21 Dicembre 2025
Attualità Libreria

“Più libri più liberi”: la Caporetto dell’antifascismo – Pietro Cappellari

 

Passaggio al Bosco sbanca alla fiera dell’editoria: un successo senza precedenti

 

Roma, 8 Dicembre – Al termine dei cinque giorni dell’importante Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma una considerazione salta agli occhi di tutti: è accaduto quello che negli anni precedenti non era mai avvenuto. Ossia, una piccola e sconosciuta casa editrice ha monopolizzato l’intera manifestazione culturale, incassando un successo che ha lasciato allibiti tutti. E tutto questo senza fare assolutamente nulla. Ma andiamo per ordine.

Da anni, piccole case editrici “antagoniste”, revisioniste ed identitarie propongono i loro testi in tutte le fiere d’Italia, cercando – con coraggio, onestà intellettuale e professionalità – di preservare idee e storie che il sistema ciellenista ancora al potere vorrebbe seppellire nella “fossa comune” appositamente approntata dall’egemonia culturale di sinistra. Fin qui, quindi, nulla di nuovo. Senonché, ultimamente, alcuni settori della sinistra arcobaleno, ormai conscia di non rappresentare più nulla, hanno resuscitato un “antifascismo morale”, tentando di recuperare il terreno perduto, lanciandosi nella “caccia al fascista”, soprattutto in quel settore che, fin dagli anni ’60, hanno egemonizzato impunemente: quello della cultura. Crollato anche questo “muro di protezione antifascista”, hanno cercato di correre ai ripari, in un mondo che è considerato dai sinistrorsi “cosa nostra”. Si ricorderà l’episodio della casa editrice Altaforte, esclusa dal Salone del Libro di Torino nel 2019, perché vicina a Casapound. “Cosa nostra”… e come mafiosi si comportano, rispolverando il vizietto totalitario della sinistra marxista. Fin qui, ancora, nulla di nuovo. Ma quello che è successo in questi giorni a Roma non ha precedenti.

Saputo che, per la prima volta, la casa editrice fiorentina Passaggio al Bosco ha ottenuto – regolarmente, come tutti gli altri – un posto alla Fiera “Più Libri Più Liberi”, la sinistra arcobaleno è collassata e, in un cortocircuito delle coscienze, ha chiamato a raccolta i “gendarmi della memoria” e tutta l’impolverata intellighenzia che da anni pontifica la sua superiorità morale sui mass media italiani. Cantanti e fumettisti, “nani e ballerine”, scandalizzati, hanno chiesto – rispolverando le sottoscrizioni pubbliche antifasciste degli anni ’70 – la messa al bando dei “camerati fiorentini”, in quanto nazisti, fascisti ed anche “nazzifassisti”, secondo un linguaggio più inclusivo. Purtroppo, per loro, non siamo più negli Anni di Piombo e quello che un tempo avrebbe scatenato i vari “servizi d’ordine” con le loro lucenti chiavi inglesi, si è tramutato in un boomerang senza precedenti. Un assalto con certezza di vittoria che è diventato una storica Caporetto per tutto il movimento antifascista 2.0 di oggi.

L’appello di una esigua minoranza rancorosa – solo venti case editrici su 600 espositori! – si è concretizzato in una marcetta al canto del falso inno partigiano Bella Ciao – canzoncina scritta nel 1953 e diffusasi negli anni ’60 – davanti al banco della Passaggio al Bosco, incassando più ironia che consenso. È vero, non ci sono più i “servizi d’ordine” di una volta come abbiamo detto, ma nemmeno si è riusciti a mobilitare qualche “sbandato” per fare “giustizia proletaria”, come si usa a sinistra. Del resto, reclutare nei bassifondi qualche esaltato che raccolga l’indignazione e le parole d’ordine degli antifascisti al caviale sta diventando sempre più difficile. Insomma, un conto è far affidamento sui maranza per gli scontri di piazza, un conto è sperare che questi paghino il biglietto per entrare in Fiera… E così la marcetta arcobaleno si è sgonfiata come un palloncino, provocando la reazione della società civile, stanca di questa intolleranza e di queste prepotenze. Andati via gli “antifa’ qui quo qua”, il banco della Passaggio al Bosco è stato preso d’assalto, non dai nuovi partigiani con fazzoletto fuxia però, ma dai curiosi e dagli acquirenti che lo hanno letteralmente saccheggiato, tanto da mettere in serie difficoltà i ragazzi fiorentini che, per ben due volte, sono dovuti andare a Firenze per rinfoltire i titoli andati letteralmente esauriti!

