7 Marzo 2026
Transumanesimo

Antropologia del disvelamento – Rita Remagnino

La comparsa di una nuova tecnologia – dalla stampa, al motore a scoppio – provoca sempre effetti destabilizzanti. Con l’invenzione dell’IA, però, si è verificato un fatto inedito poiché stavolta l’umanità non ha semplicemente costruito uno strumento, ma ha creato un agente.
Dal piano fisico le paure si sono così spostate a quello esistenziale, cognitivo e sociale, sicché adesso si teme l’innesco di una trasformazione silenziosa dell’essere umano, si teme il passaggio dalla tecnofilia alla tecnolatria, si teme la dipendenza da macchine subordinate ai desideri di una minoranza che sogna salvezze elitarie, migrazioni selettive e snaturamento della specie.

I timori, insomma, non mancano. Segno evidente che nei prossimi anni la vera sfida non consisterà nel fermare o rifiutare il progresso, bensì nel riformulare le domande giacché il problema non è “quanto” l’umanità potrà ancora avanzare ma “verso dove” (Ivan Illich).
Ciò significa, principalmente, liberare se stessi da due intrusi: la pigrizia, ovvero l’illusione delle «comodità» offerte dalla tecnologia (smart home, smart city, pagamenti automatici, tele-sanità, apprendimento virtuale, ecc.); l’indifferenza, cioè non girarsi dall’altra parte davanti ai soprusi che ogni giorno vengono accettati passivamente in nome di un non meglio specificato «quieto vivere».

Per l’Occidente «collettivo», se ancora questa definizione ha un senso, sarà dura dover ammettere di essere stati surclassati da chi si era sempre sottovalutato. D’altra parte, la storia umana è costellata di esempi di società che hanno attraversato fasi analoghe di spossatezza e crisi d’identità, come testimonia la narrativa tradizionale, nella quale ricorre il tema antropologico del «sonno di Adamo».

Uno per tutti valga l’esempio dell’Inno della Perla, un racconto gnostico conservato negli Atti di Tommaso e articolato attorno al tema dell’amnesia, della dimenticanza e dell’oblio, che ciclicamente colpisce il genere umano. Persino i migliori ogni tanto cedono, sprofondando senza neppure accorgersene nella mollezza.
Allora l’anima dimentica la propria identità, il proprio soggiorno d’origine, il proprio vero centro, il proprio essere eterno; finché, un bel giorno, si risveglia. L’attuale fase di addormentamento, dunque, va presa come uno «stato provvisorio», una pausa propedeutica che prelude a ciò che in futuro caratterizzerà il caricamento di un nuovo programma esistenziale.

Succede, è già successo, e succederà ancora.

Dopo un lungo soggiorno nei deserti del materialismo, dunque, anche l’europeo medio di risolleverà e riprenderà la navigazione nelle «esperienze immaginali» che nutrono l’anima (Henry Corbin). Le soste, in fondo, non sono un male assoluto. Di tanto in tanto, giova allo spirito trascurare “qualsiasi opera interiore ed esteriore (…) tenendo lontana ogni sollecitudine di fare qualche cosa” (S. Giovanni della Croce, Notte Oscura, in Opere, Roma, 1998).

Dopo il risveglio, inizierà la catarsi. Nasceranno nuove idee, e, inevitabilmente, nuove credenze o religioni poiché l’essere umano si manifesta prima di tutto come homo religiosus, prima di diventare un «soggetto sociale» o un «ente geopolitico». A quel punto, la religione implicita transumanista slitterà negli annali della Storia, com’è accaduto alle altre che l’hanno preceduta:
• circa 35-30.000 anni, fa tra la Siberia occidentale e la Russia orientale si manifestò lo sciamanesimo;
• circa 22-20.000 anni fa, prese vita il «ciclo ariano» (dal doppio spostamento dalle due sedi secondarie della fascia sub-artica di un ceppo unitario dedito al culto solare);
• circa 13-12.000 anni fa, tra la Turchia e il Levante (Siria, Libano, Palestina, Giordania) emersero nuove forme di paganesimo;
• circa 5.000 anni fa, in Egitto si costituì la prima religione organizzata;
• circa 4.000 anni fa, l’Era dei Patriarchi introdusse nel mondo ebraico l’idea dell’Uno sotto forma di vegliardo barbuto dallo sguardo di fuoco;
• circa 2.000 anni fa, presero forma le tre grandi religioni monoteistiche, influenzate da culti solari precedenti e strettamente interconnesse fra loro: per primo apparve l’Ebraismo, in seno al quale si formò il Cristianesimo, seguito dall’Islam che riconobbe come profeti figure ebraiche e cristiane come Mosè e Gesù;
• negli anni ’50 e ’60 del Novecento, si manifestò la religione implicita transumanista, che attinse «fedeli» dall’esercito scomposto di quanti cercavano risposte esistenziali nella tecnologia anziché nella spiritualità.

