di Flores Tovo
Kant riteneva che il
fondamento dell’agire fosse la ragione
stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il
comando universale, la legge morale per eccellenza) era da lui considerato come
“ein Fact der Vernunft”, un fatto
della ragione umana, poiché, se il fondamento fosse stato altro, l’agire umano
sarebbe stato condizionato (meglio sarebbe stato dire determinato) e quindi non
libero, in quanto dipendente e quindi non autonomo. Persino Dio non poteva
essere il nostro fondamento proprio perché saremmo stati da lui dipendenti.
Pertanto, scriveva Kant, Dio non sta
all’inizio e alla base della vita morale, ma eventualmente alla fine. Si giunge
qui al compimento dell’antropocentrismo. A tale conclusione Kant era pervenuto,
a dire il vero, per salvare la possibilità di un libero arbitrio umano,
all’interno di una natura che egli considerava, come Newton e gli altri
scienziati, nient’altro che una macchina. Per questo motivo, e solo per questo
motivo, l’uomo possiede una dignità, che
è dovuta proprio al fatto di essere un ente razionale che è “superiore ad ogni
prezzo”.
di Fabrizio Belloni
Vi
ricordate l’affare “tocai”? Il tocai è, o meglio, era un ottimo vino nativo di
San Floriano del Collio, sopra Gorizia. Tanto apprezzato che si diffuse prima a
tutto il Friuli, poi anche in Veneto.
Quando
l’Ungheria entrò nella Unione Europea, nacque il contenzioso con il loro
“Tokaj”, ottimo vino ungherese, del tutto diverso dal nostro. Secco e
profumatissimo il tocai Italiano, liquoroso, da dessert il vino ungherese.
Il
contenzioso lo perdemmo. Anche se dalla nostra parte ci fu la testimonianza del
Barone Formentini, dal cui castello, a
San Floriano, tanti secoli fa partì una baronessina che andava a sposarsi in
Ungheria. Tra le tante ricchezze che portava in dote vi era cospicuo numero di
“barbatelle”, le radici di un vino che si coltivava attorno al Castello: il
nostro Tocai. Ancor oggi, a ricordo, in Ungheria esiste il “Tokaj furmint”, a
memoria dell’origine.
Perché mi do la morte
Sono sano
di spirito e di corpo e sono innamorato di mia moglie e dei miei figli.
Amo la vita e non attendo nulla nell'al di là, se non il perpetrarsi della mia
razza e del mio spirito.
Cionondimeno,
al crepuscolo di questa vita, di fronte agli immensi pericoli per la mia patria
francese ed europea, sento il dovere di agire finché ne ho la forza; ritengo
necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci sopraffà.
Offro quel
che rimane della mia vita nell'intenzione di una protesta e di una fondazione.
Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre origini immemoriali.
Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre origini immemoriali.
Quando
tanti uomini vivono da schiavi, il mio gesto incarna un'etica della volontà.
di Mario
M. Merlino
C’è
un’altra fotografia che ho davanti a me. L’ho ritrovata nel secondo volume di
Sette Anni di Guerra, di cui avevo fatto la raccolta al tempo del ginnasio, e
che mio padre mi fece rilegare in premio non so più di quale (modesto)
risultato scolastico. E’ il primo ottobre del ’43. Il Maresciallo Graziani ha
raccolto attorno a sé alcune migliaia di ufficiali, in divisa e in borghese,
accorsi alla sua chiamata al teatro Adriano. Poi in fitta schiera a rendere
omaggio al Milite Ignoto. Ho scritto più volte che la fisiognomica non è una
scienza, forse non è neppure una garanzia, ma quegli uomini, sì, appartengono
ad altra razza. Razza dello Spirito che si esprime nel tratto del volto severo
compreso spavaldo, dal passo cadenzato e sicuro. Essi sanno, non possono
ignorare, che la guerra è perduta, ma sono lì perché un soldato misura se
stesso oltre la vittoria e la sconfitta. Vi è Graziani in alta uniforme
dell’esercito; si riconosce al suo fianco Renato Ricci in divisa della Milizia;
a lato e in borghese Francesco Maria Barracu, nominato Sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio, che finirà contro la spalletta del lago di Como per
accompagnare il Duce nell’ultimo suo viaggio.
di Fabrizio Belloni
Se
ricordo bene (mi sia perdonata l’eventuale inesattezza: non conosco la lingua
siciliana e mi tocca usare come veicolo il dialetto italiano), nella Trinacria
vi è un adagio popolare che divide gli uomini in quattro categorie: “Uomini,
mezzi uomini, ominicchi e quaquaraqua”. Non mi permetto di sindacare come
vengono classificate le persone, ma utilizzo spudoratamente l’assioma siculo a
mio uso e consumo. Anzi, lo semplifico e lo riduco, da inveterato estremista
come – grazie a dio – sono, a due sole classificazioni. Uomini e quaquaraqua.
Ne
incontriamo tutti i giorni. Sia della prima che della seconda categoria.
Magari, distratti dalla vita moderna, non ci accorgiamo di nulla.
Guareschi,
il gigante, scrisse: “l’uomo moderno corre dietro ai minuti secondi e non si accorge
che così perde la vita”.
di Enrico Marino
Pensavamo di dover ricordare Elsa
Fornero per le riforme che hanno stravolto l’art. 18 e originato il
drammatico fenomeno degli esodati e invece c’è qualcosa di terribilmente più
indegno che resterà legato al suo breve ma devastante mandato ministeriale.
