Giulio Cesare
Giulio Cesare è assai più noto come condottiero scrittore e non già come grammatico linguista. Ciò è dovuto al fatto che le sue opere di guerra si sono conservate mentre non si sono conservate quelle sue opere che parvero eccellenti di grammatico in cui si discettava quel problema che oggi complica inficia ed oscura il ragionare che si conduce in quest’abbozzo di saggio su temi essenziali e gravi del presente. Giulio Cesare avrebbe scritto due libri di grammatica dal titolo Dell’analogia. Il problema che quivi si poneva era quello del rapporto tra l’anomalia e l’analogia che è come dicessimo tra la regola e l’eccezione. In una lingua, infatti, che come il latino avesse un grado di varietà di forme flesse accettabili nell’uso contemporaneo della stessa è dato rilevare delle eccezioni nella formazione delle parole stesse per cui vengono a mancare parole che ben si potrebbe formare sulla regola stessa di quelle che si sono invece regolarmente formate. Queste anomalie assumono una forma meramente forzosa che o dà luogo a veri e propri solecismi od a restrizioni di significato come si vedrà nel caso dell’opposizione confronto elezione selezione.
L’argomento che verrà affrontato sarà principalmente quello dell’opposizione di selezione versus elezione per chiarire la vexata quaestio insorta e irrisolta con Darwin se si debbano trarre conseguenze per gli umani da quel che si congettura per le specie vegetali e animali. L’evoluzione è insomma selettiva od elettiva? Sopravvivono i migliori o si selezionano a caso i sopravviventi? Coloro che si adattano rappresentano un valore o un disvalore?
Elezione versus Selezione
Elezione si contrappone a selezione. Ciò è piuttosto immediato, ma la faccenda si rivela nell’uso linguistico complicata. Se si opera dividendo distinguendo si avrà e/lezione e se/lezione. Epperò si dice eleggere di contro a selezionare. Non si dice se/leggere che pure dovrebbe potersi dire come si contrappone elezione a selezione. Non solo ma si dice ancora eletto e non si dice che pure potrebbe dirsi seletto. Di fatto però il termine seletto è contemplato dai dizionari ma non viene usato da eventuali selettori ed anche il termine selettore non si usa come si usa in contesti analoghi il termine di elettore. Riassumendo e schematizzando avremo la seguente disposizione:
elezione, eleggere à eletto, elettore versus selezione, selezionare, selettori à seletto, selezionato.
Questa provvisoria schematizzazione degli e dei non usi, delle flessioni e delle mancate flessioni dei termini derivati da elezione versus selezione servirà di chiarimento e conduzione alla dimostrazione di come effettivamente elezione e selezione si contrappongano nella forma sia della contrarietà che in quella della contraddizione.
Quei termini che si contrappongono nell’uso per essere tali devono sia contrapporsi che assimilarsi. Insomma, l’elezione e la selezione operano sia pure in modo diverso con uno stesso risultato che è quello di ridurre i più a meno salvaguardando peraltro l’intero dell’insieme.
Gli elettori e i selettori permangono tali sia nella selezione che nell’elezione con la differenza che nel caso della selezione i selezionati i seletti sembrano possedere qualità superiori ai non seletti, mentre nel caso dell’elezione gli eletti non sembrano avere altra qualità preminente se non quella per l’appunto di essere stati eletti dagli altri che non sono stati eletti. Insomma, la selezione comporta una vera e propria distinzione in termini di valore e capacità mentre l’elezione si configura come una semplice riduzione del numero per consentire un’azione che il molteplice non avrebbe potuto condurre con altrettanta efficacia.
La riduzione della numerosità di un insieme omogeneo in una numerosità inferiore come una contrazione del molteplice originario in una singolarità ridotta si definisce in ambito matematico come una iniezione di un insieme in un altro. Se però l’iniezione avviene in uno stesso insieme ciò pone a priori il problema del come i più diventino meno senza che se ne alteri la qualità nell’ambito dello stesso insieme. Ciò si evidenzia nel caso dell’insieme degli N naturali che sono costituiti di tanti numeri quanti sono i numeri pari che ne sono parte. È possibile infatti far corrispondere a ciascun numero naturale nell’ordine un corrispondente numero pari concludendo che i numeri naturali sono tanti quanto sono i numeri pari nel senso dell’infinità. Sia i numeri naturali che i numeri pari sono infatti infiniti. L’infinità è il requisito che si esige per una selezione che estragga i pari seletti da tutti gli altri numeri naturali senza che si comprometta il principio dell’eguaglianza dei seletti con gli eletti e di questi con gli elettori.
