Il filosofo rinascimentale Campanella, nel quarto libro della sua celebre opera, fa il punto sulla magia. Egli affermava che la vera magia è quella divina. Questa magia consiste nell’amicizia con il Creatore, pertanto si comandano le creature e si fanno portenti unicamente per azione di Dio. i primi uomini erano amici di Dio, cioè erano veri sapienti, cosa che consiste nella religione, pertanto operavano anche prodigi. Ad un certo punto alcune persone, non volendo più servire gli uomini sapienti, inventarono altri dei.
Ma, sempre secondo Campanella, c’è anche una sorta di magia naturale. Da quest’ultima bisogna distinguere le finzioni dei falsi maghi (per esempio quelli che fanno mostra di bruciarsi una gamba, mentre in realtà è una gamba finta) e quelle cose che paiono straordinarie al volgo ma che sono spiegabili dalla scienza (come la polvere da sparo e la calamita). Invece il mago naturale è colui che, mediante vari espedienti, sa manovrare le passioni dell’uomo, come il dolore, la rabbia e quant’altro. Campanella affermava altresì che la natura in sé è maga e il vero mago naturale è colui che si allaccia allo spirito della natura per fare portenti.
Hartmann (1983) osservava che ogni cosa che esiste nel mondo è magia. La magia è il principio interno alla Natura che determina il succedersi delle forme. Quando nasciamo o cresciamo, c’è un principio magico che governa le forme nel proseguo del tempo. Il mago è colui che ha imparato, consapevolmente, a manovrare tale principio interno magico e a cambiare a piacimento le forme, a influenzarle, così da operare portenti nella propria sfera personale e negli altri.
Hartmann osservava anche che causa di sofferenza è alterare il principio che determina una forma. Ogni forma proviene da un principio interno, ma se la forma si stacca dalla sua origine e cambia il principio, si verifica abbrutimento. Per esempio, una persona intellettuale deve operare nella cultura, ma se si mette a fare il muratore, prostituisce il principio magico ad essa connaturato.
Anche il mago vero e proprio segue un principio, che lo possiede dalla nascita. Reggiani parlava a proposito di “eredità karmica”: il mago è tale perché le vite precedenti lo hanno predisposto a varcare la soglia e ad avere potere consapevole.
Heindel ricordava che nel mondo esistono due tipi di persone: quelle che sono tali e quelle che hanno forma personale ma sono in realtà animali. I primi, veri uomini, hanno un’anima vera e propria e discendono dall’alto, in quanto l’anima è il principio divino che dimora in noi.
A questo proposito Nicoll scriveva: “Il sistema di Gurdjieff insegna che siamo discesi da un livello molto alto, fuori dal Sistema Solare. Fummo lanciati attraverso i mondi planetari fin sulla Terra, e ricoperti di carne e sangue. Poi ci lasciammo ipnotizzare da questa vita, dalle cose mondane e dall’amore di sé, e tutte queste cose ci dominarono.
E senza dubbio c’è in noi qualcosa che questa vita non può soddisfare né con gli onori né con le ricchezze né con cose simili. Questa è la prima tappa verso il “Ricordo di Sé”. Ogni “Ricordo di Sé” ha a che vedere con il fatto che siamo scesi sulla Terra e qui la vita non corrisponde a quello per cui siamo scesi. E in noi qualcosa lo sa, non lo ha dimenticato: e questo vuol dire che lo ricorda.
Il nostro stato di veglia ordinario, con tutte le sue preoccupazioni ed ansietà, con tutte le sue innumerevoli forme d’identificazione, con i suoi stati negativi, le sue prospettive totalmente erronee, ed il modo sbagliato di prendere gli avvenimenti ai quali siamo esposti in ogni momento, ci separano completamente dalle influenze che provengono dai livelli superiori del Raggio di Creazione.
Tutto l’insegnamento esoterico tratta della preparazione dei Centri inferiori in modo che essi possono sentire le voci dei Centri superiori che ci stanno sempre parlando. L’obiettivo che si propone il Lavoro è quello di pulire i nostri Centri inferiori, di liberarli, di aprire le sue finestre, in modo tale da poter trasmetterci le idee e le direttive che provengono dai livelli superiori”.
I veri esseri umani, proprio per via del principio alto che li vivifica, non possono essere soddisfatti in pieno dal mondo materiale, ma anelano a risorgere, come Osiride, che viene fatto a pezzi da Seth (simbolo della materia inautentica), ma poi ritorna alla vita, che è quella superiore, la vera vita.
Allo stesso modo colui che nasce da vero mago, ha in sé aspirazioni molto diverse da quelle della comune gente, la quale poi non è costituita da veri esseri umani, come abbiamo detto. Se il mago non persegue la sua vocazione profonda, inizia a stare male e pervertisce così la propria esistenza terrena.
I veri uomini hanno bisogno della Verità per vivere, mentre la gente della strada si accontenta delle illusioni. Ora, la Verità è potere, per questo gli esseri umani veri e propri, per essere felici, devono acquisire potere, che consiste nella reintegrazione nella propria natura divina. Allo stesso modo il mago ha bisogno di esercitare il dominio sugli elementi e sulle altre forme create per realizzare appieno la propria vocazione.
Hartmann (2018) scriveva: “La conoscenza delle opinioni altrui può guidarci nelle nostre ricerche finché non riusciamo a trovare la verità in noi stessi, ma una tale conoscenza può sviarci come condurci sulla giusta via. L’unica chiave per arrivare a riconoscere e intendere la verità è la percezione diretta e la comprensione stessa.
La conoscenza anche del più saggio degli uomini, se comunicataci, per noi non sarà altro che un’opinione, finché non ne faremo esperienza entro noi stessi. Le opinioni cambiano come cambiano i credi, ma la conoscenza diretta rimane ferma come una roccia nella nostra coscienza.
Se ci accontentiamo di vivere secondo le opinioni altrui, non possediamo una nostra verità. La coscienza artificiale, così creatasi in seguito all’illusorio riflesso del pensiero altrui sullo specchio della mente individuale, non possiede radici nell’anima, e le semplici opinioni non hanno esistenza immortale.
Quelle menti che si sono alimentate di illusioni non avranno alcuna sostanza dopo la scomparsa delle illusioni. Soltanto ciò che conosciamo da noi è di nostra proprietà. La sola conoscenza che può restare con l’anima è quella che essa ama e conosce, ed è lei stessa.
Solo quando l’uomo riconosce che è diventato partecipe della forza divina che abita in lui, come di qualche cosa di suo proprio; solo quando può distinguere il giusto dall’ingiusto, l’eterno dal transitorio e fissarsi stabilmente davanti all’eterno, egli si solleva sui propri piedi.
Allora può cominciare a salire la scala, innalzandosi nella sua coscienza, a poco a poco, dal piano fisico allo spirituale, da questo al Divino. Chi conta nel potere del suo ego cadrà e sarà vittima della propria vanità; chi attende la salvezza dagli altri resterà deluso. Il vero e unico salvatore di ogni uomo è l’auto-conoscenza della verità divina. Per mezzo della conoscenza dell’eterno si vince la morte.
Non vi è alcun dio, alcun santo, alcun uomo nel quale possiamo riporre fiducia o fede per la nostra salvezza, eccetto il potere del principio divino che agisce in noi stessi. Solo quando l’uomo si rende conto della presenza di Dio in lui, potrà cominciare la sua vita eterna e uscire dal regno delle illusioni evanescenti per entrare in quello della verità permanente”.
Per quanto riguarda sia la gente della strada sia il vero uomo (che però ancora non è rinato), si addicono le parole di Gurdjieff: “L’uomo è una personalità piena di pregiudizi; non sa nulla, vive sotto comando, accetta tutte le influenze e vi crede. Noi non abbiamo delle conoscenze che ci appartengano, cioè forniteci dalla vita stessa in modo tale che non ci possano essere sottratte. Tutte le nostre conoscenze non sono altro che semplici informazioni, e possono essere tanto utili quanto inutili. Assorbendole come spugne, noi possiamo facilmente restituirle parlandone con logica e convinzione, pur senza capirci nulla. E con la stessa facilità possiamo perderle, perché non sono nostre, ma sono state riversate dentro di noi come un liquido in un recipiente”.
Nel Pimandro è scritto: “Colui che conosce sé stesso arriva al bene perfetto; ma colui che, per errore d’amore, ama il corpo, quegli va errando nelle tenebre, sottomesso, per i sensi, alle condizioni della morte. Se dunque tu sai d’essere uscito dalla vita e dalla luce e di esserne formato, tu correrai verso la vita”.
Secondo il dualismo platonico, i desideri della carne come le passioni vanno contro la ragione. La gente della strada è pressoché schiava dei sensi e delle passioni, invece l’uomo vero, sebbene influenzato dalle passioni, può ottenere il controllo su di esse, ma unicamente se impara a farlo.
Pertanto sono quanto mai giustificate le parole di Svoboda: “Il progresso spirituale si ha coltivando una mente controllata. Non sto parlando di una mente ristretta, che reprime i suoi desideri. Sto parlando di una mente allenata che mantiene una stretta vigilanza sui sensi con la forza di volontà. La volontà è il potere di dirigere la mente, soprattutto quando all’interno di essa vi sono tendenze o pensieri contrari. La mente governa i sensi e i sensi dominano il corpo attraverso il sistema nervoso. Se la mente non è addestrata, come nella maggior parte delle persone, la volontà perde autorità e il corpo funziona in maniera ottusa.
Disgraziatamente la maggior parte degli occidentali non ha pazienza. La vostra cultura insegna che tutti i desideri devono essere gratificati immediatamente. Sai che mangiare del cibo spazzatura fa male alla tua salute e tuttavia lo fai; la tua lingua prevale sulla tua forza di volontà. Sai che giacere con una prostituta può procurarti come guadagno addizionale una malattia, ma lo fai perché il tuo pene prevale sulla tua volontà. Questo è un tipo d’impotenza mentale, un’incapacità di controllare le azioni, e porta inevitabilmente all’infelicità e alla frustrazione”.
Alla stessa maniera il mago impara ad esserlo, allenando la forza di volontà. La magia, infatti, è la capacità della mente di influenzare il reale che ci circonda (Crowley). Il mago deve avere dalla nascita una eredità karmica tale da possedere una forza di volontà eccezionale, la quale poi deve essere addestrata, anche con l’aiuto degli spiriti e dei maestri spirituali.
Sono tre le condizioni affinché una operazione magica si realizzi:
- Nettezza della rappresentazione;
- Concentrazione totale dell’energia mentale;
- Intensità della volizione.
La volontà del mago deve spingere sulla immaginazione. Quindi volontà e immaginazione sono i due requisiti basilari affinché un rito abbia successo. il mago deve riempire di volontà l’utero della immaginazione, affinché questa si realizzi sul piano fisico.
