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	<title>Narrativa fantastica Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>Narrativa fantastica Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, quarantatreesima parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 05:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura Fantastica]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Recentemente si è occupata di letteratura fantastica una persona che avrei pensato fosse l&#8217;ultima al mondo che potesse farlo, una signora appartenente a una famiglia dove, di norma, i maschi sono circoncisi, e che pur avendo un doppio passaporto svizzero e italiano e un nome e un cognome che suonano tutt&#8217;altro che italiani, è alla guida del secondo partito italiano per consistenza numerica, un partito che d&#8217;altra parte per inveterata tradizione ha sempre rappresentato l&#8217;anti-Italia e, sotto questo riguardo non è per nulla cambiato da quando ha cambiato nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;ineffabile Elly Schlein (sospetto sempre che qualche suo antenato abbia cambiato la W del cognome con una L per renderlo più carino, e se non l&#8217;avete capito, consultate un dizionario di tedesco), la sinistra deve riappropriarsi di Tolkien.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia del rapporto della sinistra con Tolkien è lunga, complessa e paradossale. Quando <em>Il signore degli anelli </em>arrivò in Italia negli anni 70 dello scorso secolo, la sinistra nostrana lo boicottò in tutti i modi, riconoscendovi – secondo me in maniera del tutto giusta – una visione del mondo assolutamente incompatibile con la propria ideologia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;enorme successo editoriale, nonostante essa, dell&#8217;opera tolkieniana doveva per forza cambiare le cose, quanto meno rappresentava una vistosa crepa nel progetto di egemonia culturale risalente a Gramsci, e che, anche dopo aver cambiato nome, quei signori non hanno mai smesso di perseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui ripetuti tentativi generalmente caduti nel ridicolo, di assimilazione di <em>Anschluss </em>ideologico da parte della sinistra. Ad esempio, si è preteso che Tolkien, nato in Sudafrica da una famiglia inglese, avesse partecipato a delle manifestazioni contro il sistema dell&#8217;Apartheid. Se questo fosse stato vero, il futuro autore del <em>Signore degli anelli </em>avrebbe dovuto dimostrare una straordinaria precocità, infatti la famiglia rientrò in Inghilterra quando Tolkien aveva due anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una recente statistica ha rivelato che <em>Il signore degli anelli </em>è il terzo libro più letto al mondo, dopo la bibbia e il corano. E&#8217; stata probabilmente questa notizia a ispirare il recente pronunciamento dell&#8217;ineffabile Elly.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma su cosa si basa, quali titoli possiede la sinistra per rivendicare Tolkien nelle proprie fila dopo averlo sostanzialmente osteggiato per decenni? C&#8217;è il fatto che negli anni &#8217;60 dello scorso secolo <em>Il signore degli anelli </em>era diventato “la bibbia” degli hippies californiani che vedevano nella lotta degli hobbit e del popoli liberi della Terra di Mezzo contro Sauron, una sorta di supporto ideologico e morale al loro ribellismo anarcoide.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ciò si basava su una visione profondamente falsata e scorretta dell&#8217;opera di Tolkien. Diversi critici, fra cui vorrei ricordare l&#8217;ottimo lavoro fatto a tal proposito da Adolfo Morganti, l&#8217;hanno spiegato con chiarezza: nella visione di Tolkien al potere tirannico di Sauron non si contrappone uno spirito anarchico, ma l&#8217;autorità legittima nella sua doppia veste civile e militare incarnata da Aragorn e sacrale incarnata da Gandalf, si tratta cioè di una visione del mondo incompatibile con ideologie di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, converrà allargare il discorso da Tolkien alla letteratura fantastica in generale, e non sarà difficile scoprire che essa rappresenta un mondo di pensieri e di valori incompatibili con il marxismo e ideologie “rosse” di qualsiasi specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Inizierò a tal proposito allegando la mia esperienza e casistica personale. Tanto per rimanere un attimo ancora in ambito tolkieniano, io vi ho già raccontato di aver sentito parlare per la prima volta dell&#8217;autore del <em>Signore degli anelli </em>negli anni &#8217;70 dello scorso secolo proprio dalla bocca di due “compagni” che facevano a gara a denigrarlo, ma si tratta di un discorso che va molto oltre Tolkien.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ricordate bene, io vi ho del pari raccontato di aver vissuto a lungo con una sensazione di disagio il fatto che la mia attività intellettuale tendeva a esplicarsi in due campi che mi apparivano del tutto diversi, da un lato quello afferente alla nostra visione del mondo, dall&#8217;altro la narrativa fantastica e fantascientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">In parte, questo disagio era però attenuato dal fatto che diverse personalità del nostro ambiente presentavano una situazione analoga. Posso ricordare ad esempio un nostro valido collaboratore come Francesco Manetti, il già nominato Adolfo Morganti, Renzo Giorgetti, studioso tanto di H. P. Lovecraft quanto di Miguel Serrano, e soprattutto quello che è stato un po&#8217; il maestro di tutti noi, Gianfranco De Turris.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ovviamente, questo non è tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1979 Gianfranco Viviani, editore della Editrice Nord, e allora presidente della World SF Italia, associazione che riunisce i professionisti nel campo della fantascienza e del fantastico, girò a me e ad altri autori e appassionati una richiesta che gli era giunta dalla rivista inglese di critica fantascientifica “Foundation”, di un articolo sul fantastico italiano. Lo scrissi io e, tramite Viviani, lo feci pervenire a “Foundation” che lo pubblicò.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche tempo dopo, sempre tramite la World SF, ricevetti una comunicazione dalla rivista polacca  “Fantaztyka”. Avevano letto l&#8217;articolo su “Foundation”, gli era piaciuto, e mi chiedevano di fare gli opportuni aggiustamenti per poterlo ripubblicare in Polonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrissi a Viviani chiedendogli quali fossero gli opportuni aggiustamenti che dovevo apportare al mio articolo, ed egli mi spiegò la triste verità. Dovevo eliminare dal mio pezzo qualsiasi riferimento alla fantasy e all&#8217;horror, che nell&#8217;Europa comunista erano assolutamente banditi, e concentrarmi solo sulla fantascienza. Rimasi basito e scandalizzato, pensando alla notevole tradizione fantastica dell&#8217;Europa dell&#8217;Est e della Russia che il comunismo costringeva a buttare alle ortiche, da Kafka a Gogol, alla leggenda praghese del Golem, anche se oggi spero che le cose siano molto diverse in Russia e nell&#8217;Europa orientale, anche se sono rimaste le stesse per una sinistra nostrana o straniera che continua a pascersi dei rottami di un&#8217;ideologia, nemmeno sconfitta sui campi di battaglia come è avvenuto per il fascismo, ma crollata sotto il suo stesso peso elefantiaco.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte il discorso su Tolkien, rispetto al quale tentativi di annessione ideologica piuttosto ridicoli si sono alternati all&#8217;ovvia repulsione ispirata a chi ha una mentalità di sinistra, vediamo che la sinistra stessa ha manifestato nel corso del tempo un vero e proprio odio feroce verso alcuni dei più grandi nomi della letteratura fantastica, ed essi costituiscono un elenco che sorprendente è il meno che si possa dire: Jorge Luis Borges, George Orwell, Howard P. Lovecraft, Robert E. Howard.</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo di Jorge Luis Borges. Sappiamo che i maneggi dell&#8217;intellighenzia di sinistra hanno ripetutamente impedito all&#8217;autore argentino di ricevere quel premio Nobel per la letteratura che è stato conferito persino a Bob Dylan e Dario Fo, ma se si cercano di capire i motivi dell&#8217;ostracismo nei suoi confronti, quel che si scopre è davvero grottesco.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; noto l&#8217;episodio, ricordato anche su “Ereticamente” da un articolo di Roberto Pecchioli, in cui alla notizia dello scoppio della rivoluzione russa, l&#8217;autore allora diciottenne, insieme al padre, brindò al successo di essa. Fu uno dei tanti, tantissimi suoi contemporanei che credettero alla promessa di liberazione umana insita nel golpe leninista falsamente presentato come rivoluzione, salvo, a differenza di molti, rendersi conto che questa promessa andò rapidamente tradita e che quella che i bolscevichi stavano edificando, era una nuova e più perversa tirannide.</p>
<p style="text-align: justify;">La diceria che fu usata negli anni &#8217;70 dello scorso secolo per negargli il Nobel, sostenuta dalla sinistra, era una pura e semplice calunnia, l&#8217;ha messo bene in rilievo Jean François Revel nel libro <em>La conoscenza inutile</em>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“</em><em>Il premio Nobel per la letteratura venne rifiutato a Jorge Luis Borges con il pretesto che avrebbe sostenuto i generali argentini nel periodo 1974-1984, il che è una totale calunnia. La sinistra, in effetti, accusava Borges di non aver approvato il terrorismo che aveva precisamente </em>provocato<em> la dittatura dei generali argentini. Non è affatto la stessa cosa, ma bastò a fare di Borges uno scrittore </em><em>“</em><em>di destra</em><em>”</em><em>, quindi indegno del Nobel. Ecco un bel campione, sia detto tra parentesi, della logica di sinistra: se Borges avesse plaudito, senza compiere il minimo rischio personale al terrorismo, poi si fosse scagliato contro i generali firmando, da vari lussuosi alberghi europei, petizioni e articoli, avrebbe potuto ottenere il Nobel</em><em>”</em><em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">In qualche modo simile ma, se vogliamo, ancor più paradossale, la vicenda umana e politica di George Orwell. Eric Arthur Blair alias George Orwell era un uomo di sentimenti anarchici, profondamente avverso agli abusi del potere. Allo scoppio della guerra civile spagnola si recò in Spagna, dove militò nelle formazioni anarchiche catalane, e qui ebbe una brutta, amarissima sorpresa, rendendosi conto che i comunisti spagnoli, inquadrati nel Comintern e obbedienti alle direttive di Mosca, conducevano una doppia guerra civile, da un lato contro i franchisti, dall&#8217;altro contro le altre formazioni repubblicane (<em>en passant</em>, sarà forse il caso di rilevare che i comunisti italiani durante la guerra civile 1943-45 si comportarono nello stesso modo, basta ricordare il “luminoso” &#8211; nel senso che getta molta luce sulla realtà degli eventi – episodio delle Malghe di Porzus, dove la brigata partigiana non comunista Osoppo fu massacrata dai comunisti della brigata Garibaldi).</p>
<p style="text-align: justify;">Che Orwell uscisse dall&#8217;esperienza spagnola con un forte risentimento anticomunista, è ovvio, come è ovvia l&#8217;ostilità con cui a sinistra è stato ricambiato lui e il suo capolavoro distopico, <em>1984.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se si legge questo libro senza paraocchi, non è difficile rendersi conto che esso non è un generico atto di accusa contro i totalitarismi, ma contro il comunismo nello specifico. Ad esempio Bernstein, l&#8217;uomo simbolo <em>che</em> la massa dei sudditi del Grande Fratello è invitata a odiare, è una palese metafora di Trotzkij, il rivale del Grande Fratello Stalin.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora più esplicita la favola <em>La fattoria degli animali</em>. I maiali che, dopo che gli animali della fattoria si sono ribellati ai padroni umani, ne assumono il controllo, diventando in tutto simili a questi ultimi, ben rappresentano i comunisti che una volta preso il potere, ben lungi dal liberare alcunché, instaurano una tirannide ancor più oppressiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, considerando questi autori della narrativa fantastica, vediamo due casistiche diverse. Da un lato ci sono gli autori che, come Borges e Orwell hanno ben compreso che la promessa di liberazione avanzata dal comunismo non è stata altro che un inganno funzionale all&#8217;instaurazione di nuove e peggiori tirannidi, dall&#8217;altro ci sono autori che per sensibilità, cultura, formazione personale, non sono proprio rapportabili a una mentalità di tipo marxista, e qui vengono subito in mente i nomi di Howard P. Lovecraft e Robert E. Howard.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;accusa più volte ripetuta quanto infondata nei confronti di Lovecraft, è quella di razzismo. Chi la formula dimentica o finge di dimenticare parecchie cose, a cominciare dal contesto culturale dell&#8217;epoca in cui visse l&#8217;autore, deceduto nel 1937. Allora pregiudizi e stereotipi razziali erano comuni nella cultura del tempo, come oggi lo è la loro assenza, facile trovarne una qualche eco sfogliandone meticolosamente i testi, ma si troverebbero in qualsiasi autore del periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che si può dire con certezza, è che H. P. Lovecraft era un gentiluomo che non avrebbe mai trattato chiunque meno che con cortesia indipendentemente dalle sue origini. Tra i suoi amici e discepoli vi furono diversi ebrei, fra cui Vincent Thalman e Robert Bloch, l&#8217;autore di <em>Psycho</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una fola che i suoi detrattori hanno cercato di diffondere in Italia, è che ce l&#8217;avesse in particolare con gli Italiani. Dati alla mano, non risulta proprio, l&#8217;unica volta che troviamo menzionati in un suo racconto i nostri connazionali emigrati oltreoceano, è nel racconto <em>L&#8217;abitatore del buio</em>, dove cercano di tenere testa al mostruoso “abitatore” armati di immagini sacre, preghiere, coraggio e fede ingenua, un&#8217;immagine tutt&#8217;altro che negativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lovecraft era innamorato della Nuova Inghilterra del periodo coloniale, non amava le metropoli caotiche, né la sostituzione del vecchio ceppo anglosassone con una folla ibrida. Non era razzismo, ma una preoccupazione identitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;avversione nei confronti di Robert Howard viene soprattutto da certe femministe esagitate che lo detestano assieme al suo eroe, Conan, colpevole di essere maschio, virile, eroico, tutto ciò che costoro vedono come il fumo negli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Al riguardo, si può ricordare un episodio davvero grottesco. Negli anni &#8217;70 dello scorso secolo, un critico tedesco orientale, Hanns Joachim Alpers, lanciò un violento attacco contro la heroic fantasy, genere borghese e reazionario, secondo i canoni del peggior marxismo, e voi potete immaginare quanta libertà intellettuale vi fosse nella scomparsa DDR.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli rispose sulle pagine della rivista canadese “Requiem – Solaris” (la pubblicazione cambiò testata a metà della pubblicazione del saggio) Elisabeth Vonarburg con una “difesa” se possibile ancor più velenosa dell&#8217;attacco. La saggista canadese salvava (bontà sua) Tolkien e le autrici femministe (<em>ça va sans dire</em>), e condannava impietosamente tutto il resto in termini ancor più velenosi di quelli di Alpers, mostrando un particolare accanimento verso Howard e Conan, ma il grottesco era che non citava neppure un rigo dello scrittore texano, concentrandosi invece su una mediocre imitazione di Conan, Kothar dalle tasche vuote. Bastava leggere il suo saggio con un po&#8217; di attenzione per accorgersi della malafede che stillava da ogni parola.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;elenco degli autori del fantastico odiati dalla sinistra, come se non bastasse, si è recentemente aggiunto un altro nome, quello di J. K. Rowlings, l&#8217;autrice della saga di Harry Potter. Il motivo che le ha attirato l&#8217;avversione dei “compagni” è l&#8217;aver preso posizione contro l&#8217;ideologia LGBT, e soprattutto la sua esposizione ai minori, cosa che non può che avere effetti devastanti sulla loro identità sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo dire che l&#8217;avversione della sinistra per il fantastico, non è solo miope, ma è anche strabica, infatti gli è sfuggita completamente l&#8217;opera di un autore assolutamente <em>tranchant</em> per la loro ideologia, che svela in modo impietoso il lato tirannico che oggi tende sempre più ad affermarsi, della democrazia. Parlo di Ray Bradbury e dei suo romanzo distopico <em>Farenheit 451</em>. In un&#8217;epoca in cui tendono a diffondersi le minoranze etniche, culturali, religiose sempre più strampalate, diventa sempre più difficile dire qualcosa senza offendere qualcuno. Alla fine non resterà che proibire la lettura e bruciare i libri. Ai roghi dei libri non ci siamo ancora arrivati, ma manca poco, grazie alla diffusione del <em>politicamente corretto</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La conclusione del nostro discorso è così ovvia che verrebbe voglia di non scriverla, di contro ai paradigmi e ai paraocchi delle ideologie di sinistra, rivendicare quella libertà immaginativa che non è soltanto fantasticheria gratuita, ma sguardo lungo sui nostri possibili futuri.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, tre autori del fantastico odiati dalla sinistra, a sinistra Jorge Luis Borges, al centro George Orwell, a destra Howard P. Lovecraft.</p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, quarantaduesima parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 11:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli amici di “Ereticamente” mi hanno più volte segnalato il fatto che questa serie di articoli sulla narrativa fantastica è, fra le diverse che tengo da anni, una delle più gradite ai lettori, tuttavia voi capite che c&#8217;è un problema di fondo. Ho cominciato a tenerla analizzando le differenze tra i vari generi del fantastico, tematica che per quanto ricca di interesse, non si presta certo ad essere sviluppata all&#8217;infinito.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono poi passato a esaminare i vari fantastici nazionali non di lingua inglese, nella persuasione che lo schiacciante predominio che hanno oggi gli autori anglosassoni in questo genere di letteratura non dipende dal fatto che essi abbiano in questo campo una particolare attitudine o capacità, ma unicamente dal fatto che una potenza di lingua inglese, gli Stati Uniti d&#8217;America sono oggi il potere dominante a livello planetario, o almeno nell&#8217;ambito di ciò che siamo soliti chiamare Occidente, e che altri avrebbero avuto uguali, se non maggiori potenzialità, a cominciare dalla Germania che attraverso il romanticismo, è stata la patria della letteratura fantastica moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui, però, dopo aver esaminato le tematiche del fantastico di lingua tedesca, francofono, italiano, iberico e latino-americano, russo e slavo in genere, i limiti della trattazione sono stati sostanzialmente raggiunti.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, quello che restava e resta, era ed è approfondire alcuni aspetti particolari, cosa di cui vi ho già dato esempio negli articoli precedenti di questa serie, ma al riguardo il discorso non è finito, e forse non può esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa volta vorrei provare a rileggere un aspetto particolare della fantasia eroica che troviamo esemplato soprattutto nell&#8217;opera di Tolkien.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso l&#8217;autore oxoniense, in particolare quando narra dei tesori che gli elfi avrebbero portato nella Terra di Mezzo dall&#8217;Antico Occidente – oggi irraggiungibile per gli uomini – accenna a poemi sapienziali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea sottintesa è che <u>la sapienza</u>, che è altro dalla semplice conoscenza, spesso non possa essere trasmessa attraverso un discorso espositivo ma solo, o perlomeno in maniera più efficace, attraverso la narrazione, il poema, il mito.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un&#8217;idea che perlopiù fa rizzare i capelli ai nostri contemporanei, soprattutto quelli maggiormente influenzati da una mentalità illuministica, ma, se ci pensate bene, è la stessa idea tradizionale che ritroviamo in Platone e di cui il filosofo ha dato diversi esempi con i miti che costellano i suoi dialoghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che è stato Platone a coniare il termine filosofia, che in greco significa amore per la sapienza, ma attenzione, esso acquisisce il suo significato attuale solo con Aristotele.