8 Marzo 2026
Società

Angeli senza cuore – Ramingo

È molto piccolo, è giunto in questo mondo da pochi, pochissimi anni, e non ha avuto il tempo di conoscerlo. Il suo corpo è tenero, la sua pelle rosata. Come tutti i bambini, lo diresti un angioletto. Sembra dormire, il suo piccolo cuore batte, il suo respiro è regolare. Forse troppo regolare. Dipende infatti da una macchina che aiuta i suoi polmoni a respirare. Da solo non potrebbe riuscirvi perché, dicono i medici, il suo cervello è compromesso e non manda più i segnali necessari a mettere in moto quel ritmico respiro, quel soffio che lo tiene legato alla vita, anche se con un filo sottile, fragile e forte insieme.

Vi è in lui una volontà di vivere che si ostina nel suo intento, anche se i medici non le danno speranza, anche se le prognosi infauste, i dati clinici cadono su di lei come macigni. Inutile continuare le cure, dicono, inutile sostenerlo ancora nel suo sforzo di vivere. È condannato, o condannata. Non sappiamo infatti se è un bambino o una bambina. Nessuno ne sa il nome. È un nome che resterà per sempre anonimo. Un angioletto in incognito, per cui nessuno, a parte i suoi genitori, dice una preghiera o versa una lacrima. Nessun giornale si è occupato di lui. Nessuno, nella nostra società indaffarata, trascinata qua e là dai notiziari, dai dibattiti, in una società dove altri decidono per noi per chi piangere, per cosa soffrire, per cosa indignarci o preoccuparci, nessuno gli ha dedicato un pensiero di pietà, di tenerezza.

Non parlo del piccolo Domenico, il bambino cui è stato trapiantato un cuore ‘difettato’. Parlo di quel bambino misterioso, quel corpicino sottratto all’attenzione della gente da cui i medici hanno prelevato il piccolo cuore che, in teoria, avrebbe dovuto continuare a pulsare in un altro piccolo corpo, aiutare un altro bambino a sopravvivere. In pratica non è stato così. Il suo cuore è toccato in sorte a Domenico, ma qualcosa non ha ‘funzionato’. Ora, perché nessuno parla di quel bambino ignoto, perché ci è così estraneo? Nessuna empatia, nessuna manifestazione di solidarietà, nessuna identificazione.

In fondo, non era diverso da Domenico. Anche lui era collegato a un respiratore, colpito da una diagnosi di “morte cerebrale”. Nel suo caso non si è neppure parlato di “prognosi infausta” o di “cervello irrimediabilmente compromesso”. Perché tali parole sono terribili, ma ci rimandano a un corpo che ancora lotta per sopravvivere, anche se la ‘scienza’ non gli concede il beneficio della speranza.

Nel caso di quel bambino, a noi ignoto, si è detto invece che era morto, anche se respirava, anche se il suo cuore batteva, anche se la sua pelle era calda, anche se i suoi straziati genitori ancora trepidavano per lui, aggrappati a un filo invisibile, forse sperando in un miracolo. Non hanno parlato di lui come di un bambino sofferente, colpito da un destino spietato. Hanno semplicemente detto: “è morto”, e hanno chiesto il permesso di prelevare i suoi organi. Consenso che i genitori hanno concesso forse pensando di compiere un gesto utile, forse per dare un senso al loro dolore.

Così quel bambino, di cui non sapremo mai il nome, è stato portato in una sala operatoria e il suo piccolo cuore, che ancora pulsava, è stato tolto con perizia – o barbarie – chirurgica. Infine, senza più il suo cuore, quel bambino è morto veramente. Senza far rumore, senza provocare l’indignazione o il cordoglio dei giornalisti, senza suscitare polemiche, sospetti e indagini. Un angioletto che se ne va in silenzio, dimenticato da tutti, tranne da coloro che lo amavano.

E tuttavia, la sua morte, il suo cuore ‘difettoso’, hanno mostrato il lato oscuro, l’anima nera dei trapianti. Hanno rivelato quella logica tremenda per cui “voglio un cuore per il mio bambino” significa “voglio che muoia un altro bambino al posto suo”. Hanno messo a nudo il paradosso per cui un bambino viene dichiarato ‘morto’ mentre è ancora vivo, perché servono urgentemente i suoi organi, mentre un altro bambino, in condizioni uguali o forse peggiori, vien detto “in coma profondo”, e tutti cercano di ‘salvarlo’. Perché?

Groviglio di paradossi medici, etici, sociali, che nessuno ha il coraggio di affrontare. Dilemma liquidato con sofismi pseudo-scientifici, con la retorica dei buoni sentimenti, con l’etica di una società in cui tutto, anche la morte deve tornare  utile. Così nessuno sembra accorgersi del segno lasciato da quel bambino sconosciuto, nessuno sembra capire. Il pensiero unico è una livella, come la morte.

