19 Aprile 2024
Controstoria Giornata del Ricordo

Jugonegazionisti, giustificazionisti, ignorazionisti – Pietro Cappellari

Quando la storia è ostaggio della politica e dell’odio

 

È inutile. Non passa giorno che l’olocausto degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia – la più grave tragedia che ha colpito la nostra Nazione nel corso della sua storia – non sia al centro delle polemiche politiche. Nonostante l’istituzione del Giorno del Ricordo nel lontano 2004. Avrebbe dovuto costituire un primo passo per la conoscenza pubblica di quel dramma e – ovviamente – per “riparare”, con un atto di giustizia, l’offesa fatta a quegli Italiani e a quelle terre. Ma siamo ancora al punto di partenza. Come se quella Legge – benemerita – abbia costituito solo un “atto di soddisfazione” per una parte politica – che, infatti, l’ha “strappata” in extremis – contro un’altra parte. Una parte soccombente che non smette di gridare per l’affronto subito. I più, certamente, si defilano, non scendono in campo, accontentandosi di una smorfia di disgusto quando sentono parlare delle foibe, ma non mancano certamente i militanti della contestazione a viso aperto. Hanno i nomi più disparati, vengono chiamati in genere jugonegazionisti, proprio per evidenziarne la scelta di campo anti-italiana e filotitina che li stimola a negare addirittura l’esistenza delle foibe con supponenza. Del resto, gente che ha vissuto nel mito del “paradiso dei lavoratori” istaurato nell’Est europeo dal bolscevismo in tutte le sue salse, non può che vivere in una realtà parallela, dove, per l’appunto, è del tutto ovvio che le foibe non siano mai esistite e, se sono esistite, le hanno utilizzate i “faSSisti”. A questi, si affiancano i giustificazionisti, in genere docenti o studiosi di storia (tutti con stipendio statale) che, se certamente oggi non si fanno più fotografare con la bandiera rossa in mano, tendono a giustificare i crimini commessi dai partizan titini, accusando gli Italiani di questo o quel crimine “precedente” che spiegherebbe la “vendetta” del 1945. Infine, ci sono gli ignorazionisti, neologismo coniato dallo studioso Emanuele Mastrangelo, per indicare coloro che, raccontando del confine orientale italiano, ignorano appositamente interi capitoli di storia, presentando quindi il contesto in cui sono avvenuti i crimini di guerra e contro l’umanità degli Slavo-comunisti, in modo del tutto artefatto e accomodante per la vulgata. E nel neologismo non possiamo non evidenziare la parola “azionista”, proprio per sottolineare una visione ideologica della storia che è propria a questa categoria di “narratori” politicizzati, estremisti e moralisti come gli azionisti di un tempo… e di oggi!

Una cosa, comunque, accomuna queste “specie”: sono tutti antifascisti. E il manipolare la realtà dei fatti è funzionale alla politica della storia che intraprese, nel 1945, il PCI. Anche oggi che il PCI non c’è più. Rimangono a sostenere quel catafalco ideologico solo le associazioni neopartigiane ed alcuni istituti della Resistenza, tutti generosamente sovvenzionati dallo Stato italiano.

Sia detto per inciso. Per noi la storia è una scienza, non certo argomento ideologico o teologico. Tutto deve essere sottoposto al vaglio dei documenti, dell’analisi comparativa. Tutto deve essere posto sotto revisione. Anche i dati e le modalità dell’olocausto degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Tuttavia, la nostra critica non si rivolge verso i revisionisti – ben vengano! – ma contro le “specie” suddette che, nel nome di una politica della storia di ispirazione comunista, tendono a distorcere la realtà dei fatti, con i soldi dello Stato, ossia con i soldi di tutti gli Italiani.

Noi siamo convinti che queste persone – che pur vivono in una realtà parallela che li spinge addirittura a rifiutare la propria Patria – siano consapevoli dei crimini commessi dal comunismo e dai titini in particolare e mentono sapendo di mentire, perché nel loro modo di agire e di pensare la questione non è storica, non è più nemmeno politica – essendo il marxismo-leninismo sprofondato negli abissi del proprio fallimento planetario -, ma è essenzialmente m-o-r-a-l-e. Ossia, la loro superiorità morale non ammette annotazioni o critiche di sorta. Se hanno compiuto quel hanno compiuto, lo hanno fatto “a fin di bene”, per una “meta superiore”, che non ammette, per l’appunto, critiche, revisioni, appunti di nessun genere.

