4 Settembre 2026
Archeostoria

L’eredità degli antenati, centonovantaseiesima parte – Fabio Calabrese

Come avrete probabilmente notato dall’Eredità degli antenati precedente, nelle due prime decadi di giugno “MANvantara” non ha fatto registrare niente. L’ultimo e unico post menzionato tratto da questo gruppo, infatti, si riferisce al 31 maggio. Come dimostrano la centonovantatreesima e la centonovantaquattresima pare de L’eredità degli antenati, dopo aver sottoposto il gruppo a una robusta “potatura” eliminando tutti i post estranei al suo focus e alla sua tematica principale, c’è stato un vero exploit, che però ora sembra essersi spento con la stessa rapidità con cui si è presentato.

Colpa della pausa estiva? Forse, ma devo anche considerare l’ipotesi che il gruppo FB che ho scelto di seguire come principale traccia per la stesura degli articoli di questa serie, sia entrato in una crisi sistemica. In questo caso, le alternative non sarebbero molte. Premesso che non ho alcuna voglia di tornare a occuparmi di tutto, producendo articoli essenzialmente nozionistici e rincorrendo un’impossibile esaustività, come mi ero messo a fare prima della “riforma” dell’ottobre 2024.

Gli inconvenienti che si erano manifestati prima di allora, rimangono palesi, nonostante avessi finito per dedicare a L’eredità degli antenati quasi tutto il mio spazio settimanale su “Ereticamente”, ritardi di mesi fino a sforare la metà anno, tra gli eventi di cui parlavo e il momento della pubblicazione degli articoli.

La possibilità rimanente sarebbe quella di cessare definitivamente questa serie di articoli, e, a un passo del traguardo del duecentesimo numero, sarebbe proprio un peccato.

Comunque, chi vivrà, vedrà.

Come vi dicevo, dopo due decadi di vuoto, ecco comparire un nuovo post che, spero, non rimanga un caso isolato, datato al 20 giugno e firmato “Fondazione Le Madri”, ci parla – prevedibilmente, dato il periodo dell’anno – del solstizio d’estate e del suo significato per gli antichi.

Per tentare di comprendere il significato delle celebrazioni connesse ai due solstizi bisogna perdersi nella preistoria, poiché già in epoche remote l’uomo rileva l’esistenza di questi momenti chiave che dividono l’anno in due parti uguali, in due metà (ascendente e discendente) del moto solare annuale. Non a caso i due solstizi erano definiti “i pilastri dell’anno”.

Nel frattempo, seguiamo quel che ci racconta Felice Vinci, sempre molto attivo nel diffondere le sue concezioni del nostro passato che sfidano la vulgata ufficiale. Ci informa il 18 giugno, di essere stato invitato dal professor Pelloni a Fiuggi Expo per parlare della sua teoria sul significato astronomico della narrazione biblica di Sansone.

Ancora il 21 giugno ci racconta nuovamente della sua partecipazione a Grosseto il 24 a “Molino expo”, di cui vi ho già detto la volta scorsa.

Intanto, fortunatamente, qualcosa sembra essersi rimesso in moto in un gruppo “vicino” di cui sono del pari amministratore, “Tradizione primordiale e forme tradizionali”. E’ comunque bene precisare che questo gruppo ha un taglio diverso da “MANvantara”, più centrato su argomenti di tipo spiritualistico ed esoterico, ed ora qui non vi menzionerò i post che non c’entrano con la tematica della nostra eredità ancestrale.

Il 19 giugno troviamo un link a un filmato su You Tube che si riferisce a uno dei più importanti miti fondanti della cultura europea, una conversazione di Daniele Laganà che parla del mito del Graal, e più esattamente de Il mistero del Graal nell’opera di Richard Wagner.

Forse ancor più in profondità nelle nostre radici ancestrali andiamo il giorno 20 con un link ad un altro filmato su You Tube, stavolta ad “Avanguardia ancestrale” di Roberto Venturino con un’intervista a Rudi Toffoletti che ci parla di Sardegna sacra, misteri ed energie ancestrali, con riferimento alla cultura nuragica, in particolare pozzi sacri, tombe dei giganti e l’altare di Santo Stefano.

Ma apprendiamo che questo è soltanto il primo di una serie di eventi dedicati da “Avanguardia ancestrale” alla Sardegna e all’ancora per tanti versi misteriosa civiltà nuragica. Segue un altro incontro con Rudi Toffoletti, “Sardegna sacra e ancestrale”, ma lo “speciale Sardegna” non è finito, infatti troviamo poi un colloquio con Luigi Muscas, “Sardegna, giganti, Atlantide. Prove che la storia ha nascosto”.

