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	<title>umanità Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>umanità Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Immagini del mondo (III) &#8211; Una scienza senz’anima &#8211; Livio Cadè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livio Cadè]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2025 04:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Cadè]]></category>
		<category><![CDATA[progresso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>III Una scienza senz’anima « Scienza senza coscienza non è che la rovina dell&#8217;anima». (François Rabelais) &#160; Forse c&#8217;è del vero nell&#8217;idea che ogni crisi sia un’opportunità, un’occasione di crescita. Perché divenga tale occorre però coglierne il senso, e questo richiede pazienza, coraggio e lucidità, una stretta alleanza tra forze intellettuali, morali e spirituali. Ma oggi è opinione comune [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>III</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Una scienza senz’anima</strong></p>
<p style="text-align: right;">« <em>Scienza</em><em> senza coscienza non è che la rovina dell&#8217;anima</em>».</p>
<p style="text-align: right;">(François Rabelais)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Forse c&#8217;è del vero nell&#8217;idea che ogni crisi sia un’opportunità, un’occasione di crescita. Perché divenga tale occorre però coglierne il senso, e questo richiede pazienza, coraggio e lucidità, una stretta alleanza tra forze intellettuali, morali e spirituali. Ma oggi è opinione comune che i problemi si risolvano solo in modo <em>scientifico</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le affermazioni della scienza cadono su di noi come sentenze oracolari. Quindi, la mia idea che proprio la scienza sia stata causa di una crisi di civiltà – crisi che si manifesta in un collasso di valori morali, intellettuali e spirituali – può apparire dissacratoria o paradossale. Anche ammettendo che la nostra società sia per molti versi <em>problematica</em>, si dirà che altre ne sono le ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se siamo convinti che la scienza abbia portato all’uomo tanti <em>oggettivi</em> benefici, se nei suoi presupposti, nelle sue metodologie e nei suoi apparati vediamo la risposta alle nostre necessità e alle nostre domande, ci sembrerà assurdo accusarla d’esser responsabile di difficoltà che dipendono invece, a nostro giudizio, da fattori sociali, politici, economici.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei premettere che verso la <em>scienza</em> intesa come conoscenza e ricerca di verità, non nutro alcuna ostilità. Consento anzi con l’idea che l’ignoranza sia il primo nemico da combattere. Ammiro quindi quell’intelligenza che, cercando di emanciparsi da congetture e da credenze fantastiche, “fa i conti con la realtà”, esperimenta, osserva, ragiona.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che significa <em>ignorare</em>? Si può conoscere a fondo l’atomo e non sapere quali siano i veri bisogni dell’essere umano. È chiaro inoltre che chi voglia indagare sulla <em>realtà</em> deve avere un’idea preliminare dell’oggetto della sua indagine. E a me pare che la scienza – come è oggi comunemente intesa – difetti appunto nel concepire la <em>realtà</em>, che ne ignori la profondità.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo gli scienziati mi ricordano quei ciechi che tastavano un elefante senza capire cosa fosse, avanzando strampalate ipotesi. La cecità scientifica, a mio avviso, ha radici nel pregiudizio di sapere già, <em>a priori</em>, cosa sia reale e cosa non lo sia. E un tale preconcetto ha prodotto un restringimento nel campo visivo della coscienza, una contrazione di quei significati che ci rendono più pienamente intelligibile la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovo perciò improbabile che una <em>scienza</em> così estranea alle fondamentali questioni dell’essere possa renderci più felici, più sani o più sicuri. Ho al contrario l’impressione che, di pari passo col procedere delle sue razionali conquiste, il mondo sia diventato un luogo più triste, malato e pericoloso. Tuttavia, secondo il comune sentire, la colpa è di chi ha fatto della scienza un uso scellerato, piegandola alle passioni umane.</p>
<p style="text-align: justify;">La scienza, dunque, non avrebbe che una colpa preterintenzionale. Se la tecnologia ha beneficiato della conoscenza scientifica per cavarne applicazioni che hanno finito con l’eclissare ogni principio di sapere disinteressato, trasformando la scienza stessa in un’ancella del profitto industriale, del controllo politico, della forza militare, questo, si dirà, esorbita da ogni genuina finalità scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo incolpare solo la natura umana e le sue inclinazioni malvagie se il carattere di avventura intellettuale della scienza si è ridotto alla sua utilità in relazione a scopi di arricchimento materiale, di sorveglianza sociale, di terrore, di distruzione, se la società ha così conosciuto abusi e soprusi più radicali di quelli cui la storia ci aveva abituati, scoperto nuove forme di tirannia fisica e mentale.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti sembra più logico ricondurre questo discorso nell’ambito della solita critica dei comportamenti sociali – critica inutile degli effetti senza capirne le cause &#8211; lamentandoci una volta ancora dell’egoismo, della crudeltà e della corruzione imperanti. E uno sguardo al passato sicuramente ci confermerà che gravi violazioni dei diritti umani sono comuni nella storia, e che sempre l’uomo ha fatto un pessimo uso del suo sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questa ovvia constatazione occorre però notare come la scienza moderna non abbia semplicemente offerto nuovi potenti strumenti alla cupidigia e alla sete di potere ma come, imponendoci una nuova immagine del mondo, l’idea di una <em>natura</em> in sé amorale e priva di qualsiasi trascendenza, abbia nutrito e incoraggiato, direi <em>scientificamente</em> legittimato il nostro lato <em>maligno</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra tendenza a usare il prossimo come una <em>cosa</em> ha trovato nella scienza un avallo razionale,  trovando complicità in un pensiero essenzialmente <em>demonico</em>, semplice testimone di una trama di cose e di forze. Dai suoi intrinseci fondamenti abbiamo tratto modelli intellettuali privi di <em>cuore</em> e di umanità, destituendo antichi valori spirituali e mutando radicalmente le nostre idee sull’uomo, sulla verità e sulle leggi che governano l’universo.</p>
<p style="text-align: justify;">E per quanto la scienza sembri volersi emancipare da ipotesi meccanicistiche elaborando speculazioni sempre più sottili sulla natura della realtà, evocando dimensioni chimeriche e mondi virtuali, questo non richiama certo la nostra coscienza a limiti più umani ma al contrario la spinge verso una visione del mondo ancor più stravolta e disumana.</p>
<p style="text-align: justify;">Una “scienza senza coscienza” non solo è dunque possibile, ma pare che la <em>scienza</em> non possa svilupparsi che a spese della coscienza. E questo non per cause accidentali, per una ingerenza delle nostre nevrosi nei suoi nobili propositi di illuminare e aiutare il genere umano, ma perché v’è in lei un’implicita tendenza a prevaricare su altre più essenziali dimensioni dello spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">Dovremmo quindi rivedere il comune giudizio sulla bontà del progresso scientifico e, più in generale, sul senso e sul valore del nostro <em>sapere</em>. Tanto più nel momento in cui la scienza si dissoci dal suo carattere originario – teorico e contemplativo – per divenire prassi, passando dal <em>comprendere</em> le cose al <em>fare</em>, al sollecitare pericolosi cambiamenti nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come un giorno la tentazione diabolica accese in noi un desiderio di conoscenza che ci costò la cacciata dall’Eden, così oggi, cogliendo nuovi frutti proibiti senza peritarci di spezzare l’unità tra un ordine naturale e un ordine spirituale, rischiamo di cadere in baratri d’esistenza sempre più simili a un incubo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come discernere dunque quanto il sapere scientifico ci sia di danno o di beneficio? Questo è ovviamente impossibile se non definiamo delle finalità e delle gerarchie di valori. E in questo la scienza non può aiutarci, in quanto è in sé antiteleologica, interessata solo ai fatti e alle loro cause, indifferente agli scopi e ai valori. Finché penseremo <em>scientificamente</em> gireremo perciò in un circolo vizioso senza poterne uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a noi sembra d’aver fatto un balzo gigantesco, che ci porterà ad altezze divine! Crediamo che la scienza ci abbia donato gli stivali delle sette leghe, e nessuna remora morale può più ostacolare le nostre ambizioni. Satana ci ha promesso un certo <em>avvenire</em>: voi <em>sarete</em> come Dei. Pare quindi logico immolarci al progetto di una futura e ideale società tecnico-scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra infatuazione per una scienza <em>obiettiva</em> ci impedisce di vedere obiettivamente la realtà. Se siamo così evoluti, se la scienza ci consente di dominare il nostro destino, perché la criminalità imperversa, perché arte e cultura agonizzano, perché siamo schiavi di lavori alienanti e di un’economia disumana, perché terra, aria, acqua, cibo, sono sempre più contaminati, perché la medicina non guarisce, perché guerre apocalittiche incombono su noi?</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo così tanto, eppure il mondo affonda sempre più in gravi e irrisolti problemi. Dunque, se sapere è potere, da dove viene la nostra impotenza? Sotto tali dilemmi troveremmo un vuoto, l’angoscia di un pensiero senza fondamento. I nostri ideali, le nostre consuetudini sociali, la nostra familiare immagine del mondo, la nostra anima, vanno sciogliendosi come neve al sole. “<em>Où sont les neiges d’antan</em>?” Dove sono i vecchi valori, i vecchi abiti, le vecchie certezze?</p>
<p style="text-align: justify;">Ragionare con coerenza <em>scientifica</em> fatalmente erode anche quei principi classici del Diritto che dovrebbero proteggere la libertà e la dignità della persona. Infatti il diritto richiede un <em>soggetto</em>, mentre per la scienza esistono solo oggetti. E per altro, ci è vietato chiedere insegnamenti al passato. Come in ogni rivoluzione, l’ordine è: “guardare avanti”. Chi si volge indietro deve vedere solo le macerie di vecchie illusioni, dimore dello spirito inabitabili e per sempre abbandonate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro sguardo – senza rimpianti, forzatamente lungimirante &#8211; deve fissarsi là dove sorgerà l’alba del domani. Perciò disponiamo piani quinquennali, decennali, secolari, programmiamo agende al 2030, al 2050 o al 2100. L’apoteosi dell’uomo trasfigurato dalla tecnica, membro di una società perfetta, è traguardo di cui non possiamo dubitare, perché posto sotto la protezione e il patrocinio della scienza. Ci si offre così un <em>astratto </em>futuro perché non ci lamentiamo del concreto presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Va da sé, quindi, che non esiste colpa più grande che l’esser <em>antiscientifici</em>, conservatori di antichi ideali. Indegnità morale, sociale e intellettuale si fondono nella figura del reazionario, di colui che diffida degli <em>esperti</em>, che resiste al Progresso o lo immagina al servizio di segreti e torbidi interessi. Condannato all’anacronismo e alla riprovazione sociale, costui dovrà segretamente custodire in sé quelle idee e quei valori che ancora gli sembrano viatico necessario per una vita veramente umana.</p>

