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	<title>Vanni Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>Vanni Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Le SACRE, voilà l’ennemi! (1) &#8211; Vittorio Vanni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 07:00:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>PREMESSA Sui muri dell’Università di Nanterre, durante il maggio 1968, apparve questa scritta che esprime al meglio il carattere di questo scritto, che vuole esprimere il disagio concettuale e ideologico di un antico tradizionalista, in cui il sacro esprimeva un assoluto valore spirituale. Non è più questione di esprimere il carattere dell’arte, della religione, della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/le-sacre-voila-lennemi-1-vittorio-vanni/">Le SACRE, voilà l’ennemi! (1) &#8211; Vittorio Vanni</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>PREMESSA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sui muri dell’Università di Nanterre, durante il maggio 1968, apparve questa scritta che esprime al meglio il carattere di questo scritto, che vuole esprimere il disagio concettuale e ideologico di un antico tradizionalista, in cui il sacro esprimeva un assoluto valore spirituale. Non è più questione di esprimere il carattere dell’arte, della religione, della filosofia, della letteratura nell’ambito del sacro, quanto di mettere in evidenza che il sacro è stato oggetto di manipolazioni nel corso dei secoli e oggi ancor più. Il sacro è stato sempre l’alibi della prevaricazione, dell’oppressione, dello sfruttamento di un’umanità spesso ignorante e quindi superstiziosa e pavida. O sacro, quante idiozie, censure, proibizioni, crimini si commettono in tuo nome! Tutto è sacro quando conviene ai potenti, la religione, la famiglia, la patria, le costituzioni, e anche l’arte, quando è asservita, come spesso avviene. Nel 1938 Michel Leiris espose una sua teoria del sacro, affermando:<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/10/V-2.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-24568 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/10/V-2-300x300.jpg" alt="" width="236" height="236" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“ <em>Che cos’è per me il sacro? Più esattamente, in cosa consiste il mio sacro? Quali sono gli oggetti, i luoghi, le circostanze che svegliano in me questa mescolanza di timore e di attrazione, questa attitudine ambigua che determina l’approccio a una cosa spesso attirante e pericolosa, prestigiosa e reietta, questa mistura di rispetto, desiderio e terrore che può passare per il segno psicologico del sacro</em>?”.<br />
L’eventuale risposta individuale di Leiris, come spesso avviene, è meno importante della domanda. Ogni conoscenza si basa sull’esperienza individuale e irripetibile di ognuno. Ogni oggettività, da questo punto di vista, può essere essenzialmente incidentale. Il pensiero è utile solo quando mette alla prova il pensiero “oggettivo”, evertendolo, in nome di un progetto, di una convinzione individuale. Il sacro esiste solo sotto una finzione filosofica o religiosa, ed esprime illusoriamente l’incomprensibile e l’ineffabile per produrre le consolanti ed ignobili superstizioni che sono gli strumenti dei manipolatori. La lotta che Giacobbe affronta ogni notte con l’angelo del reale e della verità rende, al mattino, sublimemente claudicanti. Si può affermare che il nostro tempo confina il sacro nelle affabulazioni del passato? La conoscenza moderna ha ucciso definitivamente Dio, ritenendolo l’espressione di una trascendenza tanto destituita quanto nostalgicamente persistente? Il processo di secolarizzazione della nostra società affosserà definitivamente il senso del sacro o ne prepara il ritorno?<br />
Sono domande oggettive la cui risposta non può essere che soggettiva. Le risposte possibili delle concezioni fideistiche, in questo senso teleogicamente corrette e dialetticamente conformi, sono che il sacro è morto oggi solo per risorgere, forse, domani. Ma la storia e la società non potranno dimenticare che l’illuminismo del XVIII secolo, lo scientismo e il positivismo del XIX, gli orrori del XX, sia nel sublime che nell’atroce, sono elementi evolutivi imprescindibili. Forse il sacro e il divino risorgeranno quanto le dolorose doglie della modernità saranno compiute e dimenticate, ma è delirante l’accusa di ateismo o di relativismo a chi diffida del divino e del sacro stessi.<br />
Come afferma Lacan, “<em>l’ateismo ha necessità di una dimostrazione teologica</em>”e René Giraud insiste nell’indicare nel cristianesimo un’impresa di desacralizzazione, nel rifiuto degli dei e degli idoli, nella demistificazione del mondo magico. Il Cristianesimo – in Girau (2) – si oppone al sacro attraverso la rivelazione e la mistificazione della Passione, che indica come in realtà sia un meccanismo mitico &#8211; sacrificale. L’odio-amore del cristianesimo per il simbolismo, e nel contempo l’uso dell’arte sacra come principale simbolo di rivelazione e illuminazione è stato ben descritto da Antonio D’Alonzo (3)<br />
“Le grandi religioni hanno spesso avuto dei rapporti conflittuali con le immagini. Lo spauracchio dell&#8217;idolatrismo pagano soffia sovente sul fuoco dell&#8217;iconoclastia: ma l&#8217;anelito religioso ha bisogno di postulare un filo rosso tra il cielo e la terra. Il trait d&#8217;union tra il regno delle essenze ed il mondo della caducità è sempre stato individuato nelle immagini. Esse servono ad orientare l&#8217;orazione o la meditazione, impedendo la dispersione mentale e, al contempo, facendo sentire il fedele meno solo. Le religioni in quanto sistemi di credenze devono necessariamente appoggiarsi su dei complessi simbolici in grado di manifestare e giustificare l&#8217;assenza del sacro. Da questa istanza deriva l&#8217;atteggiamento ambivalente della teologia verso le immagini, l&#8217;oscillare tra il pericolo dell&#8217;iconoclastia apofatica e la presunta deriva panteistica dove tutto è allegoria, significante di significante e quindi arbitrarietà, assenza di significato, nichilismo”. Il sacro può essere definito come un fenomeno sociale di carattere relativistico, che nelle religioni si pretende pragmatisticamente come fenomeno concettuale teologico o teleologico ma che a un’indagine razionale o, meglio, intellettuale appare come uscente dall’immaginario puro.<br />
Ma ciò che si oppone veramente al sacro &#8211; e ne è l’opposto &#8211; è l’arcano. Perché il sacro, al contrario dell’Arcano, può essere ideato oggettivamente e quindi applicato sociologicamente e politicamente, usato strumentalmente, denaturato, degenerato.<br />
L’Arcano, secondo Remy Boyer, è eminentemente soggettivo, quindi non utilizzabile collettivamente. Secondo la sua definizione (4).<br />
“<em>Esistono davvero l’Arcano e gli arcani.</em><br />
<em> In certe tradizioni, le pratiche più segrete sono date a tutti, subito, ma ben pochi le realizzano. Il segreto non è l’arcano ma la realizzazione dell’arcano. L’arcano non è realizzato che sull’asse centrale, nella verticalità dell’essere.</em><br />
