Avrete probabilmente notato che la serie di questa articoli ha subito un certo diradamento, ovvia conseguenza della decisione di seguire soltanto il gruppo Facebook “MANvantara” come pista della nostra eredità ancestrale, decisione negli ultimi tempi complicata dal fatto che su di esso a causa soprattutto dei convulsi recenti avvenimenti della politica internazionale, i post di carattere storico e archeologico si sono molto diradati per lasciare spazio a commenti su di essa.
Ciò mi ha fatto seriamente riflettere se fosse il caso di tornare sulla mia decisione e riprendere un “taglio” più ampio. Ho concluso di no, perché, rivedendo i pezzi scritti prima di questa scelta mi è parso che il tentativo, peraltro vano, di essere a tutti i costi esaustivo, mi aveva costretto a un approccio sin troppo spicciolo e nozionistico.
Sull’altro piatto della bilancia, c’è il fatto che una minor frequenza di articoli di questa serie mi ha permesso di dedicare più spazio ad altre tematiche, cosa di cui sentivo francamente la necessità.
Naturalmente, lo svantaggio è che, inframmezzando altre cose, e tenendo conto del diradamento dei post che rispettano quello che doveva essere il focus originale di “MANvantara”, occorre considerare una fascia temporale più ampia e ripartire da piuttosto indietro, da marzo.
Il 5 troviamo un link a un post di “Antikitera.net” molto interessante. Una comunicazione dell’università tedesca di Tubinga ci parla del rinvenimento nel sito di Azmaka in Bulgaria del femore di un ominide risalente a 7,2 milioni di anni fa. Si tratta con ogni probabilità di un esemplare di Graecopithecus freibergi, il nostro vecchio amico “El Greco” i cui resti avevano già dato tanto fastidio ai democratici sostenitori dell’Out of Africa. Il ritrovamento di questo femore testimonia che camminava eretto, e questo rende sempre più probabile la sua inclusione nell’albero genealogico umano, ma non basta, perché la comunicazione fa riferimento anche a un altro fossile ominide che sarebbe stato rinvenuto nel sito di Hammerschimede nella Germania meridionale che risalirebbe a quasi 12 milioni di anni fa.
Tutto ciò, alla prova dei fatti, rende l’Out of Africa sempre più inverosimile.
Il 7 marzo troviamo la notizia dell’uscita dell’ultimo numero della rivista spagnola di studi tradizionali “Mos Maiorum”, che ancora una volta ospita un articolo del nostro Michele Ruzzai, L’inizio del nostro ciclo, già apparso su “Ereticamente”. Complimenti al nostro amico che dimostra in modo sempre più solido di aver raggiunto una statura internazionale.
L’8 (suppongo che la festa della donna non c’entri), abbiamo la notizia dell’uscita di un nuovo libro di Aurelio La Scala Marchesan, noto appassionato di storia antica e amministratore del sito “Hyperborea Veneta”, un testo dal titolo veramente chilometrico, Wen-Veneti-Vani-Wenets, Uno studio comparato su uno dei popoli più antichi d’Europa. I Veneti e i popoli settentrionali, i Veneti e gli altri Celti. Il libro è inoltre corredato da una prefazione di Michele Ruzzai e da un’introduzione di Alessandro Marchesan (poiché Aurelio e Alessandro collaborano spesso, sarà bene precisare che fra i due non esiste alcun rapporto di parentela, tanto meno di coniugio, semplicemente il cognome Marchesan è molto diffuso nell’area veneta).
Quel gli altri Celti lo trovo problematico. Per quello che mi consta, Veneti e Celti erano due popoli distinti, anche se originati dallo stesso ceppo indoeuropeo, come del resto Germani e Latini, ma prima di esprimermi definitivamente al riguardo, dovrei leggere il libro e valutare le argomentazioni del nostro autore circa i Veneti Celti.
L’11 abbiamo il link a un articolo dell’agenzia di stampa Agenpress che tratta di qualcosa di piuttosto raro per questo tipo di agenzie, un pezzo di filosofia della storia. Il concetto che illustra lo troviamo sintetizzato nel titolo dell’articolo (non firmato, ed è un peccato) Le civiltà decadono quando la Tradizione perde la sua identità. Siamo gli eredi di un Occidente tradito e di un Oriente smarrito.
Si tratta di una tematica che a noi, lettori di Evola e Guenon, dovrebbe essere familiare. Da un altro punto di vista, potremmo dire con Oswald Spengler che è fisiologico: le civiltà nascono, si sviluppano, decadono, muoiono proprio come le vite individuali dei singoli, tuttavia, come qualcuno, anzi più di uno ha osservato, oltre la decadenza dell’attuale civiltà occidentale estesa a civiltà globale planetaria, non c’è niente. Siamo alla fine di un ciclo, anche se il suo lungo tramonto potrebbe sorpassare la durata delle nostre vite individuali.
