Inizio la stesura di questa nuova Eredità degli antenati esattamente la mattina del 1 luglio. Questo significa che i primi sei mesi dell’anno sono trascorsi, che la prima metà di questo 2026 è ormai consegnata al ricordo, e per molti all’oblio.
Come avrete visto dalle volte scorse, per “MANvntara”, il gruppo Facebook creato dall’amico Michele Ruzzai che da quasi due anni ho deciso di seguire come pista principale nella ricerca della nostra eredità ancestrale, nel mese di giugno si è dimostrato singolarmente vuoto. Nonostante questo, sono riuscito ad andare avanti ed produrre nuovi articoli. Come? Semplice, magia, verrebbe da rispondere, la potente magia della penna o della tastiera.
Fuori di battuta, premesso che sono deciso a non tornare alla situazione precedente a due anni fa per una serie di motivi che non credo necessario tornare a spiegarvi ancora una volta, rimane da vedere se la situazione attuale è una semplice conseguenza della calura estiva e del clima vacanziero, o non si tratta invece di una crisi più profonda, strutturale, magari innescata proprio dalla drastica “potatura” a cui a maggio avevo sottoposto il gruppo, di cui sono co-amministratore, eliminando impietosamente i post che non rispettano il focus del gruppo e la cui massa era giunta a stravolgerne la fisionomia, “potatura” che pure in un primo momento sembrava averlo rivitalizzato.
Prospettiva, quest’ultima, che non posso non contemplare con un certo timore, perché implicherebbe l’abbandono di questa serie di articoli, cosa che, ormai alla vigilia del duecentesimo numero, sarebbe proprio un peccato.
Nel frattempo però, con il nuovo mese e l’inizio della parte discendente dell’anno, sembra che qualcosa si sia mosso.
Per dire la verità, possiamo cominciare da un pochino più indietro. Nella cernita, a volte anche dolorosa, che ho operato a partire della metà di maggio, ho perlopiù eliminato i post di argomento esoterico. Con tutto il rispetto per coloro che nutrono convinzioni esoteriche o spiritualiste, che, in ogni caso, non meritano minore considerazione delle religioni ufficiali, si tratta però perlopiù di questioni che esulano dalla tematica dell’eredità degli antenati. A costoro, consiglierei piuttosto il gruppo “Tradizione primordiale e forme tradizionali”, più adatto a certi argomenti.
Sono stato incerto se mantenere o meno, e alla fine ho deciso di non rimuoverlo, un post del 23 giugno che è un link a un reel di “Libreria esoterica Milano”, esso infatti ci parla di qualcosa che può rientrare anche nella nostra tematica, la spiritualità dei vichinghi.
Come ci viene detto, è vero che, grazie al sistema mediatico, essi sono noti come feroci pirati e spietati guerrieri (anche se, aggiungo io, contrariamente all’immagine mediatica oggi popolare, è del tutto falso che usassero elmi con le corna), ma a lato di ciò, essi avevano anche una forte spiritualità supportata da un ricco pantheon.
Nella mitologia nordica, esso è nato prima dallo scontro, poi dalla fusione di due stirpi divine, gli Aesir e i Vanir. Questo mito adombrerebbe un reale percorso storico, il conflitto e poi la sintesi delle culture di due diverse popolazioni, nordica ed eurasiatica, in modo in fondo non dissimile da quanto è avvenuto nel mondo mediterraneo, dove il pantheon indoeuropeo ha assorbito elementi dei precedenti culti tellurici e matriarcali.
Il 28 giugno troviamo il link a un articolo di “12.794 anni fa” che ci racconta una storia interessante. In parte, essa era già nota. Sapevamo già che circa 12.800 anni fa (forse 12.794 è una data un po’ troppo precisa sulla scala degli eventi preistorici) si è verificato un evento climatico noto come Dryas recente, in sostanza una mini-era glaciale che ha spazzato via alcune promettenti culture neolitiche, costringendo l’umanità di allora a ripartire da zero dopo il miglioramento climatico dei secoli successivi.
Si è a lungo pensato che la causa del Dryas recente sia stata un impatto meteorico, che scagliando grandi quantitativi di polvere nell’atmosfera, che, schermando la luce solare, avrebbero provocato un brusco crollo delle temperature. Bene, a quanto pare, la conferma è arrivata. Carotaggi effettuati nei ghiacci della Groenlandia hanno rivelato per l’epoca un’insolita concentrazione di platino, elemento raro (e prezioso) sulla Terra, ma frequente in comete e asteroidi, così come “la firma” dell’impatto che portò all’estinzione i dinosauri 66 milioni di anni fa, è rappresentata da un’anomala concentrazione di iridio negli strati geologici. Naturalmente, l’impatto del Dryas recente deve essere stato di un corpo di dimensioni molto minori, altrimenti noi non saremmo qua.