Questa la cronaca. Ma ci sono delle riflessioni che vogliamo fare e condividere con i nostri lettori. Per prima cosa, vedere decine di persone accalcarsi davanti al banco di Passaggio al Bosco, ininterrottamente, per tutti i giorni della fiera, ci ha lasciato increduli. Secondo, cosa che ci ha lasciato sbigottiti, è vedere gente andare via con buste della spesa piene di libri come si fosse al supermercato. E tutto ciò, si badi bene, mentre tutti gli altri espositori rimanevano al palo. Tra tutti i 600 editori – ben più blasonati e conosciuti della Passaggio al Bosco – nessuno ha registrato vendite ed affluenze minimamente confrontabili. Non si è trattato di sole vendite “militanti”, che sono state solo una piccola minoranza del totale, in quanto i testi della Passaggio al Bosco sono conosciuti e circolano da sempre nell’ambiente nazional-popolare, identitario e sovranista. Noti sono i pregevoli studi tradotti dal francese dell’Istituto “Iliade”; i saggi politici, tra cui spicca un tomo eccezionale sulla Rivoluzione conservatrice che lascia a bocca aperta al solo vederlo; ma anche manuali sul socialismo nazionale e saggi storici, come la più importante analisi sulla Rivoluzione fascista 1919-1922 (quattro volumi, oltre 2.300 pagine) pubblicata negli ultimi anni o sulla storia del Movimento Sociale Italiano, la “casa comune” dei fascisti per un cinquantennio.

Certo, diverse comunità politiche “antagoniste” romane hanno presenziato all’evento, esprimendo viva soddisfazione per un successo che non ha precedenti, che ripaga anni di impegno in difesa di valori assoluti. Ma il picco delle vendite ha avuto altra genesi. Si è trattato, prima di tutto, di un consenso registrato tra persone aliene dalla militanza politica, che hanno voluto esprimere il loro interesse e la loro solidarietà ai ragazzi di Firenze. Persone “normali”, quindi, che hanno pagato il biglietto, che si sono fatti una bella passeggiata ed hanno apprezzato i testi proposti dalla casa editrice fiorentina. Una solidarietà spontanea, quindi, popolare diremo.

Non sono mancate prese di posizioni – per lo più personali e di facciata – di qualche esponente della destra, di quelli che quando hanno ricoperto le cariche di Sindaci, Assessori e quant’altro hanno sempre ignorato certe realtà culturali non allineate al sistema, preferendo assecondare l’antifascismo 2.0, lo sappiamo. Per questo, sebbene accettata, questa solidarietà a parole, non ha destato il nostro interesse. Del resto, i testi di Passaggio al Bosco potrebbero far venire il mal di stomaco ai Donzelli di turno, essendo, per la destra, volumi “indigesti” ed “impresentabili”. L’altra faccia della medaglia di “impubblicabili”, come li bolla la sinistra. Sia chiaro, la casa editrice fiorentina è indipendente da tutti, prima di tutto da simili personaggi della destra, che per fortuna ci hanno risparmiato le loro passerelle elettorali di “solidarietà”.

Un fenomeno editoriale su tutti ci ha sorpreso, quello dei libri dedicati alla figura del carismatico “Capitano” romeno Codreanu, scoperto dai giovani fascisti italiani degli anni ’70, e del quale non si parlava più da almeno un ventennio. Improvvisamente, è diventato uno dei casi della Fiera: tutti i testi che parlavano di lui sono stati esauriti – comprese le scorte di magazzino! –, nel giro di poche ore. Infatti, il successo che ha “stravolto” la Passaggio al Bosco ha “travolto” anche l’altra casa editrice che gli antifa’ avevano tentato di gettare sul fuoco dell’epurazione, la Idrovolante del brillante Daniele Dell’Orco, un giovane professionista dell’editoria e della cultura che non ha rivali in Italia per preparazione ed onestà intellettuale. Ebbene, siccome che San Domenico, che è stato fatto Santo perché bruciava libri proibiti, non va più di moda, anche Idrovolante ha visto polverizzare in poche ore trenta titoli – tutti esauriti, comprese scorte di magazzino –, tra cui il volume su Codreanu di Carlo Sburlati, come abbiamo detto, assurto a best seller della Fiera. Con buona pace dei nostalgici arcobaleno di Nicolae Ceaușescu. Analogamente è accaduto per il nostro L’invenzione dell’antifascismo, esaurito in poche ore e andato oggi in ristampa; e per Tora Tora, il romanzo sul Golpe Borghese di cui, proprio il 7 Dicembre, ricadeva l’anniversario.

