Nel Codice barbaricino in vigore un tempo tra i pastori e i banditi sardi, sorta di ordinamento giuridico il cui scopo era far giustizia e tutelare l’onore e la dignità dei singoli individui, si fa cenno anche all’eventualità che qualcuno rechi “offesa al decoro di una pecora”. È probabile si alluda qui alle intemperanze cui alcuni pastori erano indotti dal lungo isolamento.
L’avere rapporti non platonici con animali ci appare fenomeno contro natura, raro e aberrante. Questa opinione va in parte rettificata. Pensare che un atto sia ‘contro natura’ è infatti concetto totalmente ascientifico. La ‘natura’ è tutto ciò che esiste. Se una cosa fosse ‘contro natura’ non esisterebbe. Ma la zooerastia esiste, quindi è un fenomeno naturale.
È ‘aberrante’ se intendiamo con ciò che si allontana da una normalità basata su una media statistica. Tuttavia ‘anormalità’ o diversità rispetto ad abitudini più comuni non implicano necessariamente una perversione morale o mentale. Se no potremmo considerare perverso il far collezione di francobolli, solo perché è una pratica poco diffusa. D’altro canto, non corrisponde a verità neppure l’idea che il far sesso con animali sia fenomeno raro.
Anche se pochi lo sanno, nel 2025 è stata presentata una proposta di legge “avente ad oggetto l’introduzione dell’articolo 544-bis.1 del codice penale in materia di zooerastia e zoopornografia”. Motivo di tale iniziativa è proprio l’allarmante diffusione del fenomeno. La legge in questione, facendosi portavoce di una sensibilità comune, si pone finalità dissuasive e sanzionatorie. Leggiamo infatti: «Chiunque compie atti sessuali su animali o favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla lo sfruttamento sessuale di animali è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro».
La ragione di tale severità viene spiegata nella prolusione, dove la zooerastia è definita «pratica che causa inconcepibili sofferenze agli animali che ne sono oggetto». A me pare di notare qui una contraddizione, ovvero il tentativo di colmare un vuoto culturale con un atto legislativo. Se infatti facciamo riferimento a sofferenze inconcepibili, ammettiamo di non aver strumenti per giudicarle e deliberare nel merito. È plausibile presumere che la zooerastia implichi forme di abuso, di sevizia, atti che prescindono dal consenso consapevole dell’altro, come succede tra esseri umani, ma questo non mi pare giustificare una sua condanna a priori.
Credo opportuno a questo punto fare una breve digressione storica. È noto che ogni epoca ha i suoi pregiudizi, legati di solito all’ideologia di una classe dominante. Capita perciò che, cambiando determinate condizioni storiche, comportamenti giudicati ‘devianti’ e inammissibili in un’epoca, in un’altra diventino del tutto accettabili.
Ad esempio, l’omosessualità era un tempo giudicata contro natura, fenomeno raro e aberrante. Nell’Europa medievale i sodomiti erano arsi vivi (Dio stesso aveva dato l’esempio, riducendo Sodoma in cenere). In tempi più recenti venivano puniti con i lavori forzati, come accadde a Oscar Wilde. Nell’Italia fascista la pena prevista per “il turpe vizio” era in genere il confino. Tramontato il culto romano del vir, ci si limitò a forme di discriminazione e riprovazione sociale, o a qualche mordace canzonatura.
L’omosessualità, considerata fino a pochi decenni orsono una patologia psichiatrica, ha infine avuto ragione anche di quest’ultimo pregiudizio. Essere gay rientra ormai nelle sane e naturali varianti dell’impulso sessuale. Gli omosessuali possono amarsi apertamente, sposarsi, crescere figli. Oggi non ci appare aberrante e ‘contro natura’ l’omosessualità ma chi ancora la considera una deviazione o una malattia. Al punto che tanto l’omosessuale che volesse ‘guarire’ quanto lo psicologo che lo assecondasse si renderebbero colpevoli di omofobia, reato previsto e punito dalla legge.
Questo dimostra che le opinioni mutano continuamente, oggi molto più rapidamente che in passato, e con esse le leggi e i costumi. È perciò difficile prevedere l’evoluzione dei nostri comportamenti e delle nostre convinzioni. Ad esempio, è ancora opinione comune che la pedofilia sia pratica perversa, criminale e persino ‘satanica’. Il pedofilo è la nuova icona della mostruosità sessuale. Ma qualcuno già parla di diritti dei pedofili, di “irrazionale discriminazione” nei loro confronti, e vorrebbe includere anche la pedofilia tra le “sane e naturali varianti del desiderio sessuale”.
Dite pure che è assurdo, scandaloso, disgustoso ecc. Cent’anni fa l’avreste detto dei gay pride. Così, chi oggi trova inconcepibili i pedo pride un domani sarà forse considerato fascista, violento, reazionario e ignorante. Forse nelle serie televisive, nei film, ci sarà sempre almeno un pedofilo simpatico, e opportune misure di legge colpiranno i pedofobi. Se tutto questo ci appare al momento irreale o aberrante è solo perché non siamo consapevoli della precarietà dei nostri giudizi.
Mi chiedo dunque se sia giusto mostrare verso gli zoofili una aprioristica chiusura intellettuale e morale, fino a minacciarli con pesanti ammende e con la reclusione. A ciascuno va garantito il diritto di una libera ricerca della felicità, nei modi che ritiene più rispondenti alla propria natura. Su questo siamo tutti d’accordo. Metterlo in discussione contraddice la nostra cultura liberale. E niente ci rende più felici dell’amare e dell’essere amati. Non vedo quindi perché un uomo non debba esser libero di conoscere in senso biblico una pecora, di amarla e di sposarla, di formare con lei una famiglia, di far crescere insieme bambini e agnelli.
A questo, e ad altre legittime aspirazioni dell’animo umano, si oppongono ancor oggi irrazionali resistenze. Ma considerando la positiva evoluzione dei costumi e il costante progresso della coscienza morale, è prevedibile che in futuro sarà possibile cancellare i nostri residui pregiudizi e garantire rispettabilità e diritti non solo a pedofili e zoofili, ma anche a persone per loro natura cannibali, sadiche, necrofile ecc.
Tuttavia, per coerenza, andranno rispettati anche i sentimenti di chi è per sua natura omofobo, razzista, fascista, antisemita ecc., di tutte quelle persone cioè che a causa di radicati pregiudizi non possono oggi manifestare le loro naturali inclinazioni senza esser discriminati, condannati e puniti.
Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale converrà che debba esser questo il primo obiettivo di una società autenticamente inclusiva e tollerante. Anche se per ammetterlo occorre coraggio. Perché significa sfidare i pregiudizi di persone antiprogressiste e spesso violente, verso cui i posteri proveranno il medesimo orrore con cui noi oggi guardiamo a chi nel medioevo bruciava i pederasti.

