<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Firenze 1920 Archivi - EreticaMente</title>
	<atom:link href="https://www.ereticamente.net/tag/firenze-1920/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ereticamente.net/tag/firenze-1920/</link>
	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
	<lastBuildDate>Sat, 13 Jan 2024 17:08:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.4</generator>

<image>
	<url>https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/01/cropped-ereticamente-logo-favicon-32x32.png</url>
	<title>Firenze 1920 Archivi - EreticaMente</title>
	<link>https://www.ereticamente.net/tag/firenze-1920/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Firenze Ottobre 1920: dopo Montespertoli, tocca a San Piero a Sieve&#8230; Il Fascismo cittadino comincia a farsi conoscere anche in provincia (Terza Parte) – Giacinto Reale</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-dopo-montespertoli-tocca-a-san-piero-a-sieve-il-fascismo-cittadino-comincia-a-farsi-conoscere-anche-in-provincia-terza-parte-giacinto-reale/</link>
					<comments>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-dopo-montespertoli-tocca-a-san-piero-a-sieve-il-fascismo-cittadino-comincia-a-farsi-conoscere-anche-in-provincia-terza-parte-giacinto-reale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 06:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appunti di Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze 1920]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[STORIA DELLO SQUADRISMO FIORENTINO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=46678</guid>

					<description><![CDATA[<p>Piazza Ottaviani ribolle e rigurgita nervosa. A un tratto tre motori alzano la voce tutti insieme. Latte di benzina vengono versate metà nei serbatoi e metà per terra&#8230; Pirro Nenciolini disputa a Bruno Frullini un fucile austriaco. (Alessandro Pavolini, Giro d’Italia, 1928) &#160; &#160;   Tornando a Montespertoli, è indubbio che ciò che lì avviene [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-dopo-montespertoli-tocca-a-san-piero-a-sieve-il-fascismo-cittadino-comincia-a-farsi-conoscere-anche-in-provincia-terza-parte-giacinto-reale/">Firenze Ottobre 1920: dopo Montespertoli, tocca a San Piero a Sieve&#8230; Il Fascismo cittadino comincia a farsi conoscere anche in provincia (Terza Parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="padding-left: 240px; padding-right: 30px;"><span style="font-size: 10pt;"><strong>Piazza Ottaviani ribolle e rigurgita nervosa. A un tratto tre motori alzano la voce tutti insieme. Latte di benzina vengono versate metà nei serbatoi e metà per terra&#8230; Pirro Nenciolini disputa a Bruno Frullini un fucile austriaco.</strong></span></p>
<p style="padding-left: 240px; padding-right: 30px;"><span style="font-size: 10pt;"><strong>(Alessandro Pavolini, Giro d’Italia, 1928)</strong></span></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tornando a Montespertoli, è indubbio che ciò che lì avviene ha un gran clamore in città, e non solo negli ambienti fascisti o comunque vicini al Fascio. Aderiscono ufficialmente al movimento mussoliniano, in questo periodo, il Capitano Luigi Zamboni e Guido Carbonai, e il primo, a metà ottobre, sarà il nuovo Segretario provvisorio, perché Ezio Lascialfare abbandonerà, per ragioni mai ben chiarite.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra giunta anche l’ora, per il capoluogo di Regione, di assumere il compito di coordinare le prime iniziative sul territorio. A questo scopo viene indetta una riunione per il 5 novembre, alla quale partecipano, però, i soli rappresentanti di Pisa e Siena, anche se altre realtà si vanno formando qua e là nell’intera Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno precedente, a testimonianza dell’alto valore simbolico della data che ricorda la Vittoria, esce il primo numero della “Sassaiola fiorentina”, il giornale che Dumini si è “inventato”, e che nel sottotitolo reca la scritta <em>“giornale di guerriglia ardita”. </em>In poche righe iniziali, orgogliosamente firmate “Noi”, viene lanciata la sfida a tutto tondo:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Questo libero foglio di battaglia – che vede oggi per la prima volta la luce – continua, intensificandola, la campagna di pura italianità e di epurazione politica iniziata da qualcuno di noi nelle colonne del giornale “L’Ardito”.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Si tratta, per ora, di un numero straordinario, destinato a mettere nella loro vera luce certi fatti e certi uomini che oggi alzano la testa, e nella loro mania di piazzarsi aspirano – essi che sono l’espressione del nullismo più vuoto – a reggere le sorti della città che già conobbe le glorie di Francesco Ferruccio e di Michele di Lando.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Si tratta, per ora, di un numero straordinario, anche perché noi, che non siamo foraggiati da nessuno, dobbiamo dar vita a questo foglio con le nostre forze, ahimè molto modeste.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Dunque, il giornale uscirà quando e come potrà. Ma se la nostra buona battaglia troverà non solo incoraggiamenti verbali, ma anche&#8230;incoraggiamenti di altro genere, questa bandiera continuerà a sventolare sulla marea montante dei rossi e dei neri, egualmente tutti nemici d’Italia! </em><strong>(1)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, il giornale si distingue, da subito, per i violenti attacchi nominativi ai candidati socialisti e a Spartaco Lavagnini in particolare, con una tale personalizzazione della lotta politica cittadina che, a fine anno, si renderà necessario trovare una giustificazione con un elaborato richiamo a personaggi della sinistra “storica”, come Rochefort, Zola e Hugo. E non potrà mancare il riferimento a Marx stesso, perché:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>E’ una teoria da vecchiardi quella che sostiene che bisogna curare le malattie politiche e sociali senza occuparsi delle persone che le diffondono. Anche il padreterno del socialismo internazionale non è stato poi così rispettoso come lo hanno mostrato poi i suoi masturbatori.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Carlo Marx è stato uno dei massimi politici del suo tempo. Egli ha aggredito i personaggi del suo tempo più di tutti i Rochefort dei cicli perturbati. Marx ha preso la gente per il collo e l’ha sdraiata sul suo tavolo operativo.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Così facciamo noi. </em><strong>(2)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per una di quelle curiose coincidenze che a volte si verificano, lo stesso giorno viene pubblicato a Bologna il primo numero de “L’Assalto”.</p>
<p style="text-align: justify;">I due giornali, insieme, anche se su posizioni non sempre concordanti, saranno la migliore espressione dell’intransigentismo fascista nei mesi a venire.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/5.-MANIFESTO-ELETTORALE.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-46669 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/5.-MANIFESTO-ELETTORALE-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E, per chi ami cercare simili combinazioni, va aggiunto che, anche “L’Assalto” è stato preceduto da un episodio proto-squadrista, quello – già accennato – avvenuto a San Lazzaro il 25 ottobre, che testimonia, come Montespertoli per Firenze e la Toscana tutta, dell’effervescenza dell’ ambiente “nazionale”, che intorno al movimento mussoliniano comincia a coagularsi sempre più vigorosamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono le prime apparizioni di due tra i più forti Fasci della vigilia fascista, che però, fin dall’inizio, si propongono (e si rappresentano) in maniera diversa.</p>
<p style="text-align: justify;">A San Lazzaro, infatti, gli squadristi si recano non per fare una provocazione ed una beffa (come sostanzialmente è a Montespertoli), ma per portare sostegno ai lavoratori già boicottati dai leghisti. Nanni Castelli, tra i primi fascisti del capoluogo emiliano, lo racconterà in due diverse occasioni. Prima, sul numero 39 del 1920 de “Il Fascio”, con una accentuazione dell’aspetto “militare” della spedizione:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Formate le squadre in camion, i fascisti si recarono nelle campagne del Comune di San Lazzaro, ove maggiormente imperversava la dittatura bolscevica&#8230;Come in guerra. La notte, poi, i Carabinieri, inoltrando nell’oscurità, sentirono un secco: “Chi va là?” che però non li fece fermare, credendo ad uno scherzo. Invece, dovettero arrestarsi e declinare il loro&#8230;mestiere, quando i fascisti, manovrando militarmente, fecero scattare metallicamente le loro armi. </em><strong>(3)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E poi, in altro articolo, con una speciale sottolineatura del contenuto politico dell’azione fascista:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>E’ bastato un pugno di giovani animosi, il Fascio di combattimento, per imporre il basta ad una corsa verso la rovina completa di tutti, borghesi e proletari. </em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>E’ bastato far comprendere che il bolscevismo non è poi una cosa tanto facile da attuarsi, perché ci siamo noi che non lo vogliamo assolutamente, e che per esso non basta vociare nelle piazze, ma occorre rischiare pure la pelle, per fare allontanare dalla lotta tutti gli animosi ed eccessivamente fautori di un regime che è desiderato perchè non è conosciuto nelle sue brutture, degne solo d’un popolo incivile e retrogrado. </em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>E così il proletariato, pel quale lottammo negli anni nostri migliori, è rimasto disorientato. Non sa prendere una via da seguire.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Nelle campagne di San Lazzaro, qualche settimana fa, quando una trentina di fascisti si avventurarono tra i coloni e i contadini, restituendo ai legittimi proprietari le macchine requisite dai leghisti rossi, facendo iniziare la battitura del grano, strappando la bandiera rossa, cantando gli inni della Patria, i lavoratori pallidi e miseri ben ci dissero che la loro era una vita di sofferenza e che erano soggetti ai “rossi” non avendo chi si interessasse dei loro interessi. </em><strong>(4)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, quindi, il fascismo gigliato mostra subito il suo volto guascone, la sua passione per la beffa e la provocazione, la sua propensione ad agire in piccoli numeri, di sorpresa e velocemente, quello petroniano, si manifesta serio, volto alla conquista delle masse, consapevole di un’azione di redenzione verso la comunità nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Evidente l’influenza che su tale diversità di intenti e comportamenti ha la presenza, in posizione di vertice, di uomini diversissimi tra loro. “Politici” come Leandro Arpinati (e poi Dino Grandi) a Bologna “d’azione” come Amerigo Dumini e gli altri che gli fanno corona a Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono loro che, il 29 ottobre, in occasione della partenza per Roma, per la cerimonia della traslazione della salma del Milite Ignoto, dei vessilli dei Reggimenti di stanza in Firenze, “occupano” le strade cittadine nelle quali passa il militaresco corteo, e impongono, con maniere anche brusche, la loro presenza:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Alla partenza delle bandiere dei Reggimenti, nel 1920, stabilimmo di precedere il corteo e di imporre ai cittadini il saluto alla bandiera. Da via Tripoli, la gloriosa, lacera bandiera dell’84° Reggimento Fanteria, con la musica in testa, e il generale De Marchi, passava proprio come una sconosciuta forestiera.