Solo pochi maghi sono in grado di creare, immediatamente, nella realtà fisica ciò che vogliono e ciò che immaginano. La maggior parte dei maghi, infatti, usa degli espedienti, con lo scopo di eccitare la propria mente. Possono drogarsi, ubriacarsi, danzare freneticamente, come fanno gli sciamani. Possono anche fare riti minuziosi e all’apparenza bizzarri, che hanno però lo scopo di fissare l’attenzione del mago su scomodi e inusuali dettagli.
Il rito magico è formato da segni, che attraverso il loro simbolismo si incaricano di comunicare un significato a chi può decodificarlo. Con la messa in atto del rito l’officiante mette in atto il mito atavico: il tempo atavico del mito non è direttamente comunicabile nel tempo presente del rito, da qui la necessità del segno come canale che collega i due tempi. Con il meccanismo simbolico, il mago riproduce una storia lontana, rendendo possibile il riaffermarsi di un evento primordiale, fino a sentirsi contemporaneo agli dei. Pertanto il segno del rituale serve a calare un ponte tra il mago e le divinità che evoca e che danno efficacia alla magia. Ma, dato che, Microcosmo (uomo) e Macrocosmo (universo) coincidono, risulta che gli dei altro non sono che aspetti in grande di ciò che il mago stesso è. Ragion per cui la vera magia è all’interno della mente del mago.
In tale scenario la parola (formula magica) è un elemento indispensabile del rito, carica di forza evocativa.
Come notato da Frazer, la magia si basa su due assunti:
- Il simile attira il simile;
- L’effetto ha strette somiglianze con le cause.
In base al primo assunto, il mago compie una azione simile a quella che vuole far realizzare (la strega lega un nodo per legare l’anima di una persona e costringerla alla propria volontà, nel bene o nel male). In base al secondo assunto, nel rito deve esserci un collegamento tra l’oggetto e la vittima (nella fattura il mago costruisce una bambolina di pezza che punge con spilli e in base al primo assunto ciò crea effetti sulla vittima; ma la bambolina deve contenere capelli o unghie della vittima, che in forza del secondo assunto potenzia il rito).
Ora, la formula magica può servire da tramite con la vittima, al posto di capelli o unghie. Il mago nero può battezzare un animale con il nome del bersaglio (secondo assunto) e poi ucciderlo (primo assunto) per far morire il malcapitato.
Ma, in ultima analisi, tutto questo universo simbolico trae la propria efficacia rituale perché potenzia la mente del mago, che così eccitata può meglio dirigere e incanalare volontà e immaginazione.
E la vera magia procura una trasformazione del proprio essere: il mago, avendo una mente così potente da fare portenti, non è più un semplice uomo tra gli uomini. Allo stesso modo anche la vera iniziazione è una trasformazione del soggetto.
Bailey, infatti, aveva queste parole: “Uno dei principali insegnamenti che appare chiaramente in tutte le istruzioni veramente esoteriche, riguarda l’atteggiamento dello studente d’occultismo. Si suppone che egli si occupi di ciò che è soggettivo ed esoterico allo scopo di divenire un operatore di magia bianca. Come tale egli deve assumere e mantenere costantemente la posizione dell’osservatore, distaccato dal meccanismo di osservazione e di contatto; egli deve riconoscersi essenzialmente quale entità spirituale, con una natura, degli obiettivi e dei metodi di lavoro diversi da quelli dei corpi che ritiene saggio occupare temporaneamente e utilizzare. Egli deve rendersi conto della sua unità e delle linee di contatto con tutti i lavoratori a lui affini, giungendo in tal modo a una consapevolezza cosciente della sua posizione nella Gerarchia spirituale degli Esseri”.
Quale è lo scopo più recondito della magia? È quello che il mago si scopra parte dell’universo, che comprenda la propria posizione nella Gerarchia spirituale degli Esseri. La Grande Opera è la reintegrazione del mago nel Divino, dopo aver abbandonato le illusioni del corpo materiale e dell’io. Butler scriveva: “Questa è la meta suprema del mago; tutto il resto, incantesimi, e formule, riti e cerchi, spade, bacchette e suffumigi, è solo un insieme di mezzi mediante i quali può raggiungere questo scopo”.
Stando alla letteratura sull’argomento, esisterebbe un solo tipo di magia. Ma l’unica magia (volontà del mago) può essere utilizzata in due modi opposti: per fare del bene (magia bianca) o per fare del male (magia nera). È come un coltello: nelle mani del chirurgo salva le vite, ma nelle mani di un assassino nuoce al prossimo.
La magia bianca è grossomodo di origine popolare, invece la magia nera deriva i suoi riti da antiche pratiche pagane. Il mago bianco è un teurgo (evoca gli angeli buoni), invece il mago nero pratica la goetia (evoca i diavoli) e la negromanzia (evoca le anime dei morti).
La magia nera si riferisce alla volontà e all’uso di poteri nefasti per nuocere, mentre la stregoneria è un termine più ampio che indica la pratica di arti magiche, potendo essere sia “nera” (malefica) che “bianca” (benefica), anche se storicamente lo stregone (o strega) era visto con sospetto e associato a forze oscure al di fuori della comunità, a differenza del mago accettato.
La “magia nera africana” è una espressione occidentale spesso usata per descrivere in modo errato e demonizzare complesse religioni e sistemi spirituali africani come il Vudù e l’Obeah, che in realtà sono tradizioni animiste e sincretiche (sciamanesimo) che venerano spiriti e antenati, usando feticci e rituali (spesso erroneamente associati a bambole e maledizioni) per guarigione, protezione e comunicazione, con pratiche che spaziano dalla “magia bianca” a quella “nera”, ma che sono parte integrante dell’identità culturale e religiosa di milioni di persone, diffuse anche nelle Americhe.
Ma in un certo qual modo la magia nera e la stregoneria possono essere sinonimi, in quanto lo stregone e la strega si alleerebbero con i diavoli per avere potere. Infatti, secondo la teologia cristiana, l’essere umano non ha facoltà magiche naturali, gli sarebbero conferite esclusivamente dai diavoli. Non esisterebbe magia senza intervento del demonio.
La stregoneria sarebbe nata in Caldea nella notte dei tempi. Lo stregone (o mago nero) sarebbe il più delle volte un satanista. Un satanista può essere considerato un “mago” nel senso di operatore dell’occulto, specialmente nelle correnti che praticano la magia nera e la demonologia, ma il satanismo moderno, come quello LaVeyano, è spesso ateo e si concentra sull’auto-divinizzazione, respingendo l’idea di poteri magici soprannaturali nel senso tradizionale, pur utilizzando simboli e rituali che possono richiamare la magia (ma sarebbero unicamente psico-drammi per entrare nel profondo del proprio inconscio).
Esistono diversi tipi di satanismo, che variano da ateismo razionalista (come il satanismo LaVeyano, che vede Satana come simbolo di individualismo) a teista/spirituale (che venera Satana come divinità, spesso collegato a luciferianesimo o Gnosticismo), fino a pratiche più oscure e meno strutturate, spesso legate a gruppi devianti che praticano sacrifici e crimini, sebbene questi ultimi rappresentino una minoranza e non siano la norma per la maggior parte dei satanisti.
Le principali categorie includono il satanismo LaVeyano (ateo), il satanismo occultista (Satana come Male) e il satanismo spirituale/teista (Satana come il vero Bene), distinguendosi per le loro credenze fondamentali su Satana.
Il luciferianesimo è una filosofia e sistema di credenze che venera Lucifero, non come il Diavolo cristiano malvagio, ma come un simbolo di conoscenza, illuminazione, libertà e auto-miglioramento, un portatore di luce che offre all’umanità la conoscenza (come il serpente dell’Eden) contro un Dio creatore percepito come restrittivo. Non è satanismo nel senso comune, ma una via spirituale che enfatizza la ricerca della conoscenza, la crescita personale e l’indipendenza intellettuale, con aderenti che credono nella salvezza tramite la comprensione e rifiutano i dogmi ciechi.
La trinità luciferiana è formata da Samael, Lilith e Caino. Samael, identificato con la Sephirah sbilanciata di Hod e tradotto come “veleno di Dio”, è considerato una figura demoniaca che insegna l’alchimia proibita e l’arte di invertire la salute degli altri. Lilith, conosciuta come la Dea della Stregoneria e della Magia, fu la prima moglie di Adamo che rifiutò di sottomettersi e si unì agli spiriti demoniaci nei deserti. Lilith è anche descritta come la madre spirituale di Caino, nato dalla sua unione con Samael (Shaitan), il Drago. Caino, il primo omicida e figura di ribellione, completa questa trinità, simbolizzando la rivolta contro l’ordine divino e l’emancipazione personale.
Il nome “Lilith” potrebbe derivare da due radici linguistiche:
- LIL in sumerico (che non è una lingua semitica), a cui viene spesso attribuito il significato di “aria”, ma taluni la traducono come “tempesta”, “respiro”, “vento”, radice che potrebbe quindi essere intesa anche come “spirito” o “fantasma”;
- LYL in semitico, con il senso di “notte”.
Nell’Epopea di Gilgamesh, antico poema accadico, si parla di una certa LIlitu che si era costruita una casa su di un tronco di un “huluppu”, un salice, e che era stata costretta a lasciarlo e a fuggire nel deserto dall’eroe Gilgamesh.
Sin dai tempi più antichi, il salice fu ritenuto sacro a tutte le dee della guerra e dell’amore. Presso tutti i popoli mediterranei, inoltre, esso era oggetto di culto, di stregonerie e riti magici di fecondazione della terra.
Durante la festa annuale della dea (Luna, Anatha, Ishtar, Atena, eccetera), le sacerdotesse, dopo aver irretito ed essersi unite con il “re sacro”, lo sacrificavano per propiziarsi la pioggia ed assicurare un buon raccolto. Il rito veniva praticato legando l’uomo al simulacro della dea, con rami di salice e strisce ricavate dalla sua corteccia, e poi frustandolo per procurargli una reazione erotica che lo faceva eiaculare, fertilizzando coì la terra con lo sperma e il sangue. Probabilmente fu sulla base di questi riti antichissimi che nacque il mito di Lilith, una dea sanguinaria che durante la notte usciva dal deserto per fare del male.
Il culto di Lilith è antico di 4000 anni, nasce nel deserto della Mesopotamia, originariamente Lilith si manifestava come un vento nel deserto che soffiava durante la notte. Chi andava per quei luoghi doveva rendere culto a Lilith: se vi erano tra loro donne, la dea poteva incarnarsi temporaneamente nel corpo di una di essa per farsi meglio adorare. Le prescelte potevano anche essere reclamate da Lilith, che le avrebbe pretese in dono: era nato il sacerdozio di Lilith.