Visto che, come vi ho detto, in questo periodo “MANvantara” non offre molto riguardo alle tematiche storico-archeologiche, vediamo cosa troviamo in altri gruppi similari. Cominciamo ovviamente dal gruppo “gemello” “No OOA. Contro la teoria Out of Africa”, e qui dobbiamo registrare subito una delusione, infatti non ci sono nuovi post dal 10 febbraio e gli ultimi tre, di cui due link ad articoli già apparsi su “Ereticamente”, guarda un po’, sono opera del sottoscritto.
In una conversazione che ho avuto con Michele Ruzzai, mi ha spiegato la sua idea di fare di “No OOA” un’alternativa a “MANvantara”, visto che i contributori del gruppo primigenio si stanno orientando verso tutt’altre tematiche rispetto a quelle originali del gruppo, ma qualcosa non ha funzionato, non sta funzionando, “No OOA” non decolla, probabilmente perché Michele l’ha impostato come gruppo privato invece che pubblico.
Nelle precedenti Eredità degli antenati vi ho menzionato praticamente tutto il contenuto di questo gruppo. L’unica eccezione, mi pare, è un link che risale addirittura al 2 dicembre a un articolo di Eric Ralls su “Earth.com”. Purtroppo il testo non è leggibile, si vedono solo il titolo, che vi traduco dall’inglese, Gli uomini si sono originati in Europa, non in Africa, secondo le scoperte fossili, e la doppia immagine di un teschio, semisepolto nel terreno e poi liberato dai sedimenti. Tuttavia il suo contento non è difficile da intuire, soprattutto alla luce dell’articolo su “Antikythera.net” di cui vi ho detto più sopra. Si avvicina sempre più il tempo in cui quella dei sostenitori dell’Out of Africa sarà una lotta contro l’evidenza.
Vediamo cosa ci riserva in questo periodo anche un altro gruppo Facebook assolutamente “sicuro”, dato che il sottoscritto ne ha ereditato l’amministrazione, “Tradizione primordiale e forme tradizionali”. A parte i miei articoli già apparsi su “Ereticamente” e che io stesso vi ho postato, di cui non mi sembra ora il caso di riparlare, ci sono diversi pezzi di argomento esoterico che, mi sembra, abbiano poco a che fare con la tematica dell’eredità ancestrale, tuttavia qualcosa c’è che può rientrare nel nostro alveo.
Ad esempio il 1 marzo troviamo l’annuncio di una conferenza in diretta streaming del giorno 4 di Fabrizio Bandini organizzata da “Pagine filosofali” per la serie “Incontri d’autore” sul tema Le armi magiche nella tradizione nordica ed in Tolkien.
Noi sappiamo che nella tradizione nordica (ma anche, a mio parere, in quella celtica, pensiamo al ruolo che ha nel Ciclo Bretone la magica Excalibur), le armi dotate di poteri magici impugnate da creature soprannaturali, dei ed eroi per fini benevoli o malvagi, hanno un ruolo notevolissimo, e la stessa cosa avviene nei romanzi di Tolkien che si rifanno appunto a queste tradizioni, ricordiamo ad esempio nel Signore degli anelli Anduril, la spada di Aragorn, che è una sorta di equivalente tolkieniano di Excalibur, per tacere del fatto che gli stessi Anelli di Potere possono essere considerati vere e proprie armi, a cominciare dall’Unico di Sauron.
Un post del 17 ci segnala un’altra manifestazione per il 20 in coincidenza con l’equinozio di primavera. Questa volta si tratta di una jam session, ma davvero singolare, “La montagna suona”, che si svolge nel Parco Archeologico della Riserva delle Incisioni Rupestri della Val Camonica.
Trascrivo dal comunicato:
“Noi saremo lì, con i tamburi. La Montagna Suona è una chiamata primordiale: una jam session di percussioni nel cuore del parco archeologico, sulle orme delle antiche comunità che celebravano i ritmi della terra, del sole e delle stagioni”.
Cosa dire, se non che trovo molto apprezzabile questa volontà di continuare o ricreare antiche tradizioni che ci ricollegano alla nostra identità più profonda, preistorica.
Intanto, è sempre molto attivo il nostro Felice Vinci. Il 15 marzo troviamo sul suo profilo FB un link a una trasmissione andata in onda la sera prima sul canale You Tube “TV City” Oltre la storia, che è una conversazione con Cinzia Mele sul tema L’origine di tutte le civiltà proviene dal nord Europa.
Guarda caso, è precisamente ciò che il pensiero tradizionale ha sempre sostenuto, e che oggi ci presenta sempre maggiori evidenze archeologiche, molte delle quali le trovate menzionate proprio in Omero nel Baltico, il libro più noto del nostro ingegnere, anche se ciò purtroppo non toglie che nell’insegnamento e nella divulgazione continui ad essere dominante la favola sempre meno credibile di un’origine mediorientale della civiltà.
