4 Marzo 2024
Storia

“Viareggio 1969”… e la “fantasia” della ten-sione

Il 20 Gennaio scorso è andato in onda su RAI3 l’ottimo documentario “Viareggio 1969” scritto da Giovanni Filippetto, Maura Nuccetelli, Leonardo Araneo per la regia di Claudio Pisano, nel quale si è tornati sulla tragica vicenda del dodicenne Ermanno Lavorini, scomparso il 31 Gennaio 1969 e ritrovato cadavere un mese dopo sulla spiaggia di Marina di Vecchiano.

Fu uno dei primi casi di cronaca nera ad avere l’attenzione morbosa della stampa e, di conseguenza, a rappresentare un capitolo importante per la storia sociale della nostra Nazione.

Particolari affermazioni e ricostruzioni fatte a suo tempo, però, hanno stravolto probabilmente il contesto in cui si concretizzò il delitto, ossia in quel luogo di depravazione che era la pineta di Viareggio, dove più era presente l’“eredità della libertà di Tombolo” che gli Alleati ci avevano donato generosamente un venticinquennio prima. E non a caso Tombolo dista una manciata di chilometri dalla “pinetina della depravazione”.

Totalmente infondate sono le ipotesi che inquadrano il drammatico delitto – in realtà, un tragico rapimento a scopo estorsivo finito male – nella cosiddetta “strategia della tensione”, una strategia, secondo i Soloni della sinistra, con la quale settori “deviati” (?) dello Stato italiano, in combutta con gli onnipresenti fascisti, cercarono di creare il panico tra la popolazione, per attuare poi una stretta repressiva sui movimenti social-comunisti che, in quegli anni, si agitavano – violentemente, si ricordi! – nelle piazze. Quella di legare il povero Ermanno al Piano “Solo” non è solo una forzatura grossolana, ma anche qualcosa che ci allontana dalla realtà dei fatti.

Abbiamo parlato di fascisti che, anche in questo caso, non c’entrano affatto, ma vi sono tirati dentro incredibilmente, come la prassi antifascista insegna. Non importa se vi sono prove o meno, non importa se c’entrano o meno, il “diavolo” per sua natura è presente ovunque sia il male. E tanto basta.

Ed è per questo che ci hanno lasciato perplessi le allusioni di Walter Veltroni che accennando ai responsabili condannati per quell’atroce delitto – non dimentichiamo mai la povera vittima! – ha parlato di individui che non potevano definirsi politicamente per quello che erano in realtà, ed utilizzavano delle coperture per la loro reale attività politica. Il tutto condito da immagini di repertorio, totalmente estranee all’oggetto della puntata, in cui si vedevano manifestazioni neofasciste ed addirittura si tiravano in ballo reduci della Repubblica Sociale Italiana.

Ricostruzioni che ci lasciano basiti e che sembra vogliano solo fare allusioni politicamente pilotate.

Infatti, i tre giovani condannati – di cui due “manovali” che diedero una serie impressionanti di versioni contrastanti; e il “capo” che si professò sempre innocente – erano affiliati ad un circolo di giovani monarchici e nulla avevano a che fare col fascismo.

Di là della evidente forzatura di dare un colore politico al crimine – che si sviluppò nell’ambiente degli omosessuali e dei pedofili della pineta “tomboliana” di Viareggio – cosa c’entrino il fascismo, i fascisti e la RSI – la Repubblica (!) Sociale Italiana – con un circolo monarchico di fine anni ’60 non lo capiamo assolutamente. I tre condannati, potevano essere magari monarchici, ma erano anche battezzati e non per questo la colpa poteva essere affidata alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Ora, arrivare ad affermare che, pur essendo battezzati, i tre agivano per conto della Chiesa luterana rappresenta una capriola ideologica che ci pare assurda. Fermo restando che i criminali coinvolti nella vicenda non si presentarono come politici e solo il “capo”, responsabile del suddetto circolo giovanile monarchico, si professò tale nelle interviste, specificando che la sua famiglia poteva vantare ben cinque partigiani!

Certamente, il mistero, il giallo, le trame oscure, attirano il pubblico e sono più avvincenti della triste – e forse banale – realtà dei fatti, ma non si fa certamente omaggio alla memoria di Ermanno utilizzando le false formule dell’antifascismo in tutte le sue stantie salse.

 

Pietro Cappellari

(“L’Ultima Crociata”, a. LXXIII, n. 4, Maggio-Giugno 2023)

1 Comment

  • Laura Brussi 25 Giugno 2023

    Caro Pietro hai , come sempre , perfettamente ragione. A parte che non passa giorno che non si parli di fascismo, antifascisti, nazifascismo, crimini fascisti e così via, i primi ad essere colpevolizzati per qualsiasi crimine o strage solo loro anche se non centrano nulla ma fa molta presa con il pubblico e politicamente è vantaggioso. I comunisti sono degli angioletti sempre e la destra è sempre ed ovunque colpevole di tutto a prescindere.

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