Il 1 luglio troviamo postata purtroppo solo la copertina del testo (vi traduco il titolo in italiano) Origine polare della tradizione vedica di Bal Gangadhar Tilak. La cosa singolare è che si tratta di un’edizione italiana, pubblicata da Archè Milano nel 1979, ma il testo è in francese.
Tuttavia la teoria dello studioso indiano, esposta soprattutto nel libro La dimora artica nei Veda, è nota. In base a considerazioni di carattere astronomico, Tilak deduce che la tradizione vedica debba essersi formata nella patria originaria degli ariani dell’India, che doveva essere collocata ad alte latitudini boreali.
Nel frattempo, in un post della stessa giornata, il nostro infaticabile Felice Vinci ci parla della sua partecipazione alla manifestazione Molino Hub di Grosseto, ma dato che ve ne ho parlato la volta scorsa, ora non entro nei dettagli.
Sempre, tenendoci per il momento fuori da “MANvantara”, concedetemi un altro passo indietro. Delle conferenze che ho tenuto quest’anno al festival celtico triestino Triskell, vi ho già raccontato, e in particolare di quella di venerdì 26 giugno vi ho già dato una breve sintesi. Come avete visto, essa è stata basata sul concetto che l’Europa e non il Medio Oriente è stata il luogo d’origine della nostra civiltà.
Bene, quando ho passato la parola agli spettatori per eventuali domande e repliche, essa ha ricevuto la preziosa chiosa di Michele Ruzzai che ha fatto notare come la nota tesi di Colin Renfrew dell’“onda di avanzamento”. Secondo la quale l’agricoltura sarebbe stata diffusa in Europa da contadini mediorientali che espandevano gradatamente i loro territori e la loro presenza alla ricerca di nuove terre da coltivare, sia stata del tutto smentita dalla genetica, essa implicherebbe infatti una massiccia diffusione di geni mediorientali nel genoma europeo a partire dal neolitico, ebbene, questo proprio non consta, fino a tempi recentissimi, il patrimonio genetico europeo è rimasto sostanzialmente invariato fin dal paleolitico.
(Su Renfrew bisognerebbe fare un discorso a parte, infatti io vi ho più volte citato sia la sua denuncia della rigidità conservatrice dell’ambiente archeologico, restia a raccogliere le nuove informazioni fatte conoscere dal radiocarbonio e dalla dendrocronologia che stanno ribaltando molte idee consolidate, sia la sua opinione secondo la quale i costruttori dei megaliti britannici e della costa atlantica del nostro continente non erano, come voleva qualcuno, una sconosciuta popolazione pre-celtica, poi sommersa dall’espansione dei Celti, ma proprio gli antenati dei Celti storici. Ora, al riguardo, la mia opinione è che bisogna essere pragmatici. Teniamo buono di questo ricercatore, come di altri, ciò che il tempo ha confermato valido, e lasciamo cadere ciò che ha dimostrato di non esserlo).
Devo essere sincero: l’esposizione di Ruzzai è stata così precisa e dettagliata da farmi temere che la mia sfigurasse al confronto. Più tardi, in una comunicazione privata, Michele si è quasi scusato, temendo di essere andato fuori tema introducendo elementi di genetica a margine di un’esposizione di carattere prevalentemente archeologico. Un atteggiamento che rivela una modestia forse eccessiva in uno studioso della sua serietà e competenza, ma pensiamo a quanti leoni da tastiera ci sono, a cui il web ha dato sin troppo spazio, che ritengono ogni loro parola oro colato.
Se oggi “MANvantara” appare in crisi, la situazione di altri gruppi similari si può definire addirittura tragica. Prendiamo ad esempio “Frammenti di Atlantide-Iperborea”, letteralmente tutti i post recenti che vi compaiono sono opera mia, e si tratta di link ad articoli che avevo già pubblicato su “Ereticamente”, quasi sempre della serie L’eredità degli antenati. Mi sembra di essere quasi il solo a sforzarsi di tenere in vita questo gruppo.
Per trovare qualcosa di diverso, bisogna risalire al 29 marzo, dove troviamo la locandina della pubblicazione della Guida all’Europa megalitica di Andrea Anselmo, della quale vi ho già parlato a suo tempo.
Risalendo ancora più indietro, e sempre senza prendere in considerazione i miei post, bisogna arrivare fino al 25 gennaio, dove troviamo un post di Metafisica Universale che allora non degnai di attenzione, perché, come vi ho più volte spiegato, senza voler togliere nulla al loro valore intrinseco, gli argomenti di tipo spiritualistico-esoterico, hanno ben poco o nulla a che fare con la tematica delle origini.
Tuttavia mi accorgo, a un esame più attento, che vale la pena di dire qualcosa anche su di esso.
