4 Settembre 2026
Politica

Tastare il polso, quarta parte – Fabio Calabrese

Dopo un periodo nel quale mi sono occupato prevalentemente di archeostoria, complici le conferenze da me tenute anche quest’anno al Triskell, il festival celtico triestino di cui vi ho tenuti informati come al solito, e che come ogni anno si sono svolte pressappoco in coincidenza con il solstizio estivo, più, a cadenza bisettimanale L’eredità degli antenati, giunta ormai vicina al duecentesimo numero, è ora di tornare a occuparsi di politica attuale, a livello nazionale e internazionale.

Voglio essere sincero, avverto sempre più spesso l’esigenza di occuparmi di questioni storiche, archeologiche, culturali come una sorta di rifugio rispetto al mondo malato che ci circonda, ma è impossibile voltargli completamente le spalle, anche perché ciò significherebbe tradire un impegno che sento nei confronti vostri e di “Ereticamente”.

Io non avevo intenzione di fare degli articoli raccolti sotto questo titolo, Tastare il polso, una serie regolare, ma ogni tanto occorrerà pure sentire le pulsazioni di questo mondo malato e di questa Italia malata.

Cominciamo a dire qualcosa a partire dallo scenario internazionale. Ricordo che nei tardi anni dello scorso secolo qualcuno aveva osservato, ma certamente era un’osservazione che, oltre che un dato di fatto, rifletteva un pensiero largamente comune, che ai terrificanti conflitti che avevano caratterizzato la prima parte del secolo, due guerre mondiali nell’arco di una generazione, si erano sostituite delle crisi localizzate ma tendenti a protrarsi all’infinito. In primis, allora come oggi, la situazione in Medio Oriente, dove la creazione di uno stato artificiale da parte dell’entità sionista provocava, e non ha mai smesso di provocare condizioni di permanente frizione con il mondo islamico da cui il mondo industrializzato dipendeva e dipende per i suoi approvvigionamenti energetici.

Il trapasso del secolo e del millennio è sembrato riportare rispetto a questo scenario immobile un po’ di dinamicità, ma di certo non nel senso che sarebbe stato auspicabile.

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica e dei regimi comunisti dell’Europa orientale ad essa collegati, o per meglio dire da essa dominati, con la crisi della ex Jugoslavia, abbiamo assistito a qualcosa che non accadeva da decenni, ma una novità non certo desiderabile di nuove guerre sul nostro continente, quelle fra ex jugoslavi, appunto, e oggi il conflitto russo-ucraino.

Mi sembra quasi superfluo accennare qui alle cosiddette primavere arabe, in realtà dirette dall’esterno, manipolate da chi aveva ed ha interesse a destabilizzare permanentemente la regione mediorientale, e ancor di più all’attentato alle Twin towers dell’11 settembre 2001. Sebbene questo fatto abbia avuto un’enorme copertura mediatica, potremmo dire che gli USA hanno ricevuto un piccolo assaggio della medicina che somministrano al mondo intero da oltre ottant’anni, bombardando qua e là.

Oggi la situazione sembra tornata per certi versi all’epoca precedente, con una precaria pace globale punteggiata in determinate aree da conflitti locali incancreniti che sembrano protrarsi all’infinito, la situazione mediorientale sempre tragica, e l’ormai annoso scontro militare tra Mosca e Kiev.

Riguardo alla questione Israele-Palestina, vorrei ribadire che gli israeliani non possono vantare, a parte la religione, alcun diritto né etnico né storico sulla terra che hanno sottratto ai Palestinesi, sono in massima parte askenaziti-khazari, cioè i discendenti di popolazioni che hanno aderito all’ebraismo in varie epoche, soprattutto nel medioevo, laddove i Palestinesi, islamizzati e arabizzati dalla conquista araba della regione nel periodo califfale, sono nondimeno la popolazione che l’ha abitata per millenni.

La situazione è analoga a quella che si verificherebbe se qualcuno, con l’appoggio di una grande potenza, diciamo gli Stati Uniti di Marte, decidesse di restaurare lo stato della Chiesa dalle Alpi alla Sicilia, e poiché noi Italiani siamo cattolici troppo tiepidi, di cacciarci dalla nostra Penisola e di sterminarci per sostituirci con un miscuglio di polacchi e irlandesi.

Il conflitto russo-ucraino richiede un discorso più ampio.

L’Europa, lo sappiamo, non è certamente la UE. Quest’ultima è solo uno strumento di controllo sui popoli europei, che ha soprattutto il compito di impedire che sgarrino dalla puntuale attuazione del piano Kalergi destinato a portarli all’estinzione. L’Europa non cessa poco oltre la Vistola, ma geograficamente arriva fino agli Urali, ed etnicamente molto più in là, fino a Vladivostok, fin quasi a sfiorare il Giappone e l’Alaska USA.

Io credo che i padroni del vapore che stanno dietro le quinte del paravento democratico, ne siano ben consapevoli, anche se cercheranno in qualsiasi modo di negarlo.