I maligni hanno paragonano l’ultima religione a un «protestantesimo con il Wi-Fi», alludendo a una fede salottiera e aristocratica, praticata in ambienti protetti (es. università, centri di ricerca) e accolta con entusiasmo da schiere di ignavi lontani da qualsiasi idea di rivoluzione sociale o culturale. Nato in seno a una civiltà morente, quella occidentale, il transumanesimo è rimasto un fenomeno di nicchia incapace di parlare alla moltitudine, ancora attratta dal mistero, dal Sacro, e desiderosa di calarsi in una seria esperienza iniziatico-spirituale.

Per conquistare i cuori non basta predicare la salvezza, il superamento dei limiti umani e immortalità, o esibirsi negli spettacoli ego-patici dei paperoni per mettersi in mostra. Da che mondo è mondo, il cambio di passo avviene dopo lo shock provocato da un messaggio potente dall’effetto deflagrante:
• Gesù contestò l’ipocrisia religiosa del suo tempo, predicò l’amore per il prossimo e sfidò sia il potere religioso (Farisei) che quello politico (Roma), finendo crocifisso.
• Maometto si oppose all’ordine sociale ed economico della Mecca pagana, condannando l’infanticidio femminile. La sua rivelazione (Corano) cambiò per sempre la storia del Medio Oriente, unificando le tribù arabe sotto un monoteismo radicale.
• Buddha rifiutò il sistema delle caste indù e l’autorità indiscutibile dei Veda, insegnando che l’illuminazione era accessibile a chiunque attraverso la meditazione e la saggezza.

All’ultimo credo, per farla breve, manca la carica eversiva e universalista che invece caratterizzò i messaggi dirompenti di Cristo, Buddha o Maometto. I quali, metaforicamente parlando, «bucarono» le società delle rispettive epoche e fecero entrare aria fresca.

L’immagine è potente, nonché ricorrente.

Risale alle prime tradizioni sciamaniche, dove il “foro magico” (perforazione cranica simbolica, o terzo occhio) permetteva all’anima di uscire dal corpo. Più tardi, il tema fu ripreso dall’iconografia gnostica con il serpente arrotolato (riedizione della kundalini) che, fuggendo dalla prigione materiale, saliva attraverso la colonna vertebrale diretto al cielo.
In linea con i predecessori, il simbolismo alchemico pose la “fontanella aperta” sul capo degli iniziati e oggi il transumanesimo, riciclone per natura, propone la perforazione cranica attraverso le interfacce cervello-computer (BCI), che puntano al potenziamento cognitivo con l’ausilio di neurostimolazioni e nootropi. In pratica: la cavia umana immagina di muovere una mano, gli elettrodi (EEG) impiantati nel suo cervello rilevano l’attivazione della corteccia motoria, un algoritmo traduce il segnale e il pensiero scrive su uno schermo.

Tutto questo, chiaramente, ha costi esorbitanti. Ma non è un problema: al contrario dei vecchi profeti, che potevano contare unicamente sulla purezza spirituale e la volontarietà dei propri seguaci (comunità cristiane, sangha buddhiste, umma islamica), i nuovi guru sono sostenuti da università, startup e think tank generosamente finanziati dalla tecno-cupola.
Comprensibilmente, la moltitudine li guarda con sospetto, cosa che non fa bene alla scienza e aumenta la diffidenza nei confronti della tecnologia. Anche per questo motivo nei paesi asiatici (es. Cina), dove vigono la supervisione statale e l’approccio top-down alla regolamentazione tecnologica, l’IA non fa paura ma è considerata uno strumento di lavoro.

