“Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere” (Anonimo)
Bacone dice che vi sono tre atteggiamenti possibili di fronte allo studio della realtà. Uno è quello della formica, empirico, tipico di chi accumula dati, informazioni. Un altro è quello dogmatico, paragonabile all’azione di un ragno che trae da sé stesso, dalle proprie fantasie o speculazioni, tutto ciò che gli importa sapere. Infine v’è l’ape, che raccoglie il polline dell’esperienza e lo elabora dentro di sé, lo sottopone ai succhi digestivi della logica, fino a trarne il miele di una conoscenza reale. Quest’ultimo dovrebbe essere l’atteggiamento dell’onesto scienziato.
Ad esempio, il contadino da cui compro cavoli e lattughe è nel suo campo un classico esempio dell’ape baconiana. Tuttavia nessuno direbbe che è uno scienziato. Mancano nel suo curriculum vitae una laurea, un master, importanti pubblicazioni, quelle cose che distinguono il vero scienziato.
Cosa sia realmente scientifico è discutibile. In generale credo si possa dire che un argomento scientifico deve partire dalla comprensione di qualcosa. Tuttavia accade spesso che uno pensi di aver capito tutto mentre non ha capito nulla. Un caso limite è l’anomalia psichica di cui soffrono coloro che “cicapiscono”. Sindrome che, chiariamo subito, non ha nulla a che vedere con quelli che per confortarci ci dicono “ti capisco”. È in realtà una forma di escapismo, di fuga dalla realtà.
Questa patologia psichiatrica comporta un disturbo cognitivo e morale. Il termine deriva da Cicap, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni delle Pseudoscienze. Il soggetto affetto da cicapismo soffre di una forma di psicosi e di pensiero coatto, potremmo dire di cecità selettiva, per cui tutto va secondo lui spiegato mediante i protocolli scientifici del suo tempo. E poiché tali protocolli cambiano continuamente, la sua sintomatologia varia secondo l’epoca e il luogo.
Alcuni esempi potranno chiarirlo. Un cicapista primitivo avrebbe riso di una spiegazione dei fulmini basata su una elettricità naturale, perché secondo la scienza del suo tempo era una mano divina a scagliare le saette. Un cicapista ai tempi di Cristo avrebbe riso di chi vedesse nell’epilessia una patologia del cervello, perché era certo circa l’origine diabolica del fenomeno. Un cicapista medievale avrebbe riso dell’idea che la peste era portata dai ratti. E così via. Ridere di chi si discosta dai pregiudizi scientifici del suo tempo è un sintomo tipico del cicapismo.
Negli ultimi decenni del ‘900 l’enorme energia che il cicapista consuma nel tentativo di smascherare le affermazioni anti-scientifiche si è concentrata in particolare sul ‘paranormale’. Oggi il suo accanimento nel difendere la verità scientifica si esplica però in campi più vasti. Oltre le comunicazioni medianiche, gli eventi ‘miracolosi’ o le apparizioni della Madonna, il cicapista deve lottare con avvistamenti UFO, scie chimiche, negazionismi di vario tipo, teorie cospirazioniste ecc.
Compito del cicapista è riportare all’ovile della scienza tutte le pecorelle smarrite che per un motivo o per l’altro ne sono uscite. Il rigoroso strumento metodologico con il quale conduce la sua battaglia contro l’ignoranza è una reductio ad scientiam, cui corrisponde una reductio ad absurdum di ogni affermazione alternativa alla sua.
Prima di tutto un cicapista deve considerare inattendibili i suoi interlocutori. Faccio un esempio che prendo da una sterminata casistica. Dieci persone, indipendentemente una dall’altra, dicono di aver visto mentre viaggiavano in automobile su una certa strada della California, a una stessa ora della notte, uno strano essere umanoide alto due metri e mezzo che camminava lungo il bordo della strada, con occhi grandi come fanali e con un’epidermide di coloro grigio-verde.
Tutte e dieci quelle persone hanno fermato la macchina, sono scese, hanno osservato ‘l’alieno’ e, risalite in macchina, sono andate a casa, da cui hanno telefonato alla polizia per segnalare il fatto. Le loro testimonianze coincidono perfettamente nel descrivere lo strano essere. Non sono né pazzi, né drogati, né ubriachi, né dei buontemponi d’accordo tra di loro.
