16 Aprile 2024
Spiritualità

Il giro del Sole – Livio Cadè

Da pochi giorni ho completato un altro giro del Sole e, mentre passavo da un’età all’altra, pensavo al senso di quel tutto che sempre scorre e cambia, e pure sembra chiuso in circoli immutabili. La Terra non compie il suo periplo intorno al Sole con matematica regolarità? E così fa ogni altro pianeta. La luce del Sole impiega sempre lo stesso tempo per raggiungere i nostri occhi ecc. Potrei dedurne che l’esistenza dell’intero universo dipende da leggi eterne e rigorose. E che anche la mia vita è governata da regole inderogabili. Quindi, come prevediamo le eclissi, potrei predire il mio destino.

Ma vivere è più dell’essere. La mia vita non è scritta, come l’orbita di un pianeta, in un’equazione. È l’eco cangiante di innumerevoli voci, umane e non umane, della pioggia, del vento, delle stelle. Non disegna un’ellittica sempre uguale. Procede a zig-zag, per arabeschi, moti spiraliformi. Ora avanza, ora ripiega, ondeggia in modo incoerente. Il mio pensiero può danzare nell’aria, come una farfalla tra i fiori, ma se perde le ali cade sulla nuda terra, dove striscia come un verme.

A rendermi imprevedibile è una fondamentale libertà, posta oltre il convergere di determinismi fisici, psichici, sociali. Diceva Spinoza che se una pietra pensasse si crederebbe libera di rotolare. Ignoro cosa pensi una pietra. Ma la libertà è in me il presentimento di qualcosa che trascende il mio essere empirico.

La mia esistenza allude a un fondamento. È questo a rendermi significante. Tutto in me è segno di qualcosa. Purtroppo la società moderna mi riduce a segno di altri segni, ovvero mi rimanda a processi economici o politici, funzioni socio-culturali, ruoli sessuali ecc., e in questi significati provvisori esaurisce la mia raison d’être.

La mia vita resta così orfana di un Senso Ultimo. Questo non si coglie infatti passando da un segno all’altro. Serve una discontinuità del pensiero, una frattura metafisica. Bisogna intuire quello che non si può pensare, accennare quello che non si può dire. Non un Essere Supremo, Segno lontano e inaccessibile, ma una trascendenza che mi implica e che è implicata in ogni mio segno.

Girando intorno al Sole, ho spesso osservato questa misteriosa reciprocità, co-implicazione tra l’anima e Dio. Non un Dio aristotelico, utile solo a mettere in moto l’universo, o un Dio biblico, moralista e giudicante. Semmai un Dio che fluisce senza soluzione di continuità nella pietra, nell’albero, nell’uomo, e in ogni creatura dice: io sono, io vivo, io penso ecc. Non Causa Prima, ma Significato Ultimo.

Per questo, più che l’effetto di un’ancestrale ignoranza – come nel buddhismo – o un dono di Dio, la vita mi sembra rivelare il desiderio di significare. Come l’arte, è ricerca di un piacere inutile che significa qualcosa, emanazione di un “logos che accresce sé stesso”. L’eterno divenire non ha scopo, è un gioco di bimbi, libera arte combinatoria e della memoria. Ma nessuno può dominare il linguaggio di quest’arte se non ha sofferto. E anche l’opera più sublime mi dice: “non essere blasfemo, non fermarti a me. Io significo”.

La nostra follia materialista vorrebbe misurare ogni cosa. Ma il significato si apre sempre su un infinito, l’anima emerge da una profondità che sdegna la misura. Racchiude l’immenso nell’io, come in un punto attraversato da linee infinite. La stessa superficie delle cose non è che il palesarsi della loro profondità, sommità di un abisso.

È un’eternità che si manifesta nell’attimo, un senso che si afferra se non c’è il tempo di pensare. Perché “tutto governa la folgore”, tutto vive in un’inafferrabile immediatezza. I miei giorni, i miei pensieri, sono nebbia che scompare. Eppure, è saggio chi, vedendo il lampo, non pensa: “la vita è caduca”. Perché porto con me quello che ho profondamente amato. Senza questa speranza, vivere non avrebbe alcun senso. Ma per sottrarre l’amore alla fugacità dei segni devo ancorarlo al Significato Ultimo, ‘amare in Dio’.

Potrei dire, con Gustave Thibon: “più invecchio più imparo, e più imparo meno so”. C’è in me un uomo per il quale 2+2 fa sempre 4, e un altro per cui 2+2 è un’espressione senza senso. Quindi, cerco di conciliare l’inconciliabile. Giro intorno al Sole diviso tra la sobrietà della ragione e l’ebbrezza della meraviglia. Una chiude l’essere tra le sbarre della sua inalterabile coerenza, l’altra lo lascia libero di divenire, di contraddirsi. Prendo l’impasto della logica e ci metto il lievito della fede, il sale della poesia. Ricerco una sobria ebbrezza. “Dai discordanti bellissima armonia”!

In fondo, è probabile che anch’io proceda secondo un’orbita prestabilita. Compio continue rivoluzioni intorno a un centro invisibile – forse il mio cuore – scivolando da una stagione all’altra. Questo è il tempo, per me, quando cadono dai rami le illusioni, e si vorrebbe tornar semplici.

Mi ripugna lo spirito dell’utile, e la funesta tecnica, cui importa solo che le cose funzionino. Preferisco riconoscere che la mia vita è preziosamente inutile, perfetta anche se mal funzionante. Ancora “spero l’Insperabile”, ma ho smesso di cercarlo, “perché è chiuso alla ricerca e ad esso non conduce alcuna strada”.

Ancora “interrogo me stesso”. Non mi chiedo se invecchiando son migliorato.  Goethe diceva che non importa ciò che l’uomo è, ma ciò che dovrebbe essere. Un tempo anch’io mi ponevo dei modelli. Oggi non penso più a come dovrei essere. Non c’è niente che io debba essere.

Epilogo

Per alcuni l’essere diventa più significante se significa il Nulla o un “essere-per-la-morte”. Tuttavia, quando pensano alla morte o al Nulla si riservano un posto come spettatori. Altri dicono che bisogna ‘imparare a morire’. Forse intendono uscire da questi ripetuti giri del Sole con grazia e dignità, come un bravo attore esce di scena. Non so se ne sarò capace. Ma mi consola sperare che poi non dovrò più recitare.

12 Comments

  • Michele Franceschini 19 Febbraio 2024

    Trovo un questi versi una vena poetica che non avevo ancora osservato. Certo che l’argomento scelto è ben accompagnato.

    • Livio Cadè 20 Febbraio 2024

      Non sono certo un poeta. Però penso che la poesia sia l’unico strumento che abbiamo per avvicinarci alla verità (non la verità dei fatti ma quella dell’anima).

  • Paola 20 Febbraio 2024

    Quanta verità. Triste, bellissimo testo. Ineluttabilità e lieve, mesta dolcezza. Bene ha detto Michele F.

  • Paola 20 Febbraio 2024

    E sulla verità dell’anima, la prosa poetica, come la Sua, riescono a muovermi a commozione più della poesia stessa, che mi sembra contenere in sè una necessaria, ma meno spontanea limatura. Mi ripeto, ebbi modi di parlarne con Lei tempo fa…”Conigli sotto la luna”…una piccola, immensa, prosa poetica tristemente sublime, di un autore (Buzzati) mai veramente capito, e a torto relegato a lettura per adolescenti.

    • Livio Cadè 20 Febbraio 2024

      Sì, ricordo quando ne parlammo. Comprendo la Sua critica alla ‘limatura poetica’ che fa perdere spontaneità.
      Lei conosce le antiche liriche cinesi? In esse, a mio parere, poesia e spontaneità si fondono meravigliosamente.

  • Paola 20 Febbraio 2024

    No, non le conosco. Mea culpa…

  • Silvia Merico 21 Febbraio 2024

    Suggestiva la scelta dell’immagine, un viandante che -carponi- buca la volta celeste con la sua curiosità. Mi fa pensare a Dante, o a Ulisse, affacciati su spazi ‘che sdegnano la misura’. Qual é il tuo nosto, Livio?
    È bello invecchiare, conservare in sé le cose preziosamente inutili e pure quelle che abbiamo amato profondamente; così come i dolori conosciuti a fondo. Ebbri di meraviglia lasciar cadere le illusioni, per godere questo divenire senza dover più dimostrare alcunché.
    Le tue parole si sono illuminate così al passaggio della mia lettura, in modo disordinato, costruendo una sintassi arbitraria nella mia interpretazione. Forse perché pure i tuoi pensieri sono eco cangiante di innumerevoli voci e vite e oggi hanno dato nome anche a qualcosa che mi appartiene nell’intimo.
    Confusamente Silvia

    • Livio Cadè 21 Febbraio 2024

      Vivere è un viaggio. Viaggiare, per me, è cercare la strada che ritorna. Questo è il mio sogno, tornare a casa. Perciò la vita è struggimento.

  • Paola 21 Febbraio 2024

    Ě vero, vi si coglie Ulisse. Forse, anche Adriano (Memorie).

    • Silvia Merico 21 Febbraio 2024

      Eccolo il tuo nosto….scorta fuori dal labirinto.

  • investigator13 3 Marzo 2024

    mi è saltata la pagina, il mio concetto riamane sospeso….

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