L’Occidente, invece, ne ha fatto un feticcio, idealizzandola e mitizzandola, fino a renderla una specie di dio minore. Ma non è detto che si comporti alla stessa maniera l’umanità del futuro, proiettata verso il «salto di specie», o evoluzione umana radicale. Anzi: tra un quarto di secolo l’uomo rimasto “umano, trascendendo sé stesso” (la definizione è del biologo Julian Huxley, fratello di Aldous e padre del termine “transumanesimo”) potrebbe tranquillamente giudicare il credo religioso «non necessario» all’evoluzione. Qualsiasi, credo religioso.

La crisi di rigetto potrebbe partire proprio dall’Europa, ancora piena di risorse ma oppressa da una kakistocrazia (da kakistos, “peggiore” + kratos, “potere”) ignorante e presuntuosa. Con il senno di poi, i nostri nipoti potrebbero ritenere rischioso un nuovo approccio tecnocratico di tipo dogmatico, e optare per una visione laica che rivaluti l’esperienza diretta e sappia usare il sapere scientifico con giudizio e buon senso.

Ciò segnerebbe la fine dei diktat senza senso, delle teorie strampalate, dei numeri e delle statistiche capaci di portare alla rovina interi popoli. Tanto vale proiettarsi in avanti, entrando mentalmente nel futuro con azioni di saggezza sistemica capaci d’innescare una forte azione interiore.
A livello personale, la scelta comporterà una serie di sacrifici. Già Pasolini diceva che “essere coscienti” significa in primo luogo “essere diversi“, con tutto quel che segue. Tuttavia, sarebbe molto peggio cercare la condivisione ad ogni costo, o sperare che i propri diritti vengano garantiti da una Costituzione e da un Parlamento.

I principi ideali delle democrazie liberal-rappresentative (uguaglianza politica, sovranità popolare, libera scelta) sono crollati sotto l’opera di demolizione di potenti forze sistemiche che hanno desacralizzato il mondo. Ormai tutto è superficie e nulla è «segno» di una realtà più profonda, l’acquiescenza è l’unica virtù.

Proprio la prolungata accettazione passiva della finzione che costituisce la prigione ultima, presumibilmente, provocherà la rottura. Non una riforma, ma una forte azione di disobbedienza epistemologica contro il regime della superficialità e del controllo (es. rifiuto dei social, monete alternative, notizie mainstream, imposizioni senza senso). E quando la Bella addormentata – cioè, la mente – si sveglierà, inizierà lo smantellamento:

• del conformismo ideologico (di destra e sinistra), che scoraggia il dubbio e la profondità;
• delle illusioni di fuga dalla finitezza, dal dolore e dalla morte;
• delle idee pietrificate da un falso senso di onnipotenza tecnologica;
• dell’overload informativo, o eccesso di stimoli (“brain fog” da social media), che frammenta l’attenzione.

Vincere queste battaglie è una questione di coscienza, di anima, di misura ultima dell’umano. Nel senso più concreto e meno retorico del concetto, si tratta di iniziare a muoversi nella società come distruttori creativi (nemici di cronache tossiche e custodi di identità), evitando di voltarsi dall’altra parte davanti agli orrori che ci perseguitano e dicendo la verità anche quando è scomoda.

Ciò non significa abbandonare la tecnologia, una cosa oggi impensabile, ma usarla quel tanto che basta a semplificare le azioni quotidiane, onde evitare di diventare zombie filosofici ansiosi di trasformarsi in silicio per provare esperienze soggettive (qualia).
Dopotutto, davanti a noi non c’è un mostro con sette teste assetato di sangue. Né la religione implicita transumanista contiene messaggi originali di cui non si può fare a meno, essendosi limitata a riproporre in chiave tecno-pop le strutture archetipiche del Paradiso e dell’Inferno, ovvero «paradisi tecnologici» sulla Terra e «diavoli» mascherati da IA super-intelligenti che tentano i fedeli, corrompendone l’integrità.

È cambiato solo il «premio» finale, ma non in meglio.