E allora si capisce che il piano Kalergi presenta un vistoso “buco”, perché la parte russa della grande Europa è sottratta ai suoi effetti deleteri, e non è detto che un domani proprio da là non possa partire la rivincita. Vi sono cose, come il pensiero di Aleksander Dugin che inducono a pensarlo.

Stante l’impraticabilità di un’aggressione diretta come quelle in cui hanno fallito sia Napoleone sia Hitler, e non scordiamo che la Russia è una potenza nucleare, bisognava attirarla in una trappola per indurla a indebolirsi e dissanguarsi, la trappola ucraina, appunto.

Non dimentichiamo che l’attuale conflitto è stato preceduto da otto anni di persecuzioni di intensità man mano crescente contro i russi del Donbass, fino a rendere l’intervento di Mosca inevitabile, e che nel frattempo è stata ripetutamente e sistematicamente violata la promessa fatta all’allora presidente russo Boris Eltsin all’atto dello scioglimento dell’Unione Sovietica, di non estendere la NATO e le basi NATO di neppure un pollice verso est.

Sicuramente, questo conflitto sta costando in termini di sangue, di vite umane perdute, un prezzo per l’Ucraina ancora più alto e insostenibile che per la Russia, ma questo non contrasta di certo con il piano Kalergi che mira, ovunque possibile, a sostituire una popolazione europea con turbe di immigrati, cosa che un domani accadrà massicciamente tra la foce del Don e quella del Danubio.

Le responsabilità dell’attuale dirigenza di Kiev sono enormi, ma in ultima analisi costoro non sono che zelanti burattini agli ordini del puparo.

Veniamo adesso a parlare della situazione italiana. I sondaggi rivelano che, mentre nella prima parte dell’anno e negli anni precedenti il consenso attorno ai partiti che sostengono la maggioranza di governo di centrodestra, e in particolare Fratelli d’Italia non ha fatto altro che crescere, si è ora verificato un brusco calo che, continuando il trend attuale, mette seriamente a rischio l’attuale coalizione governativa di veder confermata la maggioranza alle elezioni politiche dell’anno prossimo.

Il motivo di ciò non è affatto misterioso: la discesa in campo di Futuro Nazionale, la nuova formazione politica guidata dal generale Roberto Vannacci, a cui alcuni sondaggi attribuiscono un consenso valutato attorno al 10%. La prima e più diretta conseguenza di ciò, è che il consenso attorno alla Lega di Salvini è crollato  livelli infimi, a tal punto che si può preconizzare che al prossimo turno elettorale il movimento ex secessionista, così come i partiti personali (bizzarria tipicamente italiana) di Lupi, di Renzi, di Calenda, faticherà a superare la fatidica soglia del 3%.

Palesemente, il movimento fondato da Vannacci sta beneficiando del risentimento di quanti sono rimasti delusi dalle mancate promesse elettorali del centrodestra, a cominciare dalla più importante di tutte, quella di bloccare l’immigrazione clandestina.

Voglio essere sincero, per un momento ho pensato di mettere da parte la mia radicata convinzione circa l’inutilità del partecipare alla carnevalata elettorale e di votare Futuro Nazionale alle prossime elezioni politiche, ma subito due considerazioni mi hanno trattenuto dall’idea di farlo. La prima è che col 10% de voti e senza alleati, non si governa.

La seconda è che il nostro generale è, pure lui come la Giorgia, filo-yankee, atlantista, filo-sionista.

Vannacci ha detto di non volersi alleare con il centrodestra. Ora, nell’ipotesi che mantenga la parola e che il trend emerso dai sondaggi sia confermato dalle elezioni politiche dell’anno prossimo, è possibile che si verifichi una situazione nella quale né il centrodestra decurtato a destra, né il centrosinistra abbiano i numeri per governare. In questo caso, cosa succederebbe? Penso che vi siano vari scenari possibili. Il più probabile è che il centrodestra riesca ad ammorbidire l’opposizione di Futuro Nazionale e a portarlo dentro le sue file. In questo caso, delle istanze innovative di cui quest’ultimo vorrebbe farsi portatore, rimarrebbe ben poco.

Un’altra possibilità è che uno dei due schieramenti riesca ad alterare l’esito uscito dalle urne facendo “campagna acquisti” nell’altro, magari provocandone una scissione.

Esperienze passate e recenti ci dimostrano che i nostri parlamentari sono disponibili a cambiare schieramento con disinvoltura, senza farsi scrupolo a tradire il mandato loro conferito dagli elettori.

Ricordo che ai tempi di Umberto Bossi, quest’ultimo faceva firmare agli eletti della Lega un foglio in bianco. Se uno di essi decideva di cambiare schieramento, su quel foglio sarebbero state scritte le sue dimissioni dalla carica elettiva. Una saggia precauzione, considerando l’inaffidabilità dei nostri politici, che non so se Salvini abbia mantenuto.