Tutti lì, col fiato sospeso, a seguire le tragiche sorti di un altro bambino e della sua famiglia. Alcuni a criticare, altri a pregare Dio, o a rimproverarlo per la sua crudeltà, per la sua indifferenza. Gli stessi che forse ringraziano Dio quando viene trovato “un cuore nuovo”. Come se, nella sua bontà, Dio dovesse far morire un bambino per aiutarne un altro. Infine, i due bambini sono morti entrambi. Ritroveranno i loro cuori altrove, cuori più leggeri di una piuma. Ma soltanto uno di loro verrà ricordato, e solo per un po’, finché i nostri pensieri non verranno distratti da altro.

13 Comments

  • secondo 21 Febbraio 2026

    L’autore ha rovesciato il punto di osservazione, dal bambino trapiantato, su cui si è riversata la commozione e la solidarietà di popolo e media, al bambino ” donatore “, dimenticato come fosse una cosa morta e senza nome, eppure a sua volta meritevole di pietà e solidarietà. E che dire della corsa forsennata, annunciata da alcuni, alla ricerca di un altro cuore dunque di un altro bambino da cui prendere un cuore ancora vivente per quanto morente? Secondo

  • Livio Cadè 24 Febbraio 2026

    Tema complesso, la cui problematicità etica e scientifica viene tuttavia sistematicamente rimossa da un apparato mediatico che decide cosa mostrarci e cosa nasconderci, di cosa parlare e di cosa tacere, quali sentimenti e quali pensieri suscitare in noi e quali inibire.

  • Paola 25 Febbraio 2026

    Ho letto ieri che l’identità del piccolo è stata resa nota…altoatesino, se non erro, “annegato” in piscina, 4 o 5 anni (chiedo scusa al bambino per l’approssimazione, ma è la memoria a essere carente, non il ricordo e il rispetto a lui dovuti).
    Ottima riflessione, che condivido pienamente.
    P.S. Nell’orrore del tutto (media e voci varie), ho trovato inquietante la madre del bambino di Nola che, nella pur comprensibilissima disperazione, invocava l’arrivo di un altro cuore. C’era qualcosa di insopportabilmente atroce e feroce in lei, nello sguardo e nella voce. Insopportabile da sostenere. Mi spiace dirlo, ma così è.

  • Paola 25 Febbraio 2026

    …era qualcosa di ferino, primitivo, spietato e cupo. Ammetto di avela detestata in quei momenti.

  • Paola 25 Febbraio 2026

    …qualcuno ha definito il caso l’ennesima finestra di Overton. Concordo. Oltre a mitridatizzare la gente con dettagli tecnici sulla pratica oscena, lo fanno anche abituandoli alla necessità/impellenza dei salvifici pezzi di ricambio. L’aberrante vicenda non farà calare la fiducia nel sacrificio azteco, come ingenuamente gli stolti temono…lo strano caso con la strana sequenza di errori sulla pelle di un bambino (l’altro, come si è detto, è stato vergognosamente a lungo ignorato), farà sanguinare i cuori dei buoni (umorismo nero involontario) e saliranno le entusiastiche cessioni di parti di sè.

    • Livio Cadè 25 Febbraio 2026

      Temo anch’io che questo caso porti a un aumento di consensi alla ‘donazione’. Anche la madre del bambino di Nola ha invitato la gente a ‘donare’. Conto sul fatto che “la gente” oggi dimentica in fretta. Ma resto pessimista. C’è troppa incoscienza, troppa superficialità, troppa retorica, troppa ipocrisia. E l’espianto di organi è atto emblematico della menzogna e della violenza che dominano la nostra società. Atto barbarico travestito da “segno di civiltà”. Molto peggio di un sacrificio azteco, il quale conservava una sua sacralità.

  • Paola 25 Febbraio 2026

    O forse si arriverà all’obbligo.

  • Paola 26 Febbraio 2026

    Ho letto adesso il Suo articolo “La morte della coscienza”. Ho atteso un giorno perché non volevo sovraccaricarmi emotivamente (l’argomento mi angoscia)…vedo, da una risposta a un lettore, che anche Lei non esclude un ipotetico (?) obbligo.

