21 Febbraio 2024
Giornata del Ricordo

Un nuovo sguardo d’insieme – Fabio Calabrese

Da diversi anni, da quando ho iniziato la collaborazione con “Ereticamente”, ho dedicato una serie di articoli alle ricorrenze “politiche” del 10 febbraio che ricorda la nostra sconfitta nella seconda guerra mondiale e ha sancito la perdita delle terre italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume, il dramma dell’esodo seguito alla mattanza delle foibe, e del 25 aprile, momento della sconfitta militare, vergognosamente celebrato dalla democrazia antifascista come se si fosse trattato di una vittoria, cosa che – suppongo – ci attiri dall’estero non poco sarcasmo.

A un certo punto, mi pareva di aver detto praticamente tutto sull’argomento, che fosse rimasto ben poco da dire in proposito, e non amo essere ripetitivo.

L’anno scorso, per non lasciar cadere nel silenzio queste fondamentali questioni, ho pensato di scrivere un articolo che le ha trattate unitamente in Uno sguardo d’insieme oltre ad altre due ricorrenze “virtuali”, ossia il 12 giugno, anniversario della cacciata delle orde comuniste jugoslave che vi avevano seminato come altrove terrore e morte, da Trieste, e il 7 novembre che l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva proposto di istituire come giornata del ricordo delle vittime del comunismo, si tratta infatti dell’anniversario del golpe leninista in Russia, passato poi falsamente alla storia come “rivoluzione d’ottobre” (per tutta l’epoca zarista era in uso in Russia il calendario giuliano, sfasato di un paio di settimane rispetto a quello gregoriano, e lo stesso è ancora usato come calendario religioso dai cristiani ortodossi).

Con questo, tutto concluso, finito, non resta niente da dire? Forse no.

Tanto per cominciare, dal dicembre 2023 persino il natale sembra essere diventato una ricorrenza “politica”. Non si tratta soltanto del fatto che questa celebrazione desta una crescente ostilità da parte dei sinistri che sono riusciti a bandirla quasi del tutto dalle scuole e dagli altri luoghi pubblici, con la scusa che offenderebbe gli immigrati islamici e quanti sono di religione diversa. A prescindere dal fatto che semmai sono gli immigrati che dovrebbero adeguarsi al Paese ospite, non mi risulta che nessun islamico (o induista o buddista, sikh, confuciano, eccetera) si sia mai sentito offeso dalla celebrazione del natale, semmai sono i sinistri, zelanti complici del potere mondialista, che vorrebbero cancellare un segno della nostra identità per affogarci sempre più in un mondo omologato e imbastardito.

Ma a tutto ciò, nell’appena trascorso dicembre 2023, si è aggiunta una novità. Dopo decenni che quest’espressione anglosassone è in uso anche da noi, l’ANPI si è accorta (l’ANPI di genio verrebbe ironicamente da dire) che la scritta MERRY XMAS che compare su molte insegne natalizie, più che il natale, potrebbe ricordare la Decima Mas, e ha dato il via all’ennesima caccia al (fantasma) fascista.

A prescindere dal fatto che costoro dovrebbero spiegarci cosa ci sia di disdicevole in qualcosa che potrebbe indirettamente ricordare uno dei nostri corpi militari che si è comportato con maggior valore durante la seconda guerra mondiale, riportando alcuni spettacolari successi in barba alla supremazia navale britannica, e che dopo l’8 settembre ha continuato a combattere contro lo stesso nemico, se costoro a ottant’anni dalla caduta del fascismo, vedono ancora fascismo dappertutto, i casi sono due: o la democrazia antifascista ha miseramente fallito, o continuano a dare la caccia ai fantasmi del passato perché non hanno nulla da proporre riguardo ai problemi del presente, senza escludere che possano essere vere entrambe le ipotesi.

A ottant’anni dalla seconda guerra mondiale, e considerata l’inevitabile falcidie naturale dovuta al trascorrere del tempo, sarebbe poi interessante sapere quanti sono realmente i partigiani dentro l’ANPI, che continua a esistere come un carrozzone di cui non è dato di capire il significato.