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>&#8230;</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Con la famosa ed ormai nota frase “Giù il cappello”, imponemmo con la forza il rispetto al glorioso simbolo della Patria. Alla nostra imposizione, molti facevano da sordi, ma certi schiaffi sonori fecero comprendere come noi non conoscevamo sordità alcuna.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Diversi tranvieri che non vollero levarsi il berretto furono un po’ sciupacchiati, tanto che, non sapendo cosa fare di meglio, proclamarono, in segno di protesta, uno dei soliti ridicoli scioperi.</em> <strong>(5)</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Episodio di scarsa rilevanza, se vogliamo, ma che merita una menzione perché questa abitudine – che a Firenze ha il suo apice – di intimare il “Giù il cappello” al passaggio delle bandiere o dei vessilli di fazione, provocherà, un anno dopo, al Congresso di Roma, un increscioso incidente,</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, durante lo sfilamento finale dei congressisti, nasce qualche alterco con chi indugia un pò troppo a scoprirsi, finchè non avviene il “fattaccio”. Due schiaffi raggiungono uno che non si leva il berretto, ma che solo dopo si scoprirà essere il Tenente Pellegrini, Presidente dell’Associazione romana dei mutilati di guerra, privo di ambedue le braccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Episodio sgradevole – anche se è certo che gli aggressori non si rendano conto della mutilazione – che costringe Bottai, Grandi e Caradonna a recarsi, il giorno dopo, all’Associazione, a chiedere scusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Della cosa si parlerà per alcuni giorni su tutti i quotidiani nazionali, arricchendo l’accaduto via via di particolari nuovi, quali il fatto che Pellegrini avrebbe risposto all’intimazione: “Anche se lo volessi non potrei”, e poi, per la rabbia, avrebbe buttato a terra le sue protesi, calpestandole.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ lecito pensare che i responsabili della bravata siano fiorentini, perché – unico caso, a quanto si sa – al rientro ci penserà Dino Perrone Compagni a richiamare i suoi agli ordini:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>A Roma l’iniziativa di alcune squadre di far togliere il cappello ai cittadini, senza tener conto né della stagione né della lunga durata dello sfilamento, ha crato al Partito Nazionale Fascista seri imbarazzi, per la qualità delle persone colpite, e per la reazione giustissima dei cittadini, che non intendono togliersi il cappello a dei gagaliardetti sui quali è scritto “Me ne frego”.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Ho dovuto io stesso vedere come alcuni squadristi non diano retta ad alcun comando e intendano fare quello che vogliono, facendo del fascismo solo uno strumento di violenza. Bisogna comprendere e far comprendere che oggi il Partito Nazionale Fascista non può essere compromesso da azioni simili</em>”. <strong>(6)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, rispetto agli “scappellamenti” imposti a Firenze città il 29 ottobre, è certamente ben più grave quel che avviene in provincia il 10 dicembre. Episodio che, dopo Montespertoli, e con conseguenze più rilevanti, perchè ci sarà un Caduto, è destinato a segnare la rotta, nei mesi a venire, di un fascismo che dai centri maggiori si irradia nei paesi e nelle campagne.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto succede a San Piero a Sieve, al termine del pranzo che, nella villa Schifanoia della Contessa Cambray Digny ha visto ospite Francesco Giunta, in visita da Trieste, dove ormai si è stabilito e si è messo in luce con l’incendio dell’hotel Balkan, noto <em>“covo slavofilo e sovversivo”</em> in città, accompagnato da alcuni camerati fiorentini.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunta è originario del luogo e amico di famiglia della proprietaria, per cui “normale” appare il fatto che, di passaggio a San Piero, onusto di tanta gloria, venga invitato a pranzo, insieme ai suoi fratelli, da quella che per loro <em>“era come una mamma”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Li accompagnano alcuni fiorentini (sono dodici in tutto), tra i quali oltre a Luigi Zamboni e Bruno Frullini, dei quali già si è detto, si cono personaggi destinati a futura fama, come Manfredo Chiostri e Italo Capanni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la tragica conclusione della giornata, si autodenunceranno inoltre, come partecipanti alla spedizione, anche Pier Antonio e Bruno Rosai, Massimo Escard, Carlo Nobili, Baldi Delle Rose, Mario Nerbini, Pasquale Lazzeri, Angiolo Massa e Corrado Mieli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piccolo numero e lo stesso “assortimento” del gruppo, non solo “manesco“, ma con una forte presenza politica” (Giunta è ormai un leader nazionale, Zamboni è il Segretario politico cittadino, Chiostri e Capanni saranno eletti Parlamentari di qui a qualche mese) autorizza a pensare che gli intenti fossero pacifici&#8230;naturalmente quanto potevano esserlo in quel periodo tempestoso e in una zona agricola interessata, come tutte le campagne circostanti, dalle agitazioni dei contadini in corso.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/6.-PAVOLINI.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignright wp-image-46670 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/6.-PAVOLINI-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel Mugello, in particolare, i “consigli di cascina”, pallida imitazione agreste dei “consigli di fabbrica” la fanno da padroni, e sui tetti sventolano artigianali bandiere bianche, a testimoniare la prevalenza delle leghe collegate in qualche modo al PPI su quelle tradizionalmente sovversive.</p>
<p style="text-align: justify;">Prevalenza che va difesa giorno per giorno, sia nelle trattative con i “padroni” che nella capacità di opporsi, ove occorra, alle iniziative che i fascisti – come ha dimostrato l’episodio di Montespertoli – cominciano a prendere in Provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nasce anche da questa rivalità (la cascina di Scarperia, dalla quale sarà aperto il fuoco contro i fascisti è una roccaforte “bianca”) la reazione di cui diremo, mentre la “spedizione” (e meglio sarebbe dire, mai come in questo caso, la “gita”) fascista deriva dalla coincidente volontà dei partecipanti di fare insieme un giro fuori città (e infatti, alcuni sono disarmati, e gli altri risulteranno armati solo di revolver, cosa “normale” in quei tempi, ma senza nè moschetti nè SIPE), coronare l’uscita con un bel pranzo, e dare una mano – senza inutili e controproducenti sfoggi di violenza, ma provando piuttosto il dialogo – ad una amica dei Giunta e simpatizzante della causa, alla quale i sovversivi stanno creando più di un problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Sta di fatto, però che – a conferma di quanto dicevamo prima – la sola presenza del gruppo fascista mette in allarme:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>La voce doveva essere corsa: le aie erano deserte, le case sprangate e neanche c’era da avvicinarsi troppo, perché dagli archi della scaletta che “dà in casa”, come dicono i contadini (cioè in cucina) o dalla torretta su in alto poteva piovere una impallinata. Vedendo che non c’era da far nulla, se non sgolarsi a gridare inutili ingiunzioni che si perdevano entro il pomeridiano ozio delle aie, i pacificatori </em>(sarebbero i fascisti ndr)<em> si innervosirono.</em> <strong>(7)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Finito il pranzo, sulla strada del ritorno, nei pressi di Scarperia, nasce un piccolo conflitto, a causa del fuoco di fucileria (Capanni e Frullini resteranno lievemente feriti) aperto contro il camion fascista che sta rientrando a Firenze. Come sempre avviene ed avverrà nel caso di questi aggressioni improvvise, gli occupanti cercano solo di allontanarsi, con una sparatoria disordinata <em>(“i fascisti imprecando e bestemmiando sfogarono la rabbia scaricando le rivoltelle contro la porta chiusa”</em>) che, però fa una vittima, senza che nemmeno i neroteschiati se ne accorgano.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di voluto e niente di epico. Lo confermerà, qualche anno dopo, il racconto della stesso Frullini, che pure, quando può, non manca di eroicizzare anche modeste zuffe stradaiole:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Al ritorno, fra S. Pietro e Vaglia fummo aggrediti da una folla minacciosa che sparava dalle case e dai lati della strada.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Sul nostro camion si udiva il ticchettio dei pallini da caccia che era una musica davvero poco incoraggiante.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Fumo costretti a rispondere. Ma intendiamoci. All’aria.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>I colpi si susseguivano ai colpi, ma finalmente potemmo farci largo e ritornare tranquillamente a Firenze</em>. (<strong>8)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo testimonia, infine, pressocchè in contemporanea ai fatti, il commento della “Sassaiola fiorentina”:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Arrivati a Firenze, essi hanno saputo che c’era stata una vittima: un povero vecchio che forse avrà in cuor suo deplorato l’aggressione inconsulta che si consumava dalla sua casa. </em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Le vittime, da qualunque parte esse siano, sono sempre da piangersi; specialmente quando, come nel caso del vecchio Sitrialli </em>(è il nome della vittima ndr)<em>, esse non hanno preso parte alla mischia.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Ma il dolore per l’eccidio non deve farci dimenticare che i fascisti hanno usato del sacro e più legittimo diritto sancito dalla legge scritta e da quella morale: la difesa della vita minacciata</em>. <strong>(9)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Seguiranno polemiche a non finire (anche con interrogazioni parlamentari) sul preteso ruolo di “guardia bianca” dei fiorentini presenti a San Piero, nonostante la sdegnata smentita di Pasella a “La Nazione”: <em>“L’accusa è semplicemente ridicola. Non c’è nessuna Agraria che possa mobilitarci&#8230;Noi non siamo i difensori degli interessi della borghesia&#8230;.La vertenza colonica non è che una questione di bottega tra “rossi” e “bianchi”, e noi difendiamo l’interesse nazionale”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non è un segnale incoraggiante per l’anno che verrà, e che sembra non promettere niente di buono anche per le vicende che interessano il Fascio fiorentino alla fine del 1920, perché appaiono essere anticipatrici di ciò che avverrà nei mesi – e poi, con la crescita del movimento, negli anni- successivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTO 5: manifesto elettorale fascista</p>
<p>FOTO 6: Pavolini (il quinto da sinistra in alto) giovane squadrista</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<ol>
<li>“Sassaiola Fiorentina”, nr 1 del 4 novembre 1920, articolo in prima pagina: “I redattori della “Sigaretta” foraggiati dal PUS</li>
<li>“Sassaiola fiorentina”, numero 9, del 25 dicembre 1920, articolo intitolato “Sassaiola fiorentina nel 1921”, in prima pagina</li>
<li>in: Nazario Sauro Onofri, La strage di Palazzo D’Accursio, Milano 1980, pag. 199</li>
<li>“L’Assalto”, numero saggio del 4 novembre 1920: “Italiani avanti!”, in prima pagina</li>
<li>Bruno Frullini, Squadrismo fiorentino, Firenze 1933, pag. 35</li>
<li>Circolare datata 17 novembre 1921, in: Giorgio Alberto Chiurco, Storia della rivoluzione fascista, vol III, Vallecchi 1929, pag. 610</li>