Da allora in poi il sacerdozio femminile di Lilith ha attraversato i luoghi e i tempi fino ad oggi, come una società segreta di prescelte dotate di poteri terribili, invisibili allo sguardo di coloro che non sanno. Tracce di questo passaggio, attestanti la presenza del Culto di Lilith, sono riscontrabili nel folklore e nelle leggende dei popoli più diversi, come per esempio le lamie nell’antica Grecia e le stryx nel mondo romano. Molte di queste antiche leggende narrano di misteriose apparizioni femminili, di fantasmi o manifestazioni oniriche (succubi), che seducono o aggrediscono i viandanti solitari o altre persone per rubare loro la forza vitale. Cosa è un succube? Si tratta di uno spirito diabolico o di una sacerdotessa di Lilith i quali, durante il sonno della vittima maschile, si uniscono carnalmente ad essa per rubarle la forza vitale (vampirismo energetico), se l’unione è reiterata molte volte avviene il decesso. Se il rito viene officiato contro una vittima femminile si parla di incubi.
La parola “Lucifero” ricorre solo una volta in tutta la Bibbia, in Isaia 14, 12, ove si dice: “Come è che sei caduto dal cielo, o Lucifero, (‘astro mattutino’ – Venere), figlio dell’aurora! Come è che sei stato buttato a terra, tu che indebolivi le nazioni?”. Coloro che leggono questo versetto nel suo contesto reale vedranno chiaramente che la frase è applicata specificamente a un certo re di Babilonia, un discendente da Nabucodonosor I, che era nemico degli israeliti e che li teneva in cattività. Il testo ebraico originale usa la parola hehlel, letteralmente il “risplendente”, o “stella luminosa”, un termine applicato in modo sarcastico o beffardo dai giudei a questo particolare re babilonese, abbattuto dal re persiano Ciro il Grande che nel 539 a.C. conquistò Babilonia e nel 538 permise il ritorno volontario in patria a tutte le popolazioni forzatamente esiliate dai babilonesi, fra cui la tribù di Giuda (in esilio tra il 597 e il 586). I 47 traduttori-revisori della versione della Bibbia autorizzata nel 1611 da Re Giacomo I d’Inghilterra – uno dei principali era il famoso iniziato Rosacroce, Robert Fludd, un fatto che senza dubbio sconvolgerà e inorridirà molti cristiani – hanno scelto di tradurre questa parola ebraica con la parola latina Luciferus.
“Lucifero” significa letteralmente “Portatore della Luce”, “Portatore dell’Aurora”, “Il Brillante”, o la “Stella del Mattino”. La parola non ha altri significati. Storicamente e astronomicamente, il termine “Stella del mattino” è sempre stato applicato al pianeta Venere.
Poiché l’unica occorrenza della parola “Lucifero” nella Bibbia è quest’unico versetto di Isaia, non c’è assolutamente nulla in questa che affermi che Lucifero è Satana o il “diavolo”. Fu il Papa Gregorio
Magno (540-604 d.C.) il primo a applicare quel passo della Scrittura a Satana e quindi ad equiparare Lucifero a Satana. Ma questa nozione non si affermò fino alla sua divulgazione molto più recente, ne Il Paradiso perduto (1667-1674, II ed.) di John Milton, in cui Lucifero è effettivamente usato come altro nome per Satana, il malvagio avversario di Dio. Inoltre, luminari del mondo cristiano come Martin Lutero e Calvino consideravano un grave errore applicare Isaia 14:12 al diavolo, poiché il contesto mostra chiaramente che queste dichiarazioni devono riferirsi a quel re di Babilonia.
Probabilmente quando i revisori cristiani utilizzarono la parola Luciferus si volevano riferire a una divinità pagana dell’aurora, Eosforo, simbolicamente esprimente il mistero della luce della conoscenza. Tra le fonti del termine “Lucifero”, quella menzionata più spesso è l’antica poesia romana. Lì significa “stella del mattino” ed è correlato al termine greco “eosphoros” (“portatore dell’aurora”). Compare nell’Odissea di Omero, nella Teogonia di Esiodo, nelle Georgiche di Virgilio e nelle Metamorfosi di Ovidio. E sebbene “la stella del mattino” sia spesso identificata con Venere, esistono anche teorie secondo cui questo termine si riferisca all’antico dio della luce, anch’esso legato a questo pianeta. Nell’antica Grecia questo concetto era simboleggiato da due divinità: Eosphoro (Phosphoros) ed Espero (Vespro, Notturno, Nottifero), che corrispondevano a due aspetti distinti di Venere: la Stella del Mattino che appariva all’alba e la sua luce nell’oscurità della notte. La descrizione di questi due fratelli divini si trova nell’Iliade, quando Fosforo emerge dall’oceano per proclamare l’arrivo della luce divina, mentre Espero è vista come la stella più splendente del cielo notturno. Fosforo, il dio dell’alba, era figlio della dea Eos. Era raffigurato come un ragazzo nudo alato con una torcia, di fronte a sua madre o al dio del sole Helios. La traduzione romana del nome “Fosforo” è “Lucifero”.
Pertanto Lucifero non è Satana nel senso del dio del male, bensì un principio di luce interiore che porta al completo sviluppo dell’essere umano o iniziazione. Questa evoluzione prevede l’abbandono dei falsi dogmi religiosi e del pensiero volgare, quello della massa, della gente di strada.
Ford (2007) esponeva le 13 Leggi a cui deve attenersi colui che si riconosce nel luciferianesimo:
- Tutto il potere viene dall’interno. Non inchinatevi a nessun altro, né nello spirito né nella carne.
- Il luciferiano deve considerare la propria mente come il centro della Volontà, e ogni decisione presa è essenziale per l’iniziazione e per l’influenza che avrà sul mondo.
- La mente astuta deve calcolare ogni situazione: spesso la semplice forza non è sufficiente per superare una sfida. Il pensiero è un risultato diretto della Mente Luciferiana, deve essere in accordo con la Volontà, con un focus sul Potere. La Volontà, come risultato del luciferiano, è un aspetto percepito ed equilibrato sia dell’istinto che del pensiero superiore, con un risultato orientato all’obiettivo.
- Per ogni risultato in ogni situazione, il luciferiano deve calcolare come i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni lo porteranno a quel risultato. Ad esempio, ciò che dici influenzerà gli altri in ciò che sentono. Potrebbe anche influenzare ciò che fanno e dicono, così come la velocità con cui agiscono. Pensa a come gli altri ti percepiscono e agisci di conseguenza.
- Il simbolo principale del luciferiano è sempre stato il serpente; questo è stato a lungo interpretato dai saggi come rappresentazione della Saggezza. Poiché il serpente può rappresentare l’oscurità, è questa che circonda il nostro pianeta – letteralmente il serpente Ourabouris che circonda il mondo. L’Antica Oscurità è ciò da cui il mondo è stato creato e da cui emergiamo, eppure come cultura la temiamo. È il fuoco di Lucifero e Lilith che ci fa emergere dal mantello dell’oscurità, eppure ne traiamo potere. Anche tu puoi plasmare il mondo dall’oscurità: questa è la notte e i desideri di cui hai bisogno illuminali per manifestarli.
- Ricorda sempre che le intenzioni non devono essere rivelate in ogni momento. L’astuzia del luciferiano deve essere tagliente, come la lingua di un serpente. Pensa a ciò che ti circonda, a ciò che vuoi ottenere e a ciò che dovresti far sapere. Se cerchi una promozione in un ufficio in cui molti cercano di fare carriera, questo ti mette in una posizione di svantaggio, poiché le persone vengono celebrate innanzitutto in base a ciò che si pensa di loro, ovvero come vengono viste. In secondo luogo, vengono celebrate in base ai risultati delle loro azioni. Chi riesce a conquistare l’attenzione di chi gli sta intorno scala con successo le cerchie sociali; assecondano ciò che la persona vuole vedere. Fallo con astuzia; i risultati saranno produttivi per i tuoi scopi.
- Le persone non agiscono in modo giusto e buono con tutto il cuore. Crederlo è ingenuo. Le persone sembrano agire “bene” in base al loro ambiente. Osservate attentamente qualsiasi ambito, potere o autorità e troverete corruzione. Coloro che sono nobili nelle azioni e nei pensieri possono essere vostri amici, ma siate cauti nei rapporti: tutti tradiscono se si sentono troppo sotto pressione. Poiché l’autoconservazione è importante per tutti, quando questa viene messa alla prova, gli amici diventano acerrimi nemici. Conoscete la natura dei vostri amici e la loro possibilità di tradire: siate preparati, cauti, ma non lasciate che questo danneggi i vostri rapporti. Potete concentrarvi apertamente sui vostri amici e amare coloro che ne sono degni. Non siate paranoici; siate solo capaci di difendervi.
- Comprendere la Luce e la natura della creazione è essenziale sul sentiero luciferiano. Sappiate che la bellezza si basa sulla visione soggettiva di un altro; se create qualcosa, amatela e gioite di questa capacità. Questa è la via verso l’Auto-Divinità.
- Il luciferiano dovrebbe nutrire il proprio ego, ma essere anche in grado di imparare e svilupparsi continuamente. Un luciferiano può sbagliare e dovrebbe essere sempre disposto a cercare la saggezza nell’esperienza.
- Magia e Stregoneria sono strumenti per espandere influenza, conoscenza e potere. Rallegratevi dell’arte nascosta, trasformatevi e ascendete attraverso di essa. Se ottenete qualcosa con la Magia, ringraziate voi stessi, perché tutto il potere proviene da dentro.
- Siate cauti nel perdonare i nemici: spesso vi pugnaleranno più a fondo se li lasciate avvicinare troppo senza una memoria nitida. Tenere i nemici vicini, tenendo a mente la loro natura, vi darà un vantaggio.
- Essere gentili con gli altri non dovrebbe nascere dal desiderio di ricevere un’altra buona azione. Se volete essere gentili, fatelo senza preoccuparvi di qualcosa in cambio.
- Se vi fate un nemico, seguite la legge medievale e pre-medievale del nemico: siate spietati, siate come un serpente nel conoscere le sue mosse e come un leone in sua presenza. Sarete vincitori se saprete calcolare il potere con strategia e quando applicare la forza.
Ford spiegava anche cosa sia la magia con queste parole: “La Magia è l’arte di causare cambiamenti interiori ed esteriori in accordo con la Volontà. La Magia è sia scienza che arte. Nell’atto della Magia si useranno il desiderio e l’intento per cambiare qualcosa in positivo. Gli strumenti utilizzati dall’individuo possono essere qualsiasi cosa offra ispirazione al Mago … Magia significa ASCENDERE e si riferisce allo sviluppo del sé verso la stella più luminosa di Lucifero. Il luciferiano non adora Lucifero, che è visto come un potente archetipo o maschera divina, che rappresenta la possibilità di autosviluppo”.
