17 Giugno 2024
Cultura Fantascienza

HPL poeta politico: una guida tascabile (5^ parte) – Francesco G. Manetti

5^ parte – L’America entra in guerra: 1917

Il 1917 è un anno-chiave per la poesia “politica” di Lovecraft, acceso interventista: gli Stati Uniti, nei quali viveva come “ospite”, sentendosi intimamente un signore britannico del XVIII secolo, finalmente scendono in campo nell’agone bellico europeo, nel mese di aprile.

Lovecraft secondo Dino Battaglia

29. Futurist Art (Arte futurista), 1917

Piccolo poema di invettiva contro l’arte moderna in genere: il titolo è infatti fuorviante perché l’accusa di HPL è diretta piuttosto al cubismo e all’astrattismo che al Futurismo, inteso come movimento politico/artistico italiano. Non possiamo però fare a meno di notare un altro riferimento lovecraftiano ai “futuristi”, nel romanzo breve del 1931 Le montagne della follia, quando, in relazione ai bassorilievi degli Antichi, l’autore scrive:

Sarebbe vano paragonare la forma d’arte che avevamo appena scoperto con qualsiasi altra custodita nei nostri musei: chi vedrà le fotografie si renderà conto che esiste una certa analogia solo con le grottesche visioni dei più sfrenati futuristi.

Dunque, difficile capire cosa HPL intendesse veramente per “futurismo”: qualcosa di incomprensibile, di inintelligibile, di amorfo…? E il mistero si infittisce quando nel corpo del poema troviamo citato piuttosto il Cubismo che il Futurismo, nel dottissimo riferimento al cavallo dipinto da Apelle di Cos dove il realistico effetto della schiuma alla bocca dell’animale era stato ricreato casualmente, quando il pittore frustrato e insoddisfatto aveva gettato rabbioso contro al dipinto una spugna intrisa di mille colori.

Thus the wild cubists of a later age

With freakish toil their fancies seek to cage,

Tho’ their, poor daubings all would nobler be

Should they splash paint as aimlessly as he!

(Così gli scatenati cubisti di un’epoca successiva

Con enorme sforzo cercano di imbrigliare le loro fantasie

Anche se le loro misere croste sarebbero più decenti

Se spargessero a caso la pittura sui loro quadri come fece Apelle!)

“Britannia Victura”: manoscritto originale

30. Britannia Victura, 1917

Si tratta di una delle poesie redatte in tempo di guerra da Lovecraft, aperto sostenitore dell’Intesa, acceso interventista e sfegatato ammiratore del Regno Unito. Il componimento fu riportato da HPL in coda a una lettera datata 29 aprile 1917 e venne da lui definito “a piece of war verse”; la missiva indirizzata ad Arthur Harris è tutta incentrata sui combattimenti in Europa, sulla indecisione di Wilson e sulla stigmatizzazione degli elementi pacifisti presenti negli USA, americani e non americani, che secondo Lovecraft erano soltanto spie, agitatori e sabotatori, meri agenti del Wilhelmstrasse, finanziati con “l’oro di Berlino”; al suo corrispondente il Sognatore di Providence scriveva inequivocabilmente:

Considero l’entrata degli Stati Uniti nel conflitto come uno dei più propizi eventi della recente storia americana.

La “Britannia che vincerà” del titolo della poesia viene tratteggiate come una figura quasi mitica, che incarna nel nome di tutta la civiltà il sangue migliore e gli ideali più alti dei tempi passati:

The mind of Greece, the law of Rome,

The strength of Northern climes remote,

On one fair Island made their home,

And in one race their virtues wrote:

The blended glories of the past

In England evermore shall last!

(La filosofia della Grecia, il diritto di Roma,

La potenza dei remoti climi del Nord,

In un’unica meravigliosa isola presero dimora,

E instillarono in un’unica razza le loro virtù:

Le glorie del passato, riunite insieme,

Vivranno per sempre nell’Inghilterra!)

31. Pacifist War Song (Inno di guerra pacifista), 1917

Divertente satira contro gli imbelli e gli imboscati (dai tratti quasi femminei) che preferiscono restarsene tranquilli a casa piuttosto che combattere per difendere la propria libertà – una di quelle che S. T. Joshi, nella biografia I am Providence, definisce “poesie antipacifiste”:

They say our country’s close to war

And soon must man the guns;

But we see naught to struggle for—

We love the gentle Huns!