Per fortuna, nel grigiore in cui è sprofondata la cultura italiana in questi ultimi decenni, dove si registrano passi indietro nella stessa storiografia – altro che Giorno del Ricordo! -, ogni tanto uno spiraglio di luce viene ad illuminare il cammino di chi fa della storia una scienza per comprendere il passato e non certo uno strumento politico. Tipico il caso di Confine orientale. Italiani e Slavi sull’Amarissimo dal Risorgimento all’Esodo (Eclettica Edizioni, Massa 2020), l’ultimo lavoro di Pierluigi Romeo di Colloredo, fine studioso d’avanguardia e prolifico saggista, che segue il fondamentale Controguerriglia: La 2a Armata italiana e l’occupazione dei Balcani 1941-1943 (Soldiershop, 2020), con cui ha messo a tacere le speculazioni sui crimini di guerra italiani in questo settore.

Confine orientale è uno studio che, finalmente, fa chiarezza sulla storia della Venezia Giulia e sulle pressioni che l’elemento italiano, nel corso dei secoli, ha subito, smascherando tutti i tentativi degli jugonegazionisti, dei giustificazionisti (con stipendio statale) e degli ignorazionisti di stravolgere la realtà dei fatti per fini politici. I fatti parlano chiaro. I dati parlano chiaro. Quei fatti e quei dati che, guarda caso, non si trovano nei testi pubblicati anche da altisonanti case editrici, tutte dedite alla “Cultura” ovviamente! Evidentemente, l’eskimo in quelle redazioni non è ancora passato di moda!

Vorremmo soffermarci in questo breve intervento sui dati della guerra nella ex-Iugoslavia (1941-1945). Le stime ci parlano di oltre un milione di vittime, la maggior parte attribuibili alla guerra civile scoppiata tra le varie nazionalità slave. Circa 600.000 “nemici del popolo” furono sterminati solo dai titini, in gran parte dopo la fine del conflitto, in un bagno di sangue che non ha precedenti e che ha fatto della Slovenia il più grande cimitero a cielo aperto dell’Europa!

In tutto questo allucinante scenario di sangue, alle regolari Forze Armate italiane, legittime belligeranti, che applicavano le convenzioni internazionali di guerra, sono attribuite meno di 10.000 uccisioni!

Senza contare che nel successivo “paradiso dei lavoratori” instaurato da Tito nella risorta artificiale Iugoslavia socialista, tra il 1945 e il 1987, si registrò la morte di altri 500.000 “nemici del popolo”, che fa ammontare il conto delle vittime del comunismo titino alla spaventosa cifra di 1.172.000, tra cui – e venivamo a noi – 10.000, forse 15.000, Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Questi dati dimostrano delle evidenze da sempre sottaciute. Che non esiste nessuna causa-effetto tra la repressione della guerriglia nei Balcani compiuta dagli Italiani tra il 1941 e il 1943 e il successivo genocidio compiuto dagli Slavi-comunisti sulla popolazione istriano-fiumano-dalmata. E se si deve trovare una causa-effetto – peraltro ben contemplata dalle convenzioni internazionali – è quella che lega la repressione dalla guerriglia compiuta dagli Italiani alle barbare azioni degli illegittimi belligeranti titini. Infine, il bagno di sangue con cui Tito battezzò e tenne in piedi la sua Iugoslavia socialista dimostra chiaramente come lo sterminio dei “nemici del popolo” fosse uno strumento di violenza usato su vasta scala contro tutti gli oppositori – o presunti tali – del comunismo, senza che vi fosse un “precedente”, una “provocazione”, un “crimine”, a scatenarlo. Viene meno la novella giustificazionista della “vendetta”… per cosa?

Grazie a Pierluigi Romeo di Colloredo e alla coraggiosa casa editrice Eclettica di Alessandro Amorese, si è fatto un passo in avanti per la comprensione di cosa avvenne, nel corso dei decenni, sul nostro “amarissimo” confine orientale. Ma ancora è lontano quell’atto di giustizia che la dignità di essere una Nazione pretende per riparare a quel torto.

 

Pietro Cappellari

(“L’Ultima Crociata”, a. LXXI, n. 2, Febbraio 2021)

 

 

 

1 Comment

  • STELVIO DAL PIAZ 12 Febbraio 2023

    LA VERITA’ FA MALE AI MAFIOSI E ALLA GIUDEO-MASSONERIA CHE DOMINA NEI GIORNALI ITALIOTI, ALLA RADIOTELEVISIONE ITALIANA E AL MATTARELLA DI ORIGINI MAFIOSE !

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