Proselitismo.
Già vedo che qualcheduno di Voi che legge ha storto il naso.
Beh, io lo storco ogni volta che sento questa parola o, peggio, vi aggiungo anche una smorfia quando la vedo applicata.
Innanzitutto il proselitismo è l’azione che vuole coinvolgere in un disegno proprio altra gente e per poterla “formare” o uniformare al disegno proprio e generalmente in campo religioso.
Ma chi è il proselito?
Rispondo trascrivendo quanto recita il Vocabolario della Lingua Italiana: «Nell’antica religione ebraica, chi si convertiva dal paganesimo al giudaismo (il termine indicava, in origine, lo straniero dimorante nel territorio d’Israele. In seguito, per estensione, il nuovo seguace di una religione, di un’idea, di un partito, di una corrente letteraria, e simili» (Istituto della Enciclopedia Italiana – Treccani, Vocabolario della Lingua Italiana, Vol. III**, Roma 1991, p. 1153).
L’arte del proselitismo è stata applicata su larga scala dai cristiani, i quali sono andati a portare “il verbo” fino ai più remoti brandelli di terra del pianeta.
E torniamo al principio.
Perché io storco il naso?
Per il semplice motivo che l’andare ad alterare l’equilibrio di un popolo non porta mai ad alcunché di buono, soprattutto se tale popolo è di un continente differente.
Nigeria & Nigeriani.
Un tempo la Nigeria Meridionale era il Regno del Benin e nel XV secolo i Portoghesi cominciarono ad introdurvi il cristianesimo, con scarsi risultati.
Attorno alla metà del XIX secolo tornarono “alla carica” i missionari anglicani e metodisti, occupandosi quasi esclusivamente della fascia meridionale e centrale della Nigeria. Questo anche perché il nord era già tendenzialmente islamizzato. Risultato: la Nigeria viene religiosamente divisa tra cristiani e musulmani.
Oggi abbiamo una ristretta minoranza di persone legate ai culti tribali, una metà in crescita di musulmani e l’altra metà, in decrescita di cristiani. E vediamo chi sono questi cristiani: cattolici e protestanti, questi ultimi composti da Anglicani, Apostolici, Avventisti, Battisti, Evangelici, Evangelici Pentecostali, Luterani, Metodisti, Presbiteriani.
Questo, a grandi linee, è il panorama religioso nigeriano.
Situazione in Italia.
Per quanto concerne l’ingressione nigeriana in Italia riporto la prima parte dell’articolo di Madaì Bonilla (invitandovi a leggerlo integralmente), pubblicato nel sito web del CSER (Fondazione Centro Studi Emigrazione ETS, www.crer.it):
«Comunità Nigeriana in Italia. L’edizione del rapporto “Comunità a Confronto 2025” conferma la comunità nigeriana come una delle componenti più significative e dinamiche del panorama migratorio in Italia. Con una presenza che si attesta tra le sedici collettività non comunitarie più numerose, quella nigeriana non è più solo una realtà legata all’accoglienza, ma un pilastro strutturale della società italiana. Il rapporto di quest’anno evidenza una transizione verso forme di integrazione più mature, pur mantenendo sfide aperte legate alla vulnerabilità sociale e ai percorsi di inclusione finanziaria. Una comunità giovane e in crescita. La comunità nigeriana si distingue per un profilo demografico unico tra le popolazioni non comunitarie, caratterizzato da un’estrema giovinezza e un dinamismo naturale sostenuto dalle nascite in Italia. Nei dati ufficiali, circa il 50% dei cittadini nigeriani ha meno di 30 anni, una quota significativamente più alta rispetto alla media dei cittadini non comunitari (37%). Secondo i dati ISTAT, i cittadini nigeriani regolarmente soggiornanti in Italia al 31 dicembre 2024 sono 107.738, un numero più che triplicato negli ultimi 20 anni: nel 2005 i nigeriani in Italia erano 25.930 (+315%). L’ultimo anno, in particolare, ha fatto rilevare un incremento del 12% rispetto all’anno precedente, superiore al tasso di crescita complessivo dei non comunitari (+5,6%). La comunità nigeriana mostra un’elevata propensione alla stanzialità attraverso la formazione di nuove famiglie. Oltre 25.000 minori nigeriani risiedono regolarmente in Italia, rappresentando circa il 3,5% del totale dei minori non comunitari. Tra il 2010 e il 2018 sono nati in Italia oltre 18.000 bambini da genitori nigeriani, a testimonianza di un radicamento profondo. Lavoro e integrazione. Il mercato del lavoro vede i cittadini nigeriani impegnati principalmente in settori a bassa specializzazione, ma con una spinta crescente verso l’autonomia economica. Secondo i dati ufficiali, nel 2024, la partecipazione della comunità nigeriana al mercato del lavoro italiano mostra performance peggiori rispetto al complesso della popolazione non comunitaria. Stando ai numeri, il tasso di occupazione si attesta al 55,4%, inferiore rispetto al 61,3% rilevato per l’intera popolazione non comunitaria. Al contrario, il tasso di inattività risulta leggermente più alto (34,2% contro 31,7%), così come quello di disoccupazione (15,7% rispetto al 10,2%)» (https://www.cser.it/comunita-nigeriana-rapporto-annuale-2025/ ).