A questo punto potremmo ragionevolmente supporre che quelle dieci persone abbiano visto qualcosa di non umano e di non terrestre. Una conclusione del genere per il cicapista è inaccettabile a priori. Dirà che a quell’ora della notte, anche se la strada era illuminata e anche se c’erano i fari delle automobili, era impossibile avere una chiara visione delle cose, anche perché a quell’ora la gente è stanca, ha sonno, è reduce da una bella bevuta, e quindi può facilmente ingannarsi.
Quindi, quei dieci individui non hanno visto un essere alieno ma, con tutta probabilità, un animale, forse un grande struzzo o un cammello fuggito da un circo, forse un burlone travestito che camminava sui trampoli, forse un cartello stradale che ha dato loro la falsa impressione di muoversi. I grandi occhi luminosi erano sicuramente delle luci stradali ecc. Con tali argomenti, e altri non meno stringenti, il cicapista è certo di aver chiarito il fatto. Questo suo procedere ricorderà ad alcuni il rasoio di Occam: “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”. Per il cicapista, ogni argomento che esuli dagli schemi ufficiali è infatti inutile e va eliminato a priori.
Altro caso: la popolazione di un’intera città ha visto sospeso nel cielo per qualche minuto un oggetto a forma di sigaro lungo circa due chilometri che poi è schizzato via a velocità vertiginosa. Per il cicapista il fatto si spiega facilmente con una allucinazione collettiva, fenomeno di cui la storia ci fornisce esempi a iosa (ad esempio, gli ebrei in fuga dall’Egitto credettero d’esser guidati da una nube di fuoco). E se l’hanno visto anche piloti con più di trent’anni di volo sulle spalle, si tratta di riverberi luminosi frequenti ad alta quota, formazioni nuvolose, stress ecc.
Se dell’enorme sigaro esistono delle fotografie o delle riprese video, si tratta di trucchi. La frode, l’inganno intenzionale, sono infatti il pane quotidiano del cicapista. Tavolini che ballano, messaggi spiritici, materializzazioni di oggetti, apparizioni di ectoplasmi, telepatia, premonizioni del futuro ecc., sono per lui evidenti trucchi. Il cicapista lo prova ricorrendo a illusionisti, maghi di professione, prestidigitatori, che riescono a replicare alcuni di quei trucchi.
Si potrebbe obiettare che le persone sospette di frode non hanno competenza nei giochi di magia; e il fatto di poter replicare un fenomeno in modo artificioso non implica che quel fenomeno non possa verificarsi in modo naturale (imitare alla perfezione il miagolio di un gatto non dimostra che i gatti non esistono). Il cicapista è però un giudice intransigente, che non sente obiezioni. E nemmeno ritiene necessario allargare e approfondire le indagini. La sua logica è: “se ne smascheri uno li hai smascherati tutti”.
Altro esempio: un contadino racconta che la sera, prima di andare a dormire, trova nel suo campo di grano migliaia di spighe piegate, che un’ora prima erano normali. In seguito, guardando dall’alto, si vedrà che quelle spighe formano un enorme ed elaborato mandala, dove si intrecciano complesse figure geometriche, geroglifici, mappe celesti, volti tridimensionali. La gente, ingenuamente, pensa sia il prodotto di una tecnologia aliena. Naturalmente il cicapista ride di simili supposizioni.
Dapprima cerca di convincervi che quella casuale curvatura nei fusti di grano è stata prodotta da una perturbazione geomagnetica, fenomeno banalissimo che si può spiegare facilmente. Ma a voi, che siete digiuno di scienza, quell’ipotesi sembra più prodigiosa di quella di una tecnologia aliena. Vi sembra più probabile che un gatto, passeggiando sulla tastiera di un clavicembalo, esegua alla perfezione una fuga di Bach. Non ne siete persuasi.
Il cicapista ricorre allora all’argomento della frode: è un inganno, lo scherzo di qualche buontempone, e ve lo dimostra. Al calar della notte fa arrivare dei camion, con dei grandi fari e dei generatori elettrogeni, dispiegamento di manovali con arsenale di corde e di assi. All’alba ha infine realizzato un cerchio – anche se non con la precisione di Giotto – con all’interno un quadrato. Per lui questo risolve definitivamente il mistero dei “cerchi nel grano”.