L'allora ministro del Lavoro (con deleghe per le Pari opportunità) ha aderito
sei mesi fa a un progetto sperimentale del Consiglio d'Europa per la lotta alle
discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere e
ora l'Ufficio Nazionale
Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), istituito all'interno del Dipartimento per
le Pari Opportunità, ha pubblicato le linee guida di una Strategia Nazionale
LGBT per l'applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/Rec
(2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa.
di Mario
M. Merlino
Ho
davanti a me una fotografia dove si vede un uomo, con il volto segnato, i
capelli folti e bianchi, con il pastrano militare privo di spalline e gradi e
decorazioni. Un volto che racconta di antiche ed estreme battaglie, di certe
vittorie e di inevitabili sconfitte, un volto severo di chi sa rimanere in
piedi tra le rovine, preservare se stesso ed il proprio mondo interiore di
valori. Il volto di un soldato, di come dovrebbe essere ogni volto di soldato. Alle
sue spalle la tenda del prigioniero, la sabbia del deserto, un cielo grigio e
sporco. Ha avanti a sé un microfono: ‘…abbiamo operato virilmente, come abbiamo
operato, perché abbiamo creduto che quella fosse la nostra missione nel supremo
agone della Patria, che questo spirito nostro, agitato e sconvolto, possa
trovare l’imperativo morale sul quale appoggiarsi all’avvenire… Io, vostro
Maresciallo, sono presente al campo e quindi rappresento spiritualmente tutto e
tutti; la Patria
e la razza’. Asciutto e sintetico chè a un soldato non si chiede il ben parlare,
si chiede, questo sì, d’essere degno dell’uniforme che indossa in guerra e in
pace.
di Michele Rallo
La base del PD è in
rivolta contro le "larghe intese". Ed è naturale che sia così. Dopo
che per un ventennio si è detto a quella base che Berlusconi era il male
assoluto, il demonio della politica, colui che governava esclusivamente per
tutelare i propri interessi, dopo tutto questo... vai a spiegare all'onesto
militante di base che proprio con "lui" si deve fare un governo,
perché le Loro Maestà i Mercati vogliono così. La Sinistra italiana, questa
Sinistra liofilizzata e omogeneizzata al mondo del peggior capitalismo, paga
così un ennesimo scotto al pragmatismo imbecille di chi ha ritenuto di gettare
alle ortiche tutto quanto la aveva contraddistinta fino agli anni '90. Tutto ha
accettato la Sinistra — e non soltanto in Italia — pur di ottenere dai suoi nemici
una patente di agibilità politica nel mondo del dopomuro-di-Berlino: la riforma
delle pensioni, la svendita dell'industria di Stato, i licenziamenti di massa,
la privatizzazione dei servizi pubblici, il massacro dello Stato sociale, il
sostegno alle guerre americane, eccetera, eccetera, eccetera.
di Enrico Marino
Sul Sole 24 Ore del
18 aprile Sergio Luzzatto
ricostruisce l’epos resistenziale
che, alimentato dagli articoli di Italo
Calvino, elevò i fratelli Cervi a
icone dell’antifascismo e santini della liberazione. La“lezione” dell’articolo è
che “durante la guerra civile del
1943-45, i partigiani rossi erano stati vittime delle belve nazifasciste molto
più che carnefici di agnelli innocenti”. Ma se l’aprile 1945 fu il mese
delle radiose giornate è a maggio che
si consumarono alcune delle pagine più efferate del dopoguerra. Ecco la storia
dei sette fratelli Cervi e quella sconosciuta dei fratelli Govoni e da queste due storie si può vedere qual’era la differenza
tra la violenza fascista, criminalizzata come bestiale, e quella partigiana,
normalmente premiata con una medaglia d’oro. I Cervi sono antifascisti e
prendono da subito le distanze dal regime.
di Mario M. Merlino
Pochi
anni fa una giovane giornalista dello staff di Michele Santoro venne a farmi
una proposta ‘indecente’ dopo essersi
fatta dare il numero del mio cellulare dall’amico Ugo Maria Tassinari. Si
sentiva protetta, si fa per dire, più che dal fascino femminile dal fatto
d’essere stato io professore nella commissione agli esami di maturità al liceo
romano Socrate. Mi disse - io non lo
ricordavo (plausibile, però, dal momento che ho sempre pensato come penalizzare
qualcuno fosse il segno del fallimento
dell’insegnante più che dell’alunno) – che la commissione l’avrebbe voluta
bocciare e che io mi ero imposto per la promozione.
a cura di Ereticamente
A) Nella seconda parte del Suo splendido “EX ORIENTE LUX, MA SARA’ VERO?” Lei definisce il Cristianesimo “Colonizzazione spirituale”. Vuole spiegarcelo meglio? ?xml:namespace>
In effetti, non è molto complesso o arduo da capire: l'Europa è stata colonizzata, invasa dal cristianesimo che le è stato imposto perlopiù con la violenza: hanno cominciato gli imperatori “romani” rinnegati, Costantino e Teodosio, hanno proseguito Carlo Magno e i cavalieri Teutonici, poi ancora i crociati francesi che distrussero la Provenza per annientare il movimento cataro. I “sermoni” con cui l'Europa è stata convertita al cristianesimo sono consistiti principalmente in stragi, saccheggi, deportazioni.
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