Come avevo sperato, agli inizi di settembre, “MANvantara” sta conoscendo un risveglio peraltro timido di attività, forse dipende dal fatto che, nonostante il declinare della stagione, la calura estiva non sembra affatto intenzionata a mollare la presa.
Come vedremo, un non tanto piccolo sussulto di attività l’ha avuto pure il gruppo “gemello” “No OOA”, e questa è una cosa positiva, perché quest’ultimo sembrava del tutto morto, o meglio non avere mai preso veramente vita.
Il 21 agosto c’è un post che ho trovato alquanto criptico, Ethnomediterraneo delle Anthpologos Culture.
“Il Mediterraneo è una civiltà dalle etnografie complesse che pone al centro modelli di civiltà tra Occidente e Oriente. Una storia che trova nel suo interno una valenza prettamente antropologica tra archeologia, filosofia, letteratura e archetipi”.
Molto interessante, ma purtroppo non è per nulla chiaro di che cosa concretamente si tratti, un convegno o che cosa?
Proseguiamo con un link del 26 agosto – per la verità è un link a un altro link, e questo rende difficile capire dove sia stato postato l’articolo originale, ma non è un grosso problema, infatti la notizia si ricava anche da altre fonti, è una di quelle che stanno facendo discutere il mondo scientifico, non solo il web.
Nel canale di Penghu a Taiwan sono state ritrovate ossa umane, precisamente un femore e una tibia risalenti a circa 45.000 anni fa. L’analisi delle proteine fossili ha permesso di stabilire che appartenevano a un denisoviano. Quello che ha stupito i ricercatori, è il fatto che l’uomo a cui appartenevano, doveva essere alto circa un metro e ottanta centimetri, un’altezza paragonabile a quella degli esseri umani moderni di alta statura, e questo contraddice la presunzione che gli uomini primitivi fossero bassi e che l’altezza sia gradualmente aumentata nel tempo. Personalmente, non me ne stupisco, non avendo mai condiviso tale presunzione.
Dell’anatomia degli uomini di Denisova, sappiamo ancora poco, tuttavia si può ricordare che il famoso Dragon Man, inizialmente classificato come Homo longi e poi riconosciuto come essere un denisoviano, il cui teschio è stato rinvenuto in Cina, sembra essere stato un uomo particolarmente robusto.
Il femore e la tibia, che potrebbero aver fatto parte dello scheletro del medesimo individuo, ma anche no, impossibile stabilirlo con certezza, sono stati chiamati Penghu 2 e Penghu 3. Peccato che di Penghu 1 non ci venga detto assolutamente nulla.
Continuiamo a parlare di Asia orientale. Il 27 un post ci parla degli Ainu, un’antica popolazione che vive ancora oggi nell’isola giapponese di Hokkaido e sono caratterizzati da lineamenti europidi e un’accentuata pelosità. Il post accenna anche ai misteriosi Jomon che avrebbero popolato le Isole Nipponiche prima della loro colonizzazione da parte di genti mongoliche. Personalmente, penso che il mistero non sia tale, e che i due misteri si illuminino a vicenda, che gli Ainu sia quel che rimane oggi degli Jomon, a loro volta residuo di un antico popolamento bianco dell’Asia precedente all’espansione delle genti mongoliche, e di cui rimangono tracce anche altrove nel grande continente.
L’Ainu la cui foto è riportata nel post, è paragonato come aspetto a Rasputin, una somiglianza che io francamente non vedo.
Sempre il giorno 27, Michele Ruzzai ci informa che è stata pubblicata per Hipérbola Janus l’edizione spagnola di Dimenticare Darwin di cui ha scritto l’introduzione a questa edizione.
Il discorso sull’evoluzione è complesso, e l’ho già affrontato in altri articoli. Senza ripetermi troppo, è sempre meglio l’evoluzionismo che un creazionismo che potrebbe farci ricascare nel biblismo abramitico. A mio parere non si deve dimenticare Darwin, ma analizzarlo criticamente. Più che dimenticare Darwin, sarebbe meglio ignorare la bibbia, o almeno accorgersi del fetore di “eletto” che ne promana.
A parte ciò, però, c’è da congratularsi con l’amico Michele che sembra aver raggiunto in Spagna una statura internazionale, grazie soprattutto alle sue collaborazioni con la rivista “Mos Maiorum”.
Guarda caso, lo stesso giorno troviamo un post che ci ricorda quale è il segreto della forza espansiva delle tre religioni abramitiche: l’intolleranza violenta, e ci ricorda “la prodezza” compiuta dal monaco Winfrid, passato alla storia come San Bonifacio, abbattendo nel villaggio di Geismar in Germania una secolare quercia sacra considerata il simbolo del dio Thor.