What though their hireling Greaser bands

Invade our southern plains?

We well can spare those boist’rous lands,

Content with what remains!

Our fathers were both rude and bold,

And would not live like brothers;

But we are of a finer mould—

We’re much more like our mothers!

(Dicono che il nostro Paese sia prossimo alla guerra

E che presto dovrà prendere le armi;

Ma secondo noi non c’è nulla per cui combattere –

Noi amiamo i gentili Unni!

Cosa importa se le loro bande di mercenari latinos

Invadono le nostre pianure meridionali?

Possiamo benissimo fare a meno di quelle inquiete terre

E contentarci di ciò che ci rimane!

I nostri padri erano rozzi e spacconi,

E non sarebbero mai vissuti in armonia come fratelli;

Ma noi siamo fatti di un’altra più delicata pasta –

Siamo più simili alle nostre madri!)

“Pacifist War Song”: prima edizione

32. Iterum Conjunctae, 1917

Il titolo latino (Di nuovo insieme) si riferisce al tanto atteso ricongiungimento degli Stati Uniti con la madrepatria inglese: pubblicata a maggio, si tratta della prima poesia che l’interventista Lovecraft dedica con entusiasmo all’entrata in guerra degli USA (6 aprile 1917) al fianco del Regno Unito. HPL sottolinea la sudditanza culturale e spirituale di Columbia nei confronti di Britannia, la “madre” alla quale deve tutto quanto ha conquistato in fatto di diritti e libertà. Adesso è il momento di unire le armi contro il nemico comune:

Let now th’ aspiring Vandal quake,

And shrink affrighted from the plain,

For ancient bonds at last awake,

And SAXONS stand as one again!

(Che l’aspirante Vandalo adesso tremi,

e si ritiri nel terrore dalle pianure,

Perché gli antichi legami si sono alla fine rinsaldati,

E i SASSONI si ergono di nuovo come un sol uomo!)

33. The Peace Advocate (Il difensore della pace), 1917

“The Peace Advocate”: prima edizione

Poema che si inserisce a pieno titolo nel filone delle invettive contro i pacifisti – in questo caso un uomo di chiesa, un pastore, vicario di una cattedrale.

In vain did he hear the bugle’s sound

That strove to avert the fall.

The land, quoth he, is all men’s ground,

What matter if friend or foe be found

As master of us all?

(Invano udì lo squillo di tromba

Che cercava di allontanare la disfatta.

La terra, sentenziò, è terra di ogni uomo,

Che importa se sono gli amici o i nemici

I nostri padroni?)

L’epoca descritta dai versi non è ben definita: è una situazione che si attaglia a qualunque periodo della storia. Da una parte il Nemico che invade e distrugge, e dall’altra il pacifista che – pro bono pacis – è disposto anche a cedere la propria patria pur di vivere tranquillo. Il prete, il cui figlio era andato a combattere, cambia idea sulla pace (nel giro di un’ora, scrive HPL nell’Epilogo) e si risveglia in lui la virilità quando i cannoni del nemico colpiscono la sua stessa chiesa e minacciano da vicino la sua famiglia. Nella prima edizione su “Tryout” lo scritto di HPL – per non ripetere troppe volte sulla stessa rivista le solite firme – è attribuito a Elizabeth Berkeley, lo pseudonimo della corrispondente, collega, amica (e forse amante) Winifred Virginia Jackson.

34. To Greece (Alla Grecia), 1917

La Grecia entrò in guerra contro gli Imperi Centrali il 30 giugno del 1917: anche se questa poesia fu pubblicata a novembre di quell’anno, HPL doveva averla composta prima della mobilitazione greca, visto che i versi sono tutti mirati a risvegliare il senso di onore e di appartenenza del popolo ellenico, discendente della gloria di Atene e dell’orgoglio di Sparta. Lovecraft crea più di un parallelismo tra l’epoca classica e l’attualità del Novecento. Gli invasori germanici sono paragonati ai Persiani di Serse, vengono evocate le epiche battaglie delle Termopili e di Salamina; vengono “scomodati” persino gli antichi Dei germanici, davanti ai quali il re Costantino, contrario all’intervento (a differenza del primo ministro Venizelos, lodato da HPL), sarebbe prostrato:

Prima edizione di “To Greece”

Can ye, unblushing, bear upon your throne

A slave of gods and cultures not your own?