Le guarigioni straordinarie sono un altro fenomeno che il cicapista non tollera, anche perché a testimoniarle sono quasi sempre medici esperti, che dovrebbero avere una più scrupolosa coscienza scientifica. La spiegazione cui ricorre è in questi casi la “diagnosi errata”, lo scambio di cartelle cliniche, un immotivato pessimismo nel valutare la gravità della malattia.
Esemplifico: una donna presenta una gamba interamente in gangrena, i cui tessuti sono ormai morti. I medici disperano di salvarla, ma programmano comunque un intervento di amputazione. La notte prima d’esser operata la signora, insonne, vede un frate cappuccino circondato da un’aura luminosa entrare nella sua camera, rassicurarla e andarsene. Per il cicapista questo si spiega facilmente: sogno, allucinazione, invenzione fantastica.
Più difficile è spiegare il fatto che la mattina dopo, quando l’infermiera va per praticare la pre-anestesia, la gamba è perfettamente guarita, ha ripreso il suo normale color roseo, senza più la minima traccia di gangrena. Il cicapista deve qui aggrapparsi all’idea che tutta una équipe medica si è sbagliata, che il caso non fosse così grave come si pensava. Evidentemente era un disturbo psico-somatico mal diagnosticato, e la guarigione della donna, sicuramente un’isterica, si può spiegare con la neuropsicobiologia.
Nel caso in cui scienziati competenti a giudicare in materia, interpellati sul caso, dopo aver esaminato fatti, documenti, cartelle cliniche, non riescano a trovare altra spiegazione che un evento miracoloso e inesplicabile, il cicapista non esita a contraddire i suoi stessi mentori e maestri. Per farlo adotta un argomento sottile e potente, una reductio ad futurum: la spiegazione del fatto è affidata all’inarrestabile progresso della scienza. Il cicapista è certo che in futuro capiremo ogni cosa, anche quello che oggi ci sembra incomprensibile.
Come ha detto un importante cicapista: “non ho dubbi che domani la scienza saprà facilmente spiegare tutte quelle cose che a noi oggi sembrano inspiegabili, così come noi oggi spieghiamo con semplici leggi fisiche dei fenomeni che un tempo si credevano sovrannaturali. Un giorno sorrideremo di questi presunti ‘miracoli’ e vedremo che in realtà non v’era niente di straordinario”.
Questa ipotesi è in effetti inattaccabile. Nessuno la può contraddire perché è una previsione gratuita e rinnovabile all’infinito. L’inconsistenza dell’argomentazione è evidente, ma il cicapista non se ne avvede, accecato com’è dalla sua missione di escludere dal campo del reale tutto quello che non si accorda con le teorie accettate dalla “maggioranza della comunità scientifica”.
Tornando dunque a Bacone, il cicapista è senz’altro un grosso ragno dogmatico. Pensa che la natura debba conformarsi alle categorie del pensiero e non viceversa. Se il fatto è circolare e il modello scientifico è quadrato, anche il fatto dovrà diventar quadrato. È una sorta di teologo scolastico più che di scienziato. Non è né empirista né razionalista. È indifferente tanto all’esperienza dei sensi quanto alla logica. Per spiegare i fatti parte solo da postulati astratti, e niente può fuorviarlo. È di fatto una forma maniaco-ossessiva, che certo lo fa soffrire, benché non possa ammetterlo.
Il suo scopo nella vita è elevarsi sopra una massa di individui che ancora credono ai sensi e alla ragione più che alla scienza. Perché la scienza non è per lui una ricerca di verità, ma una forma di rassicurazione sociale, di omologazione accademica, qualcosa che stimola in lui una infantile soggezione all’autorità. Questo lo costringe spesso a fare ipotesi più assurde e incredibili di quelle che vorrebbe negare. Potremmo riderne, se non fosse crudele ridere di una drammatica malattia.
Pensiamo alla sua frustrazione nel vedere rinascere come teste di un’Idra le illusioni della gente. Si può immaginare che solo la notte, dopo aver combattuto sindoni e stimmate, dischi volanti e fantasmi, terapie alternative e teorie eretiche sulle piramidi, si riposi dalla sua faticosa missione. Ma è probabile che anche nel sonno si tormenti, sognando nuove e disperate battaglie per salvare il mondo dalla credulità e dall’ignoranza della gente comune.