Entriamo finalmente nel mese di settembre, e troviamo un link a un articolo di “12.794 anni fa”, che come abbiamo visto in passato, è uno dei gruppi più linkati. Questa volta ci parla delle strutture, una serie regolare di monoliti che sono stati individuati sul fondo del lago Michigan, e chiaramente eretti quando il lago era meno esteso di ora. Su uno di essi si nota il disegno di un mastodonte. Interessante, ma non sbalorditivo. Questi animali si sarebbero estinti circa 11.000 anni fa, mentre anche l’archeologia ufficiale data la presenza umana sul continente americano ad almeno un millennio prima. I Nativi Americani possono benissimo averli incontrati, e probabilmente contribuito con la caccia alla loro estinzione.
Un altro articolo del 4 settembre linkato dallo stesso gruppo ci porta in Egitto e ci parla della sfinge di Giza, menzionando una questione molto dibattuta. Secondo alcuni, il livello di corrosione di questa enorme statua non sarebbe compatibile con i 5000 anni che le attribuisce l’archeologia ufficiale, e propendono per datazioni molto più antiche. Al riguardo non mi pronuncio. A mio parere, dell’Egitto si chiacchiera troppo, e le radici della civiltà non vanno cercate lì.
Poco dopo, troviamo un link a un comunicato ANSA, e non vi nascondo di averlo postato io. Come triestino, non potevo non farlo. Sembra che nell’alto Adriatico gli archeologi dell’Università di Southampton abbiano individuato un intero paesaggio di villaggi costieri oggi sommersi, di età mesolitica e neolitica, datati tra il 9.000 e il 4.000 avanti Cristo. Staremo a vedere.
Abbiamo poi due link, rispettivamente dell’8 e del 9, sempre a “12.794 anni fa”. Il primo ci parla di una leggenda dei Nativi Americani, secondo la quale un tempo gli esseri umani vivevano nel sottosuolo, e dei giganti non umani li avrebbero aiutati a uscire in superficie. Per la verità, si tratta di una leggenda nota da tempo, e che ha aiutato a costruire la teoria della Terra cava.
Il secondo ci parla della città sotterranea di Derinkuyu in Anatolia, ma fra le due cose non esiste connessione, infatti quest’ultima sarebbe stata realizzata attorno all’800 avanti Cristo, ben addentro all’età storica.
Come se non bastasse, un altro link del 13 sempre allo stesso gruppo, ci parla di una scoperta della quale vi avevo già accennato in passato. Si parla del sito anatolico di Gobeckli Tepe, al quale è attribuita un’età di 11.500 anni, cosa che lo retrodaterebbe al paleolitico e costituisce un vero rompicapo per gli archeologi. Ma questo non è tutto, perché è stata ritrovata una statua incastrata in un muro, il che fa supporre che i costruttori del sito abbiano riutilizzato i resti di una costruzione ancora più antica.
A mio parere, si farebbe bene a non linkare troppi articoli da “12.794 anni fa”, un gruppo che mi sembra eccessivamente fantasioso, senza contare che sarebbe ancora meglio se “MANvantara” non apparisse troppo come la fotocopia di qualcos’altro.
Adesso andiamo a esaminare “No OOA, contro la teoria Out of Africa”, il gruppo “gemello” di “MANvantara” che sembra essersi risvegliato dopo un lungo periodo di quiescenza.
L’ultimo post comparso in questo gruppo risaliva addirittura al dicembre 2025, e a suo tempo ve l’avevo adeguatamente commentato. Con il nuovo anno sono arrivati mesi di vuoto, fino a giugno, sì da autorizzare le più pessimistiche previsioni sulla sua sorte.
A rompere per primo questo muro di silenzio, è stato, appunto a giugno, un articolo di Rita Remagnino condiviso da “Ereticamente”, L’amore frainteso. Io in genere non ve ne parlo, come faccio per i miei pezzi già presenti sul nostro sito, quando compaiono qui o su “MANvantara” perché mi sembrerebbe di fare un inutile doppione, ma questo non significa che non apprezzi il lavoro della nostra Rita.
Il 1 luglio troviamo il link (unico) a due articoli molto interessanti e collegati. Il primo confuta la tesi del genetista Guido Barbujani secondo cui gli Europei sarebbero stati “neri” fino a tremila anni fa prima di subire un improvviso e misterioso sbiancamento. Si tratta di una scempiaggine, l’ho messo in evidenza più volte, che contrasta con tutto quanto sappiamo a livello genetico, archeologico, iconografica e che se oggi “la scienza” non fosse intossicata da uno spirito ideologico terzomondista e woke totalmente antiscientifico, non avrebbe mai avuto circolazione.
Il secondo ci racconta una faccenda ancor più preoccupante. Le str…zate, non saprei come altro definirle, di Barbujani, ideologo woke malamente travestito da scienziato, infatti, sono state riprese in un filmato dal noto divulgatore “scientifico e storico” Alessandro Barbero, e sono diventate parte della riscrittura-falsificazione delle nostre origini ormai incorporata nell’ideologia di sinistra.