<em> L’arcano non può essere compiuto che in certi stati di coscienza, stati ottenuti accidentalmente, artificialmente. Anche se è necessaria una propedeutica, anche se un allenamento psicofisiologico si dimostra più sovente indispensabile, sono, l’uno e l’altra, non sufficienti. Il paradosso risiede in quel che è la pratica stessa dell’arcano che conferisce la giusta attitudine, il giusto stato che autorizza la realizzazione dell’arcano. </em><em>Appare allora chiaro che manca una sequenza, che un segmento rimane a-logico (A-logico), che non è un processo, che vi è un salto nel vuoto, quel famoso intervallo, tanto ricercato, di cui nulla può essere detto. È qui che risiede il segreto, e soltanto qui. È quello di cui si parla quando si dice che la via deve essere trovata, conquistata, che i segreti non sono trasmissibili che per mezzo degli dei. Ma, altro paradosso, gli dei non si confidano che coi loro pari</em>!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sacer, nella lingua latina è ciò che appartiene al Dio. È quindi sacro per una sua qualità interiore, ma esprime anche una separazione, in quanto proibito al contatto umano. Sacer può essere Fas o Nefas, fausto ma anche infausto. Ciò che è sacro possiede un “mana”, un’energia potente, un Arcano a cui ben pochi possano avvicinarsi senza distruggersi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL SACRO E LE RELIGIONI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che si chiama “sacro” è un concetto puramente immaginario delle religioni. Il sacro, come lo ha definito la scuola antropologica francese di Marcel Maus, Marcel Granet ecc., è l’iscrizione nel tempo e nello spazio di ciò che da essi esula. Qual è il senso dei fondamentalisti cattolici americani che, opponendosi proiezione dell’Ultima tentazione di Cristo di Martin Scorzese, bruciarono diversi cinema? E la condanna a morte di Rushdie da parte dei fondamentalisti islamici per la pubblicazione dei suoi Versetti satanici non è la stessa idiozia che inserisce il sacro nel tempo cronologico e nello spazio quaternario piuttosto che su uno stato dell’essere che travalica la materia? Quando questa sorta di delirio interpretativo si trasferisce nel politico e nel sociale non possiamo meravigliarsi delle atrocità del XX secolo. Hitler, Stalin e tutti i sistemi totalitaristi del XX secolo, in cui l’ateismo fu eretto a religione di stato, trovano comunque le loro radici nel monoteismo e la sua concezione di verità assoluta e incontrovertibile. Le camere a gas e i gulag hanno i loro modelli nelle torture e nei roghi dell’Inquisizione. Anche il loro antisemitismo ha un’origine cristiana pur rinnegata e repressa, in nome di una supposta colpa originale giudaica mai dimenticata.<br />
Anche gli ideologi neo-pagani o relativisti, da Voltaire a Wagner, non rimproverarono agli ebrei solo di essere tali, ma di non essere omologabili nel romanticismo celto-nordico, greco classico, ariano, cristiano. Voltaire rilegge attentamente i testi sacri (La Bibbia infine spiegata) per affermare che era stata copiata da Omero! In Wagner, Chamberlain o i nazisti, l’antisemitismo diventa un progetto antropologico generale, una sorta di favola romantica di una civiltà indo-europea alternativa al giudeo-cristianesimo. Ancora una volta, gli argomenti razionali e scientifici o anche mitici diventano i servi sciocchi della fede, una ricerca di un sacro alieno dai parametri dei secoli precedenti, ma in realtà ed esso strettamente collegato e conseguente.<br />
Il XX secolo non ha potuto resistere a questa variazione ideologica e teologica fasulla, la creazione romantica di una tradizione eterna quanto degenerata nel ciclo del grande Manavantara, di cui la nostra era rappresenta la fine oscura, il Kaly Yuga, l’età del ferro, quella del Lupo, in cui il ribaltamento dei valori porta la feccia di ogni cosa al potere.<br />
Ma l’equazione del XXI secolo è quella di permanere inevitabilmente nella Storia, o perlomeno in ciò che dopo Hegel si definisce “Storia” rimanendo liberi da essa. Se siamo nel Tempo c’è forse possibile rifiutare il tempo? Come è possibile che, come in una psicologica coazione a ripetere, il sacro si sia ripresentato al XX secolo con una maschera metafisica sopra un volto ancora mistico, fideistico, confessionale? Il circolo Eranos, che ha riunito per più di cinquant’anni menti come Corbin, Puech, Danielou, Sholem attorno a Jung, nella sua creazione grandissima di conoscenza, ha tuttavia riproposto un’errata concezione della “immaginazione creatrice”. Il sacro è legato a questa facoltà umana da un principio semplice: se esiste un’immaginazione trascendentale è facile farne un’immaginazione trascendente. Gli uomini, se si abbandonano al loro inconscio collettivo, dando più forza al sentimento, all’intuizione, all’emozione che alla ragione &#8211; abbandonando così l’equilibrio di queste due forze fondamentali della loro umanità &#8211; non possano che immaginare gli stessi cieli tanto consolatori che ingannatori.<br />
Immaginazione deriva etimologicamente da imago. Mag è una radicale indoeuropea che indica forza, energia, grandezza. Immaginare è usare la propria energia interiore per la costruzione di una propria realtà, che può essere oggettiva di fronte alla comunità dell’inconscio collettivo ma deve essere soggettiva di contro alla ricerca e il raggiungimento dei molteplici stati superiori dell’essere, secondo la definizione guénoniana.<br />
Questa oggettività trova una definizione a mio parere troppo quaternaria &#8211; umana troppo umana &#8211; in Mircea Eliade quando afferma che esisterebbero in tutte le anime degli archetipi universali che sono quelli del sacro e che formano l’inconscio di cui la psicoanalisi si è occupata. Tuttavia, nel suo testo Trattato elementare di storia delle religioni, ciò che non trova spazio è la Storia. A volte, per superare la dicotomia fra mito e storia, gli storici delle religioni affermano l’esistenza di un tempo eonico (o mitico) e un tempo cronologico che a volte, casualmente o causalmente coincidono. Ma questa affermazione trova oggi dei limiti ben precisi. Ciò che coincide fra questi due termini forse obsoleti è il concetto di reale dei nostri tempi. Semplificando al massimo, si può definire il concetto di realtà in Einstein nella sua affermazione che questa dipende dal punto di vista dell’osservatore. In Planck la realtà si modifica secondo il punto di vista dell’osservatore. Queste affermazioni, che concordano con gli antichissimi assiomi della conoscenza universale, non possono che contrastare con la teoria degli archetipi quando se ne induce che siccome gli uomini credono nella stessa cosa questa è reale e se ne deve far rivivere questa stessa cosa.<br />
Gli archetipi sono un’espressione psicologica fondamentale nella conoscenza di sé e del mondo, ma la loro valenza non supera l’ambito animico dell’uomo e non può assumersi quella di definizione del metafisico, dello spirituale, del divino.<br />
Il divino che è, per sua natura, infinito, eterno, inconoscibile e ineffabile alla finitezza e determinatezza della nostra percezione globale, non ha nessun rapporto con il sacro che essendo legato alla nostra percezione del tempo e della storia, avendo quindi un valore esclusivamente sociale, può e deve variare nella sua concettualità nell’arco delle evoluzioni, o involuzioni che siano, dell’umanità e del suo divenire. L’aspetto più profondo del sacro, e il pericolo oscuro che si annida in esso è stato descritto da Georges Battaille (5) in questi termini, che è necessario meditare di là dai propri pregiudizi e sentimentalità:<br />