Islam e dintorni.
Qual’è la situazione religiosa in Nigeria oggi? Anche in questo frangente rispondo alla mia stessa domanda riportando, stavolta integralmente, l’articolo di Beatrice Nicolini, Professoressa ordinaria di Storia dell’Africa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Buona lettura:
«Nigeria: la strage dimenticata dei cristiani. Il massacro avvenuto a metà giugno 2025 nello stato di Benue, in Nigeria centrale, è una tragedia tra le più spaventose che questa terra africana abbia conosciuto negli ultimi anni. Più di duecento persone, uomini, donne, bambini, intere famiglie cristiane che avevano già perso tutto a causa dei continui conflitti e sfollamenti, sono state massacrate con una violenza cieca e sistematica nel villaggio di Yelwata, nella contea di Guma. I sopravvissuti parlano di un attacco organizzato da decine di uomini armati, presumibilmente miliziani appartenenti a gruppi di pastori Fulani, che hanno circondato l’area durante la notte, aprendo il fuoco su chiunque si trovasse nel villaggio. Dal 2009 i pastori musulmani Fulani spinti dalla desertificazione climatica hanno ucciso tra le tredicimila e diciannovemila persone innocenti soprattutto tra i cristiani della “Middle Belt”. Le case sono state incendiate con dentro le famiglie, i corpi sono stati ritrovati bruciati fino a renderli irriconoscibili. Bambini piccoli, donne anziane, uomini disarmati: nessuno è stato risparmiato. Il villaggio di Yelwata ospitava da mesi centinaia di sfollati interni, quasi tutti cristiani, scappati da precedenti violenze. Credevano di aver trovato un rifugio, una tregua. Invece sono stati colti nel sonno da una ferocia che ricorda quella dei pogrom, delle pulizie etniche che la comunità internazionale non ha mai voluto riconoscere. Questo non è un fatto isolato. È parte di una strategia più ampia, sistematica, che negli ultimi dieci anni ha visto la progressiva eliminazione di comunità cristiane rurali nel “Middle Belt” della Nigeria. I campi vengono distrutti, i luoghi di culto bruciati, le famiglie sterminate. Lo stato nigeriano non sembra reagire. Le forze di sicurezza arrivano sempre dopo. Le promesse presidenziali si susseguono, ma la verità è che i cristiani nigeriani delle zone rurali vivono ormai in uno stato di terrore costante, abbandonati. Una testimonianza doverosamente anonima afferma: “Da oltre venticinque anni studio e vivo questa realtà. So cosa significa camminare tra villaggi che una volta erano pieni di vita e ora sono ridotti a cenere e silenzio. Ho parlato con madri che hanno dovuto seppellire figli carbonizzati. Ho visto gli occhi di bambini che non conoscono la pace, che associano il buio della notte al rumore degli spari e al pianto delle madri. Questo massacro non è solo un crimine contro l’umanità. È l’ennesima ferita inferta alla dignità di un popolo che continua a resistere. Ma per quanto ancora? Se la comunità internazionale, se le autorità religiose, se lo stato stesso non riconosceranno con onestà che quello in corso è un lento genocidio religioso, allora non resteranno che le ceneri. Non possiamo, e non dobbiamo, più parlare di conflitto tra pastori e agricoltori, non possiamo più minimizzare con obsolete formule post coloniali dalle motivazioni etniche o socio-economiche. Qui si sta estinguendo una civiltà cristiana millenaria, giorno dopo giorno, corpo dopo corpo, villaggio dopo villaggio”. Il dolore di Yelwata è il dolore di tutta la Nigeria. È un urlo che attraversa le chiese vuote, le scuole distrutte, i campi bruciati. É la memoria di chi non potrà più raccontare e la responsabilità di chi, forse, oggi può ancora scegliere da che parte stare» (https://centridiricerca.unicatt.it/polidemos-notizie-nigeria-la-strage-dimenticata-dei-cristiani ).
