8 Ottobre 2025
Linguistica

Annotazioni sparse sul concetto di ‘LOCULO’ (1) – Renato Padoan

PREMESSA.

 

Se Michelangelo non avesse avuto martello e scalpello non avrebbe saputo produrre il suo Mosè ma è altresì vero che chiunque abbia il martello e lo scalpello non è detto che possa scolpire un Mosè ed essere pertanto un Michelangelo. Non esiste scrittore che non sappia scrivere e così è altrettanto certo che  non esiste pensatore che non sappia pensare. Il pensare è come lo scolpire necessita di scalpello e martello. Io ho cominciato a scrivere da bambino che avevo sei anni e da un anno era cessata la Seconda Guerra Mondiale ho cominciato a scrivere con la penna da scrivere e il pennino che intingevo in un calamaio che stava incastonato in dei banchi di legno scomodissimi quasi ortopedici e che veniva riempito di tanto in tanto da un bidello che spurgava l’inchiostro da un flacone dal becco lungo di cicogna. Ricordo la penna di legno quasi laccata e pennini che erano diversi di cui uno aveva la forma della Torre Eiffel. Ci volle del tempo prima che avessi una penna stilografica che mi regalò il nonno una vera Aurora di marca. Per queste misere strumentazioni di scrittura intorno alla mia scuola elementare c’erano addirittura pochi passi una dall’altra ben due cartolerie che vendevano astucci di legno e per i colori una confezione da 5 colori Fila ed era questo il massimo allora in Venezia nel suo centro bottegaio per cui si diceva di volta in volta per allietarci andiamo a vedere le botteghe dalle parti di San Marco. Qui sì c’era una strada con vetrine dove erano esposti meravigliosi giocattoli ai quali peraltro era assai difficile accedere per censo se non che a me capitò essendomi gravemente ammalato e resuscitato che mi fu concesso il dono di un proiettore 16 mm a manovella con il quale potevi vedere i primi film muti e dei documentari di guerra americani, che tanto piacevano a mia madre, noleggiati a Padova da una ditta che si chiamava latinamente Parva Favilla. Dopo la scrittura a mano passai in seguito alla macchina da scrivere perché mi ero infortunato la spalla e facevo fatica a scrivere. Fu questa una macchina da scrivere vecchio tipo e niente affatto portatile. Lo stile di pensiero e di scrittura cambiò. Lo scrivere a macchina non è come scrivere a mano. Non si disegna e il segno è anonimo anche se … guai affidarsi a una macchina da scrivere per una missiva anonima. Nessuna macchina da scrivere scrive come un altra per l’indagine poliziesca! Si scriveva ancora a mano quando insegnai all’università e pretendevo che le tesine fossero senz’altro scritte a macchina. Mi imbattei però in una studentessa deliziosa che era già madre e che mi aveva presentato una tesina manoscritta di un certo valore all’esame. Le dissi però che non potevo contravvenire a questa mia disposizione e che pertanto non avrei accettato il suo esame fintanto che non mi avesse ripresentato la tesina scritta a macchina. Ma questa studentessa madre era così tenera e gentile che mi disse di darle il voto comunque e che in un secondo tempo mi avrebbe portato la tesina manoscritta. Le diedi il bel voto e lei passato del tempo fu di parola. Questo episodio lo ricordo con piacere e con lo stesso piacere ricordo il passaggio cruciale dalla scrittura a macchina all’uso del computer. Con il computer è cambiato tutto la scrittura del computer che è stata definita rizoma[2] è una radice che può crescere da tutte le parti e così mi sono adeguato accompagnandomi per tutta la giornata e di notte con un taccuino elettronico nel quale non ho fatto che fissare tutto quel che mi passa per la testa fin dagli anni 80, per poi raccogliere le mie note e organizzarle e selezionarle secondo i comandi DOS. Oggi dunque è veramente tutto cambiato anche per rispetto alla macchina da scrivere più o meno portatile che fosse. Di questo si deve tenere assolutamente conto. Il pezzo che pubblico oggi grazie alla rivista EreticaMente non ho voluto che fosse diverso da come oramai scrivo e penso.

 

Sono questi appunti personali per una sistemazione revisione del concetto di LOCULO. La faccenda è tutt’altro che semplice ed è, specie di questi tempi, impegnativa. Tocca corde sensibili. Sono stimoli per chi volesse accettare una simile tematica a riflettere per suo proprio conto su che cosa debba intendersi per LOCULO.