Heav’ns! would Pelides, foremost in the fray,

Bow thus to Thor’s and Woden’s frost-mad sway?

(Puoi, o Grecia, senza vergogna, mantenere sul trono

Uno schiavo di divinità e di culture a te aliene?

Santo cielo!, vorrebbe il Pelide, sempre il primo a gettarsi nella mischia.

Inchinarsi così al gelido dominio di Thor e di Odino?)

HPL collega con un’ideale catena Atene con Roma, Roma con Londra e Londra con Washington – le antiche e le nuove civiltà di origini europee tenute insieme nei secoli dai legami indissolubili del Diritto, della Cultura e della Libertà:

Behold the Teuton, threat’ning in his guilt

The laws and arts your matchless Athens built;

Your laws and arts, by Roman prowess spread

Thro’ grateful Europe, and to Britain led;

By British pow’r sent o’er the ocean crest

Where young Columbia rules th’ expansive West.

(Osserva, o Grecia, i Teutoni minacciare ingiustamente,

Le leggi e le arti forgiate dall’impareggiabile Atene;

Le tue leggi e le tue arti, grazie alla prodezza di Roma, si diffusero

In Europa, che ne fu grata, fino alla Britannia;

E dalla potenza britannica furono lanciate oltre l’immensità oceanica,

Dove la giovane Columbia domina lo sconfinato Ovest.)

Re Costantino avrebbe abdicato in favore del figlio, e ciò avrebbe permesso la tanto agognata entrata in guerra della Grecia. Pertanto in calce alla poesia, pubblicata su “The Vagrant” a novembre, l’editore aggiunse la seguente nota:

Per rendere giustizia al sig. Lovecraft va detto che i versi di cui sopra erano nelle mani di “The Vagrant” e in parte dattiloscritti già a maggio, qualche tempo prima dell’abdicazione di Re Costantino avvenuta il 12 giugno. Questo potrebbe qualificare il sig. Lovecraft “tanto un profeta quanto un poeta” o potrebbe essere il segno del potente influsso della poesia sui destini degli uomini e delle nazioni, se un poema già scritto seppur non ancora pubblicato, guidato da potenti onde telepatiche, raggiunge così velocemente il suo obbiettivo!

35. Ode for July Fourth, 1917 (Ode per il Quattro di Luglio del 1917), 1917

Il tema è lo stesso di Iterum Conjunctae: gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, un tempo nemici, e ora tornati amici, si trovano fianco a fianco uniti nella lotta contro nuovi nemici, gli avvoltoi dell’oscurità. Il 4 di luglio non deve più essere una festa che ricorda una famiglia divisa, ma una ricorrenza che celebri la rinnovata unione tra la Old Glory (la bandiera a stelle-e-strisce degli USA) e gli emblemi d’Inghilterra:

“Ode per il 4 luglio 1917”: prima edizione

As Columbia’s brave scions, in anger array’d,

Once defy’d a proud monarc, and built a new nation;

Gainst their brothers of Britain unsheath’d the sharp blade

That hath ne’er met defeat nor endur’d desecration;

So must we in this hour

Show our valour and pow’r,

And dispel the black perils that over us low’r:

Whilst the sons of Britannia, no longer our foes,

Will rejoice in our triumphs and strengthen our blows!

(Come i coraggiosi virgulti di Columbia, in impeto schierati,

Un tempo sfidarono un borioso monarca, ed edificarono una nuova nazione;

E sguainarono contro i fratelli di Gran Bretagna la spada affilata

Che mai ha subito sconfitte né sopportato umiliazioni;

Così in quest’ora fatale

Dobbiamo palesare il nostro valore e la nostra potenza,

E scongiurare gli oscuri pericoli che su di noi incombono:

In tal modo i figli di Britannia, non più nostri nemici,

Gioiranno dei nostri trionfi e daranno forza alle nostre azioni!)

36. An American to the British Flag (Un Americano alla bandiera britannica), 1917

L’americano Lovecraft ricorda l’odio provato dalla ex-colonia nei confronti della bandiera inglese (the holy cross of red) negli anni della Rivoluzione e onora la nuova nazione nata sotto il vessillo a stelle-e-strisce. Ma questa terra, dimenticando il sangue versato per guadagnarsi la libertà, ha aperto ciecamente le sue braccia accogliendo tutti.