Lo stesso 2023 che ci siamo appena lasciati alle spalle, ha forse avuto un significato particolare. L’ho ricordato a inizio d’anno in un articolo intitolato appunto Nel duemilaventitré. Questo, i più giovani non lo ricorderanno, ma chi ha la mia età, magari si, era il refrain di una canzoncina di molti anni fa, dal tono allegro ma dal contenuto di denuncia sociale. All’epoca, in cui il 2023 sembrava un futuro lontanissimo, si immaginava che per questa data sarebbero stati risolti numerosi problemi che affliggevano (e continuano ad affliggere) l’Italia, e fra questi il livello da fame di molte pensioni.

Ne presi spunto per fare i conti con il nostro sistema pensionistico. L’idea di base sarebbe questa: “Tu, cittadino lavoratore, dovresti accantonare una parte del tuo reddito per quando sarai a riposo, ma dato che non mi fido del tuo senso di responsabilità, lo faccio io, stato, per te, prelevando una parte del tuo reddito sotto forma di contributi, e restituendotela sotto forma di pensione quando sarai in quiescenza”.

Solo che è del senso di responsabilità dello stato che non ci possiamo fidare.

Sappiamo che l’INPS, L’ente che raccoglie i contributi e che eroga le pensioni, è stato visto più volte dalla classe politica come una vacca da mungere. In pratica, le pensioni sono pagate con i contributi di chi è in attività. Quando nel dopoguerra c’erano due lavoratori in attività per ogni pensionato, la situazione era gestibile, ora che ci si avvicina a un rapporto uno a uno diventa insostenibile.

La favola che “i migranti ci pagheranno le pensioni” riempiendo il vuoto demografico di un’Italia sempre più senile, scordatevela, è falsa. Quello che abbiamo visto, è che i migranti, una volta ottenuta la residenza, fanno venire per ricongiungimento familiare, qui da noi i parenti anziani che magari si trattengono un paio di settimane, il tempo per ricevere – vita natural durante, s’intende – la pensione sociale, senza aver mai versato allo stato italiano un centesimo di contributi, a tutto discapito dei nostri pensionati. Finora i migranti hanno solo contribuito, e non poco, a far sprofondare l’INPS in un mare di debiti.

Il sistema funziona in modo simile alla truffa nota come schema Ponzi dal nome del suo ideatore. Il truffatore che si finge un investitore, in realtà non investe nulla, ma redistribuisce ai suoi primi clienti una parte dei proventi di quelli successivi. Si forma una piramide che alla fine crolla, e gli ultimi che gli hanno affidato i loro capitali, se li vedono volatilizzare.

L’unico rimedio, ma si tratta di un pannicello caldo, per ritardare il crollo del sistema, è quello di alzare sempre più l’età pensionabile. Proprio negli ultimi mesi del 2023 è arrivata la notizia: nessuno che cominci a lavorare adesso potrà andare in pensione prima dei 71 anni.

Torniamo alle nostre ricorrenze. Anche sul 10 febbraio come sul 25 aprile mi sembrava di aver detto tutto. Piaccia o no (e sicuramente non piace ai sinistri conniventi e responsabili di aver nascosto per decenni agli Italiani la verità storica), i fatti sono innegabili. In Venezia Giulia, Istria, Dalmazia, le bande assassine dei comunisti jugoslavi hanno massacrato nelle foibe migliaia di nostri connazionali colpevoli soltanto di essere italiani, e costretto decine di migliaia di altri alla fuga e all’esodo per non subire la stessa sorte.

Tuttavia, ultimamente mi è capitato di riflettere su di una cosa: se prendete in mano le cartine riportate in un qualsiasi libro di storia, quando si tratta di mappare gli spostamenti dei popoli, vedete che i confini rappresentati sono di solito quelli attuali, con il mozzicone della Venezia Giulia, le attuali province di Trieste e Gorizia, che sporge penosamente dal Friuli. Il sottinteso è chiaro, soprattutto verso i più giovani, vittime di una scuola gestita in gran parte da docenti ex sessantottini, che non conoscono la storia o ai quali se ne inculca una versione falsata, si vuole dare a intendere che i confini innaturali che sono stati tracciati nel 1945 a Yalta dai vincitori, siano qualcosa di naturale, anziché non meno ingiusti delle tante volte che essi hanno oscillato nel corso della storia. Si vuole nascondere il fatto che le terre del nostro nord-est hanno subito un’orrenda mutilazione. Certo, Germania, Ungheria e Finlandia hanno subito mutilazioni ancora più orrende, ma questo non cambia le cose per quel che ci riguarda, e non andrebbe dimenticato.

