8 Aprile 2026
Società

Newton, Kant, i gatti e il referendum – Ramingo

Nella vita è importante saper trarre conclusioni logiche. Se il mondo fosse retto dalla logica, ragionando serenamente risolveremmo ogni problema, come si immaginava Leibniz. Se la verità fosse una e semplice, tutti, dopo un attento esame, ci troveremmo d’accordo. Tuttavia, considerando l’infinità varietà e discordanza delle opinioni, dubito che questa sia la realtà. La verità sembra avere molte facce, e ogni atto del pensiero umano è soggetto a profonde ambiguità.

Per esempio: “tutti i gatti hanno una coda, Socrate è un gatto, quindi Socrate ha una coda” pare ineccepibile, ma come faccio a sapere che tutti i gatti hanno una coda? E chi mi assicura che Socrate sia un gatto? Per dire che è un gatto dovrei vederlo, e in tal caso saprei anche se ha la coda, senza bisogno di sillogismi. Dovrei perciò porre il mio ragionamento al condizionale: “se tutti i gatti hanno una coda e se Socrate è un gatto, allora Socrate ha una coda (tranne il caso in cui gli sia stata amputata)”.

Ma qualcuno obietterà che, posto così, il discorso diventa puramente formale, un’ipotesi astratta. La vita è fatta di gatti reali e di code reali, non di code metafisiche. Questa idea di trarre dimostrazioni e conclusioni valide da certe premesse è una vera trappola per il pensiero. Infatti, dovremmo prima dimostrare le premesse e prima ancora le premesse delle premesse.

Così, dopo un tempo infinito, saremmo ancora lì a cercare l’ubi consistam del nostro ragionamento. Infine, impotenti e rassegnati a trovare un fondamento, dovremmo poggiare su qualche comodo a priori, su un pregiudizio in sé del tutto arbitrario ma che, espresso con eleganza o con sufficiente sfoggio di cultura o facendo leva su qualche nobile sentimento, può risultare convincente. E di quel pregiudizio dovremo accontentarci, mettendo a tacere il nostro impotente anelito alla verità.

Se mi attardo in tali questioni è solo perché un amico, pochi giorni orsono, mi ha inviato un dettagliato e approfondito elenco delle varie ragioni per cui uno potrebbe decidere di votare Sì oppure No al referendum sulla magistratura. Il mio amico, valente filosofo, ritiene che tale scrupolosa e oggettiva disamina – secondo lui rigorosamente super partes – sia necessaria per votare con cognizione di causa.

Questa sintetica analisi o sintesi analitica è resa ancor più imprescindibile dal fatto che, come sostiene il mio amico, “la maggior parte della gente voterà secondo le simpatie di partito e non nel merito”. Nel mio caso la situazione è però ben più grave, dato che, oltre a non sapere nulla nel merito, non ho neppure alcuna simpatia di partito. Quindi, per ovviare alla mia incresciosa ignoranza da un lato e alla mia ancor più deplorevole indifferenza politica dall’altro, ho letto con attenzione i vari punti della lunga, articolata e complessa questione.

Il referendum, dirò per inciso, sembra aver quasi un che di evangelico: «il vostro parlare sia sì, sì, no, no» (Mt 5,37). Ma questa è pura apparenza. E me ne rendo conto ben presto affrontando le molteplici difficoltà concettuali legate agli Ordini, agli Organi di autogoverno, Composizione, criteri di selezione, Funzioni, Sorteggi ecc. ovvero un “di più” che si potrebbe sospettare venga dal ‘maligno’.

In ogni caso, giunto non senza fatica in fondo al laborioso esame delle varie premesse, la conclusione che ne ho tratto è questa: non posso trarre una conclusione. Ogni tesi trova infatti una contraddizione, e ogni contraddizione può a sua volta venir contraddetta. E poi, mi mancano i dati empirici. Dovrei trarre congetture e previsioni da un intrico di norme. E le norme non sono dati empirici, sono invenzioni della mente.

E già vedo levarsi il fantasma di Newton ad accusarmi. «Hypotheses non fingo» mi dice severamente. Non vorrei contraddirlo. Ho quindi deliberato salomonicamente di astenermi dal votare. So di venir meno così al fondamentale diritto-dovere di contribuire alla Giustizia del mio Paese ma, d’altro canto, il travaglio intellettuale cui ho sottoposto il mio spirito per discernere il partito migliore non ha partorito alcun frutto.

Soppesate tutte le contrarie ragioni, la mia bilancia non pendeva né di qua né di là, e mi son ricordato di ciò che diceva Chesterton, che “si può trovare la verità con la logica soltanto se la si è già trovata senza di essa.” Ma io la sto ancora cercando. Dunque, se io votassi Sì o No, mi sembrerebbe di farlo spinto solo da un immotivato pregiudizio. Pregiudizio per altro precario, che qualcuno, dotato di una buona dialettica, potrebbe capovolgere, e un altro rimettere come stava prima.

