31 Ottobre 2025
Transumanesimo

Non più agnelli, ma batterie umane – Rita Remagnino

Da millenni l’essere umano è assillato dall’idea di un’umanità originariamente «piena», o in armonia con la natura, poi caduta in uno stato di carenza. Principalmente per questo motivo la promessa delle religioni di un Aldilà incorporeo e di una salvezza postuma ha sempre fatto breccia nel suo cuore, rendendo il corpo un mero strumento temporaneo. In una parola: sacrificabile.
Tale visione ha spinto l’uomo a sperimentare su di sé ogni sorta di medicina o rimedio integrativo: dai funghi allucinogeni dello sciamano paleolitico agli elisir del mago, dai farmaci della biomedicina alle «sostanze intelligenti» (es. rapamicina e nootropi) ingerite dai transumanisti per accelerare il passaggio verso la Singolarità.

Resistendo nel corso del tempo ad ogni logica, il rifiuto della propria finitezza ha rinchiuso il pensiero dentro un labirinto da cui nessuno sembra voler uscire, chiedendosi, perché no, se la vera liberazione non consista invece nell’accettare i propri limiti anziché negarli. Una domanda oggi divenuta prioritaria, visto che le nuove tecnologie si propongono di estendere la vita a prescindere dalla deperibilità della carne.

Tale impresa appare il prosieguo della radicalizzazione dell’idea di un’anima separata dal corpo, una credenza introdotta dallo zoroastrismo persiano (o mazdeismo), che è uno dei culti più antichi che si conoscano (1200-1500 a.C. circa). A partire da allora, in pratica, si è imposta la visione fittizia di uno spirito etereo o anima (la scintilla di luce divina proveniente dal mondo superiore, vera essenza dell’uomo) creato dal Signore della Luce/Ahura Mazdā in contrapposizione al corpo (il mondo sensibile e materiale, intrinsecamente corrotto e imperfetto), riconducibile all’opera di modellamento del Signore delle Tenebre/Angra Mainyu o Ahriman.

L’avvento delle religioni monoteiste, di fatto non cambiò le carte in tavola, perciò la dottrina continuò a battere sullo stesso tasto: Satana tentava il corpo mentre il Signore Iddio, creatore del Cielo e della Terra (Gen 1:1) ispirava l’anima. Oppure: Iblis, nemico di Allah, alimentava il caos in mezzo agli uomini attraverso la materialità (Corano 2:29).
La questione venne ripresa ed ampliata dallo gnosticismo (I – II secolo d.C.), un insieme di movimenti religiosi e filosofici che enfatizzavano la conoscenza (gnosis) come unica via di fuga dalla materialità verso la salvezza spirituale. Al suo interno alcune sette, come gli Ofiti o i Sethiani, insistettero in modo particolare sulla contrapposizione tra il Dio buono e il Demiurgo malvagio, responsabile dei limiti del corpo che costituivano un pericolo per l’anima.

Spuntato in Mesopotamia dall’albero antico dove già fiorivano rituali teurgici e magici di origine caldaica, lo gnosticismo perfezionò i propri dogmi attorno a un’architettura elitista della società: la salvezza non veniva dalla fede o dalle opere, bensì da una conoscenza segreta (gnosis) rivelata da Gesù a pochi intimi, o eletti. Per questo gli esseri umani non erano tutti uguali, bensì distinti in categorie di ordine spirituale che determinavano altrettanti ordini di destino trascendente:
• al livello più elevato si trovavano gli «pneumatici» (dal greco πνεύμα, pneuma, spirito, respiro), cioè gli iniziati a conoscenze occulte precluse alla massa;
• nel mezzo c’erano gli «psichici», individui provvisti di libero arbitrio e potenzialmente in grado di dominare passioni e bassi istinti, ma solo sulla scorta delle indicazioni provenienti dal livello superiore;
• in basso stavano gli «ilici», detti anche «somatici» (dal greco hyle, materia, oppure σώμα, sōma, corpo), cioè i corpi inutili, o sacrificabili.

