8 Marzo 2026
Storia

Ritorno al Ferdinandeo – Fabio Calabrese

Negli ultimi tempi, affrontare un discorso sulla politica attuale è francamente una cosa dura. Per quanto ci si guardi attorno, l’orizzonte presenta solo, da un lato delusioni, dall’altro timori per una situazione internazionale sempre più tesa che lascia intravedere la possibilità dello scatenarsi di un nuovo conflitto globale.

Delusioni perché il governo di centrodestra non ha portato differenze significative rispetto al malgoverno cui sinistra e centrosinistra ci hanno abituati, nessun vero freno all’immigrazione clandestina, scarsa o scarsissima protezione ai cittadini che si difendono e alle forze dell’ordine nei confronti di una delinquenza spalleggiata da una sinistra magistratura il cui compito principale sembra essere quello di rimettere al più presto in libertà i delinquenti, oltre a punire con la massima severità i cittadini che si difendono e le forze dell’ordine che fanno il loro dovere.

Per quanto riguarda la politica estera, le cose stanno anche peggio, vediamo ribadita la dipendenza da USA e UE, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti di Trump manifestano un pericoloso avventurismo, prima in Venezuela, poi con le ambizioni annessionistiche verso la Groenlandia. Che da questo punto di vista siamo legati a USA e UE non è una giustificazione, se pensiamo all’autonomia che l’Ungheria di Orban ha avuto il coraggio di concedersi rispetto a questi inaccettabili vincoli.

In questo cupo contesto, tornare a volgere gli occhi al nostro passato, non è una fuga, anzi, riuscire a ridestare l’orgoglio della nostra appartenenza alla grande civiltà europea, oggi sfigurata dall’americanismo, e non certo rappresentata dalla cosiddetta Unione Europea, è forse l’unico barlume di speranza.

Come sapete, io in questi anni ho tenuto in piedi due filoni di discorso sulle nostre origini, uno è la serie di articoli. L’eredità degli antenati che, a cadenza bisettimanale, ha ormai superato la centoottantesima parte, l’altro è rappresentato dai testi delle conferenze (non solo) sul mondo celtico che tengo annualmente al festival celtico triestino Triskell. A proposito di queste ultime, vi ho proprio detto tutto?

Forse no, mi è capitato di accorgermene mentre mi accingevo a preparare i testi di quelle del 2026. Il programma del festival è molto intenso, e se si vuole trovare posto, occorre prenotarsi con mesi di anticipo sul periodo estivo in cui esso si svolge, così, intanto che cerco di escogitare qualcosa di nuovo per la prossima stagione, ho pensato ora di offrirvi un ritorno anzitempo al Ferdinandeo, così si chiama la collina boscosa sulla cui spianata sommitale si svolge il festival.

Nella serie di conferenze che ho tenuto in questi anni al Ferdinandeo, ho dato una particolare importanza al fenomeno dei megaliti, le grandi strutture in pietra preistoriche notoriamente associate al mondo celtico, che trovano le loro espressioni più notevoli nel triplice cerchio di Stonehenge in Gran Bretagna e nella incredibile tomba monumentale di Newgrange in Irlanda, ma che in realtà sono diffuse in tutta Europa, e il motivo mi pare evidente: questi imponenti complessi costituiscono la prova più evidente dell’antichità e della grandezza della civiltà europea, e significativamente i “nostri” testi di storia li ignorano per venderci invece la storiella dell’Egitto, della Mesopotamia, della Mezzaluna Fertile, del Medio Oriente come luogo d’origine della civiltà.

Ho iniziato quasi casualmente nel 2016, e mi sorprende pensare che da allora sono già passati dieci anni, con una conferenza su Stonehenge, forse il monumento megalitico più noto e più iconico, e rimasi sorpreso, nell’ambiente aperto e agreste del cerchio di pietre, del tutto privo di coperture mediatiche, di trovare una folla di spettatori così inaspettatamente numerosa e attenta.