All’epoca, Donald Trump, recentemente rieletto alla Casa Bianca, aveva prospettato l’annessione della Groenlandia da parte degli USA. La grande, gelida, quasi disabitata isola settentrionale, forse ricca di risorse minerarie, è un retaggio che le esplorazioni vichinghe hanno assegnato alla Danimarca. Ora l’aspirazione annessionistica di Trump verso la grande isola, che avrebbe quanto meno creato il precedente di un territorio appartenente a uno stato della NATO invaso dagli USA, appare almeno provvisoriamente accantonata in favore di altre pericolose velleità, comunque l’autore del post ha preso spunto da questa vicenda per ricordare il tema delle origini nordiche dell’umanità presente nelle dottrine tradizionali:
“C’è sempre e comunque una Groenlandia di conquistare. Un Polo Nord, una dimora artica da dove forse arriviamo e che aspetta il nostro ritorno”.
Molti miti e leggende dei popoli di diverse parti del mondo, ovviamente non da prendere alla lettera, ma da interpretare nel giusto contesto, collocano l’origine della nostra specie alle latitudini artiche, mentre nessuno di essi menziona mai la presunta provenienza africana.
Volendo, si può ricordare anche l’insediamento preistorico rinvenuto nella località groenlandese oggi chiamata Deltaterrassene (nome che è una deformazione locale di quello attribuitogli dai ricercatori che l’hanno rinvenuto, Delta Terraces), situato nel nord della Groenlandia ben oltre il circolo polare, un luogo oggi assolutamente inabitabile senza speciali attrezzature moderne. Che millenni or sono l’Artico dovesse essere un ambiente completamente diverso, oggi appare fuori di dubbio.
La crisi, come abbiamo visto, sembra coinvolgere non solo “Manvantara” ma anche i gruppi similari. Ho il sospetto che si tratti di qualcosa di fisiologico, e vedo di spiegare la mia idea al riguardo.
Questi gruppi non sono perlopiù nati per fare sfoggio di erudizione, ma in risposta, nei limiti delle nostre possibilità, a una delle più plateali menzogne della “scienza” (cioè ciarlataneria) democratica, la favola dell’Out of Africa, della presunta origine africana della nostra specie, favola che nelle sue forme più estreme è giunta addirittura a sostenere che i nostri antenati sarebbero stati “neri” fino all’età storica, poche migliaia di anni or sono, presentandoci Etruschi, Inglesi, Romani, perfino Vichinghi neri o multietnici, tutto ciò allo scopo di indebolire la resistenza psicologica all’immigrazione-invasione di cui oggi siamo vittime.
Oggi la cosa sembra essersi attenuata, e di conseguenza la tematica delle origini registra un calo di interesse, ma noi sappiamo che dopo il cannoneggiamento navale, arriva lo sbarco dei marines a Omaha Beach, e non è assolutamente il caso di abbassare la guardia.
Comunque, stando così le cose, devo considerare molto seriamente l’eventualità di non poter continuare questa lunga serie di articoli per la mancanza di materiale adatto, a meno di non ritornare alla situazione antecedente a due anni fa, cosa che vorrei francamente evitare.
E questo sarebbe veramente un peccato, perché nell’approssimarsi dell”imminenza del duecentesimo numero della serie, avrei pensato alla stesura di un articolo davvero speciale che ripercorresse come si è evoluta e trasformata nel tempo, oltre a condensarne le principali tematiche.
Se ricordate bene, fino al 2022 avevo l’usanza di stilare, a conclusione di un anno un articolo riassuntivo. Dal 2023 in poi non l’ho più fatto perché gran parte di quell’anno e di quello del successivo, vedendo che la tematica delle origini si allargava man mano che scoprivo sul web nuove fonti sull’argomento, e mi davo alla ricerca di un’esaustività che di fatto si dimostrava impossibile, gli articoli di questa serie prendevano a occupare quasi del tutto il mio spazio settimanale su “Ereticamente” a discapito di tematiche più attuali e non meno importanti.
Dopo “la riforma” dell’ottobre 2024 con la drastica riduzione delle fonti, non l’ho comunque più fatto, perché essa comunque l’avevo compiuta per lasciare spazio ad altre tematiche, ma mi è sempre rimasta la sensazione di essere nei vostri confronti in debito per qualcosa.
Da qui il progetto di quello speciale duecentesimo numero cui vi ho accennato, ma ora devo aggiungere “Ammesso che ci arriviamo”.
Il futuro, dicevano gli antichi, è nel grembo di Giove, ma la volontà di fare in ogni circostanza che si presenti, il meglio possibile, dipende da noi.
NOTA: Nell’illustrazione, a destra il testo di Tilak (in francese) Origine polare della tradizione vedica, al centro, un’immagine notturna dei Tre Archi e del labirinto magico al Triskell, il festival celtico triestino, alle spalle di essi si trova il cerchio di pietre dove ho tenuto la mia conferenza e ottenuto la penetrante replica di Michele Ruzzai, a destra l’immagine, forse una pietra runica, che correda l’articolo sulla Groenlandia di Metafisica Universale su “Frammenti di Atlantide-Iperborea”.