L’elezione presuppone l’eguaglianza perché verrebbe fatto di dire si compia con giustizia la contrazione degli elettori in eletti senza turbamento della selezione comunque operata tra gli elettori.
Di contro all’elezione la selezione sia pure che contragga il numero dei selezionatori in seletti sembra operare contro il mantenimento della qualità dei selezionatori con i seletti dal momento che i seletti selezionati saranno tali a priori per un surplus di doti e capacità rispetto al totale dei selezionatori. Ciò sembra e di fatto contraddice il principio d’eguaglianza. In effetti la selezione opera in vista di una elezione che tenga conto di una insita supremazia tale nei seletti da non dover più una volta compiuta la selezione recedere a quello status che con la selezione promosse un perfezionamento della sua propria condizione.
Non avrebbe alcun senso operare una selezione che non portasse ad un miglioramento della specificità del gruppo con l’estrazione di una parte che avesse oltre i requisiti comuni al gruppo l’eccellenza di altre specifiche proprietà. Per concludere insomma sia l’elezione che la selezione contraggono il gruppo in seletti ed eletti, ma mentre la selezione presuppone la differenza l’elezione al contrario presuppone e mantiene l’eguaglianza.
I seletti sono una parte dei selettori e non potrebbe essere altrimenti siccome gli eletti sono una parte degli elettori, ma mentre il processo di elezione è reversibile per cui gli eletti ritorneranno ad essere elettori e tra gli elettori si manterrà quanto meno la speranza di poter essere eletti e comunque rieletti gli uni e gli altri sia i non eletti che gli eletti un’altra volta perché di fatto a priori non si riconosce agli eletti una diversa qualità di quella degli elettori.
È ovvio che alla nettezza di una tale contrapposizione tra eletti e seletti s’instaurano gradi e gradini che portano dall’elezione più egualitaria quale potrebbe essere un semplice sorteggio ad una elezione selettiva sia in un tempo unico e solo o in più fasi che operano mescolando elezione e selezione. Il sistema elettivo dell’Italia è apparentemente elettivo mentre è selettivo elettivo.
Dapprima, infatti, si operano delle selezioni dei candidati cui minimamente partecipano gli elettori della fase terminale finale i quali optano infine per una scelta di nomi alla cui scelta non hanno minimamente partecipato.
Educazione versus Seduzione
L’opposizione selezione elezione e qui si viene al dunque sebbene non lo sembri è l’analogo dell’opposizione educazione seduzione.
Nel caso dell’opposizione seduzione educazione ci si trova di fronte ad un’anomalia linguistica ancora maggiore per rispetto a quella di selezione elezione!
Si dice infatti sedurre e indurre e condurre ma non si dice e/durre come non si dice se/ducazione che pure si sarebbe potuto coniare come termine. Eppure, si dice duca e ducato come duce e condottiero sebbene l’Italia con il suo Duce non fosse diventata un Ducato d’Italia
Ora quanto si è potuto congetturare ed affermare a proposito dell’opposizione elezione selezione tornerà utile ad illustrare quella tra educazione e seduzione assimilando la seduzione alla selezione e l’educazione all’elezione con una correzione implicita in termini di valore morale.
Chi seduce, il seduttore conduce a sé il sedotto segregandolo in un certo qual modo dal resto mentre l’educatore l’e/duttore mantiene la distanza tra sé e l’educato. Nel caso dell’educazione non vi è a priori contagio e assimilazione ma perdura il distacco. Nel caso della seduzione invece il sedotto viene totalmente integrato nel seduttore fino ad esserne parte. Come nel meccanismo selettivo la seduzione opera escludendo il sedotto e il seduttore da tutto resto in un’intesa carnale. Colui che viene educato s’integra in un grado minore nell’educatore mentre il sedotto riesce totalmente integrato nel seduttore. Ecco allora che il seduttore è a tutti gli effetti un selezionatore ed un integratore intimo mentre l’elettore dovrebbe attenersi ad un principio di educazione e distacco.