E sulla magia nera: “Nero è una parola interpretata dai media come qualcosa che rappresenta il male o una qualche definizione morale. Il significato effettivo nel contesto della fede luciferina è diverso. Idries Shah descrive la parola “Nero” come identificabile con il suono di FHM nella lingua araba, che significa “nero” e vuol dire “saggio” e “comprensione”. Shah scrive inoltre che il nero ha una connessione con la saggezza nascosta, da cui la frase “Dar tariki, tariqat”, che significa: “Nell’Oscurità, il Sentiero”.
Le correnti sataniste adottano il simbolo di Satana detto Baphomet, cioè la testa di capra. Secondo quanto si trova scritto nel Compendium Daemonii, se uno scrive la parola Baphomet in ebraico e ricorda che le lettere ebraiche vengono lette da destra a sinistra, il risultato viene di seguito mostrato con le lettere europee, viste da sinistra a destra. Applicando il codice ATBASH, Schonfield scoprì ciò che segue:
- La parola Baphomet: Bet, Pe Vav Mem Taf – BAPHOMET
- Con il codice Atbash: Shin Vav Pe Yud Alef – SOPHIA
Quando al Baphomet viene applicato questo codice, si ottiene la parola greca Sophia, che in greco si traduce con Sapienza. In tale contesto, la dea greca Sophia viene posta in primo piano. La teoria di tale codice e ciò che mostrò quando lo si applicò, è soltanto un’ulteriore eccellente spiegazione di ciò che Baphomet significa. In altre parole, Schonfield non ottenne una sola parola che significasse “amore” o “guerra”. Ottenne SOPHIA! Cosa se ne può dedurre? Sophia è Shekina! Sophia è anche la Sapienza. Baphe Metis non significa forse Iniziazione alla Sapienza? Acqua e Spirito (Kundalini) sono Bahu e Shekina! Anche usando la corruzione arabica si ottiene “Sorgente della Conoscenza”.
Un’altra ulteriore spiegazione per il termine “Baphomet” potrebbe essere quella di Idries Shah, che suggerisce che il termine era probabilmente una corruzione dell’arabico abufihamat (pronunciato “bufihimat”), che significa “sorgente [o padre della] conoscenza, comprensione”.
Molte di queste tradizioni considerano la Sorgente come Madre, non come Padre. Si capisce che la “sorgente della conoscenza” è sempre stata equivalente alle “acque della vita” di Bahu, da cui sorge Kundalini!
Ricordiamo che Platone faceva derivare il nome di Ades, il dio degli inferi, dal verbo greco eidenai, “conoscere”.
Inoltre la parola inglese witch, “strega”, probabilmente non significa altro che “donna saggia”, mentre wizard, “stregone”, significa “uomo saggio” o (stando alla etimologia dei fratelli Grimm da veihan) “colui che consacra”. Quindi la strega usava formule di consacrazione o potremmo dire di Magia Cerimoniale dirette verso il bene o verso il male. Uno dei più antichi incantesimi noti è quello connesso con la formula del filo nero, indubbiamente di origine scandinava e precristiana, che si riferisce a qualche leggenda di una cavalcata di Odino e Baldur in cui il cavallo di quest’ultimo scivolò e si procurò una distorsione. Venne curato legando attorno alla zampa ferita del filo nero con sette nodi. La formula dell’incantesimo (rivolto a chi sta male) ci è giunta in versioni differenti, in ogni modo si ritrova in quasi ogni libro sul folklore scandinavo. In seguito l’incantesimo venne cristianizzato e riferito a un incidente durante l’entrata di Cristo a Gerusalemme. Quindi la “donna saggia” conosceva l’arte di guarire le persone, oltre che di ferirle.
Il principio metafisico del Male (Satana o Lucifero che dir si voglia) può svolgere un ruolo positivo in una teologia manichea, che mette sullo stesso piano il bene e il male, o in una teologia gnostica, per cui Dio (o almeno il dio dell’Antico Testamento) è il demiurgo responsabile del carattere imperfetto del mondo, mentre Satana (o Lucifero) è il capostipite della ribellione degli uomini contro di lui. Questa seconda teologia si ritrova soprattutto nel gruppo denominato Nostra Signora di Endor fondato nel 1948 da Sloane, che ebbe grande influenza sul nascente luciferanesimo contemporaneo. Un’altra congrega luciferiana è denominata The Process, che venera quattro aspetti della divinità: Geova, Satana, Lucifero, Gesù Cristo, che rappresentano rispettivamente la Forza, la Separazione, la Luce e l’Unificazione.
I satanisti, in generale, seguono filosofie che venerano Satana, ma le loro pratiche variano enormemente: i satanisti LaVeyani (atei) seguono l’individualismo, il materialismo e la crescita personale tramite simboli e rituali non-spirituali; i satanisti occultisti (tradizionali) adorano Satana compiendo rituali spesso ispirati alle “messe nere” che rovesciano i riti cattolici, con simboli come la croce rovesciata e talvolta pratiche estreme come sacrifici animali o atti di violenza, sebbene ciò sia più comune nel “diabolismo” (il satanismo criminale) che nel satanismo moderno organizzato, che è principalmente una filosofia. Il satanismo USI (Unione Satanisti Italiani), fondato recentemente in Italia dalla carismatica figura di Jennifer Crepuscolo, si rifà al satanismo spirituale, quindi considera Satana il vero Dio: questi satanisti non praticano le messe nere e non hanno sacerdoti, cioè intermediari tra loro e il loro vero Dio.
LaVey fondò la Chiesa di Satana (atea e razionalista), dal cui scisma ideato da Aquino sorse il Tempio di Set (occultista), che negli USA è la maggiore organizzazione satanista occultista contemporanea. Secondo quanto Set (Satana) avrebbe rivelato a Aquino, l’epoca delle divinità morte (l’epoca cristiana) era terminata nel 1904, quando “il mio Sé Opposto” – una parte riflessa e complementare di Set il cui vero nome è HarWer – si era rivelato a Crowley presentandosi come l’angelo Aiwass. Da allora (e fino al 1966, quando LaVey subentrò nel ruolo che era stato di Crowley) l’umanità ha vissuto l’Eone di HarWer, l’Eone della Purificazione simboleggiata dall’equinozio: ma ora “l’equinozio è stato vinto dal mio Solstizio e io, Set, mi sono rivelato nella mia Maestà”. Il nuovo eone inizia nel 1975 e in esso i riti devono essere semplificati e diventare più un colloquio con Set che un rituale. Secondo quanto detto da Set, Aquino poteva considerarsi la seconda Bestia 666 profetizzata da Crowley e fondare una nuova chiesa.
Secondo quanto scriveva Aquino nel suo capolavoro, Black Magic, “il paradosso del satanismo convenzionale era che il Diavolo era considerato una forza della natura, quindi derivato e in ultima analisi dipendente da ‘Dio’ in qualche modo. Può fare molto rumore, ma in ultima analisi fa parte dello stesso meccanismo onnicomprensivo dell’Universo/Dio; persino la sua ‘ribellione’ fa parte del piano universale di Dio. I satanisti, di conseguenza, potrebbero essere in grado di giocare una buona partita, ma in definitiva le carte sono truccate contro di loro. Non possono vincere. La Chiesa di Satana ha evitato questo paradosso con la semplice tecnica di rifiutarsi di affrontarlo direttamente. Prevaleva un’atmosfera di ateismo psicodrammatico. Satana veniva invocato cerimonialmente con grande fervore, ma in contesti non cerimoniali anche i satanisti più convinti esitavano a prendere una posizione riguardo alla sua realtà. Se si facevano riferimenti alla sua esistenza,
erano vaghi, cauti e ipotetici … (Invece) il Tempio di Set è un’associazione di Eletti per onorare Set, esaltare il suo Dono a noi stessi ed esercitarlo con la massima saggezza possibile. Poiché Set è un’entità metafisica, può essere paragonato a un ‘dio’, come la società convenzionale impiega il termine. In questo senso, il Tempio di Set è una religione, non una religione basata su una fede irrazionale, ma una religione che trae i suoi principi fondamentali dall’esercizio del Dono evidente e cospicuo del suo Dio”.
La messa nera è un rituale di inversione blasfema della messa cattolica, che varia molto, ma spesso include l’adorazione di Satana, l’uso di simboli invertiti (come la croce capovolta), formule di disprezzo verso Dio e, nelle versioni più estreme o storiche, l’uso di simboli e atti sessuali profani (come orge e utilizzo di secrezioni corporee) per evocare poteri, anche se il satanismo moderno (LaVeyano) la descrive più come un’espressione di emozioni intense e desideri personali, negando l’uso di ostie consacrate e violenza, e distinguendo diversi tipi di messe nere per obiettivi specifici (lussuria, compassione, distruzione).
Secondo quanto scriveva Pierini, è possibile fare un potente maleficio anche durante la messa nera. L’autore spiegava che i due sessi (uomo e donna) costituiscono una ferita, essendo due parti separate e sofferenti dell’Androgino primordiale. Nel sesso i due sessi si uniscono: per questa maniera le pratiche sessuali, ripristinando l’Androgino, esercitano potenza magica terribile. I diavoli hanno però maledetto gli esseri umani anche in un’altra maniera, non solo separandoli, ma facendo loro perdere la ragione durante il sesso. Allora il segreto della efficacia della magia sessuale sarebbe quello di non perdersi nelle brame della voluttà, mantenendo ragione e controllo: pertanto, se durante l’orgasmo, ci si concentra fortemente sulla vittima, la si fattura a morte.
Il dotto bizantino Michele Psello (XI secolo d.C.) nella sua nota opera sulla attività dei diavoli riferiva le turpitudini degli eretici, gli gnostici. Questi mangiavano sterco per farsi amici i diavoli. Non solo, ma, per cancellare dall’anima “i segni divini” (theia sumbola), alla sera conducevano in una casa prestabilita le fanciulle introdotte ai riti segreti, spengevano i lumi e si univano a caso, sorella o figlia che fosse; passati nove mesi, si riunivano di nuovo nello stesso luogo, trascorsi tre giorni dopo il parto strappavano i figli della illegittima unione alle madri, incidevano con il rasoio le loro tenere membra e raccoglievano il sangue sgorgante, poi bruciavano i neonati mentre ancora respiravano gettandoli sul rogo; mescolavano nei calici sangue e cenere, ne ottenevano un orrendo intruglio, che univano a cibi e bevande: era la loro comunione. Se l’anima, infatti, ha i segni divini, i diavoli si allontanano da questi eretici e non li servono.
Sempre Psello elencava le specie di diavoli, che sarebbero sei:
- La prima si aggira nell’atmosfera sopra di noi, in quanto dalla luna furono scacciati tutti i diavoli;
- La seconda si trova in alto ma più vicino a noi;
- La terza è la classe dei diavoli terrestri;
- La quarta è acquatica e marina;
- La quinta sotterranea;
- La sesta è nemica della luce e particolarmente spietata.