“Il sacro vuole la violazione di ciò che è ordinario oggetto di un rispetto atterrito. Il suo dominio è quello della distruzione e della morte”. Chi entra in una chiesa cattolica dei secoli passati, ad ammirare l’arte che la adorna, non può non concordare con Bataille. Il sacro è espresso in termini di tortura e morte, in resti reliquiari di arti ed organi mummificati, in una kermesse allucinante del dolore da cui non si può esulare in una prospettiva di una consolazione troppo lontana, evanescente, ingannatoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA TRADIZIONE E IL SACRO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo le giovani generazioni dei tradizionalisti erano orgogliosamente emarginate e si consideravano un’élite intellettuale solitaria, i Figli del Sole e delle Vette. Evola e Guénon, Mircea Eliade, Elémire Zolla erano i loro maestri e, secondo gli orientamenti (6) di Evola, rappresentavano, perlomeno nelle intenzioni, un particolare tipo umano, che:<br />
“<em>pur trovandosi impegnato nel mondo d’oggi, perfino là dove la vita moderna è in massimo grado problematica e parossistica, non appartiene interiormente a questo mondo né intende cedere ad esso, e in essenza sente di essere di una razza diversa di quella della grandissima parte dei nostri contemporanei</em>.”<br />
Nell’espressione evoliana, Tradizione non è consuetudine o folklore, e si può considerare una società come tradizionale quando sia retta da principi trascendenti a ciò che è umano e individuale. Il dominio è formato e ordinato dall’alto e verso l’alto. È la trascrizione della città ideale di Platone che; ”<em>non potrà mai altrimenti essere felice se non ne tracceranno il disegno quei pittori che dispongono del divino esemplare</em>” (7).<br />
Il mondo tradizionale non è retto secondo la teoria protagorea, in cui un ordinamento democratico si fonda sul concetto che ogni cittadino possegga una virtù politica, né secondo la teoria di Gorgia, che nega a ognuno il possesso di tale virtù e afferma la legge del più forte. La Tradizione, secondo Zolla:<br />
<em>“…è la trasmissione dell’Idea dell’Essere nella sua perfezione massima. Dunque di una gerarchia fra gli esseri relativi e storici fondata sul loro grado di distanza da quel punto o unità. Essa è trasmessa non da uomo ad uomo, bensì dall’alto: è una teofania. Essa si concreta in una serie di mezzi: sacramenti, simboli, riti, definizioni discorsive il cui fine è sviluppare nell’uomo quella parte o facoltà o potenza o vocazione che si voglia dire, la quale lo pone in contatto con il massimo di essere che gli sia consentito, ponendo in cima alla sua costituzione corporea o psichica lo spirito o l’intuizione intellettuale</em>”.<br />
In questa definizione, la semplice adesione all’idea tradizionalista diviene una vocazione o potenza trasmessa dall’alto, una facoltà sacrale frutto di una teofania, determinando una gerarchia dell’essere indiscussa.Non possiamo dimenticare, in questo senso, la profonda influenza del pensiero di René Guénon, i cui testi sono pubblicati sia dagli editori dell’ambito esoterico che da altri &#8211; molto ufficiali e integrati &#8211; come Adelphi. La tesi ripetuta in ogni testo guénoniano è l’esistenza di una tradizione rivelata, anteriore a tutte le religioni, che sono soltanto le forme exoteriche di essa, forme impoverite e ingannatorie, adatte al volgo. In questa tesi, se i moderni si sono allontanati dalle religioni, che rappresentano la necessaria quanto volgare apparenza della tradizione, ciò deriva dalla perdita concettuale della continuità fra i due aspetti, appunto tradizione e religione. Ma vi è fortunatamente, secondo il pensiero guénoniano, un’élite che ha conservato questa famosa tradizione. Ma a coloro che si dichiarano élitariamente tradizionalisti è impossibile chiedere a che titolo parlano e quali siano le fonti di questo supposto sapere. <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/10/V-3.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-24570 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/10/V-3-300x278.jpg" alt="" width="300" height="278" /></a>Si sostituisce così alla figura del sapiente, che deriva la sua trasmissione da fonti perfettamente chiare, analizzabili e verificabili, all’autorità spesso caricaturale dei maestri, che hanno tramandato, attraverso i secoli, una verità che avrebbero appreso orizzontalmente, attraverso una catena temporale continua. Vi è, in questa concezione della tradizione, una tendenza teologizzante e dogmatizzante che non può non concordare con quella puramente religiosa, e che rappresenta in realtà il vero filo di Arianna delle cosiddette fonti tradizionali. Lo Schuon (8), autore della scuola guénoniana, ribadisce questo concetto quando afferma:<br />
“<em>L’aspetto exoterico d’una tradizione è dunque una disposizione provvidenziale che, lungi dall’essere biasimevole, è necessaria, visto che la via esoterica non può riguardare, soprattutto nelle condizioni attuali dell’umanità terrestre, che una minoranza, e che non c’è niente di meglio, per il comune mortale, della via consueta della salvezza</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, vi è una contraddizione dei termini, in quanto fede e conoscenza sono concetti antitetici. La fede è acritica, basandosi su una verità comunque indimostrabile, ma aprioristicamente determinata e definita. La sua certezza fideistica chiude la ricerca, mentre la conoscenza si apre a essa mediante il dubbio che è la chiave dell’infinito e dell’eterno.<br />
Ammettendo che la tradizione sia la primigenia forma della spiritualità, la via più reale e diretta ai molteplici stati dell’essere, come può aver necessità di un exoterismo religioso considerato comunque volgare e adatto solo ai comuni mortali?<br />
Le religioni combattono il sincretismo tradizionalista, che tende a omogeneizzarle tutte in una sorta di comparativismo pervertito inaccettabile ai fondamentalisti incalliti. Ma questo sincretismo in realtà forma una sorta di religiosità intercambiabile e ineluttabile, che non può comunque esulare dall’inevitabile contrasto fede-conoscenza.<br />
I tradizionalisti si assumano quindi, surrettiziamente, la funzione di una clericalità superiore gerarchicamente a quella delle varie caste sacerdotali, quanto altrettanto basata su l’affermazione di una verità rivelata e indiscussa.<br />
Questa tesi è stata riproposta anche da Mircea Eliade (9), attraverso l’interpretazione dell’inconscio junghiano. Secondo Eliade, esisterebbero in ogni anima degli archetipi universali che sono gli archetipi del sacro e che formano quell’inconscio di cui la psicoanalisi si occupa. Se nell’anima umana vi sono dei simboli e degli archetipi che si ripetono, allora la storia delle religioni non è che l’ermeneutica di questi. Si induce quindi che gli uomini, di là dalle forme, credono alla stessa cosa, ed è quindi giusto di farla vivere o rivivere nella sua alienità dalle forme stesse. I vantaggi consisterebbero nel fatto che la fede costituita nelle varie religioni particolari non “spoglierebbe” quindi il sacro e che si potrebbe così sfuggire al pericolo dei vari dogmatismi.<br />
