7 Giugno 2026
Società

Carta canta – Ramingo

Che ruolo, che funzione, che valore, che importanza ha il giornalismo nella società contemporanea? Non posso rispondere a questa complessa e impegnativa domanda senza partire da alcune premesse, da considerazioni storiche e sociali che permettano di inquadrare la difficile questione in più ampio contesto e di trarre una conclusione obiettiva.

Benché oggi il giornalismo si avvalga di strumenti elettronici, occorre ricordare che la stampa è un atto di scrittura che storicamente fa uso, come supporto materiale, della carta. Ma la carta può avere molteplici impieghi. Ricordo ad esempio che quand’ero ragazzo, molto tempo fa, si usavano fogli di giornale per rinvoltolarvi del pesce, dell’insalata ecc. Ma questo non è il loro unico utilizzo.

Max Reger, celebre compositore tedesco dell’800, uomo dallo spirito caustico e greve, un giorno, in risposta a un critico musicale che l’aveva pesantemente attaccato, scrisse al giornale una lettera che diceva pressappoco: «Egregio Signore, sono nella camera più intima e appartata della mia casa, con le brache calate, e ho davanti a me il foglio con la sua recensione della mia opera. Fra poco l’avrò di dietro». Il che dimostra che già nell’800 il ruolo dei giornali non si limitava all’informazione.

Non ricordo con precisione l’anno di questo episodio increscioso, privo del più elementare rispetto per la stampa, ma a parziale giustificazione del musicista possiamo arguire che nella Germania dell’epoca la carta igienica non fosse ancora entrata nell’uso comune e che perciò si adoperassero alla bisogna le nobili pagine dei giornali. Nella cura dell’igiene personale l’Europa accusò infatti un biasimevole ritardo nei confronti degli Stati Uniti, dove già nel 1857 un tipo ingegnoso aveva pensato bene di commercializzare foglietti di carta per facilitare la pulizia anale.

Di lì a poco i foglietti si trasformarono nei più pratici rotoli di cui ancor oggi facciamo uso quotidianamente. Reger tuttavia non disponeva di tali moderni accessori e, d’altro canto non poteva pensare all’uso di foglie, sabbia profumata, stracci, erba, o di altri strumenti igienici d’uso corrente nei tempi andati ma che già ai suoi tempi nessuno più utilizzava, salvo in disdicevoli emergenze. È quindi comprensibile che si sia avvantaggiato della versatilità del medium giornalistico e della sua capacità di venire incontro a varie esigenze sociali.

Fortunatamente, in particolare dopo i terribili fatti della Seconda Guerra mondiale, mentre l’informazione giornalistica andava via via diffondendosi nei vari strati sociali della popolazione, anche la carta igienica, privilegio fino ad allora di deretani nobili, ricchi, altolocati, diventò patrimonio prima delle classi borghesi, che hanno un innato senso della pulizia, e poi anche di quelle classi povere ed emarginate che di solito prestano scarsa attenzione all’igiene.

Fu questo a salvare in molti casi il lavoro dei giornalisti da un uso improprio. Nessuno può dunque mettere in dubbio che l’invenzione della carta igienica sia stata una tappa fondamentale nel cammino della civiltà. E se fu concepita e realizzata con diversi secoli di anticipo rispetto ai giornali, ciò credo dipenda dal fatto che rispondeva a più urgenti e reali necessità umane.

L’onore e il merito di un tale manufatto non spetta però all’Occidente, il quale ideò prima la carta stampata e arrivò poi a quella igienica sull’onda del positivismo ottocentesco. Ma in Cina, terra più mistica, già nel XIV secolo si usavano a mo’ di nettatoi dell’ultimo tratto intestinale fogli di carta di riso – credo preferendolo ad altri tessuti come la canapa o il bambù per la sua maggior morbidezza.

A quel tempo non esistevano in Cina i giornali, e i cinesi, a differenza di Reger, pensarono fosse poco rispettoso abbassare a volgari scopi igienici fogli manoscritti vergati con sapiente calligrafia, su cui s’era posato il pensiero di eruditi e di poeti, destinando opere concepite per il diletto e la riflessione della posterità alla pulizia del posteriore.

