Ammazzare un cieco sparandogli alle spalle.
A Milano è domenica 29 aprile 1945, ma non per tutti è festa.
Un gruppo partigiano comunista (o, meglio, parteggiante) ardimentosamente si reca, con sprezzo del pericolo, nei sotterranei del Palazzo di Giustizia. Pur intralciati dalle armi che hanno addosso scendono con calma, scalino dopo scalino, se lo fanno consegnare e lo caricano su di un automezzo. Forse intendono fargli vedere la città per l’ultima volta.
L’ultima tappa è piazzale Susa. Lo fanno scendere e gli sparano alle spalle.
Ad una persona cieca.
Ad un ex ufficiale dell’Esercito invalido di guerra a cui era stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Poi issano il cadavere su di un carretto, ma taluni dicono “carriola”, lo portano in giro come si usava fare nel medioevo in taluni borghi un po’ primitivi e privi di leggi, ed infine lo scaricano affinché lo si piazzi al cimitero di Musocco.
Dimenticavo: oltre alla vita gli tolgono, partigianamente parlando, anche la Medaglia al Valore e soprattutto il portafogli.
Senza voler minimizzare la possanza epica della rischiosa impresa di codesti parteggianti o partigiani comunisti vorrei sottolineare quale grande rischio abbiano corso sparando alle spalle del Presidente dei Mutilati e Invalidi di Guerra, disarmato, a guerra praticamente finita.
Il suo nome? Carlo Borsani.
Il nome dei criminali? Questo punto lo affronteremo dopo.
Milano 80 anni dopo.
Passata la buriana sul “calcestruzzo d’oro”, nuovo ma brevissimo leitmotiv dell’inconcludenza di questo XXI secolo meneghino, si torna a parlare di costruzioni.
Non delle costruzioni con il Lego, le quali stanno facendo impazzire bimbi e adulti, ma di quelle in calcestruzzo… armato.
Si è tornati a parlare di costruire il Museo del Partigiano.
Sull’argomento “PARTEGGIANTI” ho già scritto più di un “pezzo in punta di stiletto” sulle pagine virtuali di ERETICAMENTE. Quindi non mi sto a ripetere.
Invece, a proposito di cotale “museo”, sono proprio curioso di sapere se la sala dedicata all’assassinio di Carlo Borsani porterà i nomi dei suoi assassini, ovvero i criminali parteggianti comunisti di cui si è già fatto cenno, così da poterli fare finalmente conoscere al grande pubblico.