Eliade definisce la “universalità” del sacro, e quindi l’oggettività di esso in questo modo(10):</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>L&#8217;occidentale è avvezzo a riferire spontaneamente le nozioni del sacro, della religione, e perfino della magia, a certe forme storiche della vita religiosa giudeo-cristiana, e quindi le ierofanie straniere gli sembrano in gran parte aberranti. Anche se fosse disposto a considerare con simpatia certi aspetti delle religioni esotiche &#8211; anzitutto delle religioni orientali &#8211; soltanto con difficoltà riuscirà a capire la sacralità delle pietre, per esempio, o l&#8217;erotica mistica. Ε anche supponendo che tali ierofanie eccentriche possano in qualche modo giustificarsi (per esempio considerandole «feticismi »), è quasi sicuro che un uomo moderno sarà refrattario alle altre ierofanie, ed esiterà a riconoscere il loro valore di ierofanie, cioè di modalità del sacro</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il rischio, in questa visione, è quello di ricostituire una chiesa di coloro che non hanno chiesa, di ricostituire dogmi inverificabili e, come tali, oppressivi e prevaricatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL SACRO, LA TRADIZIONE E I TRADIZIONALISTI.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I tradizionalisti, nel suddetto periodo, erano di una composizione sociale piccola o medio-borghese colta, alieni dalla politica corretta della loro epoca, liceali o universitari di un tempo in cui le classi popolari erano escluse dalla cultura accademica. Per lo più legati a ciò che si potrebbe definire destra rivoluzionaria, antiliberale e antiborghese i loro riferimenti erano la filosofia di Evola e Heidegger, Junger, ma anche alla sociologia politica di Ezra Pound, Berto Ricci, Romano Bilenchi e al romanticismo letterario della sconfitta di Ernst Von Salomon e di Vintilâ Horia. Sarebbe interessante analizzare il pensiero effettivo di questi filosofi, politici, scrittori, sociologi, comparandolo con quello della cosiddetta “destra metafisica” e potremmo verificare che la loro concettualità non sempre coincide con quella dei loro discepoli.<br />
Quali sono stati gli assiomi di questi tipo di “destra”?</p>
<p style="text-align: justify;">1. La società deve essere governata da una tradizione obliata in un periodo di estrema decadenza.<br />
2. Più indietro si va nel passato e più questa tradizione è pura e luminosa.<br />
3. La risposta e la critica verso le ideologie del presente è carente, in quanto il carattere “numinoso” della tradizione è incontestabile e non necessita di verifiche nel contingente.<br />
4. La finalizzazione della storia, “l’eterno ritorno” è molto simile alla Parusia cristiana e probabilmente da essa deriva, nell’ammirazione della “linearità orizzontale” del cattolicesimo, e della sua arcaicità concettuale. Da qui le tentazioni cristianeggianti e anche cattoliche di alcuni tradizionalisti, nonostante il loro neo-paganesimo di fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Raramente ci si occupa più della metafisica introspettiva individuale del postulato tradizionale che della questione socio-politica, involuta in un pessimismo sociologico che è, specularmente, lo stesso errore dell’ingenuo ottimismo del “progressismo”. Dato che i contemporanei sono naturalmente stupidi, cattivi, decadenti, che la società materialista dell’oggi non recupera i valori spirituali del passato, che la scienza e la tecnologia sono gli strumenti stessi del male, i tradizionalisti rifiutano qualsiasi concetto di evoluzione storica, qualsiasi solidarietà con un popolo che considerano comunque sfruttato, ingannato, prevaricato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ego diventa così introverso, ipetrofico, eccessivamente individualista, dicotomico di contro alle premesse universalistiche tradizionali, che prevedono una società globale in cui ognuno si situa al posto che gli compete intellettualmente e spiritualmente. È questo l’ego della cosiddetta corrente tradizionalista del XX secolo, nelle sue utopie regressive, le sue considerazioni fumose e astruse. Il suo fatalismo metafisico produce inattività e perdita di energia, rinforzando la figura borghese del pensatore come perno immobile della storia, giustificando così la sua fragilità e debolezza intrinseche.<br />
Le radici nietzschiane della volontà di potenza sono così dimenticate, come la filosofia delle vette di Evola. Di fronte alla ripulsa contro il mondo moderno, ricordiamo l’aforisma di Nietzsche:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em><strong>una cosa buona non ci piace, se non ne siamo all’altezza</strong></em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono però, nell’era attuale, delle variazioni concettuali nell’immaginario tradizionalista. Si inizia a intravedere che le qualità liriche, poetiche, estetiche di una cultura sono strettamente integrate nei loro valori materiali e spirituali, e che non vi è, come nel pregiudizio cristiano, separazione fra materia e spirito. La scienza fisica oggi è sconfinata nella metafisica e il suo progredire produrrà unità e identificazione fra il reale oggettivo e quello soggettivo. Si inizia a intravedere che la tecnica non produce soltanto effetti materiali e meccanici, ma variazioni profonde nella psiche umana, che è la porta stessa dell’anima e degli stati molteplici dell’essere. Se il tradizionalismo del XX secolo ha rappresentato il museo di una vita borghese rinnegata quanto praticata, quello del XXI secolo potrà rappresentare il suo cimitero. L’idea tradizionale non potrà più essere il lato oscuro e opposto &#8211; ma complementare &#8211; della modernità, il collezionismo melanconico delle contemplazioni, delle distrazioni, degli esercizi estetici fini a se stessi. Questi strumenti di sonno e di morte potranno divenire mezzi di azione, trasformazione del mondo, della cultura e della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Come affermò Goethe, l’azione precede tutto, e i valori e le idee non esistono prima di agire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL SACRO E LA TRADIZIONE NELLA VIA INIZIATICA</strong><br />
L’Uomo di Desiderio, nella ricerca di equilibrio e di quiete interiore, è sottoposto più di ogni altro alle tensioni quaternarie, alle contraddizioni delle correnti psichiche provenienti da una civiltà in decomposizione, alle difficoltà economiche e sociali sempre crescenti e impellenti. La via iniziatica mette in contraddizione una raggiunta sensibilità, sempre più acuta ed esasperata tanto più lontano è stato l’inizio del cammino, con la necessità di mantenersi in un centro di neutralità e pace interiore.<br />
Se “l’uomo del torrente” vive in preda delle contingenze, e soprattutto delle passioni che gli avvenimenti gli producano vi è forse qualcuno, anche e soprattutto fra gli Uomini di Desiderio, che può dichiararsene immune? Ed è possibile, e soprattutto giusto, reprimere impulsi biologici come, ad esempio, l’aggressività quando dobbiamo far fronte all’ingiustizia, o difendere che è meno fortunato di noi e non si può difendere? Il rituale massonico di origine francese e scozzese dimostra una secolare esperienza umana e una filosofia stoica di alto livello quando recita:</p>