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Platone, appartenente a una famiglia aristocratica ateniese e discendente diretto di Solone, il maggiore dei Sette Savi dell&#8217;antichità greca, la sapienza è un sapere perduto da recuperare. Per Aristotele, invece, essa è un sapere mai posseduto da creare ex novo. La differenza fra Platone e Aristotele è proprio lo spartiacque tra la mentalità tradizionale e quella moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il mito, la narrazione epica, i poemi cavallereschi, attraverso una lunga genealogia, nella fantasia eroica riemergono schegge di sapienza tradizionale, ed è per questo, in ultima analisi, che, come abbiamo visto più volte, essa è così ferocemente detestata dagli intellettuali di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;università di Oxford, Tolkien era docente di filologia germanica, e proprio sul linguaggio era sostenitore di una concezione assolutamente antimoderna, negando la natura convenzionale di esso, cioè la supposizione che esso sia stabilito unicamente da una convenzione, un implicito accordo sui significati da dare alle parole, tra coloro che parlano una determinata lingua, asserendo che, invece esso avesse, almeno in una certa misura anche una base genetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Una concezione o un&#8217;intuizione che penso che il nostro Silvano Lorenzoni sosterrebbe appieno, illustrandoci ad esempio il fatto che l&#8217;inglese parlato oggi negli Stati Uniti dove i bianchi di origine europea tendono sempre più a diventare una minoranza, (“americhese”, come lo chiama non senza una punta di disprezzo), tende a somigliare sempre di meno alla lingua di Shakespeare, per accostarsi invece ai linguaggi bantù.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio di ciò, Tolkien lo da con la radice CAR per gli Indoeuropei avrebbe “geneticamente” il significato di rosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è così, noi Italiani dovremmo essere messi piuttosto bene, infatti nella nostra lingua abbiamo i nomi di due tonalità di rosso dove ritroviamo questa radice, lo sCARlatto e il CARminio, per nulla dire della CARne, che ovviamente è rossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Già parecchi anni fa, lo psicologo Gaetano Kanisza fece un esperimento tendente proprio a dimostrare come la scelta dei termini del linguaggio non sia puramente convenzionale, ma abbia almeno una base istintiva (se proprio non vogliamo scomodare la genetica), disegnò su di una lavagna due figure astratte, una tondeggiante fatta tutta di linee curve, l&#8217;altra invece tutta segmenti retti e angoli appuntiti, dicendo agli allievi che si erano prestati come soggetti per l&#8217;esperimento, che esse si chiamavano Maluma e Tacchete, e chiedendo loro di indicare quale a loro parere fosse Maluma e quale Tacchete. Senza essersi messi preventivamente d&#8217;accordo, tutti i soggetti senza eccezione identificarono Maluma nella figura tondeggiante e Tacchete in quella spigolosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Magari fra qualche anno lo sviluppo delle neuroscienze ci dimostrerà indiscutibilmente che Tolkien aveva ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Robert E. Howard e il suo eroe Conan hanno avuto una sorte più scomoda di quella di Tolkien e del <em>Signore degli anelli</em>. L&#8217;ostilità della sinistra non è mai mancata né a lui  né al suo eroe maschio, bianco e virile, proprio il prototipo di quella parte di umanità  che Noel Ignatiev e il suoi correligionari vorrebbero estinguere tramite meticciato dopo aver massacrato i Palestinesi, ma in compenso non ha raccolto troppe simpatie o troppa comprensione neppure da parte di una certa destra  che preferisce una fantasy più “letteraria” e leziosa in stile Tolkien nella quale è più facile inventarsi addentellati esoterici, o gli antepone addirittura Michael Ende. (Ricordiamo ad esempio che Fratelli d&#8217;Italia ha scelto per i suoi raduni giovanili la denominazione di <em>Atreju</em>, che altro non è se non il nome del protagonista de <em>La storia infinita</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, anche nel caso di Howard come in quello di Tolkien troviamo qualcosa che a prima vista ci può sembrare una stranezza, ma che forse è il caso di approfondire meglio, e non si tratta come nel caso di Tolkien, di qualcosa di esterno alla sua opera letteraria, come le teorie sul linguaggio del professore oxfordiano, ma proprio di intrinseco a essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Howard parla del suo eroe Conan come di un cimmero. I Cimmeri erano un&#8217;antica popolazione mediorientale di origine iranica, affine agli Sciti, eppure tutto in Conan parla di qualcosa di ben più occidentale ed europeo, di celtico si potrebbe dire senza troppe esitazioni, a cominciare dal fatto che i suoi principali nemici contro i quali affronta una lotta interminabile, sono i Pitti. I Pitti erano, si ricorderà, quelle popolazioni scozzesi  che i Romani non riuscirono a sottomettere, e per proteggersi dalle scorrerie delle quali, eressero il vallo di Adriano.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale, in Howard tutto parla di celtico, al punto che <em>The last Celt</em> in italiano <em>L&#8217;ultimo celta </em>è il titolo della sua più apprezzata biografia scritta da Glenn Lord, e presso gli appassionati è noto come <u>il bardo</u> di Cross Plains. I bardi erano, certamente lo ricordate, i cantori celtici che attraverso le loro composizioni narravano la storia dei popoli gaelici. Forse ancora più esplicita è la testata della rivista amatoriale che negli Stati Uniti è dedicata agli appassionati di Howard e Conan, “Cromlech”, il che è tutto dire, infatti Cromlech è precisamente il nome che i Celti davano ai circoli megalitici come Stonehenge.</p>
<p style="text-align: justify;">La contraddizione in parte si spiega con il fatto che <em>Kymru </em>era il nome gaelico del Galles. “Conan il cimmero” allora vorrebbe in realtà dire “Conan il gallese”.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto sarebbe davvero facile ridurre tutto all&#8217;ignoranza storica e geografica tipica degli yankee, ma Howard, che ebbe la ventura di nascere in Texas, era uno di quei rari statunitensi, come il suo amico e maestro H. P. Lovecraft, che hanno sentito con più forza le loro radici europee, e sicuramente non era sprovveduto o disinformato. Ci deve essere dell&#8217;altro sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni storici scozzesi hanno prospettato che all&#8217;origine degli Scoti, cioè gli Scozzesi antichi, vi fossero gli Sciti, una vanteria, ispirata dall&#8217;assonanza forse casuale Scoti-Sciti, e dall&#8217;orgoglio nazionalistico di volersi connettere a un dei popoli nell&#8217;antichità più famosi per le loro impareggiabili qualità di combattenti, come gli Sciti erano considerati, o forse qualcosa di più?</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome che gli Scozzesi stessa danno alla loro terra è <em>Alba, </em>ricorderete probabilmente il famoso grido di battaglia <em>Alba Gu Brath. </em>Bene, la cosa sorprendente, è che troviamo una catena di tracce di questo toponimo dal Medio Oriente alle Isole Britanniche. Sulla sponda orientale dell&#8217;Adriatico troviamo l&#8217;Albania, lo attraversiamo e giungiamo in terra italiana. Nel Lazio troviamo Albalonga e i Colli Albani. Risaliamo la Penisola verso nord e troviamo la piemontese Alba, in Francia c&#8217;è Albi, nota per aver dato nome agli Albigesi, altro nome dei Catari, gli eretici medioevali contro i quali la Chiesa e il regno di Francia promossero una devastante crociata, e infine nelle Isole Britanniche Alba-Scozia. C&#8217;è abbastanza da far pensare alle tappe di una migrazione dove man mano dei gruppi si staccano e s&#8217;insediano nelle terre raggiunte conservando il loro nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Sciti-Scoti potrebbero essere stati seguiti o accompagnati almeno da una frazione di Cimmeri, loro parenti stretti, che poi si sarebbero insediati nel Kymru-Galles.</p>
<p style="text-align: justify;">Una migrazione simile sarebbe potuta avvenire anche sotto le insegne di Roma. Nel film <em>King Arthur </em>diretto da Antoine Fuqua nel 2004, si ipotizza che i cavalieri della Tavola Rotonda fossero in origine un gruppo di mercenari sciti-sarmati (a cui Roma faceva spesso ricorso come ausiliari) che all&#8217;atto del ritiro delle legioni dalla Britannia, decidono invece di rimanere sull&#8217;Isola per difendere le popolazioni locali dalle incursioni barbariche. Singolarmente, un ordine di idee piuttosto simile si trova anche nel romanzo <em>L&#8217;ultima legione </em>di Valerio Massimo Manfredi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un capitolo ignorato o dimenticato dalla storia? Non ci sarebbe da stupirsene troppo, la realtà storica è molto più piena di “buchi”, molto meno lineare di quel che si può arguire leggendo i testi scolastici. O forse un mito, nel senso dato da Platone a questa parola.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, si rimane sorpresi dalla capacità della fantasia eroica di far riemergere schegge di un sapere “non ufficiale” e dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1986 (è sorprendente quanto tempo sia passato da allora, eppure sembra l&#8217;altro ieri) collaboravo con la rivista amatoriale romana “SF&#8230;ere”.</p>
<p style="text-align: justify;">La testata della pubblicazione era un gioco di parole che trovavo molto bello. In inglese significherebbe “epoca della fantascienza” &#8211; SF è una sigla spesso usata per <em>Science Fiction</em>, fantascienza – ma era contemporaneamente un riferimento a una frase della <em>Divina Commedia </em>riportata nel sottotitolo, “Volgendo gli occhi alle superne sfere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul numero 2\86 pubblicai un articolo, <em>La via italiana al fantastico</em>, ovviamente dedicato a esaminare le varie forme di narrativa fantastica del nostro Paese, e tra esse la fantasia eroica, o, come si dice talvolta all&#8217;inglese, heroic fantasy, aveva (e ha ancora oggi) una posizione nettamente dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, anche allora non mancavano critici malevoli che contestavano il genere per la sua mancanza di realismo (ma la narrativa non è mai realistica, nemmeno quando <u>simula</u> eventi reali, altrimenti non sarebbe tale, ma giornalismo, cronaca), appartenenti, guarda caso, per lo più alla tribù degli intellettuali o intellettualoidi di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mi sentii in dovere di premettere due parole in difesa del genere, ve le riporto tali e quali:</p>
<p style="text-align: justify;">“Sarebbe sbagliato considerare la fantasy soltanto in termini di puro escapismo. Essa, di contro agli aspetti più deteriori del presente e del futuro immediatamente prevedibile, ci rappresenta il tipo di mondo e il modo di vivere che in definitiva sono normali per la nostra specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Mondi dove l&#8217;inquinamento non ha stravolto l&#8217;ecologia, dove gli eccessi dell&#8217;industrializzazione e dell&#8217;urbanesimo non hanno ridotto la condizione umana a quella di animali da allevamento in immensi, grigi pollai di cemento, dove una onnipervadente burocrazia non ha complicato fino all&#8217;assurdo le relazioni umane, dove una magia casalinga tiene ancora il posto di una scienza e di una tecnologia sempre più esoteriche e taumaturgiche. Quanto meno, si può dire che la fantasy raffigura una serie di nostalgie molto giustificate e legittime”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante gli anni trascorsi, posso dire al riguardo di aver sempre mantenuto la stessa idea, semmai le ripetute attestazioni di ostilità della sinistra verso la fantasy, mi hanno ancor più radicato in essa.</p>
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, i due maestri indiscussi della fantasia eroica, a sinistra John R. R. Tolkien, a destra Robert E. Howard.</p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, quarantunesima parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 05:16:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura Fantastica]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
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		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa volta, quel che mi appresto a raccontare sarà decisamente fuori squadra, non sono neppure sicuro che possa rientrare nella serie della rilettura politica della narrativa fantastica, nondimeno, fra tutte le classificazioni che posso proporre, è forse la meno inadatta. Ad aggravare le cose, come ho già fatto per la trentottesima parte, e spero che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/narrativa-fantastica-una-rilettura-politica-quarantunesima-parte-fabio-calabrese/">Narrativa fantastica, una rilettura politica, quarantunesima parte – Fabio Calabrese</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questa volta, quel che mi appresto a raccontare sarà decisamente fuori squadra, non sono neppure sicuro che possa rientrare nella serie della rilettura politica della narrativa fantastica, nondimeno, fra tutte le classificazioni che posso proporre, è forse la meno inadatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aggravare le cose, come ho già fatto per la trentottesima parte, e spero che nel frattempo me l&#8217;abbiate perdonato, dovrò fare riferimento ai miei casi personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti voi certamente sapete, appartenere alla nostra area politica significa aver fatto una scelta controcorrente. Senza atteggiarci a martiri, soprattutto per rispetto nei confronti di tanti camerati che hanno pagato la stessa scelta con la galera, spesso per risibili “reati di opinione”, o con la vita, possiamo dire che in conseguenza di essa ci siamo trovati con più porte chiuse che spalancate, o, più che chiuse, sbattute in faccia, e non mi addentro in una casistica che la maggior parte di voi conoscerà bene per esperienza personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, e premesso tutto questo la cosa non può non risultare sorprendente, per quanto mi riguarda, devo riconoscere che le maggiori soddisfazioni e riconoscimenti che ho avuto e continuo ad avere in una lunga carriera di autore che di fatto coincide con la mia vita, mi sono venuti attraverso “Ereticamente”, e questa è, nonostante tutto, una dimostrazione irrefutabile del fatto che la nostra pubblicazione non fa soltanto un&#8217;azione politica, ma anche culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa è tanto più degna di rilievo in quanto la mia cifra esistenziale e personale mi ha spinto a indirizzare la mia attività di autore verso il campo specifico della narrativa fantastica e fantascientifica. Ve l&#8217;ho raccontato più volte, e la cosa non è certo un segreto.</p>
<p style="text-align: justify;">A complicare le cose, c&#8217;è il fatto che la fantascienza e il fantastico italiani vivono un&#8217;esistenza che si potrebbe definire catacombale, schiacciata dalla produzione anglosassone in questi settori, e questo sebbene il rado pubblico “di nicchia” che li segue e permette a questi generi una stentata sopravvivenza, vi possa assicurare che essi non hanno proprio nulla da invidiare in termini di abilità letteraria, freschezza immaginativa, qualità di scrittura, ingegnosità di trame, ai ben più noti autori anglosassoni o comunque anglofoni.</p>
<p style="text-align: justify;">E non accade nemmeno, come avviene ad esempio in Francia, che gli autori nazionali siano magari sconosciuti all&#8217;estero o al di fuori dell&#8217;area francofona, ma che in essa hanno un pubblico non “di nicchia” ma diffuso, e il motivo di ciò, non è per nulla misterioso. Come certamente sapete, la più importante casa editrice italiana è la Mondadori, e la collana di fantascienza più diffusa in Italia, al punto da essere quasi divenuta un sinonimo di fantascienza, è “Urania”, che è appunto un&#8217;emanazione di questa casa editrice, nata come rivista e poi trasformatasi in collana libraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, per moltissimi anni, gestita da quello che io chiamo “il malefico duo”, Fruttero e Lucentini, ha seguito una politica molto precisa: porte ermeticamente sbarrate agli autori nazionali (barando, naturalmente, perché Carlo Fruttero si è autopubblicato diverse cose celandosi dietro lo pseudonimo di Charles Obstbaum), e hanno avuto un peso notevole nel diseducare il pubblico dei lettori, instillando un&#8217;immotivata prevenzione verso gli autori nazionali. Né i tentativi di altri editori, né quelli di successivi curatori di “Urania”, fra cui vorrei ricordare in particolare quello generoso di Giuseppe Lippi, sono valsi a modificare la situazione. Quando un albero cresce storto, poi non c&#8217;è modo di raddrizzarne il tronco.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è stata la situazione di partenza nella quale mi sono inserito con ostinazione, conscio di fare un lavoro che di soddisfazioni me ne avrebbe riservate pochissime.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le cose sono in una certa misura cambiate, per quanto mi riguarda, lo devo proprio a “Ereticamente”, ma questa è una storia che è meglio raccontare per gradi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello spettro man mano più ampio di cose di cui mi sono occupato in questi anni sulle pagine della nostra pubblicazione, il discorso sulla nostra eredità ancestrale ha certamente un posto centrale, come testimonia la lunghissima serie di articoli de <em>L&#8217;eredità degli antenati</em>. In questo contesto, non potevo non confrontarmi con l&#8217;ipotesi di Omero nel Baltico avanzata da Felice Vinci.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi sappiamo che gli Achei, come le altre stirpi greche, ma del resto anche i Latini e tutti gli altri popoli indoeuropei, sono discesi nell&#8217;Europa mediterranea da nord. L&#8217;ipotesi di Vinci è che i poemi omerici che hanno messo in forma scritta testi tramandati da una lunga tradizione orale, si riferiscano in realtà a vicende avvenute quando gli Achei erano ancora insediati nelle loro antiche sedi nordiche, anche se poi avrebbero dato alle aree del Mediterraneo che sono state il loro insediamento definitivo, gli stessi nomi delle loro antiche residenze, così come hanno fatto i coloni americani, e infatti, se andate negli Stati Uniti, trovate un numero enorme di città che hanno gli stessi nomi di località europee.</p>
<p style="text-align: justify;">La prova di ciò sarebbe l&#8217;incongruenza della geografia omerica rispetto alla situazione che ritroviamo nel Mediterraneo, ad esempio il Peloponneso è descritto da Omero come una vasta pianura, mentre quello che conosciamo è interamente ricoperto da rilievi montuosi, o la presenza di isole, come Dulichio, di cui nel Mediterraneo non c&#8217;è traccia, mentre questi elementi troverebbero nel Baltico una puntuale corrispondenza.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;era un problema: questa ipotesi era contestata, certamente in maniera ben più civile del recente, grossolano attacco che Vinci ha subito da parte di Massimo Polidoro, da parte del compianto Ernesto Roli, che era stato collaboratore di Adriano Romualdi.</p>
