25 Ottobre 2025
Archeologia

Maggio 1945: la Littorio e la Monterosa le suonano ai Francesi.

Testo e foto di Gianluca Padovan

 

«L’audacia di questi guerrieri rimane evidente a chiunque si scontri con loro,

siano essi inferiori o superiori di numero»

Procopio di Cesarea, La guerra gotica; VI sec.

 

Ad armi posate sono bravi tutti.

I giorni 24 e 25 aprile del 1945 sono già trascorsi…

Giorno 26. Ore 17.00: ammainabandiera della Xa Flottiglia M.A.S. in Piazzale Fiume a Milano, ma il I e il II Gruppo di Combattimento hanno potuto muovere in direzione di Trieste per la difesa contro i comunisti italiani e i titini slavi.

-27. A Cernobbio (Como) presso Villa Geltrude Locatelli il maresciallo Rodolfo Graziani si consegna prigioniero.

-29. A Caserta ufficiali tedeschi firmano le condizioni di capitolazione delle truppe tedesche in Italia con decorrenza dal 2 maggio.

-30. Le truppe di Tito giungono alla periferia di Trieste dopo avere annientato anche reparti della Xa. I Battaglioni Barbarigo, Lupo e il Gruppo Artiglieria Colleoni sono costretti ad arrendersi a Padova, pur con l’onore delle armi. In Piemonte, circa settanta Marò a guardia dello Stabilimento Fiat Mirafiori sono fucilati dai “parteggianti” (tutti italiani o in buona parte russi ex prigionieri?).

 

Il colpo di mano sperando in un “colpo di c##o”.

I Francesi, guidati dal generale Charles de Gaulle, vogliono la Valle d’Aosta e si preparano all’invasione già dal 1943. Da parte “italiana” si approfitta di un momento in cui, ad armi posate da parte dei difensori della Repubblica Sociale Italiana, chi è rimasto imboscato vuole essere insignito di una qualche vittoria, costi quel che costi. I così detti “parteggianti” della valle aprono la bocca e qualcheduno contro gli interessi dell’Italia. Questo sarebbe un argomento da sviscerare: chi dai Francesi ha preso i soldi?

I soldati francesi risalgono nuovamente dal fondovalle della Tarantasia puntando direttamente al Passo del Piccolo San Bernardo nell’intento di prendere con un colpo di mano il territorio di La Thuile e da lì l’intera Valle d’Aosta, nonché alcune valli piemontesi. E questo a dispetto degli accordi stabiliti con il Comando Angloamericano.

Intanto i soldati tedeschi hanno già lasciato la prima linea e se ne vanno.

Il 26 Aprile 1945 rimangono -imperturbabili- alcuni reparti Repubblicani della Divisione Monterosa e della II Divisione Granatieri “Littorio” (si ricorda che la II Divisione era sotto il comando del Generale Tito Agosti). Poco importa se la guerra è terminata. Se si vuole tornare “a casa” bisognerà pur che sia rimasta questa casa a cui tornare. E se non si riesce a tornare adesso lo si farà nel prossimo “giro di ruota”, nella successiva vita.

 

I fatti storici dello scontro.

L’Armée del Alpes francese mette in batteria l’artiglieria pesante e attacca il Passo del Piccolo San Bernardo. Il Forte Traversette, oggi denominato Redoute Ruinée e giacente in territorio francese, sovrasta il Passo ed è occupato da una quarantina di soldati appartenenti alla II Divisione Granatieri “Littorio”. Nonostante i quotidiani attacchi e l’incessante bombardamento si arrende con l’onore delle armi solo ai primi di maggio. Si arrende non già ai Cacciatori delle Alpi francesi, bensì ai soldati americani, sopraggiunti a dissuadere le truppe francesi dall’ignorare ancora gli accordi militari presi e che non prevedono l’occupazione della Valle d’Aosta.

Scrive Falco Falconi (Vicepresidente Associazione Divisione Alpina Monterosa): «Il Gruppo Mantova [della Divisione Monterosa. N.d.A.], con i suoi pesanti obici da 305 si schierò alla fine di Marzo con due batterie in Val di Susa al Monginevro e con una batteria a la Thuile. Questa ultima respinse un attacco francese il 26 Aprile 1945 e nonostante la resa di tutta l’armata fosse stata firmata il 27 Aprile, resisté in luogo fino al 7 Maggio 1945, quando si arrese agli americani risaliti dalla pianura: fu l’ultimo reparto italiano a cessare il combattimento» (https://www.italia-rsi.it/farsimonterosa/monterosa.htm).