  1. Perché posso stare in questo LOCULO e dormirvi? Perché sono tutto res cogitans in/non/ex/tensa!
  2. Raccogliersi in sé stessi nella propria esclusiva intimità, persuadersi fino in fondo dell’ impossibilità di trascendere la propria persona come destino, situazione punto di vista … Risiedere dunque in sé stessi e accomodarsi nell’ inviolabilità a priori del proprio LOCULO  eleggersi a Dio sovrano unico del proprio mondo, accettare la fine come singolarità, unicità esperibile sarà la via per controllare il timore della morte che non può essere né annientamento, né disintegrazione ma semplicemente conclusione
  3. lo zero è una posizione vuota disoccupata e pertanto lo zero che è la cifra potrebbe significare la funzione categoria topos come puro luogo pura posizione luogo-LOCULO
  4. per LOCULO s’ intende il luogo di una singolarità la posizione occupata logicamente da un singolarità e pertanto uno zero di posizione, la cifra
  5. luoghi ovvero pori si potrebbe usare più spesso poro come foro invece che LOCULO
  6. la cifra è il LOCULO
  7. per mezzo dell’ ordinamento a ciascun elemento di una certa omogeneità viene attribuito un suo proprio nome in funzione di LOCULO … si potrebbe dire che soltanto colui che per sempre riposa ha un’ identità certa e definitiva come in un LOCULO cimiteriale
  8. l’ omonimia sarebbe in un certo qualmodo la nominazione stessa per antonomasia. La sinonimia non ‘certo l’ attribuzione del nome in questo caso’ come se i nomi ci fossero già, fossero già formati … l’ attribuzione del nome. Ora l’ oggetto si costituisce in forza della nominazione. Non si danno oggetti se non si danno nomi. Gli oggetti sussistono in forza della nominazione, della comparsa dei nomi ed è questa la fondamentale ectopia nome:oggetto. E’ come se spostandosi l’ oggetto tutto quel che rimane è un LOCULO nominale …
  9. il mio letto LOCULO è per favorire la concentrazione loco-temporale
  10. frs il genio si occupa di sintassi, tutti gli altri si occupano di significati. Per questo il genio finisce per dire molto e gli altri poco. In un LOCULO c’ è soltanto la puzza di un solo cadavere.
  11. la toponimia per eccellenza è il LOCULO tombale il piccolo luogo che assume il nome del residente immobile
  12. finezza topologica significa più o meno +/- luoghi. Località, luoghi, loculi ecc. I più loculi formerebbero un luogo … Un aperto sarebbe un luogo … un’ unione di aperti sarebbe una località LOCULO o luogo singolo o luogo elementare?
  13. un atomo spaziale sarebbe un LOCULO, un luogo elementare in cui non si distingue che una posizione un posto.
  14. un atomo spaziale sarebbe un LOCULO un luogo elementare in cui non si distingue che una posizione un posto solo!
  15. LOCULO telematico
  16. Questa ‚ una lettera scritta come dice la sorella, nel LOCULO[3] con un nuovo gadget. sono spese ma purtroppo vanno fatte per nostra madre! Perché mi aiutano a capirne delle altre da un altro punto di vista come uso e acquisizione di programmi e comandi. Per esempio per far funzionare questo modello superiore di organizer ho acquisito il programma Acrobat Reader che tu probabilmente già conosci ma che ora sembra essere fondamentale per leggere uno standard di formattazione con cui ti passano i documenti più elaborato nello stile di un fax.
  17. Le idee di Platone obbediscono a un principio di economia risolvendo il problema di Bataille dell’eccesso e della pletora degli Enti, della banalità della riproduzione dell’eguale. E così si diventerebbe saggi per induzione selettiva producendo l’esemplare e non la copia a meno che non si riduca la differenza all’ultima sua trincea cioè al LOCULO
  18. I punti non sono elementi, cose, oggetti ma posizioni e pertanto relazioni. In tal senso dire che una linea è costituita di punti, fatta di punti è una locuzione, definizione fuorviante. Si dovrebbe dire che in una linea si distinguono dei punti, che vi si distinguono delle posizioni, che sono intergiacenze, che si succedono, che è una successione, un seguito di posizioni–intergiacenze. Un punto di per sé è una posizione, un luogo occupato, disoccupato, un luogo primitivo, irriducibile, in cui non è più possibile distinguere altri luoghi. E così un punto  potrebbe chiamarsi LOCULO. Un luogo è il punto in cui non possono coesistere più cose, oggetti ecc. Come in un teatro si dovrà dire che gli spettatori non sono le sedie cioè i posti … a sedere. Essi occupano dei posti ma non sono i posti. Essi possono occupare posti diversi pur essendo gli stessi spettatori, ma un posto non può mettersi in un altro posto senza diventare quel posto, cioè un altro posto da quel che era!
  19. contro la globalizzazione la stabilizzazione identitaria con investitura di nome artificiale e determinazione di LOCULO = loculizzazione[4] invece di localizzazione!