<p style="text-align: justify;">M.V. Per quale motivo si riuniscono i liberi Muratori?<br />
1° Sorv.: Per scavare oscure e profonde prigioni al vizio ed innalzare templi alla virtù.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta quindi di eliminare il vizio, perché anche il male che vi è nell’uomo è parte ineliminabile della legge degli opposti e della polarità. A che servirebbe amputarsi un braccio paralizzato che fa parte comunque del nostro destino e del nostro male?<br />
Regolare e reprimere le tendenze eccessivamente egoistiche, distruttive e autodistruttive è l’unica strada possibile all’uomo, così come pensare di poter veramente praticare le virtù è illusorio e fuorviante. Possiamo solamente lodarle e tentare di praticarle, nella coscienza che il principio materico di imperfezione che esiste nell’universo si riflette inevitabilmente nella nostra natura biologica e nella nostra umana, umanissima, interiorità. I Filosofi Unitarie e Triunitari a cui ci sentiamo affini,<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/10/V-4.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignright wp-image-24571 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/10/V-4-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> credono e affermano l’esistenza dell’anima. Ma cosa è quest’anima, se non ciò che ci anima, e come possiamo credere di abolire, ingannandoci, le reazioni di sentimenti ed emozioni di fronte agli imprevedibili e spesso non voluti avvenimenti della nostra vita? Per Jacob Boehme, l’anima non è un principio immateriale (11). Nasce dalla nostra stessa fisicità, dai geni e dagli zigoti che i nostri antenati ci hanno trasmesso, dalle esperienze di tutta una vita, reali o oniriche che siano, ed è forse più formata da sogni, miti e misteri che da atti e accadimenti reali. L’anima è una sostanza, cioè un insieme di qualità o proprietà sensibili. L’unica sostanza dell’anima è la sensibilità, cioè la capacità individuale di reazione, elaborazione, trasformazione, sublimazione ed elevazione di fatti esteriori o interiori. Anche se, per un gratuito atto d’amore di Dio, l’anima fosse abitata per un eterno istante dallo Spirito di Dio, sarebbe ugualmente un prodotto materico della nostra sensibilità (12). Se è vero che è lo spirito la radice incomprensibile dell’anima, preesistente alle cose e alla stessa emanazione della natura e dell’uomo, è vero nel contempo che lo spirito ha, per la sua stessa suprema esistenza e coscienza, qualità sensibili non materiche e totalmente sottili. Sono queste che preformano l’anima sensibile dell‘uomo, come forme misericordiose che non accolgono e non disperdono inutilmente le esperienze gioiose e dolorose della vita umana, il cui senso non è quindi nella loro essenza in sé ma nella forma radicale in cui sono collazionate e comprese. La nostra anima, in sé pura maschera di un individuo caduco è, nonostante questo, il sensorium che può comunicare con il piano divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è una parte tenebrosa dell’anima, che percepisce grossolanamente il percepibile, ma vi anche una parte luminosa che sa percepire l’impercepibile. Lo spirito è assolutamente inconoscibile. Solo i riflessi della sua luce sono percepibili nell’ombra della nostra anima, sensibile solo alla materia e ai suoi avvenimenti. La scintilla dello spirito in noi è emanata direttamente da Dio. L’anima sensibile è creata e imperfetta, ma è l’unica intermediaria capace di sentire l’eco della grande voce. Vi sono quindi due letture possibili di ciò che Dio ha emanato scrivendo nella materia. Il primo libro, il Liber M[undi] dei rosacroce, è la lettura di ciò che è creato e visibile. Anche i libri più sacri dell’umanità sono espressione dell’anima sensibile dell’uomo, e quindi sottoposti all’imperfezione della sua interpretazione. L’uomo non è che la natura (13), solo l’anima eterna è la natura eterna. In Boehme, quindi l’anima sensibile, pur essendo materica ha origine e radice dall’anima spirituale, la sola che può amare e comunicare, se non comprendere, il piano divino. L’uomo, nella sua libertà e dignità, unifica in sé spirito e materia e in ciò consiste la sua grandezza, superiore a quella di tutti gli esseri intermedi con l’Essere Supremo, che possiamo indifferentemente chiamare angeli o demoni. La materia dell’uomo, che è la sua estasi e la sua miseria, il suo effimero piacere e il suo eterno dolore, è il Mysterium Magnum di Boehme. Come si può conciliare il male di ogni giorno, che conosciamo senza necessità di fede, con la suprema bontà che presumiamo in Dio? L’Ungrund boehmiamo, che è l’inconscio individuale e collettivo, produce Brama, che è passione spasmodica della materia, ma ha la stessa natura del Desiderio, tanto che spesso le loro polarizzazioni si alternano e la Brama diviene Desiderio e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">La spinta verso la vita, verso l’esaltazione dei sensi, verso l’ebbrezza dionisiaca, bacchica e iacchica è la maschera materica della sobria e spirituale solarità di Apollo. La filosofia dell’Uno e del Tutto non può spingere verso la mortificazione, l’annullamento, il senso di colpa e la relativa autopunizione. Se il crimine attribuito ad Adamo-Eva è la ricerca della coscienza di sé, della conoscenza, dell’eternità di un pensiero che si accresce nello scorrere delle generazioni, dell’orgoglio di essere creatura di un Creatore, questo preteso crimine è in realtà ciò che da, finalmente, un senso all’emanazione della nostra anima e della nostra vita. Non è forse lo stesso Vasaio dell’umana argilla, come afferma Omar Kajiam (14), ad averci formato di questa creta? L’umanità deve solo imitare Dio, che ha limitato la sua stessa libertà con la sua stessa legge, perché lo spirito soffia dove vuole, ma solo nella corrente del bene. Nemo noli nocere è regola di assoluta libertà e dignità. Se gli dei ci concedono qualche istante di felicità, ce la fanno pagare con secoli di dolore. Ben cara paghi, Uomo di Desiderio, la gioia del riso e della danza, l’effemericità splendente e meravigliosa dell’amore, la lieve ebbrezza del vino, tutto ciò che nella vita è ti è giustamente caro. Tuttavia, niente vale l’esaltazione di un istante di illuminazione e di unificazione con il divino, stati reali in cui l’essere vive e coincide con l’Essere. Il soffio tenebroso dell’Ungrund non produce così solo Brama materica, di solipsistica separazione da sé, dagli altri e dall’Uno, ma, nel contempo, retto Desiderio di vita spirituale e materiale assieme, di amore ardente e dissetato di se e degli altri, di nostalgia bruciante per un inconoscibile sacro.</p>
<p>Note:<br />
1- Michel Leiris, sociologo, surrealista. La citazione è tratta da una sua conferenza al Collège de Sociologie di Parigi;<br />
2- Cfr. Girard René La violenza e il sacro;<br />
3- D’Alonzo Antonio, Genealogia dell’immaginazione;<br />
4- Boyer Remy, Briciole di assurdità sacra, Nona proposizione;<br />
