Forse potreste pensare che non occupandosi di politica, facendo semplicemente gli affari suoi, un cittadino possa essere tranquillo di non finire sotto gli artigli della “giustizia” rossa, ma non è così. I fatti di cronaca ci dimostrano che essa segue delle precise linee guida, morbida e tollerante verso i delinquenti, specialmente se extracomunitari, spietata verso i cittadini che si difendono e le forze dell’ordine che cercano di proteggerci, sempre più frustrate dal sapere che quando arrestano un delinquente, costui dopo poco troverà un giudice “rosso” che lo rimetterà in libertà.
Agli effetti perversi della “giustizia” rossa si uniscono quelli di una “informazione” che in verità è propaganda di regime. Pensiamo all’enorme pubblicità che è stata data al caso, che per la legge dei grandi numeri doveva pur succedere prima o poi, di un extracomunitario, Willy Montero, che è stato ucciso da italiani, mentre le quotidiane violenze, i furti, gli stupri, addirittura gli omicidi compiuti da extracomunitari contro gli italiani vengono taciuti o minimizzati.
Qualcuno di noi che non viola la legge, non fa politica, si occupa semplicemente dei fatti suoi, non può essere affatto sicuro di non incappare nelle maglie della “giustizia” rossa.
Parliamo ad esempio di uno dei delitti più efferati dell’ultimo ventennio, la strage di Erba del 2006. Le vittime furono il figlio, la moglie e la suocera di un noto spacciatore marocchino, una vicina di costoro probabilmente capitata per caso sulla scena del delitto, e il marito di quest’ultima gravemente ferito e ritenuto morto, Mario Frigerio che sarà il testimone chiave. Per evitare di indagare nell’ambiente degli spacciatori marocchini dove con ogni probabilità il delitto è maturato in conseguenza di qualche sgarro o di una contesa per la spartizione del territorio, del delitto furono accusati e poi condannati due altri vicini, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi.
L’accusa si è basata sulla confessione dei due e sulla testimonianza di Mario Frigerio che avrebbe riconosciuto in aula Olindo Romano come il suo aggressore.
La confessione dei coniugi Romano, poi inutilmente ritrattata, è stata con ogni probabilità estorta con l’inganno approfittando della semplicità dei due (in un’intercettazione ambientale si è sentita Rosa Bazzi chiedere al marito: “Cosa dobbiamo confessare, se non abbiamo fatto niente?”). Quanto alla testimonianza di Mario Frigerio, l’uomo al suo risveglio dal coma aveva descritto il suo aggressore come un uomo del tutto diverso da Olindo Romano, qualcuno dai lineamenti nordafricani. Io penso che al momento del processo, Frigerio non fosse, o non fosse necessariamente in malafede, ma, e qualsiasi psicologo ve lo può spiegare, la memoria si altera col tempo, soprattutto se opportunamente pilotata e manipolata.
Bisogna notare che Azouz Marzuk, padre, marito e genero di tre delle quattro vittime, ha insistito più volte sul fatto che i veri assassini non sono stati trovati, ma naturalmente nessuno gli ha dato ascolto.
Un altro caso di (in)giustizia “rossa” verso persone che non si occupavano per nulla di politica, è stato rappresentato dal delitto di Avetrana. In questo caso, l’assassino e verosimilmente stupratore della povera Sara Scazzi, reo confesso, è stato rimesso in libertà e al suo posto sono state condannate all’ergastolo la moglie e la figlia perché i giudici volevano dimostrare una discutibile teoria sociologica sul “familismo amorale”, quando di amorale c’è soprattutto l’indifferenza con cui costoro giocano con la vita delle persone.
Un caso in un certo senso ancora più allucinante, perché in esso non si scorgono motivazioni ideologiche, ma pura e semplice corruzione, recentemente tornato agli onori delle cronache, è il delitto di Garlasco.
Alberto Stasi è stato condannato per questo delitto (al terzo processo, dopo due assoluzioni, il che dimostra un notevole accanimento giudiziario), quando i soli elementi contro di lui sono l’essere stato fidanzato della vittima, Chiara Poggi e l’averne ritrovato il corpo, ma nessuna prova concreta.
Ciò, scopriamo, è avvenuto perché i familiari di un altro sospettato su cui gravano indizi molto più pesanti, sono riusciti a ottenere l’archiviazione della posizione di quest’ultimo versando una cospicua tangente a un magistrato e ad alcuni poliziotti.
Ma, ed è questo a mio parere il punto fondamentale, queste persone non avevano modo di mettere in piedi un simile sistema di corruzione, ma solo di accedere a un sistema corruttivo preesistente e verosimilmente molto più esteso.
Alla luce di tutto ciò, considerando le indebite interferenze nella politica di cui vi ho parlato nella parte precedente di questa disamina, interferenze sempre a beneficio della sinistra, l’indifferenza e irresponsabilità con cui la magistratura può colpire la libertà e i diritti umani delle persone, il fatto che essa è schierata sempre dalla parte dei delinquenti e contro le forze dell’ordine e i cittadini che si difendono, sempre dalla parte degli extracomunitari e contro gli italiani, c’è un’unica conclusione che è possibile trarre: noi siamo sottoposti a una vera e propria kafkiana dittatura giudiziaria.
In più di un mio articolo precedente vi ho esposto la mia idea circa la sostanziale inutilità dell’esercizio del diritto di voto che ci è graziosamente concesso per darci l’illusione della sovranità. Si stenta a credere che votare per i partiti di centrodestra possa servire a qualcosa, quando hanno tradito il primo e più importante impegno che avevano preso verso i cittadini, ossia fermare l’immigrazione clandestina che ci invade, e, come se non bastasse, accompagnano ciò con una politica di totale servilismo verso gli USA, la UE e l’entità sionista.
