10 Maggio 2024
Breviario Ribelle Società

Canada, il parco tematico woke – Roberto Pecchioli

Nella nostra infanzia il Canada era l’immenso territorio innevato delle avventure di Zanna Bianca, il cane lupo di Jack London, la patria delle Giubbe Rosse, la polizia coloniale, oppure l’ allegra canzoncina della “casetta in Canadà”.

Oggi, l’immenso paese a nord degli Stati Uniti è diventato un parco tematico dell’ideologia “woke”, la cultura della cancellazione dei “risvegliati”, a base di gender, omosessualismo, linguaggio inclusivo, proterva arroganza delle minoranze, repressione penale di chi non ci sta. Il caso più eclatante è quello del professor Jordan Peterson, psicologo di fama mondiale, a cui è stata imposta la “rieducazione” – in stile sovietico – per le sue idee sulla teorie di genere. Ma dobbiamo altresì ricordare il trattamento imposto ai camionisti canadesi del “ convoglio della libertà” che, in piena pandemia, tra sciopero e ribellione sociale, protestavano contro il governo del liberale, liberalissimo Justin Trudeau. Furono loro bloccati loro i conti correnti e le carte di credito, escludendoli dalla vita economica. Che comodità, vero, la valuta elettronica? Analogo blocco colpì le donazioni copiose di molti sostenitori della loro causa. In altri tempi, si sarebbe gridato allo scandalo, alla politica antipopolare, al comportamento antisindacale. Nulla: la violenza governativa veniva dal campo progressista e i camionisti furono dipinti come fanatici reazionari.

Un parco tematico è un insieme di attrazioni organizzate attorno ad una trama. Sotto Trudeau il Canada è diventato un parco woke, la macabra fotografia a grandezza reale di come sarà il mondo se prevarrà il furioso progressismo nichilista. Ultimamente, però, nel paese della foglia d’acero si diffondono segni di insofferenza e le manifestazioni anti woke riuniscono migliaia di canadesi.

Justin Trudeau, il creatore di Woke Park, è un’ icona del progressismo globale, superficiale, cinico, arrogante, ossessionato da atteggiamenti moralistici, il principe azzurro della distopia benpensante da quando nel 2015 è primo ministro. Il culto della personalità che lo circonda è stato organizzato da lui stesso sulle reti sociali, con il compiacimento mediatico globale che vedeva nel giovane politico il veicolo ideale per propagare l’ agenda radical progressista. Figlio di un ex uomo politico, si è presentato come il primo presidente “post-nazionale” del Canada. Non è chiaro che cosa significasse, ma nessuno ruppe l’incantesimo: il parco divertimenti aveva appena aperto i battenti e tutto era uno splendente sogno ad occhi aperti.

Naturalmente, un parco tematico “risvegliato” deve inventare una narrativa vittimista. Non esiste wokismo senza oppressione. Torti eterni, imprescrittibili anche se non c’è più nessuno da incolpare né vittime degli eventi. L’ ideologia presuppone la trasmigrazione della colpa verso gruppi sociali o comunità a cui attribuire responsabilità per le quali pagare senza aver commesso alcun crimine. Trudeau ha accolto la narrativa “indigenista” rendendo il Canada colpevole di “genocidio” per le attività delle scuole create in epoca coloniale – con metodi oggi inaccettabili – per integrare le popolazioni originarie. Nel 2021 il paese fu scosso dalla notizia del ritrovamento di una fossa con oltre duecento corpi di “nativi canadesi” nel terreno di una vecchia scuola religiosa. Ciò scatenò proteste violentissime, il rogo di trenta chiese e una sorta di condanna eterna sulla maledetta cultura occidentale. Il parlamento votò all’unanimità una mozione che descriveva le scuole come luogo di genocidio. Jorge Mario Bergoglio si unì all’ondata di sdegno contro la chiesa cattolica, che peraltro controllava solo una parte di quelle istituzioni. Si arrivò ad annullare la celebrazione della festa nazionale. Justin Trudeau si inginocchiò davanti alle telecamere con in mano un feticcio indigeno, mentre la nazione entrava in una morbosa trance di autoflagellazione collettiva. Furono spesi milioni per identificare i cadaveri , tra titoli di giornale sulla “terrificante scoperta”.

