Voglio subito chiarire che questo breve romanzo non è affatto una “replay novel”, per dirla con la terminologia legata ai più recenti Giochi di Ruolo (RPG). Vero è che la storia narrata in queste pagine riprende quella nata durante vari pomeriggi e notti, quando io, nel ruolo di “Master”, guidavo i miei “amici di Prati”, come solevo chiamarli allora, in una lunghissima e assai movimentata “campagna” di “Advanced Dungeons & Dragons”. Tuttavia, decisi che quelle spericolate avventure potessero diventare una storia parecchi anni dopo, e la stesura stessa di “Gaedor”, che di per sé è intesa come una Saga in più episodi, si è arric-chita e ha mutato nel tempo. Pertanto, nel momento in cui ho terminato la versione finale, guardando indietro, mi sono accorto che erano passati più di venticinque anni dalla campagna che avevo immaginato per i miei compagni. Degli originali Dagalor, Mytril e Ryuga non è rimasto molto, la mia fantasia ha preso il sopravvento e li ha cambiati in funzione di quello che desideravo raccontare.
Con queste frasi Rosati introduce il suo volume intitolato Gaedor – Il destino dietro la locanda pubblicato nella collana “I libri di Progetto Babele” nel febbraio 2026. A differenza degli altri scritti del Rosati che abbiamo avuto modo di recensire su “EreticaMente”, questo non è un saggio, ma un romanzo breve, un’opera di fantasia. Opera doppiamente “di fantasia”, potrei dire, inserendosi Gaedor nel filone narrativo del fantasy. La genesi del racconto è oltremodo curiosa perché di tratta di una sorta di interpretazione letteraria di un diario, di un resoconto… anzi, di una trasfigurazione cartacea di un’avventura “reale”, una storia vissuta “realmente” da alcuni amici, lungo sentieri accidentati, pericolosi, letali – però presenti soltanto nella loro immaginazione, nelle loro parole. Partendo da un intreccio costruito per un “gioco di ruolo”, Rosati compie un passo ulteriore, rafforza la trama e l’ordito e partorisce un libro. Una storia del tutto nuova.
Una breve sintesi dei contenuti si rende a questo punto necessaria. Il sipario si apre a Gaedor, fastosa capitale di un Impero “aggressivo e avido”. Quattro avventurieri — l’umano Ryuga (un paladino), il nano Dagalor, e i due elfi Mytril (un ranger) e Partalas (un mago-guerriero) — si recano alla locanda Il Lupo d’Oro per riscuotere il pagamento di una missione. Chi deve pagarli è Kigham-Ghul, un misterioso incantatore dai paramenti verdi, custode di una potente fonte di energia, ma l’incontro dei quattro con lo stregone degenera rapidamente a causa dell’impulsività del gruppo e della diffidenza di Partalas. Nonostante la forza dei quattro uniti, Kigham-Ghul dimostra una superiorità schiacciante, sconfiggendoli con tecniche di arti marziali e potenti incantesimi di paralisi e sonno, lasciandoli privi di sensi in mezzo alla via. Al risveglio, i quattro vengono sorpresi da un’orda di pericolosi “mezzivampiri”. Ne segue una rissa furibonda in cui Dagalor e Ryuga combattono ferocemente, mentre Partalas usa la magia per rendersi invisibile ed eclissarsi momentaneamente dallo scontro. L’intervento delle guardie imperiali mette fine al combattimento, ma i protagonisti rischiano di essere arrestati a causa del temperamento “non facile” del nano. Vengono salvati grazie all’intercessione di Nandaf Schënn, il Gran Ciambellano Imperiale e capo dell’Ordine delle Vesti Bianche. Nandaf li convoca ufficialmente per una missione disperata: l’Impero è minacciato dalle forze oscure del semidio Avigell, Signore del Caos, che dall’isola di Iarosh sta preparando un’invasione di vampiri per distruggere Gaedor. Per annullare la minaccia, il gruppo deve riattivare l’Holyalcoln, un antico manufatto dai poteri mistici. La missione richiede di recarsi a Iarosh, raggiungere il Grande Vulcano e immergere l’oggetto nell’acqua benedetta di Tamas. Durante il viaggio sulle onde marine e il successivo approdo sull’isola oscura, la tensione tra i membri del gruppo cresce. Si unisce a loro il Colonnello Lenas Jorune, un “mezzelfo” segnato dalla perdita di un compagno. Per superare i controlli nemici, Ryuga decide di giocare d’azzardo e di fingere che il gruppo voglia unirsi alla Setta del Caos. In una locanda di Iarosh, incontrano un Cavaliere Nazahir che, credendo alla loro astuta copertura, li invita a Shamdûr per assistere ai riti oscuri. A Shamdûr, i protagonisti sono testimoni della potenza di Avigell, che appare cavalcando giganteschi draghi rossi. Approfittando della confusione del rito, i quattro raggiungono le viscere del vulcano. Tra fiumi di lava e visioni infernali, Partalas riesce a immergere l’Holyalcoln nell’acqua sacra proprio mentre il vulcano inizia a eruttare… E poi il finale, che non svelo, per non guastare al sorpresa ai futuri lettori. Un finale doppio, se vogliamo, grazie all’Appendice – Rough/Touch, un racconto dall’ambientazione contemporanea che si distacca dalla narrazione fantasy di Gaedor, un racconto dal quale pare – forse – trasparire una traccia di sensibilità autobiografica dell’autore. L’inserimento di Rough/Touch abbinato all’impaginazione a due colonne del volume mi ha fatto pensare a una sotterranea citazione di “Urania”, la rivista-libro di fantascienza della Mondadori che nel suo periodo d’oro (quello dei famosi cerchi rossi con il disegno di Karel Thole) aveva proprio questa impostazione grafica interna; grafica ed editoriale, perché, in coda al romanzo del titolo, c’era sempre un racconto breve oppure una rubrica d’informazione, o anche fumetti (come “B.C.” e “Il Mago Wiz” di Johnny Hart), o tutte queste cose insieme.
Come ben spiega Santarelli nella presentazione e lo stesso autore nell’introduzione i debiti letterari sono molteplici, e vanno oltre il gioco di ruolo: il cinema e il fumetto in generale, che abbiamo visto fondamentali nella formazione del Rosati; il J. R. R. Tolkien dello Hobbit e del Signore degli anelli e in parte il C. Lewis di Narnia; i racconti onirici di H. P. Lovecraft; R. Jordan (in una certa misura); il videogiochi The Legend of Zelda e Final Fantasy. Insomma, riportando la parole dello stesso Rosati… dei “debiti” molto chiari esistono, anzi sono voluti e manifesti nel mio scritto. Non parlo di astute “citazioni bonelliane”, no, ho scientemente desiderato omaggiare tutto quel mondo del Fantastico, che, tra libri, fumetti e film, ha contribuito a fare di me ciò che sono oggi; magari non una gran persona, ma pur sempre un individuo curioso, che, da bravo tolkieniano, ritiene la cosiddetta “fuga dalla realtà” – come i materialisti della contemporaneità bollano il genere Fantasy – niente affatto segno di immaturità o codardia, bensì una sana difesa da una cultura del tangibile profondamente nociva per l’essere umano. Ragion per cui, primo e principale ispiratore di questa opera è proprio lui, il grande Professore Oxoniense, da me amato, ammirato e studiato. A Tolkien devo tutto o quasi di quello che sta qui scritto, da alcuni nomi che ricordano i suoi, alla importanza della geografia e delle lingue.
Certo, soprattutto Tolkien. E gli altri: Lovecraft, Lewis e via dicendo. E poi i GDR (come ricorda anche Altomare nella sua postfazione). Ma il Gaedor di Rosati “sente” il XXI secolo. Il suo linguaggio. Il suo ritmo. La scansione cinematografica delle sequenze. Non è una cosa negativa, per niente. I suoi protagonisti agiscono con riflessi e reazioni propri del moderno, un moderno che richiede una narrazione veloce, un dipingere multicolore del paesaggio scenario dell’azione. Chiudiamo gli occhi leggendo questa avventura e cominciamo a sentire i suoni, gli accenti, gli sberleffi; vediamo il Technicolor delle imprese epiche e dei faccia-a-faccia, dei combattimenti, degli scontri. Tocchiamo in 3D i mostri, i nani, gli esseri non-umani.
Un nuovo fantasy per tempi nuovi.
Riccardo Rosati
GAEDOR – IL DESTINO DIETRO LA LOCANDA
Presentazione di Stefano Santarelli
Introduzione di Riccardo Rosati
Postfazione di Donato Altomare
Appendice: Rough/Touch di Riccardo Rosati
Pagg. 100 – € 8.00
I Libri di Progetto Babele
Progetto Babele – febbraio 2026