    • Livio Cadè 26 Febbraio 2026

      È solo un’ipotesi. Abbiamo visto cos’è successo con la pandemenza. In questa civiltà, caduta in un “coma profondo e (forse) irreversibile”, non si può escludere più nulla. Tuttavia io non credo che arriveremo all’espianto coatto. Non in tempi brevi, almeno. Una norma di questo genere mi sembra ancora politicamente impopolare. Ma vi sono certamente modi più subdoli per allargare il bacino di reperimento degli organi. Per esempio, rendere sempre più scomoda e onerosa per il cittadino la manifestazione di volontà, in modo da aumentare il silenzio-assenso; aumentare il potere discrezionale del medico di decidere, privandone progressivamente i familiari; e tecnicamente si può ricorrere agli espianti anche a “cuore fermo”, via già intrapresa negli ultimi anni. Quando una persona ha un arresto cardiaco, dopo pochi minuti di osservazione si dice che è ‘morta’, la si collega a una macchina per la respirazione e la circolazione extracorporea, e la si trasforma in un ‘donatore’. Questo, presumibilmente, indurrà vari medici a desistere da quelle tecniche di rianimazione che in tempi recenti hanno salvato tanti infartuati. Ma, in compenso, fornirà una maggior disponibilità di organi, e potremo così “salvare tante vite”. Perché ciò che ci spinge è sempre la sollecitudine per il “bene comune”.
      Pare utopico anche pensare di tutelarsi con il “testamento biologico”, detto DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento). Una recente sentenza della Corte europea dei diritti umani (CEDU), il 5 febbraio 2026, ha infatti stabilito che in certe circostanze è legittimo che i medici sospendano anche le cure vitali in un paziente che abbia redatto un esplicito testamento biologico, contrario alla sospensione delle cure.
      Sentenza che ovviamente conduce all’annichilimento del nostro presunto ‘diritto umano (!)’ di lasciare disposizioni sul nostro ‘finis vitae’. Mala tempora…
      Mi dispiace se ho peggiorato la sua angoscia, ma questo è il mondo in cui viviamo. Un mondo dove l’etica è in via d’estinzione, anche se i più sembrano non averlo ancora capito.

  • Paola 26 Febbraio 2026

    La sentenza della Corte europea (appresa pochi giorni fa) mi aveva già tolto ossigeno, non si preoccupi. Caso francese, mi pare.

  • Paola 26 Febbraio 2026

    E concordo sulla progressiva azione subdola per ampliare i numeri della predazione. Nei giorni più concitati del caso Napoli, su rai news ho intercettato per pochi secondi (angoscia=cambio immediato canale) un/il pezzo da novanta della famosa associazione (era un personaggio di sesso femminile, così mi è parso). Lamentava il fatto che il 30% ( mi è parso terribilmente basso, speravo di più…) dei potenziali donatori IDONEI (atroce definirli come categoria) fossero ancora riluttanti/contrari.
    Hanno la bava che cola.

  • Paola 26 Febbraio 2026

    “Non lasciarmi”, Kazuo Ishiguro. Lettura da me interrotta, (e all’epoca l’angoscia stava, forse, solo germogliando, con bassa consapevolezza), da cui un film (mai guardato)…inizialmente/ingenuamente pensavo a una sofferta e mascherata denuncia in forma letteraria “ucronica/distopica” (come viene definita) su un possibile futuro. Ma il successo planetario del romanzo, il Nobel successivo, il romanticismo/gli pseudo significati universali/ il senso dell’esistenza/ il ruolo dall’amore/affetti etc .etc. che permeano la trama e scandiscono il finale…(da me approfonditi solo sulle recensioni in un mio periodo più angosciato/maturo), mi hanno lasciato non poche perplessità, sull’autore, sugli intenti, su tutto.

  • Livio Cadè 26 Febbraio 2026

    Non ho letto il romanzo di Ishiguro né ho visto il film. Ho letto una sintesi del libro e anch’io son rimasto perplesso. Una realtà brutale viene calata in un contesto dolce-amaro di caldi sentimenti, di trepide emozioni. L’amore si mescola alla donazione degli organi in modo capzioso, quasi tessendo una rete in cui destini individuali e sociali si intrecciano necessariamente, rete cui sarebbe ingiusto voler sfuggire.
    Naturalmente questa è solo l’impressione superficiale che ricavo leggendo un sunto. Ma tutti i commenti che leggo, dove abbondano la commozione, le lacrime, l’estasi…mi lasciano dubbioso.
    Molto più realistico mi sembra, come fa lei, Paola, parlare di persone che “hanno la bava che cola”, affamate di organi. Cacciatori insaziabili, che vedono nei morenti una preda da ghermire. Perciò in queste persone v’è “qualcosa di ferino, primitivo, spietato e cupo” (la cito ancora)…e neppure se ne accorgono. Questo è ciò che più mi sgomenta. Credono d’essere arruolati nelle Forze del Bene. O credono d’avere un ‘diritto naturale’ a prender la vita da altri.
    Ovviamente vi sono anche quelli che lo fanno per mero interesse economico. Negli USA un cuore costa circa 1.300.000 dollari, un fegato circa 600.000, un rene circa 300.000…Le cifre smosse sono nell’ordine dei miliardi.
    L’articolo di Ramingo non sfiora neppure questi aspetti…Aspetti forse volgari, ma non certo irrilevanti.

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