  20. i limiti del nostro agire e conoscere consistono del tutto nella condizione a priori che la differenza vada oltre la simmetria, che la contempli e non vi prescinda, ma che imponga con la transitività l’ordine e insieme la gerarchia e con essa il luogo come residenza stabile e
  21. la vita sembra l’intimità, il contatto di un LOCULO dalla carne interna, una conchiglia bozzolo in cui spostarsi muoversi sull’acqua risalendo le pareti di una bolla galleggiante che si è spostata con noi, ma dalla quale non siamo mai usciti e siamo sempre vissuti nel qui ora hic et nunc dunque vita a contatto … Il solo modo per vivere oltre andando oltre è concentrarsi sul respiro.
  22. Avvenire per i giovani? Ma possono effettivamente questi giovani pensare la loro maturità, il loro declino, la loro vecchiaia per provvedervi? Il mito di Narciso non si conclude con una serena o tragica vecchiaia ma con una tragedia soltanto! La vecchiaia poi come viene rappresentata oggi è ridicola (vedi la trasmissione “C’è posta per te” della De Filippi), antipatica (vedi la passerella dei politici in TV con le loro orribile mutrie sudate) , truce, disgustosa  … insomma tutto fuorché nobile, austera e imponente come lo fu un tempo. Nemmeno si dice per renderli superstiziosi che la vecchiaia continua ad essere fortemente selettiva. Ai giovani si fa credere che non continueranno a morire da giovani. Al mito di Narciso si unisce quello di Efebo. Quel cui stiamo assistendo è il suicidio specifico, cioè a dire della specie, di contro al suicidio individuale o alla morte individuale. L’ Italia è al riguardo un punto di osservazione privilegiato. E’ un tema importante che concerne il femminile. La stessa morte dell’ idea di Patria, che è in sé maternale, ne è l’evidenza, la patria cioè il padre mamma. All’idea di riproduzione viene a sostituirsi quella di produzione. La produzione s’ illude di produrre sempre il nuovo e non già la riproduzione dell’ identico per sostituire l’ esemplare corrotto con il nuovo. Ne consegue che nell’universale eguaglianza si moltiplica il cifrato perché si vuole che l’ identico sia diverso. L’ universale esigenza del posto di lavoro è l’ utopia residua del LOCULO in cui eternarsi.
  23. Quando si dice che un omicidio è premeditato non si dice da quando, da quanto tempo. Potrebbe  essere stato premeditato, predisposto da un anno, due anni, tre anni o perché no da dieci anni? O ancora di più? Nel qual caso si avrebbe avuto tutto il tempo necessario per disporre un LOCULO introvabile in cui sistemare il cadavere dello scomparso …
  24. E’ necessario ristabilire il vincolo con la terra col distinguere coloro che s’ impegnano a restare per sempre in un luogo senza mai spostarsi da quel luogo sia da vivi e che da morti investendoli di un titolo come ” i postacoli[5] geniali ” … conferendo loro vincoli e privilegi di contro agli ambuli cioè a tutti coloro che transitano e si spostano sempre che saranno privi dei privilegi dei residenti futuri tumulati … Ai postacoli soltanto i seguaci di Anteo[6] sarà conferito il potere di governo del territorio e l’ uso delle armi.
  25. I postacoli formano il governo sovrano e soltanto all’ interno del loro ambito si esercita la democrazia e l’ eguaglianza. Gli altri che non sono postacoli o loculi stabili … sono chiamati transiti, mobili od ospiti. Il potere dei postacoli è inversamente proporzionale al raggio di fissità territoriale. Gli stiliti cioè i residenti per sempre nel proprio LOCULO sono i più potenti e gli universi cioè quelli che possono andare dappertutto sono invece i nullo–potenti.
  26. I nomi comuni non possono che essere un sottoinsieme dei nomi propri per il fatto di essere nomi di nomi. I primi nomi che designano individui sono tutti i nomi. I nomi comuni sono nomi di nomi che convengono soltanto a una parte della totalità dei nomi propri. Così il nome cavallo conviene solo a una parte degli animali e gli animali a una parte degli organismi vitali ciascuno dei quali ha un suo proprio nome o LOCULO.
  27. Non ci si rende conto che quando ci si muove non ci si distacca dallo spazio intorno ma che ce lo tiriamo tutto dietro. Il cosiddetto viaggio è una deformazione topologica continua del LOCULO in cui ci si trova.
  28. Diasi il caso dapprima del tutto ipotetico di un insieme i cui elementi non si possano distinguere l’ uno dall’ altro senz’ essere però simili tra loro. Sarebbe questo il caso di un insieme né inteso né L’ insieme dei loculi parrebbe un insieme privo di ambedue le tensioni. I loculi non si distinguono l’ uno dall’ altro ma non sono lo stesso LOCULO!
  29. Se un tale sposta ovunque il suo LOCULO disinteressandosi dell’ intorno o del contesto in cui viene a trovarsi ciò è una manifestazione del Narcisismo Trionfante.
  30. LOCULO e fossa comune ovvero della convergenza cadaverica …
