16 Aprile 2024
Archeostoria

L’eredità degli antenati, centoquarantasettesima parte – Fabio Calabrese

Con lo scorso articolo ero arrivato alla metà di gennaio 2024, e ora riprendiamo da qui.

Cominciamo, come al solito, a dare un’occhiata ad “Ancient Origins”. Un articolo di Johanna Gillian del 5 febbraio ci parla di una delle più sorprendenti scoperte archeologiche dell’antica Roma. La sala da pranzo girevole nella Domus Aurea fatta costruire dall’imperatore Nerone di cui parla Svetonio, esisteva davvero, e suoi resti sarebbero stati scoperti dagli archeologi nel 2009, era tenuta in costante movimento dallo scorrere dell’acqua con un meccanismo complesso ma di principio non dissimile da quello dei mulini ad acqua. Una volta di più non si può non restare sbalorditi dalle prodezze ingegneristiche romane.

Vi avevo dato la notizia tempo fa che i ricercatori, attraverso la scansione laser e l’intelligenza artificiale si apprestavano a tentare la lettura dei papiri carbonizzati ritrovati nella Villa dei Papiri di Ercolano, che non possono essere materialmente srotolati. Bene, un articolo di Ashley Cowie del 6 febbraio ci informa che l’esperimento è stato fatto e ha permesso di leggere il testo di uno dei papiri, che è un discorso sul piacere di un filosofo forse epicureo. Naturalmente, per ora non sappiamo cosa gli altri papiri potranno rivelarci.

Il 7 Sahir ci parla del tesoro di Villena. Si tratta di una collezione di una sessantina di oggetti d’oro o laminati in oro scoperti in questa località spagnola nel 1963. Bene, recenti analisi hanno dimostrato che essi risalgono all’Età del Bronzo, tra il 2.200 e il 750 avanti Cristo.

È ancora Sahir il 12 a parlarci di una recente e singolare scoperta preistorica. In Germania, nella baia di Mecklenburgo presso le coste baltiche tedesche, è stato individuato un muro lungo circa un chilometro che si trova a una profondità di 21 metri (quale che fosse la sua funzione, è ovvio che si trovava all’asciutto quando è stato eretto, e da allora il livello del mare si è alzato), che gli archeologi hanno soprannominato Blinkerwall, e che risalirebbe a qualcosa come 11.000 anni fa.

Vediamo ora “Ancient Pages”, e non si può fare a meno di segnalare un articolo di A. Sutherland del 16 gennaio dedicato a un’antica città italiana, Terracina, la città, oggi nota soprattutto come località balneare, ha una lunga storia che i turisti perlopiù ignorano. Di origini probabilmente etrusche, divenne un importante centro dei Volsci che per secoli rivaleggiarono con Roma. Sul monte alle spalle della città sorgeva uno dei più importanti centri religiosi dei Volsci, il tempio di Giove Anxur e della dea Feronia, poi identificata con Giunone.

E’ piuttosto singolare che si perdano le tracce di un monumento megalitico, eppure, ci racconta un articolo del 24 gennaio, sembrava fosse successo proprio questo su una collina fuori dal villaggio di Ballyferriter sulla penisola irlandese di Dingle, dove una tomba megalitica dell’Età del Bronzo risalente a 4.000 anni fa e nota come Altóir na Gréine, Altare del Sole, già minuziosamente documentata nel XIX secolo, sembrava inesplicabilmente scomparsa. Si pensò che qualcuno l’avesse demolita per riutilizzarne il materiale nell’edilizia. Invece recentemente si è scoperto che è ancora lì, semplicemente sommersa dalla vegetazione.

Come “Ancient Origins”, anche “Ancient Pages” dedica spazio alla mitologia. Sempre il 24 gennaio, un articolo ci parla del mito di Castore e Polluce, i Dioscuri, venerato simbolo dell’amore fraterno. Anche stavolta non entrerò nei dettagli, poiché si tratta di un mito che a noi latini dovrebbe essere ben più noto che al pubblico anglosassone.

Il 26 Conny Waters riporta una notizia proveniente dalla Polonia. in una foresta vicino alla città di Hrubieszów, nella Polonia orientale, sono state ritrovate 15 armi di ferro di età antica, punte di lancia e altri oggetti meno identificabili, che probabilmente appartenevano alle tribù che combattevano i Romani.

Il giorno seguente rimaniamo sempre nell’Europa centrale con un articolo che ci parla della cultura lusaziana, estesa alle aree di Polonia, Boemia, Moravia e Germania centro-orientale, sviluppatasi tra l’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro. I Lusaziani erano agricoltori e allevatori, ma anche attivi commercianti, poiché per le loro terre passava la via dell’ambra. Ci hanno lasciato le tracce di una serie di villaggi fortificati, probabilmente per difendersi dagli attacchi delle tribù nomadi.

Come vi ho già detto, “Ancient Pages” dà ampio spazio alla mitologia, non solo classica e norrena, ma anche celtica. L’articolo di Ellen Lloyd dell’8 febbraio ci racconta la leggenda dei figli di Lir che fa parte del ciclo irlandese dei Tuatha Dé Danann. I principi figli del re Lir che sarebbero stati trasformati in cigni dalla maledizione della malvagia strega Aoife. E’ questa leggenda che avrebbe ispirato il celebre balletto Il lago dei cigni di Čajkovskij.

Passiamo ora a vedere cosa ci raccontano in questo stesso periodo i siti minori e i media generalisti.

Cominciamo con un articolo di Michela Morsa del 23 gennaio su “Euronews” che ci racconta che sotto un’urna in una tomba a Tietgenbyen, nei pressi della città di Odense, sull’isola danese di Fionia è stata trovata una lama di coltello lunga 15 centimetri. Nulla di speciale salvo due particolari, che la lama risale a 2000 anni fa e presenta incisa la più antica iscrizione runica che si conosca. L’invenzione dell’alfabeto runico va dunque retrodatata almeno a quell’epoca. L’oggetto sarà esposto al Museo di Odense.

Il giorno 25 parliamo di un altro ritrovamento che sembra banale, ma che a un esame più attento rivela molte cose. Secondo quanto riferisce “The Daily Digest”, un team di ricercatori ungheresi guidato da Jiří Macháček dell’Università Masaryk ha rinvenuto nel sito vicino a Břeclav, nella Moravia meridionale una fibbia dorata riproducente un serpente che divora una rana. Paradossalmente, l’importanza dell’oggetto consiste nel non essere un pezzo unico e che raffigurazioni simili si trovino in altre zone di un’area compresa tra Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Infatti i ricercatori ipotizzano che esse fossero simboli di un semisconosciuto culto pagano di età medioevale diffuso in quest’area dell’Europa centrale.

Il 31 gennaio un articolo di Davide Re su “L’Avvenire” ci parla del tempio ritrovato sull’isola greca di Eubea, ma dato che ve ne ho già parlato la volta scorsa, andiamo oltre.

Lo stesso giorno, un comunicato Agi.com informa che in Turchia, nella provincia di Gaziantep continuano gli scavi dei ricercatori dell’Università di Pisa nell’antico sito di Doliche. L’insediamento prendeva il nome dalla città da cui provenivano i coloni greci che l’avevano fondato, Doliche in Tessaglia. E’ stato riportato alla luce un edificio che le numerose impronte di sigilli in terracotta hanno permesso di identificare come l’archivio della colonia, dove venivano conservati i documenti in papiro e pergamena.

A ciascuno di noi, capita di conservare oggetti da destinare a un uso futuro, accumularli da qualche parte e dimenticarsene. Bene, vi farà piacere sapere che questo capita anche alle biblioteche e agli archivi, dove ogni tanto si fanno impreviste scoperte. Secondo quanto riferisce “L’Avvenire” sempre del 31, un foglio di pergamena conservato nell’archivio storico diocesano di Trapani è risultato essere un frammento di un corano del IX secolo.

Sempre il 31 “Il Messaggero” ci da una notizia piuttosto interessante. Se non erro, devo avervi già parlato del ritrovamento a Como durante lo scavo nell’area di un ex cinema, di un’anfora di età romana o della prima età bizantina, che ha rivelato un tesoro di monete d’oro. Bene, una sentenza del Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del TAR, ha stabilito che agli autori del ritrovamento spetta non il 10, ma il 25 per cento del valore stimato del ritrovamento, che in questo caso ammonta e ben un milione di euro. È un’ottima notizia che penso incoraggerà i cercatori di tesori e i metal detectorist nostrani.

Un comunicato ANSA del 3 febbraio si occupa di un argomento di cui vi ho parlato piuttosto spesso. Tre diversi studi genetici, dell’istituto tedesco Max Planck, dell’americana Università dello Utah, del CNR italiano, hanno confermato che gli Homo sapiens anatomicamente moderni erano presenti in tutta Europa, compreso il nord del nostro continente e le Isole britanniche già 45.000 anni fa, cioè poco dopo la loro presunta uscita dall’Africa secondo la “teoria” dell’Out of Africa. Ciò non costituisce una smentita completa della visione africano-centrica delle nostre origini, ma quanto meno, la rende sempre meno verosimile.

Vi avevo già raccontato a suo tempo del ritrovamento al largo delle coste siciliane del relitto della nave denominata Marausa II. Bene, l’8 febbraio Mediaset on line ci informa che il relitto è stato recuperato e, dopo un adeguato restauro, sarà esposto al Museo di Marsala.

Il 13 febbraio un articolo di Ilaria Cicinelli su “Euronews” riporta la notizia sul Birkenwall, il sommerso muro preistorico tedesco di cui vi ho detto più sopra.

Come certamente sapete, il 14 febbraio è san Valentino, la festa degli innamorati. Questa festività, con relativo santo, inventato di sana pianta, fu inventata nel 496 da papa Gelasio I per sostituire la festa romana dei Lupercalia che si svolgeva dal 13 al 15 febbraio e che fin allora i cristiani non erano riusciti a sradicare.

Vi segnalo un testo che mi ha segnalato un amico che non so se abbia piacere a essere nominato, lo stralcio di una lettera di Gelasio I a un parroco:

Possiamo dire che circa 200 anni fa è morto il vescovo di Terni di cui nessuno ha scritto finora, ma se diciamo che è morto il 14 febbraio per mano dei pagani e istituiamo la sua festa patronale, possiamo porre fine ai costumi pagani sessuali e dargli un’aria più casta facendolo passare per uno che sposava in segreto i giovani le cui famiglie ne contrastavano l’amore”.

Che dire? Tutta la storia del cristianesimo è fatta di queste falsificazioni.

Tanto per rimanere in tema religioso, il 16 febbraio abbiamo l’annuncio dell’Università “La Sapienza” di Roma del convegno previsto per il giorno 22 che ha come oggetto “Culto, memoria e identità. Divinità etniche nell’Italia antica”.

Vi devo segnalare un Errata Corrige che mi è stato fatto presente da diversi miei corrispondenti. Il dolmen di Menga di cui vi ho parlato nella centoquarantaquattresima parte, non si trova in Portogallo, ma in Spagna, precisamente vicino alla località di Antequera nella provincia di Malaga. Vi devo dire però che l’errore non è mio, bensì di “Scienze Notizie” da cui ho desunto l’informazione circa quest’opera straordinaria dal punto di vista ingegneristico. C’è un problema che è inutile nascondersi: quando si fa un lavoro compilativo come questa serie di articoli, si devono consultare molte cose che non è facile, anzi quasi impossibile controllare nel dettaglio, si è costretti a fidarsi delle proprie fonti.

Segnalo ancora che il 14 febbraio Fabrizio Bandini, il noto studioso di tradizioni nordiche ha tenuto su You Tube una conferenza in diretta su “Gli anelli di potere” nella tradizione nordica e germanica e nella narrativa tolkieniana.

Concluderei con un paio di segnalazioni librarie.

Per Effigi è appena uscito La lingua madre di Sa’piens. Archeologia orale di Metin Tunc, un testo che si propone di ricostruire il nostro passato ripercorrendo all’indietro l’evoluzione dei termini del linguaggio.

Segnalo poi la recente pubblicazione per Cinabro edizioni del del libro di Mario Polia La donna romana, mater et sacerdos. Non dico altro, Polia è un autore che non amo per la sua impostazione cattolica. Ricordo che anni fa, sulle pagine di “Ereticamente” gli dedicai un articolo che s’intitolava S-Polia-zione.

Prima di congedarmi, vorrei evidenziare quali sono gli elementi più rilevanti dal nostro punto di vista emersi nel corso di questa disamina.

Una volta di più, vorrei sottolineare che dobbiamo prestare meno orecchio alle favole progressiste e avere maggior rispetto per i nostri antenati. Sia l’antichità finora insospettata della scrittura runica testimoniataci da quella lama di coltello ritrovata in Danimarca, sia la raffinatezza dei gioielli del tesoro di Villena che oggi sappiamo risalire all’Età del Bronzo, tanto più la conoscenza ingegneristica davvero notevole che deve aver presieduto all’edificazione del dolmen di Menga ci mostrano quanto spesso questi nostri antenati tendiamo a sottovalutarli.

Ma soprattutto eccellenti si rivelano proprio quelli che sono i nostri antenati più diretti, cioè i Romani, discendere dai quali, dovrebbe essere un motivo di fierezza per ogni italiano che abbia un minimo di conoscenza storica. Abbiamo visto quel sorprendente prodigio tecnico che è la sala da pranzo girevole della Domus Aurea neroniana.

La fibbia rinvenuta in Moravia ci testimonierebbe la sopravvivenza di un culto pagano ben addentro al medioevo. In effetti, per tutta l’età medioevale il paganesimo sopravvisse più o meno sotterraneamente accanto al cristianesimo. Quando i cristiani riuscirono a estirparlo, in quello che credevano il momento del loro trionfo, iniziò la secolarizzazione dell’Europa, come se la religione venuta dal Medio Oriente fosse in definitiva qualcosa di estraneo all’anima europea profonda.

Le ricerche genetiche di cui ci ha parlato il comunicato ANSA del 3 febbraio dimostrano una presenza dei sapiens anatomicamente moderni molto più antica de quel che si pensasse finora, e mettono sempre più in crisi l’africano-centrismo. Tuttavia non ci sono dubbi sul fatto che esso continuerà a essere presentato al grosso pubblico come verità indiscutibile.

E allora chiediamoci, cosa dobbiamo pensare di una democrazia che per sopravvivere ha bisogno della menzogna?

 

NOTA: Nell’illustrazione, il tesoro di Villena, che oggi sappiamo risalire all’Età del Bronzo.

 

 

1 Comment

  • roberto 2 Aprile 2024

    Mi riferisco alla notizia apparsa su “Euronews” che ci racconta che sotto un’urna in una tomba a Tietgenbyen, sull’isola danese di Fionia è stata trovata una lama di coltello lunga 15 centimetri, che risale a 2000 anni fa e presenta incisa la più antica iscrizione runica che si conosca, per cui ’invenzione dell’alfabeto runico va dunque retrodatata almeno a quell’epoca… Possibile che sia così recente?

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