I diavoli avrebbero un corpo (anche se non denso come quello degli esseri umani), così come gli angeli, ma i diavoli sono foschi, mentre gli angeli sono irradianti luce. I diavoli si nutrirebbero dello spirito vitale dei viventi; sebbene non abbiano organi come i nostri, farebbero escrementi e persino attività sessuale, da cui nascerebbero figli. Nel sabba delle streghe del Medioevo queste copulavano con i diavoli.
Presso gli arabi il terrore degli uomini è un maleficio “erotico” (indipendente dalla messa nera) detto “rbat”. Serve a far sì che il marito perda interesse per le altre donne. La moglie si procura sei granchi vivi che mette in una scatola. I granchi si divoreranno a vicenda, alla fine della settimana ne rimarrà uno solo, che sarà nutrito con carne se necessario. Il venerdì la donna farà il bagno, si depilerà ascelle e pube e conserverà i peli e le unghie. Getterà poi il granchio nell’acqua bollente, toglierà le chele e svuoterà il guscio, quindi all’interno del granchio metterà frammenti di radice di Mandragora. Comprerà un portacipria e non vi metterà dentro niente. Successivamente la donna metterà in un sacchetto peli, unghie, il granchio così riempito e un piccolo fallo che scolpirà lei stessa. Durante sette giorni la donna dovrà avere rapporti sessuali con il marito e avrà cura, dopo il coito, di far passare il sacchetto sui genitali di lui. La settima volta aprirà a insaputa del marito il portacipria davanti ai testicoli così da farli riflettere sullo specchietto. Lo specchio così chiuso con il sacchetto sarà avvolto in un pezzo di biancheria intima non lavato del marito, quindi sotterrato.
Nella messa nera è possibile evocare i diavoli, ma tali evocazioni possono essere operate anche al di fuori di questo rito blasfemo.
Teurgia, goetia e negromanzia fanno parte della Magia Cerimoniale, cioè l’arte di richiamare le varie entità, come abbiamo detto rispettivamente angeli, diavoli, defunti.
I manoscritti più antichi in nostro possesso della Magia Cerimoniale risalgono al Medioevo e sono quelli del Grimorio di papa Onorio, del Liber Iuratus, del Sefer Raziel, delle Chiavi di Salomone (tra cui il Lemegeton). Ma gli antecedenti, diretti o indiretti, di questi importanti scritti di Magia Cerimoniale sono da ricercarsi fino alla magia egiziana (come il Libro dei Morti), oppure anche più indietro nel tempo.
Bisogna dire che la messa nera deriva da sacerdoti cattolici che nel Medioevo passarono dalla parte della eresia dei catari, quindi iniziarono a compiere riti blasfemi. Nel Medioevo il sacerdote consacrava pane e vino sulla schiena di una strega, invece nell’età moderna la messa nera prevede la consacrazione sul ventre della sacerdotessa sdraiata sopra l’altare di una chiesa sconsacrata.
Nella letteratura sull’argomento, si trova spesso che i preti cristiani sarebbero spesso in combutta con il diavolo. Nei grimori è scritto che il prete è uno stregone. La Blavatsky consigliava a chi voleva apprendere la magia di andare nella cerchia dei preti. Papus diceva che tutti i grimori sarebbero stati scritti da preti. È un fatto comunque che nel Medioevo i sabba erano tenuti nelle vicinanze di un monastero e che, allorché venivano meno certi ordini monastici, in quelle zone i sabba non si verificavano più.
Nel Medioevo la negromanzia era esercitata soprattutto da chierici. A proposito giravano voci molto “strane”. Certi presunti negromanti alla corte dell’antipapa Benedetto XIII (1394-1423) pare fossero in contatto con tutto un gruppo di maghi francescani nella Francia meridionale. Un teologo francescano, Gilles Vanalatte, fu incaricato di procurarsi dai musulmani un libro di magia. Lo stesso san Benedetto era accusato di farsi istruire nell’arte negromantica, e di usare un famigerato libro di magia intitolato La morte dell’anima; una volta sarebbe stato trovato un libro di magia nascosto nel suo letto.
Per i più, comunque, queste storie sarebbero pura fantasia. Intorno alla chiesa cattolica girano molte favole, da tempo. Come la papessa (in un certo periodo, in segreto, un Papa sarebbe stata una donna) oppure il presunto avvistamento alieno avuto da papa Giovanni XXIII. Ultimamente è nata la leggenda del cronovisore. Il Vaticano avrebbe avuto tra le mani una macchina capace di vedere il passato, ma decise di nasconderla per sempre. Il cronovisore. La storia inizia in Italia, a metà del XX secolo, dentro un monastero benedettino. Lì viveva Padre Pellegrino Maria Ernetti, monaco, musicista e scienziato che sosteneva di aver partecipato alla creazione di un artefatto capace di vedere il passato. Non viaggiare verso di lui, non alterarlo, ma osservarlo come se il tempo fosse intrappolato su uno schermo invisibile. Secondo Ernetti, il cronovisore funzionava poiché tutto ciò che accade nell’universo lascia un’impronta energetica. Ogni parola pronunciata, ogni grido, ogni immagine, ogni atto violento o sacro vibra per sempre nello spazio. Il tempo non scompare. Si disperde e basta. E se qualcuno avesse trovato un modo per sintonizzarsi su queste onde, avrebbe potuto ricostruire qualsiasi momento della storia. Il progetto non è stato opera di un solo uomo, coinvolgeva scienziati di primo livello, tra cui Enrico Fermi e Wernher Von Braun, l’ ingegnere che avrebbe lavorato successivamente per la NASA. Il dispositivo combinava antenne speciali, tubi catodici e materiali in grado di catturare specifiche frequenze temporali. Una specie di radio, però sintonizzata sul passato. Ernetti ha affermato che con il cronovisore sono state osservate scene che nessuno altrimenti avrebbe mai potuto vedere. Ha dichiarato, per esempio, di aver assistito a rappresentazioni teatrali dell’antica Roma, di aver visto e sentito Cicerone pronunciare discorsi reali, ma non solo, avrebbe anche visto la crocifissione di Gesù Cristo. Qui la storia diventa un po’ delicata. Ernetti ha mostrato una presunta fotografia del volto di Cristo sulla croce, affermando che era stata ottenuta grazie al cronovisore. L’immagine si diffuse e scatenò uno scandalo immediato. Alcuni esperti hanno fatto notare che l’immagine era identica a una scultura moderna. Il Vaticano ha negato fermamente l’esistenza dell’apparecchio, ed Ernetti ha parzialmente ritrattato, anche se non ha mai negato del tutto i fatti. Prima di morire, il monaco ha dichiarato che il cronovisore sarebbe stato smantellato perché rappresentava una minaccia per l’umanità. Non per il suo potere tecnico, ma per quello che potrebbe provocare. Se qualcuno potesse osservare il passato, nessun segreto sarebbe al sicuro. Né i crimini. Né i peccati e probabilmente la storia ufficiale andrebbe modificata. Secondo Ernetti, i piani sono stati distrutti e i pezzi distribuiti in modo che nessuno potesse ricostruirlo. Ma ha anche affermato qualcosa di più inquietante: che la tecnologia era già stata creata, e che una volta scoperto un percorso, non si può mai cancellare del tutto.
Comunque sia, leggende a parte, i preti che tradiscono, passando dalla parte di Satana, sono storia, infatti finirono nei processi inquisitoriali, ma per fortuna sono stati e sono tuttora molto pochi. Costoro farebbero spesso gli esorcisti per confondere le acque e attirare proseliti. Sarebbero poi a volte persone importanti, come abati, vescovi e, se laici, sarebbero affiliati tra i notabili di una città: questo perché, qualora qualche membro venisse scoperto, tali persone importanti sarebbero in grado di depistare le indagini e chiudere la faccenda.
I due capisaldi del satanismo sono: la messa nera e il maleficio. Mentre il malocchio è involontario e può essere fatto dallo sguardo del semplice invidioso o dalla persona naturalmente cattiva, la fattura è un maleficio vero e proprio, che può essere fatto solo da un mago nero.
Spesso le fatture vengono preparate il giorno di Marte e di notte, specie alle ore 3, che sarebbe il momento prediletto dell’emergere delle forze oscure, in contrapposizione alle 3 del pomeriggio, quando morì Gesù Cristo.
Secondo Rendhell, esistono tre tipi di fattura:
- Sortilegi (o fatture di Bassa Magia): possono essere imitativi (spesso il mago fa una piccola bambola di pezza o cera con frammenti di vestiti/capelli/ecc. appartenenti alla vittima, che infilza con aghi, costituendo il simulacro magico che permette di colpire la vittima), di analogia (spesso il mago annoda un nastro per legare a morte o di cuore, cioè far innamorare la vittima), indiretti (mediante la fabbricazione di filtri, polveri, essenze che a contatto con la vittima ne modificano la sorte). Per quest’ultima categoria, ci sarebbero maghi che producono filtri o altri prodotti mediante mestruo, sperma, ossa di morti, oppure con l’ippomane (cioè dalla mucosa della vulva della cavalla in amore oppure da una concrezione fibrosa, dalla forma di un uovo di gallina schiacciato, di colore bruno, che galleggia nel liquido amniotico che avviluppa il feto del cavallo e che si trova certe volte incollata sulla fronte del puledro).
- Incantesimi (o fatture di Alta Magia): si basano su complessi rituali evocatori. Possono essere larvali (il mago crea, tramite la persona che vuole l’incantesimo, il campo operativo giusto, quindi invia una larva astrale alla vittima così da infestarla), evocativi (mediante la evocazioni di spiriti), proiettivi (il mago proietta la propria anima nella vittima così da infestarla), speculari (mediante riti terribili che prevedono l’uso di specchi magici: il mago sovrappone la propria immagine a quella della vittima tramite specchi magici che moltiplicano la potenza del rito), di sintesi (sfruttando le forze sessuali che permettono quasi la rinascita della vittima per essere influenzata a piacimento).
- Malefici: richiedono che il mago faccia un patto con il diavolo, il quale si mette a suo servizio e va a colpire il bersaglio.
Sempre Rendhell rivelava che, dopo la preparazione della fattura, esistono tre gradi nella evoluzione del maleficio:
- Nel primo grado (incubazione) la fattura matura, non ci sono sintomi specifici, ma l’astrale della vittima ne viene contaminato, solo l’esperto può accorgersene;
- Nel secondo grado (irraggiamento) la vittima inizia ad avvertire i sintomi, che variano a seconda del tipo di fattura (di morte, di malattia, di sfortuna, di amore);
- Nel terzo grado il quadro si complica, i disturbi diventano veramente preoccupanti, si scatena una grave malattia, tutto va storto, e compaiono altri segni molto evidenti. È un quadro pressoché irreversibile, a questo livello solo operazioni magiche di altissima potenza, effettuate da una persona di eccezionale valore, possono costituire efficace contro-fattura.