Dopo due anni, non è stata ritrovata una sola tomba, nessun corpo o resti umani nel terreno e nelle pertinenze della scuola dopo accurate ricerche a mezzo di radar di penetrazione del terreno. Non c’erano corpi o resti umani visibili, solo dati che indicavano spostamenti di terra. Ciononostante il ministro della giustizia ha proposto sanzioni penali per chi nega la narrativa ufficiale sul preteso genocidio. Chiamare genocidio la narrazione ideologica di qualsiasi “vittima” è una delle chiavi della cultura della cancellazione. Banalizza i genocidi autentici, porta al parossismo il desiderio di vendetta trasversale e rafforza la rivendicazioni di privilegi. Soprattutto, è il pretesto per controllare la libertà di parola. Nel 2015, la Commissione canadese per la verità e la riconciliazione ha concluso che per oltre un secolo l’obiettivo del governo fu di far cessare di esistere i popoli aborigeni, il che può essere descritto come genocidio culturale'”. Neppure questo bastò e Trudeau fece scomparire l’aggettivo “culturale”. Oggi è reato contestare l’affermazione che in Canada sia avvenuto un genocidio come l’Olocausto o l’Holodomor ucraino, mentre l’attivismo woke afferma che anche discutere il termine genocidio è uno “strumento di genocidio”. Un parco tematico woke non sarebbe nulla se non fosse profondamente malthusiano. Attualmente in Canada le autorità offrono il suicidio assistito a persone disabili, depresse o vulnerabili. Il numero annuale di decessi per eutanasia di Stato è in rapido aumento e lo scorso anno si stima che sia stata la causa di morte per circa quindicimila persone. Molti affermano che la legge permissiva del Canada manca di tutele essenziali per i pazienti medici. Il direttore del Canadian Institute for Inclusion and Citizenship sostiene che l’eutanasia canadese è “probabilmente la più grande minaccia esistenziale per le persone disabili dai tempi del programma nazista in Germania negli anni Trenta”.

Sconvolge che l’eutanasia sia offerta come soluzione a cittadini poveri o senza tetto. Nessun tentativo di risolvere il problema, nel più rivoltante darwinismo sociale. Non c’è punto nell’agenda bioetica radicale di cui Trudeau non sia acceso sostenitore. Ovviamente, il parco tematico canadese offre molteplici attrazioni nell’ambito dell’ ideologia gender e LGBTeccetera. Tutto l’armamentario subculturale sull’ autopercezione e la conseguente imposizione sociale del sesso/genere trovano il loro paradiso in Canada. I casi sarebbero perfino esilaranti, se non fosse che vengono imposte follie a una nazione intera. Si va da uomini che si percepiscono donne che denunciano i ginecologi perché non eseguono esami medici agli organi femminili ( che non hanno) a genitori condannati a pene carcerarie per essersi opposti a trattamenti ormonali per il cambio di sesso dei figli.La sessualizzazione dei bambini è quasi un dogma e i simboli legati alle “preferenze” sessuali prevalgono su quelli del paese, come la bandiera. Le norme sono oppressive, divisive, mirate alla delazione e allo scontro civico. Una nuova legge considera punibili coloro che chiamano “figlio” un bambino maschio che ha cambiato sesso. Diversi gruppi religiosi e comunità etniche si sono opposti alle leggi di Trudeau: musulmani e indù hanno protestato apertamente contro la deriva ideologia, mettendo in difficoltà Trudeau per la collisione “ intersezionale” tra due aree sensibili del pensiero woke: genere contro multiculturalismo. Ma nulla è impossibile a Wake Park: Trudeau ha incolpato la destra americana per l’opposizione musulmana e indù ai precetti LGBT , minacciando di togliere la custodia ai genitori che vi si oppongono. In Canada può essere considerato “abuso sui minori” che i genitori mettano in discussione l’identità di genere ( autopercepita !) dei bambini.

Il noto psicologo Jordan Peterson è perseguitato per essersi opposto alla deriva del suo paese. “Se pensate di avere diritto alla libertà di espressione in Canada, state delirando”, ha detto dopo essere stato condannato a seguire un corso di rieducazione a causa delle sue posizioni. Peterson sostiene che il governo del Canada sta riempiendo le istituzioni di censori: “I giudici sono progressisti nominati da Justin Trudeau e tutti i professionisti in Canada sono così terrorizzati dai loro organi professionali da scegliere il silenzio. E anche coloro che non si lasciano intimidire non possono permettersi una lotta estremamente costosa e senza fine”. Nel parco a tema di Trudeau, Justin è signore e padrone delle opinioni e delle proprietà dei canadesi. Nel corso delle proteste degli autotrasportatori l’impulso liberticida , dittatoriale fu chiarissimo, con la riesumazione della legge d’ emergenza promulgata per i tempi di guerra. Centinaia di camionisti sono stati arrestati e processati, con rappresaglie contro le famiglie, gli amici e i datori di lavoro. Non può mancare nel parco tematico un’area dedicata all’ideologia climatica.