Un’altra possibilità non da escludere sarebbe qualche pasticcio di governo tecnico. Abbiamo già avuto in passato esperienza anche di questo. L’unica eventualità che mi sento proprio di scartare a priori, è quella di una grande coalizione alla tedesca. Richiederebbe un senso di responsabilità e un interesse per il bene comune di cui i nostri politici sono palesemente sforniti.

In ogni caso, non si tratterebbe di una tragedia, ma solo di un atto in più aggiunto alla farsa elettorale.

Recentemente, due fatti di cronaca hanno avuto pesanti strascichi sul quadro politico. Uno è stato il caso del gioielliere Roggero che ha ucciso due rapinatori che l’avevano aggredito, l’altro quello dell’extracomunitario Fakir, deceduto mentre le forze dell’ordine lo bloccavano perché dava in escandescenze. Disgrazia ha voluto che quest’ultimo caso si sia verificato in una città “rossa” come Bologna.

Sul caso Roggero no ci sarebbe da dire tantissimo: un uomo onesto e stimato nella sua comunità, che ha lavorato una vita, che ha già subito altre rapine e aggressioni, che ha reagito in difesa della sua persona, della sua famiglia, della sua attività, viene condannato per duplice omicidio, a causa del fatto che il “nostro” ordinamento dà un’interpretazione molto restrittiva del concetto di legittima difesa, perché nel momento in cui ha reagito i delinquenti, di cui non sentiremo la mancanza, stavano già scappando. Questo equivale a dare ai malintenzionati la licenza di delinquere. La condanna che gli è stata inflitta, quattordici anni e mezzo, apparentemente mite, per un ultrasettantacinquenne equivale all’ergastolo.

D’altra parte, i giudici che si difendono dicendo che hanno semplicemente applicato la legge, non hanno del tutto torto, è proprio la legge che è sbagliata, che pare pensata sempre a favore di chi delinque e mai di chi si difende.

Chi non rappresenta di certo il popolo italiano, ma solo gli interessi della casta, ha fatto sapere che avrebbe respinto la domanda di grazia ancor prima che venisse presentata. Quella grazia che chi di dovere non gliel’ha voluta concedere, gliela daranno gli Italiani mandandolo in parlamento l’anno prossimo, se la Lega o Vannacci lo candideranno, e sarà forse una rara occasione di dare un voto utile a qualcosa.

Il caso Fakir è addirittura grottesco, l’uomo che dava in escandescenze e autolesionismi con testate nei muri, probabilmente vere cause del suo decesso, è stato ammanettato solo dopo aver morso un agente. Le bodycam dei poliziotti lo rivelano con chiarezza, non è stato minimamente percosso.

Tuttavia, molto prima che si sapesse come sono andate effettivamente le cose, il sindaco dem di Bologna ha indetto una manifestazione che è subito sfociata in un assalto contro le forze dell’ordine.

Come se ciò non bastasse, a titolo di rappresaglia per questa morte in realtà non imputabile alle forze dell’ordine, gruppi dell’ultrasinistra organizzati militarmente hanno devastato il cantiere della TAV in Val di Susa. In realtà, per questa gentaglia qualsiasi pretesto è buono per scatenare il proprio odio verso chiunque porti una divisa.

La seconda considerazione che viene subito in mente, è che se invece di un extracomunitario, si fosse trattato di un italiano ucciso da delinquenti, della sua morte non sarebbe fregato niente a nessuno, e qui vediamo lo stigma tipico della sinistra che è sempre dalla parte degli stranieri, mentre per i propri connazionali non ha che odio e disprezzo.

La terza ci viene proprio dalle parole stesse di questi presunti antagonisti. E’ ora di finirla con l’artificiosa distinzione tra no TAV e manifestanti buoni e pacifici e gruppi violenti. I violenti, i professionisti della guerriglia urbana saranno una minoranza, ma una minoranza che trova negli altri ampia copertura e complicità.

Infine, vorrei dire che mi ha dato particole fastidio vedere sia nella manifestazione di Bologna, sia nell’assalto in Val di Susa, cosa che è purtroppo diventata abituale nelle manifestazioni dell’ultrasinistra, la bandiera palestinese. Questa bandiera, da simbolo della rivendicazione del diritto di un popolo a esistere, si sta trasformando in una sorta di gadget della sinistra, in questo modo, tra l’altro, favorendo indirettamente leghisti e altri cialtroni filo-sionisti che confondono deliberatamente la causa palestinese coi magrebini che oggi ci invadono.

La repulsione per la politica assassina e genocida di Israele nei confronti dei Palestinesi non è un monopolio della sinistra. Qui assistiamo alla stessa degenerazione simbolica che ha avuto la falce e martello, che nata come simbolo dei contadini (falce) e degli operai (martello), si è trasformata in emblema dell’oppressione sovietica e dei sui complici che hanno cercato di imporla al mondo intero e intriso il XX secolo del sangue di centinaia di milioni di morti.

Il futuro, dicevano gli antichi, è nel grembo di Giove, ma per quanto riguarda il presente, lo possiamo sintetizzare in un altro loro motto: mala tempora currunt.

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