<p style="text-align: justify;">Roli, a sua volta, proponeva per la narrazione omerica un&#8217;altra interpretazione “eretica” (ma a noi gli eretici piacciono), collegando “i troiani” agli Ittiti, “Ilio” sarebbe stata l&#8217;ittita Wilusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho esposto la questione sulle pagine di “Ereticamente” presentando l&#8217;ipotesi di Felice Vinci non come qualcosa sulla quale giurare, ma qualcosa che gli archeologi dovrebbero prendere in seria considerazione, e lo stesso ho fatto con la tesi di Roli, con un tale equilibrio, da ricevere i complimenti di entrambi.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inevitabile che col tempo le cose cambino. Nel frattempo, Ernesto Roli è venuto a mancare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel marzo 2018 sono stato invitato a partecipare come relatore a un corso Erasmus, e questo è avvenuto precisamente grazie allo spazio che “Ereticamente” ha concesso con generosità ai miei articoli, sono stato infatti interpellato in veste di esperto (si fa per dire) di quella che gli amici di “Ereticamente” con un bel neologismo hanno chiamato archeostoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi riporto uno stralcio, molto significativo, della missiva con cui ho ricevuto tale invito:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In occasione di un primo modulo pre-Corso, abbiamo avuto occasione di constatare come tra i giovani ma anche fra gli adulti provenienti dai Paesi baltici (a questo primo modulo pre-Corso hanno preso parte anche docenti di scuole superiori lettoni e lituane che, poi, rientrati in patria, hanno selezionato i partecipanti) la memoria storica delle propria identità culturale sia quantomai debole forse per effetto di una dominazione sovietica che di questa memoria storica e non solo ha fatto strage</em> ”.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa però a mio parere più importante, è che in occasione di questo corso, ho avuto la possibilità di conoscere di persona Felice Vinci, con cui fin allora avevo avuto solo contatti epistolari, e l&#8217;ho trovato un uomo cordiale e alla mano, non privo anche di una certa dose di umorismo, ad esempio, mi ha raccontato che quando era andato ad Atene per presentare l&#8217;edizione greca di <em>Omero nel Baltico</em>, lo fece con molta titubanza, in fondo aveva “sottratto” ai Greci il loro poeta nazionale, fu invece sorpreso di essere accolto con molto entusiasmo, tanto che alla fine della conferenza di presentazione del libro, chiese spiegazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma no, ingegner Vinci”, gli fu detto, “Lei ci ha fatto un grande favore, ha dimostrato che siamo parenti degli Svedesi, e non dei Turchi”.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia esperienza con Felice Vinci dimostra un concetto importante che ho avuto modo di verificare in più di una circostanza: le persone veramente valide sono alla mano, sono i mediocri che sentono il bisogno di mettersi su un piedistallo, perché in fondo sanno che se non vi ci mettessero da soli, nessun altro lo farebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente, è stato un caso, ma è stato proprio durante questo corso Erasmus, che mi è scattato in mente un flash improvviso che poi è diventato la trama del racconto <em>Il condannato</em> di cui vi dico più avanti. Questa, ve lo dico subito, è una cosa che rimane misteriosa prima di tutto per me, come funziona il meccanismo dell&#8217;ispirazione letteraria, che sembra comparire nella mente in modo imprevedibile e assolutamente non preordinato o programmabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2018 è stato il penultimo anno della mia carriera di insegnante prima del pensionamento. In quell&#8217;anno sono stato mandato a fare gli Esami di Stato, quelli che un tempo si chiamavano maturità, e Gorizia. Il presidente della commissione, prima che fossimo convocati, ha dato in internet un&#8217;occhiata ai profili facebook di tutti, e quello che ha visto sul mio, dove condivido con regolarità i miei articoli apparsi su “Ereticamente”, non deve essergli dispiaciuto, perché mi ha presentato agli altri commissari dicendo:</p>
<p style="text-align: justify;">“Il professor Calabrese è un uomo coltissimo” (bontà sua, su cui non giurerei).</p>
<p style="text-align: justify;">Più o meno in coincidenza con il pensionamento, è arrivata un&#8217;altra novità, una casa editrice emergente nel settore della fantascienza, piccola per ora, ma in crescita, ad esempio le è stata recentemente affidata la stampa del Magazine della World SF Italia, l&#8217;associazione che riunisce i professionisti della fantascienza, le Edizioni Scudo mi ha affidato il compito di gestire le antologie collettive di autore italiano di fantascienza, fantasy e horror.</p>
<p style="text-align: justify;">Come mi ha fatto notare un mio corrispondente, è come essere passato dalla recitazione alla regia, o, come ho avuto occasione di dire in una conferenza di presentazione di questa mia nuova attività, all&#8217;Eurocon, il congresso europeo di fantascienza 2024, che si è svolto a Trieste:</p>
<p style="text-align: justify;">“Siamo in due ad aver iniziato una nuova attività al momento in cui normalmente si va in pensione, Carlo III re, io curatore di antologie”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel febbraio di quest&#8217;anno mi è arrivata una comunicazione dagli Stati Uniti. Un mio articolo apparso su “Ereticamente”, <em>H. P. Lovecraft e Robert E. Howard, letteratura fantastica e visione del mondo</em>, è finalista all&#8217;edizione 2024 all&#8217;Hyrkanian Award, premio per la saggistica assegnato dalla Robert Howard Foundation. Ciò che rende ancor più notevole la cosa, è che tali premi ben raramente sono assegnati a stranieri, e soprattutto a testi non scritti in lingua inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa non finisce qui, perché ultimamente un mio amico appartenente anche lui all&#8217;ambiente della fantascienza, nonché collega, solo a differenza di me ancora in servizio (vi sorprenderebbe sapere quanti insegnanti ci sono fra gli autori di fantascienza italiani, ma è logico, in Italia nessuno campa scrivendo fantascienza, e d&#8217;altra parte, il lavoro dell&#8217;insegnante stimola intellettualmente, oltre a lasciare sufficiente tempo libero), mi ha fatto sapere di aver assegnato ai suoi allievi un compito, basandosi sulla lettura del mio racconto <em>Il condannato </em>che si trova nell&#8217;antologia in dotazione alla classe.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo dire la verità, in un primo momento sono cascato dalle nuvole, poi mi sono ricordato, mi ero del tutto dimenticato della cosa. Tempo prima ero stato contattato da una signora, funzionaria della casa editrice Mondadori Scuola che mi aveva chiesto il permesso di riprodurre questo racconto in una loro antologia, ma poi non ne avevo saputo più nulla, e pensavo che la cosa fosse morta lì.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa curiosa, è che la signora in questione mi aveva scritto nella sua missiva di essere venuta a conoscenza della mia attività di scrittore attraverso “Ereticamente”, e di aver scoperto la mia doppia veste di scrittore ideologico e di autore di fantascienza (quest&#8217;ultimo aspetto, suppongo, attraverso il mio profilo facebook).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il condannato</em>, racconto del quale, come vi ho detto, l&#8217;idea è germogliata durante quel corso Erasmus, ha questa trama: un giovane diplomatico terrestre su Danell, un pianeta scientificamente e tecnologicamente più progredito di quanto lo sia la nostra Terra, viene mandato a occuparsi di un matematico terrestre che è stato condannato a morte per spionaggio, per aver sottratto e rivelato alla Terra il segreto della velocità superiore a quella della luce. La condanna è stata pronunciata anni prima, ma non è ancora stata eseguita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il diplomatico va a trovare l&#8217;uomo e, invece che sbattuto in qualche fetido carcere, lo trova alloggiato in una comoda villetta con tutti i comfort. Gli sono state fornite un&#8217;ampia biblioteca e pure un&#8217;amante. L&#8217;etica danelliana non consente che a un condannato a morte, prima dell&#8217;esecuzione siano inflitte ulteriori sofferenze, e quindi al condannato è stata riservata una vita assolutamente comoda.</p>
<p style="text-align: justify;">E la condanna a morte? Non potrà essere eseguita prima della realizzazione dell&#8217;ultimo desiderio dell&#8217;uomo. I computer danelliani ci lavorano sopra da anni, ma è improbabile che raggiungano una conclusione prima dello spirare della conclusione della vita dell&#8217;uomo per cause naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è questo desiderio? Quello di conoscere l&#8217;esatto valore del pi greco fino all&#8217;ultima cifra decimale.</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo tutta la questione, è purtroppo vero che l&#8217;appartenenza alla nostra area politica, in questa democrazia fasulla costituisce assai più spesso uno svantaggio che un vantaggio, ciò nondimeno, è proprio la pubblicazione dei miei articoli su “Ereticamente” che mi ha permesso di uscire dalla nicchia o dal ghetto dove di solito la fantascienza italiana è confinata, con la mia partecipazione come relatore a quel corso Erasmus del 2018, con il trovarmi in finale in un concorso negli Stati Uniti, con la pubblicazione di un mio racconto su un&#8217;antologia scolastica, e soprattutto con l&#8217;amicizia di un uomo straordinario come Felice Vinci.</p>
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, a sinistra <em>I segreti di Omero nel Baltico</em>, ultima versione aggiornata di <em>Omero nel Baltico</em> di Felice Vinci, al centro, Conan il barbaro, il personaggio più famoso creato da Robert Howard alla cui memoria sono intitolati i premi della Robert Howard Foundation, a destra l&#8217;antologia <em>La mia antologia, testi, temi, mondi </em>di Milva Maria Cappellini – Mondadori Scuola, che comprende il mio racconto <em>Il condannato.</em></p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, quarantesima parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 04:50:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[fantasy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se avete seguito questa serie di articoli, forse avrete notato una certa difficoltà da parte mia. Gran parte degli articoli di questa serie li ho dedicati a esaminare i vari rami del fantastico, con le relative implicazioni politiche che se ne possono trarre, anche con qualche forzatura, ad esempio parlando della futurologia che non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se avete seguito questa serie di articoli, forse avrete notato una certa difficoltà da parte mia. Gran parte degli articoli di questa serie li ho dedicati a esaminare i vari rami del fantastico, con le relative implicazioni politiche che se ne possono trarre, anche con qualche forzatura, ad esempio parlando della futurologia che non è propriamente un genere letterario, del fantastico nei videogiochi, oppure di quella sorta di genere pseudo-esoterico che è nato in anni recenti sulla scia del <em>Codice Da Vinci</em> di Dan Brown, ma voi capite facilmente che questo è un tipo di discorso che non può essere prolungato all&#8217;infinito.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poi un blocco di articoli nei quali mi sono dedicato a esaminare il fantastico delle varie nazionalità o lingue non anglosassoni, cominciando dalla Germania e comprendendo i Paesi di lingua tedesca come l&#8217;Austria o la Svizzera, ricordando che con il romanticismo la Germania è stata la patria d&#8217;origine del fantastico moderno, poi l&#8217;Italia, la Francia e i Paesi francofoni, il fantastico iberico e latino-americano, e infine slavo e russo. In esso, mi premeva soprattutto evidenziare un concetto: altre letterature europee, o comunque rientranti nell&#8217;ecumene euro-occidentale come nel caso dell&#8217;America latina, avevano potenzialità non dissimili o maggiori di sviluppare i temi del fantastico, e che la predominanza quasi assoluta che hanno in esso i Paesi di lingua inglese, non è dovuta al fatto che questi ultimi siano particolarmente portati per questo genere di letteratura, ma unicamente al fatto che, per disgrazia dell&#8217;umanità, un Paese di lingua inglese, gli Stati Uniti d&#8217;America, è diventato la potenza dominante a livello planetario.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo è un campo che presenta precisi limiti tematici, e che non potevo protrarre oltre un certo punto. Avevo francamente pensato di non poter aggiungere ulteriori articoli alla serie, ma alcuni altri me ne sono, per così dire, usciti spontaneamente fuori dalla penna (vabbè, dalla tastiera) come eccezioni, ad esempio, la trentottesima parte. Poiché ogni volta trovare settimanalmente argomenti nuovi da collocare su “Ereticamente” è una sfida abbastanza impegnativa, avevo pensato di riproporre un mio racconto, uno dei più “politici” che abbia scritto, <em>Te li ricordi quei giorni</em>, fidando nel fatto che, trattandosi di un pezzo di narrativa e non di saggistica, si potesse fare un&#8217;eccezione al principio dell&#8217;inediticità dei testi che compaiono sulle nostre pagine elettroniche, poi ci ho ripensato, perché la storia sottintesa al racconto è forse non meno interessante del racconto stesso, e non implica solo le mie vicende personali, ma un bel pezzo della storia della fantascienza italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, la trentanovesima parte, ossia l&#8217;articolo immediatamente precedente a questo, è costruito in una maniera abbastanza inconsueta per questa serie, come un articolo di notizie, modalità che adotto, ad esempio per <em>L&#8217;eredità degli antenati</em>,  ma qui scarsamente applicabile, approfittando di tre fatti, un articolo apparso su “Periodismo.com” sugli spaventosi e costosissimi flop recentemente registrati al botteghino dalle pellicole hollywoodiane a tema fantastico, la notizia che un mio articolo apparso su “Ereticamente” è in finale all&#8217;Hyrkanian Award della Robert Howard Foundation, cosa che considero un importante riconoscimento non solo al sottoscritto, a anche allo spessore di tutto il lavoro culturale fatto in questi anni da “Ereticamente”, e infine l&#8217;uscita dell&#8217;antologia <em>S\Confinati</em>, un racconto della quale si prestava a interessanti considerazioni politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso tutto questo, mi sembrava che non restasse altro da dire, ma a maggio “Ereticamente” mi ha pubblicato un articolo su uno di quei temi scabrosi che molti preferiscono non affrontare, il razzismo anti-bianco, che in realtà è il vero volto di tanto antirazzismo di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Rileggendo l&#8217;articolo in vista della pubblicazione, ho avuto una specie di cortocircuito mentale. Nella fantascienza – mi sono chiesto – soprattutto ovviamente di autore americano – si trovano esempi di razzismo anti-bianco, di connivenza con il piano Kalergi che mira alla cancellazione delle etnie di ceppo europide?</p>
<p style="text-align: justify;">Eccome, a pensarci bene, se ne trovano un bel po&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio addirittura palmare in questo senso, è il romanzo <em>Extro </em>dello scrittore americano Alfred Bester, noto come <em>Connessione computer </em>nell&#8217;edizione italiana della Editrice Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Bester non si limita a profetizzare che in un futuro che non appare lontanissimo, la questione razziale negli USA sarà risolta mescolando bianchi e neri fino ad avere una popolazione di un indistinto color caffelatte, ma apprendiamo anche che nel futuro da lui immaginato, i bianchi puri sono pochissimi, per di più affetti da numerose malattie genetiche a causa degli incroci fra consanguinei, e qui vediamo un altro “pallino” della mentalità progressista yankee per la quale una condizione monorazziale è sostanzialmente paragonata all&#8217;incesto, come se non fossero esistite e non esistano tuttora numerose popolazioni razzialmente uniformi e geneticamente sane. Orwellianamente, la manipolazione del futuro comporta la riscrittura falsata del passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto sul quale non si può non concordare, vista la differenza di Q. I. tra bianchi e neri rivelata da tutti i test, è che in questa America meticcia del futuro, assistiamo a un pauroso degrado dell&#8217;istruzione. Nel romanzo, una ragazza, per dimostrarsi colta, si mette a recitare l&#8217;alfabeto, ma poiché meno colta di quel che pensa di essere, non riesce ad andare oltre la lettera  L.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa che apprendiamo da diversi film come <em>Un tranquillo week end di paura </em>o<em> Le colline hanno gli occhi </em>e anche da diversi episodi della serie <em>X Files</em>, è che gli yankee sembrano considerare la gente di campagna una massa di degenerati pervertiti dagli istinti omicidi. Da dove viene questa brillante idea?</p>
<p style="text-align: justify;">A svelarci l&#8217;arcano, è lo scrittore e imprenditore, nonché economista vicentino Eugenio Benetazzo, che ha vissuto per diversi anni negli Stati Uniti, e li conosce piuttosto bene, e lo fa in un saggio dal titolo in dialetto veneto, <em>Gheto capio</em>, cioè “Hai capito?”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel momento in cui Benetazzo scriveva il suo saggio, la popolazione bianca di origine europea degli Stati Uniti era circa il 60%, almeno non tenendo conto della vigorosa immigrazione clandestina “ispanica” che ne sta mutando la fisionomia (va da sé che questi “ispanici” hanno assai poco a che fare con la Spagna e sono perlopiù indios meso e sudamericani o meticci). Poiché il saggio risale a diversi anni fa, considerando la minore esuberanza demografica dei bianchi di origine europea rispetto a neri, asiatici e “ispanici”, oggi la percentuale è certamente minore, se non sono già diventati minoranza nella pseudo-nazione yankee.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sbaglieremmo di molto se pensassimo che la popolazione statunitense sia distribuita uniformemente sul territorio per componenti etniche, infatti Benetazzo ci spiega che:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Sono i nuclei di insediamento nelle aree rurali che alzano abbondantemente la percentuale dei bianchi per tutta la popolazione, tuttavia queste piccolissime comunità vivono di una economia stanziale caratterizzata da relazioni commerciali quasi rarefatte: difficilmente vi troverete la sede di una grande corporation o il jet market di una famosa catena alimentare</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, se è possibile girare Detroit in lungo e in largo senza incontrare una sola faccia caucasica, questi pervertiti campagnoli sono i bianchi che, oltre ad avere un peso quasi inesistente nell&#8217;economia USA, sono costantemente presentati come perversi degenerati in forza dell&#8217;equazione che uguaglia il non meticciato all&#8217;incesto.</p>
<p style="text-align: justify;">E ricordiamo pure una serie poliziesca come “CSI, scena del crimine”, dove i profiler della FBI, sulla base di una semplice impronta di scarpa, deducono che l&#8217;assassino è “bianco, fra i trenta e i cinquant&#8217;anni”. Bianco, invariabilmente, eppure le statistiche rivelano con molta chiarezza che i neri hanno una propensione a delinquere cinque volte maggiore dei bianchi e una propensione agli stupri dieci volte maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217;, se lo ricordate, lo stesso veleno ideologico sparso a piene mani da Noel Ignatiev, appartenente – guarda un po – allo stesso gruppo etnico e pseudo-religioso di Marx, Freud, Einstein e Levi Strauss.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>L&#8217;obiettivo di abolire la razza bianca è così desiderabile che è difficile credere  che possa trovare un&#8217;opposizione diversa da quella dei suprematisti bianchi</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure, sul nostro stesso suolo europeo, in Francia, dalla LDNA (Ligue de Defense Noire Africaine):</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Europei e famiglia, il vostro genoma è criminale, ipocrita, menzognero</em>”, che ci svela il vero volto razzista anti-bianco di tanto preteso antirazzismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, commetteremmo un grave errore se pensassimo che quello di Alfred Bester sia un caso isolato. Uno degli autori più quotati della fantascienza americana è Philip Jose Farmer, e uno dei suoi cicli narrativi più noti è il Ciclo del Fiume, dove immagina che gli uomini vissuti sulla Terra, e tra questi vari personaggi storici, anche di epoche diverse, rinascano a una seconda vita in un mondo dove si trovano sulle sponde di un immenso fiume. Tra i vari personaggi che costituiscono questo vasto ciclo di romanzi corali, a un certo punto ne compare uno appartenente alla minoranza nera russa. Siete sobbalzati sulla sedia? Bene, a suo tempo, anch&#8217;io.</p>