<li>Roberto Cantagalli, Storia del fascismo fiorentino 1919-25, Firenze 1972, pag. 135</li>
<li>Bruno Frullini, cit., pag. 62</li>
<li>“Sassaiola fiorentina”, nr 8 del 18 dicembre 1920, articolo intitolato “Sangue”, sulla seconda pagina</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

    <div class="xs_social_share_widget xs_share_url after_content 		main_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content">

		
        <ul>
			        </ul>
    </div> 
<div class="post-views content-post post-46678 entry-meta load-static" data-pvc-type="post" data-pvc-id="46678">
				<span class="post-views-icon dashicons dashicons-chart-bar"></span> <span class="post-views-label">Post Views:</span> <span class="post-views-count">336</span>
			</div><p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-dopo-montespertoli-tocca-a-san-piero-a-sieve-il-fascismo-cittadino-comincia-a-farsi-conoscere-anche-in-provincia-terza-parte-giacinto-reale/">Firenze Ottobre 1920: dopo Montespertoli, tocca a San Piero a Sieve&#8230; Il Fascismo cittadino comincia a farsi conoscere anche in provincia (Terza Parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-dopo-montespertoli-tocca-a-san-piero-a-sieve-il-fascismo-cittadino-comincia-a-farsi-conoscere-anche-in-provincia-terza-parte-giacinto-reale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Firenze Ottobre 1920: quattro contro un paese intero, ma bastano&#8230; (seconda parte) – Giacinto Reale</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-quattro-contro-un-paese-intero-ma-bastano-seconda-parte-giacinto-reale/</link>
					<comments>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-quattro-contro-un-paese-intero-ma-bastano-seconda-parte-giacinto-reale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appunti di Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze 1920]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[STORIA DELLO SQUADRISMO FIORENTINO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=46674</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; La prima spedizione in provincia dello squadrismo fiorentino fu dedicata alla chiantigiana Montespertoli…. (Bruno Frullini, Squadrismo fiorentino, Firenze 1933) &#160; Le occupazioni delle poche fabbriche fiorentine (Pignone e Galileo sopra tutte) finiscono il giorno 30 settembre del 1920, ma si lasciano dietro un clima teso, nel quale si fa strada il desiderio di rivalsa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-quattro-contro-un-paese-intero-ma-bastano-seconda-parte-giacinto-reale/">Firenze Ottobre 1920: quattro contro un paese intero, ma bastano&#8230; (seconda parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 240px; padding-right: 30px;"><span style="font-size: 10pt;"><strong>La prima spedizione in provincia dello squadrismo fiorentino fu dedicata alla chiantigiana Montespertoli….</strong></span></p>
<p style="padding-left: 240px; padding-right: 30px;"><span style="font-size: 10pt;"><strong>(Bruno Frullini, Squadrismo fiorentino, Firenze 1933)</strong></span></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Le occupazioni delle poche fabbriche fiorentine (Pignone e Galileo sopra tutte) finiscono il giorno 30 settembre del 1920, ma si lasciano dietro un clima teso, nel quale si fa strada il desiderio di rivalsa di chi male ha dovuto tollerare bandiere rosse e mitragliatrici fuori degli stabilimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’occasione sembra presentarsi quasi subito, quando al Fascio giunge la notizia che a Montespertoli, paese di 8.000 abitanti, a circa 25 chilometri dal capoluogo, dove si è votato il 10 ottobre, dopo che la precedente Giunta socialista è stata sciolta per malversazioni, la vittoria sovversiva ha avuto come primo effetto l’esposizione di un bandierone rosso sul balcone del Municipio, con la banda municipale che suona “Bandiera Rossa”, e i simpatizzanti in piazza ad applaudire.</p>
<p style="text-align: justify;">In paese, in verità, c’è fermento da qualche giorno. Ai pochi fascisti locali, capitanati da Livio Cigheri, si accompagna un giovanottone alto e moro, dall’accento meridionale, che tutti pensano sia un poliziotto in borghese, senza riuscire a capire, però, perché sia lì.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, si tratta di Gennaro Abbatemaggio, uno dei protagonisti “dalla parte dei buoni” del famoso processo Cuocolo alla camorra, che è stato volontario di guerra, Ardito, legionario fiumano, e ora simpatizza per la causa fascista.</p>
<p style="text-align: justify;">Una presenza certamente anomala, pur nel confuso clima del primo dopoguerra, alla quale sarà posto termine, nel giro di un mese, dagli stessi vertici fascisti, con un formale comunicato apparso sul giornale di Mussolini, e un telegramma indirizzato da Pasella al Capitano Zamboni, responsabile del Fascio fiorentino:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Avrà letto oggi stesso (11 novembre) su “Il Popolo d’Italia” la nostra diffida circa questo figuro. Allontanatelo da voi e fatelo allontanare da tutti gli amici.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>E’ uno scroccone che si è recato da tutte le parti a battere cassa, desiderando vivere senza far nulla. </em><strong>(1)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per adesso, comunque, nessuno sospetta, e a fargli compagnia, nel pomeriggio dell’11, scendono, dalla corriera proveniente da Firenze, quattro uomini dall’aria decisa di chi è abituato ad andare per le spicce. Sono Amerigo Dumini, Bruno Frullini, Attilio Paoli e Giacinto Fani. Dopo una breve sosta a casa del Cigheri, si danno da fare, andandosi a sedere, verso le nove di sera, al caffè Razzolini, in piazza, raggiunti anche da Lionello e Averardo Mazzuoli, che è autista della SITA sulla linea Firenze-Montespertoli:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Lo scopo era quello di imporre ai trionfanti pussisti che avevano conquistato quel Comune, di inalberare, anziché il cencio rosso, la gloriosa bandiera tricolore. Arrivammo la sera, e, dopo una refezione offeratci dall’amico Cigheri, ci recammo nel caffè principale, covo di comunisti, ove attaccammo senz’altro a voci spiegate, l’Inno degli Arditi.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Qualcuno sgusciò fuori zitto zitto, molti vollero opporsi al nostro canto con offese volgari. Volarono pugni e bastonate, finchè avemmo ragione degli avversari inviandoli a letto. </em><strong>(2)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fattasi quasi mezzanotte, chiuso il caffè, ed obbligati a restare in paese, perché non ci sono più corriere per tornare a Firenze (e questo Mazzuoli doveva ben saperlo !) , i “quattro più tre” pensano di mettere a frutto il vantaggio del buio e delle strade deserte per sistemare la faccenda del famoso bandierone.</p>
<p style="text-align: justify;">Non hanno calcolato, però, che l’allarme per la loro presenza si è sparso dappertutto:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Tutta la notte – il tempo era bello – staffette corsero per vari sentieri tra boschi e campi fino ai poderi e ai casolari delle frazioni più avanzate. Sul far del giorno Averardo Mazzuoli fu incontrato mentre andava alla SITA. Più con le cattive che con le buone lo ricacciarono a casa. “Anzi – gli dissero – oggi la SITA non andrà a Firenze per nessuna ragione”.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Si disposero intorno al paese blocchi stradali. Si era un po’ esagerato sui disordini della sera precedente, e i “volontari” non facevano difetto, mentre si insisteva a ripetere che i fascisti sarebbero arrivati in forze da un momento all’altro, appena giorno.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Con vanghe, falci, zappe, forconi, con una decisa e silenziosa determinazione, quasi tutti i contadini (ed erano centinaia) si erano venuti radunando in piazza per difendere il Comune che competeva loro per diritto di vittoria elettorale. </em><strong>(3)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E’, ad una delle sue prime manifestazioni, un clima col quale i fascisti dovranno abituarsi a fare i conti. Descritti come coloro che vengono <em>“ad ammazzare, a violentare e a distruggere”</em> incontrano, spesso prima ancora di aver compiuto alcunché, una esagerata reazione, frutto di una psicosi collettiva e di un altrettanto collettivo desiderio di “far male” a chi male viene a fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese dopo, per esempio, nella vicina Valdarno, a Castelnuovo dei Sabbioni, è sufficiente che si sparga la voce del prossimo arrivo di una squadra di fascisti fiorentini perchè ci sia una vera e propria insurrezione “preventiva” (che qui provocherà anche un morto innocente e svariati feriti):</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Giunto così il momento tanto atteso e temuto </em>(allude all’arrivo dei fascisti ndr),<em> la scintilla dell’insurrezione avrebbe trovato il momento più adatto al suo svolgersi violento. </em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Nell’arco di poche ore – con il riecheggiare delle sirene delle fabbriche in tutta la vallata – sarebbe stata svaligiata un’armeria e tentato l’assalto alla caserma dei Carabinieri, si sarebbero innalzate barricate con la partecipazione decisiva della popolazione del paese e dei minatori castelnuovesi sopraggiunti nel frattempo.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Alla fine, camicie nere e forza pubblica, dopo una lunga serie di scaramucce e prolungati scontri a fuoco, con scambi di fucile, rivoltellate e bombe a mano, avrebbero avuto la meglio sugli insorti. Nove feriti, passanti in massima parte – due le donne – ed un morto tra i manifestanti sarà il bilancio della giornata sangiovannese, vanto e gloria del fascismo fiorentino. </em><strong>(4)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sparuto gruppetto fascista arrivato a Montespertoli non può fare altro, a questo punto, che asserragliarsi nella Caserma dei Carabinieri, dove sono in arrivo altri militari di rinforzo, provenienti da Firenze, con un’autoblinda.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla mattina dopo giunge anche notizia che ad un camion con una trentina di squadristi accorsi in soccorso, è stato impedito l’accesso al paese, i cui ingressi sono ormai bloccati da un cordone di soldati.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo Luigi Zamboni, Enrico Uva, Gino Arbaci e Roberto Lawley riescono ad arrivare, in un’ auto con due giornalisti, spacciandosi anch’essi per cronisti.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/03/Ereticamente_galera-3.