Ma in pratica come si fa un maleficio? Bisogna dire che nei libri, anche quelli dettagliati, non si trova la “ricetta” esatta per questa pratica ignominiosa di magia nera. Infatti, le esatte formule di evocazione da pronunciare e le esatte procedure, passo dopo passo, non vengono pubblicate, ma trasmesse oralmente da operatore a operatore. Non solo, anche se la stregoneria è corretta, la volontà del mago deve essere potentissima per far realizzare un maleficio, tanto che deve vincere le resistenze dell’anima della vittima. Pertanto iniziare una fattura senza sapere bene come si faccia, cioè in maniera improvvisata, espone l’operatore a rischi terribili.
La volontà del mago deve essere più potente della media sin dalla nascita. Poi, per eccitare questa volontà già potente ci sarebbero dei metodi: agire sempre più coscientemente facendone una abitudine; maledire alla stessa ora e nello stesso luogo; indossare un abito di lana, preferibilmente di colore bianco (il bianco è isolante e la lana aiuta la protezione del corpo astrale ed evita che le influenze esterne disturbino l’operatore durante la meditazione); si praticano determinati esercizi di respirazione, si assumono posizioni di meditazione. L’energia dispensata deve essere proporzionale al risultato desiderato (questo evita il colpo di ritorno).
Sono rari i maghi dotati di una forza di volontà talmente potente, potentissima, da essere usata – da sola – contro una persona.
Allora la maggior parte dei maghi (sebbene potenti di questa energia) si affida alle evocazioni di alcune entità: in questo modo concentrano la volontà non sulla vittima bensì sul diavolo richiamato dall’inferno. Le regole sono all’apparenza semplici: con la scelta dei giorni e delle ore favorevoli alle entità evocate, con la scelta dei pentacoli giusti, con la scelta delle formule apposite, si attiva una corrente di odio che può nuocere gravemente alla vittima.
Per potenziare la forza di volontà si può agire in gruppo, stando in cerchio e tenendosi per mano (Catena magica).
Pierini avvertiva altresì che, facendo una fattura, anche nel modo corretto, il mago si espone al “colpo di ritorno”, cioè a un danno proporzionale alla intensità del maleficio, il quale non si verifica solo se la stregoneria non vada a buon fine (incontra resistenze da parte della vittima) ma SEMPRE e in ogni caso.
Oltre alla messa nera e al maleficio, la magia nera è conosciuta anche per i riti sessuali. La sessualità è la energia più potente di cui l’uomo può disporre e il mago che ha imparato a utilizzarla, attraverso di essa può fare portenti.
Grant scriveva: “L’abilità di operare all’interno, o piani astrali, e di viaggiare liberamente nei regni della luce, o spazio interiore, deriva da una speciale purificazione e deposito di forza vitale. Questa forza nella sua forma più densa è identica all’energia sessuale. Al fine di trasformare l’energia sessuale in energia magica (oja), il dormiente Serpente di Fuoco alla base della colonna viene risvegliato. Esso allora depura la vitalità di tutto il materiale di scarto attraverso la purificante virtù del suo intenso calore. Così la funzione del seme – nei Tantra – è di caricare il corpo di luce, il corpo interiore dell’uomo. Quando il fluido vitale si accumula nei testicoli esso viene consumato dal calore del Serpente di Fuoco e i sottili fumi o profumi di questo seme liquefatto vanno a rinforzare il corpo interiore”.
La connessione con i demoni è un elemento centrale nella magia sessuale satanica. Attraverso i rituali sessuali, l’adepto può stabilire un legame profondo con entità potenti come Lilith, Baal, Asmodeus e altre divinità. Questa connessione non solo amplifica il potere del rituale, ma aiuta anche il praticante a sviluppare una comprensione più profonda delle proprie e energie e delle forze che governano ogni tipo di dimensione.
In questo processo le invocazioni e le visualizzazioni giocano un ruolo fondamentale. Il primo assioma ermetico afferma che tutto è mente: pertanto l’adepto deve concentrarsi sul demone invocato per tutto il rito e in modo assai intenso.
Ma non si può parlare di magia nera senza menzionare la negromanzia. La evocazione dei morti era nota già ai babilonesi, ai persiani (Strabone XVI 2.39), gli egiziani usavano statuette per la comunicazione con i defunti o gli scrivevano delle lettere, mentre gli israeliani dovettero mutuare le pratiche babilonesi e egiziane, dopo essere stati in loro schiavitù. L’Antico testamento si scaglia più volte contro la negromanzia (Levitico 19, 31; Deuteronomio 18, 11; 1Samuele 28; Isaia 8, 19). Nell’antico Israele esistevano tre tipi di negromanti, chiamati rispettivamente ob, yedde’oni, doresh el ha-metim.
In Grecia la pratica era molto diffusa nel popolino, ma invisa dai regnanti. Sempre in ambito ellenico troviamo il termine psuchagogia, “evocazione delle anime”, in riferimento ad Apollonio di Tiana in un componimento di Filostrato.
Da lì i rituali passarono a Roma. Lo scrittore latino Apuleio osservava che “neppure i morti nei loro sepolcri possono dirsi sicuri”, in riferimento alla attività degli stregoni, che non solo nuocciono ai vivi con la magia nera ma vanno a molestare persino le anime dei defunti.
Nel Medioevo l’insigne mago Cornelio Agrippa asseriva che possono essere evocati unicamente diavoli e anime dannate.
Dal canto suo, Cavendish cerca di chiarire l’argomento, affermando che quando si vede o si crede di vedere un fantasma si danno almeno queste possibilità:
- Inganno della mente, accidentale o patologico;
- Percezione chiaroveggente del morente o del morto da parte del vivente, come nei casi in cui le persone riferiscono di vedere accanto a sé il morto nell’imminenza della morte, anche se costui si trova fisicamente molto distante;
- Si è anche suggerito che il fantasma possa essere il frammento della personalità di un defunto, un relitto psichico alla deriva proveniente da una esistenza precedente;
- Può anche darsi che situazioni di forte tensione, che includono le scene di violenza tradizionalmente collegate alle infestazioni, ma non limitate a esse, si imprimano talora nell’atmosfera di un luogo.
Comunque sia, la letteratura sull’argomento è sterminata. In genere, come avviene anche negli altri rami dell’esoterismo, i libri di cose occulte rispondono a tre categorie, ben sintetizzate da Waite:
- La pubblicazione viene firmata da un autentico adepto, il quale, limitatamente a quanto si può rivelare al di fuor della cerchia degli iniziati, espone delle verità con lo scopo di attirare proseliti;
- Un libro può essere scritto anche da scienziati o altri ricercatori, i quali, sebbene non iniziati, possono cercare di capire qualche cosa con le armi della storiografia, dell’antropologia, della letteratura specifica, delle analisi e del ragionamento;
- Infine, ed è la maggior parte di quanto si trova oggi sugli scaffali, sarebbe tutta opera di pseudo-iniziati i quali, o perché non veri adepti o perché millantatori, confondono le verità occulte, non comprendono i veri simboli, non penetrano adeguatamente alle cause dei fenomeni.
Fatta questa doverosa premessa, bisogna dire che, leggendo vari articoli e libri, ci si imbatte in storie che hanno dell’incredibile. Persone che avrebbero incontrato fantasmi e poi sarebbero impazzite per via della forte carica energetica del defunto. Cavendish ricordava che c’è lo stereotipo che il fantasma è aggressivo e maligno, ma non sempre è così, anzi il più delle volte un defunto che si palesa vuole essere di aiuto, viene anche nei sogni per dare conforto, oppure è timido e facilmente scacciabile, in ogni modo raramente molesto. In realtà, sarebbero pericolosi solo coloro che sarebbero morti di violenza o per accidente. Platone (Fedone 81C) affermava che le anime delle persone che in vita erano carnali e dedite ai piaceri, restano su questa terra come fantasmi, senza possibilità di staccarsi da essa.
Secondo la maggior parte delle sette dell’induismo, quando una persona muore va nel cosiddetto Kamaloka, assimilabile in quale modo al Purgatorio cristiano: in questo luogo, quasi una dimensione terrena o vicinissima alla terra, oppure la stessa terra, il defunto paga le colpe in attesa della sorte futura. A questo punto, si può reincarnare oppure si fonde in Dio.
Secondo una teoria, il Kamaloka sarebbe il mondo astrale. Tutto ciò che accade sul piano fisico (terra densa) ha una controparte nel mondo astrale, in conformità al noto detto ermetico per cui “ciò che è in basso è come ciò che è in alto”. Il mondo astrale è una realtà vicinissima alla terra, nella quale abitano anche gli elementali (spiriti della Soglia, entità senza una volontà vera e propria, che il mago potrebbe usare per vedersi eseguire gli ordini). Pertanto, sarebbe possibile che un morto, fino a quando rimane nel mondo astrale, oppure uno spirito elementale, possano varcare la sottile soglia che divide i due mondi, e presentarsi con apparizione o altre ingerenze, dall’aiuto alla molestia fino alla semplice osservazione dei viventi.
Elifas Levi, il fondatore dell’occultismo moderno, parlava di Grande Agente Magico. Si tratta di una sostanza sparsa nell’infinito, che Ermete Trismegisto denomina Gran Telesma. È un fluido e una vibrazione perpetua. La forza che la mette in moto e che le è inerente si chiama magnetismo. Nell’infinito questa sostanza unica è l’etere o la luce eterea o mondo astrale. Negli astri che calamita, diviene luce astrale. Negli esseri organizzati, luce o fluido magnetico. Nell’uomo, forma il corpo astrale.
Blavatsky scriveva che quando gli iniziati cristiani parlano di Spirito Santo si riferiscono al Grande Agente Magico. È questo ciò che menzionava Hartmann (1983) quando si riferiva al principio intero della Natura, che è magico e che pone le basi delle forme esteriori. Pertanto colui che impara a influire su tale principio, mediante il magnetismo personale (attraverso la volontà e l’immaginazione), può influenzare ogni forma, propria e altrui, compiendo miracoli magici. E, dato che il magnetismo è una funzione della mente, la vera magia è mentale.
La teologia cristiana nega assolutamente che i morti possano comunicare con i vivi, se non per ordine espresso di Dio, cosa assai rara, come avviene con i santi. Le apparizioni, le varie influenze, la divinazione permessa da energie dei morti, sarebbero per la maggior parte fenomeni prodotti dai diavoli con lo scopo di ingannare l’operatore e spingerlo a odiare la religione e a commettere crimini, fino a un punto di non ritorno, nel quale il diavolo, per permesso divino, può portare all’inferno la vittima.