5- Bataille George Oeuvres completes, Gallimard, Paris, 1988.<br />
6- Evola Julius, Cavalcare la tigre, Vanni Scheiwiller, Milano, 1973.<br />
7- Platone, La Repubblica;<br />
8- Schoun Frithjof Dell’unità trascendente delle religioni, Edizioni Mediterranee, Roma, 1997;<br />
9- Eliade Mircea Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino, 1976;<br />
10- Op.cit;<br />
11- Mysterium Magnum, 15-16;<br />
12- op.cit 6,19;<br />
13- De electioni gratia, 9, 16;<br />
14- Robajat</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vittorio Vanni</p>

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		<title>Neopaganesimo e movimenti Wicca di Vittorio Vanni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2014 11:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Neospiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Vanni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’attuale diffusione del movimento internazionale “Wicca” è certamente legata all’involuzione del New Age al suo tramonto ma ha, comunque, caratteri originali e specifici, avendo ben poco a che fare con le tesi neo-baleyane del New Age. Il movimento “Wicca” deriva, piuttosto, dalla riscoperta delle radici precristiane e pagane della spiritualità Europea, di cui si è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="clear: both; text-align: center;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/07/wicca.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/07/wicca.jpg" alt="" width="200" height="121" border="0" /></a></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">L’attuale diffusione del movimento internazionale “Wicca” è certamente legata all’involuzione del New Age al suo tramonto ma ha, comunque, caratteri originali e specifici, avendo ben poco a che fare con le tesi neo-baleyane del New Age.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Il movimento “Wicca” deriva, piuttosto, dalla riscoperta delle radici precristiane e pagane della spiritualità Europea, di cui si è studiato in particolare, le discendenze e sopravvivenze celtico-nordiche.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Dai Fratelli Grimm a Perrault, dalla letteratura ”fantasy” fino a Tolkien, il mito si stempera in suggestioni folkloristiche e massmediatiche fino a diventare un paradigma postmoderno dei nostri tempi.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">La notevole diffusione internettiana di siti legati a tale movimento, una bibliografia sempre più ricca e sempre più presente nelle librerie, mettono in risalto gli aspetti di un’etica liberatoria, semplificata nel cosiddetto “rede” (norme morali improntate alla libertà del singolo ed al rispetto di quell’altrui, senza causidiche o catechismi particolari).</span></div>
<p><a name="more"></a></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">L’attenzione ai fenomeni che caratterizzano il nostro tempo impone un’analisi ed una sintesi </span><span style="font-size: 13pt;">che possa essere assieme esplicativa, semplice e filologicamente corretta.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">L’argomento in questione può essere uno strumento efficace in questo senso, perché in grado di unire ragione e sentimento, pensiero e commozione e, quindi, favorire la comprensione profonda di un fenomeno totalmente nuovo, anche se basato su archetipi universali nel tempo e nello spazio, nella storia dell’umanità.</span></div>
<p><b><span lang="EN-GB" style="font-size: 13.0pt; mso-ansi-language: EN-GB;">Charles Leland</span></b></p>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Charles G. Leland era un erudito, un folklorista e un autore che scrisse parecchi libri classici sui “gypsies” (zingari) inglesi e sulle streghe italiane. </span><span lang="EN-US" style="font-size: 13.0pt; mso-ansi-language: EN-US;">Questi includono <i>Etruscan roman remains in popular tradition </i>(1892), <i>Legends of Florence collected from the people </i>(1896), <i>Gypsy Sorcery and Fortune Telling </i>(1891), <i>The gypsies </i>(1882) e forse il suo libro più famoso: <i>Aradia, vangelo delle streghe</i> (1899). </span><span style="font-size: 13.0pt;">In tutto scrisse oltre cinquanta libri durante il suo tempo di vita e le sue scritture ispirarono i simili </span><span lang="EN-US" style="font-size: 13.0pt; mso-ansi-language: EN-US;"><a href="http://216.239.37.104/translate_c?hl=it&amp;u=http://www.controverscial.com/Gerald%2520Brosseau%2520Gardner.htm&amp;prev=/search%3Fq%3DCharles%2BLeland%26num%3D30%26hl%3Dit%26lr%3D%26newwindow%3D1%26rls%3DGGLD,GGLD:2005-41,GGLD:it"><span lang="IT" style="color: windowtext; mso-ansi-language: IT; text-decoration: none; text-underline: none;">di Gerald Gardner </span></a></span><span style="font-size: 13.0pt;">e </span><span lang="EN-US" style="font-size: 13.0pt; mso-ansi-language: EN-US;"><a href="http://216.239.37.104/translate_c?hl=it&amp;u=http://www.controverscial.com/Doreen%2520Valiente.htm&amp;prev=/search%3Fq%3DCharles%2BLeland%26num%3D30%26hl%3Dit%26lr%3D%26newwindow%3D1%26rls%3DGGLD,GGLD:2005-41,GGLD:it"><span lang="IT" style="color: windowtext; mso-ansi-language: IT; text-decoration: none; text-underline: none;">Doreen Valiente</span></a></span><span style="font-size: 13.0pt;">così come molti altri pionieri del moderno “witchcraft”. </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Charles G. Leland nacque a Filadelfia, Pensilvania, il 15 agosto 1824.  La leggenda afferma che alcuni giorni dopo la sua nascita, un anziano zio di Leland effettuò un rituale su di lui. Dispose sul suo seno una bibbia, una chiave, una lama e disposto le candele illuminate, soldi e del sale alla sua testa. Lo scopo del rito era indurlo ad migliorare la sua condizione nella vita, essere fortunato e divenire un erudito e ad un mago. Leland  crebbe in una famiglia ricca, con molto personale di servizio. Da una domestica irlandese apprese il gusto della leggenda e del folklore, dalla servitù negra le superstizioni del vodoo. </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Leland studiò a Princeton dove si laureò dopo quattro anni. Dopo venne in Europa, dove frequentò le università di Heidelberg e di Monaco di Baviera, prima di Parigi dove frequentò la Sorbona. A Parigi partecipò alla rivoluzione del 1848, prima di tornare in America. Antischiavista, combattè nella guerra civile americana con gli unionisti, e fu ferito nella battaglia di Gettysburg.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Dopo la guerra Leland viaggiò per tutta l&#8217;America, lavorando come giornalista. </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">In Inghilterra dal 1870, Leland cominciò il suo studio degli zingari inglesi e del loro folclore. Divenuto amico del re degli zingari inglesi, Leland imparò il Romany (la lingua gitana). Durante questo tempo scrisse i suoi due libri classici sui Rom, ed è anche attualmente l&#8217;autorità principale in questa tematica.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Nell&#8217;inverno del 1888 Leland fu a Firenze e là cominciò il suo studio sulla stregheria italiana. </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">La fonte più grande delle sue informazioni venne da una signora misteriosa chiamata Maddalena, che leggeva i Tarocchi nelle stradine di Firenze. Leland credette che fosse una strega ereditaria e la impiegò come sua assistente di ricerca. Maddalena in oltre dieci anni fornì a Leland il materiale per il suo libro più famoso, <i>Aradia: il vangelo delle streghe</i>.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Leland era un collezionista e spese la maggior parte del suo patrimonio nel lavoro di raccolta del folklore e dell’acquisto di antichità particolare. Uno dei suoi possessi più stimati era la pietra nera del Voodoo. Si crede che ci siano soltanto cinque o sei di queste pietre, o &#8220;evocare lapida&#8221; poiché così sono denominati, esistenti unicamente in America. Lady Pennell, nipote della moglie di Leland che ereditò molte delle sue note, lettere e materiali non pubblicati e scrisse una biografia  in due volumi su lui e della sua passione che scrive: </span></div>