  31. L’ estensione e l’ intensione in natura sono del tutto separate e sconnesse. Nessuna delle due implica l’ altra o può desumersi dall’ altra. Soltanto per gl’ insiemi prodotti artificialmente l’ intensione e l’ estensione, il numero e l’ essenza, la quantità e la qualità dipendono reciprocamente e reciprocamente si evincono per un principio che fa crescere l’ estensione diminuendo l’ intensione e viceversa. Se diminuisce la specificità aumenta il numero degli elementi che la posseggono e se aumenta la specificità fino all’ individualità diminuisce il numero degli elementi che la posseggono fino alla singolarità della cifra o del posto, del nel LOCULO.
  32. I numeri sono il prodotto di operazioni con le cifre. Le cifre servono soltanto alla nominazione propria. Per mezzo di una cifra si conferisce un nome proprio all’ oggetto in forza dell’ autonimia della cifra. Nel coacervo cosale le cose si distinguono l’ una dall’ altra per mezzo della cifra che sono il loro proprio nome. Nessuna cosa ha il nome di un’ altra. Ognuna ha un suo proprio nome diverso. La cifra è il posto occupato, il LOCULO della cosa. Vedi il cimitero di Modena, il grande Loculario di Aldo Rossi! Il LOCULO è cifra! Nessun luogo può mettersi in un altro luogo. Ogni luogo sta al suo proprio posto. Se il luogo si muovesse, si spostasse non sarebbe più lo stesso luogo di prima. L’ oggetto è il prima//dopo del LOCULO. Egli è la sua occupazione//disoccupazione. L’occupazione è la morte della cosa nel LOCULO, il suo arresto, dove resta in pace peraltro. L’ architettura è in sé funeraria e per questo l’ automobile l’ ha soppiantata. L’ umanità non sa più star ferma. L’ anima è stata inventata perché la cosa rimanga la stessa pur muovendosi. L’ anima è quel che anima la cosa, la muove. L’ anima è l’ automobile! L’ automobile è la cosa che si muove con dentro un’ altra cosa. E’ la carapace mobile, il suo esoscheletro.
  33. JEDERMANN cioè l’ universo cioè io, siamo noi e tutto il resto intorno. Io sono il luogo in cui mi trovo e da cui mi muovo e mi sposto per andare da un’ altra parte. Parto, mi diparto e vengo a esser parte del tutto in cui sono.
  34. Mi congiungo con un altra parte che è parte che porta, sopporta, trasporta e partorisce. Il primo veicolo di trasporto è al dire di Virilio il ventre della madre che cammina. Apro la porta del mio LOCULO ed esco.
  35. Dapprima porto un nome che è una cifra. Sono parte di un insieme di cifre incomprensibili. Ho però un mio proprio nome. Conferendo altrui il mio proprio nome lo rendo comune e posso comunicare. Queste sono le mie proprietà. La diversità si scambia le parti e si rende eguale. Si rende possibile il comportamento e il trasporto. Ci si porta e comporta in giro. Ci si separa e compara. Si impara e ci si prepara. C’ è ora parità e disparità con gli altri. C’ è visione e divisione. Ci si forma, con/forma e dis//forma de//forma. Si riesce formati e de/formati cioè DE = Due: quello di prima e quello di adesso!. Piccole forme c’ invadono. La morfina attenua il dolore…. Ecco l’ esempio di una scrittura come fissione nucleare o rizoma che si alimenta cioè della disintegrazione del nucleo radicale delle parole e prolifica come un’ idra da ogni segmento del suo corpo animale.
  36. I luoghi sono cifre. Ciascun luogo è diverso da ogni altro luogo. I luoghi sono immobili. Luogo e posto sono sinonimi. Al luogo si contrappone l’ oggetto. Gli oggetti sono mobili. Essi sono i mobilia. Gli oggetti risiedono nei luoghi, sono posizionati nei luoghi. Gli oggetti sono tutti eguali. E’ per mezzo del luogo che occupano che si distinguono l’ uno dall’ altro. Il luogo è cifra ed è nome proprio. In un luogo possono stare più oggetti ma nessun altro luogo può stare in un luogo che non sai il suo proprio e lo stesso. In forza della diversità che li definisce però i luoghi costituiscono un molteplice. L’ oggetto e la cosa sono sinonimi. Il luogo non è una cosa. Il luogo è la fine e l’ inizio d’ ogni viaggio o percorso. Il LOCULO è la forma dell’ oggetto immobile. Quel che si sposta è l’oggetto non il luogo! Se ci si sposta siamo oggetti non luoghi!
  37. Come distinguere il replicarsi delle cose tutte identiche se non con il comparire del luogo LOCULO con cui affermasi la diversità. Solo i luoghi sono diversi l’ uno dall’ altro. Il luogo non è che la negazione, il complemento, cioè quel che una certa cosa non è … e pertanto tutto il resto che accomuna le cose. Il luogo come immagine postuma. Il diverso eguale x, x’. La negazione generatrice del luogo come diversità… congenita.
  38. La cifra è il luogo! La cifra è il LOCULO della cosa. La cosa è il transito da un luogo a un altro. RES NEXUS LOCORUM RES NEXA LOCUS PER RES LOCA NEXA latine scripta
  39. La caterva delle cose è dapprima una distesa di loculi. Ciascun LOCULO è diverso da ogni altro LOCULO e insieme giacciono immobili e immoti. Il pieno che ne sospinge il vacuo li rende cose quelle stesse che oramai incessantemente si occupano e occupano i luoghi abitati.