Heindel riferiva la pericolosità di contattare i morti e i vari spiriti, sconsigliando anche l’ipnosi, terreno fertile nel quale si manifestano varie entità.
Secondo il pensiero del filosofo rinascimentale Giordano Bruno, condiviso peraltro da altri pensatori del periodo, c’è una differenza fondamentale tra mago e stregone: il primo era in sommo grado un sapiente, appartiene all’alta società e sebbene si formasse per esperienza, acquistava il sapere anche attraverso il libro; invece lo stregone apparteneva alle classi meno abbienti e la sua formazione era trasmessa oralmente. Inoltre il mago, essendo un sapiente, conosceva Amore (il quale è a sua volta una forma di conoscenza), mediante il quale era in grado di dominare la totalità e persino di trattare affari specifici; invece lo stregone era dominato dai diavoli, per opera dei quali faceva portenti. E qui Bruno introduceva una netta distinzione tra “diavoli” e “demoni”: i primi hanno un mondo nell’aldilà (l’inferno), mentre i secondi possono essere assimilabili al concetto di spirito elementale, per Bruno erano elementi della natura. Secondo Bruno esistevano anche gli dei, che sono gli astri, dotati di coscienza e volontà. Come in tutto il Rinascimento, il mago-sapiente vantava la capacità di sottomettere i demoni (spiriti elementali), e non come lo stregone di farsi sottomettere dai diavoli.
Tuttavia, secondo Heindel, uno spirito elementale si può palesare con lo scopo di avvicinare una persona al fine di farsela apparentemente amica: in questo modo lo spirito può studiarla fino a che questi non si sostituisce al malcapitato umano, vivendo la vita della vittima. È una cosa terribile, in quanto lo spirito elementale, assumendo le sembianze della vittima, la ostacola nella progressione delle vite future. Per Heindel, infatti, Dio ci dà una serie di esistenze, una dopo l’altra, per fare esperienza da cui trarre delle lezioni che ci permettono di migliorarci, fino a che non ci reintegreremo con il Divino. Ma, se lo spirito elementale blocca il processo, la vittima rischia di non raggiungere mai lo scopo ultimo della sua vita sulla terra.
Sulla base delle varie dottrine esoteriche, tutti noi, quando sogniamo, andiamo in astrale con il corpo astrale, mentre il corpo fisico dorme. Questa verità è particolarmente evidente nel sabba delle streghe.
Infatti, come scriveva Ford (2003), i sogni sono stati a lungo considerati immagini del subconscio; ciò che giace nella mente. In magia, i sogni possono essere un potente strumento iniziatico, se focalizzati in modo positivo e conduttivo, possono fornire eccellenti aree di sviluppo personale dell’essere. Il sabba delle streghe può essere condotto in percorsi onirici, se il mago lo desidera. Il modello del sabba delle streghe in senso onirico dovrebbe iniziare con una visualizzazione del Crocevia. Il Crocevia è stato a lungo considerato un luogo di grande potere magico. È il luogo di Ecate, la Triplice Dea che è il raduno di ombre e fantasmi; molti l’hanno evocata lì, al crocevia. È anche il luogo in cui Faust evocò Mefistofele, che uscì dalla foresta prima di lui. Il Crocevia è il luogo in cui si visualizza e si concentra la mente prima di dormire – si può anche visualizzare una X o un + come luogo d’incontro del sabba dei sogni. L’immaginazione è la chiave suprema del Mago Nero o dello Stregone che cerca di andare al sabba – è il veicolo dell’autoassunzione di forme deifiche o maschere della licantropia.
Ford consigliava: “Quando vi preparate per il Sabbat dei Sogni, decorate il vostro tempio o la vostra zona notte in base a ciò che vi ricorda un Sabbat: immagini di vecchi grimori, sigilli, immagini demoniache, maschere o altri elementi che aiutano il lavoro. La cosa più importante, tuttavia, è il controllo della mente. Sedetevi comodamente prima e liberate tutti i pensieri. Inizia un canto lento che sai ‘attiva’ l’immaginazione verso il Sabbat. Utilizza i Cinque Sensi per attivare e favorire questo stato di trasformazione ‘intermedio: udito, vista, olfatto, tatto e gusto. Procurati un piacevole incenso del Sabbat e un’illuminazione perfetta, e tieni nella mente sigilli e immagini che invochino questo luogo. Il tuo obiettivo è allineare i sensi con il focus dell’Avanzamento di Notte, ovvero in armonia con la scelta Volontario del desiderio. Prepararsi al Sabbat attraverso decorazioni e un corretto autoallineamento crea un’eccitazione interiore accresciuta per l’atto iniziatico stesso, consentendo così il successo, un apparente auto-permesso!
Il Sabbat è un’esperienza soggettiva, in cui ti trovi solo e circondato dalle ombre e dai familiari di tua creazione. Presto scoprirai durante le ore di veglia elementi di te stesso che desideri cambiare e tratti comuni, associazioni o percezioni che comprenderai lentamente attraverso il processo di cambiamento. Accetta e usa questo come un permesso per diventare! Il Sabbat delle Streghe è usato per molti scopi: è per l’auto-deificazione, l’esplorazione, il cambiamento di forma e uno stato di gnosi elevato; irrompe attraverso il mistero e rivela una nuova percezione, diventi ‘come’ il male o Avversario, ti avvicini a Ecate e Lilith e ottieni una focalizzazione più diretta della Volontà Magica. Il Sabbat è usato anche per incantesimi e pratiche sessuali: un’esperienza Sabbat con un partner è forse uno degli atti più estatici che possano essere condivisi da due persone, o più se questo è il tuo ‘carattere. Il Sabbat può anche essere usato per maledire e benedire, il che si avvolge a spirale e agisce come una molla. Non invitare gli iniziati nel Circolo del Sabbat delle Streghe, perché l’incantesimo di Caino li divorerà e li maledirà completamente. Tale esperienza, se mai condivisa, deve essere tra due iniziati, autoiniziati o meno. Ricordate, il Sabbat si rifà al principio antinomiano dell’autodeificazione luciferiana. È un percorso di conoscenza attraverso la chiarezza: questa chiarezza viene scoperta da coloro che si concentrano sul superare il mistero, punto fondamentale dell’inizio di ciò che è nascosto”.
Il sabba ebbe la sua massima diffusione tra XIV e XV secolo, arrivando a costituire una delle espressioni più emblematiche della stregoneria. In quel periodo il sabba era una riunione di streghe e stregoni con i demoni. Spesso streghe e stregoni ci andavano in volo e lì facevano orge tra loro e i diavoli. A volte la strega si addormentava e andava al sabba mediante la dimensione onirica, come ricordato da Ford. La parola “sabba” è stata usata per la prima volta nel 1490 e precisamente compare nel Flagellum maleficarum di Pierre Mamoris. Era chiamato anche “sinagoga di Satana”, “sagarum synagoga”, “strigiarum conventum” e “barilotto”. Il sabba deriva dalla continuazione e dalla distorsione di cerimonie pagane della fertilità e la sua parte conclusiva (orgiastica) diede luogo alla messa nera. Dal mondo pagano derivava anche l’usanza di fare un banchetto con vitelli rubati dalle cascine e cucinati e consumati durante il sabba, i cui resti non mangiati sarebbero stati fatti rivivere per opera magica e riconsegnati ai proprietari. Nel sabba si potevano cucinare anche i bambini. Dai resoconti che abbiamo, chi partecipava al sabba era scelto dal diavolo e entrava a far parte di sette con il programma di trasgredire la legge divina e fare del male agli esseri umani in ogni modo.
Erano poche le cose che le streghe non potevano fare, grazie a poteri a loro accordati dai diavoli. Il frate domenicano Girolamo Visconti nel XV secolo così scriveva: “Le streghe sono trasportate sopra un bastone unto di grasso di bambini, o di qualche animale che ha le sembianze di un lupo, di una capra o di altre bestie … In alcuni processi si legge che tali donnicciole sotto forma di gatte entrano nelle case dove giacciono bambini”. Nei vari resoconti inquisitoriali, infatti, si legge spesso che le streghe possono trasformarsi in animali, anche mosche.
Secondo la dottrina esoterica, i defunti e gli spiriti elementali sarebbero assetati di energia vitale dei viventi. A detta di Monroe, il mondo sarebbe una fattoria energetica: gli abitanti della Soglia si nutrirebbero ordinariamente della energia dei viventi, detta loosh. Soprattutto il dolore e le forti emozioni servono allo scopo.
Sulla base di una teoria, quando uno spirito o un defunto chiede un sacrificio vegetale o animale, in realtà sta chiedendo il permesso di nutrirsi del loosh dell’offerente, che sarebbe succhiato energeticamente, spesso senza saperlo.
Addirittura Ford (2008) scrisse un libro nel quale affermava che “il Vampiro è uno spirito predatore nato dalla mente di un luciferiano. Il Vampiro Magico che pratica e si concentra sulla propria coscienza tramite certe tecniche di Yoga, porterà la mente ad assumere la forma che desidera, alimentandosi di energia dall’aura di qualcun altro. L’aura non è umana, ma spirituale”.
Quindi esisterebbero tecniche sofisticate di magia che permetterebbero anche a esseri umani viventi di nutrirsi del loosh di un altro umano vivente.
Ford giustificava la pratica del vampirismo mediante tre assunti:
- Tu sei l’unico Dio che esiste.
- Tutte le divinità e gli spiriti si devono manifestare in te, quindi, per rimanere nella tua coscienza, devi essere il più forte possibile per mantenere la tua identità basilare.
- Come luciferiano il tuo obiettivo principale è la conservazione della conoscenza che attraverso l’esperienza diventa saggezza, con assunzione del potere prima internamente e poi esternamente, come ritieni opportuno. Il Vampiro Magico è davvero luciferino; non c’è differenza nel fondamento ideologico, ma solo l’adattamento, di come l’energia e l’intento vengono compresi e incanalati.
Secondo Ford, il Vampiro Magico ha la aspirazione ad essere Dio e quindi, come Dio, si nutre degli esseri che incontra. L’autore espone principi e tecniche per aspirare energia vitale da altri esseri umani.
Anche Crowley, l’ispiratore del satanismo moderno, anche se non si riteneva un satanista, conosceva riti analoghi, ma egli sosteneva che una operazione magica del genere dovrebbe essere compiuta solamente se la persona da cui si preleva energia è consenziente e se non le si arreca danno.
Già presso i sumeri il sangue era visto come la sede dell’energia vitale. Ci sono ancora nel mondo dei rituali, nella magia nera e anche nelle religioni, che prevedono l’uso del sangue.