<blockquote style="margin-left: 1.0cm; margin-right: 1.0cm; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><p><i><span style="font-size: 13.0pt;">&#8220;è che cosa potrebbe essere previsto nell&#8217;uomo che è stato chiamato &#8220;padre&#8221; dalle streghe e dai gitani e le cui le tasche erano sempre piene di talismani ed amuleti, che ha posseduto la pietra nera del Voodoo, che non potrebbe vedere un po&#8217;di stringa rossa ai suoi piedi e non prenderla, o trovare un ciottolo con un foro e non aggiungerlo al suo deposito. Chi in una parola, non soltanto ha studiato la stregheria con la curiosità impersonale dell&#8217;erudito, ma con la passione dell’ iniziato&#8221;. </span></i></p></blockquote>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Leland morì il 20 marzo 1903 senza ultimare i suoi lavori sulla stregheria italiana. La sua eredità comunque vive sopra attraverso i suoi libri. <i>Aradia, il vangelo delle streghe</i> è uno dei testi che maggiormente hanno influenzato la stregheria moderna ed il movimento Wicca. </span></div>
<div style="margin-right: -2.7pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="margin-right: -2.7pt; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">La Wicca</span><span style="font-size: 13.0pt;"> è la più popolare delle religioni neopagane. Fondata da Gerald Gardner presumibilmente negli anni ’30, venne rivelata pubblicamente solo nel 1954 con il suo libro <i>Witchcraft today</i> (&#8220;Stregoneria oggi&#8221;), a cui fece seguito <i>The Meaning of Witchcraft</i> (&#8220;Il senso della stregoneria&#8221;) del 1959 (fino al 1951 in Inghilterra era in vigore una legge che vietava la stregoneria). Da quel momento diverse tradizioni si sono evolute a partire dalla Wicca Gardneriana, ossia la tradizione principale stabilita dallo stesso Gardner.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></b></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-size: 13.0pt;">Storia</span></b></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">La storia della “Wicca” è un argomento molto dibattuto. Gardner sostenne che la sua religione fosse tutto quello che rimaneva dei culti europei preistorici della Dea Madre e che gli fosse stata insegnata da una donna di nome Dorothy Clutterbuck. Molti credono che in realtà Gardner abbia inventato la “Wicca”  ispirandosi alla tesi di Margaret Murray, a fonti quali <i>Aradia, gospel of the Witches</i>(&#8220;Aradia, il vangelo delle streghe&#8221;) di Charles G. Leland, alla massoneria e alla magia cerimoniale; nonostante la Clutterbuck sia realmente esistita, lo storico Ronald Hutton ha concluso che è molto improbabile un suo coinvolgimento nelle attività di Gardner.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">L’idea di un &#8220;Culto della Dea Madre&#8221; era molto popolare all’epoca di Gardner, sia fra gli accademici (Erich Neumann e Margaret Murray) che fra gli appassionati come Robert Graves. Alcuni accademici hanno proseguito la ricerca in questo senso (J.J. Bachofen, Carl Jung, Joseph Campbell, Ashley Montagu e Marija Gimbutas) in particolare, i lavori della Gimbutas sulle culture matriarcali dell’Europa antica furono molto apprezzati ma, dopo la sua morte, la sua interpretazione dei dati archeologici venne messa in discussione e la sua teoria di una &#8220;Dea Madre&#8221; universalmente diffusa non è più considerata valida dalla maggior parte degli esperti.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Sembra chiaro che gli aspetti rituali della “Wicca” siano stati modellati sulla base dell’occultismo di era vittoriana, mentre gli aspetti spirituali paiono inspirati al paganesimo antico, con influenze buddhiste ed induiste. Forse Gardner aveva accesso al alcuni riti pagani tradizionali, ma la teoria prevalente è che la maggior parte dei riti risultino da un suo adattamento dei lavori di Aleister Crowley. A titolo di esempio basti citare il detto di Gardner <i>“Finché non fai del male a nessuno, fa ciò che vuoi”</i> e il motto di Crowley <i>“Fa’ ciò che vuoi sarà tutta la tua legge”</i>.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Ai fini della comprensione della “Wicca”, è importante capire che, nonostante la pratica della magia e l’adorazione della Dea Madre e del Dio siano antichi, la “Wicca”  è sostanzialmente una religione moderna. Sembra corretto sostenere che Gardner abbia preso queste idee e le abbia sviluppate a modo suo. L’affermazione secondo cui la “Wicca”  è una religione antica non sembra plausibile ed ha probabilmente più rallentato che accelerato la sua accettazione. D’altro canto, il documento del &#8220;Concilio delle streghe americane&#8221; (1974) dichiara: <i>“non ci sentiamo chiamate in causa dai dibattiti sulla storia della Magia o sulle origini e caratteristiche delle diverse tradizioni, ma semplicemente ci importa quale sia il nostro presente e il nostro futuro”.</i></span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></b></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-size: 13.0pt;">Correnti</span></b></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">La “Wicca” non è una &#8220;religione del libro&#8221;, una religione rivelata quali lo sono il cristianesimo o l’ebraismo, e non possiede un’ortodossia. Inoltre, non esistono chiese ufficiali che raccolgano i Wiccan. Alcuni di loro formano gruppi, in inglese chiamati “Coven” (termine che denota una congregazione sancita in modo solenne), ma molti (i &#8220;solitari&#8221;) celebrano i lori riti in solitudine. Alcuni solitari possono partecipare in qualche comunità wiccan, anche senza far parte di una “Coven”.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">All’interno della “Wicca” si distinguono varie correnti.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• “Wicca Gardneriana”: ossia quella fondata dallo stesso Gardner. Costituisce un gruppo iniziatico che osserva strettamente i principi dettati da Gardner. Pare che i membri siano molto selettivi nell’accettare nuovi adepti e che operino perlopiù segretamente.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• “Wicca Alexandriana”: fondata da Alex Sanders (ex seguace di Gardner) e dalla moglie negli anni ’60. I gruppi che seguono questa tradizione hanno solitamente una struttura rigidamente gerarchica (Sanders faceva riferimento a se stesso come ad un &#8220;re&#8221; delle &#8220;sue&#8221; streghe) e si riuniscono periodicamente.