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignright wp-image-1212 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/03/Ereticamente_galera-3-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/03/Ereticamente_galera-3-225x300.jpg 225w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/03/Ereticamente_galera-3.jpg 263w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche ora, fattosi giorno pieno e ristabilita la calma, i quattro fiorentini imprevidenti – il cui capo “sul terreno” è Dumini – possono ripartire, insieme agli altri finti giornalisti arrivati “in soccorso”, sotto buona scorta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornati nel capoluogo, però, riceveranno sì elogi, ma dovranno anche affrontare polemiche, a seconda di come l’episodio verrà giudicato (prova di coraggio o incosciente esibizionismo ?) nel loro stesso ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di speciale, come si vede, e come tale l’episodio viene considerato anche da parte fascista (né Banchelli né Piazzesi lo citano nei loro libri), per cui deve ritenersi poco attendibile la notizia riportata dal Chiurco – e solo da lui, che forse fa confusione con l’episodio dell’11 – di una seconda spedizione sulla cittadina, verso la fine di ottobre, con occupazione del Municipio ed esposizione del tricolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, in questa avventura apparentemente minimale, ci sono già alcuni degli elementi che accompagneranno l’intera stagione squadrista. La sfida di pochi (pochissimi) contro molti (quattro contro un paese intero); la sfrontatezza ardita (i canti nell’osteria, alla faccia dei paesani); l’obiettivo simbolico (togliere il bandierone rosso), senza che siano previste violenze alle persone; il pressapochismo e la mancata formulazione di un “piano B” (quando i soccorsi da Firenze provano ad arrivare – ed anche qui: 30 uomini appena – , nessuno ha pensato a “come”, e infatti, incappano nelle maglie poliziesche e non riescono a passare); la litigiosità interna, che prende corpo nell’eterno conflitto moderati <em>(“era meglio non andare, se doveva finire così”</em>) contro estremisti <em>(“bisogna dimostrare di non avere paura, mai ! “</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la sproporzionata reazione avversaria prefigura una costante dei tempi che verranno, quando la predicazione sovversiva istigherà un odio feroce verso gli uomini in camicia nera, tale da autorizzare l’agguato, l’imboscata e lo sfregio dei cadaveri.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta però da dire che, per una più esatta valutazione, di “squadristico” in senso stretto questa azione ha ben poco, e la definizione che abbiamo dato di “proto squadrismo” è già più che generosa, trattandosi, in fondo, più che altro di una beffa ai danni dei socialisti di Montespertoli, mirata al “ratto” della bandiera, che è un classico, al punto che qualche squadra di tali prede farà collezione e ne adornerà le sedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose precipiteranno per il concatenarsi di una serie di circostanze sfavorevoli, ma, soprattutto per l’accennato pressapochismo col quale l’azione è stata pensata ed attuata.</p>
<p style="text-align: justify;">Manca la sorpresa (la presenza di Abbatemaggio è più che un campanello di allarme per i sovversivi locali, che la interpretano – e forse non hanno torto – come in missione di avanscoperta); non c’è un mezzo di trasporto autonomo che garantisca velocità nell’azione e possibilità di rientro altrettanto rapido (la vicenda si complica, in realtà, per l’impossibilità di tornare a Firenze dopo le prime burrascose avvisaglie nel caffè del paese); non si può considerare “minimo-sufficiente” il numero dei partecipanti (va bene l’inferiorità numerica che è una costante squadrista, ma quattro contro un intero paese sono davvero pochi) sia pure per raggiungere il circoscritto obiettivo di predare il drappo rosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversamente, per esempio, andranno le cose nella quasi contemporanea azione su San Lazzaro dei fascisti bolognesi, della quale si dirà, che ha più i caratteri dello squadrismo che verrà, anche per il suo significato “redentore” di una comunità “traviata” dalla predicazione sovversiva e di sostegno a chi a tale predicazione non crede.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’avventura/disavventura di Montespertoli, comunque<em>, </em>Dumini ne uscirà complessivamente bene. E’ confermato il suo coraggio spregiudicato, il suo ruolo di leader, e, nello stesso tempo egli diventa l’elemento più rispettato e temuto dagli avversari, che così ne alimentano il mito. Nei mesi a venire, quasi ovunque – e non solo dalle sue parti – ogni volta che ci sarà un protagonista di fatti di violenza che parla con accento toscano, le vittime faranno il nome di Amerigo Dumini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso tempo, prende corpo una consuetudine destinata ad affermarsi nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">I fascisti, pochi ed isolati nei loro paesi, praticamente indifesi di fronte alle prepotenze avversarie, quando sono proprio allo stremo, si rivolgono ai camerati del capoluogo per un aiuto. Una telefonata o una visita al Gambrinus e l’intervento di pochi ma fegatosi, capaci di ribaltare le situazioni, è assicurato.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/4.-SQUADRISTI-FIORENTINI.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46668 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/4.-SQUADRISTI-FIORENTINI.jpg" alt="" width="177" height="285" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Due esempi degni di menzione, perché in entrambi i casi la richiesta di soccorso parte da piccoli paesi, arriva a Firenze, e i “richiedenti” non sono proprio gli ultimi venuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Capitano .Francesco Baldi, da Barberino del Mugello, il 10 dicembre del 1920, si rivolgerà ai camerati del capoluogo per un aiuto, dopo che i sovversivi prima lo hanno assediato in casa con i suoi familiari, e poi hanno minacciato di tornare e dare fuoco all’abitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un pauroso Baldi, che è stato valoroso combattente, nominato Capitano per meriti di guerra, e a deciderlo a quel passo è solo l’insostenibilità della situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A Frullini, anche in questo caso è affidato il racconto, al solito colorito, di come vanno le cose:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Mi trovavo alla mezzanotte circa, con vari fascisti al Gambrinus. Ad un tratto il proprietario del locale, signor Luigi Orlandi, mi pregò di recarmi al telefono, perché il Capitano Francesco Baldi desiderava di urgenza parlarmi da Barberino di Mugello.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Appena all’apparecchio udii la voce affannata di Francesco Baldi che mi pregava vivamente di andare in soccorso di lui e della sua famiglia perché erano stati minacciati di morte dai sovversivi locali. Promisi il mio intervento e preparai la spedizione.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>&#8230;</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Giunti sulla piazza trovammo subito un incaricato che ci condusse dal Baldi, il uel, gettandomi le braccia al collo, mi narrò l’accaduto. E cioè che dopo un comizio comunista, gli avversari avevano dato un infruttuoso assalto alla sua villa, il quale avrebbe dovuto ripetersi nelle prime ore del mattino.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Stabilimmo subito di comune accordo alcune spedizioni di rastrellamento e punitive, ed il sequestro dei più accesi elementi comunisti, ciò che fu fatto con la rapidità che ha sempre caratterizzato ogni avvenimento fascista.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Condotti i comunisti nella casa del Popolo, furono rinchiusi in una sala nella quale lasciai Sorbi, armato di moschetto alla loro guardia.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Nella prime ore della mattina feci dare loro la colazione e mezzogiorno pastasciutta con bistecca. Come si vede, non mancavamo di fa stare bene, quando ci era possibile,i nostri avversari.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>&#8230;</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>La sede della Casa del Popolo subì un certo cataclisma, forse derivato da un locale movimento tellurico, essendo, come tutti sanno, quella località di origine molto vulcanica.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Salutato Baldi, la spedizione fece ritorno a Firenze</em><strong>. (5)</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un pauroso nemmeno il pluridecorato Capitano degli Arditi Pietro Tongiorgi, uno dei protagonisti dell’avventura fiumana, nel corso della quale ha occupato Arbe, che lascerà, ultimo dei dannunziani, solo il 12 gennaio del 1921.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anch’egli, che ha lottato con la morte a paro a paro, di fronte alla schiacciante superiorità numerica degli avversari che minacciano la vita sua e dei suoi cari, non può fare altro che rivolgersi a Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, che ha avuto il privilegio di essere personalmente vicino al Poeta, che lo ha conosciuto, stimato ed amato, “irriducibile” Comandante degli “Irriducibili” Arditi del XII Reparto d’Assalto, rientrato in Patria forse anche per tenere fede a questo appellativo, sarà tra i primi fascisti di Pescia, che è la sua città natale.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua richiesta di aiuto, quindi, non può restare inascoltata. Dal “Gambrinus”, in una ventina, guidati da Frullini e Banchelli, puntualmente arrivano i temuti fiorentini. Si trovano, però, di fronte ad una reazione forse imprevista, e devono, prima di risolvere la situazione a loro favore, lamentare un ferito grave:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Ad un tratto, su un ponticino, la folla ci stringe da presso. Erano centinaia armati ed urlanti, e mentre volavano le nostre sante legnate e frange l’aria il caratteristico rumore degli schiaffi, alternato da qualche colpo di rivoltella, vedo a pochi passi da me un brutto ceffo che, con una mano in tasca si avvicina cautamente ad uno dei nostri che era impegnato contro un gruppo di avversari.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Pure io, stretto dappresso dai comunisti, cerco di avvicinarmi, quando un grido acuto di dolore parte dal camerata Gino Vannini. Un balzo e sono nel mezzo, a tempo di sorreggere il povero Vannini che grondava sangue per due ferite di pugnale alla schiena.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Mentre con un braccio lo sorreggevo, con l’altro, impugnando la mia Mauser, feci fuoco più volte contro il vile aggressore che se la svignava in fretta. </em><strong>(6)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Così vanno ormai le cose, con sempre più frequenza, in provincia di Firenze, e si può ben dire che il precedente montespertolino ha fatto scuola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTO 3: Mario Sironi, “Spedizione punitiva”</p>
<p>FOTO 4: squadristi fiorentini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<ol>
<li>Roberto Cantagalli, Storia del fascismo fiorentino 1919-1925, Firenze 1972, pag. 127</li>
<li>Bruno Frullini, Squadrismo fiorentino, Firenze 1933, pag.39</li>
<li>Roberto Cantagalli, cit., pag. 120</li>
<li>Giorgio Sacchetti, Sovversivi e squadristi, 1921: alle origini della guerra civile in provincia di Arezzo, Roma 2010, pag. 68</li>
<li>Bruno Frulli, cit., pag. 93</li>
<li>Ibidem, pag. 161</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

    <div class="xs_social_share_widget xs_share_url after_content 		main_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content">

		
        <ul>
			        </ul>
    </div> 
<div class="post-views content-post post-46674 entry-meta load-static" data-pvc-type="post" data-pvc-id="46674">
				<span class="post-views-icon dashicons dashicons-chart-bar"></span> <span class="post-views-label">Post Views:</span> <span class="post-views-count">233</span>
			</div><p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-quattro-contro-un-paese-intero-ma-bastano-seconda-parte-giacinto-reale/">Firenze Ottobre 1920: quattro contro un paese intero, ma bastano&#8230; (seconda parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-quattro-contro-un-paese-intero-ma-bastano-seconda-parte-giacinto-reale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Firenze Ottobre 1920: con un episodio di “Proto-Squadrismo”, a Montespertoli, il Fascismo “presenta i documenti” (prima parte) – Giacinto Reale</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-con-un-episodio-di-proto-squadrismo-a-montespertoli-il-fascismo-presenta-i-documenti-prima-parte-giacinto-reale/</link>