The Land that English prowess made,

A horde of mongrel breed display’d;

The scouring of mankind.

The pauper and the weakling swarm’d

O’er realms our English fathers form’d.

(La Terra creata dal coraggio inglese,

È ora alla mercé dell’orda di una genìa bastarda;

La feccia dell’umanità.

Lo straccione e il debole sciamano

Sui sacri luoghi fondati dai nostri padri inglesi.)

Contro la decadenza degli Stati Uniti, causata dall’immigrazione fuori controllo (forse c’è anche un riferimento allo sconfinamento del Messico in Texas) e nel nome della ritrovata unità delle nazioni sorelle contro i germanici, Lovecraft saluta di nuovo con orgoglio il Vecchio Stendardo inglese che garrisce al vento:

Thou symbol od our race.

(Tu simbolo della nostra razza.)

Dattiloscritto con correzioni di HPL di “Old Christmas”

37. Old Christmas (Vecchio Natale), 1917

Si tratta del più lungo singolo poema mai scritto da Lovecraft (322 versi), un’opera che ebbe fin dal momento della sua pubblicazione (dicembre 1918) critiche positive anche all’estero. Più che un’ode alla festività cristiana universalmente intesa, è un’ode allo spirito di un Natale passato, al tradizionale Natale inglese dei tempi della Regina Anna; frequenti inoltre i richiami all’antichità classica e all’epoca pre-cristiana dell’Inghilterra; in certi passaggi il “Vecchio Natale” tratteggiato da HPL, con gli invitati che non vedono l’ora di mangiare, evoca un festino pagano.

38. To the Nurses of the Red Cross (Alle infermiere della Croce Rossa), 1917

Gli orrori della guerra, il carnaio, i massacri, il sangue, le tremende ferite, i campi di battaglia…

Where shrapnel shrieks and lethal vapours pour

(Dove la shrapnel urla e si diffondono vapori letali)

Dal fondo dell’abisso della devastazione la crocerossina emerge come una fata dispensatrice di speranza.

Manoscritto con correzione della poesia dedicata alle crocerossine

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Riferimenti al mondo passato nostalgicamente rimpianto, all’Europa antica, alla mitologia greco-latina, e così via, si trovano in altri componimenti dell’anno: Fact and Fancy, un inno agli scrittori del genere fantastico ai quali basta guardare il cielo per evocare nella mente il Pantheon; To Mr. Lockhart, on His Poetry, versi dedicati a un poeta della stampa amatoriale; April, una bucolica sul risveglio della Natura; On Receiving a Picture, riflessioni su un quadro nel quale viene raffigurato il New England dei tempi andati; Earth and Sky, dove filosofia e astronomia si fondono in un poema che a tratti pare ispirarsi (e chissà…?) al leopardiano Canto notturno di un pastore errante dell’Asia; Prologue to “Fragments from an Hour of Inspiration” by Jonathan E. Hoog, dove viene rievocato il passato degli USA – dagli Indiani, agli Olandesi, agli Inglesi; Autumn, un inno stagionale ricco di richiami alla mitologia classica; To the Arcadian, sulla poesia classica; A Summer Sunset and Evening, quasi un tributo alla filosofia panteista; etc.

2 Comments

  • Primula Nera 5 Maggio 2023

    Questo percorso nella poetica di Lovecraft(qui giunto alla quinta parte) è veramente eccellente, come del resto sono sempre stati gli scritti di Manetti, sia quelli riguardanti il mondo del fumetto, sia le sue incursioni nella letteratura in senso più tradizionale (anche il mondo del fumetto ,ad un certo livello, è letteratura)come questo excursus su Lovecraft, così come anche un suo lungo articolo(su “Ereticamente “qualche anno fa) sull’opera di Houellebecq che,probabilmente, è il migliore che abbia letto nel web riguardante questo scrittore.

    • Francesco Manetti 5 Maggio 2023

      Ringrazio Primula Nera per l’apprezzamento! Il mio è solo un lavoro da sincero appassionato – del fumetto, del cartone animato e della letteratura fantastica. Mi interessa quando questi “mondi” acquistano una loro dimensione “politica”.

      Francesco Manetti

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