21 Febbraio 2024
Cultura Fantascienza

HPL poeta politico: una guida tascabile (6^ parte) – Francesco G. Manetti

6^ parte – L’ultimo anno della Prima Guerra Mondiale: 1918

In questo anno finale del conflitto Lovecraft impegna ancora la sua vivace anima interventista nelle poesie – con una probabile eccezione. Non sono un numero eccessivo le “poesie politiche del 1918; buona parte dello “sforzo poetico” fu infatti assorbito in quest’anno da Alfredo: a tragedy, una divertente commedia in versi – l’unica che HPL scrisse – vergata nello stile elisabettiano e concepita come una sorta di pièce teatrale goliardica nella quale i vari personaggi altri non sono che gli amici intimi dello scrittore, provenienti anch’essi dalle pubblicazioni giornalistiche e letterarie amatoriali: Alfred Galpin (il protagonista), Margaret Abraham, Rheinhart Kleiner, Maurice Moe, etc.

Lovecraft secondo il grande fumettista francese Moebius

39. The Volunteer (Il volontario), 1918

Inno, estremamente accorato, al soldato volontario che, diversamente dal soldato coscritto, arruolato, riceve meno simpatie da parte dei cittadini; era quello che sosteneva il sergente Miller in una sua poesia alla quale HPL rispose con questi versi, confermando quei sentimenti e sostenendo che il volontario era il vero patriota. Secondo S. T. Joshi, il maggiore studioso internazionale dell’opera del Sognatore di Providence, si tratterebbe della poesia di Lovecraft più ristampata in assoluto quando era in vita. Sulla sua copia personale della rivista “The Tryout” dell’aprile 1918, che pubblicava The Volunteer, Lovecraft appose alcune note a mano dove spiegava come e perché aveva elaborato tale “risposta poetica” a Miller, ricordando che lui stesso aveva tentato di arruolarsi volontario ma che era stato scartato all’esame medico/fisico. “Non è colpa mia”, scrisse HPL, “se il mio servizio militare si esercita con la penna piuttosto che con la spada”: una chiara parafrasi del celebre proverbio “ne uccide più la penna che la spada”.

In the turmoil of black disaster,

When the nations totter and reel,

When our soft, fat race started awake to face

The mad monster of blood and steel;

Then our hearts are tried in the furnace,

And our souls are sounded for fear,

And while pity must go to the weak and the slow,

We worship the volunteer!

(Nel tumulto del nero disastro,

Quando le Nazioni vacillano e si rivoltano

Quando la nostra debole, pingue razza si è scossa per affrontare

Il folle mostro di sangue e acciaio;

Allora i nostri cuori sono stati messi alla prova nella fornace,

E le nostre anime sono state messe alla prova dalla paura,

E mentre dobbiamo aver pietà del debole e del lento,

Rendiamo gloria al volontario!)

Prima edizione di “The Volunteer”, con note a mano di HPL

40. Ad Britannos-1918, 1918

Secondo Lovecraft i Germanici e i Britanni erano per il momento divisi, per la contingenza della guerra, ma erano membri della stessa razza di conquistatori. La poesia fa ampi riferimenti alla mitologia norrena e incita i Britanni alla lotta e alla vittoria, ricordando però che il popolo tedesco non va necessariamente confuso con i barbari “Signori della Guerra” al comando.

Come, rise, ye bold Britons, on Victory’s pinion,

Recall the proud blood that leaps warm in your veins;

Your country was fashion’d for pow’r and dominion,

Your Muse was created for high martial strains!

Forget not your birthright of greatness and valour,

Forget not the might that your fathers could wield;

Forget not the foemen who trembled in pallor

When Saxons and Normans appeared on the field!

For our blood is the same the vandals are vaunting;

We too are the stout sons of Woden and Thor;

Our past is their past—let no fervour be wanting

To expand us with pride and exalt us in war!

(Venite, sorgete, voi valorosi Britanni, sulle ali della Vittoria,

Ricordatevi dell’orgoglioso sangue che scorre caldo nelle vostre vene,

La vostra terra fu forgiata per il potere e il dominio,

La vostra Musa fu creata per ardue sfide marziali!

Non dimenticate la vostra grandezza e il vostro valore tali per diritto di nascita,

Non dimenticate la potenza che i vostri padri sapevano esercitare;

Non dimenticate i nemici che tremavano e impallidivano

Quando i Sassoni e i Normanni apparivano all’orizzonte!