					<comments>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-con-un-episodio-di-proto-squadrismo-a-montespertoli-il-fascismo-presenta-i-documenti-prima-parte-giacinto-reale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 06:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appunti di Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze 1920]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[STORIA DELLO SQUADRISMO FIORENTINO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=46664</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con una rivoltella di numero che ci avete inviato ci si può appena suicidare&#8230; Io credo che la questione di quegli affarini sia vitale per noi. (Il Segretario amm.vo del Fascio di Firenze scrive a Milano, il 24 agosto 1920)   “A chi l’ignoto? A noi!” La domanda che si porrà d’Annunzio al momento di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-con-un-episodio-di-proto-squadrismo-a-montespertoli-il-fascismo-presenta-i-documenti-prima-parte-giacinto-reale/">Firenze Ottobre 1920: con un episodio di “Proto-Squadrismo”, a Montespertoli, il Fascismo “presenta i documenti” (prima parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify; padding-left: 240px; padding-right: 30px;"><span style="font-size: 10pt;"><strong><em>Con una rivoltella di numero che ci avete inviato ci si può appena suicidare&#8230; Io credo che la questione di quegli affarini sia vitale per noi.</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 240px; padding-right: 30px;"><span style="font-size: 10pt;"><strong><em>(Il Segretario amm.vo del Fascio di Firenze scrive a Milano, il 24 agosto 1920)</em></strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“A chi l’ignoto? A noi!”</em> La domanda che si porrà d’Annunzio al momento di lasciare Fiume, alla fine del 1920, accompagna, in effetti, per tutto l’anno, i primi fascisti, stretti tra la dominante azione avversaria e la propria riconosciuta incapacità a dare una risposta adeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella sede ufficiale del Congresso Nazionale, a Milano, a maggio, il Segretario Pasella dovrà riconosce la situazione difficile. Rispetto al precedente congresso di Firenze, del novembre 1919, risulteranno costituiti 118 Fasci (erano 148), 22 Avanguardie Studentesche (prima assenti), con un totale di 27.430 aderenti ai primi (erano 42.836) e 3.700 alle seconde.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, un centinaio di Fasci saranno definiti “in via di costituzione” (erano 68 l’anno prima), molti dei quali nell’Italia meridionale e con forti adesioni popolari, come – e l’oratore ci tiene ad evidenziarlo –  a Sperlinga, in provincia di Enna, dove il Fascio ha 100 soci, dei quali molti aderenti alla Lega dei contadini.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi dati puramente numerici, va aggiunto l’allontanamento dei futuristi, il diradamento dell’Associazione Arditi (lo stesso Ferruccio Vecchi se ne chiamerà fuori), l’assenza, in sede locale, di molti degli elementi più attivi, attratti dalla chimera fiumana, dove parecchi si recano in cerca di azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Modesta consolazione è l’assalto alla Camera del Lavoro bresciana, in occasione dello “scioperissimo” di luglio, organizzato dal diciottenne Alessandro Melchiori (che, per questo sarà costretto a mesi di latitanza in val Seriana), e la  – di poco precedente – manifestazione triestina conclusasi con l’incendio del Balkan.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa, comunque, più che un’azione squadrista in senso proprio, va considerata come il frutto di una iniziativa di popolo, di quel popolo triestino indignato per l’uccisione di quattro Italiani (due a Spalato il giorno 11 e due in piazza, in occasione della manifestazione) e vittima di un’offensiva slavista rinvigorita dalle difficoltà interne ed internazionali dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ folla senza distinzione di appartenenza quella che muove, dopo uccisione del giovane Ninni, da piazza Unità alla sede del Novorsti Dom, anche se in prima fila ci sono le squadre fasciste, da poco formate in città, su iniziativa del fiorentino Giuseppe Giunta, contro il nemico straniero arrembante e il tradizionale nemico interno costituito da un sovversivismo quanto mai insidioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può ben dire che la partenza da Firenze di un Capo carismatico che è anche <em>“fascista d’azione”</em> (come normalmente si dice) rappresenti una grave perdita per il capoluogo toscano, destinata ad avere conseguenze sullo stesso sviluppo del movimento mussoliniano in città.</p>
<p style="text-align: justify;">In meno di due anni si alternano, alla guida del Fascio – in genere per brevi periodi –  ben otto segretari, “di fatto” o nominati secondo regole statutarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla brevissima (2 mesi) stagione del fondatore Gastone Gorrieri seguono quelle altrettanto evanescenti di Pietro Carrer, Eduardo Frosini, Fernando Agnoletti e Ezio Lascialfare, tutti personaggi che saranno ancora presenti, a diverso titolo, nel fascismo fiorentino, pure nei mesi successivi (e oltre: Gorrieri, per esempio, lo ritroveremo in RSI, Capo ufficio Stampa della “Muti”) ma che si dimostrano non in grado di “costruire” qualcosa di serio e di duraturo.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/2.-SQUADRA-DANTE-ROSSI.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46666 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/2.-SQUADRA-DANTE-ROSSI-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò, mentre una, sia pur modesta, presenza in piazza è affidata a uomini capaci, la cui autorità è riconosciuta dalla base pre-squadrista, ma ai quali manca qualcosa per diventare veri Capi, con autorità anche all’esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il caso di Amerigo Dumini, “<em>vero fondatore materiale del fascismo toscano”,</em> secondo Umberto Banchelli, che gli sarà compagno fin dall’inizio, Bruno Frullini e Pirro Nenciolini (poi arriverà anche Tullio Tamburini) , ai quali, sia pure con alterne vicende, si contrappone Dino Perrone Compagni, capace, a differenza loro, di guadagnarsi la stima e la fiducia degli ambienti militari, medio-alto borghesi e anche aristocratici (che a Firenze sono una realtà che “conta”).</p>
<p style="text-align: justify;">Di contro, la realtà variopinta dell’umanità che poi si organizzerà in squadre è fatta, in maggioranza, di gente minuta che lì si trova a suo agio, in nome di un naturale interclassismo e solidarismo ideale che ripete i moduli della comunità del fronte, soprattutto tra i Reparti Arditi della prima linea, dove raffinati intellettuali e politici come Mario Carli e Giuseppe Bottai convivevano con rudi “uomini d’arme” come Albino Volpi.</p>
<p style="text-align: justify;">La testimonianza di Mario Piazzesi è, al solito, illuminante:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Abissi dovevano esistere, per esempio, tra “Il Pascià” e Francesco che pure discutevano fitto fitto nell’angolo. Abissi morali, abissi di educazione, di ambiente, eppure la violenza fatta persona dell’uno, tozzo, sanguigno, con un sacco di nastrini sulla divisa di Ardito, che accusavano in lui il vero “homo d’arme” sembrava legare con la figurina sottile del figlio unico cresciuto nella bambagia e viziato dalla coccolatura del parentado.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Abissi pure tra il professore di matematica –quello che mi aveva firmato la domanda, bell’ormai lontano 1920, sempre in mezzo alle nuvole, raffinato esteta alla Oscar Wilde, e quel tanghero del tabaccaio di sotto i portici, di Beppe, lavandaio, cialtrone che intontiva col suo vocione sguaiato </em><strong>(1)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Né diversa è il senso di un’altra testimonianza, nel fascicoletto dedicato al ricordo di Dante Rossi, una delle vittime di Foiano, che sottolinea la considerazione della quale i più umili erano oggetto da parte dei giovanissimi “borghesi”:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Nel semplice, sereno volto dei Caduto ravvisiamo quello di tanti altri che, come lui, popolani, operai, contadini, artigiani, ci furono compagni nelle ore della vigilia e della lotta.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Cari, indimenticabili compagni: la loro pacata fermezza, esercitata nella dura fatica dei campi e delle officine, faceva riscontro alla scapigliata baldanza di noi giovani studenti, e con essa mirabilmente si armonizzava.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Per questi semplici, umili camerati, noi nutrivamo già un sentimento ancor più profondo del cameratismo che nasce dal pericolo affrontato insieme, gomito a gomito; intuivamo forse, sin da allora, il valore della presenza nelle nostre formazioni di combattimento, di questi figli del popolo, che con noi marciavano sul cammino della Rivoluzione. </em><strong>(2)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">È uno stato d’animo diffuso, confermato anche da altre fonti, tal che l’ingeneroso sfogo di Banchelli, oltre che controcorrente, appare fuor di misura, frutto della caratterialità dell’Autore, sempre “borbottone”, del particolare momento nel quale fu scritto, di grande difficoltà per il “Mago”, oltre che di una sfrontata e “fiorentina” faziosità, che, però, in questo caso appare assolutamente esagerata:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Occorre ben ricordare che i barbogi </em>(intende i medio-borghesi ndr)<em> e i loro clienti e i loro figli erano entrati nel Fascio con i loro scopi particolari, uno fra tanti, quello di esercitare la giustizia di classe, cioè punire non come fascisti, ma come figli dell’avvocato, del dottore, del fornitore, ecc.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Ne derivò che per molto tempo bastava che uno stuolo di questi incontrassero gente vestita da operaio, perché i giustizieri picchiassero di santa ragione. Avevano anch’essi una concezione eguale a quella dei comunisti che avevano picchiato ed assassinato gente decentemente vestita. Strana ma logica conseguenza di due forze negative che devono scomparire o rinnovarsi.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Appena i pochi barbogi e i loro clienti e figli si trovarono a contatto con la forza, fecero come i loro fratelli maggiori al fronte: se la svignarono gridando. “Viva l’Italia, viva Fiume!”</em> <strong>(3)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da prendere, quindi, con le dovute cautele Banchelli, che è contraddetto da un giovanottello di buona famiglia, che non entra nel Fascio con alcuno <em>“scopo particolare</em>”, se non quello di rivendicare il diritto di sognare e volere un’Italia diversa, che non <em>“se la svigna”</em>, e, quando occorre, non esita a fare a cazzotti, a randellate e a pistolettate con gli avversari, fianco a fianco col fornaio e col muratore. Lo ricorderà, con nostalgia, anni dopo:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Nello squadrismo abbiamo trovato la bella atmosfera nella quale tanto il vestito elegante quanto il vestito stracciato stavano accanto senza vergognarsi l’uno dell’altro, anzi, sentendo la gioia di essere insieme, diversi ed uniti…Mi monta il sangue alla testa quando un tipo “distinto”, venendomi a parlare alla casa del fascio, mi porta, quale elemento di giudizio in una faccenda, un’allusione come “noi persone dello stesso ceto”, “fra di noi” ….