Due sole osservazioni:
- Non concordo sulla frase: «Qui si sta estinguendo una civiltà cristiana millenaria» perché, come già detto, l’ingressione e l’attecchimento del cristianesimo in Nigeria è un fenomeno più che recente. E unitamente all’islamizzazione ha indubbiamente alterato gli equilibri locali.
- Devo ancora vedere l’istituzione di una Cattedra Universitaria che si occupi della “Cultura Italiana e del suo proditorio abbattimento”. Voglio vedere, inoltre, l’istituzione di appositi “Corsi sulla Storia del Lavoratore Italiano”, sull’attuale indice d’indigenza che costringere i Nostri Pensionati a ricorrere alle così dette “mense dei poveri”. Voglio un istituto che si occupi fattivamente dell’abbassamento culturale dei nostri giovani a causa di un fenomeno sociale ignorato e dovuto a due principali fattori: a) la classe di insegnanti e professori (dalle elementari alle università) sono “figli” e “nipoti” del comunista Sessantotto; b) il beneficio di una tessera di partito, prevalentemente di sinistra, è la principale causa che abilita all’insegnamento in università soprattutto quelli appena menzionati.
Inoltre, perché sottacerlo, le classi di ogni scuola italiana subiscono da anni il drastico abbassamento culturale non solo per via dei troppi insegnanti incapaci (quando non TRADITORI), ma soprattutto perché lo studente italiano si deve adeguare agli standard di chi non lo è.
Mogli e buoi dei paesi tuoi.
Mio nonno, Veneto, diceva sempre: “Moglie e bue del paese tuo”.
In buona sostanza, anche in questo frangente, con la pietistica scusa di volere aiutare, istruire, evangelizzare e soprattutto privare delle loro ricchezze naturali le genti di un paese distante dal nostro, abbiamo alterato gli equilibri naturali.
La gente si è sempre spostata da una terra all’altra, per le più svariate motivazioni. Ma oggi, adesso, vi è una immigrazione forzata, costretta, la quale ha come fine la destabilizzazione della nazione ospitante.
Riguardo ai Nigeriani, siamo certi dei dati che ci vengono forniti? Siamo certi che non stiamo, invece, innescando in Italia la “coda” dei conflitti religiosi della Nigeria? Lo sappiamo quanti nigerian-mussulmani stiamo introducendo?
Ma, in ogni caso, non desidero pagare lo scotto di un’Italia divisa, invasa, deculturata e prossima alla guerra civile per il risultato di una manciata di missionari del diciannovesimo secolo.
E concludo ripetendomi: rimbocchiamoci ORA le maniche o domani toccherà a noi.
P.S.: didascalie delle immagini
- Africa sud-occidentale da Google Maps.
- Biasutti Renato, Le razze e i popoli della terra, volume terzo, Africa, UTET, Torino 1967. Biasutti (1878-1965), esploratore, etnografo e geografo, è stato ordinario di Geografia prima a Napoli e poi a Firenze.
- Biasutti Renato, Razze e culture attuali, in Biasutti R., Le razze e i popoli della terra, volume terzo, Africa, UTET, Torino 1967, p. 80.
- Biasutti Renato, Razze e culture attuali, in Biasutti R., Le razze e i popoli della terra, volume terzo, Africa, UTET, Torino 1967, p. 85. Anche in questa parte si parla dei gravi abusi sulla classe femminile: M.G.F. ovvero Mutilazione Genitali Femminili. Sull’argomento vedere utilmente su Ereticamente: REMIGRAZIONE. Parte quindicesima: il bastone come ferro da stiro.
- Fulani, immagine dal web: www.universome.unime.it


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