Perché il nostro sangue è lo stesso del quale i vandali si vantano,

Anche noi siamo figli altrettanto forti di Odino e di Thor;

Il nostro passato è il nostro passato – non ci manchi il fervore

Di dilagare con orgoglio e di esaltarci in guerra!)

41. On a Battlefield in Picardy, (Su un campo di battaglia in Picardia), 1918

Descrivendo con versi secchi, duri come lapidi, i tragici scenari della battaglia della Somme in Francia (1916), Lovecraft evoca con un contrappunto un passato pastorale, aulico, mitologico di quegli stessi luoghi. Secondo S. T. Joshi, che parla con una punta di polemica, si tratta di “un’ode raffinata”, la migliore di tutti i poemi dedicati dallo scrittore alla guerra in Europa, che dimostrava ciò che HPL poteva fare in campo poetico quando abbandonava lo stretto sentiero del “pregiudizio politico” su cui spesso, volontariamente, si incamminava.

Here all is dead.

The charnel plain a spectral legion knows,

That cannot find repose,

And blank, grey vistas endless stretch ahead,

Mud-carpeted,

And stain’d with red.

(Qui tutto è morto.

Un gigantesco ossario sul quale vaga una legione di spettri,

Che non riesce a trovare riposo,

E panorami desolati e grigi si stendono in ogni direzione,

Coperti di fango,

E macchiati di rosso.)

42. The Link, (Il legame), 1918

La poesia, come altre del periodo, riflette la posizione interventista di Lovecraft desideroso che gli Stati Uniti si riunissero (in guerra, ma pure – e forse soprattutto – razzialmente e ideologicamente) alla “madrepatria” britannica: un unico popolo con un unico obbiettivo.

By distant shores two Empires lie,

As one in language, race, and laws,

And like the Brethren of the Sky,

Together join’d in Honour’s cause.

One mighty source these giants knew;

One mighty soul thro’ time they share;

For the young oak that westward grew,

Was nurs’d in English soil and air.

Hesperia! ere thy glowing glance

Explores the sunset path of Fate,

Look backward o’er the wave’s expanse,

And bless the blood that made thee great!

(Su lidi lontani giacciono due Imperi,

Come fossero uno solo per lingua, razza e leggi,

E come i Fratelli Celesti,

Uniti insieme nella causa dell’Onore

Da un’unica sorgente sorsero questi giganti,

Un’unica anima condividono attraverso i secoli;

Perché la giovane quercia che cresce a occidente,

Era virgulto nel suolo e nell’aria d’Inghilterra

Esperia! Con il tuo sguardo lucente

Esplora a ritroso il sentiero del Destino,

Guarda indietro sulla cresta dell’onda,

E benedici quel sangue che ti ha resa grande!)

43. To Alan Seeger (Ad Alan Seeger), 1918

La poesia, come chiarisce HPL stesso nella breve introduzione, è dedicata all’autore di “A Message to America”, che cadde per la Causa della Civiltà a Belloy-en-Santerre, luglio 1916. Come spiega S. T. Joshi nelle note di The Ancient Track, il poeta interventista Seeger era nato nel 1888 ed era entrato nella Legione Straniera francese per poter combattere in Europa, visto che gli USA non si decidevano a entrare in guerra. Lovecraft con questa poesia intese rendere onore a quest’uomo coraggioso, da lui definito “uno dei maggiori poeti” del secolo (sulla rivista “United Amateur”); quasi inutile aggiungere che S. T. Joshi consideri invece Seeger “un poeta mediocre” (nella biografia I Am Providence).

SEEGER! whose soul, with animated lyre

Wak’d the dull dreamer to a manlier fire;

Whose martial voice, by martial deeds sustain’d,

Denounc’d the age when shameful peace remain’d

(SEEGER! la cui anima, con lirismo appassionato

Spinse l’ottuso sognatore a un fuoco più virile;

La cui voce marziale, da marziali aneliti sostenuta,

Denunciò quest’epoca dominata da una vergognosa pace)

Prima edizione di “Hellas”

44. Hellas, 1918

Accorata ode rivolta alla Grecia antica, altra madrepatria ideale di Lovecraft – insieme all’Inghilterra e all’Antica Roma. Secondo HPL l’Ellade è la fonte di ogni bellezza artistica e letteraria, la fonte della libertà e del pensiero.