L’anno successivo pensai di proporne un’altra che allargava il discorso all’insieme dei monumenti megalitici nelle Isole Britanniche. Nel 2018 fu la volta del megalitismo sul continente europeo, e nel 2019 parlai di quello italiano, e ce ne sono di cose nella nostra penisola di cose importanti e praticamente ignorate.

Nel 2020 l’argomento fu il fenomeno megalitico nel Triveneto, cioè essenzialmente i castellieri.

Fin allora, mi ero limitato a una conferenza annuale, il mio problema non era tanto di tempo, quanto la scelta di argomenti nuovi. Il 1° settembre 2019 era stato la data del mio pensionamento (per gli insegnanti l’anno non va da gennaio a dicembre, ma da settembre ad agosto), e Betty, che è in pratica l’organizzatrice del Triskell mi chiese: «Ora che sei in pensione e hai più tempo, di conferenze fammene almeno due all’anno».

Quell’anno mi limitai a tenere due volte la conferenza sui castellieri, ma in seguito ho scelto di tenerne due su argomenti diversi. Uno dei due, l’anno successivo, il 2021, non dovetti nemmeno scegliere, Betty mi disse: «Sono i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, fammi una conferenza su Dante e i Celti».

GASP!, la richiesta mi spiazzò, ma le cose impossibili le faccio subito, anche se per i miracoli ci vuole tempo. Sulla scorta de L’esoterismo di Dante di Renè Guenon, ho tenuto una conferenza che metteva in luce gli aspetti pagani e druidici nell’opera del sommo poeta. Mi è venuto da pensare che fortunatamente Betty non si è accorta che quell’anno cadeva anche il duecentesimo anniversario della morte di Napoleone. Dover tenere una conferenza su Napoleone e i Celti, questo sì che mi avrebbe messo in imbarazzo.

Con la doppia conferenza del 2020. dopo essermi allargato all’intero continente europeo e poi concentrato sull’Italia e sul Triveneto, il discorso sembrava concluso. Io vi ho regolarmente riportato i testi di queste conferenze su “Ereticamente”, non solo, ma quelle dal 2016 al 2019 le trovate riportate nel mio libro Alla ricerca delle origini del 2020. La conferenza sul Triveneto, che all’epoca della stesura di questo testo non avevo ancora tenuto, la trovate invece nell’altro, Ma davvero veniamo dall’Africa, del 2022 che ha un contenuto più miscellaneo.

C’era da pensare che a questo punto il discorso fosse chiuso, invece non era così, non solo, ma le cose si sarebbero ulteriormente complicate.

Nel 2021 e nel 2022, al cerchio di pietre mi sono occupato di altri argomenti, in primis la conferenza su Dante di cui vi ho detto (e mi è venuto spontaneo osservare che, data l’impegnatività del tema, la conferenza era su Dante e il conferenziere era sudante).

Nel 2023 ho pensato di riprendere in mano l’argomento con una conferenza di aggiornamento, poiché non è che dal 2016 ad allora nuove scoperte non ne fossero state fatte. Per dirvene -per ora- una, la scoperta tutto attorno a Stonehenge di una serie circolare di pozzi che è stata chiamata Durrington Shafts, e fanno del triplice cerchio nella piana del Wiltshire e di tutto ciò che le sta attorno, il più ampio complesso monumentale preistorico di cui si abbia notizia.

Di questa conferenza, però, se andate a rivedere i miei scritti dell’annata 2023 su “Ereticamente” non trovate traccia, e il motivo è che al momento ero impegnato nel tentativo probabilmente vano e certamente defatigante di trattare in L’eredità degli antenati tutte le notizie di carattere archeologico di cui venivo a conoscenza, e questo non mi lasciava praticamente spazio per altri articoli. Non si poteva andare avanti così. Dall’ottobre 2024 ho preso una decisione. Nel dubbio se proseguire così o far cessare completamente. L’eredità degli antenati, scelta che ero certo sarebbe dispiaciuta a molti di voi, ho preferito limitarmi a diradare gli articoli restringendo le fonti al solo “MANvantara”, il gruppo Facebook dell’amico Michele Ruzzai.