  40. Un termine può replicarsi o ripetersi. Se si ripete si ottiene un termine perfettamente eguale, identico al termine dato. Se si replica si ha un termine diverso dal termine dato. Un individuo a priori, per definizione non può ripetersi, ma replicarsi soltanto essendo in quanto tale cioè individuo irripetibile perché Egli è il suo proprio LOCULO ambulante, la congerie delle sue diversioni locali.
  41. L’aggregazione presuppone la diversità eterogeneità dei termini che si aggregano e tali sono ad esempio i loculi. Un LOCULO espanso o contratto è invece la replica di uno stesso LOCULO mentre l’ aggregazione di loculi diversi costituisce un tracciato, uno spazio.
  42. Per qualità s’intende la singolarità di valore. Qualità è l’unicità, il singolo, la singolarità, l’irripetibile, il LOCULO.
  43. La direzione ovverosia il tropos non è come il tonos, non è una quantità nel senso che non si è più o meno in una certa direzione ma o si ha e la si persegue una certa direzione oppure no. Si ha una varietà, non variazione, di direzioni ma non si può assumere che una direzione alla volta o per volta. Il tonos invece o tensione è una quantità nel senso che si può essere più o meno tesi. Il soggetto tonico esperisce un grado più o meno grande, elevato di tensione. Il tonos è una grandezza ed è quantificabile. Il soggetto tropico esperisce direzioni molteplici una diversa dall’altra. Il soggetto topico ancora esperisce collocazioni diverse ognuna diversa dall’altra. Il topos, il luogo come il tropos, la direzione sono qualità nel senso che non si può stare più o meno nello stesso luogo o LOCULO siccome non si può prendere più o meno una certa o determinata direzione. L’emozione, il suo vissuto per esempio appartengono alla categoria di tonos soltanto e perciò non hanno né direzione né Il soggetto emozionato è un soggetto teso che non sa dove andare né dove stare! E’ agitato piuttosto che mobile nel senso che si muove senza spostarsi o forse meglio ancora senza es/postarsi. L’emozione non si esporta ma si trasmette come una consonanza vibrante. L’emozione si sopporta e si porta ma non si esporta e ciò costituisce il proprio dell’emozione. La trasmissione delle emozioni non avviene per trasporto secondo determinate direzioni. La trasmissione emotiva presuppone un campo eterico che si renda vibrante per il suo propagarsi in forma d’onda. La trasmissione emotiva simula l’unità e l’omogeneità di campo. I molti loculi si fanno un luogo solo. Il panico di una folla è la forma emblematica del trasporto emotivo. L’orgasmo di una coppia ancora evidenzia il trasporto emotivo. Il trasporto emotivo è forma ancora della fusione e con essa della confusione. Una folla confusa è una folla fusa nella forma opposta a quella dell’orgasmo partecipe cioè secondo una direzione centrifuga. Se l’agitazione è ancora priva di direzione l’orgasmo e la fuga assumono l’elementarietà, rappresentano la prima opposizione qualitativa del tropos e cioè la direzione esportante/importante, centripeta/centrifuga, concentrante/espansiva della commozione.
  44. L’universo inanimato è una distesa di loculi. I loculi sembrano preesistere all’ammasso delle cose. Le cose possono muoversi come non muoversi. I loculi non possono che stare immobili laddove sono. Ogni cosa concreta il suo proprio LOCULO. Non esiste cosa priva del suo proprio LOCULO, ma esistono loculi privi di cose. Lo spazio non  è che una distesa di loculi. Nessuna cosa può essere privata del suo proprio LOCULO. Se una cosa spostandosi non fosse più la stessa sarebbe un LOCULO. Per LOCULO s’intende un luogo in cui non si distingue nessun altro luogo. Il LOCULO come il luogo non sono quantità. Non si è più o meno luogo e un luogo non è certo più o meno grande di un altro luogo. Si può pensare a un LOCULO come a un punto immobile dello spazio e allo spazio come a una distesa di punti.
  45. I loculi come le cose si escludono l’un l’altro e allora la cosa è come un LOCULO e il LOCULO è come una cosa. La differenza sta tutta nel fatto che il LOCULO è a priori immobile mentre la cosa è Un LOCULO che si muovesse, si spostasse non sarebbe più lo stesso LOCULO di prima. L’identità del LOCULO è la sua “fermezza”, il suo stare fermo in aeternum.
  46. Non essendo possibile scambiare un LOCULO con un altro per cui il LOCULO x non può prendere il posto del LOCULO y, ne consegue che la dissimmetria governa l’arrangiamento dei loculi. Si avrà infatti che il passaggio di una cosa dal LOCULO x a LOCULO y non sarà come quello da y a x. Il passaggio xy è diverso dal passaggio yx.  Sono diversi tra di loro i loculi x e y e diversi sono ancora xy e yx come passaggi da un LOCULO a un altro. Ne consegue che l’insieme dei loculi ha la forma di K.
  47. L’eternità consiste nell’irripetibilità, nell’unicità della singolarità. Il singolo non può né ripetersi propriamente, né replicarsi, come un LOCULO egli giace per sempre nel suo proprio LOCULO immobile e irripetibile.