In poche parole, secondo questa tesi, la Sardegna nuragica sarebbe stata la vera sede dell’Atlantide platonica. Per la verità è una tesi non nuova, ne aveva parlato anni fa anche Roberto Giacobbo a “Freedom”. Tuttavia, come credo di avervi già detto, Atlantide è stata secondo molteplici teorie, localizzata in tanti luoghi, che al riguardo preferisco non pronunciarmi.

Sarà tuttavia forse il caso di ricordare che l’antica civiltà sarda, coincidesse o no con l’Atlantide platonica, ci ha lasciato quelli che sono forse i resti della più grande città preistorica europea, il complesso nuragico di Barumini, e la più antica statuaria monumentale del nostro continente, i giganti di Mont’e Prana.

Dallo stesso sito abbiamo poi il link a una conferenza di Michael Tellinger sulle piramidi di Visoko. Tuttavia, se ricordate, io vi ho già parlato altre volte di queste presunte piramidi serbe, riguardo alle quali è tutt’altro che risolto il dubbio se si tratti realmente di piramidi, artefatti umani o non piuttosto di oggetti naturali, colline di forma approssimativamente piramidale.

Troviamo poi ancora – con un mese di ritardo – l’annuncio della conferenza di Adolfo Morganti, con la presentazione dell’omonimo libro, del quale vi ho già parlato, Merlino, Artù e il Graal, tenutasi il 23 maggio a Spilimbergo (Pordenone).

Sempre su “Tradizione primordiale e forme tradizionali” troviamo poi un buon numero di post linkati da “Pagine Filosofali”. In genere, sono restio a parlarvene perché questo gruppo creato da Luca Valentini è complementare a “Ereticamente”, e quindi suppongo non abbiate difficoltà a tenervi al corrente dei suoi contenuti, e poi tratta principalmente argomenti di spiritualismo ed esoterismo che, a mio modo di vedere, hanno poco a che fare con la nostra tematica delle origini. Questo sia detto senza minimamente disconoscere il valore del gruppo e del lavoro compiuto dall’amico Valentini.

Tuttavia, vi sono almeno un paio di post che meritano quanto meno una rapida menzione, anche se preferisco rimandarvi alla loro lettura per esteso in “Pagine Filosofali”. Uno di essi, ad esempio, ci parla della Nostalgia di Eleusi, un altro del Canto di Lachesi, un altro ancora della Misteriosofia nell’antica Grecia, abbiamo poi delle riflessioni su un dialogo platonico, il Teeteto. Direi che da tutto ciò si evidenzia un gran bisogno di recuperare la spiritualità antica, di ricomporre la frattura prodotta nell’anima europea dalla cristianizzazione.

Su di una falsariga non dissimile, troviamo poi il link a un filmato su You Tube che riporta una discussione tra Alessio Pinna e Massimo Mannarelli sul tema: Le radici giudaicocristiane dell’Europa esistono realmente?

La mia opinione al riguardo non mi sono mai preoccupato di nasconderla, e penso la conosciate bene. Il cristianesimo, della cui origine ebraica non si può dubitare, è qualcosa di spurio che è venuto a sovrapporsi, cercando a ogni modo di cancellarle, alle autentiche radici spirituali europee.

In più, come si fa notare nel corso di questa discussione, l’errata presunzione che questa eresia ebraica sia la nostra tradizione, è all’origine di una serie di complessi e tabù che vediamo oggi da parte di tanti che esitano, per esempio, a condannare la violenza genocida che Israele ha messo in atto a Gaza e nel Libano contro i Palestinesi e chiunque si suppone discendere da Ismaele invece che da Isacco, e tanto più verso chi si suppone non abbia alcuna parentela con Abramo.

Sarà forse un caso, o piuttosto una di quelle coincidenze significative di cui parlava Carl Gustav Jung, ma avevo appena steso queste note, quando ho trovato in internet una comunicazione relativa alla XIII edizione di Mythoslogos, Festival Internazionale della Sapienza, filosofia, arte e cultura dell’antichità greca e latina che si svolge a Sarzana (La Spezia) nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre. Direttore artistico è Angelo Tonelli. Sono previsti incontri con vari studiosi e personalità.

Non c’è che dire, il bisogno della rinascita dell’autentica spiritualità europea, quella le cui radici affondano ben oltre la cristianizzazione, si avverte sempre più forte.

Passiamo ora a qualcosa di completamente diverso, addentrandoci nella preistoria profonda, quella di decine di migliaia di anni fa, grazie a una scoperta dei ricercatori della tedesca Max Planck Gesellschaft.

Noi sappiamo che è utopico parlare di natura incontaminata. Da quando l’uomo si è diffuso su questo pianeta, ed è giunto dappertutto, ha sempre alterato l’ecosistema a proprio vantaggio, cacciando gli animali per nutrirsi ed abbattendo o bruciando le foreste per ricavarne terra da coltivare e legname, e tutto questo già migliaia di anni prima degli scempi ecologici della civiltà industriale, che le terre che oggi ci appaiono vergini e incontaminate sono con tutta probabilità terre dove, per un motivo o per l’altro, l’ambiente naturale ha ripreso il sopravvento.