Lov’d land of light! from whose elysian shore

The dawning beams of thought and freedom pour;

Whose lucent soul, to earthwide splendour grown,

Deathless survives, and blazes in our own;

What voice remains, since all of thine are still,

To chant thy glories with becoming skill?

Greece! Who unmov’d can hear thy magic name

When wit and art thy parent pow’r proclaim;

When truth and beauty boast an Attic birth,

And Grecian graces glad th’ applauding earth?

Naught may we read, but Greece illumes the way;

No chisell’d marble but affirms thy sway;

Bright Nature’s self to lovelier heights can rise,

When view’d thro’ Hellas’ mythologic eyes;

Yet vain are praises, since we take from thee

All that we are, and all we hope to be!

(Amata terra della luce! Dai cui lidi elisi

Si diffondono i raggi albani del pensiero e della libertà;

La cui anima lucente, cresciuta ovunque nello splendore,

Sopravvive immortale, e arde dentro di noi;

Quale voce ancor si leva, visto che le tue sono ormai quiete,

Per cantare le tue glorie con puro ingegno?

Grecia! Chi può rimanere impassibile udendo il tuo magico nome

Quando la sapienza e l’arte dei tuoi antenati così forte lo proclamano;

Quando ogni verità e bellezza vantano un’origine attica,

E le meraviglie greche rallegrano la Terra che le esalta?

Niente potremmo leggere se il sentiero non fosse illuminato dalla Grecia;

Nessun marmo cesellato esisterebbe senza la tua lezione;

La splendente Natura stessa può elevarsi verso vette più alte,

Quando è vista attraverso i mitologici occhi di Hellas;

Eppure inutile è ogni lode, perché è da te che prendiamo

Tutto ciò che siamo e che speriamo di divenire!)

45. Germania-1918, 1918

Questa lunga poesia fa in qualche modo da contraltare al componimento Ad Britannos-1918. Qui si celebra non una vittoria (ancora da conquistare sul campo), ma una imminente sconfitta, quella del Tedesco, l’ultima di una lunga linea di sconfitte iniziate ai tempi di Roma antica, che sottomise – a fasi alterne – le tribù germaniche, e finite con la resa della Prima Guerra Mondiale. Un popolo guerriero e valoroso, sempre però alle prese con un Fato avverso:

So in each age the German wolf we find,

The spoiler, scourge, and terror of mankind.

(E così in ogni epoca ritroviamo il lupo germanico,

Il saccheggiatore, il flagello e il terrore dell’umanità)

Lovecraft sembra quasi gioire per l’umiliazione finale della Germania (per mano dei Francesi, degli Inglesi e degli Americani, con una piccola parte di vittoria riservata all’Italia), per un attimo sembra quasi lasciare l’idea più volte sostenuta, dell’identità razziale delle varie vene del sangue anglosassone:

Madden’d he sees his proud delusion o’er,

His ancient splendour to return no more.

What he shall be, his will can never guide,

For others now his future must decide:

Whipp’d, cow’d, degraded, he can only pray,

Mercy! have mercy!—Freedom! I obey!”

(Come impazzito vede tramontare la sua orgogliosa illusione,

Il suo antico splendore mai più tornerà.

Cosa ne sarà di lui, non spetta a lui scegliere,

Perché altri dovranno decidere del suo futuro:

Bastonato, intimidito, degradato, può solo pregare:

Pietà! Abbiate pietà! – Libertà! Obbedisco!”)

Secondo il saggista americano Phillip A. Ellis (in The Construction of Race in the Early Poetry of H. P. Lovecraft su “Lovecraft Annual” n. 4, 2010) Germania–1918 è il miglior esempio di come HPL usi il sarcasmo e l’invettiva per costruire un’immagine letteraria del tedesco-tipo in senso razziale.