    Caos → Ordine → LOCULO
  48. Il destino ci mette in ordine e ci conserva per l’eternità del tempo. Ciascuno di noi mai più potrà riuscire dalla sequenza causale dei loculi impenetrabili della propria vita vissuta. Nessun LOCULO può essere simile a un altro LOCULO, stare al posto di un altro, né
  49. Può crearsi un luogo, un posto se già prima non c’era cioè ex nihilo ? Un LOCULO o si occupa o si disoccupa, comunque l’occupazione disoccupazione presuppone la sua preesistenza a meno che non sia luogo l’occupante o il dis–occupante. Ma come può esserci un LOCULO pieno esistente per rispetto a un LOCULO vuoto inesistente!
  50. I loculi non si possono generare. I loculi sussistono dapprima perché sia concepibile il movimento delle cose che si spostano. I loculi sono l’aspetto della fermezza delle cose, del loro stare ferme e risiedere come del loro abbandono del luogo per spostarsi altrove. I loculi sono pertanto stazione e sono la partenza e l’arrivo, l’inizio e la fine della stazione delle cose. Nel parallelismo si compie il moto delle cose e lo si consente. La convergenza è il pervenire alla meta che è stasi e occupazione del LOCULO. La divergenza invece è l’abbandono verso non si sa ancora quale LOCULO, il rilascio del LOCULO alla ricerca dell’alterità del LOCULO. La diversità compete al LOCULO, non alle cose. Non possono esserci a priori due loculi eguali dacché non può esserci un LOCULO dentro un altro, mentre le cose si assomigliano tutte tra di loro nell’agitazione che le connota alla ricerca di un LOCULO in cui sostare o per sempre risiedere come nel perno di una ruota o infissi nella stella polare.
  51. La cosa nel suo LOCULO è tesa e la tensione che l’anima è quella di fuoruscirne, ma subito che ne fuori esca trovasi imprigionata in un altro LOCULO. Non è proprio possibile per la cosa distaccarsi dal LOCULO, come una lumaca sbava di continuo il suo percorso e porta con sé il suo guscio senza mai liberarsene. Budapest … Lei che non vuole più abbandonare la casa … come gli invitati dell’angelo sterminatore.
  52. L’identità del luogo è il suo riferirsi alla totalità immobile degli altri loculi quel che altrimenti si dice la sua posizione nello spazio in cui trovasi. Il muoversi è l’abbandono di un LOCULO da parte della cosa per attingerne un altro. Potrebbe essere però che il LOCULO tragga la sua identità dall’extra giacenza, complementarietà di tutti gli altri loculi immoti.
  53. L’inclusione concerne la quantità, l’estensione. Ha senso dire che l’incluso è più piccolo di quel che lo include e pertanto la parte è più piccola dell’intero. Quel LOCULO che è parte di un locus è un luogo più piccolo. Può stare un luogo in un altro luogo più grande? E se sta in un luogo più grande dove sta? Quanti luoghi possono starci in un luogo grande?
  54. Lei che si rimpicciolisce o un oggetto fino a sparire, un concentrato di luogo fino al LOCULO il cimitero di Modena immenso e piccolo come una scatola … Spazio –> luogo, LOCULO
  55. Il LOCULO come palco teatrale … Lei sola in un palco teatrale … Che guarda con un binocolo uno spettacolo deserto, una sala deserta … Budapest… Effetto moltiplicazione specchi e mosaico di situazioni diverse.
  56. Un punto stigma da LOCULO che era si fa linea gramma se si muove e procede diventando direzione tropos.
  57. Ogni LOCULO è un foro, una stella da cui penetra una luce, un pupilla, un foro stenopeico, una camera ottica, una griglia fotografica … Buda.
  58. Le orme di lei, i passi di lei, la copia identica della cosa che si sposta e svuota, libera il luogo che occupava. Si guarda allo specchio e scompare … Campo e controcampo con lei e senza lei … Dissociare il suono dall’immagine. E’ questo un effetto straniante che insiste il tema del LOCULO Buda.[7]
  59. La flessione è una specie della variazione che presuppone la segmentazione … Varia quel soggetto che non è più com’era prima, che è diverso da prima. Se vi fosse, restasse traccia di com’era prima, memoria, il soggetto apparirebbe immutato. Si trovano foto di lei dappertutto. Lei rientra trova tutte queste foto sparse ovunque di lei che doveva uscire e le raccoglie, le ripone via o le distrugge o le cerca e non si ricorda dove le ha messe, nascoste in quale LOCULO … Buda.
  60. Dalla situazione, dall’intorno zoom in fino al particolare, delimitazione del luogo, attingimento del luogo, cuore della spirale, rotazione, avvolgimento, fissazione, centro, puro LOCULO … Buda