Tuttavia, se andate a vedere i testi che trovate su “Ereticamente” nel 2024, trovate, suddiviso in due parti un Ritorno nel mondo dei megaliti che non è il testo della conferenza del 2023, bensì l’aggiornamento dell’aggiornamento che avevo tenuto l’anno precedente. Ovviamente, quando l’ho postato su “Ereticamente” ho pensato che presentarvi un Ritorno nel mondo dei megaliti, seconda parte prima parte, seguito da un Ritorno nel mondo dei megaliti, seconda parte seconda parte, sarebbe stata un’inutile complicazione che avrebbe probabilmente fatto impazzire la redazione di “Ereticamente” così il testo della conferenza del 2024 è diventato Ritorno nel mondo dei megaliti e basta, poi suddiviso in due parti.

Ma le complicazioni non erano destinate a finire qua.

Io avevo programmato per il 2024 e preparato i testi di due conferenze, Ritorno nel mondo dei megaliti, seconda parte e I Celti e la transizione altomedioevale, ma ovviamente il diavolo ci ha messo la coda. A questo punto Betty è entrata in confusione, e le mie conferenze annunciate nel catalogo del Triskell 2024 sono state Ritorno nel mondo dei megaliti prima e seconda parte.

Anche per non mettere in imbarazzo quella che è, in ogni caso, una cara amica, ho deciso di cambiare subito la scaletta delle mie conferenze, prima replicando quella del 2023, poi tenendo l’aggiornamento dell’aggiornamento.

I Celti e la transizione altomedioevale l’ho poi passata all’anno scorso, e ne trovate il testo su “Ereticamente”.

Ma le complicazioni non erano finite. Per spiegarvelo, devo dirvi qualcosa sul modo in cui preparo e poi tengo le conferenze. Per prima cosa redigo un testo, poi ne faccio un sunto molto breve che porto con me per sbirciarlo di tanto in tanto, poi, tenendo quest’ultimo sott’occhio e senza farlo notare troppo, procedo a braccio. Altrimenti, senza un punto di riferimento, c’è sempre il rischio di perdere il filo del discorso.

Replico la conferenza dell’anno prima, e va tutto bene, ma il problema si è presentato due giorni dopo con l’aggiornamento dell’aggiornamento. Il testo conteneva, è ovvio, diverse ripetizioni di ciò che avevo detto in precedenza, e questo andava benissimo riprendendo il discorso a un anno di distanza, ma non se si trattava di ripetere allo stesso pubblico le stesse cose che avevo raccontato loro due giorni prima.

Dovetti tagliare, e questo comportava un altro problema: non si può dare una conferenza di venti minuti a un pubblico che se ne aspetta una di tre quarti d’ora-un’ora. Dovetti improvvisare, e pensai bene di dare loro qualche anticipazione del contenuto de I Celti e la transizione altomedioevale di cui avevo già preparato il testo.

In seguito, ho raccontato la vicenda in un articolo, sempre pubblicato su “Ereticamente”, Sulla spianata del Ferdinandeo, e a questo punto è successo qualcosa che mi ha di nuovo stupito.

Una cosa che noto con perplessità è che i miei articoli su “Ereticamente” in genere ricevono pochi o nessun commento. Amici mi assicurano che ciò non dipende dal fatto che non siano letti, ma dal fatto che sono così completi, tecnici e “professorali” che c’è poco da commentare o da aggiungere. Anche se il dubbio rimane, spero che abbiano ragione, perciò rimasi molto sorpreso quando Sulla spianata del Ferdinandeo fu subissato da una pioggia di commenti, perlopiù non proprio favorevoli, tanto più che, essendo un articolo che trattava prevalentemente temi archeologici, mi aspettavo fosse piuttosto tranquillo.

Poiché, grazie al Cielo, la capacità dialettica non mi è mai mancata, ne ho preso spunto per un ulteriore pezzo nel quale ho risposto alle obiezioni che mi sono state sollevate, Detti e contraddetti.