Il 23 marzo troviamo su You Tube, postata dal canale “Lost in the Past” Storie della preistoria dell’Europa, una lunga intervista-conversazione con Luca Zampi nella quale il nostro ingegnere espone la sua tesi sull’origine nordica dei poemi omerici di cui ci ha parlato in Omero nel Baltico, ma anche molto altro, come le origini di Roma, il significato sacrale della Città Eterna, la cui estensione sui sette colli richiama la disposizione della costellazione delle Pleiadi, un’immagine inaspettata e affascinante del nostro passato.
Ma non ci fermiamo qui, infatti non dimentichiamo che gli studi elle ricerche di Felice Vinci hanno anche un’eco internazionale e, a ulteriore conferma di ciò, il 25 troviamo su “Com.unica” la versione italiana di un articolo già apparso sul periodico greco in lingua inglese che ha già ospitato altre collaborazioni del nostro autore, “Athens Journal of mediterranean Studies”. Il pezzo in questione è Il significato astronomico della mascella d’asino e delle porte di Gaza nelle avventure di Sansone.
Secondo Vinci, le avventure del forzuto o gigante biblico nasconderebbero una metafora astronomica, rappresentando simbolicamente il fenomeno delle eclissi.
Apprendiamo poi che il 27 è andata in onda sempre su You Tube una seconda parte del suo colloquio con Luca Zampi su “Lost in the Past”. Nel corso di essa, Vinci ha raccontato di come le sue ricerche gli abbiano consentito di svelare altri interessanti misteri storici, ad esempio il nome segreto di Roma, esso sarebbe Maia, esattamente come la stella principale delle Pleiadi.
Torniamo ora sulle pagine di “MANvantara” a vedere cosa ci presenta nella parte terminale di marzo, facendo un’attenta cernita rispetto ai numerosi post che si occupano di politica attuale, di argomenti esoterici o altro ancora che mi sembra abbia poco a che vedere con le tematiche per le quali il gruppo è stato creato.
Il 23 troviamo il link a un nuovo gruppo, “Legendus et Mytos”. A parte il latino veramente orribile (se lo è) del nome che il gruppo si è dato, lo terremo d’occhio, non si sa mai che tra leggende e miti esca fuori qualcosa di interessante.
Il 25 troviamo la menzione di un libro, ma sembra che piuttosto che una recensione sia un estratto dell’introduzione dell’autore. Il testo è abbastanza singolare, si tratta di Dagli antichi ercinici triassici agli eocenici, le arcaiche civiltà scomparse, OOPART, misteri, segreti e strane scoperte, della serie Archeologia proibita, di Luigi Giuseppe Tarzariol.
Ve ne do un piccolo estratto
“Uno scheletro umano, anatomicamente moderno, citato dall’antropologo francese Gabriel de Mortillet nel suo libro “Il Preistorico”, fu stato ritrovato nel Midi in Francia in una formazione rocciosa del Miocene, databile 25 milioni di anni fa. Nel Grand Canyon alcuni ricercatori hanno scoperto pure impronte risalenti a 313 milioni di anni fa. Inoltre sii ha notizia anche di scheletri ritrovati in Svizzera a Delémont, in una formazione dell’Eocene databile 38 milioni di anni fa”.
Registro un commento di Michele Ruzzai che lo definisce “molto interessante”, ma per quanto riguarda me personalmente, sarei ben più scettico. Non mi sembra in alcun modo credibile l’idea di esseri umani vissuti nell’età terziaria, decine o centinaia di milioni di anni fa, coevi dei dinosauri. Sappiamo che la paleoantropologia è andata più di una volta incontro a clamorosi abbagli. Gli esseri umani hanno l’abitudine di seppellire i loro morti e quando si scava, si può penetrare in strati geologici molto più antichi, e così può succedere che quando archeologi o paleoantropologi futuri esumeranno i resti del defunto, se non staranno ben attenti, potranno retrodatare enormemente la sepoltura, creando involontariamente OOPART (oggetti fuori luogo, e soprattutto fuori tempo), anacronismi e anomalie.
In ogni caso, la direzione presa in tempi recenti da “MANvantara” dove si affastellano sempre di più post che non hanno a che vedere con la nostra tematica ancestrale, rende ardua la prosecuzione di questa serie di articoli a partire della forma che ha assunto a partire dall’ottobre 2024, cioè basarsi principalmente su questo gruppo FB senza pretendere di rincorrere un’esaustività rivelatasi impossibile, ma, come mi è capitato di asserire più volte, chi ha detto che solo le imprese facili vadano tentate?
NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra, da “Tradizione primordiale e forme tradizionali”, la locandina della jam session “La montagna suona” tenutasi nel Parco Archeologico della Riserva delle Incisioni Rupestri della Val Camonica, al centro un’immagine tratta dal nuovo gruppo “Legendus et Mytos”, a destra il libro di Luigi Giuseppe Tarzariol Dagli antichi ercinici triassici agli eocenici.