  61. Il SITO è una relazione. Il luogo, LOCULO non è una relazione e in tal senso è Il LOCULO semmai è una relazione come “l’internità somma” o “l’esternità somma” perciò col divino. BUDA.
  62. La potenza è come la quintessenza, multiplo e sottomultiplo di un alcunché ne sono l’articolazione che decreta lo sviluppo e l’inviluppo, l’esploso e l’imploso, il regresso e il progresso, l’universo e il LOCULO … L’articolazione, la croce, il bivio, la scelta, la cesura … sono la sussistenza degli opposti, il segreto dell’albero edenico della conoscenza.
  63. Lei che spegne e accende candele a Budapest foro stenopeico LOCULO Modena dal quadrato all’angolo alla croce.
  64. Non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena siccome partendo da un qualcosa non si può riottenere quel tutto che è stato diviso in qualcosa e il restante. Il LOCULO è Buda. L’  inesteso è l’indivisibile ed è irreplicabile e irripetibile.
  65. Budapest lo smarrimento nel ritrovare, imbattersi sempre nel diverso, il quasi simile, prende nota di tutto … vedi Memento … Nessun LOCULO è mai lo stesso, ogni LOCULO che si perde non si riesce più a ritrovare identico a com’era prima. Non esistono due loculi perfettamente identici che stiano, possano stare nello stesso LOCULO … Lo stesso luogo alla stessa ora … Si ritrova sempre nello stesso luogo segnato dallo stesso orologio … Ma è sempre la stessa ora … Possono esserci due istanti eguali?  L’appuntamento col LOCULO … Ritorna nella stessa casa coi mobili sempre spostati … Le cose non sono mai allo stesso posto …
  66. La coscienza è come il LOCULO e non può spostarsi.
  67. Noi sappiamo benissimo che cos’è l’esistere, ma non è così dell’essere. Noi non sappiamo nemmeno immaginare che cosa possa essere l’essere, cioè l’essere per sempre, l’essere ovunque, l’essere immutabile, il risiedere per sempre in uno stesso LOCULO, immutabili perché immobili, senza contrarsi né espandersi come un cuore di sangue coagulato che viva a Budapest.
  68. Il luogo, topos è una qualità. Non può esserci a priori un luogo che sia eguale, ma nemmeno simile a un altro luogo. Se così fosse non sarebbero due luoghi ma uno stesso luogo con due nomi diversi! Loculi diversi non possono sussistere, dimorare nello stesso LOCULO. Laddove c’è un’anima non può essercene un’altra!
  69. Per LOCULO deve intendersi la salvaguardia dell’identità. Ogni LOCULO non può che essere identico a sé stesso e diverso da ogni altro LOCULO. In quanto identico a sé stesso non può essere più meno identico a sé stesso e pertanto non potrà che essere una qualità non potendo essere una quantità capace di patire il più o il meno di quel che le si attribuisce o comunque una gradazione. Un LOCULO infatti non potrà essere più o meno LOCULO di quel che è.
  70. Ci sono due Lei che camminano nel parco. Quel che si muove si replica … Budapest… Il LOCULO potrà essere occupato o disoccupato dalla cosa ma giammai condiviso con un’altra cosa... Giunse a Budapest … Decise che da Budapest non si sarebbe più mossa … Effetto filatura … Lei in uscita a dx viene sopravanzata da uno slide verso dx e ricompare a sn in contro movimento dello slide … Fa dietrofront una volta sorpassata … lei viene presa da uno stato di iperacusia … Il suono viene magnificato off stage e si vede, legge nell’espressione di lei la ragione del prodursi dell’effetto.
  71. L’esistenza del soggetto si è presentata sempre in forma di coesistenza. Il ricordare, il ricordarsi del passato è sempre il ricordarsi di un intorno che si presume intatto, immutato e persistente, ciò che è del tutto presunto. Nel decorso del tempo infatti non vi è proprio nulla che possa essere rimasto tale e quale. E’ cambiato il soggetto e il suo intorno, il suo ambito nel frattempo. Non vi è proprio nulla che sia rimasto tale e quale. Il soggetto possiede o sembra possedere una limitata capacità di rimettere a posto le cose così come prima stavano, di costituire degli ambiti limitati sottratti al mutamento. Il soggetto come il battelliere che sospinge l’imbarcazione perché avanzi, fissa la pertica in un punto fisso del fondale. Quel punto fisso è il luogo immoto, è la  coscienza dello sforzo in atto che risiede sempre nel suo proprio LOCULO e attende il ritorno del viandante perenne.