<p style="text-align: justify;">Farmer spiega che i Russi – da sempre razzisti e cattivi, naturalmente – avrebbero sempre occultato la loro minoranza nera, a cui peraltro sarebbero appartenuti personaggi come lo scrittore Aleksander Puskin. Una breve ricerca su Wikipedia mi ha permesso di verificare che Puskin aveva in effetti una fisionomia poco caucasica, ma perché aveva antenati etiopi. Dal punto di vista genetico, la Russia è al 95% caucasica, presenta una componente mongolica pari al 5%, e di neri subsahariani non ce n&#8217;è proprio traccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricorderete, spero, la lezione di Orwell.  Non è vero ciò che è vero, ma quel che si riesce – che il potere riesce – a far credere alla gente che sia vero. La menzogna alla quale Farmer aderisce, cosciente o no che sia della sua falsità, è che le mostruosità multietniche nelle quali si stanno trasformando le nostre società, sia qualcosa di “normale” e “sempre esistito”, e che perciò, se la Russia non presenta nulla di simile, è perché lo occulta o lo ha occultato.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ha scritto <em>1984</em>, George Orwell l&#8217;ha concepito come un attacco contro i totalitarismi, ma quella che ha descritto in realtà, è la fase terminale della democrazia con la sua asfissiante <em>political correctness</em> e la capacità mediatica di distorcere la percezione della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">E tanto per rimanere in tema russo, come dovremmo sentirci nei confronti dell&#8217;americanismo, ce lo dice il titolo del romanzo di un autore russo, Fedor Dostoevskij, <em>Umiliati e offesi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;egemonia planetaria assunta dagli Stati Uniti dopo il 1945 e ancor più dopo il 1991 con la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, ha fatto sì che essa risultasse dominante nel fantastico come in tutti gli altri campi, anche se ad esempio autori inglesi hanno potuto approfittare del fatto di appartenere almeno linguisticamente allo stesso ecumene anglofono, da John R. R. Tolkien, ad Arthur Clarke, a Fred Hoyle.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l&#8217;interesse e la ricchezza dei fantastici nazionali di cui vi ho parlato in precedenza, gli autori fantastici non anglosassoni che sono riusciti a raggiungere un livello internazionale, sono pochissimi, si possono contare sulle dita di una mano. Togliendo il francese Jules Verne che è ottocentesco, l&#8217;argentino Jorge Luis Borges, il tedesco Michael Ende, il polacco Stanislav Lem, e dubito che si possa seriamente menzionare altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto per quel settore specifico della letteratura fantastica che è la fantascienza, quella statunitense o comunque anglosassone, non ha soltanto occupato tutto lo spazio disponibile, ma costituisce anche il tipo, il modello a cui gli altri fanno riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se ci sforziamo di guardare le cose da una certa distanza, ci accorgiamo che in ciò c&#8217;è qualcosa di profondamente sbagliato, di malato oserei dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapete ad esempio chi è l&#8217;autore di fantascienza che vanta il maggior numero di trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi e racconti? Philip K. Dick. Questo è certamente avvenuto sulla scia del successo di <em>Blade Runner</em>, la pellicola che nel 1982 Ridley Scott ha tratto dal suo romanzo <em>Il cacciatore di androidi</em>, e una volta tanto vediamo che il film è decisamente migliore del romanzo che l&#8217;ha ispirato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, se ci pensiamo è una vera stranezza, perché l&#8217;universo letterario di Dick è quanto sembrerebbe meno adatto a trasposizioni cinematografiche rivolte al grande pubblico, si tratta infatti di un universo cupo, angoscioso, claustrofobico, quale ci aspetteremmo da un autore la cui mente e la cui esperienza esistenziale sono state segnate dalla tossicodipendenza, gorgo nel quale per un periodo della sua vita, Dick era effettivamente caduto. Dick era effettivamente convinto che stavamo veramente correndo verso gli orrori di una terza guerra mondiale da combattersi con armi nucleari, che la scienza non poteva che sfuggire di mano all&#8217;uomo, che i poteri pubblici non facevano altro che cospirare contro i cittadini nell&#8217;intento di renderli schiavi. La sua visione del mondo si potrebbe definire un complottismo anarcoide.</p>
<p style="text-align: justify;">Una pellicola come <em>Screamers </em>del 1995, anch&#8217;essa tratta da un suo racconto, angosciosa e truculenta, è molto di più il vero Dick  di quanto lo sia <em>Blade Runner. </em>D&#8217;altra parte anche riguardo a quest&#8217;ultimo, la sceneggiatura di Ridley Scott, la bellezza delle immagini, le notevoli performance recitative di attori come Harrison Ford e Ruthger Hauer fanno passare inosservata la crudeltà della storia: sono stati creati degli esseri umani artificiali, degli androidi quasi in tutto simili alle persone normali, che naturalmente sono sfuggiti al controllo, e il compito dei cacciatori di androidi è appunto quello di individuarli ed eliminarli senza alcun riguardo al fatto che si tratta di creature senzienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Io direi che esiste una sola strada percorribile per il fantastico e la fantascienza italiani, ma anche per quelli degli altri Paesi non anglofoni, quella di allontanarsi il più possibile dai modelli americani.</p>
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, a destra <em>Connessione computer </em>di Alfred Bester, al centro un romanzo del Ciclo del Fiume di Philip Jose Farmer, a sinistra <em>Cacciatore di androidi </em>di Philip K. Dick.</p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, trentanovesima parte &#8211; Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 04:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi devo dire in tutta sincerità che mi sono più volte interrogato sul fatto di aver scelto o meno il titolo giusto per questa serie di articoli, o se, ad esempio “letteratura” invece di “narrativa” non sarebbe stato più adeguato, anche se non è difficile comprendere che la narrativa è la parte più essenziale, il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vi devo dire in tutta sincerità che mi sono più volte interrogato sul fatto di aver scelto o meno il titolo giusto per questa serie di articoli, o se, ad esempio “letteratura” invece di “narrativa” non sarebbe stato più adeguato, anche se non è difficile comprendere che la narrativa è la parte più essenziale, il cuore di ciò che chiamiamo letteratura, senza la quale critica e saggistica non avrebbero motivo di esistere.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, tutto sommato, penso che a conti fatti questa scelta sia la meno inadeguata, perché, come avete avuto modo di vedere, ho cercato in questi articoli di fare un&#8217;analisi a tutto tondo del fantastico, compresi certi fenomeni, come la cinematografia fantascientifica, specie hollywoodiana, per cui il termine “letteratura” suona ridicolmente eufemistico, là dove si può ammettere che il cinema è pur sempre una forma, se non proprio di narrativa, almeno di narrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi metto questa considerazione in premessa perché proprio di cinema hollywoodiano mi occuperò adesso, e non ci si può nascondere che esso dimostra, anche e soprattutto nel campo del fantastico, tutti i crismi della mentalità e verrebbe da dire, <u>dell&#8217;essenza</u> yankee, cioè grande disponibilità di mezzi spettacolari unita a un&#8217;assoluta povertà di idee.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 febbraio “Periodismo.com” ha pubblicato una classifica dei peggiori flop cinematografici di tutti i tempi, anche se si tratta soprattutto di pellicole recenti, e – sorpresa – sono quasi tutti film fantastici o fantascientifici. Bisogna dire che “Periodismo.com” non ha valutato la qualità delle pellicole, i giudizi della critica, gli eventuali oscar o riconoscimenti, ha fatto un conto della serva. Da una parte le spese di produzione e di promozione della pellicola, dall&#8217;altra gli incassi al botteghino, tuttavia da questo confronto emerge un dato interessante, 85 titoli sono andati decisamente in rosso, facendo registrare perdite cospicue, e non si può non notare che la maggior parte di essi sono appunto film fantastici o fantascientifici, anche se a priori va riconosciuta un&#8217;attenuante, da <em>Guerre stellari </em>in poi, ci siamo abituati a vedere film fantascientifici con effetti speciali spettacolari, il che significa produzioni ad alto o altissimo budget, il che rende più arduo rientrare nei costi.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo ad esempio un film considerato uno dei capolavori della cinematografia fantascientifica come <em>Blade Runner</em>, tuttavia forse vi stupirà sapere che tra costi e incassi al botteghino, il suo remake del 2017 <em>Blade Runner 2049 </em>nonostante abbia vinto due oscar, ha causato la perdita di 80 milioni di dollari. Un po&#8217; meno peggio è andato a un&#8217;altra pellicola stimata dagli appassionati, <em>L&#8217;uomo del giorno dopo </em>con Kevin Costner del 1997, che ne ha fatti perdere “solo” 70 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrava quasi impossibile che un film della serie di <em>Guerre stellari</em> potesse andare male, eppure, il prequel del 2018 <em>Solo: A Star Wars History </em>ha fatto perdere 77 milioni di dollari. Non è andata meglio al remake del 2017 de <em>La mummia, </em>che ne ha fatti perdere 95 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Peggio ancora, l&#8217;ultimo <em>X-Men, X-Men</em><em>: Dark Phoenix </em>del 2019 ha fatto registrare un passivo di 110 milioni di dollari, battuto però in questa corsa alla catastrofe dall&#8217;ultimo <em>Terminator, Terminator &#8211; destino oscuro</em>, sempre del 2019 che ne ha fatti perdere 130, la stessa cifra che ha fatto perdere l&#8217;ultimo <em>Matrix, Matrix Resurrection </em>del 2021.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;ultimo <em>Indiana Jones, Indiana Jones e il quadrante del destino</em> del 2023 scendiamo ancor più nell&#8217;abisso, totalizzando una perdita di 143 milioni di dollari, ma un ennesimo film che si ispira al ciclo arturiano, <em>King Arthur, il potere della spada</em>, con Jude Law del 2017, è riuscito a fare di peggio, facendone perdere 150.</p>
<p style="text-align: justify;">Al confronto, il remake del 2016 di <em>Ghostbusters</em>, un remake molto particolare in cui i cacciatori di fantasmi sono stati sostituiti da cacciatrici in omaggio alla moda femminista, è andato quasi bene, facendo registrare una perdita di “solo” 75 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Più o meno analoga la situazione delle pellicole ispirate ai fumetti o ai videogiochi. L&#8217;ultimo <em>Transformers, Transformers </em><em>–</em><em> L&#8217;ultimo cavaliere </em>del 2017 ha generato perdite per 103 milioni di dollari. Il remake o sequel di <em>Space Jam, Space Jam 2 </em><em>–</em><em> New Legends </em>del 2021 l&#8217;ha però superato  con 111 milioni di perdite, e ancora meglio ha fatto <em>Wonder Woman 1984 </em>del 2020, con una perdita di 115 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Un insuccesso ancora più brillante l&#8217;ha fatto registrare l&#8217;ultimo film dedicato al Joker, il grande nemico di Batman, <em>Joker: Folie à Deux</em> del 2024 con un flop da 152 milioni. Altri 155 sono andati persi con <em>The Flash </em>del 2023, ma sempre nello stesso anno <em>The Marvels </em>ispirato alla celeberrima omonima serie di fumetti, ne ha fatti perdere la bellezza di ben 237, che dovrebbe essere la cifra record in termine di perdite di incassi al botteghino. Al confronto, un&#8217;altra pellicola che riprende genericamente il tema del supereroe dei fumetti, <em>Shazam, furia degli dei </em>del 2023 se l&#8217;è cavata quasi bene, generando “solo” 110 milioni di perdite.</p>
<p style="text-align: justify;">Tradizionalmente, nell&#8217;ambiente hollywoodiano si pensa che i film di animazione siano meno rischiosi e più remunerativi. Allora, vediamo un po&#8217; come è andata con questi ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il pianeta del tesoro </em>del 2002 ha fatto perdere 85 milioni di dollari, altrettanti ne ha fatti rimettere <em>Il viaggio di Arlo </em>del 2015, saliamo a 87 con <em>Le cinque leggende </em>del 2012.<em> Titan A. E. </em>del 2020 ci porta a 100 milioni, ma con <em>Milo su Marte </em>del 2011 arriviamo a 122, superati però da <em>Sinbad- la leggenda dei sette mari</em> del 2003 che ne ha fatti perdere 125, mentre <em>Wish </em>della Disney del 2023 ne ha fatti segnare in rosso 132, un risultato ancora buono se lo confrontiamo con quello di un altro prodotto Disney, <em>Strange World </em><em>–</em><em> un mondo misterioso </em>del 2022, che ne ha fatti perdere 198.</p>
<p style="text-align: justify;">Date le premesse, non ci aspettiamo che un remake o uno spin-off di una pellicola di animazione porti a risultati troppo brillanti, e infatti <em>Lightyear </em><em>–</em><em> la vera storia di Buzz</em>, spin-off di <em>Toy Story </em>del 2022 è andato sotto di 122 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alle pellicole interpretate da attori in carne e ossa, ma rimanendo nel campo dei prodotti per un pubblico giovanile, si può citare la trasposizione cinematografica del classico di Jack London <em>Il richiamo della foresta</em> interpretato da Harrison Ford del 2020 che ha fatto perdere la piccolezza di 60 milioni di dollari, a 76 milioni ammontano invece le perdite di <em>Power Rangers </em>del 2017 ispirato alla celebre saga animata. <em>Pan </em><em>–</em><em> il viaggio all&#8217;isola che non c&#8217;è</em>, trasposizione del 2015 del celebre classico di Barrie, ha invece fatto rimettere 90 milioni, pur sempre meno dei 100 milioni di cui è andato sotto <em>Dolittle </em>del 2020. Ma l&#8217;ultimo film della saga dei <em>Transformers, Transformers </em><em>–</em><em> l&#8217;ultimo cavaliere</em> del 2017 è riuscito a fare peggio, con una perdita di 103 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nemmeno il fatto di ispirarsi a celebri musical sembra essere una garanzia, <em>Cats </em>del 2019 ha fatto registrare perdite per 80 milioni di dollari, e con la musica classica le cose non vanno meglio, <em>Lo schiaccianoci in 3D </em>del 2010 è andato in rosso per 82 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La lista dei flop cinematografici è ancora molto lunga, vi cito ovviamente solo i titoli fantastici e fantascientifici. <em>Wolfman </em>del 2010 con Anthony Hopkins e Benicio Del Toro ha fatto registrare 76 milioni di dollari di perdite. Con il fantaspionistico <em>Operazione U.N.C.L.E.</em> del 2015, siamo invece a 80 milioni. <em>Valerian e la città dei mille pianeti </em>del 2017 alza l&#8217;asticella a 82. <em>Supernova </em>del 2000 la porta a 83. <em>Gods of Egypt</em>  del 2016 a 85, a pari merito con <em>Il settimo figlio</em> del 2014. 88 milioni di perdite per <em>Speed Racer</em> del 2008 e per <em>Un&#8217;impresa da Dio </em>del 2007. <em>R.I.P.D. &#8211; Poliziotti dall&#8217;aldilà </em>del 2013 ne totalizza 92 milioni, che arrivano a 96 con <em>Pluto Nash </em>del 2002 con Eddie Murpy. 100 milioni tondi di perdite per <em>Jupiter </em><em>–</em><em> il destino dell&#8217;universo </em>del 2015, a pari demerito con <em>Final Fantasy </em>del 2001 ispirato al celebre videogioco, che ha fatto registrare la stessa cifra di perdite, e lo stesso dicasi per <em>Black Adam </em>del 2022. <em>Il cacciatore di giganti </em>del 2013 alza ancora l&#8217;asticella a 103 milioni. 111 milioni persi invece con <em>Gemini Man</em> del 2019 con Will Smith, superato però da <em>Chaos Walking </em>del 2021 che arriva a 112 milioni, ma <em>La casa dei fantasmi </em>del 2023 consegue un risultato davvero spettrale con 117 milioni di perdite.</p>
<p style="text-align: justify;">Non va meglio a <em>Tomorrowland </em><em>–</em><em> il mondo di domani</em> del 2015, che nonostante l&#8217;interpretazione di George Cloney accusa 120 milioni di perdite. <em>Monster Truck </em>del 2016 ne fa però registrare 123 milioni, ma con <em>Nelle pieghe del tempo</em> del 2018 con Oprah Winfrey balziamo a 130, superati a loro volta da <em>Moonfall </em>del 2022 che è arrivato a una perdita di 139 milioni. Ma <em>Battleship </em>del 2012 è arrivato a 150 milioni tondi, battuti però a loro volta da <em>Macchine mortali</em> del 2018 che è arrivato a 175 milioni di dollari di perdite.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ragioni di tutto ciò non sono difficili da comprendere: produzioni ad alto o altissimo budget a cui corrisponde un&#8217;assoluta povertà di idee. Abbiamo visto un&#8217;orgia di sequel, prequel, remake, spin-off, pellicole tratte dai fumetti, dove le idee originali sono frequenti come i denti di gallina.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene spontaneo fare il confronto con la molto meno pretenziosa produzione italiana, ad esempio un film come <em>Terrore nello spazio profondo </em>di Mario Bava, prodotto con un budget molto limitato, e mezzi per gli effetti speciali praticamente artigianali, il cui decor tuttavia è stato scopiazzato da Ridley Scott per <em>Alien, </em>perché, se c&#8217;è una cosa in cui gli yankee sono bravi, è rubare idee altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo adesso di qualcosa di del tutto diverso. E vi prego di scusarmi se riguarda me in prima persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 28 febbraio 2025, mi è arrivata del tutto inaspettata la notizia che il mio articolo <em>H. P. Lovecraft e Robert Howard:</em> <em>letteratura fantastica e visione del mondo</em>, pubblicato su “Ereticamente” in data 9.7.2012 è finalista all&#8217;Hyrkanian Award 2025, premio che viene annualmente assegnato negli Stati Uniti dalla Robert Howard Foudation.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che aumenta la soddisfazione di un simile riconoscimento, è il fatto che è raro che un premio come questo venga assegnato a un autore non americano e ancora di più a un&#8217;opera non pubblicata in lingua inglese. E poi, non c&#8217;è che dire: chi non ha i paraocchi ideologici comuni dalle nostre parti, non può non riconoscere che “Ereticamente” fa anche cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la verità, l&#8217;arcano è in parte spiegato da un&#8217;altra notizia che mi è giunta contemporaneamente, che sempre la Robert Howard Foudation ha incluso tra i finalisti al The Valusian Award che viene assegnato a riviste/pubblicazioni un&#8217;altra opera italiana, il n. 17 della rivista “Zothique” della casa editrice Dagon Press diretta dall&#8217;amico di lunga data Piero Guarriello, mentre l&#8217;Hyrkanian per cui sono finalista io, viene assegnato per la categoria saggi.  Probabilmente, la Robert Howard Foudation ha deciso di concentrare l&#8217;attenzione per i suoi premi del 2025 sulle opere italiane, ma questo naturalmente nulla toglie al riconoscimento dello spessore culturale del lavoro fatto da “Ereticamente”.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio il fatto di questa inaspettata <em>nomination</em> mi ha riportato alla memoria qualcos&#8217;altro, di cui per la verità ho esitato a parlarvi, sebbene offra lo spunto a interessanti riflessioni, perché ho sempre il timore di sembrar volere mettermi troppo in mostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei parlarvi adesso di un&#8217;altra cosa nella quale sono implicato anch&#8217;io, una volta di più, ma non in maniera così diretta.</p>
<p style="text-align: justify;">A Trieste esiste un gruppo di autori di fantascienza piuttosto vivace, autori giovani e più anziani, io sono uno dei meno giovani, che si è riunito sotto l&#8217;etichetta “Fantatrieste”. Nel 2020 il gruppo ha dato vita a un&#8217;antologia collettiva intitolata appunto <em>Fantatrieste</em>, alla quale ho partecipato anch&#8217;io. Nel 2024 è stato portato a termine un nuovo progetto, una nuova antologia collettiva alla quale ho di nuovo partecipato, <em>S\confinati</em>, che a differenza della prima, ha avuto un tema preciso, quello del confine, realtà molto presente nella vita di noi triestini.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi nascondo che i curatori dell&#8217;antologia erano intenzionati a darle un taglio di sinistra, in poche parole un abbraccio multietnico e multiculturale a scavalco dei confini, e a questo scopo è stata concepita come un&#8217;antologia internazionale, con la partecipazione di diversi autori stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la realtà ha una pessima abitudine, quella di sfuggire alle intenzioni coscienti di chi vorrebbe programmarla, specialmente se queste ultime sono dettate da un&#8217;astrazione ideologica che con essa ha ben poco a che fare.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, scorrendo il risultato finale, mi è capitato di soffermarmi su di un racconto, <em>Gli incerti confini dei mondi sottili </em>di Veronika Santo, di cui vi trascrivo un brano.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Sai </em><em>–</em><em> gli disse </em><em>–</em><em> il nonno e la nonna sono nati in Ungheria, io nel regno di Jugoslavia, ma tutti su questo stesso podere </em><em>–</em><em> Parlava piano cercando le parole giuste </em><em>–</em><em> Non ci siamo mossi noi ma i confini. Tua nonna e tuo nonno, i genitori di tua madre, sono anche loro nati in Ungheria, tua madre in Romania. Nessuno di loro però si è mai spostato da Tèmisvàr, sono stati i confini a spostarsi</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il classico discorso di sinistra sull&#8217;irrilevanza dei confini e la negazione dell&#8217;importanza della nazionalità. Tuttavia, un po&#8217; di riflessione basta a capire che si tratta di un discorso del tutto anacronistico. Poteva essere valido nell’Ottocento, nei primi due decenni del XX secolo ma non oltre, legato all&#8217;epoca in cui gli stati erano basati sul principio dinastico. Il regno di Francia era il dominio dei Capetingi-Valois-Borbone, l&#8217;impero d&#8217;Austria quello degli Asburgo, quello ottomano i domini della Sublime Porta, e così via, in modo del tutto indifferente alla nazionalità dei sudditi. Ma dal XX secolo inoltrato e soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, non è più così. Alle popolazioni di confine non è stato più dato di rimanere dove risiedevano magari da secoli o millenni, al variare dei confini degli stati, ma hanno conosciuto la sorte di essere scacciate dai nuovi padroni, perlopiù persuase ad andarsene da violenze di un&#8217;atrocità indicibile. E&#8217; successo ai Tedeschi a oriente dell&#8217;Oder, ai Finlandesi della Carelia, agli Ungheresi della Transilvania, e ovviamente – non dimentichiamolo mai – agli Italiani della sponda orientale dell&#8217;Adriatico.</p>
<p style="text-align: justify;">E non si può non notare che queste “pulizie etniche” sono state soprattutto opera dei comunisti, in stridente contrasto con gli asseriti principi internazionalisti del marxismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la narrativa fantastica si incontra con la storia, apprendiamo lezioni che sono esattamente il contrario di ciò che la vulgata democratica e di sinistra vorrebbe darci a intendere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, a sinistra, locandina di <em>Guerre stellari</em>, il film di George Lucas che è stato un po&#8217; il capostipite delle pellicole fantascientifiche ad alto o altissimo budget, al centro il n. 17 della rivista “Zothique” che condivide con me l&#8217;essere finalista ai premi della Robert Howard Foundation 2025, a destra l’antologia S<em>\confinati.</em></p>

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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, trentottesima parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 06:06:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/narrativa-fantastica-una-rilettura-politica-trentottesima-parte-fabio-calabrese/">Narrativa fantastica, una rilettura politica, trentottesima parte – Fabio Calabrese</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Io vi ho già spiegato, e non mi sembra necessario tornarci ora sopra, i motivi per i quali, tra le serie di articoli che, nel corso di questi anni ho postato su “Ereticamente”, a partire dallo scorso autunno, ho ritenuto opportuno imporre a <em>L&#8217;Eredità degli antenati</em>, se non proprio la cessazione, quanto meno un forte diradamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò comporta un problema. Se infatti, soprattutto negli ultimi tempi questa serie di articoli era divenuta ripetitiva al punto da stancare me per primo, è anche vero che le tematiche archeologiche mi hanno fornito un flusso di informazioni regolare in base al quale non c&#8217;era pericolo di ritrovarsi senza nuovi argomenti da affrontare per mantenere quella cadenza settimanale con la quale i miei articoli sono finora apparsi su “Ereticamente”, e che vorrei mantenere per non deludere chi, a questo riguardo, conta su di me.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, la creatività umana non è infinita, e quella di Fabio Calabrese meno che mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa che non è certo un mistero, e della quale penso siate già al corrente, a lato della mia attività come saggista politico (non vorrei definirmi “ideologo”, mi sembra troppo presuntuoso), ne ho un&#8217;altra come autore di narrativa fantastica e di fantascienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come soluzione “tappabuchi”, ho preso in considerazione l&#8217;idea di presentarvi sulle pagine di “Ereticamente” qualche mio scritto narrativo fra quelli più politicamente impegnati, e ho pensato in particolare a un racconto, <em>Te li ricordi quei giorni</em>, di cui vi dirò tra poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il guaio è che, come la maggior parte ormai della mia produzione narrativa, non si tratta di un&#8217;opera inedita. “Ereticamente” lascia molta libertà di esprimersi ai collaboratori, mette assai pochi paletti, ma uno, assolutamente ferreo e irremovibile, è l&#8217;inediticità di tutto quanto vi viene pubblicato, che non deve essere comparso da nessuna altra parte in nessun&#8217;altra forma, anche se, ho pensato, trattandosi in questo caso di narrativa e non di saggistica, magari si poteva fare un&#8217;eccezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle more della questione, mi è venuto in mente che la genesi di questo racconto ha una storia interessante, non meno del racconto stesso, e che come tematica, rientra pienamente nella nostra <em>rilettura politica </em>della narrativa fantastica, e a raccontarvela non violo in alcun modo il principio dell&#8217;inediticità che gli scritti destinati a comparire su “Ereticamente” devono rispettare. Se finora mi sono astenuto dal parlarvene, è perché riguarda me in prima persona, e non vorrei dare l&#8217;impressione di volermi mettere troppo in luce, di ritenermi qualcosa di più di un semplice militante dell&#8217;idea, che combatte con la parola non avendo altre armi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inizio di questa storia, del resto, non è dipeso da me, ma da una persona di ben altra levatura, Gianfranco De Turris. Suppongo che tutti voi conosciate De Turris come presidente dell&#8217;Associazione Julius Evola, ma forse vi è meno noto che ha anche alle spalle una vastissima attività nel campo della letteratura fantastica, come autore, saggista, traduttore, curatore di collane (in questo c&#8217;è forse un parallelismo con la mia stessa cifra esistenziale). Purtroppo, negli ultimi tempi l&#8217;età e gravi problemi di salute, soprattutto alla vista, l&#8217;hanno costretto a ridurre drasticamente la sua attività, e questa è una grave perdita per tutti noi, in entrambi i settori, quello politico e quello fantastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2002 De Turris si occupò di dare vita a un&#8217;antologia per la Vallecchi, allo scopo di contribuire al rilancio di questa un tempo prestigiosa casa editrice fiorentina. La tematica scelta per questa antologia era l&#8217;ucronia centrata sulla storia italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ucronia (termine che significa non-tempo, così come utopia significa non-luogo) è la “storia scritta con i se”, cosa sarebbe accaduto se la seconda guerra mondiale fosse andata in un altro modo, se la guerra civile americana fosse stata vinta dai sudisti, se Colombo per il suo viaggio di scoperta che l&#8217;avrebbe portato nel Nuovo Mondo si fosse rivolto ai Veneziani invece che agli Spagnoli, se la guerra dei Cent&#8217;anni fosse stata vinta dagli Inglesi, se l&#8217;impero romano non fosse mai caduto, o addirittura se l&#8217;asteroide che 66 milioni di anni fa cadde sul nostro pianeta portando all&#8217;estinzione i dinosauri, non vi si fosse mai abbattuto e oggi l&#8217;umanità convivesse con una razza di sauri intelligenti, le possibilità sono infinite.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una gestazione piuttosto lunga, l&#8217;antologia uscì nel 2005 con il titolo <em>Se l&#8217;Italia</em>. Nell&#8217;introduzione che ha assunto la dimensione di un saggio piuttosto corposo, De Turris spiega un concetto importante: nell&#8217;ucronia, che è nata come genere collaterale alla fantascienza, in genere gli autori italiani ottengono risultati migliori degli americani non soltanto in ragione di una migliore conoscenza della storia, cosa che indubbiamente ha la sua parte, ma perché negli USA l&#8217;ucronia svolge una funzione rassicuratoria, mostrando che qualsiasi alternativa sarebbe stata meno piacevole della fortunata catena di circostanze che li ha portati a essere la prima potenza mondiale, e finisce per sfociare nell&#8217;utopia negativa. Al contrario noi usciamo da una storia davvero sfortunata di quindici secoli di divisioni, invasioni e dominazioni straniere, e possiamo facilmente considerare alternative migliori per la nostra Penisola.</p>
<p style="text-align: justify;">De Turris consultò anche me per la realizzazione dell&#8217;antologia. Scrivere su commissione riguardo a un tema prefissato, è impegnativo, ma proprio per questo è una sfida interessante, e venirne a capo, lo considero una prova di raggiunto professionismo, sia pure in un campo come la fantascienza italiana, dove nessuno è un professionista nel senso di poter vivere di questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel racconto che scrissi, <em>Te li ricordi quei giorni</em>, ho immaginato che l&#8217;Unione Sovietica non sia caduta (accenno anche a un cardinale che i comunisti avrebbero fucilato in Polonia, un certo Carol Woytila) e che il compromesso storico abbia portato l&#8217;Italia dritto sotto un regime comunista. L&#8217;Italia diventata comunista era “l&#8217;ultimo teschio aggiunto alla collana della dea Kalì”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto,un militante di destra, figlio di un milite e di un&#8217;ausiliaria della RSI uccisi dai partigiani, e a sua volta costretto a fuggire all&#8217;estero, torna in Italia in incognito per vendicarsi di un ex partigiano responsabile della morte dei genitori e di un amico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo del racconto l&#8217;ho pensato ispirato ai versi di una canzone – proibitissima dal regime – che ho immaginato girasse in questo cupo mondo alternativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Te li ricordi quei giorni folli,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>quei giorni strani,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>sembrava di toccare il cielo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>con le mani.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il riferimento è alla generazione della contestazione. Il &#8217;68 fu certo un fenomeno manovrato dall&#8217;Unione Sovietica nel tentativo di sostituire un&#8217;espansione militare resa impossibile dal deterrente atomico della NATO con una conquista ideologica, ma l&#8217;ansia di rinnovare il mondo, di farne uno migliore, di certo non esclusiva della sinistra, ma propria anche dei militanti della sponda opposta, era un fenomeno genuino.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione di De Turris mi sorprese, giudicò il racconto troppo politico per i fini dell&#8217;antologia. Dovetti così ripiegare su qualcos&#8217;altro. Un paio di anni prima avevo pubblicato un altro racconto, <em>Il tempo di Giano </em>nell&#8217;antologia <em>Le ali dell&#8217;impero </em>edita da Il Cerchio di Rimini. Si trattava di una delle antologie che Adolfo Morganti allestiva annualmente sulla base dei dieci racconti finalisti del premio San Marino, e qui questo mio racconto aveva ottenuto un lusinghiero terzo posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto è basato sull&#8217;idea che da qualche parte in una località sperduta del Lazio esista una piccola comunità di discendenti dei seguaci di Remo allontanatisi dagli altri dopo l&#8217;uccisione di quest&#8217;ultimo da parte di Romolo. Un giovane archeologo che non sa di essere la reincarnazione di Remo, viene mentalmente inviato indietro nel tempo allo scopo di evitare il fratricidio, con un viaggio che cambierà il destino di Roma e l&#8217;intero corso della storia mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo racconto incontrò il diniego di De Turris, perché nell&#8217;antologia non dovevano comparire opere già edite. Mi rimisi al lavoro, ma questa volta non completamente partendo da zero, infatti riscrissi completamente il racconto facendo ben più di una semplice revisione, ma modificando proprio l&#8217;idea di base. Se infatti <em>Il tempo di Giano </em>è la storia di un viaggio nel tempo, sia pure mentale, il nuovo racconto che scrissi, <em>Primavera sacra </em>parte sin da principio nella realtà alternativa che avevo concepito, è una vera ucronia. <em>Primavera sacra </em>fu finalmente accettato, e dato che nell&#8217;antologia i racconti sono disposti in ordine cronologico “da Romolo a Berlusconi”, è proprio quello cui è toccato l&#8217;onore di aprire il volume. Nel 2016 <em>Primavera sacra </em>è stato ripubblicato dalle Edizioni Scudo in un&#8217;antologia che prende il nome proprio da questo racconto, <em>Primavera sacra e altri incantesimi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Scusate, ma riuscire a scrivere due racconti sostanzialmente diversi partendo dalla stessa idea di base, la considero un&#8217;altra prova di raggiunto professionismo nell&#8217;arte dello scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un aspetto di questa storia che non ho mai raccontato, come è nata l&#8217;ispirazione che ha dato origine a <em>Il tempo di Giano </em>e<em> Primavera sacra.</em> Stavo guardando la televisione, dove davano un programma di intrattenimento, uno di quelli dove è possibile per gli spettatori chiamare in studio. A un certo punto arriva una telefonata di un tale che dice, o almeno così mi è parso di sentire: “Chiamo da Rema in provincia di Roma”.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo ha messo in moto tutto quanto. Ma successive ricerche non mi hanno permesso di accertare l&#8217;esistenza di una località chiamata Rema né in provincia di Roma né altrove. Mistero!</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche tempo dopo che <em>Primavera sacra </em>era stato inserito nel sommario di <em>Se l&#8217;Italia</em>, ricevetti un messaggio di De Turris. Sebbene non l&#8217;avesse trovato adatto per la sua antologia, non voleva che nemmeno <em>Te li ricordi quei giorni </em>andasse sprecato. Mi chiese il permesso di girarlo a Errico Passaro, che stava anche lui preparando un&#8217;antologia, ma dal taglio più politico. Naturalmente, fui ben lieto di acconsentire.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antologia di Passaro, che fu edita dall&#8217;Editoriale Pantheon aveva un&#8217;impostazione chiaramente anti-illuminista già nel titolo: <em>Il sonno della ragione non genera mostri</em>, che capovolgeva il senso della famosa frase di Goya.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Errico Passaro, uno dei molti che oggi purtroppo non sono più fra noi, come De Turris e me, abbinava l&#8217;interesse per la letteratura fantastica a un preciso impegno politico. Ricordo di averlo conosciuto a una convention a San Marino. Cercava racconti di heroic fantasy per la pagina letteraria del “Secolo d&#8217;Italia” di cui era collaboratore, e mi avvicinò a questo scopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con molta delicatezza mi chiese se per me era un problema collaborare con un giornale politico. Gli risposi che per mio conto la cosa non era affatto un problema, lo sarebbe stato invece se una simile richiesta mi fosse venuta da un giornalista dell&#8217;“Unità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto che gli feci avere, <em>Il cavaliere senza nome</em>, non dovrei dirlo io che ne sono l&#8217;autore, ma ha perlomeno un grosso pregio, quello di essere ispirato alle tradizioni germaniche, in particolare alla <em>Hildebrandsage</em>, la leggenda di Hildebrand, che fa parte del ciclo dei Nibelungi, piuttosto che alle pseudo-tradizioni anglosassoni che ormai nella heroic fantasy ce le ritroviamo dappertutto, fritte e rifritte in tutte le salse.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il cavaliere senza nome </em>fu pubblicato sulla pagina letteraria di un numero del “Secolo d&#8217;Italia” del 1999.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo che il giorno previsto per l&#8217;uscita del giornale con il mio racconto, mi recai all&#8217;edicola sotto casa per acquistare una copia del “Secolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;edicolante, con cui non avevo mai parlato di politica, mi guardò in una maniera strana, e mi disse che ero fortunato, perché in effetti ne aveva una copia, però, se volevo, aveva anche una decina di copie dell&#8217;“Unità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non raccolsi la provocazione e non dissi nulla, poiché non vedevo alcuna utilità nel battibeccare con quella persona, francamente, di cosa pensasse, non me ne importava un fico.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che stavolta raccogliere le fila del discorso sarà un po&#8217; complicato, forse proprio perché stavolta ha una forte componente autobiografica.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo visto altre volte che i grandi autori del fantastico sono generalmente invisi alla sinistra, basta fare i nomi di Orwell, di Borges, di Lovecraft, di Tolkien, anche se in particolare su quest&#8217;ultimo abbiamo assistito a un atteggiamento ondivago da parte dei “compagni” che di volta in volta, nel tempo hanno alternato momenti di feroce ostilità a tentativi piuttosto risibili di annessione ideologica, di fronte al successo da lui incontrato presso generazioni di lettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta innegabile, però, che Tolkien, come gli altri che ho nominato, è lontano mille miglia dalla loro mentalità.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa cosa, direi, accade, su un piano più modesto, per molta parte degli operatori italiani nel campo del fantastico. Persone come Gianfranco De Turris, Adolfo Morganti, Errico Passaro, e se permettete, anche il sottoscritto, hanno alternato o fuso l&#8217;interesse per la letteratura fantastica con un impegno politico non certo di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo è logico che sia così, il fantastico, la fantasy, l&#8217;ucronia sono una scuola di esercizio della libertà immaginativa che mal si concilia con il plumbeo e oppressivo dogmatismo del politicamente corretto democratico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, a sinistra <em>Se l&#8217;Italia</em>, antologia curata da Gianfranco De Turris, al centro, <em>La valle dello zodiaco</em>, romanzo di Errico Passaro a quattro mani con Claudio Asciuti, a sinistra la mia antologia di fantascienza sociologica <em>I mondi di domani</em>, pubblicata dalle Edizioni Scudo.</p>

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		<title>Ursus, il pugno al servizio di Dio &#8211; Riccardo Rosati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2025 06:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto d'Autore]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Cozzolino]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[VINTAGEVERSE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché ho scelto quel tema, quel personaggio? Sapevo, o forse ne avevo il sentore, che non sarebbe stato, ma magari mi sbaglio, nelle corde dei gusti contemporanei. Benché io sia cresciuto in un contesto anglicano, quindi protestante, da non poco tempo ho ritrovato il mio essere cattolico; molto è dovuto ai miei studi e ricerche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
Perché ho scelto quel tema, quel personaggio? Sapevo, o forse ne avevo il sentore, che non sarebbe stato, ma magari mi sbaglio, nelle corde dei gusti contemporanei. Benché io sia cresciuto in un contesto anglicano, quindi protestante, da non poco tempo ho ritrovato il mio essere cattolico; molto è dovuto ai miei studi e ricerche di Museologia e di Beni Culturali, nel pensare, scrivere e dimostrare che l&#8217;Italia è il centro del mondo. E, pertanto, ho scelto quello che forse altri non avrebbero scelto, un po’ come la lezione di Robert Frost, nella sua poesia “The Road Not Taken” (1915), opera citata in quel meraviglioso “film didattico” dell&#8217;australiano Peter Weir che è <em>L&#8217;attimo fuggente </em>(“Dead Poets Society”, 1989); epocale e intenso è pure il suo <em>Picnic ad Hanging Rock </em>(“Picnic at Hanging Rock”, 1975), una pellicola mistica, persino religiosa, nel concetto di <em>ultraterreno</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, a me è capitato in un blasonato liceo di Roma di essere chiamato: “Capitano, mio Capitano”, forse perché spiego ciò che altri ritengono inutile o peggio superfluo? Credo che Ursus non sia solo un “simpatico eroe”, bensì un baluardo di quella lotta che spaventa molti. Non voglio ricollegarmi a categorie comunque necessarie – Tolkien insegna – come Bene e Male, però esistono. Il negarlo è fuggire. Ursus non fugge. La sua è una lotta eterna che prima o poi arriverà a soluzione. Vi è stata inoltre la grande sfida del <em>mestiere della scrittura</em>: elaborare qualcosa di tuo in un personaggio creato da un altro (Giuseppe Cozzolino), ma questo è sempre accaduto nella cosiddetta cultura <em>pop</em>, si pensi alla Marvel, alla DC o alla nostra Bonelli; inserirsi in un solco e poi metterci del proprio <em>senza deviare dalla filologia della essenza</em>. Un tale sforzo intellettuale e creativo è benefico per uno che è principalmente un saggista, avere siffatta occasione di libertà, senza pensare di dimostrarsi colto, preparato o altro. Se la saggistica e la scienza umanistica ambissero non solo a informare e problematizzare, ma a rendere anche uno scritto o una lezione un momento umano – i migliori scrivono e insegnano così – allora non avremmo studenti a scuola o alla università annoiati e spenti. Ursus alla fine è Roma, e per me Roma è il punto da dove ricominciare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riccardo Rosati</em></p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, trentasettesima parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 04:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[George Orwell]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come sapete, in questa serie di articoli ho trattato l&#8217;argomento del fantastico e delle sue implicazioni politiche sotto due diverse prospettive, la prima, la più classica, quella della suddivisione per generi, l&#8217;altra, quella delle varie letterature fantastiche nazionali non di lingua inglese, volta a sottolineare il fatto che la schiacciante preponderanza che sembrano oggi aver [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come sapete, in questa serie di articoli ho trattato l&#8217;argomento del fantastico e delle sue implicazioni politiche sotto due diverse prospettive, la prima, la più classica, quella della suddivisione per generi, l&#8217;altra, quella delle varie letterature fantastiche nazionali non di lingua inglese, volta a sottolineare il fatto che la schiacciante preponderanza che sembrano oggi aver raggiunto in questo campo gli autori anglofoni non è dovuta a una loro particolare propensione al fantastico, ma unicamente al fatto che una potenza di lingua inglese, gli Stati Uniti d&#8217;America, ha raggiunto una posizione di predominio a livello planetario, e che altri fantastici non anglofoni avrebbero avuto potenzialità non dissimili e forse anche superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, forse ingenuamente, mi sembrava di aver detto praticamente tutto quanto c&#8217;era da dire nell&#8217;uno e nell&#8217;altro dei due settori, e che di conseguenza, il discorso andava chiuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimamente, un&#8217;attenta riflessione mi ha persuaso che forse le cose non stanno esattamente in questi termini. C&#8217;è almeno un aspetto della questione che merita un ulteriore approfondimento rispetto agli elementi che vi ho già dato. Mi riferisco a George Orwell e al suo romanzo capolavoro <em>1984.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Comincio in particolare da quella che è, penso. Una mia scoperta, sebbene si tratti di un fatto che chiunque con un minimo di buona volontà avrebbe potuto verificare. C&#8217;è una diffusa leggenda secondo la quale Orwell avrebbe scelto il 1984 per ambientarvi la sua fosca distopia semplicemente invertendo le due cifre finali dell&#8217;anno in cui il libro sarebbe stato scritto, il 1948. Leggermente impossibile, a meno che Orwell non si sia fatto prestare da H. G. Wells la macchina del tempo, infatti la prima edizione inglese del libro è del 1947, ed è difficile pensare che un testo sia pubblicato un anno prima di essere scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra un particolare di poco conto, e invece io penso che sia una chiave di lettura che ci apre delle prospettive molto interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è stato scritto con ogni probabilità nel 1944, e Orwell avrà semplicemente ambientato la sua distopia quarant&#8217;anni nel futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa molte cose. Salta subito all&#8217;occhio che il bersaglio polemico di Orwell è il comunismo, e durante la guerra la censura non permetteva di parlar male di esso e di Stalin, “lo zio Joe” come lo chiamava la propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo a conflitto terminato, e con il calare sopra metà Europa della Cortina di Ferro, gli Inglesi cominciarono a rendersi conto del tremendo errore che avevano fatto, distruggendo con i fascismi un argine fondamentale alla diffusione planetaria della mostruosità del comunismo staliniano. “Abbiamo ucciso il porco sbagliato”, dovette ammettere a denti stretti Winston Churchill.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere meglio tutta la faccenda, bisogna dire qualcosa della personalità e della vicenda umana di Orwell. George Orwell, il cui vero nome era Eric Arthur Blair era, si può dire, un anarchico libertario, uno spirito inquieto che forse si potrebbe definire un esponente <em>ante litteram </em>della beat generation. Trascorse parte della sua vita in vagabondaggi tra l&#8217;Inghilterra e la Francia, dei quali ci ha raccontato nel suo libro <em>Senza un soldo a Parigi e a Londra</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Voi capite già da questo breve e incompleto ritratto che era l&#8217;ultimo uomo al mondo che potesse essere anticomunista per egoismo di classe o per uno dei soliti, scontati motivi invocati dall&#8217;armamentario ideologico della sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo scoppio della guerra civile spagnola, Orwell si recò in Spagna, arruolandosi nelle file repubblicane, combattendo in particolare in Catalogna, ma qui la realtà dei fatti si dimostrò alquanto diversa da come verosimilmente se l&#8217;era immaginata e da come ancora adesso racconta la bugiarda propaganda antifascista che perlopiù passa ancora per narrazione storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tardò a rendersi conto che quella spagnola era una guerra civile <u>doppia</u>, che mentre combattevano i franchisti, le formazioni comuniste erano impegnate in una guerra civile parallela contro gli altri repubblicani e gli anarchici.</p>
<p style="text-align: justify;">Al ritorno dall&#8217;esperienza spagnola, Orwell pubblicò quello che in effetti era il suo diario di guerra, <em>Omaggio alla Catalogna</em>, che venne subito interpretato come un feroce pamphlet anticomunista, ma aveva semplicemente il torto di raccontare i fatti così come li aveva vissuti invece di adeguarsi agli stereotipi della propaganda antifascista.</p>
<p style="text-align: justify;">Io a questo punto non resisto alla tentazione di raccontarvi un episodio che mi riguarda personalmente. Anni fa fui incaricato di accompagnare una classe al cinema, alla visione di un film sulla guerra di Spagna, si trattava di <em>Terra e libertà </em>del 1995 di Ken Loach. Mi ero preparato un discorso da tenere ai ragazzi il giorno dopo la visione della pellicola, per scoprire gli altarini di questo conflitto e illuminarli sulla realtà della guerra civile <u>doppia</u>. Con mia sorpresa, mi resi conto che non era affatto necessario. Con inaspettata sincerità, la pellicola mostrava comunisti e anarchici intenti a risolvere le loro divergenze sparandosi addosso.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quasi superfluo dire che durante il conflitto spagnolo, Francia e Inghilterra erano nettamente mobilitate dalla parte “repubblicana”, quelle stesse Francia e Inghilterra che di lì a qualche anno, aizzando i Polacchi a irrigidirsi sulla questione di Danzica – che, ricordiamo, <u>era una città tedesca</u> – furono causa diretta dello scoppio della seconda guerra mondiale, e quindi di un assetto postbellico che avrebbe regalato a Stalin il dominio su mezza Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, poiché i comunisti, con il metodo brutale che si è detto, stavano prevalendo all&#8217;interno della fazione “repubblicana”, è quasi inammissibile che non si rendessero conto del pericolo insito nel trovarsi con due stalinismi convergenti, da est e dall&#8217;angolo sud-occidentale del nostro continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna dire poi che “il vizietto” di condurre una guerra civile parallela non solo contro il fascismo, ma contro le formazioni non comuniste, i comunisti non l&#8217;hanno affatto perso dopo le vicende spagnole. Ricordiamo, durante la guerra civile italiana 1943-45, l&#8217;episodio della brigata partigiana Osoppo che fu massacrata dai comunisti della brigata Garibaldi alle Malghe di Porzus, e il comandante partigiano comunista Salvatore Moranino che era uso segnalare alle SS i movimenti delle formazioni non comuniste.</p>
<p style="text-align: justify;">La famosa unità antifascista non è mai esistita se non nelle menzogne della propaganda postbellica. La verità pura e semplice è l&#8217;incompatibilità. L&#8217;impossibilità a lungo temine della coesistenza di qualsiasi altro sistema politico con il comunismo che si è sempre mosso nella prospettiva della rivoluzione mondiale vaticinata da Marx.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo a Orwell. Dopo <em>1984</em>, il suo libro più noto è probabilmente <em>La fattoria degli animali</em>, è un testo che ha l&#8217;apparenza di una favola per bambini i cui protagonisti sono animali parlanti, è invece una spietata caricatura non solo del comunismo, ma di tutte le rivoluzioni di stampo giacobino che hanno portato a sostituire un&#8217;élite con un&#8217;altra senza che la grande massa dei dominati ne ricevesse alcun reale beneficio. In una fattoria gli animali si ribellano ai loro padroni umani. Dopo un po&#8217; i maiali prendono il controllo della situazione, imparano a camminare su due zampe e a portare vestiti, sono diventati in tutto uguali agli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune battute di questo libro che sbugiardano senza appello le utopie della sinistra, sono diventate famose e passate in proverbio, ad esempio “Siamo tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Davvero, ce n&#8217;è di che attirare l&#8217;odio di chi si lascia incantare dall&#8217;utopia marxista anche senza <em>1984</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E tralasciamo pure il fatto che questa battuta davvero <em>tranchant </em>fu involontariamente citata dal gran capo dei comunisti italiani, Palmiro Togliatti, “il migliore” il giorno che affermò “Io sono uno di quei compagni a cui si da del lei”.</p>
<p style="text-align: justify;">E veniamo finalmente a parlare del capolavoro di George Orwell. <em>1984 </em>è un libro che ha avuto una sorte strana, si tratta infatti di un testo molto più citato da molti che non l&#8217;hanno mai preso in mano, che non effettivamente letto, eppure vi posso assicurare che non si tratta di un testo né molto lungo né di difficile lettura. E&#8217; come un tunnel di cui molti sbirciano l&#8217;ingresso, ma pochi hanno il coraggio di entrare. Con tutto ciò, rimane però un <em>long seller</em>, uno di quei testi sempre presenti in libreria, continuamente ristampati, prova del fatto che almeno una frangia di lettori vi trova un insegnamento fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso sia utile, riguardo a questo libro, cominciare a dare un&#8217;occhiata allo scenario geopolitico che disegna. Vi sono tre superpotenze che si contendono il dominio del pianeta attraverso una serie continua di guerre localizzate e continui rovesciamenti di alleanze, in base al principio che “la guerra è la pace”, cioè che uno stato più o meno permanente di guerra esterna assicura la stabilità dell&#8217;ordine sociale e politico, esse sono Eurasia, Estasia e Oceania.</p>
<p style="text-align: justify;">Estasia è, come si desume dal nome, una potenza asiatica, probabilmente una Cina che ha esteso il suo dominio a tutta l&#8217;Asia non sovietica approfittando dello scompiglio creato dall&#8217;invasione giapponese nelle ex colonie europee in Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Eurasia è in sostanza l&#8217;Unione Sovietica che, dopo aver travolto la barriera rappresentata dal Terzo Reich e dai suoi alleati, non ha avuto problemi a estendere il proprio dominio fino a Gibilterra. E a questo riguardo, ci si rende conto che Orwell aveva intuito ben prima di Churchill che gli Occidentali stavano “uccidendo il porco sbagliato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oceania non è il continente formato dall&#8217;Australia, Nuova Zelanda e isole del Pacifico, bensì una potenza attorno all&#8217;oceano Atlantico, cioè l&#8217;America con la Gran Bretagna diventata una sua propaggine affacciata davanti alle coste del continente europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta in sostanza dello scenario del mondo postbellico quale era possibile immaginarlo prima del D-day del 6 giugno 1944, e questa a mio parere è un&#8217;ulteriore riprova del fatto che il libro non è stato scritto nel 1948 ma quattro anni prima, ed è stato bloccato dalla censura bellica.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda di Winston Smith, il protagonista di <em>1984</em> è ambientata in un&#8217;Inghilterra “oceanica”, ossia trasformata in una propaggine del dominio americano, e in questo la sua predizione non è andata certo lontana dalla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Orwell non nutriva alcun dubbio sul fatto che, confrontandosi coi due totalitarismi dell&#8217;Eurasia e dell&#8217;Estasia, la democrazia liberale sarebbe scomparsa, o meglio si sarebbe essa stessa trasformata in un totalitarismo, e in effetti il clima bellico, fatto di propaganda e censura, inclinava proprio in questa direzione, ma, se guardiamo bene, il Grande Fratello, il leader dell&#8217;Oceania è un tiranno molto americano, che affida il suo potere soprattutto alla invasiva potenza plagiaria dei media.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che si respira in <em>1984 </em>è un cupo clima di oppressione, dove solo la più ignobile delazione offre una via di salvezza.</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Sotto i rami del castagno</p>
<p style="padding-left: 40px;">io ho tradito te,</p>
<p style="padding-left: 40px;">tu hai tradito me”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è spesso obiettato, non senza fondamento, che la distopia di Orwell avrebbe mancato la sua previsione, nel senso che i modi feroci del Grande Fratello appaiono tutto sommato anacronistici, e che un controllo più efficace della popolazione si può ottenere non con la repressione, ma con il soddisfacimento degli istinti, come avviene ne <em>Il mondo nuovo </em>di Aldous Huxley. Ciò è, almeno in parte vero, tuttavia alcune ipotesi contenute in <em>1984</em> appaiono davvero profetiche, per esempio quella relativa alla neolingua, un linguaggio semplificato che viene introdotto per ridurre la capacità di pensare. Beh, questa è proprio una via sulla quale ci stiamo incamminando, si veda, non a caso, la sparizione del modo congiuntivo che pare la gente abbia sempre più difficoltà a usare. Non a caso, perché il congiuntivo è il modo dell&#8217;ipotesi, “se fosse, allora&#8230;”, quindi della possibilità di pensare alternative. Lentamente, il nostro linguaggio si può trasformare in neolingua.</p>
<p style="text-align: justify;">Come vi dicevo, <em>1984 </em>è un libro molto più citato che non effettivamente letto. Quando lo si cita a sproposito, generalmente ci si riferisce ai timori suscitati dallo sviluppo tecnologico, dimenticando spesso che la tecnologia in sé è uno strumento né buono né cattivo, dipende da come lo si usa, come un coltello può essere il bisturi di un chirurgo che salva una vita, o il pugnale di un assassino, ma a parte ciò, se lo si fosse davvero letto, ci si sarebbe accorti che in <em>1984 </em>di tecnologia futuribile ce n&#8217;è davvero poca.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse l&#8217;unica eccezione è rappresentata dalla televisione che funziona nei due sensi. Mentre la gente la osserva, e c&#8217;è un televisore in ogni ambiente, il cui volume può essere abbassato, ma che non può essere spento, viene a sua volta osservata, e tramite essa la polizia controlla il comportamento di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una curiosità che pochi sanno, è che, quando negli anni &#8217;40 dello scorso secolo fu inventata la televisione, fu effettivamente sperimentato un televisore che funzionava nei due sensi, poi l&#8217;idea fu abbandonata perché poco pratica o costosa. Può darsi che Orwell ne abbia saputo qualcosa, anche se come metodo di sorveglianza non funzionerebbe, richiedendo un numero di sorveglianti pari a quello dei sorvegliati.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa idea di gente sorvegliata e spiata continuamente ha fatto sì che sia stato dato il nome di <em>Grande fratello </em>al capostipite dei <em>reality show </em>che da un quarto di secolo impestano le nostre televisioni e costituiscono l&#8217;equivalente della vecchia arte, resa oggi impraticabile dall&#8217;invenzione delle chiavi e serrature yale, di spiare attraverso il buco della serratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che se la televisione fosse stata inventata nella preistoria, neanderthaliani e pitecantropi avrebbero verosimilmente schifato questo tipo di programmi, ma forse sarebbe stato apprezzato dagli australopitechi col cervello non più grande di una noce di cocco, e comunque, chiamare <em>Il grande fratello </em>il più longevo di essi, mi pare un&#8217;offesa permanente che continua da un quarto di secolo, alla memoria di Orwell.</p>
<p style="text-align: justify;">Su una cosa si può comunque convenire, che se Orwell è un grande autore fantastico odiato dalla sinistra, non è certo il solo, accanto ai suo si possono allineare i nomi di Tolkien, di Lovecraft, di Borges, e questa è una ragione in più per tenerci caro tutto il genere fantastico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NOTA</strong><strong>:</strong><strong> Nell&#8217;illustrazione, i tre romanzi di George Orwell menzionati nel testo, non sono peraltro i soli che ha scritto, <em>Omaggio alla Catalogna, La fattoria degli animali </em>e<em> 1984.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>VINTAGEVERSE! &#8211; Francesco G. Manetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco G. Manetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 10:23:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto d'Autore]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scheda biografica del napoletano Giuseppe Cozzolino, ideatore il Progetto Vintageverse concretizzatosi nel maggio 2024 in un corposo volume edito da Ali Ribelli di Gaeta, è altrettanto “corposa” come il suo volume! Infatti, come possiamo leggere nelle appendici al libro, il Nostro, classe 1967, “è scrittore, saggista, produttore web, docente di Storia del Cinema e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/vintageverse-francesco-g-manetti/">VINTAGEVERSE! &#8211; Francesco G. Manetti</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">La scheda biografica del napoletano Giuseppe Cozzolino, ideatore il Progetto Vintageverse concretizzatosi nel maggio 2024 in un corposo volume edito da Ali Ribelli di Gaeta, è altrettanto “corposa” come il suo volume! Infatti, come possiamo leggere nelle appendici al libro, il Nostro, classe 1967, “è scrittore, saggista, produttore web, docente di Storia del Cinema e Storia delle Comunicazioni di Massa presso l’Università di Napoli L’Orientale, 2001-11, Suor Orsola Benincasa, dal 2013; come scrittore e giornalista si è specializzato in cinema, fumetti e narrativa pulp; ha scritto di questi argomenti su numerose riviste specializzate (L’Eternauta, L’Altro Regno, Play Magazine, Amarcord, La Rivista del Cinematografo, M-La Rivista del Mistero), quotidiani locali e nazionali (Il Tempo, Roma, Il Mattino) e sulle pagine Cultura e Spettacoli de Il Mattino di Napoli; è autore dei volumi Cult Tv. L’universo dei telefilm (Falsopiano, 2000), Planet Serial. I telefilm che hanno fatto la storia della TV (Aracne, 2004) e di una serie di saggi per antologie e riviste specializzate; è stato fondatore dell’Associazione/Network Mondo Cult dedita alla promozione del giallo, del thriller e dell’horror fra letteratura, cinema e fumetti (2009) e ha curato, con Valerio Caprara, Noir Factory – Laboratorio di Cinema &amp; Scrittura (2016) in sinergia con Scuola di Cinema di Napoli e Serial Lab – Talk Lab sulle Serie Tv (2019); nel 2018 crea il Blog Un Totò al Giorno dedicato ai film del Principe della Risata, con cui ha realizzato eventi e iniziative sul territorio; nel 2019 è stato opinionista per Cinematografo (Raiuno)”.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Un curriculum non indifferente, come vediamo. La sua idea vincente, nella quale ha avuto piacere di coinvolgere anche chi vi scrive, è stata quella di rifarsi ai canoni narrativi del comic supereroistico degli anni &#8217;60/&#8217;70 (soprattutto Marvel e DC) e alla cinematografia (del grande e piccolo schermo) pop della stessa epoca per creare, con operazione mitopoietica (pensiamo a Tolkien, a Lovecraft, a Barks, a Roddenberry&#8230;), un universo alternativo e coerente, però non più “americano”, bensì quasi del tutto italiano/europeo come ambientazione, nel quale potessero muoversi e agire &#8220;supereroi&#8221; completamente nuovi &#8211; all&#8217;insegna della più sana e stimolante nostalgia (pensando con ciò all&#8217;etimo del termine, che rimanda al greco antico e al positivo &#8220;struggimento del ritorno&#8221; che coglie chi con la mente rievoca le cose più belle del passato proprio e della sua comunità).</span></p>
<figure id="attachment_64689" aria-describedby="caption-attachment-64689" style="width: 196px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-64689" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-196x300.jpg 196w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-670x1024.jpg 670w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-768x1173.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_.jpg 982w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /><figcaption id="caption-attachment-64689" class="wp-caption-text">La copertina del libro, disegnata da Stefano Guerrasio</figcaption></figure>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Al sottoscritto, impenitente “toscanaccio”, è stato affidato il personaggio di Sophie da Vinci, una ragazza fiorentina, studiosa e geniale, discendente di Leonardo, che vive avventure nel mondo del &#8220;realismo magico&#8221;, degli &#8220;antichi astronauti&#8221; e della cosiddetta &#8220;archeologia misteriosa&#8221;; il racconto è ambientato durante i terribili giorni dell&#8217;Alluvione (che in Toscana è, per antonomasia, quella del novembre 1966, che vide l&#8217;Arno compiere incredibili devastazioni) nei paesi di provincia dove ho vissuto fino al 1996. In questo volume, coordinati da Cozzolino, ho ritrovato numerosi &#8220;compagni di viaggio&#8221;: per esempio il giornalista Stefano Priarone (che conobbi ai tempi della fanzine &#8220;Collezionare&#8221; e poi diventò collaboratore di &#8220;Dime Press&#8221;, la rivista bonelliana della Glamour), Mario Farneti (il creatore della saga di &#8220;Occidente&#8221;, che come me ha partecipato anche alle antologie fantasy italiane delle Edizioni Scudo, curate da un altro storico nome di “EreticaMente”, ovvero Fabio Calabrese), e gli esperti di fumetto, cinema, etc. Dario Janese, Sergio L. Duma (con i quali sono in contatto da tempo sui social) e Riccardo Rosati (di cui ho recensito vari saggi proprio qui su &#8220;EreticaMente&#8221;).</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">A questo &#8220;Brave New World&#8221; è stato dato dal curatore il nome non casuale di Vintageverse, un&#8217;espressione molto efficace che si spiega di per sé. Per capire meglio di cosa stiamo parlando andiamo dunque a inserire, o piuttosto a “fondere” nella nostra recensione brevi estratti dei contenuti del libro.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Innanzitutto va detto che tutti i racconti del progetto del quale il volume è l&#8217;espressione, l&#8217;incarnazione cartacea, sono basati sui personaggi creati da Giuseppe Cozzolino. Tale progetto è nato molti anni fa, sfociato inizialmente in alcuni racconti e una miniserie a fumetti, pubblicata prima a puntate sulla rivista M-Rivista del Mistero (Alacran Editore 2006-07) ed edita poi in miniserie nel 2008 da Cagliostro E-Press. Il suo primo protagonista era il supereroe Argos 7, alias Steve Van Drake, attore e agente segreto attivo nella Roma degli anni cinquanta-sessanta, tra il luccicare della Dolce Vita e i fasti della Hollywood sul Tevere. Sulla scia di quel primo personaggio, Giuseppe Cozzolino non ha mai smesso di elaborare l’idea di un Universo narrativo che puntasse a riproporre atmosfere del cinema e del fumetto pop anni sessanta, in omaggio ai grandi filoni dell’epoca (i primi film di 007, le fanta-pellicole della Hammer e di Roger Corman, i primi eroi Marvel di Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko, il cinema peplum e pop all’italiana, le serie tv british come Agente Speciale e Dottor Who, le serie camp alla Batman di Adam West, gli eroi giapponesi come Ultraman) avendo come base il Mediterraneo, ma esplorando comunque il resto del mondo in chiave pulp e sci-fi. Il nuovo step di questo progetto sono stato io: un&#8217;antologia di racconti illustrati, frutto della stimolante sinergia con una serie di talentuosi scrittori e disegnatori di tutta Italia. Un passo che, nelle intenzioni del curatore, dovrà fungere da apripista alla realizzazione di romanzi illustrati e miniserie a fumetti sugli innumerevoli personaggi del Vintageverse: Sparviero, il Giustiziere di Roma; Dottor Maciste, il Colosso Eterno; Proteus e Angelique, gli Inafferrabili; Argos 7, il Supereroe di Cinecittà e tantissimi altri.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Vintageverse è suddiviso in tre parti di varia lunghezza: Superuomini, Superdonne e Superbotte. In totale sono presenti 24 racconti illustrati, preceduti da &#8220;Caccia al Vintageverso&#8221;, una storia introduttiva davvero brillante scritta da Alessandro Bottero, dove il protagonista sono proprio il volume e il suo curatore, Giuseppe Cozzolino; Bottero è un nome molto noto nel fandom, avendo curato per anni le testate di comic americani della Play Press e avendo scritto numerosi saggi e articoli sul fumetto, il cinema, etc.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ogni racconto è accompagnato da un breve, schioppettante &#8220;cappelletto&#8221; che presenta il personaggio principale e sintetizza i contenuti delle storie; merita dunque leggerli tutti.</span></p>
<figure id="attachment_64690" aria-describedby="caption-attachment-64690" style="width: 197px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-64690" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/61OQ2BsFVsL-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/61OQ2BsFVsL-197x300.jpg 197w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/61OQ2BsFVsL.jpg 600w" sizes="(max-width: 197px) 100vw, 197px" /><figcaption id="caption-attachment-64690" class="wp-caption-text">Quarta di copertina del volume</figcaption></figure>
<p align="justify">
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ecco il primo, settore Superuomini</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Brivido! Azione! Imprevisto! Benvenuti nell’Italia dei favolosi anni sessanta, gli anni della Dolce Vita e della Hollywood sul Tevere, una scacchiera per folli criminali e potenti organizzazioni segrete. Un uomo solo si erge contro le oscure trame che avvinghiano l’occidente libero. Attore, Avventuriero, Playboy, Agente Segreto. Il suo nome è… ARGOS 7, IL SUPEREROE DI CINECITTÀ di Giuseppe Cozzolino</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Passiamo al secondo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Dalla venuta dei Figli di Adamo alla Caduta di Atlantide, dalle ceneri dell’Impero Romano all’ascesa di Gengiz Khan, dalle rovine della Berlino di Hitler alla Roma della Dolce Vita. Un solo Eroe si aggira da sempre su questo Mondo combattendo le Forze del Male e proteggendo la Razza Umana da inconcepibili minacce con l’ausilio della sua incredibile forza. Gli amici lo chiamano Max, per tutti gli altri è… DOTTOR MACISTE, IL COLOSSO ETERNO di Andrea Guglielmino</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Il terzo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Millenni fa abbandonò la nostra Terra e il Sistema Solare per esplorare nuovi mondi e nuove dimensioni. Egli è uno degli Illuminati, i primi umani resi immortali dal contatto col cristallo stellare Tu-Ai, fonte energetica e mistica dei Giganti Adamiti, quando l’Impero di Atlantide crollò. Per ere immemori si fece adorare come un dio. Oggi ritorna fra noi, credendo di ottenere la stessa venerazione di allora, quando i mortali lo chiamavano Zeus. Attenti, umani, al ritorno di… DYAUS, IL RE DIMENTICATO di Dario Janese</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ecco il quarto:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Invulnerabile, capace di volare alla velocità del più avanzato Tupolev, dotato della forza di mille uomini e di strani raggi congelanti emessi dagli occhi. Il più potente eroe della Russia, forse della Terra intera, giunse sul nostro pianeta ai tempi del misterioso Incidente di Tunguska, in Siberia. Adottato da bambino da un villaggio di comuni esseri umani e divenuto il Campione dell’URSS contro i nazisti durante la Campagna di Russia, l’alieno apprese solo successivamente di essere uno degli ultimi superstiti del Pianeta Aytin, fra le civiltà più evolute e bellicose dell’Universo, e che uno dei suoi capi, il Comandante Aywass, sopravvissuto alla fine di quel mondo, desiderava riaverlo con sé per riportare in auge la gloria della propria Stirpe. A ogni costo. KOSMIK, IL SUPERUOMO SOVIETICO di Luigi Siviero</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Passiamo al quinto:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Non ricorda nulla delle sue origini, sa di avere i pensieri e la parola di un normale essere umano ma il suo aspetto è quello di un mostruoso essere anfibio dalla forza colossale. Evaso da un laboratorio-fortezza sottomarino, il Maelstrom, è inseguito dal capitano Shark Nelson, comandante del sommergibile atomico Achab, che lo ritiene una minaccia per la sicurezza mondiale. Gli umani lo temono e gli stessi abitatori degli abissi lo respingono, perché non lo ritengono uno di loro. E tuttavia le sue incredibili capacità difenderanno i più deboli, sul mare come sulla terraferma, ed egli si ritroverà suo malgrado ad essere chiamato Eroe. Dalle profondità emerge… KRAKEN, IL DOMINATORE DEI SETTE MARI di Marco Timossi</i></span></p>
<figure id="attachment_64691" aria-describedby="caption-attachment-64691" style="width: 298px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-64691" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172739-298x300.png" alt="" width="298" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172739-298x300.png 298w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172739-150x150.png 150w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172739-200x200.png 200w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172739.png 747w" sizes="(max-width: 298px) 100vw, 298px" /><figcaption id="caption-attachment-64691" class="wp-caption-text">Giuseppe Cozzolino, nell&#8217;immagine di corredo all&#8217;introduzione di Alessandro Bottero</figcaption></figure>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Tocca al sesto:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Nella Napoli Bene dei primi anni ’60, un giornalista ficcanaso, Nino Arcangeli, viene ferito e dato per morto da una gang di camorristi il cui capo è diventato un vampiro. La divinità ancestrale Phersus (Pulcinella) lo salva trasformandolo in un feroce cacciatore di non-morti, che presto impareranno a temerlo col nome di… LUNA ROSSA, L’AMMAZZAVAMPIRI DEL VESUVIO di Pier Luigi Manieri</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">E ora il settimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Esiste una squadra segreta del Vaticano, fondata dall’antico Ordine della Rosa d’Acciaio, che protegge il Papato da demoni, sette sataniche e altre minacce sovrumane. Essi sono… PAX MUNDI, I GUERRIERI DELLA FEDE di Luigi Ercolani</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Segue l&#8217;ottavo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Il gentleman ipnotista e la spietata ladra ninja: una coppia di avventurieri internazionali dotata di poteri paranormali e ricercata dalle più importati polizie europee. I musei, le banche e le dimore più inespugnabili non sono minimamente al sicuro con loro. E tuttavia vi è un lato etico nelle loro azioni: rubare a ricchi e pericolosi criminali, donando metà del ricavato in beneficienza. Ultimo dettaglio… sono padre e figlia. PROTEUS &amp; ANGELIQUE, GLI INAFFERABILI di Carlomanno Adinolfi</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Poi il nono:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Il celebre gladiatore ribelle che osò sfidare la potenza di Roma è stato strappato alla morte sul campo di battaglia dal gruppo di mercenari sovrumani noti come “Gli Oltrenauti”, guidati dall’entità conosciuta col nome di Cerebrum Delta. Condotto su Cosmoland, una titanica nave spaziotemporale, verrà non solo rigenerato, ma potenziato anche bionicamente. Da quel momento la sua spada affronterà nuovi incredibili avversari in ogni angolo di questo e di infiniti altri mondi. Per tutti egli è ora… SPARTACUS, IL GLADIO-CIBERNAUTA di Ken Michele Agostini</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Indi il decimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Un misterioso eroe mascherato agisce nei meandri della Roma della Dolce Vita e del Boom economico. La sua base è il Circo Stabile ABRAXAS, diretto dal celebre artista Abramo Manzeppi. Suoi alleati i membri della comunità del Circo, composta da persone dal passato oscuro, ma animate da un desiderio di giustizia e protezione nei confronti degli innocenti. Attenti, o criminali, a… SPARVIERO, IL GIUSTIZIERE DI ROMA di Mario Farneti</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Arriviamo all&#8217;undicesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Un colosso immortale si erge da sempre a difesa della Roma Cristiana. Ora è un sacerdote al seguito dell’Ordine segreto della Rosa d’Acciaio, braccio armato del Vaticano contro le demoniache insidie del XX Secolo. Ama insegnare ai ragazzi ed è disposto a qualsiasi battaglia contro le Forze del Male per assicurar loro un futuro. E sono veramente pochi coloro che possono affrontare la furia di… URSUS, IL PUGNO AL SERVIZIO DI DIO di Riccardo Rosati</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Poi il dodicesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Un principe soldato proveniente dalla città nascosta di Nova Roma, formata dai discendenti di una legione romana perduta fra le Alpi ai tempi dell’imperatore Traiano. Apparentemente abbigliato come un antico legionario, è in realtà in possesso di sorprendenti tecnologie che lo rendono un avversario formidabile per chiunque lo affronti. Mentre il mondo del XX Secolo vive le sue conquiste e le sue tragedie, una guerra segreta si svolge in dimensioni ignote ai comuni mortali, una guerra condotta da… VALERIAN, SOLDATO DI NOVA ROMA di Andrea Gualchierotti</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Giungiamo al tredicesimo e cambiamo “settore”, passando alle Superdonne:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Il misterioso Cerebrum Delta, un cervello rinchiuso in una sonda meccanica fluttuante, ha deciso di reclutare una serie di esseri leggendari provenienti da epoche e zone diverse della Terra (guerrieri e avventurieri, demoni e semidee) come mercenari da mettere al servizio del miglior offerente in tutta la galassia. Loro malgrado, questo bizzarro gruppo di (anti)eroi vivrà avventure impossibili e scongiurerà incredibili minacce. Una di loro è la dea guerriera più potente del Giappone… AMATERASU, LA LAMA DEL SOLE di Loredana Atzei</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ecco il quattordicesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Minuscola, estremamente miope e in perenne compagnia del suo cane Serberys, Lavinia Marcus trae in inganno molti distratti osservatori, ma è una donna dalle molteplici qualità: agente e talent scout particolarmente nota nella Roma degli anni Sessanta, comandante della sezione italiana D.A.M.O.C.L.E. (organizzazione anti spionistica finanziata dalla NATO e dai suoi alleati occulti) e, secondo altre fonti attendibili, alter ego della celebre sensitiva Helena Blavatsky, divenuta immortale grazie ai contatti coi Maestri della Dottrina Segreta del Tibet. In realtà, niente e nessuno sfugge a… LAVINIA, LA SENSITIVA DALLE SETTE VITE di Stefano Priarone</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Segue il quindicesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Lucia “Sissi” Varelli, giovane ereditiera dell’alta società romana, muore in un incidente automobilistico di ritorno da un ballo in maschera in cui si era vestita da diavolo, sotto effetto di alcol e stupefacenti. Attaccata fortemente alle sue abitudini della vita terrena, riesce a stipulare un patto col Diavolo diventando uno spettro vagante sulla terra, ma ancora in grado di godere dei “piaceri terreni”. In cambio procura al suo “datore di lavoro” le anime di vari uomini che “induce in tentazione”. Da quel momento lei diventa… LUCYPHERA IL FANTASMA DELLA DOLCE VITA di Sergio L. Duma</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Il sedicesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Farah Ahmadi è la figlia diciannovenne di un diplomatico persiano presso l’ambasciata di Roma, alla metà degli anni ’60. In apparenza è una bella ragazza come molte, disinvolta e emancipata come tante ragazze della Persia di allora, ma in realtà è l’erede di una dinastia di maghe che hanno attinto a segreti e conoscenze precedenti all’avvento dell’Islam in Persia, legati alla mitica figura di Zarathustra. Dopo che l’organizzazione nota come Dark Jihad elimina suo padre in un attentato terroristica, consacra tutta se stessa alla distruzione della setta e alla caccia al suo carismatico capo, noto solo come Il Mahdi. Attenti alla furia di… SHERAZADE, CACCIATRICE DI DEMONI di Vito Tripi</i></span></p>
<figure id="attachment_64692" aria-describedby="caption-attachment-64692" style="width: 268px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-64692" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172943-268x300.png" alt="" width="268" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172943-268x300.png 268w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172943-768x859.png 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-31-172943.png 782w" sizes="(max-width: 268px) 100vw, 268px" /><figcaption id="caption-attachment-64692" class="wp-caption-text">Sophie da Vinci, la protagonista del racconto di Manetti, nell&#8217;interpretazione grafica di Alessandro Di Leo</figcaption></figure>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Dunque il diciassettesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>L’ultima discendente del grande Leonardo Da Vinci, Sophie, è una giovane scienziata ed esploratrice di Firenze, che ha ereditato le sue conoscenze e alcuni dei suoi più fantastici “marchingegni”. Ecco a voi le incredibili peripezie di… SOPHIE DA VINCI, L’AVVENTURIERA DELL’IGNOTO di Francesco Manetti</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Con il diciottesimo si apre l&#8217;ultima parte, Superbotte:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>C’era una volta un maniaco religioso, capitato nella sperduta campagna inglese, che ricevette il dono di colpire tutti coloro che manifestavano scetticismo o trasgredivano i dogmi della sua Fede. Egli divenne il “contenitore” di un potere immenso, generato in una galassia lontana da noi. IL DIABOLICO FRATELLO LEGIONE di Giorgio Borroni</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ecco il diciannovesimo (in questo caso il cappelletto è una vera e propria poesia):</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>È mezzanotte / È l’ora dei vampiri / È l’ora di Dracula / Dracula cha cha cha / Dracula Dracula dra (cha cha cha) / Vampiro dal nero mantello / Di notte tu succhi sul collo / Le donne di giovane età… / Bruno Martino, Bruno Brighetti / LA DOLCE VITA DI DRACULA di Maurizio Bianciotto</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Il ventesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Francesco Maruzza, per gli amici Don Ciccillo, è un barbiere infingardo della Napoli degli anni ’50 che, per “arrotondare”, si mette a fare il mago predicendo il futuro, facendo incantesimi e vendendo strani intrugli (acqua con l’idrolitina) ai gonzi che ci cascano. La sua truffa ha un discreto successo, al punto che alcuni amici e “clienti” lo prendono sul serio e gli chiedono di intervenire come mago ed esorcista contro minacce diaboliche reali, dal conte Dracula ai numerosi fantasmi che infestano i palazzi di Napoli, fino a visitatori provenienti da altri pianeti. Da quel momento però arrivano i veri guai per… DON CICCILLO, MAGO DI NAPOLI di Bruno Pezone</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Poi il ventunesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>1968. Andrea Zanni, viaggiatore e antropologo, torna nella sua città natale, Venezia, dopo un lungo viaggio in Sudamerica, recando degli strani funghi allucinogeni che sperimenta su di sé. La sostanza lo intossica ma lo rende anche in grado di alterare il tessuto stesso della realtà materializzando le proprie allucinazioni. Egli diviene il Custode del Muro dei Sogni contro demoniache Entità che vorrebbero irrompere nella nostra dimensione per diffondere la pazzia e il terrore tra gli esseri umani. HARLEQUIN, IL FABBRICANTE DI INCUBI di Fabio Cassano</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Il ventiduesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Tra le nebbie dell’antica capitale dell’Impero Vittoriano, fino ai frenetici ritmi della Swinging London, un uomo si aggira tra antichi vicoli e moderne streets colorate. Eroe? Mostro? Benefattore? Criminale? Tutto questo e anche oltre è… L’IMPREVEDIBILE DOTTOR HYDE di Mattia Cecere</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Arriviamo così al ventitreesimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Mike Keach, detective privato di New York, abile ma scapestrato, ha la sventura di finire nelle grinfie di uno scienziato pazzo che, dopo averlo ucciso, inserisce il suo cervello in un corpo robotico convinto di poterlo controllare dopo avergli cancellato la memoria. Ma il “nuovo” Mike si rivolterà contro il suo creatore e tornerà a fare il detective col supporto dei suoi nuovi incredibili poteri. MIKE WATT, ROBO-DETECTIVE di Guido Moschini</i></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">E chiudiamo con il ventiquattresimo:</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i>Immaginate un fotografo scrittore playboy che si muove nella cornice della Londra dei Beatles e Mary Quant, che si accompagna a personaggi non meno eccentrici e surreali: la fotomodella androide Sandy e lo stregone gourmet Oscar Maitland. La sua vita pare dividersi tra servizi fotografici, feste alla moda, presentazioni di libri e tête-a-tête con bellissime donne. In realtà è un detective dell’occulto freelance, nonché collaboratore saltuario dell’organizzazione segreta nota come H.A.M.M.E.R. (Headquarter Against Magic Manipulations and Entity Rogues), presieduta dall’enigmatico Barone Victor Stein. Come se non bastasse, la sua è un’antica e autorevole famiglia araba dedita da sempre alla magia nera e imparentata con un leggendario poeta pazzo, autore del più abominevole libro maledetto della storia, il Necronomicon. Fate largo a… PETER ALHAZRED, LO STREGONE DELLA SWINGING LONDON di Umberto Sisia</i></span></p>
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<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">I venticinque scrittori (Bottero compreso) – numero davvero impressionante – sono spalleggiati da dieci illustratori, tutti di grandissima caratura: Loredana Atzei (che, come abbiamo appena visto, ha anche scritto uno dei racconti), Andrea Corsi, Alessandro De Leo, Fulvio Farina, Stefano Guerrasio (che ha disegnato la copertina), Simone Rosati, Andrea Rovati, Carmelo Siracusa, Alessandro Vezzani ed Ettore Zampella. Di ognuno di questi autori &#8211; scrittori e disegnatori &#8211; sono presenti alla fine delle mie pagine esauriente schede bio-blibliografiche alle quali vi rimandiamo per approfondire.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Vintageverse non tralascia nemmeno il futuro visto che in al volume c&#8217;è un ricco &#8220;coming soon&#8221;, con &#8220;altri eroi che vi racconteremo presto&#8221;: Gunkhala, la pantera dei night club; il Texano, bounty-killer dei superuomini; e Black Star, l’oscuratore di mondi. Cozzolino e altri sono infatti già al lavoro per una nuova antologia di racconti e addirittura per romanzi interi aventi come protagonisti alcuni personaggi presenti nel volume.</span></p>
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<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64689" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-196x300.jpg 196w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-670x1024.jpg 670w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_-768x1173.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/05/71AaLdf8sTL._SL1500_.jpg 982w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></p>
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<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">AA.VV.</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">a cura di Giuseppe Cozzolino</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><b>VINTAGEVERSE</b></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ali Ribelli Edizioni, maggio 2024</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Copertina di Stefano Guerrasio</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">pagg. 352 &#8211; € 15,00</span></p>

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		<title>Narrativa fantastica, una rilettura politica, trentaseiesima parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 01:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Probabilmente lo sapete, ve ne ricordate. Dopo la serie di articoli Una Ahnenerbe casalinga /L&#8217;eredità degli antenati, le due serie di articoli del sottoscritto presenti in maniera più continuativa e folta su “Ereticamente, sono state Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, e Narrativa fantastica, una rilettura politica. Tra di esse si è formata una strana [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/narrativa-fantastica-una-rilettura-politica-trentaseiesima-parte-fabio-calabrese/">Narrativa fantastica, una rilettura politica, trentaseiesima parte – Fabio Calabrese</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Probabilmente lo sapete, ve ne ricordate. Dopo la serie di articoli <em>Una Ahnenerbe casalinga</em><em> </em><em>/</em><em>L&#8217;eredità degli antenati</em>, le due serie di articoli del sottoscritto presenti in maniera più continuativa e folta su “Ereticamente, sono state <em>Ex Oriente lux, ma sarà poi vero</em><em>?, </em>e<em> Narrativa fantastica, una rilettura politica</em>. Tra di esse si è formata una strana simmetria senza che me ne accorgessi, infatti, ritenevo di aver chiuso entrambe le serie, avendo detto tutto quello che c&#8217;era da dire o almeno che io avevo da dire (così mi pareva) al trentaquattresimo articolo in entrambe le serie.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi è successo che circostanze impreviste mi hanno spinto ad aggiungere un nuovo articolo sia all&#8217;una che all&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">La circostanza che mi spinse a scrivere la trentacinquesima parte di<em> Ex Oriente lux, ma sarà poi vero</em><em>?,</em> fu davvero sfortunata. Nel dicembre 2018, un bellissimo <em>blu crash </em>mi cancellò l&#8217;hard disk del computer. Io, quando mi ci metto, so essere un tipo incredibilmente ostinato, volevo a tutti i costi rispettare il mio impegno settimanale del lunedì con tutti voi, ma i testi che avevo già preparato per “Ereticamente”, erano almeno per il momento, irraggiungibili. Su una penna USB avevo salvato alcuni brani espunti da <em>L&#8217;eredità degli antenati</em>. Ricorderete probabilmente l&#8217;atteggiamento <u>razzista</u> manifestato dagli Inglesi nei nostri confronti dopo la vittoria italiana ai campionati europei di calcio. Questo mi indusse a tagliare da <em>L&#8217;eredità degli antenati</em> qualsiasi riferimento ai megaliti delle Isole Britanniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora avevo a disposizione, oltre al computer prestatomi da mia figlia, solo questo materiale espunto. Si poteva utilizzare? Conclusi di si, in fondo questi monumenti, Stonehenge e tutti gli altri, non sono più inglesi di quanto i monumenti ellenistici che costellano la penisola anatolica, siano turchi. Quando sono stati eretti, gli antenati angli e sassoni degli attuali Inglesi erano tribù nomadi che vagavano per l&#8217;Europa centrale e con essi non avevano nulla a che fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ex Oriente lux, ma sarà poi vero</em><em>?,</em> era la collocazione più logica per questo articolo “di emergenza”. Infatti, i megaliti, spesso più antichi di centinaia di anni delle piramidi egizie e delle ziggurat mesopotamiche, sono la confutazione più chiara dell&#8217;insidiosa favola della luce da oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trentacinquesimo numero di <em>Narrativa fantastica, una rilettura politica</em>, nacque in circostanze meno drammatiche sul piano personale, ma in realtà parte di un dramma ben più vasto. Questo pezzo è infatti un&#8217;appassionata difesa di H. P. Lovecraft, il grande maestro dell&#8217;horror moderno, concepito all&#8217;indomani della notizia che il suo busto era stato rimosso come rappresentazione dei Fantasy Award (l&#8217;“oscar” che viene annualmente assegnato negli Stati Uniti agli autori del fantastico), con la solita motivazione, quella di non rispondere ai canoni del &#8216;“politicamente corretto” con cui a poco a poco si sta strozzando la nostra cultura. &#8216;“Cancel Culture”, appunto. Ne riparliamo più avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose erano a questo punto, quando in marzo di quest&#8217;anno ho pubblicato sulle pagine della nostra “Ereticamente” una trentaseiesima parte di <em>Ex Oriente lux, ma sarà poi vero</em><em>?. </em>Ora, poiché sono uno che ama le simmetrie, eccomi qui a tentare di comporre una trentaseiesima parte anche della mia rilettura politica della narrativa fantastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Va detto però che stavolta dovrò forzatamente procedere sulla scorta di annotazioni varie, un po&#8217; come i <em>Testi e note </em>di Isaac Asimov, apparsi in anni che furono su “Urania” di Mondadori. A proposito di Asimov, di cui sono stati pubblicati e in Italia Mondadori ha pubblicato anche i conti della spesa, fino a fare del suo nome quasi un sinonimo di fantascienza, sebbene sia l&#8217;autore fantascientifico più noto al grosso pubblico, non è, in genere, amato nell&#8217;ambiente degli appassionati. Gli si rimprovera la freddezza delle sue storie che tengono poco o nessun conto di quell&#8217;elemento umano che dovrebbe essere sempre alla base della letteratura, fantastica, fantascientifica o meno.</p>
<p style="text-align: justify;">In compenso, si dice, sia forse l&#8217;autore più “scientifico” del genere, il che può essere vero se parliamo dell&#8217;adozione di un linguaggio che scimmiotta quello della ricerca scientifica, ma se andiamo a vedere le cose nel concreto, sono alquanto diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei suoi cicli più famosi, è quello robotico. I suoi robot devono le loro straordinarie capacità al fatto di avere cervelli positronici, cioè che funzionano a positroni. Cosa sono i positroni? Sono gli anti-elettroni, cioè ANTIMATERIA che al di fuori degli acceleratori di particelle, non potrebbe fare altro che interagire in modo esplosivo con la materia circostante. La scientificità di una simile idea è rigorosamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa, una trasmissione di Piero Angela, non ricordo se fosse “Quark” o “Superquark”, ma fa lo stesso, trasmise un&#8217;intervista con Asimov, interrogato su quello che potrebbe essere il futuro che ci attende. Devo confessare che l&#8217;attesi con interesse. Se c&#8217;era qualcuno che poteva essere un “esperto del futuro”, un futuro che, tra immarcescibili esaltazioni progressiste e timori soprattutto degli ecologisti, appariva e appare sempre più incerto, era o pareva essere lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascoltandolo, la delusione è arrivata come una mazzata. Non c&#8217;è voluto molto per rendersi conto che non faceva altro che sciorinare le filastrocche progressiste, praticamente la trama del suo ciclo narrativo <em>Foundation</em>, senza tenere in alcun conto i fattori sempre più evidenti che limitano lo sviluppo, dalla distruzione dell&#8217;ambiente all&#8217;esaurimento delle fonti energetiche e delle materie prime.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che la popolarità che è stata <u>costruita</u> attorno ad Asimov derivi essenzialmente da due fattori, l&#8217;essere politicamente di sinistra, ed etnicamente appartenente al “popolo eletto”, quello stesso cui appartenevano Marx e Freud.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendiamo il nostro discorso dall&#8217;inizio. Quando ho iniziato a scrivere questa serie di articoli, non pensavo proprio di dare vita a una serie che avrebbe avuto una così lunga durata. Il titolo lo scelsi <em>d&#8217;emblee</em>, e avrei potuto cambiarlo in corso d&#8217;opera, ma ho preferito non farlo. Perché <u>narrativa</u> piuttosto che <u>letteratura</u>? Forse, quest&#8217;ultimo titolo sarebbe stato più adatto a una serie di così lunga durata che ha finito per spaziare su una molteplicità di argomenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, penso che possa in ogni caso rimanere tranquillamente narrativa. A conti fatti, la narrativa è sempre il cuore, la parte viva di un genere letterario, laddove critica e saggistica sono semplicemente dei contorni che senza la prima, sia narrativa lunga, romanzi, sia narrativa breve, racconti, non avrebbero motivo di esistere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se noi guardiamo alla storia della fantascienza e della fantasy negli ultimi anni, il dato che più colpisce, paradossalmente, è proprio l&#8217;assenza di novità. Tanto sul piano della letteratura scritta, quanto su quello del cinema o delle serie televisive, esse paiono essere ormai stabilizzate nel possesso di una fetta precisa e stabile di lettori e<em>/</em>o di spettatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se ci pensiamo, tutto ciò comporta un notevole mutamento di significato soprattutto per quanto riguarda la fantascienza. Fino agli anni &#8217;60 dello scorso secolo, fino alla conclusione dell&#8217;impresa lunare nel 1969, si poteva effettivamente pensare che essa fosse un tentativo di anticipare il futuro con la fantasia, che la conquista umana dello spazio sarebbe effettivamente avvenuta, che esso rappresentasse effettivamente la nuova frontiera, secondo la celebre espressone di John Kennedy.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo il significato che la frontiera, il West ha avuto nella storia degli Stati Uniti, creando il mito di uno spazio dove fosse possibile espandersi indefinitamente, ricco di pericoli ma anche di opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla di tutto questo si è realizzato. Conclusa con lo sbarco sulla Luna la gara, il tirassegno cosmico fra Stati Uniti e l&#8217;allora Unione Sovietica, dettato soprattutto da motivi di prestigio internazionale, si è dovuto prendere atto che i corpi celesti del sistema solare al di fuori della Terra sono inabitabili per l&#8217;uomo, e che gli altri sistemi solari sono posti a distanze impercorribili nell&#8217;arco di una vita umana. Il sogno della nuova frontiera è scoppiato come una bolla di sapone.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora quale significato ha oggi la fantascienza che, per di più coi suoi cicli di Star Trek, di Star Wars, di Dune, di Avatar, ha assunto un aspetto sempre più ripetitivo, e dove, almeno in campo cinematografico, gli effetti speciali sempre più mirabolanti appaiono un tentativo di supplire alla mancanza di plausibilità e alla carenza di idee?</p>
<p style="text-align: justify;">A mio parere, oggi essa è divenuta una sorta di rito consolatorio per coloro che vogliono ostinarsi a rimanere aggrappati al mito progressista, al grande sogno sfumato, tenendosi sempre più lontani dalla realtà di un mondo sovrappopolato e inquinato, con le fonti energetiche e di materie prime in esaurimento, dove i conflitti fra i gruppi umani si inaspriscono di giorno in giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor più lontana dalla realtà, ovviamente, la fantasy. Pensiamo al successo planetario della saga di Harry Potter, di quello che inizialmente era stato concepito come un ciclo narrativo per bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Un settore importante della narrativa fantastica è stato rappresentato dalla distopia o utopia negativa. Fra tutti coloro che ci hanno descritto il nostro possibile futuro in termini di incubo, e vengono subito in mente i nomi di Orwell e di Huxley, chi ha centrato di più la sua previsione preconizzando il mondo verso il quale siamo incamminati? A mio parere, Ray Bradbury.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fahrenheit 451 </em>è un libro che spiega che la democrazia, portata all&#8217;esasperazione finisce per tradursi nella totale assenza di libertà e nell&#8217;analfabetismo pianificato. Si moltiplicano le minoranze di ogni tipo, da quelle etniche a quelle sessuali, e alla fine è impossibile pubblicare un rigo senza offendere qualcuno. È precisamente quello che sta accadendo oggi con l&#8217;ideologia del “politicamente corretto”. Non siamo ancora ai pompieri che bruciano le biblioteche, ma ho l&#8217;impressione che manchi poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Una questione che non appartiene strettamente alla fantascienza letteraria, ma è un interrogativo scientifico di grande peso, è se esista vita extraterrestre, al di fuori del nostro mondo e di quella che conosciamo. Sfortunatamente, molti confondono la persuasione che, data la vastità dell&#8217;universo, è inverosimile che le condizioni che hanno portato alla nascita della vita sulla Terra non si siano ripresentate anche altrove, con l&#8217;ufologia, che è una pseudo-scienza basata su avvistamenti, prove estremamente discutibili e una buona dose di fanatismo parareligioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ho già raccontato (<em>Libero pensiero o pensiero libero</em>) l&#8217;esperienza che ebbi con il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), organizzazione che ho lasciato perdere per il suo taglio di sinistra, ma ciò non toglie che io ritenga il lavoro fatto nello smascheramento di medium, occultisti, ciarlatani e truffatori assortiti, <u>assolutamente meritorio</u>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tempo fa, girellando in internet, ho trovato su You Tube un filmato postato da Massimo Polidoro che riportava uno spezzone dell&#8217;ospitata fatta da lui stesso e Alberto Angela a “Che tempo che fa”. Il conduttore, Fabio Fazio non riusciva a capacitarsi come mai Piero Angela, lo scomparso divulgatore padre di Alberto fosse un assertore della probabile esistenza di vita altrove nel cosmo, e nello stesso tempo avesse un atteggiamento fortemente negativo verso l&#8217;ufologia. Non riusciva a capire che UNA COSA è pensare che nell&#8217;immensità dell&#8217;universo debba esserci vita altrove, oltre il minuscolo granellino del nostro mondo, TUTTA UN&#8217;ALTRA COSA è credere che siamo visitati di continuo da flotte di alieni tecnologicamente avanzati come se ci trovassimo in un nodo autostradale cosmico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è, tutto sommato, un atteggiamento molto diverso da chi confonde l&#8217;ufologia, che è una branca dell&#8217;irrazionalismo moderno, con la fantascienza, che seppure con tutti i limiti che ho ricordato, è una letteratura, che non richiede alcuna credenza, alcun fideismo, ma l&#8217;esercizio dell&#8217;immaginazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda che ci dovremmo semmai porre è su un servizio televisivo pubblico che porta avanti e strapaga con il denaro dei contribuenti persone come Fazio, che non occupano il loro posto per acume, ma per clientele e parentele.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che uno dei meriti, forse il merito principale di questa serie di articoli sia quello di aver evidenziato che, oltre alla produzione di autore anglosassone che oggi sembra dominare incontrastata la scena, esistono letterature fantastiche altrettanto valide e che se oggi gli anglosassoni, inglesi e soprattutto americani sembrano dominare la scena in modo quasi incontrastato, questo non dipende dal fatto che costoro siano particolarmente inclinati verso il fantastico, ma unicamente dall&#8217;egemonia a livello planetario che, per la disgrazia dell&#8217;umanità, ha assunto una potenza di lingua inglese, gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo lavoro, un testo che mi si è rivelato di una certa utilità e che ho citato più volte, è <em>Maestri della letteratura fantastica</em>, pubblicato dalla EDIPEM nel 1984.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo testo vecchiotto necessitava di diversi aggiornamenti, che ho provveduto a darvi di volta in volta, ma il suo limite maggiore non è questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Presenta una caterva di autori anglosassoni e francesi, è infatti la versione italiana di un testo francese, più qualche autore tedesco, italiano, russo, spagnolo, latino-americano, limitatamente alla parte di lingua spagnola dell&#8217;America Latina, trascurava assolutamente Portogallo e Brasile e l&#8217;Europa dell&#8217;est.</p>
<p style="text-align: justify;">Lacune che ho cercato di riempire, ricordandovi ad esempio che uno dei poemi che hanno preceduto la letteratura moderna più ricchi di fantastico, è <em>I lusiadi </em>del portoghese Camoes, e che uno dei maggiori autori fantastici latino americani è il brasiliano Jorge Amado.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda gli autori dell&#8217;est europeo, era certo una grave lacuna del testo della EDIPEM non menzionare il polacco Stanislav Lem, forse l&#8217;unico o comunque uno dei pochissimi autori non di lingua inglese le cui opere hanno avuto una diffusione internazionale paragonabile a quella degli anglosassoni, e forse lacuna ancora maggiore non dire nulla del ceco Karel Capec, la cui opera teatrale <em>RUR</em> ha diffuso nella fantascienza il concetto di robot, e portato all&#8217;adozione nel senso di automa, questa parola che in ceco significa lavoratore.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta di più, tutto ciò dimostra che l&#8217;inclinazione verso il fantastico è negli uomini europei o di cultura europea, anche se non parlano inglese, fortissima e affatto naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, un portale verso altri mondi, un&#8217;immagine che è nello stesso tempo una metafora della letteratura fantastica.</p>

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