Se fino a pochi anni fa i San Domenico della sinistra italiana potevano impunemente bruciare le librerie “nazzifassiste”, come la Ritter di Milano o la Libreria Europa di Roma, oggi il vento della “secolarizzazione” civile ha spento questi bagliori del progressismo nostrano.

Se è questo è quello che si è registrato “dietro” il banco della Passaggio al Bosco e della Idrovolante, ancor più esilarante è stato osservare quello che avveniva “davanti”, oltre i curiosi e gli acquirenti, che per tutta la durata della Fiera hanno costruito un vero e proprio muro umano che impediva anche di comprendere cosa stesse accadendo.

La fiumana di gente che passava non poteva che rimanere sbigottita davanti all’afflusso, soprattutto se confrontato con quello che stava avvenendo agli altri banchi. Quella ventina – su 600, si ricordi sempre! – che sfoggiavano orgogliosamente il bollino antifascista erano deserti e la gente girava alla larga, stanca di sentir ancora parlare di antifascismo, di rieducazione sessuale dei minori, di lotta al patriarcato imperante, di inclusione arcobaleno, di meticciato e quant’altro. Dietro quei banchi facce tristi, musi lunghi, il silenzio.

E la fiumana passava davanti alla Passaggio al Bosco. Tutti esclamavano: «Che pubblicità che gli hanno fatto!». Chi sorridendo beffardo, chi incartapecorendo la sua faccia in una smorfia di dolore. E qui la politica, lascia il posto all’antropologia. C’era la ragazza rigorosamente senza trucco, capelli sfatti e vistosa peluria in volto per combattere il patriarcato, che lanciava occhiate d’odio. C’era la mamma sconsolata che rispondeva alla figlia che constatava il successo sfacciato dei fascisti: «Eh! Che vuoi fare! Se sono al Governo, qualcuno li avrà pure votati»… C’era il ragazzotto trasandato con la maglietta delle Brigate Rosse che velocemente passava, certo di aver compiuto un coraggioso atto di provocazione; come la donzella ben vestita che, come una graziosa ochetta, rideva, rideva, rideva, convinta di sfidare così i fascisti a singolar tenzone, mascherando quello che a tutti è parso più un principio di isteria. C’era la radical chic adornata con vestiti da bancone del mercato, magari da 300 Euro al pezzo; come il bel ragazzo con giacca e maglietta bianca griffata col “papavero partigiano” che, però, si stravaccava a terra stanco del lungo camminare, frantumando così la sua “aurea”. Ma quello che più ci ha dato soddisfazione è stato il volto delle Professoresse e delle Maestre dalla penna rossa, quelle convinte di essere investite di una missione di rieducazione dei minorenni nel nome dell’inclusione, della tolleranza, del progressismo arcobalenoso. Certe di “pescare” nel loro mondo, si sono trovate davanti una realtà agghiacciante. I loro sguardi, tra l’incredulo e l’addolorato, hanno ripagato anni di supponenza e prevaricazioni subiti sui banchi di scuola. Oggi, si sono accorte che non rappresentano nessuno, se non la loro ristretta cerchia di compagni (di partito, non di scuola) e tutto quello che per decenni hanno seminato non ha germogliato, come gli appelli al voto di Fedez e della Botteri: i milioni che li hanno ascoltati, hanno fatto l’esatto contrario.

Qualcuno, come al solito, avrà pensato di lanciare degli appelli al Presidente della Repubblica, al Ministro degli Interni, al Prefetto, alla Questura per impedire questa manifestazione “eversiva”, per difendere la Costituzione “antifascista” (?). Mah! Una volta erano per la dittatura del proletariato, adesso difendono la democrazia borghese e capitalista. Bontà loro.