Naturalmente, il problema erano le anticipazioni che avevo fatto nella mia conferenza e riportate nell’articolo, de I Celti e la transizione altomedioevale (conferenza che poi ho tenuto al Triskell l’anno scorso, e il cui testo ho pubblicato su “Ereticamente” suddiviso in due articoli, stavolta senza suscitare particolari problemi).

La transizione altomedioevale non è altro che il passaggio dall’antichità all’alto medioevo, e nel corso di essa il mondo celtico ha subito importanti trasformazioni. In particolare, i Britanni romanizzati, dopo il ritiro delle legioni dall’Isola ingaggiarono mercenari anglosassoni per difendersi dalle incursioni dei Pitti scozzesi che Roma non aveva mai sottomesso e civilizzato. Questo diede il via alla conquista anglosassone dell’Isola che, in seguito a ciò, sarebbe diventata l’Inghilterra.

Non potevo esimermi dall’osservare che qualcosa di analogo si è verificato più volte nella storia. Gli stessi romani affidarono sempre più la loro difesa a mercenari germanici, ottenendo infine come risultato la caduta dell’Impero e i Germani divennero i loro padroni. La stessa cosa fecero gli Arabi del periodo califfale ingaggiando i Turchi allora insediati in Asia centrale per la loro difesa, e alla fine divennero, fino al 1918, sudditi dell’impero ottomano. Ancora, i ricchi mercanti dell’età comunale italiana, sempre meno propensi a impugnare le armi, ingaggiarono per la loro difesa le compagnie di ventura, con il risultato che i capitani di ventura finirono per diventare i signori e posero fine alle libertà comunali.

La morale è chiara: chi ha le armi, alla lunga è colui che detiene il potere.

A questo punto non potevo trattenermi dal fare un confronto con la situazione attuale che vede l’Europa totalmente dipendente per la propria difesa dalla NATO e dagli USA, rendendo la sovranità degli stati europei sostanzialmente fittizia.

Avevo messo il dito sulla piaga, evidenziando una profonda spaccatura che esiste nel nostro ambiente umano, perché i decenni della Guerra Fredda, in cui l’anticomunismo è stato in cima alla lista delle nostre priorità hanno finito per generare una mentalità che porta a scambiare l’atlantismo e addirittura il filo-sionismo per patriottismo, e solo così si spiegano, fatta salva, ma non sempre, la buona fede, strane cose come i Fratelli d’Italia.

Io ho iniziato a redigere questo articolo come premessa a un discorso, quello di completarvi l’esposizione dei testi delle conferenze che ho tenuto al festival celtico, ma mi sono presto accorto che le cose da dire al riguardo erano tanta da meritare un articolo a sé, precisamente quello che avete sotto gli occhi.

Tornando all’intento iniziale, vi posso dire che il testo che trovate su “Ereticamente” con il titolo Ritorno nel mondo dei megaliti, suddiviso in due parti, pubblicate rispettivamente il 19 agosto e il 9 settembre 2024, è quello della conferenza che avevo programmato per quell’anno, l’aggiornamento dell’aggiornamento, mentre quello dell’omonima conferenza del 2023 è rimasto inedito.

Ora, è vero che, come vi dicevo, i due testi hanno molte cose in comune, per cui una ripetizione non avrebbe senso, ma c’è una differenza che salta agli occhi. Il testo del 2023 ha una lunghezza di 9.500 parole, o, se preferite, di 62.000 caratteri (arrotondo), mentre quello della conferenza che inizialmente doveva essere l’unica di due anni fa sull’argomento dei megaliti (l’altra doveva essere, come vi ho spiegato I Celti e la transizione altomedioevale), che poi è quella il cui testo trovate su “Ereticamente”, ha una lunghezza complessiva di 6.200 parole o 40.000 caratteri (anche qui arrotondato), circa un terzo in meno.

Il lavoro da fare adesso, è quello di estrarre dal testo del 2023 le parti non riprese nell’anno successivo, ma, vista la lunghezza che ha assunto questo testo, lo rimando a un prossimo appuntamento.

NOTA: Nell’illustrazione, i Tre Archi e il Labirinto Sacro al Ferdinandeo, dietro di essi si trova il cerchio di pietre dove si tengono le conferenze.

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