Cose d’altri tempi? Ormai navighiamo nello spazio, che senso ha soffermarsi su anacronismi di questo genere? In realtà, l’approfondimento è utile nella misura in cui i piani alti della società sono tuttora occupati da élite gnostiche ossessionate dall’idea di eliminare i «sotto-uomini» dei piani sottostanti, che, a loro modo di vedere, rallenterebbero l’evoluzione dei «superuomini».

Da qui, il mantra sempre più ricorrente “siamo in troppi!

L’avvertimento, chiaramente, sottintende che “gli ilici sono scorie da smaltire”. Ci risiamo con l’ossessione dello «smaltimento della massa superflua» filtrata dalla gnosi (hegeliana) tedesca dell’Ottocento e giunta al paradigma nazista dell’Untermensch (subumano).

Durante l’ultimo dopoguerra l’idea conobbe un periodo di apparente rimozione, o silenzio ipocrita, ma riprese quota con il Rapporto NSSM-200 di Henry Kissinger, allora Segretario di Stato USA (1974), che tornò sul proposito di sfoltire la demografia mondiale attraverso il «genocidio silenzioso» condotto attraverso guerre, carestie, inoculazione di tossine spacciate per farmaci, pandemie e crisi economiche.
Non potendo essere imposto alle popolazioni occidentali in temini così nudi e crudi (il resto del mondo, lo ignorò), il progetto si avvalse dei boomer come veicoli inconsapevoli di tematiche apparentemente di buon senso come l’educazione sessuale e la contraccezione, che in realtà miravano alla distruzione controllata della famiglia. Allo stesso scopo, i governi venivano intanto indirizzati verso lo smantellamento sociale (es. riduzione del welfare, contrazione dei salari, diminuzione della capacità di acquisto).
Nel 1982 l’amministrazione Reagan adottò ufficialmente il piano come politica USA, ignorando le critiche di quanti vedevano in esso una forma di «neo-colonialismo demografico». Avanti di questo passo, si è arrivati così all’Agenda 2030, che, tra le righe, esonera dallo sfoltimento gli pneumatici, sorvola sugli psichici e punta dritta agli ilici.

Corpi inutili che sottraggono acqua preziosa ai server della Microsoft e delle sue sorelle, le quali messe insieme consumano in un anno l’equivalente di un piccolo Stato di 10-12 mln. di abitanti (es. Belgio, Ungheria). Nell’Era Tecnologica l’acqua serve alle «macchine», non va sprecata per sostenere vite superflue. Senza contare gli enormi vantaggi che comporterà – qualora venisse realizzata – la riduzione della popolazione mondiale per la Cupola, che potrebbe così esercitare il controllo totale su pochi individui, semplificando la complessità sistemica del reale.

Il motivo per cui il progetto Kissinger all’epoca non suscitò indignazione, né oggi viene discusso come si dovrebbe, va ricercato nel fatto sopra menzionato: da duemila anni a questa parte, le élite gnostiche che si succedono al potere sono sempre le stesse, perciò le idee non cambiano. Quindi, ancora nel XXI secolo tocca sentire il fantoccio di turno spiegare come il pianeta Terra sia progettato (?) per tre miliardi di persone, o vedere olocausti mostruosi come quello di Gaza.

Si potrà obiettare che il desiderio di sfoltire la popolazione mondiale sia un tema di gran lunga precedente allo gnosticismo elitario. In effetti, già il Mahābhārata contiene un esplicito riferimento alle lamentele della Terra – il pianeta (sop)portatore, ma non indefinitamente – che invoca la «morte necessaria» della specie Homo, la più fastidiosa e invasiva mai apparsa sul suo dorso.
Mugugnando Bhūmi Devi (Madre Terra) invita Brahma a considerare il peso enorme assunto dalla specie umana, chiedendogli di fare qualcosa per sgravarla di quel fardello (The Mahabharata, Book 1: Adi Parva, Section LXII – “Sambhava Parva”, in V. S. Sukthankar, Ed, 1933). Il castigo (daṇḍa) colpisce l’umanità sotto forma di diluvio universale, dopo di che Viṣhṇu come avatāra discende sulla Terra e l’ordine viene ripristinato.