Trudeau è un ultrà della narrativa Net Zero (la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra più vicina possibile allo zero), pronto a imporre sacrifici che non è personalmente disposto a fare. L’ ipocrisia traspare ad ogni parola. Nell’anno in corso il Canada ha subito i peggiori incendi della storia: è bruciato circa il quattro per cento di tutte le foreste. Un disastro il cui fumo tossico ha provocato nubi fino all’Europa. Trudeau ha incolpato il cambiamento climatico, ma gli incendi sono stati causati dalla sua negligenza. Ha ignorato gli avvertimenti sulla cattiva gestione delle foreste rifiutando di stanziare le risorse necessarie. E’ sostenitore della tassa sul carbonio e ha annunciato piani che affonderanno l’industria energetica. Impone restrizioni severe in agricoltura e ostacola l’industria forestale. Le somme immense spese nelle “energie alternative” hanno avuto un impatto trascurabile sulla fornitura di energia e hanno peggiorato la vita dei canadesi.

Non poteva mancare, tra le attrazioni nel parco canadese, l’impegno antirazzista a carico dei contribuenti. Il denaro affluiva soprattutto al Community Media Advocacy Center per combattere il razzismo nei mass media , poi il flusso si è interrotto per la militanza filo palestinese di un dirigente, considerata una prova di antisemitismo. La realtà, tuttavia, non è dalla parte di Trudeau e del Canada “risvegliato”. E’ in atto una profonda crisi abitativa, aumenta significativamente il costo della vita e si diffonde un’insicurezza insolita per il paese. Il governo non sa far di meglio che accusare gli imprenditori per l’inflazione. Distribuisce colpe senza riconoscere le proprie. Uno scandalo insinua l’ingerenza cinese nella vita del paese. Un ente di beneficenza destinatario di milioni di finanziamento pubblico ospita due stazioni segrete di polizia cinesi, attraverso cui sarebbero spiati e intimiditi i cinesi residenti in Canada. I servizi di sicurezza si mostrano efficienti nel perseguitare ideologicamente i cittadini, ma restano inerti dinanzi a pericoli reali. Trudeau stesso è un’attrazione, la più vistosa, del parco woke. Comportamento e prese di posizione mostrano un modello di progresso impazzito che sta prendendo il controllo delle istituzioni nelle democrazie liberali, corrompendole fino al midollo. Incapace di tollerare il dissenso, divide il Paese, agisce escludendo e cancellando chi non segue la narrativa imposta, con ampio uso dei consueti insulti; fascisti, razzisti, nemici della democrazia, il  variopinto menu delle ingiurie progressiste rispondere alle quali è “discorso di odio”.

Mentre il parco tematico woke fiorisce, il Canada reale, un tempo esempio di concordia e prosperità, ristagna e soffre. Il paese si trova ad affrontare un’economia minacciata da leggi progettate per provocare la paralisi in una società polarizzata, umiliata e intimidita. Il Canada è diventato una triste lezione, l’avvertenza di ciò che accade quando agli ingegneri sociali, ubriachi di potere, viene permesso di modellare la vita delle persone secondo un’ ideologia narcisista e nichilista. Un monito per tutti: l’ideologia “Risvegliata” fa male all’economia almeno quanto spezza le comunità, inaridisce i cuori e abolisce le libertà. Resta il brivido dinanzi alla rieducazione totalitaria cui vogliono obbligare un intellettuale come Jordan Peterson. Che cosa sono capaci di fare con le persone indifese, sconosciute, prive di mezzi? Censura, carcere, forse la proposta estrema, la morte di Stato.

1 Comment

  • Nebel 25 Settembre 2023

    Basterebbe già la parola “rieducazione” a far temere l’essere in atto un totalitarismo equivalente a quello sovietico del ‘900. Ma in questo caso non si levano gli aerei dei democratizzatori a riportare la libertà, come mai?

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