Specifica Edoardo Bernkopf: «La città di La Thuile, che in epoca fascista era stata rinominata “Porta Littoria”, venne difesa dagli Alpini delle Fiamme Verdi del CLNAI e da 200 uomini della 12ª Batteria del Gruppo “Mantova”, del 1º Reggimento artiglieria della Divisione alpina “Monterosa”: fu una delle ultime unità italiane ad arrendersi alle truppe Alleate durante la seconda guerra mondiale. Insieme avevano respinto l’avanzata francese in Valle d’Aosta dal 26 aprile all’8 maggio, quando arrivarono gli Americani che, nel prendere in consegna le posizioni italiane, all’altezza di Pré-Saint-Didier schierarono addirittura una colonna corazzata pronta a far fuoco contro le unità francesi che avessero manifestato l’intenzione di aprirsi il passaggio verso Aosta»

(https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2020/04/12-La-difesa-dei-confini-nazionali.pdf).

Attenzione: le Fiamme Verdi erano per lo più soldati del Regio Esercito, in divisa, e non già “parteggianti-partigiani” in abiti civili (sul significato di “parteggianti-partigiani” vedere in Ereticamente le sei puntate intitolate, per l’appunto, ESALOGIA).

 

I.A.: la nuova dispensatrice di “supercazzole”.

Ho percorso come il vento secco di febbraio le biblioteche, ho comperato libri in libreria e quelli introvabili sulle bancherelle dell’usato. Ma niente! Accidenti, questa “storia” l’hanno proprio piallata. Ovvero, l’hanno “REVISIONATA”.

Hanno scritto una “storia” di facciata, omettendo a piè pari quello che a loro non faceva fare bella figura. Hanno poi distorto ad arte i fatti e dato il brevetto di “partigiano” a tutti quei parteggianti che sono stati in cantina ad osservare il vino diventare aceto. O che, nascosti negli alpeggi, hanno cucinato quanto razziato ai contadini in valle. Ricordiamo che il “brevetto di partigiano” lo hanno dato alle migliaia di soldati del Regio Esercito che sono rimasti in armi e, almeno nominalmente, contro i Tedeschi ed i Repubblicani. Ma tale “brevetto” lo hanno dato pure a tutte le decine di migliaia di marinai della Regia Marina che sono andati a consegnare sé stessi e le navi da guerra a Inglesi e Americani: ecco perché oggi sembra che i “parteggianti” fossero tenti.

Tutt’oggi si parla di “brigate partigiane valdostane” e, a conti fatti, una brigata è composta da alcune migliaia di persone, dalle 3000 alle 6000 unità. Ma qui non si scrive correttamente “allegre brigate”, ovvero, in modo più attinente alla realtà, di combriccole chiassose composte da poche persone dedite al buon vino, come furono nella realtà dei fatti. A guerra finita, però, costoro composero i plotoni di esecuzione per ammazzare centinaia di Soldati Italiani che si erano arresi deponendo le armi. Oggi la esemplificativa e semplificativa I.A. per “il popolo” è ancora più circostanziata nella pochezza delle notizie che rimangono ancor più false e disinformanti. Non ci credete? Digitate, come ho fatto io, la frase: “chi ha combattuto nel maggio 1945 a La Thuile?”. Attenzione a non battere la testa contro lo schermo del computer per le risate.

 

Concludendo…

In quel posto non sanno nulla di chi sono stati. I più colti hanno persino sostenuto che un’architettura militare medievale fosse una “calchèra”. Figuriamoci se possono o se vogliono conoscere qualche cosa del loro recente passato. Per lo più sono dediti al turismo e a malapena distinguono uno scii da una racchetta da tennis.

Scherzi a parte il revisionismo storico ha sortito i suoi effetti: molti mi hanno negato i fatti appena accennati. Hanno negato, perché non c’è scritto nei loro libercoli, che i francesi sono stati respinti da un pugno d’Italiani, con valore e a guerra finita.

Ignoriamo quindi gli ignoranti per ricordare degnamente chi si è battuto con onore per l’Onore d’Italia.

 

2 Comments

  • Davide 2 Settembre 2025

    Interessante! Come tutto ciò che scrive Gianluca, del resto!!!!!! Avanti tutta!!!!!
    (Anche la batteria in caverna dello Chaz Dura mi sembra abbia sparato contro le truppe francesi al Piccolo San Bernerdo).
    Ben fatto! Davide

  • Roberto Gallo 2 Settembre 2025

    Onore Eterno a Chi mantenne la Parola Data.
    “Chi va incontro alla morte per la Patria si è liberato dall’illusione che limita l’esistenza alla sua persona;
    Egli estende il proprio essere ai suoi connazionali, nei quali continua a vivere, anzi, alle generazioni future, per le quali lavora;perciò considera la morte come un richiamo degli occhi che non interrompe la visione.”
    Arthur Schopenhauer

    A noi l’obbligo del Ricordo e della lotta al falsificazionismo dei “parteggianti”

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