</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Alla casa del Fascio non c’è né ranghi né ceti, c’è l’uguaglianza dei fascisti, c’è la fraternità squadrista…La fraternità fascista è un principio concreto e quotidiano, da applicare in ogni minimo atto della vita politica, da applicare, vorrei dire, fin nei gesti e nello stato d’animo. Benvenute nel fascismo tutte le categorie, ma abbasso tutte le caste. </em><strong>(4) </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questa carrellata di testimonianze e giudizi sulla componente umana del primo fascismo (comune, peraltro, a molte città d’Italia, anche se a Firenze particolarmente “tipicizzata”) ci consente di introdurre un discorso di carattere più generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base vi è l’intuizione defeliciana che la dimensione migliore per parlare della vigilia squadrista è quella localistica, influenzata da situazioni locali e da Capi che difficilmente estendono la loro popolarità e influenza “effettive” oltre limitati confini.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle origini, il fascismo più “politico” è certamente quello milanese, dove il vertice che ruota intorno a “Il Popolo d’Italia” e al suo fondatore è l’unico in grado di dare, anche per i collaudati precedenti – in larga maggioranza di estrazione socialista e sindacal-rivoluzionaria – una prospettiva al movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più “nazionalista” è quello triestino, per ovvie ragioni geografiche, storiche e tradizionali, che ben presto trovano in Francesco Giunta ancorchè, come si è detto, fiorentino –  il loro interprete ideale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più “forte” è quello emiliano, sull’asse Bologna-Ferrara, con una più marcata predisposizione politica nel capoluogo di Regione, dove Leandro Arpinati e Dino Grandi, con “L’Assalto” sono i migliori interpreti dell’animo degli uomini in camicia nera, fino a mettere in difficoltà lo stesso Mussolini. A Ferrara, nel contempo, è Italo Balbo ad emergere, con le sue capacità organizzative e “militari”, che gli permettono di far sfilare davanti al Capo, già ai primi di aprile del 1921, ventimila uomini…quando l’intero movimento ne conta ottantamila scarsi in tutta Italia,</p>
<p style="text-align: justify;">Il più “squadrista” è, però, quello fiorentino: poco politico e molto fazioso, violento e amante della beffa, guascone e rivoluzionario, al punto che, non a caso, non esprimerà nessuna personalità di rilievo del Regime, perché i citati Dumini, Banchelli e Frullini non sono “spendibili” dopo il 28 ottobre, Perrone Compagni ha dei limiti evidenti, e Pavolini è solo un ragazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Manca all’appello Nenciolini, ingegnere (il che lo colloca un po’ “fuori quadro” rispetto ai suoi primi compagni d’avventura, popolani fin quasi ad essere “plebei”) ma con un animo ottocentesco, victorhughiano, verrebbe di dire. Sposerà, fino ad assicurarne la tutela in Tribunale, la causa degli umili parenti delle vittime dell’esplosione della polveriera di San Gervasio, e, soprattutto, si batterà, per i contadini, contro gli agrari della sua Signa, fino a pagare con la vita questa ostinazione. L’8 febbraio del 1923 verrà infatti ucciso a pistolettate, sulla piazza della cittadina, da alcuni sicari (forse reclutati tra fascisti dell’ultima ora dai predetti agrari, infastiditi dalle sue iniziative).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi altri che, come Raffaele Manganiello (destinato a cadere vittima di un agguato il 14 settembre del 1944, mentre si sta recando a Torino per assumere l’incarico di Capo della Provincia) e soprattutto Tullio Tamburini (dopo una tempestosa navigazione “regimista”, sarà Capo della Polizia della RSI e poi arrestato dai tedeschi e deportato a Dachau), accrediteranno la tesi di un “Granducato di Toscana” insediato a Salò.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta chiarezza su questa questione “geografica” sarà il caso, per chiudere questa premessa, di chiarire anche quella temporale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una diffusa, interessata versione vuole che la violenza squadrista propriamente detta sia durata per 4 anni, praticamente dal 23 marzo del 1919 al 28 ottobre del 1922.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/1.-MONTESPERTOLI-1920.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46665 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/09/1.-MONTESPERTOLI-1920-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Prima c’erano state intimidazioni e aggressioni “interventiste”, e dopo, il movimento fattosi Stato non mancherà di usare le maniere forti con gli oppositori, ma senza, nell’uno e nell’altro caso, quella continuità, che è la vera cifra distintiva dello squadrismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con una precisazione, però. Nel “biennio rosso” di squadrismo non si può parlare, che tali non sono le reazioni di gruppi più o meno organizzati che nel migliore dei casi inseguono ideali nazionalistici e antibolscevichi, e comunque restano pur sempre cosa diversa dalle semplici iniziative egoistiche dei proprietari (agricoli soprattutto) contro le rivendicazioni degli umili sottoposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa diversità i fascisti ci terranno a marcare da subito:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;"><em>Però il Congresso di Firenze conseguì un risultato politico-sociale di grande valore, che gli osservatori sagaci avranno fin da allora notato, ma che non appare dalla cronaca dei lavori e non è mai stato, prima d’ora, rilevato: esso seppellì definitivamente tutte quelle varie e svariate associazioni cosiddette antibolsceviche che s’erano andate formando in parecchie città dell’Italia settentrionale, per iniziativa o con l’aiuto del denaro degli elementi padronali agrario-industriali.</em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><em><span style="font-size: 10pt;">Il fascismo, è bene affermarlo perchè rimanga definitivamente e storicamente stabilito, non ebbe mai alcun contatto, nemmeno tattico, con queste associazioni</span> <span style="font-size: 10pt;">di autentiche “guardie bianche”</span></em>. <strong>(5)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fanno eccezione l’incendio dell’Avanti a Milano il 15 aprile del 1919 e quello, già accennato, dell’Hotel Balkan a Trieste il 13 luglio del 1920.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’intervallo non vi è praticamente niente.</p>
<p style="text-align: justify;">È solo nell’ultimo quadrimestre del 1920 che la situazione comincia a mutare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per una singolare coincidenza, Firenze e Bologna vengono alla ribalta della scena nazionale quasi in contemporanea, nell’ottobre del 1920, e iniziano una storia diversa ma destinata anche ad intrecciarsi nel quadriennio rivoluzionario, come vedremo.</p>
<p style="text-align: justify;">FOTO 1: Montespertoli nel 1920</p>
<p style="text-align: justify;">FOTO 2: la squadra fiorentina “Dante Rossi”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Roma 1980, pag. 130</li>
<li style="text-align: justify;">Riccaro Melani, Dante Rossi, Firenze 1938, pag. 9</li>
<li style="text-align: justify;">Umberto Banchelli, Le memorie di un fascista, Firenze 1922, pag. 17</li>
<li style="text-align: justify;">Alessandro Pavolini su Il Bargello del 25 gennaio 1931 (riportato in: Massimiliano Soldani, L’ultimo poeta armato, Cusano Milanino 2012, pag. 46</li>
<li style="text-align: justify;">Luigi Freddi, Pattuglie, contributo alla storia del fascismo, Roma 1929, pag. 84</li>
</ol>

    <div class="xs_social_share_widget xs_share_url after_content 		main_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content">

		
        <ul>
			        </ul>
    </div> 
<div class="post-views content-post post-46664 entry-meta load-static" data-pvc-type="post" data-pvc-id="46664">
				<span class="post-views-icon dashicons dashicons-chart-bar"></span> <span class="post-views-label">Post Views:</span> <span class="post-views-count">245</span>
			</div><p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-con-un-episodio-di-proto-squadrismo-a-montespertoli-il-fascismo-presenta-i-documenti-prima-parte-giacinto-reale/">Firenze Ottobre 1920: con un episodio di “Proto-Squadrismo”, a Montespertoli, il Fascismo “presenta i documenti” (prima parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ereticamente.net/firenze-ottobre-1920-con-un-episodio-di-proto-squadrismo-a-montespertoli-il-fascismo-presenta-i-documenti-prima-parte-giacinto-reale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>STORIA DELLO SQUADRISMO FIORENTINO NEL 1920: “hanno ucciso a tradimento i nostri fratelli giovanetti” (3^ parte) – Giacinto Reale</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/storia-dello-squadrismo-fiorentino-nel-1920-hanno-ucciso-a-tradimento-i-nostri-fratelli-giovanetti-3-parte-giacinto-reale/</link>
					<comments>https://www.ereticamente.net/storia-dello-squadrismo-fiorentino-nel-1920-hanno-ucciso-a-tradimento-i-nostri-fratelli-giovanetti-3-parte-giacinto-reale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 06:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appunti di Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze 1920]]></category>
		<category><![CDATA[sassaiola fiorentina]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[STORIA DELLO SQUADRISMO FIORENTINO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=45221</guid>

					<description><![CDATA[<p>È indubbio che la proto-spedizione di Montespertoli ha un gran clamore in città, e non solo negli ambienti fascisti o comunque vicini al Fascio. Aderiscono così ufficialmente al movimento mussoliniano il Capitano Luigi Zamboni e Guido Carbonai. Il primo, a metà ottobre è il nuovo segretario provvisorio. Sembra giunta anche l’ora, per il capoluogo di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/storia-dello-squadrismo-fiorentino-nel-1920-hanno-ucciso-a-tradimento-i-nostri-fratelli-giovanetti-3-parte-giacinto-reale/">STORIA DELLO SQUADRISMO FIORENTINO NEL 1920: “hanno ucciso a tradimento i nostri fratelli giovanetti” (3^ parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È indubbio che la proto-spedizione di Montespertoli ha un gran clamore in città, e non solo negli ambienti fascisti o comunque vicini al Fascio. Aderiscono così ufficialmente al movimento mussoliniano il Capitano Luigi Zamboni e Guido Carbonai. Il primo, a metà ottobre è il nuovo segretario provvisorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra giunta anche l’ora, per il capoluogo di Regione, di assumere il compito di coordinare le prime iniziative sul territorio, e a questo scopo viene indetta una riunione per il 5 novembre, alla quale partecipano, però, i soli rappresentanti di Pisa e Siena, anche se altre realtà si vanno formando qua e là nell’intera Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno prima, a testimonianza dell’alto valore simbolico della data che ricorda la vittoria in guerra, esce il primo numero della “Sassaiola fiorentina”, il giornale che Dumini si è “inventato”, che nel sottotitolo reca la scritta <em>“giornale di guerriglia ardita”, </em>e che in poche righe iniziali, orgogliosamente firmate “Noi”, lancia la sua sfida a tutto tondo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo libero foglio di battaglia – che vede oggi per la prima volta la luce – continua, intensificandola, la campagna di pura italianità e di epurazione politica iniziata da qualcuno di noi nelle colonne del giornale “L’Ardito”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si tratta, per ora, di un numero straordinario, destinato a mettere nella loro vera luce certi fatti e certi uomini che oggi alzano la testa, e nella loro mania di piazzarsi aspirano – essi che sono l’espressione del nullismo più vuoto – a reggere le sorti della città che già conobbe le glorie di Francesco Ferruccio e di Michele di Lando.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si tratta, per ora, di un numero straordinario, anche perché noi, che non siamo foraggiati da nessuno, dobbiamo dar vita a questo foglio con le nostre forze, ahimè molto modeste.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/06/5.-Il-primo-numero-della-Sassaiola-fiorentina.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-45215 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/06/5.-Il-primo-numero-della-Sassaiola-fiorentina-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dunque, il giornale uscirà quando e come potrà. Ma se la nostra buona battaglia troverà non solo incoraggiamenti verbali, ma anche&#8230;incoraggiamenti di altro genere, questa bandiera continuerà a sventolare sulla marea montante dei rossi e dei neri, egualmente tutti nemici d’Italia! <strong>(1)</strong> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Per una di quelle curiose coincidenze che a volte si verificano, lo stesso giorno viene pubblicato a Bologna il primo numero de “L’Assalto”. I due giornali, insieme, anche se su posizioni non sempre concordanti, saranno la migliore espressione dell’intransigentismo fascista nei mesi a venire</p>