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		<title>Il girone dei Filantropi &#8211; Livio Cadè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livio Cadè]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2021 06:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Cadè]]></category>
		<category><![CDATA[filantropia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dice un antico proverbio arabo che quando il povero parla nessuno lo ascolta, ma se il ricco fa un peto la gente esclama: “che profumo sublime!”. Oggi non è diverso. Le persone più ricche del mondo ammorbano il pianeta con le loro flatulenze, ma la gente annusa con reverente ammirazione. Questo ha prodotto un generale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Dice un antico proverbio arabo che quando il povero parla nessuno lo ascolta, ma se il ricco fa un peto la gente esclama: “che profumo sublime!”. Oggi non è diverso. Le persone più ricche del mondo ammorbano il pianeta con le loro flatulenze, ma la gente annusa con reverente ammirazione. Questo ha prodotto un generale discredito della filosofia. Il nesso tra i due fenomeni può non essere evidente, ma diventa chiaro non appena si consideri la fondamentale incompatibilità tra l’esser filosofi e l’esser enormemente ricchi.</p>
<p style="text-align: justify">Il filosofo, anche se non è un Diogene, dovrebbe guardare con un certo disincanto al denaro. L’uomo occupato ad accumulare ricchezze materiali vede invece la filosofia come una perdita di tempo, quindi di denaro. Il filosofo è uomo di astrazioni. Il capitalista è uomo pratico, d’azione, il suo cervello è nutrito con principi rigidamente utilitaristici. Non utilitarismo speculativo, fatto di concetti filosofici, ma istintivo, come quello di un predatore. Il suo pensiero non ammette astrazioni, a parte il calcolo di profitti e interessi.</p>
<p style="text-align: justify">Viviamo ormai in un’epoca in cui il vero e più influente <em>maître à penser</em> è il grande capitalista. E il prestigio di cui gode il suo magistero è pari al capitale di cui dispone. Il sistema capitalistico, con le sue regole, i suoi valori, i suoi obiettivi, è diventato più o meno consciamente modello di vita, profezia di progresso sociale, tutore di un&#8217;Umanità dipendente in tutto dal denaro. Poiché è dunque il pensiero delle persone più ricche, per le quali &#8216;speculazione&#8217; ha un significato esclusivamente finanziario, a determinare i generali processi sociali, si produce nella società un vuoto culturale e umanistico.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, alcuni miliardari refrattari alle consolazioni della filosofia sembrano nobilitarsi oggi con l&#8217;esser filantropi, preoccupandosi attivamente del benessere dell’Umanità. Tale filantropia ovviamente non si nutre di ideali filosofici, e il benessere che si prefigge di ottenere non implica piaceri intellettuali o spirituali.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il Filantropo-capitalismo l’uomo non ha bisogno di metafisici, santi o filosofi, ma di banchieri, medici, tecnici, ingegneri. Non gli servono relazioni umane appaganti, libertà, armonia interiore, ma tecnologie più efficienti e sistemi di produzione più razionali. Che solo i beni monetizzabili favoriscano un vero progresso umano appare una verità lapalissiana, che non serve argomentare.</p>
<p style="text-align: justify">È sufficiente convincere l’Umanità che la sua felicità non è legata a fruizioni immateriali come l’amore, la saggezza etc. ma alla disponibilità di cibo, di denaro, di protocolli sanitari. Naturalmente nessuno nega che vi siano nella vita necessità pratiche da soddisfare. Un tempo si diceva <em>primum vivere deinde philosophari</em>. Ma secondo i nuovi Filantropi solo i bisogni materiali sono essenziali e non differibili. Il resto – arte, filosofia, religione etc. &#8211; rappresenta un accessorio superfluo, diversivo cui eventualmente dedicarsi per soprammercato.</p>
<p style="text-align: justify">Si potrebbe obiettare che anche l’ammucchiar denaro è un gioco e non risponde ad alcuna reale esigenza umana; che macchine sempre più sofisticate o connessioni sempre più veloci non hanno una diretta relazione con la felicità; che i sedicenti progressi della medicina sono contraddetti da un’Umanità sempre più malata o malaticcia, afflitta da patologie croniche, terrorizzata da pandemie, dipendente dai farmaci; che una Filantropia materialista non ha certo mitigato il problema della fame del mondo etc.</p>
<p style="text-align: justify">Sollevare queste obiezioni significa però mettere in discussione alcuni postulati fondamentali, minacciando il collasso di un&#8217;intera visione del mondo. Come per l’uomo del Medioevo era inconcepibile mettere in dubbio l’esistenza di Dio, dell’inferno o del paradiso, oggi è impossibile non credere che la salvezza dell’uomo dipenda dal denaro, dai farmaci, dalle macchine. Anche la politica, ormai convertita alla Filantropia, non si interessa più di temi astratti come la giustizia o la libertà, ma di aumentare la disponibilità di computer e vaccini, di trovare ogni giorno nuovi pericoli da cui proteggere l’Umanità per poi “metterla in sicurezza”.</p>
<p style="text-align: justify">Su questo esubero di buone volontà nutro però vari dubbi. Ho detto infatti che alcuni moderni plutocrati sono filantropi &#8211; ossia persone che <em>amano</em> il genere umano &#8211; ma insieme disprezzano la filosofia, che è <em>amore</em> della sapienza. V’è dunque in loro un certo <em>philèin</em> – termine greco per amare – che ne escluderebbe un altro. Non è questa una contraddizione? Infatti ciò che più distingue l’uomo nel vasto insieme delle forme naturali è la sua ricerca del sapere. Disprezzare tale anelito comporta un disprezzo per l’Umanità che mal si concilia con l’amore.</p>
<p style="text-align: justify">Riconosco però che spregiare la filosofia può essere un ottimo esercizio filosofico. E d’altro canto, gli stessi Filantropi che detestano il filosofare amano il sapere che serve, ad esempio, per produrre un vaccino o un&#8217;antenna 5G, e che può tradursi in un sostanzioso guadagno. Quindi, potremmo considerarli esponenti di una filosofia <em>sui generis</em>, positivista, pragmatica, utilitaristica, forse poco accademica ma in grado di produrre notevoli effetti.</p>
<p style="text-align: justify">La mia perplessità più profonda è però un&#8217;altra. Di fatto, da quando questi grandi Benefattori se ne prendono cura, le condizioni generali dell’Umanità sono drammaticamente peggiorate. Come dice Solone, «in ogni cosa bisogna indagare la fine». E se era intenzione dei Filantropi applicare una terapia ai mali del mondo, il rimedio sembra alla fine aver prodotto più danni che benefici. Mi sono perciò convinto che il peggior male sia proprio la Filantropia. Penso vivremmo molto più serenamente senza questa opprimente sollecitudine per il nostro bene, senza chi si preoccupa così assiduamente della nostra salute, della sicurezza, del clima, dell’ambiente etc., imponendoci (per il nostro bene) sempre più oneri e austerità, restrizioni e impedimenti. Ci fossero più misantropi al mondo, penso saremmo tutti più liberi e felici.</p>
<p style="text-align: justify">E se osservo lo scempio della nostra civiltà, la sua devastazione interna ed esterna, mi viene il sospetto che i Filantropi amino l’Umanità come Gilles de Rais amava i bambini. Mi riferisco storicamente alla figura del Barone che emerge dagli atti del processo a suo carico. In realtà, non credo che quel virile uomo d’armi si abbandonasse alle efferatezze, ai rituali satanici e agli abomini di cui si dichiarò colpevole sotto tortura e per cui l’Inquisizione lo impiccò.</p>
<p style="text-align: justify">Viceversa, mi pare che i cosiddetti Filantropi nascondano, sotto una dichiarazione di sentimenti umanitari, una melma di desideri perversi, stupri mostruosi e commerci diabolici. Capisco che un&#8217;accusa tanto grave andrebbe provata. Ma è assurdo aspettarsi che una moderna Inquisizione sottoponga a processo i Filantropi e li torturi per indurli a una confessione. Ogni struttura inquisitoria oggi operante &#8211; politica, giuridica o mediatica &#8211; è infatti sotto il loro controllo.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo questa malefica filantropia si è diffusa ovunque, contagiando gran parte dell’Umanità. Dall’alto di una piramide gerarchica, scendendone i vari gradi, i suoi vischiosi sentimenti son colati giù verso gli strati inferiori, fino alla base dell’edificio, appiccicandosi alla gente comune. Nessuno può sfuggire a questo  filantropismo coatto, sottrarsi ai doveri e al senso di <em>responsabilità </em>verso il genere umano senza avvertire un senso di colpa e di indegnità. Tutti siamo chiamati a combattere i grandi nemici dell’uomo: virus, batteri, raggi solari, anidride carbonica etc.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;opinione pubblica non sa quanto i Filantropo-capitalisti guadagneranno da questa guerra, né di quanto costerà alla povera gente. Nessuno osa contestare il fatto che la soluzione di grandi problemi umanitari richieda grandi quantità di soldi, di sforzi e sacrifici economici. Chiunque provasse a suggerire altri approcci, meno venali e più spirituali, verrebbe preso per pazzo o considerato un ingenuo sognatore. Sembra che l&#8217;amore dell’Umanità, senza denaro, debba restare lettera morta, come una fede senz’opere. Par dunque si debba esser grati ai grandi Filantropi che investono in settori cruciali per il benessere dell’uomo e la sua sopravvivenza, come la bio-tecnologia, la vaccinazione di massa, i flussi migratori, l’economia <em>green</em> etc.</p>
<p style="text-align: justify">È possibile cogliere qui un&#8217;altra peculiarità della Filantropia moderna, intendo la <em>lontananza. </em>Il suo amore si rivolge non al prossimo ma a soggetti lontani nel tempo e nello spazio, persone che non possiamo né vedere né toccare, la cui esistenza resta per noi un valore astratto. Veniamo mobilitati per rispetto verso qualcuno mai conosciuto, oppure verso le future generazioni, entità inesistenti cui bisogna lasciare in eredità un mondo migliore. È necessario far continue spese e rinunce, mettere pesanti ipoteche sul presente a favore di un ipotetico domani.</p>
<p style="text-align: justify">Alcuni potrebbero pensare che le donazioni dei Filantropi siano destinate a sollevare le condizioni dei poveri e dei bisognosi. In realtà son elargite a Governi, Società, Organizzazioni, perché ne facciano uso filantropico. Questi Governi etc. trasferiscono una parte del lascito ad altri filantropi e questi ad altri ancora. Della somma elargita beneficia dunque un circolo chiuso di filantropi i quali ne usano secondo le necessità umanitarie per loro più urgenti (oggi in genere farmaci, dispositivi elettronici, sistemi di sorveglianza etc.). Nessun soldo finisce mai nelle tasche dei non abbienti. Ma è proprio così che il Filantropo conta di aumentare la ricchezza e il benessere complessivo dell’Umanità.</p>
<p style="text-align: justify">La sua intenzione è far sì che la ricchezza e il benessere che si creano nel mondo restino al 99% proprietà dei Filantropi. La ragione di ciò è che i piani per la salvezza dell’Umanità sono immensi, e quindi solo persone immensamente ricche se ne possono far carico. Se la ricchezza totale fosse distribuita in maniera equa, si disperderebbe in una moltitudine di rivoli senza forza, senza coesione. Il Filantropo prende dunque su di sé le ricchezze dell&#8217;Umanità come una missione (non oso dire una croce) per poterla amare più efficacemente. Questo stabilisce un legame necessario tra Filantropia e plutofilia. Non si diventa infatti immensamente ricchi senza amare il denaro.</p>