Mentre nelle religioni tradizionali la prospettiva del Regno dei Cieli è allettante, la desiderabilità del mondo trans-umano resta tutta da vedere. Un conto è vivere per sempre sotto forma di anima o spirito, altra faccenda è rimanere intrappolati in un corpo che non muore mai. Le due cose non si assomigliano affatto: la promessa religiosa è una trasformazione, mentre quella transumanista è una conservazione potenziata, cioè una radicale negazione della nostra natura incarnata.

Quanto potrà durare una simile illusione? Ammesso e non concesso che le tecnologie avanzate riescano a registrare e riprodurre la struttura e l’attività dei neuroni, quale essere umano sano di mente vorrebbe vivere per sempre in un ambiente virtuale, interagire con altri sistemi similari, o dentro un corpo artificiale (robot o avatar) che non è il suo? La reincarnazione robotica, non sembra la parodia della resurrezione citata nelle religioni tradizionali? Ma soprattutto, nel caso in cui l’individuo avesse veramente una componente non fisica, dove andrebbero a finire i famosi «21 grammi»?

Avendo secolarizzato l’anima – prima svincolandola dalla metafisica e poi trasformandola in un concetto legato alla coscienza, all’informazione o all’identità – i cervelloni della Valle del Silicio non si pongono il problema. Aspirano solo al congelamento nell’azoto liquido, in attesa di presunte «rianimazioni», interessandosi unicamente alla conservazione perpetua del proprio «Io» cosciente e della propria memoria.
La tecnica, come sappiamo, è l’apoteosi dell’ego che rifiuta di arrendersi all’oblio. Tuttavia, nel suo pesante incedere, essa tralascia parecchie cosette. Ad esempio: le connessioni dell’universo che nulla hanno a che vedere con l’idea di spazio, la comunicazione tramite mezzi e canali ignoti, la memoria senza substrato materiale, la non linearità del tempo, la consapevolezza in tutte le forme di vita, compresi gli organismi unicellulari e le piante … eccetera, eccetera.

Ma le questioni basilari sono semplici dettagli nel panorama transumanista, che, come ormai si sarà capito, è essenzialmente cinematografico. In questo mix di alta tecnologia, letteratura fantascientifica, neo-gnosticismo di ritorno, terre di mezzo e mondi tolkieniani, prevale la trepida attesa del momento magico in cui sarà disponibile il mind uploading (caricamento della mente), cavallo di battaglia di serie televisive di successo (es. Black Mirror, Altered Carbon).

Eppure, perfino in un’epoca degradata come l’attuale, chiunque può decidere di ri-cominciare tutto daccapo allenandosi a distillare sillogismi, intuizioni, trasalimenti, presagi. Non è impossibile rendere la mente uno specchio se non proprio terso per lo meno pulito dove trasformare i vuoti di senso in aree di consapevolezza. Ed è proprio in questo atto di distillazione personale, intimo e ribelle, che risiede l’ultimo, inviolabile baluardo della libertà umana.

Ricercatrice indipendente, scrittrice e saggista, Rita Remagnino proviene da una formazione di indirizzo politico-internazionale e si dedica da tempo agli studi storici e tradizionali. Ha scritto per cataloghi d’arte contemporanea e curato la pubblicazione di varie antologie poetiche tra cui “Velari” (ed. Con-Tatto), “Rane”, “Meridiana”, “L’uomo il pesce e l’elefante” (ed. Quaderni di Correnti). E’ stata fondatrice e redattrice della rivista “Correnti”. Ha pubblicato la raccolta di fiabe e leggende “Avventure impossibili di spiriti e spiritelli della natura” e il testo multimediale “Circolazione” (ed. Quaderni di Correnti), la graphic novel “Visionaria” (eBook version), il saggio “Cronache della Peste Nera” (ed. Caffè Filosofico Crema), lo studio “Un laboratorio per la città” (ed. CremAscolta), la raccolta di haiku “Il taccuino del viandante” (tiratura numerata indipendente), il romanzo “Il viaggio di Emma” (Sefer Books). Ha vinto il Premio Divoc 2023 con il saggio “Il suicidio dell’Europa” (Audax Editrice). Altre pubblicazioni: "La vera Storia di Eva e il Serpente. Alle origini di un equivoco" (Audax Editrice, 2024). Attualmente è impegnata in ricerche di antropogeografia della preistoria e scienza della civiltà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *