9 Aprile 2024
Società

La sessualizzazione dei bambini – Roberto Pecchioli

Ci è capitato spesso, riflettendo sul tempo che ci è toccato in sorte, di parlare di Via Crucis, un percorso di sofferenza dal peso insopportabile con la previsione della fine. Una stazione della Via Crucis in cui il fardello della postmodernità diventa tormento riguarda la sessualizzazione precoce imposta ai bambini.

Come siamo arrivati a questo punto? Dove si fermerà la degenerazione? Abbiamo visionato un filmato delle scuole francesi in cui bambini e bambine delle prime classi erano alle prese con vibratori, “dildo” e altre attrezzature sessuali. La chiamano educazione all’affettività e il sistema scolastico (non ci sentiamo di chiamarlo “educativo”) invita i piccoli ad esplorare il proprio corpo e quello altrui. L’infanzia di chi scrive è lontana, ma sino a quasi undici anni di età non avevamo interesse per le coetanee. Deridevamo i giochi con le bambole, l’abitudine di atteggiarsi a signore, provare abiti e calzature. Tutto cambiò con i primi segni della pubertà.

L’ossessione per la sessualità è un elemento della rivoluzione del Sessantotto e uno dei capisaldi della postmodernità. Le generazioni più anziane ricordano l’enorme influenza dei libri di Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione e Eros e civiltà. La via era stata aperta, spianata dal cambio dei costumi, dalla pillola contraccettiva e dalla libertà sessuale, detta liberazione. Nel 1977 i massimi esponenti della Teoria Francese, strutturalisti, marxisti eretici e “decostruzionisti” , Michel Foucault, Roland Barthes, Jacques Derrida, la storica femminista Simone de Beauvoir (compagna di Jean Paul Sartre e – pare – complice di pratiche prossime alla pederastia del “venerato maestro”) rivolsero una petizione al parlamento francese tesa alla depenalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti e adolescenti.

Molta acqua è passata sotto i ponti e oggi l’ONU promuove la legalizzazione della pedofilia e della pederastia, già pressoché “normalizzate” dall’influentissimo DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) . Gli Usa, l’Unione Europea e altri paesi occidentali hanno chiesto alle Nazioni Unite di depenalizzare alcune forme di pornografia adolescenziale e di pornografia infantile virtuale, nell’ambito di un nuovo trattato sulla criminalità informatica. Tuttavia, più di trenta paesi si sono opposti al progetto.

 Il trattato sostituirebbe il rigido standard unificato contro la pornografia infantile utilizzato nel diritto internazionale con uno più flessibile, variabile da paese a paese. Gli occidentali sostengono che il nuovo protocollo è necessario per proteggere l’autonomia sessuale degli adolescenti che condividono immagini intime di se stessi e la privatezza di chi produce e consuma pornografia infantile virtuale. Una giustificazione sconvolgente per cinismo e indifferentismo amorale. La delegazione americana ha così giustificato la richiesta: “dobbiamo consentire una certa flessibilità ai minori impegnati in attività sessuali e permettere leggi nazionali con diverse età di consenso”. Ossia il sesso tra e con minori diventa pratica normale e presto potrà trasformarsi in mercato, nonché indiscutibile diritto nel fortunato Occidente, davvero terra del tramonto.

 Come è possibile proteggere i bambini dai predatori sessuali se viene consentito produrre, possedere e condividere qualsiasi forma di pornografia minorile? Il progetto non legalizza tutte le forme di pornografia infantile virtuale o adolescenziale, ma afferma espressamente che può essere legalizzata e resa disponibile in alcuni paesi purché non coinvolga “un bambino reale” o un abuso sessuale. Ci penserà l’Intelligenza Artificiale a rendere realistiche le immagini. Intanto la finestra di Overton si apre con un sinistro cigolio.

 Il trattato prevede scappatoie per legalizzare la pornografia infantile e altro materiale sessualizzato se “i minori raffigurati hanno raggiunto l’età del consenso per i rapporti sessuali e condividono volontariamente tale materiale per uso privato”. Una vergognosa foglia di fico in termini etici, un terremoto in punto di diritto, giacché i minori non hanno potestà giuridica. Inoltre, viene minata la responsabilità dei genitori e aperta la strada – con esiti facilmente immaginabili – per un sordido mercato legalizzato.

 I paesi arabi, per bocca dell’Egitto, hanno ribattuto che il trattato “mina seriamente i diritti dei bambini” e contraddice le rigide norme della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. “È della massima importanza che una persona, indipendentemente dall’età, non possa dare il consenso alla diffusione di un’immagine intima che costituisca materiale di abuso sessuale o sfruttamento sessuale di minori”. Il delegato egiziano ha sottolineato che gli stati sovrani hanno il diritto di considerare un crimine ogni forma di pornografia, “con o senza il consenso delle parti coinvolte, nel tentativo di preservare l’ordine pubblico e la moralità”.

 Il rappresentante australiano ha affermato che “è meglio affrontare la condivisione di immagini intime tra minori della stessa età come una questione di privacy piuttosto che esporli al processo penale”. Uguale è la posizione dell’Unione Europea. Ossia, prendiamo atto del male – che non consideriamo più tale – e legalizziamolo. Dell’occidente le magnifiche sorti e progressive. Il delegato austriaco ha sostenuto che le lacune del nuovo quadro normativo potrebbero impedire l’applicazione della legge per scopi medici, scientifici, artistici. La replica della Russia è stata tagliente. “Qualcuno può spiegarci in che modo le immagini o i video di bambini che subiscono abusi sessuali possono essere utilizzati per scopi medici e scientifici?”.

 La Santa Sede si è detta “estremamente preoccupata” per le modifiche proposte dal trattato al quadro giuridico di protezione dei bambini. “Crediamo che ciò consenta la produzione di immagini simulate e generate artificialmente”. Felpata prudenza, nessuna energica presa di posizione da parte di chi dovrebbe rappresentare il bastione etico della legge naturale. Oltre ai paesi arabi, il trattato è stato respinto da gran parte degli Stati africani, dal Pakistan, dall’Indonesia. Nel cosiddetto Occidente, soltanto da Paraguay e Nicaragua. L’Occidente collettivo si conferma avanguardia della sessualizzazione dell’ infanzia.

 La morale di ogni tempo e luogo ha sempre condannato l’ abuso, la sessualizzazione e la denaturalizzazione dell’innocenza infantile. Il ripudio sociale era generale; certi atti erano puniti dalla legge ed esecrati dal senso comune.

 Sarebbe stato impensabile far sfilare in pubblico bambine seminude vestite da prostitute sadomasochiste. Anche se i genitori fossero stati così irresponsabili da esporre una figlia in quel modo, la comunità si sarebbe opposta. Eppure è capitato a Torrevieja, città spagnola, nel corso delle parate di carnevale, in cui una delle rappresentazioni – dal titolo “”osadìa” (sfacciataggine, sfrontatezza) – era lo sfilamento tra risa e battute di bambine seminude truccate in modo volgare e pesante, con reggicalze, copri capezzoli sul petto ed altri elementi del bondage, il sesso sadomaso. Le bimbe portavano sulla schiena nuda cartelli con slogan sessuali mentre una donna le imboccava imitando pratiche erotiche. Dopo le inevitabili polemiche, nessuna conseguenza: il sindaco della città, di centrodestra, ha appoggiato gli organizzatori, asserendo che “il carnevale è provocazione, divertimento: le critiche sono fuori luogo. Il comune non censura le scelte della sfilata; sarebbe tornare all’ Inquisizione”. Tale sarebbe, evidentemente, la tutela dei minori e il senso comune di ogni generazione.

 Tutto questo è accaduto in pochissimi anni. Nel 2007 l’American Psychological Association pubblicò un rapporto in cui descriveva i pericoli della sessualizzazione dei bambini. Gli aspetti dannosi vanno dai problemi dello sviluppo cognitivo ed emotivo ai disturbi alimentari, passando per problemi di autostima e depressione. Il rapporto sottolineava inoltre il modo in cui l’ipersessualizzazione influenza la vita familiare e civile. Due anni dopo, negli Usa venne trasmesso un reality show televisivo in cui un gruppo di bambine gareggiava in un concorso di bellezza. Durante la programmazione, le richieste e l’esposizione a cui furono costrette suscitarono un’ondata di critiche e la chiusura del programma. Le critiche si concentrarono soprattutto sul modo ipersessualizzato con cui le partecipanti venivano presentate alla valutazione. Sociologi, politici e trasmissioni televisive approfondirono le bassezze a cui erano sottoposte. Tutti davano per scontato che le protagoniste non avessero scelto di partecipare se non per imposizione o indottrinamento degli adulti. La CNN scriveva nel 2011: “per anni abbiamo visto come la sessualità sia imposta in modo inappropriato e aggressivo a bambini innocenti, ma oggi i bambini vengono sessualizzati in età sempre più precoce. Dieci anni fa, i genitori si preoccupavano perché le loro figlie adolescenti tornavano a casa dal centro commerciale con calzature alla moda. Ora devono combattere le forze del marketing che convincono le alunne di terza elementare che hanno bisogno di bikini imbottiti e push-up, e gli scolari di seconda che devono indossare scarpe per il fitness, le stesse vendute agli adulti per tonificare e modellare i glutei e cosce. Come finirà? A che cosa siamo arrivati ​​quando ai bambini piccoli che non sanno ancora leggere e tanto meno prendere decisioni, viene insegnato a vestirsi e comportarsi in modo sessualizzato?”