Questo delicato ritegno dell’animo orientale ci ricorda quale essenziale ruolo abbia avuto la carta nella storia della cultura. Scrivere su pietre, papiri, pergamene di pelle di pecora, assicelle di bambù, lamine d’oro, fogli di seta, avrebbe comportato grandi spese, sottratto all’uomo tempo e fatica, e infine ristretto la circolazione del sapere ad ambiti molto ristretti ed esclusivi.

Occorre dire che anche in questo caso il merito non fu nostro ma dei cinesi, i quali già nel II secolo d. C. impiegavano cortecce d’albero o altri materiali poveri come la canapa o il cotone per ricavarne fogli su cui scrivere. Ma, si dirà, la carta di per sé non avrebbe facilitato granché la diffusione della conoscenza se noi europei non avessimo inventato la stampa a caratteri mobili.

In realtà ancora una volta i cinesi ci hanno preceduto. Già quattro secoli prima di Gutenberg infatti esisteva in Cina un sistema di stampa a caratteri mobili. Ma sicuramente furono gli incunaboli rinascimentali a favorire la progressiva propagazione di testi scritti, rendendo poco alla volta disponibili a tutti i libri che prima erano privilegio esclusivo del clero, della nobiltà, dei dotti.

Così, come doveva accadere più tardi anche alla carta igienica, la carta stampata uscì dai ricchi palazzi e rapidamente, come una incontenibile epidemia, cominciò a scendere verso strati sociali sempre più bassi: dall’alta alla media e piccola borghesia, a operai e contadini, finché anche nelle dimore più umili entrarono saggi, romanzi, poesie.

Grazie alla carta stampata, i pensieri degli uomini han preso a correre per il mondo, di città in città, da una nazione all’altra, con rapidità e in numero sempre maggiore. Tuttavia, per vari millenni, nessuno sentì il bisogno dei giornali. Fu solo verso la fine del XVII secolo che apparvero nel mondo i ‘quotidiani’, notiziari grazie ai quali la gente poteva farsi un’idea di quanto avveniva in città o nei dintorni (quasi a nessuno infatti interessava sapere cosa accadesse in luoghi più lontani).

Nei secoli successivi il giornalismo dilatò il suo raggio d’azione, si interessò di quanto accadeva nel mondo, si attribuì il ruolo di difensore della verità, censore politico, strumento di una corretta informazione. Ma la gente non tardò a capire che queste virtù erano in gran parte millantate, e che il giornale poteva avere un impiego più saggio e più utile. Per cui, tagliati a strisce, fatti a pezzi, quei fogli finirono appesi accanto ai cessi.

Nei secoli successivi il giornalismo dilatò il suo raggio d’azione, si interessò di quanto accadeva nel mondo, si attribuì il ruolo di difensore della verità, censore politico, strumento di una corretta informazione. Ma la gente non tardò a capire che queste virtù erano in gran parte millantate, e che il giornale poteva avere un impiego più saggio e più utile. Per cui, tagliati a strisce, fatti a pezzi, quei fogli finirono appesi accanto ai cessi. E forse fu quello l’ultimo tentativo di farne fedeli testimoni dei fatti, di riportarli a stretto contatto con la nuda realtà.

Lo spirito e la carne, inopinatamente divisi dalla morale borghese, tornarono così a riunirsi segretamente, lontano da occhi indiscreti e da pregiudizi bigotti. Finché non si comprese che i giornali, ricoperti delle più sudice falsità, erano mezzi inadeguati per assolvere anche quella rudimentale pratica igienica, e si smise perciò di usarli a tale scopo.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, mi sembra di poter dire che al giorno d’oggi i giornali non hanno più alcun ruolo o funzione utile, alcun valore degno d’esser menzionato, alcuna importanza come fonte di informazione, di conoscenza o di pulizia intima. Solo in casi di imprevista necessità, in mancanza di materia più fine e decorosa, possano ancora servire.

1 Comment

  • investigator13 24 Maggio 2026

    La cara oggi non canta; condanna!.Il delirio del giustizialismo la fa da padrone su tutto il contesto dell’informazione mediatica. Peccati e peccatori sempre lla ribalta li rende protagonisti della società oggi, creando attraverso i social fan e non fan chi con il peccato e chi con il peccatore; e non se ne esce. Il popolo è chiamato a esprimersi secondo la regola della liberta, tuttp si può dire, tutto si può fare tramite il messaggio che esso trasmette. Mi fermo qui.

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