12 Ottobre 2026
Rivoluzioni

Uttarakuru: la rivoluzione neurale – Rita Remagnino

Quando la mente umana, nel cuore dell’Asia, prese un’altra strada   Dimenticate tutto ciò che vi hanno raccontato sulla preistoria. Niente “primitivi” armati di clave che si spulciavano davanti al fuoco, ma uomini tali e quali a noi – con le nostre domande, le nostre paure, la nostra medesima inquietudine – che durante il Dvapara

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Rivoluzioni

Dal mare alla terra – Rita Remagnino

La Rivoluzione dell’Approdo   La Terra è un pianeta in costante divenire. Tuttavia, tra le trasformazioni che ne hanno segnato la storia ce n’è una che ci riguarda da vicino: l’avvio dell’Olocene, l’epoca geologica in cui viviamo. Fu proprio tra i 19.000 e i 14.000 anni fa, mentre l’ultimo picco glaciale si affievoliva, che i

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Antropologia

Un urlo ci seppellirà – Rita Remagnino

L’Anticristo come macchina narrativa Nella tradizione vedica, il sacrificio (yajña) non è un mero rito, bensì il principio stesso che presiede alla creazione e al mantenimento dell’ordine cosmico (ṛta). Secondo il mito fondativo, all’inizio dei tempi il dio Prajāpati aveva offerto sé stesso per generare l’universo, e perciò i riti mondani dovevano imitare quell’archetipo superiore

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Antropologia

Il sacrificio degli innocenti – Rita Remagnino

Logiche rituali e biopotere nella secolarizzazione dell’abbandono Quante volte abbiamo udito – o noi stessi pronunciato – il lamento secondo cui la presente umanità sarebbe immersa nell’Età Oscura? Stando ad alcuni enunciati contenuti nei testi puranici e nel trattato astronomico Sūrya Siddhānta, l’ingresso in quest’epoca di grossolanità materiale e decadenza spirituale (Kali Yuga), ben rappresentata

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Antropologia

Il mostro come struttura dell’anima – Rita Remagnino

Archeologia della rimozione e forme dell’alterità interiore   Nei Veda, i più antichi corpus testuali religiosi a noi pervenuti, i démoni non sono creature infernali bensì proiezioni di stati mentali negativi: entità ambivalenti, e talvolta sublimi, che incarnano la stessa dinamica del pensiero creativo, il quale, ramificandosi oltremisura, tende a smarrire il proprio centro ordinatore.

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Antropologia

Il sapore dell’immortalità – Rita Remagnino

Il corpo come cibo sacro Nell’orizzonte della cosiddetta «normalità» contemporanea, l’individuo sembra aver affinato l’arte sottile della dissimulazione: un dispositivo relazionale che gioca sulla buona fede altrui, strumentalizza l’ingenuità del prossimo e attende il momento propizio per sferrare il colpo decisivo. Avvolto in un solipsismo radicale, l’uomo di oggi non intrattiene più alcun legame fiduciario

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Antropologia

L’amore frainteso – Rita Remagnino

Dai sacrifici collettivi all’olocausto in nome di Dio Con il passare del tempo, alcuni popoli rinunciarono ai sacrifici cruenti mentre altri, come ad esempio i Balti, seguitarono a celebrarli fino al Medioevo. Nelle terre fredde del nord sferzate sovente dalla neve, al termine di una battaglia i vincitori legavano il prigioniero più grande e grosso,

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Antropologia

Dalla testa del nemico alla mente interfacciata – Rita Remagnino

Continuità e maschere di un sacrificio ancestrale Molto tempo prima che il mythos venisse soppiantato dal lógos – fenomeno storicamente localizzabile soprattutto in Occidente – i miti disegnarono mappe emotive e conoscitive attraverso cui i vari gruppi umani diedero un senso al mondo, alla propria storia e al proprio destino, assolvendo al compito fondamentale di

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Antropologia

Il martirio senza redenzione – Rita Remagnino

La rottura storica e teologica del sacrificio   Al termine dell’ultima glaciazione, circa 11.700 anni fa, molte popolazioni furono costrette ad abbandonare i territori di origine per spostarsi verso aree geografiche più favorevoli alla sussistenza, dove avvenne la ricostruzione materiale e simbolica che rivoluzionò l’intera organizzazione sociale. La visione dell’esistenza si fece più pragmatica, e

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Antropologia

L’Aquila, il Serpente e la pace impossibile – Rita Remagnino

  Genesi e apocalisse del processo di demonizzazione Nell’opera profetica Così parlò Zarathustra (1882), il filosofo Friedrich Nietzsche narra la vicenda di un trentenne che lascia il paese natale, situato sulle rive di un lago, per ritirarsi sulla montagna. Dopo dieci anni trascorsi in solitudine, l’isolamento sensoriale viene rotto da una visione: un’aquila traccia ampie

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