Manoscritto di “To Col. Linkaby Didd” (prima pagina)

46. To Col. Linkaby Didd: Guardian of Democracy (Al Col. Linkaby Didd: Guardiano della Democrazia), 1918

Didd, come spiegò lo stesso Lovecraft, in una lettera all’amico Rheinart Kleiner

è un personaggio immaginario che appare spesso sul Providence Journal. Come Sir Roger de Coverly (personificazione della volpe in una danza popolare scozzese che imita il passo del fulvo animale – N.d.T), dovrebbe essere uno strano personaggio rurale, residente a “Nooseneck Hill, nella città di Exeter” – il luogo più desolato e remoto concepibile nel Rhode Island. Il “Col. Didd” prende sempre la parte sbagliata nelle questioni pubbliche, discutendo in modo pittoresco e da analfabeta, con molti errori comici e perversioni del tipo Malaprop (paronimie o malapropismi, ovvero parole sbagliate che somigliano nella forma a quelle giuste – N.d.T).

La satira si riferisce, come spiega S. T. Joshi in The Ancient Track, alla campagna del 1918 per l’elezione del senatore del Rhode Island. HPL chiama a raccolta numerosi personaggi storici e non dalla morale impeccabile – ai Gracchi dell’antichità romana a Robin Hood. Numerose sono le invettive contro il pacifismo e la pace a tutti i costi (“Perché allora siamo andati in guerra?”, si chiede HPL), contro chi nega la giusta rivalsa contro il “mostro” germanico.

47. The Conscript (Il coscritto), 1918

Questa curiosa poesia in “12 stanze” (come annotò HPL sul manoscritto a noi pervenutoci) – che ha come protagonista un soldato arruolato che definisce se stesso “un pacifico lavoratore, né saggio, né forte” e che sembra del tutto fuori posto negli scenari bellici in cui è stato catapultato – pare scritta apposta per “spiazzare” il lettore. I toni sembrano infatti quasi anti-militaristi e pacifisti (mentre, come sappiamo, Lovecraft si espresse nelle sue opere sempre a favore dell’intervento degli USA nella Grande Guerra):

One day the men that rule us all

Decided we must die,

Else pride and freedom surely fall

In the dim bye and bye!

They told me I must write my name

Upon a scroll of death;

That some day I should rise to fame

By giving up my breath.

(Un giorno gli uomini che ci governano

Decisero che dovevamo morire,

Altrimenti l’orgoglio e la libertà sarebbero di sicuro caduti

Nell’oscurità e arrivederci!

Dissero che dovevo scrivere il mio nome

Questa e la prossima immagine: manoscritto completo di “The Conscript”

Su un registro di morte;

Che un giorno sarei diventato celebre

Per aver esalato l’ultimo respiro.)

Un ripensamento? Forse no. A tal proposito scrive infatti S. T. Joshi (in The Ancient Track):

A strange poem for HPL to have written, unless it is somehow meant parodically; its message seems antipodal to that found in “The Volunteer”. (Una strana poesia per essere scritta 

da HPL, a meno che non sia stata pensata come parodia; il suo messaggio pare essere agli antipodi di quello espresso in “The Volunteer”.)

La poesia non fu mai pubblicata mentre Lovecraft era in vita (apparve per la prima volta negli anni Settanta) e forse si tratta di una specie di scherzo o di un ritratto satirico di un

 renitente alla leva, di un imboscato, di un codardo, di un disertore o qualcosa di simile. Nel finale il protagonista dice di essere predestinato alla morte in un giorno certo, si ubriaca con del vino e ride. È stato condannato a morte da una corte marziale? Oppure attende l’ordine per una missione suicida fuori dalla trincea? Nel 2016 i versi di The Conscript sono stati messi in musica dal duo francese Vigil; nelle loro intenzioni si trattava di interpretare, di omaggiare un testo chiaramente pacifista, contrario la guerra; sulle stesse posizioni gran parte della critica lovecraftiana meno approfondita. S. T. Joshi, nella biografia I Am Providence, dice invece che questi versi sono difficilmente inquadrabili.

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Riferimenti al mondo passato nostalgicamente rimpianto, all’Europa antica, alla mitologia greco-latina, e così via, si trovano in altri componimenti dell’anno: Winter Wish, sui rigori invernali; Ver Rusticum, sulla primavera in campagna; The Spirit of Summer, sull’estate; Phaeton, contro i critici della poetica di Lovecraft; To Arthur Goodenough, Esq., versi in onore di un poeta della stampa amatoriale; To Delia, avoiding Damon, una satira sugli amori dell’amico Galpin; A Cycle of Verse, sulle forze della Natura; To the Eighth of November, data in cui festeggiavano il compleanno due amici e colleghi di HPL sulla stampa amatoriale, ovvero Galpin e la Abraham; etc.

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