So che molti di voi sono rimasti delusi dalla politica del governo Meloni, da ciò che ha fatto e soprattutto da ciò che non ha fatto. Permettetemi però di dirvi che tale delusione a me non è toccata, ho preso a diffidare di Fratelli d’Italia già dal 2017, quando assieme a Berlusconi si astenne sulla proposta di legge del PD che approvata, ha reso irrespingibili i migranti che si dichiarino minorenni (questa gente arriva da noi magari con il telefonino, ma mai con documenti di identità), lasciando solo la Lega a votare contro, e il risultato l’abbiamo visto e continuiamo a vederlo: tra questi ultimi troviamo un numero enorme di diciassettenni, magari coi capelli grigi.
Ma ora devo, almeno in parte contraddirmi, questo vale chiaramente nel caso di elezioni politiche, regionali e amministrative, dove possiamo cambiare i suonatori, ma sapendo che la musica, i cui spartiti vengono da altrove, rimane essenzialmente la stessa, ma i referendum sono tutto un altro paio di maniche, diciamo pure che sono l’unica forma di democrazia diretta che ci rimane (e in questo caso non diretta dagli USA, dalla UE, dal Vaticano, come è di solito la democrazia italiana).
E’ ovvio che la posizione sulla giustizia rappresenti una delle poche differenze sostanziali e non di facciata, di simboli e di schieramenti tra centrodestra e centrosinistra, considerando che la casta dei magistrati (non meno casta della classe politica) è a tutti gli effetti una succursale della sinistra che ha la licenza di operare indipendentemente da qualsiasi controllo popolare e dispone del potere di sovvertirlo all’occorrenza, che i magistrati hanno dimostrato di essere più interessati a interferire indebitamente nella politica che ad applicare la legge, e quando lo fanno, lo fanno regolarmente in modo distorto, con la massima tolleranza verso i criminali soprattutto se extracomunitari (e già questo si potrebbe definire razzismo…alla rovescia, contro la propria gente, ma sempre razzismo) e reprimendo con la massima durezza le forze dell’ordine che cercano di fare il loro dovere e i cittadini che si difendono.
La proposta di legge avanzata dal centrodestra, di separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, che del resto corrisponde alla situazione comune nell’ordinamento giuridico della maggioranza degli stati europei, e che al presente deve essere sottoposta a referendum confermativo, è ancora poco, sarebbe necessaria una riforma molto più radicale dell’ordinamento giuridico, ma intanto un SI al referendum sarebbe un segnale forte, una dimostrazione che i cittadini non intendono più sopportare la dittatura giudiziaria che subiamo attualmente, farebbe saltare una delle pastoie, e non la meno importante, disseminate nella costituzione del 1948 per rendere nullo nella pratica l’esito di quella volontà popolare proclamata in teoria.
Bisogna inoltre tenere conto del fatto che il referendum del 22 e 23 marzo non sarà un referendum abrogativo, ma confermativo di una norma, quindi una volta tanto non scatterà la tagliola del quorum. Coloro che si asterranno non andando a votare, una volta tanto, non peseranno sul risultato, e questo significa che ogni singolo voto conterà.
Va da sé che la sinistra intanto non ha perso tempo a mobilitare i suoi media, i suoi “intellettuali”, coloro che vi hanno sempre mentito, in difesa del NO, dei privilegi della casta dei magistrati, del suo comodo strumento di interferenza nella politica quando le occorre vanificare la volontà popolare, di una giustizia iniqua che protegge i delinquenti e colpisce cittadini e forze dell’ordine, nonché razzista verso i propri connazionali, e sfortunatamente ha ancora un potere vasto e ramificato molto più di quanto appare in superficie, e che bisogna assolutamente non sottovalutare.
Tuttavia, dobbiamo avere assolutamente chiaro cosa significherebbe un’eventuale vittoria del NO, vorrebbe dire che l’insopportabile andazzo attuale continuerebbe peggio di prima, con spacciatori sempre più liberi di vendere morte ai nostri figli, con maranza sempre più liberi di seminare il caos e il panico nelle nostre città, entrambi sicuri che nel caso che la polizia osasse arrestarli, troverebbero sempre una toga rossa pronta a rimetterli in libertà in poche ore, che al ritorno delle vacanze non potremmo essere sicuri di non trovare la casa occupata da abusivi, che le nostre figlie se vanno in giro senza scorta saranno sempre più a rischio di essere stuprate, con forze dell’ordine che non osano più fare il loro dovere, sapendo benissimo che se cercano di proteggere i cittadini e proteggere sé stessi dalla violenza criminale, la risposta che darà loro la magistratura rossa è il carcere, cioè tutto quello che stiamo vedendo ora con le notizie di cronaca che somigliano sempre più a bollettini di guerra, e anche peggio, perché la vittoria del NO sarebbe la prova della nostra rassegnazione a subire la sorte a cui ci hanno destinati.
Sicuramente dal NO hanno tutto da guadagnare anche le mafie, visto il modo in cui la magistratura rossa ha abbandonato alla loro sorte Giovanni Falcone e il “fascista” Bosellino, e le complicità di cui godono gli scafisti (tra cui vanno comprese le cosiddette ONG) per la loro immonda tratta di esseri umani.
Allo stesso modo, quasi non è necessario dirlo, continuerebbe l’indebita interferenza della casta dei magistrati nella politica, vanificando l’idea stessa di sovranità popolare.
Al contrario, una vittoria del SI sarebbe ancora poco, ma sarebbe un primo passo, l’inizio della rinascita di un popolo che ha dimostrato di non voler morire sottostando a soperchierie e abusi.