<p style="text-align: justify">Buddha o Cristo non potevano certo esser Filantropi. Né un san Francesco, che proibiva ai suoi frati di maneggiar denaro, “merda del diavolo” (solo dopo la sua morte i francescani, liberati da quel rifiuto intransigente, poterono arricchirsi e diventar filantropi). E non poteva esser Filantropo il beato Cottolengo, che di giorno raccoglieva offerte per sfamare i suoi poveri malati e la sera, con irrazionale fiducia nella Provvidenza, gettava dalla finestra i soldi avanzati.</p>
<p style="text-align: justify">Il vero Filantropo capitalizza, accumula, sa che l’uomo è ciò che possiede. Il suo motto potrebbe essere “io ho quel che ho donato, più gli interessi”. E non bisogna immaginare in ciò interessi di natura morale, come la soddisfazione e la consapevolezza di aver fatto del bene. Piuttosto il compiacimento del buon seminatore, cui i raccolti «fruttano il trenta, il sessanta e il cento per uno». Di fatto, non si può interpretare correttamente il fenomeno della Filantropia moderna se non rovesciando i nostri tradizionali concetti di amore, altruismo, fratellanza, solidarietà etc.,  ancora legati a una vecchia etica religiosa.</p>
<p style="text-align: justify">Solo così ci apparirà perfettamente logico il progetto filantropico di una drastica riduzione della popolazione umana. Razionalmente non è infatti possibile conciliare l’amore per l’Umanità con un crimine contro l’Umanità. Se però accettiamo la prospettiva del Filantropo vedremo che la contraddizione è solo apparente. Il Filantropo ama infatti l’Umanità ma non i singoli uomini, che di solito disprezza. Perciò elabora e sostiene ogni programma che, pur danneggiando le persone reali, favorisca un’<em>ottimizzazione</em> ideale della società secondo criteri più razionali e produttivi. Dal suo punto di vista, il depopolamento globale è giustificato da ragioni superiori che lo rendono, per così dire, una ‘strage umanitaria’.</p>
<p style="text-align: justify">Dovremmo per questo considerare il ricco Filantropo un assassino? O sospettare di lui solo perché, come dice Balzac, “dietro ogni grande fortuna c’è un crimine”? Per la gente semplice è molto difficile comprendere i moventi dei Grandi Filantropi, i valori che li ispirano. Anch’io forse ne parlo muovendomi più sul piano della fantasia che della cognizione di causa. Ammetto che per me sono esseri sconosciuti, entità misteriose, quasi metafisiche, di cui posso supporre l’esistenza solo attraverso deduzioni di natura teologica. Ad esempio argomentando che vi sia una Causa Prima o un <em>primum movens</em> che determini una catena di movimenti ed effetti filantropici.</p>
<p style="text-align: justify">Se fisso lo sguardo verso l’Olimpo dei Filantropi non vedo nulla, se non la luminosa caligine che l’avvolge. Più sotto divengono man mano visibili filantropi di livello inferiore – uomini d’affari, politici, giornalisti, medici etc. – investiti della missione di informarci e ammonirci, sorvegliarci e correggerci. Ma i gradi più sublimi restano arroccati su altezze inaccessibili, nascosti alla vista dei mortali. Non credo però che tale ritrosia sia dettata dall’umiltà. La mia teoria è che serva a nascondere gli effetti più ripugnanti e deformi della Filantropia.</p>
<p style="text-align: justify">Il passaggio dall’<em>antropos</em> al <em>filantropos</em> implica infatti delle mutazioni genetiche. Basta essere afflitti da una lieve sintomatologia filantropica per mostrare i segni di un’incipiente metamorfosi. Modificazioni quasi impercettibili per un occhio inesperto. Se però esaminiamo fasi più avanzate del processo – come appaiono in certi giornalisti, politici, scienziati etc. &#8211; diventa più facile cogliere nel volto, nella mimica, nel tono della voce, i sintomi di una degenerazione psico-somatica.</p>
<p style="text-align: justify">E salendo verso filantropi di grado ancor più elevato vedremo la corruzione interiore riflettersi in modo progressivo e sempre più evidente nei tratti esteriori. Come se un demone prendesse graduale possesso del loro corpo e ne alterasse le espressioni naturali. Faccio dunque l&#8217;ipotesi che chi sta all’apice dell’Ordine Filantropico, ormai integralmente posseduto dal demone, abbia sembianze e comportamenti non più umani.</p>
<p style="text-align: justify">La mia teoria coincide in parte con quanto si legge nel Canto XXXIII dell’Inferno dantesco. Giunto nella zona Tolomea, dove stanno i traditori degli ospiti, Dante rimane infatti sconcertato nel trovarvi due dannati – frate Alberigo e Branca Doria – che sa essere ancora vivi. Quegli uomini camminano ancora sulla terra, si chiede, quindi come possono essere qui? Gli viene spiegato che nel loro corpo è entrato un demone che ne guida i movimenti, simulando un’apparenza di vita, benché la loro anima sia da tempo precipitata tra le pene eterne.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, anche i corpi dei grandi Filantropi potrebbero essere involucri disanimati, abitati da una forza infera. Compiono i normali gesti della vita pur essendo interiormente già morti. Parole, pensieri, atti, tutto proviene dal demone che li abita. Questo spiegherebbe il fatto che nei loro programmi filantropici venga esclusa ogni preoccupazione per l’anima e la sua immortalità. È naturale invece che progettino forme di tecno-vita, cioè di non-vita, in cui proiettano un’immagine di sé stessi, della loro natura di automi disumanizzati. E provano uno sterile piacere nel privare gli altri di essenziali prerogative vitali come la libertà, la ricerca della felicità, l’amore, persino il respiro.</p>
<p style="text-align: justify">Si può dunque presumere che il Filantropo sia solo un simulacro biologico la cui anima è già ospite della zona Tolomea, rinserrata in un lago di ghiaccio che raggela le sue stesse lacrime. Questa congettura sarebbe suffragata da una tradizionale esegesi secondo cui la colpa lì punita è quella di chi &#8220;servendo tradisce il servito&#8221;; di chi, fingendo di beneficare, tradisce il beneficato. E appunto questo è l’intento reale, il volto vero della Filantropia.</p>
<p style="text-align: justify">Non possiamo tuttavia sapere chi, tra quelli che oggi dicono di agire per il bene dell’Umanità, sia ancora umano e chi sia già uno spettro, un <em>golem</em> maligno. Questo pone un fondamentale problema etico, cui Dante forse non pensò. Infatti, se accettassimo la sua teoria, uccidendo alcune persone non commetteremmo un reale omicidio, dato che sono già morte. Dovremmo tuttavia aver la completa certezza che la loro anima sia già all’inferno. Nel dubbio, ci si offre questa alternativa: adottare il metodo dell’abate Amaury &#8211; &#8220;uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi&#8221; – o più prudentemente astenerci, lasciando tale incombenza al tempo e alla natura.</p>

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		<title>Il dissoluto &#8211; Livio Cadè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livio Cadè]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2021 06:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Cadè]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un tempo come il nostro, in cui le leggi più turpi vengon spacciate per nobili principi e i costumi più aberranti son visti con simpatia, diventa una rara virtù l&#8217;esser dissoluti. Il dissoluto è disciolto, libero dai lacci di una moralità mortificante, dai nuovi tabù, dagli affettati pietismi, dalla retorica strisciante e dalle teorie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">In un tempo come il nostro, in cui le leggi più turpi vengon spacciate per nobili principi e i costumi più aberranti son visti con simpatia, diventa una rara virtù l&#8217;esser dissoluti. Il dissoluto è disciolto, libero dai lacci di una moralità mortificante, dai nuovi tabù, dagli affettati pietismi, dalla retorica strisciante e dalle teorie e le prassi di una società di cui sarebbe indegno farsi complice.</p>
<p style="text-align: justify">È un atteggiamento di orgogliosa libertà senza scopo. Infatti, il dissoluto non cerca soluzioni. Rifiuta <em>a priori</em> la logica imperante che vorrebbe trovare per tutti i problemi della vita il modo di risolverli. Sa che solo i problemi senza importanza si possono risolvere. I grandi problemi della vita non si spiegano né si risolvono. Possiamo solo viverli, finché qualcosa li dissolve. Al contrario, l&#8217;uomo moderno per ogni problema cerca una spiegazione e una soluzione. Per questo è un essere fondamentalmente insoluto, in costante conflitto con la vita.</p>
<p style="text-align: justify">Lamentandomi della modernità, non ignoro che l&#8217;oraziano <em>laudator temporis acti</em> è una figura presente in ogni epoca. Pare che tale rimpianto di epoche passate, di &#8216;età dell&#8217;oro&#8217;, rifletta la nostalgia che i vecchi hanno della propria giovinezza, o lo spaesamento di fronte a un nuovo che avanza e minaccia. Ma questo luogo comune è banale e riduttivo. Vi sono realmente secoli di decadenza e ciò giustifica il fatto che qualcuno se ne lamenti. Nel mio caso, ciò che mi sconcerta non è oggi il predominio del male e della stupidità, che è problema antico, ma l&#8217;estinzione quasi totale del loro contrario. Sembra non vi siano più forze opposte che ne possano contenere l&#8217;espansione.</p>
<p style="text-align: justify">La società attuale rappresenta il punto più basso cui può giungere una cultura. Tra miasmi razionalisti e materialisti, pornografia mediatica e politica, violenza e ipocrisia del potere, siamo caduti in un oscuro scarico fognario del pensiero. Come il medioevo è stato l’apice dell’intelletto occidentale, noi oggi ne siamo il pedice. Cercando la causa prima di tale decadenza, ci imbattiamo in un pensiero che ha evacuato da sé ogni forma di trascendenza. C&#8217;è da credere che fra non molto la “tensione verso la trascendenza” sarà ritenuta una patologia psichiatrica. Solo chi si rilassa nell’immanenza verrà considerato mentalmente sano, membro utile della società.</p>
<p style="text-align: justify"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-50564 alignleft" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/edipo-re-Sofocle-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/edipo-re-Sofocle-300x265.jpg 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/edipo-re-Sofocle.jpg 669w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sull’uomo moderno sembra gravare una maledizione edipica. Dopo aver ucciso Dio Padre ha stuprato la Madre e dal suo incesto con la Natura sono nati i mostruosi titani della scienza e delle macchine. Infine avrà orrore di quanto ha fatto, si caverà gli occhi e andrà vagando ramingo e senza meta. Per chi invece conserverà la vista, vedere l’orrore trionfante senza provare odio o disprezzo, sarà una forma sublime ed eroica di distacco dal mondo.</p>
<p style="text-align: justify">D&#8217;altro canto, se viviamo in questa civiltà, dobbiamo sentircene responsabili perché, come dice Bosquet, “<em>tutto quanto ci colpisce era in noi come la pioggia nella nube</em>”. Alcuni dicono che tale situazione è inemendabile, perché naturale conclusione di un processo degenerativo, tragica appendice del <em>Kali Yuga</em>. Gli Dei han fatto impazzire gli uomini per condurli alla rovina.</p>
<p style="text-align: justify">Mi chiedo se vi sia alternativa a questa follia o se non sia necessario attenderne lo spontaneo esaurimento. Questa domanda può apparire arrogante. Infatti, chi stabilisce chi è folle e chi è sano? L’uomo della tradizione appare folle all’uomo della modernità. E un giudice <em>super partes</em> potrebbe apparire folle a entrambi.</p>
<p style="text-align: justify">Di fatto, chi non condivida la visione del mondo avallata da una grande maggioranza di persone, appare folle ai più. Ma noi abbiamo l’arroganza di sentirci sani nella mente e nello spirito e di dire che folle è la maggioranza della gente. Essere arrogante è il destino di ogni dissoluto, e non lo possiamo rifiutare. Infatti, chiunque cercherà di sottrarsi al dominio della cultura moderna dovrà sembrare arrogante.</p>