<p style="text-align: justify;">E, per chi ami cercare simili combinazioni, va aggiunto che, anche “L’Assalto” è stato preceduto da un episodio proto-squadrista, quello avvenuto a San Lazzaro il 25 ottobre, che testimonia, come Montespertoli per Firenze e la Toscana tutta, dell’effervescenza di un ambiente, quello “nazionale”, che intorno al movimento mussoliniano comincia a coagularsi sempre più vigorosamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono le prime apparizioni di due tra i più forti Fasci della vigilia fascista, che però, fin dall’inizio, si propongono (e si rappresentano) in maniera diversa.</p>
<p style="text-align: justify;">A San Lazzaro, infatti, i fascisti si recano non per fare una provocazione (come sostanzialmente è a Montespertoli), ma per portare sostegno ai lavoratori già boicottati dai leghisti. Nanni Castelli lo racconterà in due diverse occasioni. Prima, sul numero 39 del 1920 de “Il Fascio”, con una accentuazione dell’aspetto “militare” della spedizione:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Formate le squadre in camion, i fascisti si recarono nelle campagne del Comune di San Lazzaro, ove maggiormente imperversava la dittatura bolscevica&#8230;Come in guerra. La notte, poi, i Carabinieri, inoltrando nell’oscurità, sentirono un secco: “Chi va là?” che però non li fece fermare, credendo ad uno scherzo. Invece, dovettero arrestarsi e declinare il loro&#8230;mestiere, quando i fascisti, manovrando militarmente, fecero scattare metallicamente le loro armi. <strong>(2)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">E poi, in altro articolo, con una speciale sottolineatura del contenuto politico dell’azione fascista:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>È bastato un pugno di giovani animosi, il Fascio di combattimento, per imporre il basta ad una corsa verso la rovina completa di tutti, borghesi e proletari. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>È bastato far comprendere che il bolscevismo non è poi una cosa tanto facile da attuarsi, perché ci siamo noi che non lo vogliamo assolutamente, e che per esso non basta vociare nelle piazze, ma occorre rischiare pure la pelle, per fare allontanare dalla lotta tutti gli animosi ed eccessivamente fautori di un regime che è desiderato perchè non è conosciuto nelle sue brutture, degne solo d’un popolo incivile e retrogrado. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E così il proletariato, pel quale lottammo negli anni nostri migliori, è rimasto disorientato. Non sa prendere una via da seguire.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nelle campagne di San Lazzaro, qualche settimana fa, quando una trentina di fascisti si avventurarono tra i coloni e i contadini, restituendo ai legittimi proprietari le macchine requisite dai leghisti rossi, facendo iniziare la battitura del grano, strappando la bandiera rossa, cantando gli inni della Patria, i lavoratori pallidi e miseri ben ci dissero che la loro era una vita di sofferenza e che erano soggetti ai “rossi” non avendo chi si interessasse dei loro interessi. <strong>(3)</strong> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, quindi, il fascismo gigliato mostra subito il suo volto guascone, la sua passione per la beffa e la provocazione, la sua propensione ad agire in piccoli numeri, di sorpresa e velocemente, quello petroniano, si manifesta serio, volto alla conquista delle masse, consapevole di un’azione di redenzione verso la comunità nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Evidente l’influenza che su tale diversità ha la presenza, in posizione di vertice, di uomini diversissimi tra loro. “Politici” come Leandro Arpinati (e poi Dino Grandi) a Bologna “d’azione” come Dumini e gli altri che gli fanno corona a Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono quelli che, il 29 ottobre, in occasione della partenza per Roma, per la cerimonia della traslazione della salma del Milite Ignoto, dei vessilli dei Reggimenti di stanza in Firenze, “occupano” le strade cittadine nelle quali passa il militaresco corteo, e impongono, con maniere anche brusche, la loro presenza:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alla partenza delle bandiere dei Reggimenti, nel 1920, stabilimmo di precedere il corteo e di imporre ai cittadini il saluto alla bandiera. Da via Tripoli, la gloriosa, lacera bandiera dell’84° Reggimento Fanteria, con la musica in testa, e il generale De Marchi, passava proprio come una sconosciuta forestiera.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[&#8230;]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Con la famosa ed ormai nota frase “Giù il cappello”, imponemmo con la forza il rispetto al glorioso simbolo della Patria. Alla nostra imposizione, molti facevano da sordi, ma certi schiaffi sonori fecero comprendere come noi non conoscevamo sordità alcuna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Diversi tranvieri che non vollero levarsi il berretto furono un po’ sciupacchiati, tanto che, non sapendo cosa fare di meglio, proclamarono, in segno di protesta, uno dei soliti ridicoli scioperi. <strong>(4)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">I presupposti per una giornata di sciopero “animata” ci sono quindi tutti. In previsione, i fascisti potenziano la scarsa capacità offensiva assicurata dalle poche armi da fuoco possedute, con robusti “bastoni da bovaro”, e ci sarà un epilogo che non degenera solo per il sangue freddo di uno dei protagonisti, il Sottotenente degli Arditi Guido Luciani.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli, con una lettera – documento che vale la pena di riportare per intero – al giornale di Dumini, ci terrà a dare la sua versione dei fatti contro le menzogne giornalistiche:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Egregio signor direttore, </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>chiedo gentilmente ospitalità nelle colonne del suo giornale per chiarire alcuni punti su ciò che “La Nazione” del 30 ottobre mese riporta circa l’incidente occorso a me, Ufficiale degli Arditi in via dei Martelli.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anzitutto sappiano che un Ardito, troppo fiero di se stesso, non si mette mai in condizioni di essere inseguito. Egli non fugge. L’Ardito avanza a fronte alta contro un nemico leale, e sa avanzare a fronte più alta contro la teppa del pussismo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Io non fui inseguito, bensì circondato in piazza del Duomo dai&#8230;valorosi, i quali, sebbene in numero abbastanza forte, si guardarono bene dall’avvicinarsi. Però, cresciuti di numero, essi inveirono contro di me, lanciando parole offensive che un fiero e devoto combattente non può subire. Fu allora che estrassi una bomba a mano, e bastò anzi il solo mostrarla per provocare un fuggi fuggi generale; poiché, come tutti sanno, i bravi pussisti non hanno altra buona dote se non &#8230;la paura.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ci tengo a dichiarare inoltre, che se mi astenni dal lanciare la bomba, non fu perché avessi una certa pietà di loro, ma soltanto perché, coscientissimo e sempre padrone di me stesso, notai come numerose signore e signorine si trovassero, per puro caso, presenti all’incidente.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi sarebbe certamente spiaciuto che qualche scheggetta fosse venuta a mancare ai miei amici&#8230;pussisti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In quanto alle parole da me pronunciate nell’estrarre la bomba, non furono quelle riportate da “La nazione”, ma io con la calma che è propria di ogni Ardito, dissi: “Largo ragazzi! Largo, attenti al naso!”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La Nazione” dice inoltre che io fui sottratto all’ira della folla dalle Guardie Regie.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ciò è falso!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un primo plotone di agenti uscì soltanto qualche minuto dopo della mia entrata nel cortile della Prefettura, e fu nella Prefettura stessa che trovai un Commissario di PS, e non, come “La Nazione” dice, per strada.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Del resto, i signori pussisti sanno che le Fiamme Nere sono sempre state il loro terrore, sanno che le file del pussismo sono gremite per lo più di disertori, e quindi di vili della peggior specie.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Io, come tutti gli Arditi, non discuto con quella gente, se non con le bombe, o meglio con i pugnali, poichè i vili sono indegni del fuoco, e per loro la miglior morte è quella data a ferro freddo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Con ringraziamenti. <strong>(5)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La politica, però, ha le sue scadenze, ineludibili. Nella città del Giglio le elezioni amministrative sono indette per il 7 novembre, e si presentano subito sotto il segno di una radicalità parolaia mai vista prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Il locale Partito Socialista, controllato dai massimalisti, con una forte presenza comunista-bordighiana, dichiara apertamente la sua intenzione di conquistare il Comune e la Provincia in chiave classista, perché <em>“lo sviluppo degli organi soviettisti dovrà essere essenzialmente diretto a sfaldare l’autorità dello Stato borghese”</em> e organizza ripetute dimostrazioni di forza con cortei, comizi e quelle che eufemisticamente vengono definite <em>“passeggiate ricreative”,</em> ma che, in effetti, hanno lo scopo di intimidire, anche con la somministrazione di qualche legnata, gli avversari.</p>
<p style="text-align: justify;">A contrastare le loro intenzioni, è nata, a marzo, l’Unione Politica Nazionale, che è il proseguimento, con intenzioni più ambiziose, della vecchia Alleanza di Difesa Cittadina. I dirigenti sono scelti tra i rappresentanti delle molte anime dell’associazionismo patriottico cittadino, compresi alcuni nazionalisti, e con l’esclusione dei fascisti, che sono, è vero, pochi, ma soprattutto appaiono difficilmente compatibili con i bravi borghesi dell’Unione.</p>