05/12/17

 

 

 

 

Renato Padoan

NOTE

[1] Annotazioni sono gli appunti che vado tenendo nel mio taccuino Organizer dagli anni 90 del secolo scorso! Da questi appunti ho estratto quelle osservazioni più o meno estemporanee in cui compare il temine “LOCULO

[2] La scrittura digitale è stata paragonata al **rizoma** – un concetto filosofico sviluppato da Gilles Deleuze e Félix Guattari nel loro libro *Millepiani* (1980) – per via delle sue caratteristiche **non-lineari, reticolari e decentralizzate**.

[3] Suppongo che questo appunto che non mi è chiaro si riferisca alla possibilità di conservare in un LOCULO i resti di mia madre che poi furono bruciati e dissolti inceneriti in laguna.

[4] E’ chiaramente un ipotetico neologismo.

[5] I postacoli sarebbero gli abitanti indigeni di un territorio utopico governato effettivamente soltanto da coloro che si identificano con esso per mezzo della loro inumazione prescritta. Una tale utopia potrebbe definirsi in un’epoca di migrazioni irrequiete come la celebrazione di Anteo, quel mitico gigante che ogni volta che toccava terra riprendeva le forze e che invece fu stritolato sa Ercole!

[6] Clelia Marchi (Poggio Rusco, 19 aprile 1912 – Poggio Rusco, 6 marzo 2006) è stata un’agricoltrice e scrittrice italiana divenuta celebre negli anni ottanta per la sua autobiografia scritta su un lenzuolo. «Le lenzuola non le posso più consumare col marito e allora ho pensato di adoperarle per scrivere.» Clelia Marchi visse una vita di sacrifici neicampi, con il marito Anteo e otto figli da crescere, quattro dei quali deceduti in tenera età.Il 12 marzo 1972 perse suo marito in un incidente stradale e iniziò a scrivere un diario intimo su un lenzuolo matrimoniale del corredo, come atto d’amore verso il compagno di una vita. Il marito perduto di lei si chiamava ANTEO come il mitico gigante terrestre!

[7] Budapest e Modena sono riferimenti a un mio progetto di video sulla storia congiunta di due donne fantasma che si compie a Budapest e si conclude a Modena

2 Comments

  • Gianluca Padovan 6 Agosto 2025

    Comunicare e avere l’intento d’insegnare ai giovani necessita di una comprensione e di una capacità espositiva che innanzitutto conducono a produrre un pensiero sano, positivo e necessariamente accessibile.
    Se non si è in grado di farlo, oppure se per qualche imperscrutabile motivo non lo si vuole fare, è inutile ancorché dannoso scrive e parlare tanto ai giovani quanto ai non più giovani.
    Il lungo solipsismo con vertice o base la parola “loculo” potrebbe anche essere interessante come esercizio, per l’appunto, solipsistico.
    Ma non vi colgo alcuna attinenza con la filosofia delle linee-guida di questa “comunità filosofica” denominata EreticaMente. E non già CaoticaMente.
    Difatti reputo questo “esercizio con la penna” sul non-senso del loculo semplicemente caotico. Malsano.
    Oggi, come nel passato, non abbiamo bisogno di caos, non dobbiamo apprezzare il disordine mentale, non ci necessita la ridda di parole al vento le quali hanno la pretesa, ma non la capacità, di essere “originali”.
    Con i miei migliori saluti.
    Gianluca Padovan

  • Renato Padoan 8 Agosto 2025

    Se facessi parte di questa comunità con questo solo articolo Gianluca avresti ragione senz’altro, ma c’è ne sono degli altri con altro e scopo e funzione che mi fanno sentire degno di EretiCamente non diversamente da te. EreticaMente come ora è un evento culturale complesso, autonomo e libero che onora chi gli si rende partecipe anche nel dubbio e nella critica. Renato

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