 Politologi, storici, filosofi, psicologi, psichiatri, antropologi hanno versato fiumi di inchiostro per cercare di capire come, all’improvviso, sia stato rimosso il tabù dell’inviolabilità sessuale dei bambini e come si sia riusciti a definire intollerante chi vi si oppone. Ingenuo è pensare che sia opera di un manipolo di delinquenti squilibrati; i militanti e i teorici pro pederastia sono marionette in mano a qualcuno molto potente. L’accettazione sociale del fenomeno è ancora modesta, ma in allarmante aumento. In un decennio, gli stessi media che si scandalizzavano a ragione che una bambina partecipasse a un concorso di bellezza con standard e richieste da adulti, oggi applaudono le sfilate di bimbe nelle vesti provocanti e scollacciate di prostitute sadomaso. Le istituzioni tacciono o sono complici. La narrativa egemonica fa il resto: pochi hanno il coraggio di reagire. A chi dovremmo spiegare l’ovvio? A quale mente disturbata dobbiamo gridare che non si può travestire da prostituta una bambina seminuda e farla esibire in pubblico?

 La subcultura moderna, da Freud in poi, è ossessionata dalla sessualità dei bambini e la sta imponendo alla società. Per la fretta commette errori che scandalizzano, ma intanto il danno è compiuto, un’altra finestra di Overton è spalancata. Dobbiamo gridare forte e chiaro che poteri orribili, lobby e circoli infami stanno operando per la sessualizzazione infantile. Alcuni per sfogare le pulsioni più basse, sordide, ma innanzitutto per destrutturare l’umanità sin dall’infanzia. Ci vogliono preda degli istinti, da soddisfare sempre e ad ogni costo, per meglio controllarci, dominarci, ridurci a bestie senza innocenza. Criminale è la diffusione del cambio di sesso di minori e bambini. La disforia sessuale è rara, da trattare con rispettosa sensibilità, affidando alle cure psicologiche i minori “confusi”, sottratti a macellai senza scrupoli e a terapie farmacologiche devastanti.

 La sessualità è l’istinto più potente dei viventi. L’homo sapiens ha saputo organizzarla nella famiglia, a tempo debito, raggiunta la maturità psicofisica, l’ha orientata nell’incontro fecondo tra i sessi, ha proibito e sanzionato le trasgressioni, organizzato la riprovazione per una serie di condotte, atti, devianze che le oligarchie occidentali – nella loro paradossale miscela di nichilismo e volontà di potenza – stanno imponendo come giuste, desiderabili. Per Michel Foucault – che le élite hanno letto molto attentamente – la norma ultima è la norma dell’assenza di norme, la norma dell’anormale. Per la prima volta l’anormalità fonda la normalità. A partire dal sesso, e sin dall’infanzia. Prendiamo finalmente coscienza del male che ci avvolge. Se non per noi, per i nostri figli e nipoti, per i bimbi che vediamo ai giardini e all’entrata delle scuole. Prima capiremo, prima la ribellione dei giusti, dei normali, dei sani, sconfiggerà il mondo capovolto.

 

1 Comment

  • Alessandro 23 Febbraio 2024

    L’ossessione per la sessualità è certamente un tratto distintivo dell’epoca “postmoderna”, e ha portato a una fortissima repressione, la galassia di “incel”in continua crescita in Occidente lo testimonia, tanto che oramai la sessualità è slittata dal piano reale a quello virtuale, basta vedere gli introiti dell’industria del sesso sul web. Il sesso eterosessuale, non omosessuale, tra adulti consenzienti è oggi pericoloso, a meno che non si svolga all’interno di relazioni cementate, ma in generale perfino star soli con una donna in uno spazio riservato (negli USA un uomo, se è intelligente, preferisce evitare di trovarsi in compagnia di una donna sola all’interno di un ascensore, per esempio) è potenzialmente una minaccia, perché “puzza” di sessualità, quindi potrebbe essere strumentalizzato.
    Appare quindi abbastanza in contraddizione con tutto questo la politica di sessualizzazione dell’infanzia, anche perchè l’accusa più infamante rimane sempre quella di pedofilia. L’unica spiegazione è che il sesso deve diventare una merce, quindi da acquistare a caro prezzo, soprattutto se si è uomini, e anche qui c’è lo zampino non solo del mercato ma anche del neofemminismo. Trasformare i bambini in consumatori tout court, anche del sesso, indottrinarli sotto questo profilo andrebbe quindi in questa direzione.

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