<p style="text-align: justify">Allo stesso modo, riterremo un onore l’esser deliranti, perché usciamo dai solchi di un generale delirio e abbiamo l&#8217;audacia di opporre alla ‘sobria saggezza’ del mondo intorno a noi, ai suoi precetti morali e intellettuali, la nostra follia. Ai sentimentalismi della neo-religione umanitaria, ai suoi untuosi discorsi sul ‘rispetto degli altri’, sulla ‘responsabilità’, sul ‘dovere etico’, dovremo rispondere con fierezza disumana che “<em>il saggio non ha umanità</em>” (Laozi).</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-50565 alignright" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/radiazione-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/radiazione-208x300.jpg 208w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/radiazione.jpg 561w" sizes="(max-width: 208px) 100vw, 208px" />Non il saggio ma il diavolo è lo zelante missionario dell’umanità, il gran maestro dei filantropi. Pieno d&#8217;amore per l&#8217;umanità, come questo neo-nazismo sanitario che punta alla distruzione dell’Uomo tradizionale &#8211; così imperfetto! &#8211; per creare un <em>homunculus</em> neuromotorio, sorta di <em>golem</em> bio-artificiale il cui funzionamento sarà finalmente controllabile chimicamente e attraverso radio-frequenze.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;‘umanità’ sarà così formata da individui fisio-cibernetici, simili più a ubbidienti macchine che ad animali liberi, imprevedibili e spesso irrazionali. E ai nuovi <em>golem,</em> i pochi umani rimasti sembreranno disumani. La neo-medicina si chiamerà <em>Teragnostica</em>, crasi chimerica di “terapia e diagnostica”. Si baserà sull’inoculazione nel corpo umano di nano-particelle che faranno di noi delle stazioni riceventi-trasmittenti sempre tracciabili e suscettibili di manipolazioni <em>sanitarie</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Questo vien fatto senza dubbio per il nostro bene. “Per il bene comune”, è infatti la parola d’ordine di ogni regime dispotico. E i <em>media </em>del regime si incaricano ogni giorno di illuminare anche i dubbiosi circa la natura del &#8216;bene&#8217;. Così la gente oggi trova giusto che, a fin di bene, lo Stato limiti violentemente non solo la libertà d’agire ma anche la libertà di pensare di esseri tanto imperfetti.</p>
<p style="text-align: justify">Non a caso <em>teragnostica</em> significa “la sapienza dei mostri” o “sapienza mostruosa” (τέρας, «mostro»). Opera di menti mostruose che tende a creare mostri. Resistere a questa nuova Genesi, di stampo satanico, disubbidire all’anti-Dio, comporterà nuove maledizioni e nuove cacciate dal Paradiso terrestre. I ribelli verranno marchiati forse con lettere scarlatte ed esclusi dai benefici di una società ormai ridotta a una <em>holding </em>finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify">Sembra lontano il tempo in cui compito della medicina era guarire; poi si accontentò di curare; poi si rifugiò, sempre più impotente, nel <em>cronicizzare</em>. In altre parole, nel permettere a ogni malattia di durare il più a lungo possibile. Più che curare l’uomo trova conveniente fare di lui un essere perennemente bisognoso di farmaci. È come se una colpa originale e inestinguibile lo condannasse, per vivere, a dipendere dalla misericordia delle industrie farmaceutiche. Ma oggi la medicina si è spinta ancora oltre. È lei che ci fa ammalare, per poterci poi benevolmente vendere i suoi magici elisir. Ci stringe nella morsa di una oppressiva tutela sanitaria, della sua soffocante e materna <em>bontà</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Chi voglia sciogliersi dall&#8217;abbraccio mortale di una simile mostruosa modernità dovrà diventare <em>dissoluto</em>, infrangere ogni regola della neo-moralità. La nostra condotta dovrà dissolvere ogni rispetto delle leggi del mondo. “<em>Obedire oportet Deo, magis quam hominibus&#8221; </em>(Atti 5,9), bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini.  E quando sentiremo parlare di ‘rispetto’ e ‘responsabilità’ solleveremo davanti a noi i simboli della nostra fede, come per difenderci da demoni e vampiri.</p>
<p style="text-align: justify">Questo implica la contrapposizione di una coscienza cosmica a una coscienza mondana. Per ‘cosmo’ intendo la manifestazione di un ordine spirituale. ‘Mondo’ è invece l’idea di un cosmo senza spirito. Questo &#8216;mondo&#8217; è una catena da cui sciogliersi. La dissoluzione dovrà diventare teoria e prassi dello spirito. Ma essere spirituali oggi è la quintessenza della ribellione. Infatti, ciò che è spirituale appare<em> satanico</em> all’uomo moderno e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-50566 alignleft" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Michael_Pacher_004-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Michael_Pacher_004-240x300.jpg 240w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Michael_Pacher_004.jpg 479w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" />È facile vedere dietro questa epidemia che ha infettato le coscienze, portando una società al collasso intellettuale, il virus del denaro e del potere. O individuare il vettore del contagio nelle puttane mediatiche che hanno diffuso in tutto il mondo la sifilide della menzogna. Tuttavia, sarebbe ingenuo  alludere a una crisi di tale portata ignorandone le radici metafisiche e religiose. La Chiesa stessa, nella sua ansia di aprirsi alla modernità, di abbattere muri e costruire ponti, ha offerto a Satana nuovi spaziosi accessi. Come dice Davila, ha cominciato con l’aprire le braccia e ha finito con lo spalancare le gambe.</p>
<p style="text-align: justify">Il pensiero moderno ha sterilizzato la religione riducendola a sociologia o psicologia. Studia le tradizioni spirituali come un anatomo-patologo disseziona cadaveri. In loro salva solo ciò che trova &#8216;moderno&#8217;, &#8216;ancora attuale&#8217;, o che riesce a conciliare coi valori della laicità. Il cristianesimo gli piace solo quando fa autocritica. È nella sua essenza negare la trascendenza e il sacro. Tutto ciò che rimanda a Dio va implicitamente interdetto.</p>
<p style="text-align: justify">È chiaro che la nostra società è radicalmente anti-cristiana. Nel senso non solo che rappresenta una ribellione culturale contro la sue radici cristiane ma perché composta in massima parte da persone che vivono più o meno consapevolmente secondo principi demoniaci. Il mondo contemporaneo coincide così con un capovolgimento di sensi spirituali e con la loro perversione.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo la restaurazione di valori etici e metafisici deve passare dal capovolgimento del senso comune. Il primo dovere del dissoluto è rifiutare tutto quanto sembri sensato e giusto alla maggioranza della gente. Chi vuol farsi un’idea della Verità o del Bene dovrà prendere il catechismo di questa società e leggerlo al contrario. Dovrà rovesciarne i falsi idoli: la democrazia, la libertà, la pace, il progresso, l’uguaglianza, la conoscenza scientifica e tutto ciò che oggi sembra dare dignità e valore alla vita umana.</p>
<p style="text-align: justify">Di conseguenza, il dissoluto apparirà blasfemo all&#8217;uomo moderno. Per esempio, non sarà democratico. Non può infatti accettare la vuota tautologia secondo cui &#8220;la democrazia è la miglior forma di governo perché le altre non sono democratiche&#8221;. Né il mito che, fuori della democrazia, vi sia solo il Male, come oltre le colonne d&#8217;Ercole si precipitava nel rovinoso nulla. Questo vorrebbe impedire all&#8217;uomo di pensare alternative non democratiche. Ma a questo totalitarismo mascherato il dissoluto preferisce l’aristocrazia dello spirito. Una tirannia sarebbe per lui meno lontana di una democrazia dai valori dello spirito. Perché a una tirannia basta l’esercito per comandare. La democrazia deve invece ottenere il consenso della gente, quindi ingannare, mentire, corrompere.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, la democrazia moderna attira le coscienze verso il basso. Non essendo infatti possibile realizzare l’uguaglianza elevando i valori plebei della società, la ottiene appiattendo quelli nobili. Il democratismo diventa così una sorta di chimera la cui testa è un detrito di principi socialisti, il tronco un aborto di virtù cristiane e il culo un ricettacolo di vizi borghesi.</p>
<p style="text-align: justify">Il dissoluto è libero ma non liberale. Alla libertà  senza regole preferisce l’obbedienza alla natura, il rispetto delle leggi attraverso cui l’uomo soddisfa le sue autentiche necessità. Non crede, come l&#8217;uomo moderno, che sia un suo diritto fondamentale avere desideri illimitati, che la sua libertà non sia tanto nel soddisfare dei desideri quanto nell’avere sempre nuovi desideri da soddisfare. Sa bene che questa libertà è solo un fantasma affamato, concetto vuoto e addomesticato che, per citare Jünger, rende possibile la tirannide.</p>
<p style="text-align: justify">Il dissoluto è pacifico ma non pacifista. Può essere umile e mite nell’intimo, ma fuori traboccante di divino orgoglio e di ira sublime. È un reazionario, perché all’utopia progressista preferisce il sogno di un ritorno all’antico. È quindi un <em>regressista</em>. Sa che siamo andati troppo avanti e dobbiamo ora tornare indietro. Le società possono mutare solo lentamente. Il progressista illuso – alla Marinetti, per cui il progresso ha sempre ragione, anche quando ha torto – inebriato dalla rapidità delle innovazioni, non vede quanto sia pericolosa la velocità del cambiamento. Il dissoluto invece non ha alcuna compulsione a progredire e sa fermarsi prima dell&#8217;irreparabile.</p>
<p style="text-align: justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50567 alignright" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/androgino-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/androgino-300x232.jpg 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/androgino.jpg 581w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Contro l’<em>égalité</em>, noi dissoluti preferiamo conservare il valore della disuguaglianza. Del resto, è semplice buon senso. Per capire fino a che punto l’idea moderna di uguaglianza sia stupida basta vedere come, dopo aver condannato le disuguaglianze sociali tra uomo e donna o quelle naturali tra razze diverse, i moderni democratici siano arrivati a ritenere prive di fondamento persino le differenze biologiche. Mettono sullo stesso piano la morte di un vecchio malato e di un giovane sano. Credono sia normale che l&#8217;uomo cambi in donna o viceversa, che due uomini o due donne si uniscano in matrimonio. Non si accorgono di recidere così i legami organici tra l’uomo e il creato.</p>
<p style="text-align: justify">La scienza, dal canto suo, si è ridotta a mitologia degradata, racconto di fiabe sulla Materia o l’Evoluzione. Sorta di Chiesa con i suoi dogmi, la sua Santa Inquisizione, i suoi <em>domini canes</em>, tutori della verità. Complice anch&#8217;essa di un pensiero satanico volto alla distruzione dello spirito. Il pensiero dell’uomo viene ridotto a epifenomeno di meccanismi fisiologici. Il cervello secerne idee come i reni l&#8217;urina. L&#8217;anima dipende forse da una buona o cattiva digestione.</p>