Un tema collegato alla negromanzia e alle energie interiori delle persone è quello degli zombie, che compare spesso in riferimento al Vudù. Il Vudù è una religione definita sincretica, cioè unisce le antichissime religioni animiste dell’Africa occidentale e il cristianesimo (che si è imposto dall’arrivo dei colonizzatori occidentali in quelle regioni e dal trasporto dei negri in Occidente). Secondo gli antropologi, non si tratterebbe di morti che vengono risuscitati dalle tombe, ma di malcapitati a cui vengono somministrate sostanze in grado di simulare una morte apparente: poi vengono seppelliti, dopo qualche giorno tirati fuori dalla tomba così da risuscitare (apparentemente) e stare permanentemente a servizio degli stregoni.
Facciamo un poco di chiarezza. I vari culti che si riconoscono nel Vudù prevedono che, se c’è una divinità superiore creatrice, non è possibile contattarla, ma l’uomo tramite gli sciamani evoca altri spiriti che possono aiutarlo: gli spiriti dei morti e poi i loa (spiriti legati a luoghi o a oggetti). I loa risiedono in primo luogo nella città santa di Ifé, per quanto riguarda l’Africa, e a Vilokan, per quanto riguarda Haiti. Ma da lì, secondo le zone dell’aria che il gran maestro (il voudun Da-n Gbé, rappresentato esotericamente da un serpente che si arrampica su un bastone stellato) assegna loro, si diffondono un po’ dovunque. È da queste zone che vengono invocati, anche se possono trovarsi anche altrove, risiedere in oggetti o templi.
È a Ifé che risiede il condensato di tutti i poteri magici del Vudù. Quindi è in questa città che occorre andare per acquisire tali poteri magici (il che equivale ritualmente alla “presa dell’asson”). Cioè in Africa, passando per la linea del palo che attraversa il suo cerchio cabalistico. L’asson è un sonaglio rituale creato dal frutto (calabassa), simile a una zucca ornamentale, che la Tradizione Solare dei Grandi Invisibili d’Etiopia assegna come segno del maestro del Vudù.
Secondo molti culti Vudù, gli esseri umani hanno due anime: la prima è detta Grande Angelo, è quella che rimane nel nostro corpo fino a che moriamo e poi si libera per proseguire il cammino in altri mondi; la seconda è il Piccolo Angelo, che è quella che ci permette di comportarci in maniera libera, di muoverci e rapportarci con gli altri. Il Piccolo Angelo può lasciare temporaneamente il corpo senza provocare la morte (come nel sogno) oppure a volte può essere catturata da uno stregone Vudù e imprigionata in amuleti: chi possiede l’amuleto schiavizza la persona. Poi ci sarebbero pure spiriti che possono entrare volontariamente o quasi nello sciamano o negli oggetti (feticci da adorare). In Benin c’è il Tempio dei Serpenti, nel quale risiedono spiriti potenti: se a questi si sacrificano animali, possono venire in aiuto dell’offerente.
Un loa può “cavalcare” (cioè entrare nel corpo) di una persona per proteggerla, come è accaduto per i generali e i soldati della lotta di indipendenza haitiana. Per conferirgli un potere o una facoltà. Per consentirgli di muoversi con velocità soprannaturale. Per guarirlo o per impedirgli di soffrire. Per dare un consiglio (come quando qualcuno parla con il medium). Per operare un trattamento su qualcuno. E così via. In questi casi il loa appare come un’anima superiore che si affianca alle anime ordinarie di una persona. Può stare anche in un amuleto, che portato dallo sciamano conferisce al sacerdote del Vudù un particolare potere.
Il Vudù è di origine soprannaturale, viene fatto risalire a una città chiamata La Ville aux Camps (Vilokan). La tradizione insegna che occorre averla visitata per essere all’altezza della iniziazione. Ma pare che solo l’iniziato sa cosa significa questo! Invece Ifè è la patria ermetica del Grande Demiurgo, detto Pha, è da lì che la rivelazione è discesa nello spirito e nel cuore degli adepti, che fondarono il Vudù. La rivelazione discende nella duplice forma dei serpenti Danbhalah Wédo e Aida Wédo. Ifé o Vilokan viene equiparata al Sole. Tanto in Africa quanto a Haiti il Sole è Legba. Legba è quindi l’Oriente, l’Est, il punto cardine sovrano, il punto dello spazio che presiede all’orientazione del templum magico. Perciò l’origine del Vudù è prima di tutto astrologica.
Come fanno i sacerdoti Vudù a zombificare le persone? Secondo i sacerdoti Vudù, mediante la magia nera (che è solo una parte del vasto patrimonio rituale dei culti Vudù). Il sacerdote (appartenente alla categoria dei bokor) ruba il Piccolo Angelo di una persona e lo imprigiona, così da dominarla. La sottrazione genererebbe uno stato di letargia simile alla morte, quindi la vittima viene seppellita: anche dopo anni dalla inumazione, il sacerdote restituirebbe parte dell’anima sottratta così da “risuscitare” il malcapitato pe renderlo uno schiavo.
Ma gli antropologi hanno analizzato le droghe usate dai sacerdoti Vudù. Essi creano delle polveri con elementi innocui (come pezzi di pipistrello, di rana, e così via) a cui si aggiunge però un principio attivi potentissimo, la tetrodotossina (ottenuta dal pesce palla). Questa sostanza, in dosi anche molto basse, è mortale, ma a dosi bassissime può causare la morte apparente. Quindi il “morto” viene seppellito: ora, la permanenza della tomba fa scattare la seconda fase, perché meno ossigeno danneggia il cervello, allora quando lo sciamano estrae fuori l’uomo dalla tomba questi avrà danni cerebrali, sfruttati dallo sciamano per trasformarlo in un servitore obbediente, anche somministrando altre droghe e allucinogeni che viziano ulteriormente la capacità di intendere e volere. A questo punto subentrerebbe persino la pressione culturale: se tutta la tribù fa credere alla vittima di essere morta e poi risorta, il malcapitato si convince di essere uno zombie senza tutta l’anima e accetta più facilmente il proprio destino di schiavo.
Ma è lecito praticare la magia nera o comunque compiere riti che vanno contro la morale? Abbiamo esposto qualche cenno di magia, sebbene in modo incompleto e non approfondito. Vale la pena praticare tutto questo?
Gli scienziati hanno scoperto dagli anni Sessanta che la terra pulsa ogni 26 secondi, come se avesse un cuore che batte. Si parla di microsismo, e pare che non derivi né da vulcani né da terremoti. Localizzata nel Golfo della Guinea, parte occidentale dell’Africa, si è ipotizzato che la pulsazione derivi dalle onde del mare che, battendo sulla piattaforma continentale, la provocherebbero, ma non si sa con certezza.
Secondo i cabalisti, il numero 26 è il numero del Tetragramma divino (YHWH), il più importante Nome di Dio, ma che è impronunciabile. Y vale 10, H 5, W 6, H 5. Il Nome divino è associato alla parola ebraica ‘emet, Verità: infatti, nell’importante preghiera ebraica dello Shemà, si invoca: YHWH ‘Elohenu ‘emet, “Dio nostro Signore è Verità”. Ora, nel Salmo 85 si rivela che “la verità germoglierà dalla terra”.
Il Nome di Dio è associabile altresì alla lettera ebraica Aleph, che ha valore numerico di 1. In Deuteronomio 6, 4 si afferma che YHWH ‘echad, “Dio è uno”, cioè Aleph. Allora Dio è la Verità ultima che sottende alla creazione. Il livello unico e unitario della creazione è il Nome di Dio. Nel Sefer ah-Temunah è scritto che la lettera Aleph è scomponibile in: Y (10), W (6) e Y (10), la cui somma dà 26. Nel Sefer Yetzirah si afferma che Aleph è associata al torace (quindi al cuore).
È quindi il Nome di Dio l’Unica Verità che costituisce il Cuore dell’essere stesso della terra e di noi umani, che in essa abitiamo.
Pertanto chi, essere umano, si allontana dalla Legge di Dio, impressa nella creazione, si sradica da quel principio interiore da cui trae la forma. Questo fatto lo condanna alla sofferenza. Ragion per cui chi vuole veramente essere felice e realizzare la sua vita non dovrebbe praticare la magia nera ma sottomettersi alla Volontà di Dio.
Alziamo solo lo sguardo ai rosoni medioevali, essenziali nelle chiese romaniche e gotiche.
I rosoni medievali, grandi finestre circolari, sono potenti simboli di spiritualità, conoscenza e armonia cosmica, rappresentando Cristo come centro del cosmo, la luce divina che illumina i fedeli, la perfezione della Creazione e un ponte tra l’umano e il divino, spesso integrando complessi significati numerologici e cosmologici (come i mandala) per invitare alla meditazione e alla contemplazione dell’infinito.
Simbolismo Principale:
- Cristo e il Dominio Divino: La ruota raggiata simboleggia Cristo, il Salvatore che domina sulla Terra, spesso con la sua figura al centro.
- Luce e Rivelazione: La luce che filtra attraverso i raggi rappresenta la rivelazione divina, la conoscenza e la vita spirituale, trasformando lo spazio sacro in un luogo di incontro con la Parola di Dio.
- Perfezione circolare e Creazione: I rosoni richiamano la bellezza e l’ordine dell’universo, l’armonia cosmica e la perfezione della creazione divina.
- Ponte tra Uomo e Dio: Funzionano come un portale, un invito alla contemplazione e al trascendente, collegando il fedele all’infinito.
- Numerologia e Mistero: I complessi disegni geometrici e i raggi spesso seguono schemi numerologici specifici, celando significati esoterici e unicità. Nei rosoni medievali si allude al percorso spirituale che conduce l’anima dal caos verso l’ordine, dall’ombra verso la luce.
In chiave ermetica, la metafora è alla Grande Opera alchemica e alla meditazione ottenuta grazie a geometrie, colori e simboli. Come scriveva l’alchimista Fulcanelli, “nel Medioevo il rosone centrale dei portici si chiamava Rota, cioè la ruota. Ora la ruota è il geroglifico alchemico del tempo necessario alla cottura della materia filosofale e, in seguito, rappresentò la cottura stessa. Il fuoco sostenuto, costante ed eguale che l’artista mantiene giorno e notte durante questa operazione è chiamato perciò Fuoco di Ruota (…). La Rosa rappresenta la durata del fuoco e la sua azione. Per questa ragione i decoratori medievali hanno cercato di tradurre, nei loro rosoni, i movimenti della materia eccitata dal fuoco elementare, come si può notare sul portale nord della cattedrale di Chartres”.
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Marco Calzoli è nato a Todi, in Umbria, nel 1983. Prolifico poeta e saggista, ha dato alle stampe con varie Case Editrici 61 volumi. I suoi studi trattano di filosofia, psicologia, scienze umane, antropologia. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022.