Un conto è non provare in eterno un peraltro più che giustificato rancore e risentimento, un altro è dimenticare, negare a coloro che sono stati vittime dell’odio anti-italiano persino il tributo della memoria.

Nel 2020, Sergio Mattarella che non è e non sarà mai il presidente di tutti gli italiani, che non si sarebbe certo scomodato per ricordare i martiri delle foibe, venne a Trieste per sancire il regalo alla Slovenia dell’edificio di quella che fin allora era stata la sede della scuola interpreti dell’ateneo triestino. Questo edificio aveva il torto di sorgere nel luogo dove cento anni prima si trovava l’hotel Balkan che era la sede delle associazioni slovene e di tutte le attività anti-italiane.

Quello dell’incendio del Balkan è un esempio da manuale dell’invenzione di un “crimine fascista” inesistente. Dopo i fatti di Spalato nei quali furono uccisi dagli slavi due marinai italiani, ci fu a Trieste una grande manifestazione per l’italianità, a cui certamente parteciparono i fascisti, ma non solo loro. Quando passò sotto le finestre del Balkan, gli sloveni, molto civilmente, si misero a sparare sulla folla, uccidendo due persone, fra cui un agente del servizio d’ordine messo a protezione dell’edificio. A questo punto i manifestanti irruppero nel Balkan e scoppiò l’incendio, ma attenzione, partì dai piani superiori che gli italiani non avevano ancora raggiunto. Con ogni probabilità, fu appiccato involontariamente dagli stessi sloveni, nella foga di distruggere documenti che non dovevano cadere nelle mani delle autorità italiane.

Se ne avessimo avuto bisogno, Mattarella ci ha dato conferma una volta di più che antifascista significa sostanzialmente anti-italiano.

Ci fu un incontro con il presidente sloveno Borut Pahor e una visitina alla foiba di Basovizza dove giacciono i resti di centinaia di triestini assassinati dai comunisti jugoslavi sempre per la colpa di essere italiani. In quell’occasione, ha comunicato l’onorevole Renzo De Vidovich, fu proibito all’Unione degli Istriani di esporre il proprio gagliardetto, guai se nella cerimonia ipocrita si fosse sentita una voce dissidente.

Con non grande certezza storica, ma è una buona sintesi del suo pensiero, è attribuita a Voltaire la frase “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa professarle liberamente”.

“Non sono d’accordo con le tue idee, e mi batterò fino alla (tua) morte per tapparti la bocca”, potrebbe essere il motto di un odierno democratico, e se fosse vivo oggi, probabilmente Voltaire sarebbe considerato un pericoloso estremista di destra.

A parte che qui non si tratta di idee ma di fatti, del fatto orribile che migliaia di italiani sono stati massacrati solo per la colpa di essere tali, e decine di migliaia di altri costretti alla fuga col terrore per evitare lo stesso destino.

Delle cerimonie grottesche che accompagnano la ricorrenza del 25 aprile in cui si celebra la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale come se fosse stata una vittoria, sarei tentato di non dire nulla che non abbia già detto, se non di rilevare una volta di più il sarcasmo che probabilmente ci procurano all’estero.

Tuttavia è chiaro, per un altro verso, che esse, assieme a quelle del 1 maggio sono “la festa” della sinistra, e questo porta inevitabilmente a una domanda: specialmente oggi, dopo la perdita del “paradiso” sovietico, cosa cavolo hanno o si illudono di avere da festeggiare?

E’ infatti evidente che oggi la sinistra, che pure continua a illudersi di essere rivoluzionaria e anti-sistema, è del tutto appiattita sule direttive del sistema, del NWO, dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, all’ideologia LGBT che serve ad abbassare ulteriormente il tasso di natalità già spaventosamente basso dei popoli europei e di quello italiano in particolare, all’ecologismo alla Greta Thunberg che serve a distruggere le industrie europee mentre quelle statunitensi e cinesi continuano a spargere allegramente enormi quantità di gas serra, è chiaro a cosa serve tutto questo, a causare la morte dei popoli europei, un lento genocidio che si compie attraverso la sostituzione etnica.

Se c’è una data storica per quanto riguarda Trieste, essa è indubbiamente il 12 giugno. Il 12 giugno 1945 le truppe neozelandesi entrarono a Trieste, scacciandone le bande slavo-comuniste che per quaranta giorni vi avevano seminato terrore e morte, purtroppo non avvenne altrettanto nel resto della Venezia Giulia e in Istria dove la mattanza di italiani continuò indisturbata.

Se tanto non fosse avvenuto, Trieste sarebbe diventata null’altro che un pezzo della Jugoslavia comunista e oggi della Slovenia, avrebbe seguito lo stesso destino delle altre terre dove la presenza italiana è stata brutalmente cancellata. Ovvia, quindi, perfettamente logica la proposta del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza di celebrare il 12 giugno come giornata della liberazione di Trieste, proposta che, grazie alle mene della sinistra che oggi si dichiara non comunista, ma a cui da molto fastidio che si ricordino gli orrori del comunismo, non ha avuto seguito.

Un’altra iniziativa del nostro sindaco che la sinistra è riuscita a frustrare: a Trieste nella centrale piazza Goldoni c’è una struttura, per la verità piuttosto brutta, che i triestini hanno soprannominato il porta CD. L’idea di Dipiazza era quella di farne un monumento “alle vittime di tutti i totalitarismi”. La cosa è stata bloccata da un’indignata levata di scudi dei “compagni”. Non si deve sapere, soprattutto i più giovani non devono sapere che il comunismo è stato il vero mostro del XX secolo, che lo ha disseminato di atrocità e di orrori che superano di parecchio quelli che si sono voluti attribuire alla parte uscita soccombente dalla seconda guerra mondiale.

Non servirebbe neanche dirlo, ma la proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di istituire il 7 novembre come giornata del ricordo delle vittime del comunismo pare spirata assieme all’amministrazione Trump. Trump è un personaggio controverso, ma almeno una cosa si può dire di lui, è un uomo e non una patetica marionetta come Joe Biden. E’ stato infatti necessario per il NWO aspettare che la sua presidenza spirasse e salisse alla Casa Bianca un uomo di paglia, una nullità come Biden per attirare nella trappola del conflitto ucraino la Russia verso la quale Trump ha avuto un atteggiamento distensivo.

Contro Trump si è usata e si sta usando l’arma più subdola, quella delle montature giudiziarie, e riguardo a questo, diciamolo pure, l’Italia ha fatto scuola agli Stati Uniti, tutti noi sappiamo delle indecenti montature giudiziarie con cui una magistratura tutt’altro che imparziale e pesantemente infeudata a sinistra, ho stroncato le carriere politiche di Craxi e di Berlusconi, ma si tratta di un primato di cui non possiamo certo essere fieri.

Ma al di là delle cerimonie ufficiali, nessuno potrà toglierci la consapevolezza che è stato il comunismo il vero mostro del XX secolo, il moloc sul cui altare sono state sacrificate le vite di milioni di uomini, e che ha impregnato la storia di tutto il secolo di un sentore di sangue e di morte.

 

NOTA: Nell’illustrazione, una tragica immagine dell’esodo, profughi istriani in fuga con le poche cose che sono riusciti a salvare.

 

4 Comments

  • GOT56 12 Febbraio 2024

    Mi meraviglia la palese contraddizione (e non mi riferisco all’autore dell’articolo) fra chi doverosamente ricorda questi cupi accadimenti e nello stesso tempo sta dalla parte di Netanyahu senza se e senza ma.

  • Fabio Calabrese 13 Febbraio 2024

    Caro GOT56
    Sono assolutamente d’accordo, e infatti questa è precisamente una delle ragioni per cui considero la signora attuale premier, il suo partito e la sua maggioranza di governo assolutamente estranei al mio modo di vedere le cose.