Difatti, dopo aver telefonato a un’amica intelligente e ben informata, chiedendole di aiutarmi a superare le mie perplessità, e dopo aver ascoltato tutti i logici motivi per cui è doveroso votare No, mi ero quasi convinto. Poi ho telefonato a un amico non meno intelligente e informato, il quale con dovizia di argomentazioni mi ha tirato dalla parte opposta. Francamente non posso che rammaricarmi di questa mia influenzabilità, di questi miei cagionevoli e fluttuanti convincimenti.

Ma la logica si rifiuta di illuminarmi e neppure posso, come “la maggior parte della gente” basarmi sulla sentimentale adesione a una fazione politica o sulla mia avversione per quella antagonista. Suppongo che, per votare in buona coscienza, dovrei procedere a un calcolo tanto esatto quanto immaginario delle convenienze politiche, sociali, etiche, che la mia opzione comporterebbe nel caso prevalesse sull’altra e diventasse norma. Compito matematico che purtroppo supera le mie modeste capacità intellettuali.

E come se questo non bastasse, anche lo spettro di Kant si erge ad ammonirmi: «agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale». Ma davvero io voglio che la separazione delle carriere di giudici e pubblici magistrati, o la loro unificazione, divenga una legge universale?  Ah, non lo so, non lo so proprio! Mi manca l’intuizione geniale, l’ispirazione, mi manca quella fede che sposta le montagne e che forse potrebbe spostare il mio agnosticismo verso un Sì o verso un No.

Il mio amico, volendo schiarirmi la mente con la sua lucida sinossi mi ha gettato in uno stato di oscura e profonda costernazione. E, così scoraggiato, mi son persuaso che l’unica scelta logica sia il disertare le urne. So che tale idea attirerà su di me pesanti accuse di anti-democraticismo. Ma il fatto è che sono stanco di “fingere ipotesi”, di sentire discorsi astratti, senza capo né coda.

Vorrei basare la mia vita su qualcosa di reale, evidente, sostanziale, su veri gatti, non su gatti ipotetici. Il referendum mi pare invece la celebrazione dell’opinabile, di quel che condanna l’uomo a preferire un arbitrio soggettivo all’oggettiva verità. A mio parere dovremmo, secondo il principio omeopatico del similia similibus curantur, indire un referendum per l’abrogazione dei referendum.

Il problema è che se vincesse il Sì all’abrogazione, questo Sì andrebbe abrogato. Ma se lo abrogassimo vorrebbe dire che il referendum è valido e quindi il Sì non andrebbe abrogato, e se non lo abrogassimo significherebbe che il referendum è invalido e quindi andrebbe abrogato. Penso che “la maggior parte della gente” non capirebbe. Così, per decidersi, qualcuno proporrà un nuovo referendum. Il che dimostra quanto sia illogico cercare una logica in una vita che è tutta un paradosso.

2 Comments

  • B-CR 11 Marzo 2026

    no servono tutti questi ragionamenti
    basta conoscere la Costituzione
    secondo artt 56+57 il contegio dei seggi è su base (SOLO) PROPORZIONALE
    Mattarella nel 1993 ha varato una legge ordinaria (e succ modifiche) CONTRO GLI ARTT 56+57 COST.
    dove il conteggio introduceva un PREMIO NON PREVISTO DALLA COST
    quale la conseguenza?
    tutti i parlamenti eletti da legge elettorale Mattarella in poi non sono legittimi perché la loro composizione è basata su un conteggio contro la Cost (vedi sopra)
    quindi dal 1993 TUTTI GLI ATTI DEL PARLAMENTO SONO NULLI
    non annullabili con sentenza ma nulli per mancanza dei presupposti costituzionali
    cosa avrebbe dovuto fare Mattarella ?
    avrebbe dovuto PRIMA MODIFICARE ARTT 56+57 COST SECONDO PROCEDURA ART 138
    il trucco ha comportato un vero e proprio golpe bianco (di tipo amministrativo, invisibile ai più)
    CONCLUSIONE:
    dal 1993 elez Pres Rep, incarichi goeverno, voti di fiducia/sfiducia, nomina 2/3 Corte Cost, regolamenti, decreti e leggi di ogni tipo, trattati internazionali, perfino l’ingresso nell’EURO, gran parte delle privatizzazioni, SONO NULLE
    CIOè NON VALIDE
    compreso questo REFERENDUM ……..
    sarebbe sufficiente conoscere la legge fondamentale, la COSTITUZIONE
    per capire che stiamo agendo nella più completa ILLEGALITà COSTITUZIONALE DAL 1993

  • casalvento 11 Marzo 2026

    Se lei non è schierato politicamente, probabilmente non segue la vita politica. In tal caso non può fare una scelta politica, l’unica sensata e fa bene ad astenersi. Se fosse di destra conoscerebbe la pratica di parte della magistratura di fare politica, di essere più fazione politica che organo dello Stato, deteriorando la giustizia e inquinando la politica. Se fosse di sinistra apprezzerebbe il fenomeno, considerandolo strumento necessario e potente contro la destra, il cui successo è per essa da evitare ad ogni costo, a dispetto della democrazia che presupporrebbe l’alternanza.

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