Tuttavia, la scoperta dei ricercatori tedeschi ha di che sorprenderci.

Tracce dell’azione umana per alterare gli habitat forestali, consistenti soprattutto dai residui lasciati dall’uso del fuoco, probabilmente allora per stanare gli animali per la caccia, sono state rilevate nel sud-est asiatico, in Nuova Guinea, in Australia, oltre che nelle Americhe, riguardo alle quali sapevamo già che la caccia ad opera degli uomini ha avuto un ruolo determinante nel portare all’estinzione la megafauna composta da mastodonti e megateri, i grandi bradipi terricoli.

Ma quello che più colpisce, è la datazione di ciò che è stato riscontrato nel sud-est asiatico e in Oceania, siamo infatti attorno ai 45.000 anni or sono.

E se volete, consideratelo pure un mio chiodo fisso, ma non posso fare a meno di pormi la domanda: se l’uomo era già giunto in Australia 45.000 anni fa, come faceva ad essere uscito dall’Africa poco prima secondo la teoria dell’origine africana? Considerate che all’epoca non c’erano certo i mezzi di trasporto moderni e tutti gli spostamenti avvenivano a piedi.

Tutto ciò, a mio parere, rappresenta l’ennesima smentita dell’Out of Africa, che ormai ne ha raccolte talmente tante, che se non fosse sostenuta dal sistema mediatico ed “educativo” per motivi ideologici che di scientifico non hanno nulla, sarebbe morta e sepolta da un pezzo.

Come sapete, io sono solito, il più delle volte, concludere questi articoli con due parole conclusive – appunto – e riassuntive. Bene, stavolta questa rischia di essere la parte più difficile del nostro discorso, perché, con tutta la più buona volontà, dubito molto che, a lungo termine, “Tradizione primordiale e forme tradizionali” possa essere un sostituto efficace di “MANvantara”nel fornirmi una pista da seguire per la stesura di questi articoli, vista la natura fondamentalmente diversa dei due gruppi e delle finalità che si propongono.

D’altra parte, occorre rilevare  che, ad esempio “Frammenti di Atlantide, Iperborea” presenta quai interamente miei articoli linkati da “Ereticamente”, che non ha senso tornare a riproporvi. “L’immagine perduta” si è trasformata in un blog dove le cose compaiono con una frequenza piuttosto scarsa. L’articolo su Tolkien di cui vi ho parlato, e altri due di altro argomento che non c’entra con le nostre tematiche, rappresentano per ora tutto il 2026, e fanno seguito a un precedente pezzo risalente al dicembre 2021. “No OOA, Contro la teoria Out of Africa”, gruppo “parallelo” a “MANvantara” che Michele Ruzzai e io abbiamo lanciato contandoci molto, è fermo all’ottobre 2025, e non vi stupirà sapere che l’articolo postato in quella data è del sottoscritto. Per trovare qualcosa di non postato né da me né da Michele Ruzzai, occorre risalire ancora più indietro.

Insomma, il panorama è piuttosto sconfortante.

L’alternativa che ci sarebbe, è quella di tornare alla situazione precedente alla “riforma” dell’ottobre 2024, quando ho preso la decisione di restringere le fonti di questi articoli a “MANvantara” e ai pochi altri gruppi che ho nominato più sopra, ma sono parecchie le cose che lo sconsigliano. Prima di tutto, il web è, anche riguardo alle notizie archeologiche, un mare magnum dove si rischia di perdersi alla ricerca di un’impossibile esaustività, poi è proprio la quantità di notizie a imporre un’esposizione piuttosto nozionistica, e, me ne sono accorto io stesso, poco interessante. C’è anche il fatto della dipendenza da fonti straniere, per carità valide, come “Ancient Origins” e “Ancient Pages”, ma un pochino di orgoglio patriottico nel basarsi soprattutto su fonti italiane, ce lo vogliamo mettere?

D’altra parte so che alcuni lettori che mi seguono da anni rimarrebbero delusi se questa serie di articoli cessasse, e non c’è pensiero più insopportabile che quello di deludere chi conta su di me.

E allora che fare? Dipende molto da come si evolveranno le cose. Da parte mia rimane l’impegno a cercare di fare il meglio possibile.

 

NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra una rappresentazione del Santo Graal tratta da  Il mistero del Graal nell’opera di Richard Wagner di Daniele Laganà, al centro, locandina della presentazione del libro Merlino, Artù e il Graal, di Adolfo Morganti tenutasi a Spilimbergo, a sinistra il logo della manifestazione Mythologos.

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