Non appena le cose si normalizzano gli umani riprendono a fare progetti, (ri)scoprendo sia l’utilità delle braccia per lavorare sia l’importanza dei cervelli per pensare. Ma di nuovo, per usare le parole di Platone, la società si ricostituisce in forma «piramidale e immobile»: al vertice stanno i filosofi-re, incarnazione della luce polare (il Bene, Repubblica, VI, 508e); sotto di essi, le forze centripete dei guardiani mantengono lo status quo, alla base il popolo segue ruoli fissi, muovendosi come tanti cerchi concentrici.

La piramide, è dunque un destino ineluttabile?

Forse no, ma i cambiamenti sociali richiedono millenni di gestazione prima di produrre qualcosa di nuovo, per questo siamo ancora alle prese con la suddivisione ontologica degli esseri umani derivata dal principio emanazionista della gnosi e dello gnosticismo: chi sta al vertice crede di poter riconoscere la propria divinità (attraverso la gnosi), spera di evitare la trappola della materia (ovviare all’inconveniente del corpo) e fa ricadere sul prossimo la colpa dell’allontanamento dalla fonte divina, causa di ogni imperfezione.

Radicalmente diversa dall’universalismo e dall’egualitarismo proposti dal cristianesimo ortodosso, la visione gnostica rivela un segreto: l’uomo, all’uomo, non è mai piaciuto. In ambito geopolitico, ciò significa una sola cosa: etnocrazia → genocidio, immancabilmente giustificato con la necessità di «purificare» il mondo dalla materia corrotta.
Eretici, contestatori, dissidenti, terroristi e negazionisti vanno tolti di mezzo in modo chirurgico secondo le modalità oggi indicate dalla scienza, che non è mai stata democratica, come dimostra la porta blindata sistemata dalla «casta scientifica» fra sé e il resto del mondo, o il muro di omertà eretto attorno alla tecno-oligarchia stanziata nella Valle del Silicio.

Senza voler fare a tutti i costi gli indovini, si presume che la forte connotazione elitaria sarà uno dei motivi che segnerà la fine della religione implicita transumanista. Le conoscenze tecniche (gnosis) e le disponibilità economiche (pneumatici), ne fanno uno strumento per pochi, mentre il prossimo salto evolutivo richiederà il contributo di molti.

Spogliato dunque delle vesti avveniristiche appositamente confezionate per sponsorizzare i poteri magici delle IA (tralasciandone i difetti), il transumanesimo si rivela un credo come altri che non trasmette reali novità, ma ripropone in chiave pop l’immagine tardo-gnostica della piramide massonica, con l’”occhio che tutto vede” nel ruolo di Demiurgo/controllore del mondo terrestre.

Alcuni critici – tra cui figure controverse come David Icke, ma anche studiosi più accreditati come Erik Davis (TechGnosis) – hanno persino notato affinità tra i «battesimi di luce» descritti nei testi gnostici sethiani (NHC VII,2) e certe forme di iniziazione tecnologica utilizzate dai titani del tech (es. il primo finanziamento, l’IPO, l’ingresso in un circolo elitario come Y Combinator).
Allo stesso modo, il Pleroma – l’«intero pieno» divino da cui l’anima gnostica anelava a liberarsi – trova riscontri in utopie quali la crioconservazione (promessa di resurrezione tecnologica) e le interfacce cervello-macchina di Neuralink. Con una differenza cruciale: mentre gli gnostici volevano fuggire dal mondo materiale per reintegrarsi nel divino, i transumanisti mirano a ricrearne uno nuovo di zecca con i controllori algoritmici al posto degli Arconti.

In questo castello di carte, bello da vedere ma fragile nella sostanza, si rivela una pura operazione di marketing anche la decantata meritocrazia hi-tech, che nei fatti si traduce in un progressismo neoliberale arroccato nei centri universitari e nei grattacieli delle multinazionali. Senza entrare nelle biografie dei «magnifici sette» (Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia, Tesla), cioè dei magnati del big tech, nati ricchi e diventati ancora più ricchi grazie alla finanza creativa, ai privilegi fiscali e alle sostanziose commesse statali.

La piramide, insomma, non si scala perché chi è nato in vetta è lo stesso che vende ai livelli sottostanti il manuale per arrivarci. Nell’immediato futuro, dunque, le disuguaglianze tecnologiche sono destinate a crescere – nonostante la narrazione fintamente democratica sui “self-made billionaire” che riempie le pagine web e fa notizia – perché i possessori di grandi capitali saranno i soli ad avere accesso ai sistemi più avanzati (es. biohacking, editing genetico, criogenia).

Ancora una volta, all’origine del problema c’è il pensiero duale. Dunque, fino a quando le attuali élite non verranno detronizzate, rassegniamoci al confronto con il seguente schema piramidale di matrice gnostica:
• al vertice (pneumatici), l’oligarchia-tech illuminata dal faro della «divinità tecnologica» e intenzionata a perseguire il proposito del controllo totale, avvalendosi dei servigi degli ideologi della religione implicita transumanista;
• al livello intermedio (psichici), i ricercatori e i piccoli imprenditori che sviluppano tecnologie nella speranza di migliorare il proprio status (es. ingegneri genetici, start up);
• alla base (ilici), i fedeli che credono ciecamente nel potenziamento umano (es. biohacker dilettanti) insieme al gregge misto formato dagli utilizzatori passivi di tecnologia (es. social media, chip RFID) e da chi rifiuta in toto la digitalizzazione.

Ciò non toglie che si possa iniziare a scrostare, pian piano, lo strato di vernice dal vecchio muro gnostico. I principi etici che guidano il progresso tecnologico possono essere confutati, andando verso una condizione postumana più libera e consapevole (R. Campa, Mutare o perire: La sfida del transumanesimo, Independently published, 2024).

Le IA non rispetteranno l’autonomia morale dell’uomo, finché a guidarle saranno le élite neo-gnostiche e i teorici sedotti dai sogni escatologici (Singolarità come redenzione tecnologica, immortalità digitale come fuga dalla condizione umana). Ma ugualmente con loro dobbiamo convivere, perciò attiviamoci per recuperare un orizzonte di senso indirizzando il cammino verso il riacquisto di un’identità integrata: non solo corpo, né solo coscienza, ma sintesi vivente.

Il fatto che l’uomo, fino ad oggi, abbia tergiversato di fronte ai veri passi evolutivi, innescando crisi antropologiche irreversibili, non significa che sia incapace di andare avanti. Deve solo decidere di deporre le vecchie armi del dualismo compulsivo, per realizzare l’idea che la vera post-umanità non è quella che perde tempo a fomentare le guerre tra gli opposti, ma l’altra capace di tenerli insieme.

Ricercatrice indipendente, scrittrice e saggista, Rita Remagnino proviene da una formazione di indirizzo politico-internazionale e si dedica da tempo agli studi storici e tradizionali. Ha scritto per cataloghi d’arte contemporanea e curato la pubblicazione di varie antologie poetiche tra cui “Velari” (ed. Con-Tatto), “Rane”, “Meridiana”, “L’uomo il pesce e l’elefante” (ed. Quaderni di Correnti). E’ stata fondatrice e redattrice della rivista “Correnti”. Ha pubblicato la raccolta di fiabe e leggende “Avventure impossibili di spiriti e spiritelli della natura” e il testo multimediale “Circolazione” (ed. Quaderni di Correnti), la graphic novel “Visionaria” (eBook version), il saggio “Cronache della Peste Nera” (ed. Caffè Filosofico Crema), lo studio “Un laboratorio per la città” (ed. CremAscolta), la raccolta di haiku “Il taccuino del viandante” (tiratura numerata indipendente), il romanzo “Il viaggio di Emma” (Sefer Books). Ha vinto il Premio Divoc 2023 con il saggio “Il suicidio dell’Europa” (Audax Editrice). Altre pubblicazioni: "La vera Storia di Eva e il Serpente. Alle origini di un equivoco" (Audax Editrice, 2024). Attualmente è impegnata in ricerche di antropogeografia della preistoria e scienza della civiltà.

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