28 Settembre 2026
Politica

Tastare il polso, quinta parte – Fabio Calabrese

In tutta sincerità, non era mia intenzione dare a questi articoli la forma di una serie, e devo dire la verità, i più recenti avvenimenti politici mi procurano più fastidio che altro, rispetto ai quali, occuparmi delle tematiche storiche e archeologiche che occupano la maggior parte del mio spazio settimanale su queste pagine, è una sorta di sollievo, e soprattutto non pensavo di tornare a occuparmene relativamente presto, dopo la quarta parte pubblicata su “Ereticamente” il 17 agosto, ma bisognerà pur tornare a tastare il polso di questo mondo malato, di questa Europa malata, di questa Italia malata in cui la febbre sembra essere risalita repentinamente.

Come vi ho fatto notare la volta scorsa, la situazione internazionale sembra essere in un certo senso tornata a quella precedente gli anni ’90 dello scorso secolo, con un’atmosfera di confronto globale tra due blocchi di potenze che non può scoppiare per le ovvie conseguenze di una guerra nucleare, punteggiata da aree di conflitto localizzate che sembrano protrarsi indefinitamente. Queste ultime continuano a essere, naturalmente, l’Ucraina e il Medio Oriente.

Forse la cosa più notevole da registrare a questo riguardo sono le recenti sparate di Donald Trump circa il fatto che sia la Russia sia l’Iran sarebbero stati sostanzialmente sconfitti, anche se è dubbio che esse rappresentino effettivamente il suo pensiero o non piuttosto l’esigenza di riguadagnare la popolarità vistosamente in calo presso l’elettorato americano nella prospettiva delle elezioni di medio termine che si avvicinano.

Sostenere ciò significa aver dimenticato o ignorare di proposito le lezioni impartite dalla seconda guerra mondiale e dalla guerra del Vietnam. I bombardamenti con missili e droni possono produrre danni considerevoli, ma non possono essere risolutivi. Per sconfiggere un avversario determinato, bisogna invaderne il territorio. Questo comporterebbe un prezzo che nel caso dell’Iran, e meno che meno in quello della Russia, nessuno in America, né nel resto del mondo occidentale è disposto a pagare, e rimane dunque una situazione di sanguinoso stallo.

Quando Donald Trump fu rieletto alla presidenza degli Stati Uniti, e non vorrei sbagliarmi ma credo che abbia stabilito una specie di record, come primo presidente a ottenere un secondo mandato non consecutivo, misi su Facebook un post nel quale invitavo a smorzare gli entusiasmi. Poteva farci piacere, dicevo, l’ondata di rabbia che ciò aveva provocato nei sinistri nostrani, soprattutto perché, in barba ai sondaggi, aveva battuto di brutto Kamala Harris, candidata “colorata” e perciò stesso diventata di colpo beniamina del sinistrume nostrano, ma non dovevamo dimenticare che quell’uomo è pur sempre un presidente USA e soprattutto uno yankee con tutti i limiti di rigidità della mentalità yankee, soprattutto la convinzione di poter risolvere qualsiasi problema usando “un grosso bastone”, come diceva Theodore Roosvelt.

Non si può non cogliere con una certa ironia il fatto che proprio poco tempo fa è ricorso il venticinquennale dell’attentato della Twin Towers, scandito da commemorazioni negli USA e da un piagnisteo servile e prezzolato sui nostri media, e al riguardo non posso che dirvi che a mio parere questo evento è stato ben lungi dall’essere drammaticamente epocale. Semplicemente, agli USA è toccato assaggiare un po’ della medicina che da ottant’anni, dalla seconda guerra mondiale in poi, somministrano al mondo intero, bombardando qua e là con supremo disprezzo della sovranità e delle vite altrui.

A livello europeo ha destato scalpore e (finta) preoccupazione l’affermazione, peraltro non eclatante, in Germania, alle elezioni regionali del Land di Sassonia-Anhalt, per di più di dimensioni modeste e poco popoloso, del partito “di estrema destra” AfD.

La realtà dei fatti non è difficile da intuire. La sinistra non solo italiana, ma europea, dopo il crollo dell’Unione Sovietica si è ridisegnata a imitazione dei Dem americani, ha abbandonato a sé stesse le classi lavoratrici per abbracciare quelle di gay e migranti. Il lavoratore che perde il lavoro, o sa che il suo salario rimarrà basso ai limiti della sopravvivenza perché gli immigrati costituiscono una riserva di braccia a basso costo, che avrà sempre più difficoltà a trovare casa o l’asilo per i figli piccoli, che è costretto a vivere in condizioni di sempre maggiore insicurezza in quartieri degradati, sa o se ne renderà sempre meglio conto, che “a sinistra” non troverà nessuna comprensione.

Il crescente “spostamento a destra” di fasce sempre più consistenti dell’elettorato, non è che l’ovvia e naturale conseguenza di ciò.

Ecco allora la sinistra confondere deliberatamente quello che potrebbe essere un abbozzo di soluzione con il problema, gridare “al lupo” per un risultato elettorale come quello della Sassonia-Anhalt, evocare lo spettro di un fascismo morto da ottant’anni. Verosimilmente, la sinistra di tutta Europa non aspettava altro che un esito come questo per ingannare una volta di più il popolino bue.

Ai vaneggiamenti della sinistra, alla caccia di fantasmi immaginari, si uniscono le Chiese cristiane la cui azione politica è ormai del tutto indistinguibile da quella della sinistra stessa. Prontamente, i vescovi hanno dichiarato che “l’AfD è incompatibile con i principi cristiani”. Al che si potrebbe tranquillamente rispondere che se questa religione  che da due secoli, per fortuna, non ha fatto altro che perdere terreno, è incompatibile con la sopravvivenza dei popoli europei dal marasma multietnico, è ora di rispedirla con pacco celere nel Medio Oriente da cui è originaria.

Tuttavia, a un esame più attento, si vede che molte cose non tornano. Prima di tutto, il programma di AfD non si potrebbe certo definire “di estrema destra” e tanto meno “fascista”, è in sostanza un liberismo puro che vorrebbe ridurre al minimo i poteri dello stato. E non parliamo della politica estera marcatamente filo-sionista.

La stessa leader della AfD è un personaggio assai poco credibile, una lesbica “sposata” con una extracomunitaria, che vive in Svizzera e lì paga le tasse, non allo stato tedesco. Viene il sospetto che qualcuno l’abbia arruolata per organizzare un partito “di estrema destra” prima che lo facesse qualcun altro maggiormente credibile in quel ruolo e quindi capace di attirare maggiori consensi.

Veniamo ora, finalmente, alle vicende italiane.

Alessandro Di Battista, noto esponente del Movimento Cinque Stelle è stato colto da un malore mentre si trovava in vacanza a Cuba.

Più che questo fatto in sé, è interessante vedere il commento apparso sui social di un leone (di Giuda) da tastiera che gli ha augurato “Crepa, nazistello!”

A parte il fatto che augurare la morte a qualcuno, sia pure un avversario politico, è sempre un gesto volgare che squalifica chi lo compie, noi vediamo all’opera lo stesso meccanismo di menzogna e disinformazione che ormai hanno fatto pecorescamente proprio sia parte della sinistra che della destra. Ti indigni per le atrocità commesse dagli Israeliani a Gaza e per il trattamento infame riservato al popolo palestinese, cosa del tutto naturale se possiedi un poco di umanità, allora sei un nazista.

Un altro fatto di cronaca ha recentemente sconvolto l’opinione pubblica italiana: un extracomunitario reo di aver molestato una donna e una bambina di tredici anni, arrestato dalle forze dell’ordine, ha trovato la consueta toga rossa che l’ha subito rimesso in libertà.

Noi capiamo bene il danno che fanno questi magistrati di sinistra, vanificando quotidianamente il lavoro di prevenzione dei crimini delle forze dell’ordine e instillando negli immigrati la non infondata convinzione che l’Italia è un Paese dove possono fare quello che vogliono, che le leggi, se ci sono riguardano solo gli Italiani nativi, che sarà chi si difende, o il poliziotto che cerca di fare il proprio dovere, a essere severamente punito.

Tuttavia, dobbiamo fare lo sforzo di capire che la radice del problema è più a monte.

Nella maggior parte delle costituzioni degli stati moderni vige il principio del bilanciamento dei poteri, The Balancement of Powers enunciato dal filosofo John Locke già nel XVIII secolo. I poteri dello stato, legislativo, esecutivo e giudiziario devono limitarsi e controllarsi a vicenda in modo da impedire che uno di essi possa diventare tirannico.

Questo principio basilare è violato dalla “nostra” costituzione che assegna al potere giudiziario, cioè alla magistratura un potere illimitato e privo di ogni forma di controllo.

In poche parole, le toghe rosse possono fare quello che vogliono fregandosene degli altri poteri dello stato e anche dell’opinione pubblica perché LA COSTITUZIONE glielo concede.

Ma il discorso e il problema non finiscono qui. Vi invito tutti quanti a riflettere.

Siete soddisfatti del fatto che i nostri politici ci abbiano infilati nella UE e nell’eurozona senza consultarci e quasi senza dircelo? La rinuncia alla moneta nazionale ha dimezzato di colpo il nostro potere di acquisto e favorito la svendita all’estero delle storiche aziende nazionali, dalla Richard Ginori alla FIAT.

Sappiate che ciò è stato possibile perché LA COSTITUZIONE ci vieta il referendum sui trattati internazionali.

Siete soddisfatti di avere a capo dello stato un presidente non eletto dal popolo, dotato di ampi poteri, il cui mandato ha la durata di un settennio rinnovabile, praticamente a vita? È quanto prevede LA COSTITUZIONE.

Siete soddisfatti del fatto che spesso, dopo le elezioni, gli onorevoli possano cambiare schieramento determinando maggioranze diverse da quella uscita dalle urne, praticamente beffando la volontà espressa dal corpo elettorale? Sappiate che ciò è possibile perché LA COSTITUZIONE prevede che essi siano eletti senza vincolo di mandato, cioè, una volta eletti, possono fare quello che vogliono.

Siete soddisfatti del fatto che le minoranze etniche, francesi in Valle d’Aosta, tedeschi in Alto Adige, sloveni in Friuli Venezia Giulia, godano di assurdi privilegi, precedenza nell’assegnazione dei posti di lavoro, degli asili, delle case popolari rispetto agli italiani, finanziamenti pubblici a pioggia? Questo è quanto previsto dai rispettivi statuti regionali delle regioni ad autonomia speciale – che in pratica significa ad autonomia ridotta – che non possono essere modificati perché leggi costituzionali, di fatto allegati ALLA COSTITUZIONE.

Avete capito cos’è questa costituzione che è stata imposta agli Italiani nel 1948? Un guinzaglio che ci è stato messo al collo per controllarci e impedirci di avere voce in capitolo sul nostro destino. Sarebbe ora di sbarazzarcene, o almeno di riformarla radicalmente, ma sappiamo già che la sinistra, che vuole il popolino bue e turlupinato, si opporrebbe con tutte le sue forze a un tentativo in tal senso, per essa è “la più bella del mondo”, come l’ha definita l’illustre giurista Roberto Benigni.

Vorrei azzardarmi a inserire una nota positiva. Spesso troviamo fastidiosa la pressione mediatica su certi fatti di cronaca, ma bisogna ammettere che questa pressione mediatica svolge anche un ruolo positivo.

Prendiamo ad esempio il caso della famiglia di Palmoli. Senza un costante interesse mediatico attorno a questa vicenda, i bambini sarebbero stati dati in adozione diventando di fatto irrintracciabili, anche se ancora oggi la lobby mafiosa servizi sociali-magistratura stenta a mollare la presa, ritardando il più possibile il ricongiungimento della famiglia. Se vi ricordate di Bibbiano, capite tutto. Quella è gente che ha un odio istintivo per la famiglia naturale, e cerca, quando è possibile, di disgregarla.

Altro caso, il delitto di Garlasco. Senza il coraggio e la determinazione dell’avvocato De Rensis che ha riaperto il caso dopo diciotto anni dall’assassinio di Chiara Poggi, ma anche senza un costante interesse mediatico per la vicenda, Alberto Stasi continuerebbe a languire in carcere da innocente, a causa delle complicità che hanno depistato le indagini dal vero assassino.

Ora, ristabilire la verità su questo caso, può essere un mero fatto di cronaca, ma la rete di complicità e corruzione in cui sono implicati agenti e magistrati, che s’intravede in controluce, è un fatto di cui la politica dovrebbe occuparsi.

Una notizia molto recente è stata la scomparsa di Emma Bonino.

Io, quando l’ho saputa, ho postato su Facebook un commento che vi riporto tale e quale:

“De mortuis nihil nisi bonum”, dicevano i latini, dei morti non si dice nulla se non bene, quindi di Emma Bonino non dirò nulla”.

Ma ho visto e continuo a vedere commenti, presumibilmente della nostra area, molto meno signorili del mio, e adesso sarà il caso di dire qualcosa.

A prescindere dalla persona in sé, a cui la concessione da parte del governo di centrodestra dei funerali di stato dà l’impressione di un ingiustificato atto di servilismo verso il potere profondo, il Deep State e la UE, ciò di cui questa donna faceva parte ed è stata esponente di spicco, e si è concretizzato prima nel Partito Radicale, poi in +Europa non può essere commentato se non in termini estremamente biasimevoli.

Guardiamo le “battaglie per i diritti” in cui costoro, con la Bonino in prima fila, si sono cimentati. Per il divorzio, ma non solo per il divorzio, per un femminismo estremista teso a rendere più conflittuali i rapporti fra uomo e donna, e più precarie le unioni familiari, per l’aborto, per l’eutanasia, per un’ideologia gender di cui l’Italia con la sua fecondità drammaticamente in calo, non ha certo bisogno, per la liberalizzazione delle droghe, come se non conoscessimo gli effetti devastanti di quelle sostanze, soprattutto per i più giovani. Sono sempre diritti di morte, mai diritti di vita.

La cosa più grottesca è stata vedere i radicali, come il non certo compianto Marco Pannella atteggiarsi a non violenti stile Gandhi, e poi, appena Israele compiva una nuova aggressione contro i Palestinesi o qualche altro popolo del Medio Oriente, gettare la maschera e, per giustificarlo, sfoggiare il più tronfio militarismo, e svelare così chi è il loro vero referente.

Anche l’ultima metamorfosi in +Europa non deve ingannare, “L’Europa” a cui fanno riferimento, infatti, non è quella costituita dai popoli europei, ma la UE, uno strumento concepito dal potere mondialista per tenerli sotto controllo.

Penso che il mondo, l’Europa, l’Italia riusciranno a fare a meno di Emma Bonino.

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