Vediamo che la tematica delle origini e l’eredità degli antenati sono oggi più che mai un campo di battaglia, che l’Out of Africa è stata solo l’inizio di una generale falsificazione nella quale l’obiettività scientifica è stata mandata a farsi friggere, sostituita da favole grossolane.
Un post del 15 luglio ci parla del libro di Aurelio La Scala Marchesan Wen, Veneti-Vani-Wenets che ricostruisce la storia degli antichi Veneti preromani. Ve ne ho già parlato e non mi ci soffermo troppo, ma forse in precedenza non ho menzionato il fatto che la prefazione del libro è opera di Michele Ruzzai.
Il 21 luglio troviamo due cartine, una ci mostra il tipo di capelli più diffuso nelle popolazioni umane, liscio in quelle mongoliche, ondulato fra gli europidi, crespo in Africa e in Melanesia, l’altra, un po’ più sorprendente, visualizza la distribuzione pilifera nei maschi, essa è particolarmente accentuata nella regione mediterranea, in Scandinavia e nell’isola giapponese di Hokkaido, probabilmente gli Ainu, è tuttavia, come avviene per i gruppi sanguigni, impossibile farla corrispondere a una tipologia razziale.
Il 29 luglio troviamo qualche consiglio di lettura, sono gli stessi che abbiamo già trovato su “MANvantara” e non mi ripeto se non molto sommariamente, molto Georges Dumezil e qualche imprescindibile classico come Religiosità indoeuropea di Hanns F. K. Gunther.
Il 2 settembre troviamo una cartina riprodotta da Wikipedia che riproduce quella che dovrebbe essere la presunta uscita dall’Africa e l’espansione umana sul pianeta, accompagnata da un commento che ne mette in evidenza le assurdità e le contraddizioni.
Notiamo per prima cosa che essa, inizialmente fissata a 50-70.000 anni fa, è ora stata fatta arretrare nel tempo a 200.000 anni or sono, man mano che in varie parti del mondo si sono ritrovati fossili umani anteriori a questa data, con una serie di aggiustamenti che ricordano tanto quelli con cui gli astronomi seicenteschi tentarono di salvare il sistema tolemaico.
Poi, le assurdità di dettaglio si sprecano. La parte orientale dell’America del nord sarebbe stata raggiunta dall’uomo solo 4.500 anni fa, la Nuova Zelanda solo 700 anni fa, sebbene la vicina Australia sarebbe stata colonizzata ben 50.000 anni fa, il Madagascar solo 1.500 anni fa, sebbene la grande isola sia vicinissima all’Africa da cui ci raccontano che avremmo origine. Insomma, quello che si può definire un gran pasticcio.
Il 6 settembre abbiamo una segnalazione libraria, Misteri e magia del nord, le rune e i poteri femminili di Freya Aswynn, editrice Venexia, Roma.
Il libro è l’edizione italiana di Leaves of Yggdrasil, testo che è un bestseller internazionale sull’argomento della magia nordica, legata soprattutto a dee e figure femminili.
Tirando le somme, io direi che si può notare con soddisfazione la ripresa di attività di “MANvantara”, constatare che il vuoto dei mesi precedenti è stato dovuto soprattutto alla pausa estiva, quest’anno forse resa più problematica da un’estate particolarmente torrida. Voi forse però non l’avrete notato, perché ho provveduto a riempire il vuoto utilizzando la centonovantanovesima e la duecentesima parte per una sorta di riassunto dell’attività svolta in questi anni, e il raggiungimento del “tondo” numero duecento di questa serie di articoli andava in qualche modo celebrato.
Non vi nascondo, però, di aver nutrito un certo timore, che pare per ora smentito dai fatti, che “MANvantara” avesse esaurito il suo ciclo vitale, mettendo seriamente in forse la prosecuzione di questi articoli.
Ancora più importante è forse il fatto che anche il gruppo “gemello” “No OOA” sia uscito da un lungo stato di ibernazione, anche perché quest’ultimo è ancor più specificamente dedicato alla confutazione della favola africano-centrica.
E’ infatti più che mai il momento, come ci dimostrano i vaneggiamenti di Barbujani e Barbero travestiti da scienza e con l’avallo del potere e di una “cultura” ufficiali che sappiamo essere da sempre contro di noi, di raccogliere tutte le forze per respingere l’attacco alla nostra visione del mondo e alla semplice realtà dei fatti.
NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra un’immagine e la planimetria della città anatolica sotterranea di Derinkuyu, al centro Misteri e magia del nord, le rune e i poteri femminili di Freya Aswynn, a destra Wen, Veneti-Vani-Wenets di Aurelio La Scala Marchesan.