<p style="text-align: justify">Un tempo le civiltà tradizionali ponevano a fondamento della vita lo spirito e la sua relazione con Dio. Le strutture portanti erano cosmogoniche. I principi etici erano subalterni. La nostra civiltà si è basata per circa duemila anni sui valori proposti ed elaborati all’interno della cultura classica, greco-romana e cristiana. Lo spazio che tale tradizione riserva alla formulazione di tesi economiche, scientifiche, o al progresso tecnologico, è irrilevante. Le sue energie intellettuali erano concentrate su questioni di arte, diritto, etica, religione e metafisica. La società attuale presenta un rovesciamento di tali prospettive e gerarchie tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify">La ricerca del benessere materiale e psicologico è l’essenza mistica della modernità. Ogni buon borghese finge di amare tanto la cultura quanto la natura. In realtà, la prima lo annoia, la seconda lo spaventa. Una futile, comoda e sicura vita borghese è il più comune e venerato idolo della società moderna. Ma nessuna civiltà sopravvive se antepone ai valori dello spirito quelli della comodità e della sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, i valori dell’esistenzialismo borghese son oggi definiti da quella che si dice &#8216;cultura di sinistra&#8217;. A dettar le regole sono degli intellettuali umanisti, beghini e ammuffiti, che non hanno coscienza della propria vacuità. Custodi del nulla, di un pensiero che ripete sempre le stesse logore formule, con la noiosa monotonia del tic tac di un vecchio orologio. Convertiti dal materialismo dialettico e dalla lotta di classe all’amore e alla tolleranza universali, e ad altri vaneggiamenti di cui la borghesia moderna si nutre.</p>
<p style="text-align: justify">La sinistra oggi esibisce come reliquie i resti di un evangelismo degenerato e putrefatto. Non si può intendere questa religione laica e caricaturale, il suo atteggiarsi a sistema di virtù e a socialismo misericordioso, se non vi si coglie un inconscio tentativo di auto-assoluzione. Il borghese democratico è in realtà anti-cristiano, non ama Dio, non ama il prossimo. Però trova molto toccanti la metafisica della solidarietà, le attività filantropiche, le iniziative umanitarie. Si imbottisce la testa di impegno altruista, di accoglienza e di non-discriminazione. Ne fa un palliativo contro i sensi di colpa.</p>
<p style="text-align: justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50568 alignleft" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/penitenza-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/penitenza-300x207.jpg 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/penitenza-768x530.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/penitenza.jpg 940w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nel buio fondo dell’anima, sente infatti di essere un cristiano rinnegato, sradicato dalle sue radici. È un uomo in conflitto con sé stesso, col suo passato. Per quanto si senta emancipato dalle vecchie ‘superstizioni’, l’accompagna un senso di colpa, di ‘peccato’, che non può né concepire né tanto meno ammettere. È privo quindi di ogni possibilità di confessione e pentimento. Anzi, non v&#8217;è nulla che trovi più inconcepibile che il dover fare penitenza dei propri peccati.</p>
<p style="text-align: justify">Esclusa da ogni redenzione, la nostra società è quindi destinata a disseccarsi e a morire. Anzi, è già morta. È un insieme di tessuti necrotici che qualche strano incantesimo fa muovere ancora, simulando un’apparenza di vita. La politica, la scienza, la medicina, la religione, l’arte, la cultura, sono zombi animati e manovrati da misteriosi stregoni <em>voodoo</em>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo mondo caotico di morti viventi, ai suoi comportamenti coatti, il dissoluto preferisce il mondo della vita, della libertà e dell’ordine. Ama andare contro corrente, come i salmoni. È più faticoso, ma è l’unico modo per sfuggire alla rovina. Perché, non ricordo chi lo disse, andare contro corrente non è stupido, se la corrente porta verso una cascata. Naturalmente, il pensiero moderno dirà che è una corrente evolutiva, che ci spinge verso la realizzazione di un mondo sempre migliore.</p>
<p style="text-align: justify">Migliorare il mondo, l’ossessione dell’uomo moderno. E non vede che chi vuol migliorare la natura la rovina. L’uomo si illude di evolvere. Ma cos’è l’evoluzione? Forse un tempo gli uomini usavano una buca nella nuda terra per evacuare i loro escrementi. Poi forse una latrina, la turca, il vaso da notte, il <em>water closet</em>, l’elegante <em>toilette</em>. In sostanza, non è cambiato nulla. Credo non vi sia ipotesi scientifica, tra quelle correnti, altrettanto ricca di fantasia e di umorismo quanto quella che ci vede evolvere nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50573 alignright" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Prehistoric-Man-Hunting-Bears-1832-oil-on-canvas-1-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Prehistoric-Man-Hunting-Bears-1832-oil-on-canvas-1-300x169.jpg 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Prehistoric-Man-Hunting-Bears-1832-oil-on-canvas-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Prehistoric-Man-Hunting-Bears-1832-oil-on-canvas-1-768x432.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/Prehistoric-Man-Hunting-Bears-1832-oil-on-canvas-1.jpg 1090w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In realtà non esistono società antiche, o di selvaggi, o di primitivi, di fronte alle quali noi uomini moderni potremmo considerarci più evoluti. Sono invece già esistite società barbariche, composte da individui degradati, dediti al saccheggio, che ci assomigliavano. Ma rispetto a loro la nostra è una mera evoluzione tecnica. Quella moderna è infatti la più involuta barbarie di ogni tempo. Se infatti è difficile dimostrare un&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo, è facilissimo constatarne la progressiva degenerazione.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, anche l’idolo dell’evoluzione va guardato al contrario, come emblema di quel capovolgimento diabolico che dell’alto fa il basso, della destra la sinistra e viceversa. Ma non cercate di discutere di questo con un uomo moderno. Il pensiero moderno è un’infezione e non si può discutere con un’infezione, si può solo cercare di debellarla. Di fatto, dal contagio della follia moderna si salva solo chi ha in sé gli anticorpi del sacro, del numinoso.</p>
<p style="text-align: justify">Ogni grande civiltà ha le sue fondamenta nel sacro. La società moderna ha invece come fine di oltraggiare e insudiciare ciò che è sacro, come in un’immensa messa nera. Nello stesso tempo, rende sacro ciò che è immondo. L’uomo che non rispetti questa inversione di sacralità sembrerà quindi un satanista, nemico di una religione fondata sul culto dell’uomo e dei suoi desideri. &#8220;Non v&#8217;è peggior errore che indulgere ai desideri. Non v&#8217;è peggior disgrazia che non accontentarsi&#8221; diceva Laozi. Pensiero su cui la cultura dei consumi, del desiderio senza limiti, fa cadere i suoi  anatemi.</p>
<p style="text-align: justify">La ripulsa democratica verso le gerarchie dello spirito e le forme aristocratiche di governo conduce al prevalere di aristocrazie senza nobiltà, semplici corporazioni legate a ragioni di interesse, rozze e materialistiche. L’umanità viene governata da numeri, percentuali e statistiche, da calcoli di profitto svincolati da ogni valore metafisico. La nostra società si è assuefatta all’idea che tutto si spieghi coi numeri, ma ha spogliato i numeri di ogni sacralità. Siamo, per così dire, dei pitagorici depravati.</p>
<p style="text-align: justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50570 alignleft" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/san-michele-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/san-michele-198x300.jpg 198w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/san-michele.jpg 463w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" />Il mondo può essere guarito solo da angeli ribelli, da una insurrezione di forze luminose contro i poteri occulti che dominano il mondo. Prendere gli idoli della modernità e sconsacrarli, spregiarli, dovrebbe essere il compito del <em>dissoluto</em>. Nel nostro opporci alla religione e all’etica del regime, le nostre parole devono suonare come una bestemmia. Se l’uomo moderno non resta scandalizzato o disgustato dai nostri pensieri, vuol dire che i nostri pensieri non valgono nulla.</p>
<p style="text-align: justify">Saremo impopolari, ma che importa? Non ci serve un vasto consenso. La nostra dissoluzione è affare privato, da condividere con pochi amici. Inutile discutere con chi non condivide la nostra semantica. “Il pubblico! Il pubblico! Quanti stupidi ci vogliono per fare un pubblico?”, diceva Chamfort. Il dissoluto non ama il popolo, non crede neppure che esista, lo reputa un concetto astratto. Il dissoluto è individualista perché teme il potere degradante della folla. Comprende, come dice Renard, la “<em>superiorità del fiore sul mazzo</em>”. È anarchico, perché non riconosce alcuna dignità nel potere che emana le leggi. In una società sana l’anarchismo non ha ragione d&#8217;esistere. Ma in una società malata &#8211; come la nostra &#8211; è una necessità spirituale.</p>
<p style="text-align: justify">Gli stupidi pensano che la morte di migliaia o milioni di persone sia una tragedia. Il loro postulato inconscio è che nessuno dovrebbe morire. Non capiscono che tragica può essere solo la ragione per cui si muore. Non è importante morire, ma come si muore. Il dissoluto ama la morte. Morire è infatti la dissoluzione <em>par exellence</em>. Come Montaigne, ne fa una premeditazione della libertà. Ne rimpiange l’antica nobiltà, come un reazionario rimpiange l&#8217;aristocrazia d&#8217;un tempo. Infatti solo la morte nobilita quelle cose che la vita ha reso volgari. La società moderna è invece terrorizzata dall&#8217;idea della fine. Teme che cataclismi, pestilenze o altre sciagure possano sterminare grandi masse di persone. Come se inconsciamente ritenesse possibile l’immortalità. E infatti lo crede, ma non può accettare un’idea tanto ascientifica.</p>
<p style="text-align: justify">Perciò la rimuove, e questo rimosso ritorna sotto forma di un folle attaccamento all’esistenza effimera della carne. Per questo l&#8217;uomo moderno è ossessionato dal corpo: salute, vaccini, diete, esami clinici, assistenza sanitaria. Prende gocce, compresse, supposte, con la stessa puntualità, fede e devozione con cui un tempo si recitavano le preghiere canoniche. Si è talmente alienato dalla consapevolezza di sé che deve fare controlli medici per sapere come sta. È questa idolatria del corpo e della salute fisica che ha aperto la strada all’attuale dittatura sanitaria. La gente, nella sua allucinazione ipocondriaca, si è buttata nelle sue braccia come sul seno della madre.</p>
<p style="text-align: justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50509 alignright" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/BooksMain-2353013R-300x142.jpg" alt="" width="300" height="142" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/BooksMain-2353013R-300x142.jpg 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/BooksMain-2353013R-1024x485.jpg 1024w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/BooksMain-2353013R-768x364.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/07/BooksMain-2353013R.jpg 1039w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />L’uomo moderno è assillato da un fantasma che cerca di esorcizzare con grotteschi riti sanitari, preoccupato unicamente di non perdere ciò che necessariamente e in ogni caso deve perdere. Il dissoluto invece sa che non si può amare la carne se non spiritualmente; sa di essere transeunte ma immortale, e non lo preoccupa l&#8217;idea di sciogliersi anche da questa vita.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, il dissoluto sa perfettamente di essere uno sconfitto. Egli non può ambire che a una vittoria postuma. Potrebbe dire, con Davila, “non appartengo a un mondo che perisce. Prolungo e trasmetto una verità che non muore.”</p>

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		<title>La transumana futura umanità &#8211; Roberto Pecchioli</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2019 16:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/la-transumana-futura-umanita-roberto-pecchioli/">La transumana futura umanità &#8211; Roberto Pecchioli</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Trasumanar significar per verba non si porìa. Non si può spiegare a parole il senso dell’oltrepassare la condizione umana. Così risponde Piccarda Donati a Dante nel III canto del Paradiso, interrogata sull’ esperienza spirituale della visione beatifica di Dio; il Medioevo guardava e pensava costantemente a Dio. Centro della modernità orgogliosa fu l’uomo divenuto adulto, teso verso il progresso. La post modernità, nel suo viaggio verso l’oltre, si spinge più in là. Protendersi oltre l’umano non significa più, come per Dante, trascendere, ma oltrepassare, correre “avanti”. Dall’uomo all’oltre uomo, corda tesa tra l’animalità bruta e l’uomo “aumentato”, fuso, incorporato in un progetto tecnoscientifico che dà i brividi.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/P-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-34512 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/P-1-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo vivendo un passaggio decisivo in cui la modernità ultima, postera di se stessa, getta la maschera e disvela il volto. La corsa insensata dell’uomo contemporaneo che Paul Virilio chiamò dromocrazia, movimento, velocità come fine, dispiega tutta la sua potenza e illumina unesito lungamente preparato. E’ il primato del divenire sull’essere, la lotta prometeica contro il destino e la natura. Offeso nel profondo di non essere il creatore di se stesso, l’uomo occidentale decreta la vittoria finale di Eraclito. Tutto scorre, panta rei, l’acqua del fiume non è mai la stessa. Eppure sempre di acqua si tratta, ma gli universali vengono negati con ostinazione. Vale solo ciò che si vede, i greci avevano anticipato l’intero corso della civiltà che fondarono. Il cinico Antistene, antesignano del più soffocante materialismo, negava l’oggettività dei concetti, ridotti a pura soggettività. L’ “idea” platonica era irrisa: vedo il cavallo, non la cavallinità. La risposta di Platone nel Simposio, per bocca di Socrate, fu contundente: hai solo gli occhi del corpo. In principio era il Logos, il Verbo, la ragione rischiarata dalla trascendenza che sconfigge il Caos. Poi irruppe Faust, il febbrile indagatore di conoscenza, e il primato passò all’Azione, il puro fare. Im Anfang war dieTat, in principio era l’Azione. Dovette esserne influenzato Karl Marx, inaugurando la filosofia della prassi tesa a cambiare il mondo, con la forza dirompente dell’XI Tesi su Feuerbach. Suona la tromba della modernità sulla musica della rivoluzione: i filosofi hanno finora interpretato il mondo, si tratta ora di trasformarlo, ordinava l’uomo di Treviri.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il supporto decisivo della scienza e della tecnica, che hanno emarginato l’etica e la verità, il tragitto è compiuto. Non ci chiediamo più se qualcosa è bene o male, giusto o sbagliato, ma se è “tecnicamente” possibile, fattibile e profittevole. L’azione di Faust ha inaugurato un’alchimia nuova, in cui la pietra filosofale non tramuta più in oro, ma trasforma, modifica, penetra, trascende la materia per ricrearla. Trans- forma, ovvero ridisegna, rielabora, forgia un mondo continuamente mutante, la cui corsa somiglia a quella di un treno senza macchinista il cui moto accelerato procede verso il precipizio obbedendo a un automatismo impersonale eingovernabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo perduto il centro, la forma. Batte in ritirata la storia, tutto è giudicato, morso e digerito con la lente deformante della cronaca, anzi delle news. Dunque, non distinguiamo più la qualità, né sappiamo vedere l’essenziale. La filosofia, antica madre di tutte le conoscenze, degrada in futile gioco di parole per iniziati e cede alla sociologia, che non valuta, descrive; la stessa differenza tra la fotografia o il photoshop digitale e l’arte. Quest’ultima declina in meraviglia, stupefazione, bizzarria e performance. Non è bello ciò che è bello, ma ciò che viene fatto piacere dall’industria del consenso. Applaudiamo l’enorme, l’inaudito, il più grande e più nuovo. Ciò che conta, specie nell’architettura, è la funzionalità: deve “servire” a qualcosa”. Nessuna decorazione è ammessa, dopo Adolf Loos, ma si è perduto il valore del simbolo. La musica rigetta l’armonia e enfatizza il ritmo, la dissonanza, talora degrada in rumore seriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ingegneri muniti di software matematici progettano edifici per aziende, ospedali o palazzi di giustizia perfettamente intercambiabili. E’ il regno della quantità e della contabilità. Ci sarebbe bisogno di un pensiero potente e complessivo per trascendere, “trasumanare” un’era sterile, asfittica, nemica dei simboli. Lo ha compreso un intellettuale non banale, Marcello Veneziani, in Nostalgia degli dei. Citiamo un brano significativo. “Stiamo vivendo, nell’incoscienza del pensiero, una rivoluzione radicale che sta cambiando il senso e il destino dell’umanità. E’ la rivoluzione che marcia verso la neutralizzazione delle identità e delle differenze originarie, la rimozione della natura. La vanificazione degli assetti, i ruoli e i rapporti su cui si è fondata finora l’umanità: la famiglia, i sessi, la procreazione. Siamo procedendo verso una società unisex,ove l’unificazione dei sessi prelude a un’assoluta transitorietà dei medesimi. Ci fissiamo sui superficiali conflitti tra omofobia e omofilia, ma il processo in corso è ben più grande e si racchiude nella parola chiave transgender. Alla radice c’è quello che potremmo chiamare l’horror fati, ossia il rifiuto della realtà, l’orrore e il rigetto di ciò che siamo in natura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il nocciolo del nostro tempo, la guerra al destino, a ciò che siamo per origine e radice. Pretendiamo di autocrearci e procedere verso l’artificiale, che ha perduto la sua connotazione negativa ed evoca al contrario ciò che migliora, moltiplica le prestazioni. L’intelligenza artificiale è l’ultima frontiera. La natura e l’uomo non sono neppure più antiquati – la definizione di Gunther Anders &#8211; ma superflui, manichini da rianimare con protesi tecniche. Tutto congiura contro la natura e il destino. Resta, rovesciato in imperativo tecnico, il comando biblico che assegnava all’uomo il primato sulla natura e il creato. La conoscenza, che distingue l’animale umano dagli altri viventi, si trasforma in ossessione; la tecnica fuoriesce dall’ambito delle possibilità e diventa macchina cui non si può sfuggire. I mezzi conquistano lo statuto di fini e sostituiscono il criterio morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rifiuto della storia è talmente radicale da lasciare increduli, come il rigetto per ogni forma di legame o apertura al soprannaturale. La guerra contro i simboli rimanda a un mondo di nebbia, unidirezionale, in guerra continua con “prima” in nome del presente e di un progresso neppure più definito. E’ un postulato, un’evidenza inderogabile, il dissenso non è ammesso se non come tara mentale, pensiero tardivo. Il libro per fanciulli più noto del XX secolo è Il piccolo principe. In attesa di essere giudicato dal tribunale del genere, del sessismoe della correttezza politica, forse proibito come Cappuccetto Rosso, ne rammentiamo un episodio. A un mercante di pillole destinate a dissetare, il Piccolo Principe chiede perché venda quella roba. La risposta è un perfetto spaccato dello spirito corrente: è una grande economia di tempo; non dovendo più bere, si risparmiano cinquantatré minuti la settimana. La conclusione del principino, la morale della favola, è tagliente come una lama che affonda nella carne viva. “Io, se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana. “</p>
<p style="text-align: justify;">Proibito. L’obbligo è correre a perdifiato, tanto veloci da non riconoscere più la fontana, se la postmodernità non l’ha già sostituita con un distributore automatico di pillole. Abbiamo abbondonato ogni appartenenza a favore della velocità, della novità a ogni costo, dell’inusitato, afflitti da un nomadismo interiore che diventa movimento purchessia. Chi si ferma è perduto, unico lascito di Mussolini. Affonda la tragica profondità del viaggio in poeti come Dino Campana, commosso tra le brume atlantiche intravvedendo il profilo di terre lontane, sogni inespressi, simboli di inquietudine, prove della nostra piccolezza di fronte all’anima mundi. Fernando Pessoa viaggiatore per mare nell’adolescenza trascorsa tra il Portogallo nativo e il Sudafrica, individuò la condizione dell‘uomo moderno nella metafora della comunità provvisoria dei viaggiatori di un transatlantico: patrioti transitori di una patria incerta che eternamente si sposta nell’immensità delle acque. Un’appartenenza liquida, conclusa dall’approdo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non siamo più legati a un luogo, ma a un tempo che sfuma nel presente, l’odiernità eretta a merito, regina ad horas. Moderno è l’aggettivo vincente, che destituisce tutto ciò che si sottrae al presente: al modo odierno, ovvero superiore al passato per indiscutibile postulato (o superstizione?). Rimane inconfessato il rovescio della narrazione, una promessa simile a quella degli innamorati, più di ieri, meno di domani. La lotta contro il destino non risparmia alcuno: donna o uomo si diventa, la scelta è soggettiva, revocabile. Se salta il ticchio, si è italiani la mattina, cosmopoliti a pranzo e americani verso sera. Per l’orientamento sessuale, ampio ventaglio di scelte, i sessi sono tre o trentatré e possiamo sperimentarli a piacimento, transitare, pattinare tra i generi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le comunità si trasformano in community virtualiin Rete, gli amici sono quelli che la pensano come noi su qualcosa. Non li conosciamo, ma siamo” amici su Facebook” di chi condivide una passione sportiva, la propensione per un ballo, la preferenza per un cibo. Il mondo, le opere d’arte, i luoghi simbolo della storia e della cultura diventano locations. Fotografiamo noi stessi sullo sfondo delle Piramidi o della Gioconda. Io sono stato lì, un attimo fuggente cristallizzato in uno scatto a beneficio o invidia di qualcuno, in attesa del clic sull’icona del pollice alzato. Mi piace, ma solo adesso e per un momento. Tutto è revocabile, metamorfico, come il Proteo dei greci. L’opinione prevale sulla convinzione, il romantico Heine disse che per costruire le cattedrali ci volle ben altro che un’opinione su Dio. L’emozione per Notre Dame in fiamme declina davanti alle successive breaking news.</p>
<p style="text-align: justify;">Il desiderio prevale sulla realtà, panta rei ma senza una forma, come l’acqua. Ci autocreiamo, ma non siamo fabbri di noi stesi, piuttosto clienti della tecnica, transgender vita natural durante, secondo moda e preferenza. Uomini superflui, esistenze senza storia per eccesso, accumulo. Li tratteggiòAnton Cechov in un racconto, i personaggi superflui, il giudice Zaikin e l’uomo dai pantaloni rossicci, che sono tali e inutili non perché socialmente falliti, ma per la loro incapacità di possedere una personalità. La personalità attiene alla dimensione della continuità, è frutto di ciò che si vuol essere nella vita, è solida, non liquida, soprattutto non è “trans”. Ciò che si è, lo è una volta per tutte, per nascita, vocazione, accettazione di sé, adesione o rigetto a modelli, bildung, ovvero formazione cosciente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il destino è sostituito dal progresso. Anch’esso ha finito per deludere, un’aspettativa ansiosa differita nel futuro. Meglio l’istante, il cambiamento continuo, il frammento, il modello ermafrodito globale che si tras-forma, tras- ferisce e tras-corre. Tutto fluisce nel transito, non si diventa ciò che si è (Nietzsche) ma si attraversa mascherati e cangianti un’autostrada eternamente in costruzione, ogni metro un’uscita e una deviazione, l’essenziale è pagare il pedaggio. Conta solo il viaggio, l’origine fa rabbia perché non l’abbiamo scelta “liberamente” noi, l’approdo fa orrore, va differito, sostituito con tappe infinite, vite sempre nuove, finzione o fiction continua. Vale solo il tempo presente, nel quale non c’è spazio per il pensiero (Hegel).<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/P-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-34513 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/P-3-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’origine richiama i principi, rimossi in quanto connettono a ieri e al mondo dei fini, ci si contenta dei “valori”. Ma anch’essi cedono. Non ci sono più i valori, caro signore, sospirano casuali compagni di viaggio. Per forza, sono la concrezione pratica dei principi, resistono i prezzi, traduzione venale dei valori. E’ mistificante la definizione della nostra civiltà come Occidente. Non si tratta di un’indicazione geografica, semmai il luogo di elezione della modernità, del cambiamento, del trans che si fa progetto. Nonsiamo, noi occidentali, compatrioti, ma contemporanei, i passeggeri provvisori di Pessoa divenuti nomadi in perenne transito anche senza muoverci, naviganti nell’oceano virtuale della Rete, dove possiamo essere uno, nessuno e centomila, mutanti e trans perfetti. Transnazionali, transessuali, trans-persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Un movimento artistico di fine Novecento si definì transavanguardia. Anticipatore del postmoderno, si proponeva di attraversare l’arte concettuale, la superiorità delle idee e dei concetti sulla capacità di esprimerle: il contrario dell’arte. Desta stupore il principio provvisorio, irrisolto del concetto di trans: ciò che attraversa. Attraversare significa percorrere, passare da una parte a un’altra. E’, per natura, una condizione intermedia, momentanea, non un fine o un approdo. Ma la natura è il nemico da abbattere, con il suo servitore Destino. Enea, dopo la sconfitta di Troia, attraversò il mare, fu migrante, oggi diremmo profugo di guerra. Il suo non fu un transito, per quante disavventure abbia dovuto affrontare. Aveva un obiettivo, non era un nomade o un passeggero. Voleva rifondare altrove la sua città distrutta, portò con séi Penati, gli dèi della casa e della continuità, stringeva nella sua la manina del figlio Ascanio, sulle spalle si caricò il vecchio padre Anchise. Secondo il mito approdò nel Lazio, capostipite di chi fondò Roma. Il senso plastico e commovente del suo transito verso la meta, unione di passato, presente e futuro e apertura al trascendente è restituita in maniera sublime dal gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini, più potente, tangibile dei pur pregevoli dipinti di Federico Barocci e dei Carracci. Enea transitava, sì, ma non era un nomade o un criceto che gira in tondo. Si era prefisso un obiettivo, aveva in mente un topos, una meta.</p>
<p style="text-align: justify;">Sgomenta e, dicevamo all’inizio, avrebbe bisogno di una forte confutazione filosofica, spirituale ed esistenziale, il tratto di insuperabile provvisorietà e insieme di assoluta novità di questo tempo trans. Si va, si attraversa, si penetrano muri, si rimuovono ostacoli creando rovine, ingombrando la strada di detriti, ma la corsa è fine a se stessa. O meglio, il fine della transumana, futura umanità – si perdoni l’anafora &#8211; è nell’ibridazione drammatica, forse diabolica, con l’artificiale, la macchina, il prodotto tecnico, a scopo di dominio. Lo definiscono uomo aumentato, il simbolo è un cerchio non chiuso con un h (homo) e il simbolo + (più). E’ la fine dell’umanità come l’hanno intesa tutte le precedenti generazioni. Va compresa, conosciuta, giudicata, decostruita con la stessa acribia applicata dalla distruttiva tassonomia culturale dell’ultimo mezzo secolo. Attraversare, vivere trans: parliamone, finalmente. Non è un destino ineluttabile, tanto meno l’esito naturale della vicenda “progressiva” della nostra specie. Homo sum, humaninihil a me alienum puto, scrisse Lucrezio, il misterioso autore del De rerum natura, la Natura delle Cose. Sono un uomo, nulla di umano mi è estraneo. Umano, appunto, non transumano.</p>
<p>Roberto Pecchioli</p>

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		<title>La causa di tutto: l’unificazione corporea dell’umanità – Antonio Filippini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 09:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Filippini]]></category>
		<category><![CDATA[causa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La causa di tutto è la “teoria del corpo unico” o unificazione corporea dell’umanità. Si intende con questo, la pretesa di trasformare l’intera umanità in un unico gigantesco individuo corporeo, che sia in tutto e per tutto simile al piccolo corpo individuale. Una nazione che fosse effettivamente autonoma e indipendente e con una propria distinta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La causa di tutto è la “teoria del corpo unico” o unificazione corporea dell’umanità. Si intende con questo, la pretesa di trasformare l’intera umanità in un unico gigantesco individuo corporeo, che sia in tutto e per tutto simile al piccolo corpo individuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una nazione che fosse effettivamente autonoma e indipendente e con una propria distinta cultura, sarebbe per questo un singolo corpo individuale, e questo vale anche per ogni stato, cultura, religione, etnia, razza; allora si avrebbe che sul pianeta esisterebbero tanti corpi individuali quanti sono gli stati o le nazioni, le culture, le religioni, le etnie, le razze. Loro non vogliono assolutamente che sul pianeta esistano tanti corpi individuali separati, e allora per ridurre tutto “ad unum”, si deve per forza distruggere tutti questi elementi (si risolve il problema distruggendo il problema stesso, ed è come risolvere il problema del mal di testa tagliandosi via la testa!).</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitalismo, il comunismo, il collettivismo, l’economicismo, le multinazionali, l’ultraliberismo economico, la libera circolazione di merci, denaro e uomini, il primato della finanza e dei banchieri, il governo unico mondiale, la società multirazziale ecc., tutti questi fattori si inquadrano perfettamente nel grande disegno dell’unificazione corporea dell’umanità e non avrebbero senso al di fuori di essa, anche se all’interno di questi movimenti c’è sempre qualche ingenuo che crede veramente alla bontà di queste ideologie, mentre si tratta solo di strumenti usati per realizzare la grande trama occulta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro corpo fisico possiede un unico cervello, un unico sistema nervoso, un unico sistema sanguigno, un unico apparato digerente ecc. allora lo stesso deve essere per il corpo unico dell’umanità, da qui l’accentramento dei mezzi di produzione, delle risorse energetiche, alimentari, intellettuali, militari ecc. fatto attraverso le multinazionali e i cartelli bancari. Il nostro corpo fisico è mosso da un’unica volontà e possiede un’unica sensibilità e un’unica coscienza, ecco allora il governo unico mondiale che decide per tutti, un unico modo d’essere, un’unica coscienza collettiva. L’imitazione si è spinta oltre, investendo l’elemento inorganico, ecco allora il denaro che imita il sangue, la rete internet con i suoi centri di smistamento imita il sistema nervoso, i mass-media sono il verbo, l’organo di espressione, tutti questi elementi devono essere concentrati in poche mani (che sono sempre le stesse), altrimenti la cosa non avrebbe senso. Le banche creano denaro dal nulla così come là il midollo osseo crea continuamente cellule sanguigne nuove. Il denaro deve circolare dappertutto muovendo materiali e beni e ossigenando l’economia, così come là il sangue circola dappertutto trasportando sostanze nutritive e ossigeno. I mezzi d’informazione sono il verbo, da qui la necessità del loro controllo totale da parte di un potere centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualsiasi evento o vicissitudine umana può essere interpretata in chiave corporea, ma la cosa è decisamente alienante e degradante, perciò non si comprende che senso possa avere prendere come riferimento il corpo fisico materiale umano, si tratta di un’inversione di punti di vista e quindi di un’inversione gerarchica, oltre che di maneggi di tipo cabalistico.</p>
<p style="text-align: justify;">La tolleranza massonica è l’AIDS del corpo unico dell’umanità, il comunismo è l’amebiasi, l’individualismo e l’anarchismo sono il cancro, la psicanalisi è la sifilide, lo scientismo moderno è la calcolosi, le rivoluzioni moderne sono scariche diarroiche ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il buonsenso popolare percepisce qualche forzatura, si lascia andare a un feroce sarcasmo, e così il buonsenso popolare francese ha definito quella piramide capovolta costruita davanti al Louvre: “il buco del culo del diavolo”, brillante risoluzione del delicato problemi di alta metafisica inerente l’unificazione corporea dell’umanità: a chi facciamo recitare la parte del buco del culo dell’umanità? Un altro caso è quello dei fascisti, che trattavano con l’olio di ricino i loro avversari, in genere rossi; troppo giusto! Facevano venire la diarrea a coloro che avevano fatto venire la diarrea all’umanità!</p>
<p style="text-align: justify;">L’unificazione corporea dell’umanità implica il controllo assoluto dell’intera umanità da parte di una piccola cerchia di “eletti”, e tale falso mito è una suggestione diffusa da questa piccola elite per giustificare la propria azione, nascondendola dietro ideali filantropici, umanitari, buonisti, mentre in realtà ciò che interessa a costoro è il potere assoluto, il poter muovere l’intera umanità a loro piacimento, come si può muovere una mano, cosa che sta già accadendo sotto i nostri occhi, basta vedere l’adeguamento automatico del basso popolino alle parole d’ordine e alle mode “inventate” dal potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Pesante sarà il condizionamento così subito dal singolo individuo, che potrà diventare perfino di ordine genetico; così come là nell’alveare le api sono geneticamente predisposte per assolvere le varie funzioni, lo stesso accadrà per i singoli individui umani, condizionati anche geneticamente e soffocati e mossi dallo psichismo collettivo. Il singolo individuo, spogliato da ogni fattore qualitativo di ordine superiore e ridotto a semplice entità numerica, sarà costretto a adorare e servire quella “bestia finale” che è il collettivo umano ridotto a corpo unico, cioè un semplice insieme di entità numeriche prive di forma e senza nessuna qualifica, mosse tutte come automi e come api nell’alveare.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si intravvede di nuovo l’azione della cospirazione immanentista, caratterizzata dal cortocircuito in orizzontale o interdipendenza tra il principio creatore e la cosa creata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piccolo io individuale è collegato direttamente al grande io collettivo in un rapporto interdipendente, illudendosi così di aver creato il miracolo della cosa una, mentre si tratta in realtà di una collettività di automi. L’immanentismo nega per principio il rapporto trascendente e quindi nega ogni forma di trascendenza, perciò è costretto a realizzare l’unità per mezzo dell’uniformità e dell’interdipendenza, oltre che con la quantità, perché la qualità è soggetta a gerarchia e quindi è governata dal rapporto trascendente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’essenza dell’inganno che sta alla base dell’unità immanentista, consiste nello spacciare il collettivo per il sovraindividuale, mentre in realtà è il sub-individuale. Il singolo individuo, allargandosi verso i tanti, in nessun caso trascende la propria condizione individuale, la annega solo nel numero, divenendone sempre più schiavo e alla fine la dissolve nell’infraumano e nell’infracorporeo. Il corpo unico dell’umanità, sempre corpo fisico, materiale e umano è, non vi è stato nessun trascendimento, ma solo un allargamento in orizzontale e quindi una maggiore massificazione quantitativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vitalismo immanentista è interessato solo all’interazione tra le cose, tra gli esseri e gli ordini molteplici di realtà, e ha commesso l’errore di coltivare questa interazione fine a sé stessa, disinteressandosi della natura e dell’essenza dei vari fattori che possono interagire, che così sono dati tutti come eguali e interdipendenti. Tutto questo è già implicito in coloro che parlano di “Vita” con la maiuscola, nel senso che la concepiscono come una divinità a sé stante. Va da sé che l’esaltazione dell’interazione concepita fine a sé stessa, equivale alla negazione dell’Essere che è ciò che è, l’essenza dell’Essere è asservita al suo processo manifestativo (nominalismo, immanentismo), l’Essere, può essere solo manifestandosi, se non si manifesta, non è in grado di essere, (rigido determinismo cabalistico) che significa negare la vera Realtà metafisica, il vero principio originario di ogni cosa. Invece di concepire l’interazione in funzione dell’Essere, il vitalismo immanentista ha capovolto la cosa, concepisce l’Essere in funzione dell’interazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno vitale è tale in conseguenza del fatto che il processo creativo non è eseguito una volta sola per tutte, ma si reitera continuamente. Nel caso edile, c’è l’architetto che progetta, il muratore che esegue e poi c’è il materiale di base; l’interazione tra questi fattori avviene una volta sola per creare quella data cosa, poi ciascuno va per i fatti suoi. Nell’organismo biologico i tre fattori devono essere costantemente attivi per mantenere in vita l’organismo, soltanto con la morte ogni elemento va poi per i fatti suoi. Va da sé che l’esaltazione dell’interazione vitale, concepita per giunta fine a sé stessa, non rende giustizia alla cosa, così come è un errore stabilire rapporti democratici, egualitari e interdipendenti tra l’architetto, il muratore e il mattone, che in realtà si trovano in rapporto gerarchico. La fatale conseguenza sarà che i tre fattori creativi, che in realtà sono la causa, sono asserviti all’effetto finale, l’edificio in muratura, che è il gran dio che tutto ha determinato, che ha concepito l’architetto, il muratore e il mattone affinché potessero costruirlo (umanismo, antropomorfismo, idealismo): allucinanti e demenziali contorsionismi immanentisti. I fatti invece dimostrano che l’architetto e il muratore, in quanto esseri, e perfino il mattone, possono tranquillamente esistere ed essere ciò che sono senza progettare e costruire alcun edificio, e senza l’esistenza di alcun edificio, ed anche senza alcuna interazione (secondo la tradizione tolteca, oltre gli esseri organici esistono anche esseri inorganici).</p>
<p style="text-align: justify;">La condizione individuale è un vicolo cieco privo di sbocchi, è come un sacco che è chiuso in basso ma aperto in alto, tutti possono verificare di trovarsi “insaccati” nella propria condizione esistenziale, con poche o nulle possibilità di mutarla. Le possibilità di sviluppo ci sono soltanto verso il sovraindividuale, continuando a premere verso il basso, si finirà nell’infraindividuale, si uscirà dal sacco in forma negativa e invertita, si diventerà terreno su cui poggia il sacco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buonismo, il sentimentalismo, il moralismo, l’umanitarismo, uniti alla politica dei “piccoli passi”, sono i mezzi principali usati per eliminare ogni resistenza e per convincere il popolano della bontà dei propri scopi, mentre in realtà si tratta di un autentico terrorismo ideologico e psicologico, che si serve del linciaggio morale per tenere in riga i recalcitranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il falso mito dell’unità è di pretta derivazione ebraica, gli ebrei sono sempre stati ossessionati dal mito dell’unità, da quel certo mito dell’unità relativo all’umanità, e lo hanno poi trasmesso ai massoni che lo hanno a loro volta trasmesso ai teosofi. Si tratta di un tipo speciale di unità, un’unità “in materia” e non “in spirito”; si pretende assurdamente e stupidamente di realizzare con la materia quell’unità che è possibile realizzare solo con lo spirito. I conti sono presto fatti: un’unità “in materia” è possibile realizzarla solo per mezzo dell’uniformità, la quale si può a sua volta realizzare solo spogliando gli esseri umani di tutti i loro fattori qualitativi in modo da ridurli a semplici entità numeriche; si tratta di una pseudo unità quantitativa, costituita da tanti numeri uno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uniformità non ha nulla a che vedere con la vera unità, è solo la sua parodia, la quale è un’imitazione dispregiativa volta a infangare e rinnegare ciò che imita.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unificazione corporea dell’umanità è un’unità meccanica ottenuta a posteriori, stroncando la libertà e l’autonomia dei singoli fattori individuali, questa unità è l’esatto contrario della vera unità organica, che fa riferimento a un principio sovraindividuale, che come tale non può reprimere né stroncare l’autonomia dei singoli fattori individuali, li riprende e li coordina tutti nel loro principio superiore. L’unificazione corporea dell’umanità è un tipico mito umanista e immanentista, difatti dietro il pretesto del volere il bene dell’umanità, si prende come riferimento la forma e la condizione umana in sé, mettendola al vertice della piramide e facendone un assoluto. L’immanentismo lo si ritrova nel rapporto interdipendente così stabilito tra il singolo io individuale e il grande io collettivo. L’io individuale dipende dall’io collettivo, questo a sua volta dipende dai tanti io individuali e quindi li costringe e li inchioda in questa condizione per poter essere ciò che è: collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unificazione corporea dell’umanità è la conseguenza della strumentalizzazione dell’analogia ermetica, questa di solito è riassunta in quella grossolana formula che dice: “Come in alto, così in basso”, che può diventare: “Come nel piccolo, così nel grande o viceversa”. Tanto di cappello all’analogia, ermetica o non, chiave della comprensione universale, ma qui ci troviamo di fronte alla sua strumentalizzazione e alla sua interpretazione meccanicistica, fatte per mere ragioni di potere. È un errore ridurre l’analogia a qualcosa di meccanico (pesante retaggio del cabalismo ebraico), peggio ancora usarla per manipolare la realtà allo scopo di trarne profitto; l’analogia deve essere solo un metodo di comprensione, il trasformarla in un metodo di manipolazione, questo implica invertirne il senso e quindi rovesciare il rapporto gerarchico, che significa pretendere di asservire il superiore all’inferiore o comunque che il superiore obbedisca all’inferiore.</p>
<p style="text-align: justify;">La mania unificatrice dell’ebraismo che ha nell’unificazione corporea dell’umanità uno dei suoi effetti più vistosi, deriva dal rigido determinismo implicito nella sua tradizione cabalistica. Conseguenza fatale di tale determinismo sarà che il Principio supremo (così come qualsiasi principio iniziale) è soggetto a necessità e schiavo della sua natura. Naturalmente non è possibile concepire un Assoluto o un Infinito che siano schiavi di sé stessi, perché se lo fossero, non sarebbero nemmeno un Assoluto e un Infinito.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il rigido determinismo cabalistico, l’Essere che è davanti allo specchio è la causa e il suo riflesso nello specchio è l’effetto. Apparentemente sembra un’impostazione ineccepibile, in realtà è ambigua e anche fuorviante, perché così l’Essere può essere solo proiettando il suo riflesso nello specchio, e si stabilisce un rapporto interdipendente tra l’Essere e il suo riflesso. L’impostazione corretta è: “Non è l’Essere che è, ma solo il suo collocarsi davanti allo specchio la causa che avrà come effetto il riflesso nello specchio”. L’Essere permane sempre di là dalla causa e dall’effetto, è solo la sua azione che è soggetta a necessità, il mettersi davanti allo specchio è appunto un’azione che sarà causa di un effetto: il riflesso nello specchio. L’Essere, se agisce, dovrà sopportare le conseguenze della sua azione, ma non è affatto obbligato ad agire per poter essere, come invece vuole il rigido determinismo cabalistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che qua è l’obbligo per l’Essere di agire altrimenti non sarebbe in grado di essere, trasposto là diventa l’obbligo dell’unificazione corporea dell’umanità affinché l’uomo possa possedere uno spirito unitario e l’umanità sia ciò che sia; anche se i campi d’azione sono diversi, si tratta sempre di un obbligo, pena l’impossibilità di “essere” o di “realizzarsi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra giustificazione addotta dagli immanentisti per spiegare l’unificazione corporea dell’umanità, è sempre basata sulla gestione allegra dell’analogia, e si fonda sul seguente ragionamento: così come la nostra coscienza individuale poggia sul nostro corpo fisico, può esistere una coscienza più grande che prende come corpo l’intera umanità, una più grande ancora che prende come corpo il pianeta Terra, il sistema solare, la galassia, l’universo intero. In questo caso è doverosa la sottile distinzione tra ciò che determina e ciò che è stato determinato. La coscienza immanente è una coscienza riflessa, è l’immersione orizzontale nel tutto definito, per poter immergersi in questo tutto, tale tutto deve prima esistere, si tratta quindi di un tipo di coscienza che può venire in esistenza solo dopo, ed è intimamente associata al tutto esistente. C’è un’unità principiale che determina la complessità organica, questa, una volta in essere, trasuda a sua volta un altro tipo di coscienza, che appunto per questo è “coscienza riflessa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corpo umano, il corpo dell’umanità, il corpo del sistema solare, il corpo della galassia, sono tutti corpi che nel loro specifico modo sono corpi individuali. Tutti questi corpi sono la proiezione simbolica di qualcos’altro di più elevato che era da prima e perciò era ed è da sé stesso, che significa che può “essere” tranquillamente anche senza la proiezione di alcun simbolo. Ragioni di completezza fanno si che ogni stato realizzativo dell’Essere abbia la sua proiezione simbolica esteriore; attenzione però, non si tratta di dipendenza, ma solo di convenienza. Lo stesso Guenon invita a non confondere l’analogia con l’identità e la corrispondenza con l’assimilazione; tra uno stato superiore dell’Essere e la sua proiezione simbolica esteriore, può esserci la stessa differenza che esiste tra l’ossigeno dell’aria e la sua sigla scritta su di un pezzo di carta. Un eventuale dio che per poter essere ciò che è e per essere cosciente di sé stesso ha bisogno dell’esistenza della galassia oggettiva e materiale, tale dio è meglio perderlo che trovarlo, è un dio decaduto!</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro equivoco è basato sull’azione retroattiva, si reputa necessaria e obbligatoria l’unificazione corporea dell’umanità, anche forzata e materiale, per poter risvegliare il suo principio unitario, questo rappresenta il classico mettere il carro davanti ai buoi, o lo spingere la macchina per caricare la batteria.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra credenza riguarda l’iniziazione collettiva, si crede in un’iniziazione collettiva, che può essere realizzata solo riducendo l’umanità a corpo unico, in modo da poterlo “iniziare” verso stati superiori come il piccolo corpo individuale; solo che il corpo fisico è soltanto un supporto, l’iniziazione riguarda stati di coscienza superiori, non può essere ottenuta in modo meccanico e automatico. Si tratta di credenze molto suggestive e fondamentalmente erronnee (e parecchio interessate) che hanno mietuto molte vittime.</p>

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