  • Michele Simola 17 Febbraio 2024

    Caro Professore se da un lato possiamo affermare che i veri partigiani (comunque appartenenti a frange comuniste particolarmente ideologizzate e criminali, comunque anti Italiane) sono fortunatamente tutti passati a miglior vita, se non altro per questioni anagrafiche, coloro che oggi appartengono alle fila di codesta immonda organizzazione, anch’essi allevati nel mito della follia criminale comunista, non si rendono o, forse non vogliono rendersi conto che i partigiani furono ininfluenti alla vittoria della guerra da parte del nemico, che oggi è lo stesso di ieri, ma addirittura si macchiarono di crimini e assassinii gravissimi perpetrati a guerra finita ed armi deposte, nei confronti di innumerevoli Italiani che non erano neanche iscritti al PNF, e uccisero finanche bambini o giovani adolescenti senza che gli stessi avessero combattuto o avessero militato nelle istituzioni del PNF, lo fecero solo per il dilagare, a guerra terminata, dell’ideologia figlia della chiesa cattolica, dell’invidia e dell’odio sociale: l’ideologia comunista, che nel secolo scorso a mietuto centinai di milioni di vittime in eurasia e nel mondo. A questa vergognosa ideologia si ispirano nel nostro paese, ancor oggi, tanti appartenenti alle istituzioni dello stato. Sorvolo sul 25 aprile su cui non trovo nulla di nuovo da aggiungere e mi soffermerei sul ruolo del presidente della repubblica, che dovrebbe essere di imparzialità e di unione per i cittadini Italiani, ma a memoria credo che nella realtà nessuno lo abbia mai fatto, anzi a far data dal 2000 tutti coloro che si sono succeduti, indegnamente, al Quirinale hanno fatto di tutto per dividere il paese e i cittadini: si è cercato in tutti i modi di dividerci in “buoni e cattivi”, i primi acefali, hanno sempre ingoiato ogni panzana raccontata dalle “istituzioni”, i secondi, cattivoni, hanno osato mettere in dubbio le narrazioni ufficiali, pensando con la propria testa. In ogni caso credo, che nessuno essi, abbia mai agito nell’interesse dei cittadini Italiani, e da parte di alcuni ci si sia avvalsi del braccio armato della sinistra, la magistratura rossa militante, per liquidare quelli che erano ritenuti avversari scomodi. L’attuale destra al potere è solo una farsa in cui non posso ritrovarmi, nè sentirmi rappresentato, essendo completamente estranea alla mia visione di Stato.
    L’idiozia dell’ideologia verde, la si può comprendere sia dalla volontà di imporre auto elettriche, che inquinano molto di più dei motori a combustione interna, sia dal voler imporre all’europa l’uso delle stesse per non inquinare: l’europa rappresenta una fetta infinitesimale delle terre emerse e pertanto trovo assolutamente ridicola sia l’idea di auto elettrica che tutto il resto: vedo solo un’imposizione ideologiaca errata per impoverire il continente europeo e aumentare il numero di poveri che “essi amano tanto”.
    Nel nostro paese si è sempre cercato di nascondere gli orrori perpetrati ad opera dei comunisti titini ma anche nostrani nei confronti della popolazione Triestina e degli Italiani di Fiume e della Dalmazia, si è cercato di nascondere il genocidio delle foibe, parlandone sempre sottovoce o più spesso non parlandone e facendo cadere il tutto nel dimenticatoio del tempo, i politicanti non danno il giusto risalto alle vittime del genocidio slavo, non si dice che furono epurati solo perchè Italiani, si lascia intendere che vennero eliminati perchè fascisti. Non c’è niente di più vergognoso che nascondere la verità e mistificarla, è il tradimento della nazione che uccide quei martiri per la seconda volta.
    Ottant’anni di regime “democratico” non hanno cambiato le cose, hanno solo aumentato la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni che sono solo ed esclusivamente i rappresentanti, i vassalli di un tiranno a stelle e strisce, perchè oggi questo è il nostro paese una colonia angloamericana.
    I nostri giovani complice una scuola nelle mani di ignoranti e sinistri, una scuola inclusiva (che a mio avviso non significa nulla), di una scuola che non insegna un bel nulla, ma promuove l’ignoranza, sconoscono la storia patria, non solo la più recente ma anche quella millenaria di un paese invidiato per i suoi esponenti nell’ambito della scienza della cultura e dell’arte.

  • Fabio Calabrese 18 Febbraio 2024

    Michele Simola. Mi ritrovo in ogni parola che dice.

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