Solo oggi molti antifascisti hanno capito che non sono e non sono mai stati dalla “parte giusta” della Storia. A costoro noi diciamo che non prendiamo lezioni da nessuno, per citare un libro di Francesco Polacchi.

In questo scenario, dobbiamo anche fare un mea culpa, per il giudizio affrettato che abbiamo dato su simile fauna progressista, che ha rischiato di colpire tutti coloro che professano idee di sinistra, indistintamente finiti in quello che può sembrare un calderone lombrosiano. Ci siamo sbagliati, perché questi “gendarmi della memoria” con fazzoletto fuxia rappresentano solo una minoranza della stessa sinistra. Chiassosa, folcloristica, ma sempre una minoranza. Una donna ci ha colpito e ci ha fatto riflettere. Una signora di sinistra, infatti, con gentilezza e nobiltà d’animo, si è avvicinata al banco della Passaggio al Bosco prendendo le distanze da quello che avevano fatto i compagni, ha acquistato due volumi e ha detto che, prima di giudicare, si sarebbe almeno dovuto conoscere cosa si condannava. Davanti a tutto ciò, non possiamo che chinare il capo.

Dobbiamo chiudere questa riflessione con un pensiero a tutti quegli editori – 580 su 600, ricordiamolo! – che sono stati marginalizzati per tutta la Fiera, le uniche vere vittime dell’antifascismo 2.0, che si è pavoneggiato per poche ore in una ridicola danza tribale, per poi battere in triste ritirata, come i tifosi di una squadra che retrocede dopo aver perso pure 10 a 0 la stracittadina. Avrebbero meritato ben altra considerazione questi editori, non l’essere stati ostaggi di prevaricatori di sinistra, di “gendarmi della memoria”, di intellettuali militanti che fanno le faccende di casa per combattere il patriarcato. Erano lì perché amano il loro lavoro, avrebbero voluto condividere le loro esperienze e i loro volumi con il pur numeroso pubblico: tutto ciò non è stato possibile. Sanno chi devono ringraziare.

Di questa irripetibile – antifascisti permettendo – esperienza valga il motto che ha svettato per cinque giorni sulla parte del banco della Passaggio al Bosco: “Esistere è combattere quello che mi nega”. E dopo il successo ottenuto, possiamo dirlo con una certa soddisfazione, citando una canzone degli Ultima Frontiera: siamo il problema e la risoluzione.

 

Pietro Cappellari

Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì)

Autore della casa editrice Passaggio al Bosco

 

4 Comments

  • Paolo Girardi 9 Dicembre 2025

    Bellissimo articolo !

  • Primula Nera 9 Dicembre 2025

    È un riflesso automatico ; ogni qualvolta in tanti ( peraltro alcuni molto potenti)si schierano contro uno( tra l’altro molto piccolo), si è portati a schierarsi con quest’ultimo. Diciamo che il successo di Passaggio al bosco è dovuto in larga parte all’antipatia viscerale che suscitano certi professionisti dell’antifascismo ( anche a chi, come me,fascista non è) ; gente che ci spiega continuamente cosa dovremmo leggere, come dovremmo parlare o con che termini definire le cose, cosa commemorare e cosa no, persino cosa pensare ; sempre con l’indice alzato e lo sguardo severo e (finto)indignato di chi vorrebbe suscitare sensi di colpa e timori nell’interlocutore. Ecco ,comprare libri da Passaggio al bosco, ha equivalso per molti ad un liberatorio “andate a quel paese” verso un mondo che,soprattutto negli ultimi quindici anni,ha spadroneggiato in modo ossessivo e soffocante…

  • Giorgio Vitali 9 Dicembre 2025

    ARRIVA il momento in cui si comincia a disvelare la realtà della società italiana, che non è, e non è mai stata, quella che credono i XRYSTIANI. La storia è fatta SEMPRE di questi momenti. Il resto è cascame di ceri bruciati e puzza di incenso. Giorgio Vitali.

  • Giorgio Vitali 9 Dicembre 2025

    INFORMARE il Card. ZUPPI. Che non mandi le Sardine alla mostra dei libri eretici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *