7 Giugno 2026
Alchimia

“Fuori luogo”: filosofia del dentro e del fuori. Di Emanuele Franz

Si discute della proporzione fra esterno e interno, e della nozione di luogo, cioè di collocazione, di posto.  Interno ed esterno sono certamente nozioni molto generali, che a loro volta trascinano con sé quella di “materia fuori posto” (matter out of place), come avrebbe detto l’antropologa Mary Douglas nel suo celebre “Purezza e Pericolo” (1966). Un oggetto o una materia o una sostanza è coerente, antropologicamente parlando, quando è coerente a un luogo che le è stato assegnato. Questo ragionamento Mary Douglas lo fa per definire antropologicamente la nozione di sporco e pulito.

Abbiamo già discusso in precedenza della nozione di interno-esterno, in particolare della nozione del confine fra interno ed esterno. Per esempio: un’azione che potrebbe essere completamente coerente, come entrare in un ristorante e ordinare del pane, un’acqua minerale e un piatto di pasta, diventa totalmente aliena di significato se tu la stessa azione la fai in un ufficio postale. Se tu entri in un ufficio postale e chiedi del pane, l’incoerenza è tale da produrre uno scarto, un’alienazione di significato. Questa alienazione di significato è legata alla nozione di “posto”. E la nozione di posto è qualcosa in più rispetto alla nozione di spazio, perché è una collocazione, un’ubicazione legata alla funzione. La funzione ha a che fare con il topos. Il topos, in senso arcaico, è un luogo ha uno scopo, un telos, in senso greco. Nella fattispecie il ristorante ha lo scopo di servire una clientela e di produrre un servizio. La posta ha lo scopo di produrre un altro tipo di servizio.

L’incoerenza si genera dalla dissociazione di un elemento dal luogo che gli è proprio, ovvero dal posto che gli è stato assegnato, diventando, così, “fuori luogo”.

Il matematico che inventò la branca della matematica chiamata “algebra dei gruppi, Evarist Galois, si domandò: “Che cosa succede se faccio fare a questo elemento quello che farebbe un altro elemento?”. Lo stesso R. Newman, dovendo definire in modo esemplare questa branca della matematica, disse: “Nell’algebra dei gruppi si fa qualche cosa a qualche cosa e si confrontano i risultati ottenuti con quelli che si ottengono facendo la stessa cosa a qualcos’altro e con quelli che si ottengono facendo un’altra cosa alla stessa cosa”

Tutte queste domande hanno a che fare effettivamente con il nostro discorso: che cosa succederebbe se un elemento, cioè il cliente in un ristorante, facesse quello che fa abitualmente in uno spazio, in un topos, in un altro topos? Cioè tu, cliente che ordini il pane e l’acqua minerale, fai la stessa cosa con un’altra cosa. E per rispondere alla nostra nozione di topos, di spazio e soprattutto della nozione di “fuori posto”, abbiamo a nostro aiuto la teoria degli insiemi. Io faccio fare a qualcosa quello che farebbe un’altra cosa in un altro posto, o viceversa faccio fare questa cosa identica in un altro posto, poiché nel posto a loro assegnato hanno pienamente una loro funzione, ma in un altro posto hanno un’alterazione di questa funzione. Nasce quindi una incoerenza e sorge, almeno secondo la teoria di Mary Douglas, la nozione di sporco.

Possiamo dire che tutto quello che viene percepito come “fuori luogo” (pensiamo all’espressione: “il tuo atteggiamento è fuori luogo”) è percepito come incoerente rispetto alla funzione dello spazio. Per esempio i miasmi del corpo, i vapori del corpo, come ad esempio starnutire, in certe culture sono considerati fuori luogo, tanto che è motivo di imbarazzo, di ilarità. In Brasile mi è capitato di starnutire in pubblico, suscitando l’ilarità delle persone che mi circondavano, che mi hanno caldamente suggerito di andare in bagno a fare questi gesti, perché la toilette era il luogo preposto a svolgere questa funzione, cioè a far gettare fuori un vapore, in questo caso lo starnuto, che idealmente dovrebbe stare dentro al corpo.

Quindi abbiamo a che fare con la nozione di dentro e fuori, ma il rimprovero non sta nel fatto che il dentro viene fuori, ma che il dentro viene fuori in uno spazio che non gli è proprio. Il bagno, che è uno spazio recintato, demarcato, che è stato nominato “toilette”, assume una circoscrizione funzionale per delle azioni precise che lì sono contestualmente idonee e fuori non lo sono più. Quindi non ci sono qualità intrinseche, non c’è la sporcizia in sé. Quante volte ce lo siamo sentiti dire: “sei fuori luogo”, “mi sento un pesce fuor d’acqua”, il pesce che è fuori dall’acqua, ovvero fuori dal suo contesto proprio.

La nozione di idoneità al luogo ha a che fare con qualcosa di veramente antico. La nostra pelle è preposta proprio alla relazione fra l’interno e l’esterno, così come la membrana cellulare è preposta alla capacità osmotica della cellula di regolare il gradiente di una sostanza che, se diventa eccessiva, non è funzionale alla vita. Pensiamo ad esempio ai sali che, se diventano in eccesso nella cellula, comportano una compromissione della cellula, viceversa una bassa dose di gradiente, ugualmente comporta una compromissione della cellula. Quindi ci sono dei recettori nelle cellule che equilibrano i gradienti. Da qui, secondo alcuni scienziati, si è sviluppato proprio la nozione di sistema nervoso, dagli organismi unicellulari che regolavano il gradiente dei sali.

Il discorso è questo, mantenendoci sull’argomento di interno-esterno. Per trent’anni io sono cresciuto con un mito che era quello che i recettori del piacere e del dolore fossero i medesimi e che la differenza fosse il sistema centrale a darla, col significato diverso che attribuisce allo stimolo, per cui che dolore e piacere fossero diverse attribuzioni di significato. Tuttavia è noto ormai che esistono recettori periferici specifici per il dolore (i nocicettori) e vie nocicettive che dalla periferia portano il messaggio dolore al livello centrale che diventa percezione del dolore, il piacere è frutto invece di neurotrasmettitori centrali e vie dopaminergiche centrali

Il filosofo da questo deve trarre necessariamente la conclusione che il male viene da fuori e il bene viene da dentro.

Per tornare quindi alla base del nostro breve ragionamento filosofico, che cosa possiamo dire ancora? Che la nozione di posto è una nozione che viene anzitutto classificata e assegnata antropologicamente, pensiamo che in certe culture non togliere le scarpe in una casa è un segno di maleducazione. In altre culture invece è maleducazione toglierle. Anche qui abbiamo la nozione del dentro e fuori, del fuori posto, perché il piede è a posto dentro la scarpa e diviene fuori posto fuori dalla scarpa, e ancora, la scarpa è nel luogo giusto fuori dalla porta e non dentro alla casa, e così via. Abbiamo una nozione antropologicamente decisa.

A conclusione di questa breve riflessione, posso aggiungere che a noi rimane pur sempre la capacità di reinventare la nozione del luogo, perché il luogo non è una nozione fissa: noi possiamo prendere parti di un luogo e inserirle all’interno di altri luoghi. Chi ci vieta di pensare che all’interno di un ristorante non ci possa essere un ufficio postale, per esempio? Generalmente noi pensiamo il luogo come una scatola da riempire, e tuttavia il luogo non è una località inerte ma è quello che esso comporta, è un’attività che interagisce con noi, che si muove, che ha un’attività. Noi abbiamo il potere di reinterpretare, ri-adibire e ricollocare con nuove associazioni quello che è dentro e quello che è fuori. Dov’è il confine? Perché di fronte alla fatidica domanda “dove inizia il mondo esterno, dove finisce il mondo interno?”, tutta la scienza finisce, perché è impotente, qui è il crollo di tutto.

A questo punto comprendiamo anche la nozione di sporco: un piatto di pasta bello fumante è pulito perché è dentro al piatto, se lo buttiamo per terra diventa sporco, ma è la stessa pasta, non è intrinsecamente cambiata la pasta. Così come una persona che ha la saliva in bocca è a posto, ma che dire se la sputa fuori? Lo sputo è un gesto di maleducazione in molte culture. In altre, come in molte tradizioni antiche, sputare è un segno propizio, portafortuna, cioè il gettare fuori il liquido. Quindi si tratta della funzione animica dello spazio che abbiamo totalmente dimenticato: lo spazio non è una vacuità da riempire di oggetti inerti, ma è un’attività, una funzione attiva, con la quale noi possiamo comunicare, possiamo interagire, e che è in fase di trasformazione, cioè in movimento, non è congelata, non è ingessata.

Per concludere, quello che per alcuni può apparire immondo, cioè sporco, per altri può apparire lindo, immacolato, come diceva San Paolo: “Omnia munda mundis”, tutto è puro per i puri.

Caterina da Siena si beveva i bicchieri pieni di sputi, le sante della mistica gettavano il viso nell’immondizia pensando che fossero i profumi più soavi a uscire da quel ventre immondo e puteolente di miasmi. Esse, nella mistica, trasfiguravano quella che era la nozione del luogo forzandosi di seguire la formula paolina “omnia munda mundis”, vuol dire che una volta che tu hai ridefinito te stesso puoi ridefinire l’intero mondo.

I limiti del tuo mondo quali sono? Qual è il confine del mondo interno e l’inizio del mondo esterno?

Wittgenstein potrebbe dire il linguaggio, perché i limiti del tuo linguaggio sono i limiti del tuo mondo. A questo punto uno potrebbe dire: io consacro il mio mondo e faccio dell’esterno un’unica manifestazione, un’unica epifania con la mia coscienza e quindi il mondo esterno lo inglobo completamente nell’interno. A questo punto cosa è impuro? Nulla. Perché Colui che tutto poteva si è reso l’essere più inerme della terra. Dio, nella tradizione cristiana, si è reso il fanciullo in una grotta, fra l’asino e il bue, fra gli sterpi, fra il letame. Dio, annunciato dai magi, che nell’immaginario collettivo è l’essere più perfetto, puro e pulito, l’essere che contiene tutti i luoghi, si è fatto l’essere che era in un punto solo. L’essere che era il totalmente grande si è fatto il totalmente piccolo. L’essere che doveva essere il candore, l’immacolato, il pulito, si è fatto l’essere lordato di sputi, flagellato, coperto di spine, marchiato con una veste infangata. Eppure Egli era Colui che tutto tergeva. A questo punto noi abbiamo la risposta, che è sempre la medesima: il processo di trasformazione converte la materia melmosa, putrida, laida, plumbea, nella materia più tersa, cristallina, distillata sette volte nell’alambicco dell’Atanor. E l’uomo martoriato, flagellato, lordato, putrefatto, miasmato, corrotto dall’uomo, diventa incorrotto, sublimato, perfetto, coagulato. E la sintesi suprema degli opposti, qualora questi opposti siano la diade che limita l’uomo nella sua surrettizia confinanza mentale, fino a quando questo appannaggio idiosincrasico del puro e dell’impuro verrà una volta, soltanto, una volta per tutte, superato, nell’unica, nella sola, nella grande parvenza, che una sola per tutte è pura. L’atto supremo del dire: tu sei, signore, io ti accolgo, nel volto che sorride, nel volto contrito, nell’aiuto, nell’empatia, nel bocciolo che si schiude, nel torrente che sprizza, nella roccia, e tutto quanto l’impuro viene riassorbito in una sola goccia di vapore che dalla terra ignuda, nera, plumbea, vacua, diventa un solo frutto colorato e rubicondo nel terso cielo dell’amore e della forza.

Emanuele Franz 16 maggio 2026

Emanuele Franz è nato il 14 agosto 1981 a Gemona in Friuli (Italia) e vive a Moggio Udinese. È saggista, filosofo, attore e poeta. Si occupa di filosofia e storia delle religioni e ha al suo attivo più di 30 pubblicazioni, nelle quali spazia dai romanzi alla saggistica, dai dialoghi alle opere drammatiche, dalla letteratura di montagna all‘ermetismo. Nel 2017 ha pubblicato “La storia come organismo vivente”, un saggio sulla storia universale in cui sostiene una teoria innovativa del tempo. Organizza convegni culturali internazionali (come il convegno Identitas) e i suoi libri sono tradotti anche in serbo “Evropa u sumraku” (“Europa al crepuscolo”), edizioni Prometej, Novi Sad, Serbia 2022, in tedesco “Metaphysik des Baumes” (“Metafisica dell’Albero”), Audax edizioni 2023, inglese “You are One” (“Voi siete Uno”) edizioni Prometej, Novi Sad, Serbia 2023, e russo “Все вы одно” (“Voi siete Uno”), Audax Editrice 2023.

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