<p style="text-align: justify;">Essi non si formalizzano, e assicurano comunque il loro appoggio, obtorto collo, e con qualche mugugno interno, ma nella consapevolezza della necessità del sacrificio, in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto alle elezioni precedenti, vi è la novità delle liste del partito Popolare, che, pur se più forte nelle campagne rispetto alla città, viene visto come motivo di indebolimento per le fortune dell’Unione Politica Nazionale, della quale, peraltro, ha respinto ogni proposta di alleanza.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, se è vero che si respira un’aria di “attesa” di qualcosa (anche se nessuno sa bene cosa), il clima generale, a Firenze, ancora non conosce la violenza estrema che inizierà con le giornate della rivolta di marzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la campagna elettorale sembra ripercorrere più i moduli del passato che anticipare l’atmosfera di guerra civile:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una volta tanto, io, Pollione, Carnesecchi, Gino Arbaci, Dino Paoletti e Ottone Rosai volemmo prenderci un incarico onorifico. Questo avvenne in occasione delle elezioni amministrative del ’20. Lo scopo era di coprire con i nostri manifesti quelli degli avversari. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Con un bussolotto, più grande di una stagna di benzina, pieno di colla, e sottobraccio pacchi di manifesti, io, per essere in carattere, avevo la funzione di pennellatore, mentre Rosai, da buon pittore, teneva il bigonciolo. Carnesecchi la scala e Arbaci e Paoletti i manifesti.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/06/6.-Propaganda-fascista-a-Firenze-1920.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-45216 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/06/6.-Propaganda-fascista-a-Firenze-1920-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per un pò la partita andò bene. Su ogni manifesto sovversivo che si trovava, più qua più la, non facevamo altro che appiccicarcene uno dei nostri. Il quartiere della Croce era già stato convenientemente tappezzato e ritappezzato di nostri cartelli, quando finalmente si giunse nei pressi della Filarocca. Ed ecco che ci troviamo davanti una squadra di attacchini rossi, contornati, come in una parata, dai loro compagnoni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Aspettammo che avessero attaccato i manifesti, e a nostra volta appiccicammo i nostri sopra i loro. Essi, appoggiati dagli amici, si avvicinano per ripetere il giochetto, quando, che è che non è, il nostro bussolotto di colla prende disavvedutamente la partenza. Senza neppure uno squillar di trombetta, senza neppure un avviso del capostazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Era avvenuta una cosa semplicissima. All’amico Rosai il bigonciolo di colla pesava troppo, che credè opportuno di rovesciarlo elegantemente sulla testa di un attacchino.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E poiché il bigonciolo era sempre a mò di tuba su quella zucca, mi gettai d’un balzo dalla scala sulla quale mi trovavo, e col pennello che tenevo in mano, gli detti una solenne rincarata.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>I compagnoni fecero l’atto di slanciarsi verso di noi, ma una pennellata in piena faccia, che ebbe ad incollare un occhio ad uno dei loro e l’apparire fra le nostre mani di argomenti persuasivi, fece loro senz’altro prendere la fuga in direzione di Settignano.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fortunatamente lasciarono sul terreno gli arnesi del mestiere, quindi noi potemmo fare un falò dei loro fogli e con la colla degli avversari attaccammo i nostri manifesti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ci trovammo, però, ad essere padroni di tre scale a pioli, che andarono, un pò scombussolate, a fare compagnia ai ranocchi dell’Africo. <strong>(6)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Contro le previsioni di molti, la vittoria dell’Unione in città è netta: 48 seggi contro 12 socialisti al Comune, e prima in tre Mandamenti su quattro alla Provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversamente vanno le cose nell’intera Regione, dove i socialisti conquistano 150 Amministrazioni su 290 e i popolari 59 delle restanti. È il prevedibile risultato delle intimidazioni – che sono particolarmente efficaci nei piccoli centri, dove le Leghe spadroneggiano, di un biennio che ha visto 300 scioperi organizzati e settanta rivolte agrarie.</p>
<p style="text-align: justify;">I socialisti fiorentini escono invece, sconfitti, sia pure dopo una dura battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i protagonisti Pirro Nenciolini, impegnato a garantire, con qualche camion squadrista itinerante tra i seggi, la libertà di voto, dopo una campagna che proprio pacifica non è stata:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La lotta per la conquista dei seggi al Consiglio Provinciale era stata strenua. Contro “Barbarossa”, imbaldanzito dai successi riportati altrove, reso ardito dalla tolleranza (qualcuno direbbe dalla paura) manifestata nei suoi confronti dal Governo, i Partiti politici avevano costituito una Unione alla quale i fascisti avevano aderito, offrendosi come gli arditi del blocco, come quelli cioè che in ogni momento erano pronti a mettersi allo sbaraglio pur di infliggere una punizione – o anche solo una umiliazione – a chi credeva di poter liberamente fare e disfare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Comizi e pugilati, attacchi verbali e assalti in piena regola, durante i quali i fascisti erano sempre in prima fila, avevano indotto i bolscevichi alla meditazione, a protestare contro una persecuzione inesistente, ripetendo la favola del lupo e dell’agnello; inoltre, constatando come bastasse essere coraggiosi per mettere un freno alle soperchierie dei prepotenti, anche i cosiddetti amanti del quieto vivere si facevano innanzi, e, se non si offrivano come combattenti , assicuravano tuttavia che non avrebbero mancato, nel giorno della prova elettorale, di recarsi alle urne. <strong>(7)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi <em>“amanti del quieto vivere”,</em> non ci sono – pur senza essere fascisti-squadristi in senso stretto – il ventitreenne Gino Bolaffi, da poco laureato in Giurisprudenza e avviato alla carriera forense, e il di poco più anziano Guido Fiorini nato a Massa Marittima nel 1892, campione sportivo e impiegato di banca.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono, probabilmente, iscritti insieme al Fascio e al Partito Liberale, e il 7 novembre, alla notizia della vittoria del Blocco antibolscevico, si inquadrano in un corteo festante che, dopo aver fatto suonare la Martinella della torre di Arnolfo, e chiesto l’esposizione del tricolore al balcone di Palazzo Vecchio, si incammina per le vie cittadine.</p>
<p style="text-align: justify;">In via Roma, però, quasi all’altezza di piazza del Duomo, da un gruppo di socialisti lì appostati, partono prima insulti, poi colpi di rivoltella, e, infine, una bomba.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne nasce una violenta battaglia con alcuni fascisti presenti al corteo, che inseguono, sparando a loro volta, gli assalitori in via dei Tosinghi, via dei Medici e via Calzaioli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul selciato di via Roma, però, è rimasto Gino Bolaffi, vittima dello scoppio della bomba, e dinanzi al bar Italia viene colpito a morte Guido Fiorini.</p>
<p style="text-align: justify;">Essi saranno considerati, con giusta ragione, i primi Caduti della riscossa nazionale a Firenze, e, come tali, verranno inclusi nel martirologio fascista cittadina e vedranno le loro salme traslate, insieme a quelle degli altri martiri, nel Sacrario di Santa Croce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il manifesto del Fascio (firmato insieme a “I Combattenti”) marca la differenza tra le vittime e i loro assassini:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ancora una volta, sbucando dalle tane immonde dove si accolgono sempre più pochi, ma sempre più biechi, per incitare o negare, distruggere, lordare, offendere, hanno ucciso a tradimento i nostri fratelli giovanetti, e rei soltanto di essere belli e innocenti, e di credere che il santo avvenire debba essere affidato all’Idea invocata e preparata con cuore puro. <strong>(8)</strong> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ad un avvenimento così drammatico non metterebbe nemmeno conto di parlare delle vicende che interessano il Fascio fiorentino nell’ultimo periodo dell’anno, se non fosse che esse sono anticipatrici di ciò che avverrà nei mesi – e negli anni – successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ufficializzano il loro ingresso (anche se sulle date precise qualche incertezza rimane, e la memorialistica non aiuta a risolverla), a fianco dei nomi già visti, altri destinati a lasciare il segno, primi fra tutti il fiorentino puro sangue Dino Perrone Compagni e il pratese Tullio Tamburini.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo, che ha tenuto i contatti con l’Autorità militare in occasione delle manifestazioni per la partenza delle bandiere, dà al movimento, per i nobili – ancorchè decaduti – natali, una qual certa affidabilità agli occhi della pubblica opinione, certo più rassicurante di quanto possano fare i “legni storti” fin qui riuniti in piazza Cavour. Oltre alle polemiche, di cui si dirà, sarà oggetto, però, nei mesi a venire, dell’ironia degli stessi suoi seguaci, che lo soprannomineranno “Conte di Culagna”, probabilmente con riferimento al suo incerto passato militare in guerra e degli sfottò degli avversari che, per le sue manie di (credere di) dare ordini, con lettere autografe alle Amministrazioni socialiste, invitandole alle dimissioni, lo chiameranno “Granduca di Toscana”.</p>
<p style="text-align: justify;">Di ben altra stoffa è Tamburini, che appartiene a quella razza di deracines che popola le città (addensandosi nei caffè, soprattutto) del primo dopoguerra.</p>
<p>Saranno loro gli indiscussi protagonisti dei mesi che verranno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTO 5: il primo numero della “sassaiola fiorentina”</p>
<p>FOTO 6: propaganda fascista a Firenze</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<ol>
<li>“Sassaiola Fiorentina”, nr 1 del 4 novembre 1920, prima pagina</li>
<li>in: Nazario Sauro Onofri, La strage di Palazzo D’Accursio, Milano 1980, pag. 199</li>
<li>“L’Assalto”, numero saggio del 4 novembre 1920: “Italiani avanti!”, in prima pagina</li>
<li>Bruno Frullini, cit., pag. 35</li>
<li>“Sassaiola fiorentina”, nr 3 del 13 novembre 1920, lettera in terza pagina</li>
<li>Frullini, cit., pag. 45</li>
<li>L’olocausto di Firenze, La Nazione 1934, pag. 14</li>
<li>Pietro Valgiusti, Diario di una tipografia della rivoluzione fascista, Firenze 1936, pag. 100</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>

    <div class="xs_social_share_widget xs_share_url after_content 		main_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content">

		
        <ul>
			        </ul>
    </div> 
<div class="post-views content-post post-45221 entry-meta load-static" data-pvc-type="post" data-pvc-id="45221">
				<span class="post-views-icon dashicons dashicons-chart-bar"></span> <span class="post-views-label">Post Views:</span> <span class="post-views-count">302</span>
			</div><p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/storia-dello-squadrismo-fiorentino-nel-1920-hanno-ucciso-a-tradimento-i-nostri-fratelli-giovanetti-3-parte-giacinto-reale/">STORIA DELLO SQUADRISMO FIORENTINO NEL 1920: “hanno ucciso a tradimento i nostri fratelli giovanetti” (3^ parte) – Giacinto Reale</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ereticamente.net/storia-dello-squadrismo-fiorentino-nel-1920-hanno-ucciso-a-tradimento-i-nostri-fratelli-giovanetti-3-parte-giacinto-reale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