Una volta stabilite le differenze e i contrasti vanno a dispiegarsi le mediazioni e le misture. Potrà darsi allora una seduzione educativa od una educazione seducente secondo il principio base dell’opposizione E versus SE.
Es/cre(a)zione versus Se/cre(a)zione.
Per compiere queste indagini riflessione scelgo sempre di muovere da un dizionario della Crusca della fine del 700 stampato in Venezia. Ciò mi è più comodo che non ricorrere alla rete nell’apposito sito. Ebbene in questo mio dizionario non si rinviene il termine secrezione mentre si hanno i paronimi del termine escrezione come escrescenza.
Non ci interessa evidentemente la radice nominativa quanto quella del prefisso. La radice del nome escrescenza come quella del nome secrezione è KRA da intendersi come metatesi, trasposizione di KAR o viceversa come KAR da KRA. E’ questa, peraltro, la radice di quel che cresce KRA o si corrompe come in KAR di Carie.
SE si contrappone a ES come secrezione ad escrezione.
Nel flusso degli umori del nostro corpo si ha una secrezione ed una escrezione e ciò serve ad afferrare e ritenere il senso della radice ES e della sua metatesi SE.
La radice andrebbe secondo in nostro metodo indicata, espressa con la consonante S maiuscola seguita od anticipata dalla vocale in questo caso dalla A per cui la scrittura convenzionale più corretta sarebbe (v)S oppure S(v) come nel nostro caso ES oppure SE ed infine Es/crezione versus Se/crezione.
Il nostro organismo, infatti, ha secrezioni ed escrezioni.
Distinguere in genere una secrezione da una escrezione chiarifica il processo e con esso la distinzione nella radice degli effet5ti indotti.
Il nostro organismo ha escrezioni che sono la fuoriuscita dall’organismo sano di tutto che non può essere assimilato ed entrare in circolo se non per danneggiarlo. Sono escrezioni l’urina e le feci.
L’urina e le feci che pure sono secrete dal nostro corpo dovranno essere espulse da esso e pertanto fuoriuscirvi staccandosene. È questo il senso significato delle escrezioni.
Di contro alle escrezioni stanno le secrezioni, le quali non vengono espulse dal nostro corpo ma circolano in esso per suo beneficio come i prodotti delle ghiandole endocrine o di altri apparati macroscopici.
Le secrezioni salivari ne sono ancora l’esempio.
ES e SE si oppongono come quel che fuoriesce e si distacca beneficamente = escrezione da quel che pure permane all’interno per ulteriormente beneficare l’organismo = secrezione.
Sia Es che, Se sono benefici ma la differenza che si pone tra i due processi è quella che distingue ed opporne l’integrità di un dentro fuori con il suo eventuale collasso per la perdita di una frontiera. I secreta continuano a circolare all’interno del nostro corpo per il suo mantenimento in salute mentre gli escreta vengono deiettati non assimilati all’esterno.
Tutto ciò è anche di semplicità che si sarebbe detta madornale.
Secrezione ed escrezione sono funzioni diverse di quegli organismi che siamo e che si mantengono in vita nella loro specificità individuale per mezzo dell’ambiente, dei circumfusa in cui trovansi.
Cibo, nutrimento e feci. SE versus ES = Dentro verso Fuori
Si è continuato a scrivere ES invece di EX ma è lo stesso. ES vale in composizione come EX.
La metatesi della diatesi di EX non è XE ma bensì SE.
Quel che si oppone ad EX è SE, Escrescenza a Secrescenza che però è una anomalia linguistica mentre l’analogia oppone Escrezione a Secrezione.
Della radice del resto dei termini opposti di secrezione versus escrezione si dirà a parte trattando della radice KAR KRA che è quella medesima che rinviene nel termine sanscrito di KARMA.


