia da quell’altra. Intanto la Russia ci vorrebbe riprovare per l’ennesima volta contro la Finlandia, ma il tenace e valoroso popolo Finlandese ha resistito e ci si augura che in eterno resista.

Uno sguardo in casa.

Fermo restando che la Seconda Guerra Mondiale non è ancora terminata, vedo che chi comanda in Italia (e mi ripeto) sono le già menzionate 112 basi militari americane operative. Innanzitutto se la guerra fosse terminata queste non ci sarebbero. Ma è un dettaglio…

Siccome queste non bastano, l’Italiano e l’Italianità devono essere cancellate.

E riprendiamo da quest’ultimo punto.

La “remigrazione” è un palliativo. Occorre una chiusura delle frontiere nei confronti delle popolazioni che provengono da “fuori Europa” e il rimando a casa loro di tutti coloro che non sono Europei.

Dimenticavo: la Russia non è Europa… almeno non finché vi comanda il “comunismo”!

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