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• “Wicca Dianica”: una tradizione &#8220;femminista&#8221;, solitamente i gruppi di questa tradizione sono formati solo da donne. I gruppi, come dice il nome, si rifanno al culto romano di Diana.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• “Seax Wicca”: fondata da Raymond Buckland, un allievo di Gardner attivo in America, nel 1963. Si distingue per il fatto che incoraggia la ricerca personale e non la stretta obbedienza a rituali preordinati.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• “Faerie Wicca”: incentrata sul modo delle Fate e sulla mitologia nordica.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-size: 13.0pt;">Credenze e pratiche</span></b></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Per quanto detto nel paragrafo precedente, risulta piuttosto difficile definire esattamente cosa sia la “Wicca”. Di seguito si cercherà di descrivere le credenze e le pratiche più diffuse fra i seguaci della “Wicca”, bisogna però ricordare che vi possono essere forti diversità individuali.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">I “Wiccan” adorano due divinità: la Dea(Madre) ed il Dio (di solito rappresentato con aspetto cornuto), anche se in alcune tradizioni, come la Wicca Dianica, il Dio riveste comunque un ruolo minore, od è addirittura assente. Il Dio e la Dea sono entità imminenti ad ogni manifestazione della Natura, manifestazioni dell’Uno, inconoscibile e trascendente, secondo le due polarità (maschile e femminile) che si ritrovano in tutto l’universo. Il Dio e la Dea sono adorati sotto uno qualunque dei loro aspetti, considerati come diverse manifestazioni (così, ad esempio, la Deapuò essere Iside, Diana, Aradia, etc.).</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Centrale nella “Wicca” è dunque la sacralità della Natura (anche se la Natura in sé non è oggetto di venerazione) e la “Wicca” può essere definita come un percorso di crescita e sviluppo che consiste nella riscoperta della divinità in noi e nella ricerca di un’armonia con tutti gli altri esseri viventi. Il concetto di &#8220;armonia&#8221; si trova spesso nelle prescrizioni rituali: ogni cerimonia va eseguita al giusto tempo, seguendo il corso delle stagioni e della luna etc. I “Wiccan” celebrano diverse ricorrenze, perlopiù rifacendosi a festività antiche celebrate nei rispettivi paesi, la maggior parte di loro riconosce comunque otto festività principali (sabbat). Quattro delle festività principali coincidono con solstizi ed equinozi, le altre quattro feste corrispondono a date intermedie:</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">•<i> Samhain</i> (31 ottobre): capodanno “Wiccan”, segna l’inizio dell’inverno, si celebra la terza festa del raccolto. La Natura si prepara al riposo in attesa della primavera; per alcune tradizioni la Dea si addormenta o scende nella Terra, per altre il Dio muore (per rinascere al solstizio d’inverno). Tempo adatto all’introspezione ed al ricordo delle persone care.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• <i>Yule</i> (Solstizio d’inverno, 21 dicembre): l’inverno culmina (notte più lunga dell’anno), ma contemporaneamente inizia a cedere il posto alla primavera. Il Dio scende nella Terra per incontrare la Dea o, secondo altre tradizioni, rinasce da essa. Si onorano gli alberi (con decorazioni) e si fanno rituali per ridare forza al Sole.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• <i>Imbolc</i> (2 febbraio e vigilia): festa della luce che ritorna dopo l’inverno. Tempo adatto alla purificazione ed alle iniziazioni, si preparano candele e saponi usati durante l’anno.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• <i>Ostara</i> (Equinozio di primavera, 21 marzo): festa della fertilità. In alcune tradizioni si celebra il fidanzamento fra il Dio e la Dea. Tempo adatto ai rituali attivi, alla crescita ed alla ricerca di equilibrio interiore.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• <i>Beltane</i> (1 maggio): Inizio dell’estate celtica. Alcune tradizioni celebrano l’unione carnale del Dio e della Dea. Tempo di fertilità adatto ai matrimoni.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• <i>Litha</i> (Solsizio d’estate, 21 giugno): trionfo del sole (giorno più lungo dell’anno). In alcune tradizioni associato a prove di forza (combattimenti rituali, lotta, etc.).</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• <i>Lughnasadh</i> o <i>Lammas</i> (1 agosto): prima festa del raccolto. Il grano diventa pane, simboleggiando il Dio che si sacrifica (per poi rinascere).</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">• <i>Mabon</i> (equinozio d’autunno, 21 settembre): seconda festa del raccolto.</span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Le feste possono essere celebrate in vario modo, inoltre, alcuni “Wiccan” possono intraprendere rituali particolari nelle notti di luna nuova o luna piena (Esbat).<b></b></span></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></b></div>
<div style="mso-margin-bottom-alt: auto; mso-margin-top-alt: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-size: 13.0pt;">VITTORIO VANNI</span></b></div>

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		<title>Esoterismo e ciarlataneria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2014 12:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Occultismo]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Vanni]]></category>
		<category><![CDATA[Vanni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Vittorio Vanni Esoterismo è un termine di origine greca che significa “star dentro, interiore”, in&#160; opposizione ad essoterismo o exoterismo, che significa “star fuori, esteriore”.&#160;In realtà è un neologismo che indica la conoscenza (o anche il semplice interesse) di ciò che una volta era chiamato, più propriamente, metafisica.&#160;Il termine fu impiegato come definizione moderna [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: right;">
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/07/Ereticamente_occultismo.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/07/Ereticamente_occultismo.jpg" height="150" width="200" /></a></div>
<p><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt;">Di Vittorio Vanni</span></b></div>
<div align="center" style="text-align: center;"></div>
<div></div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt;">Esoterismo è un termine di origine greca che significa “star dentro, interiore”, in<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>opposizione ad essoterismo o exoterismo, che significa “star fuori, esteriore”.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">In realtà è un neologismo che indica la conoscenza (o anche il semplice interesse) di ciò che una volta era chiamato, più propriamente, metafisica.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Il termine fu impiegato come definizione moderna di conoscenze riservate in particolare da Réne Guènon, il massimo interprete della Tradizione, ma era già diffuso negli ambienti iniziatici nella seconda metà del XIX secolo.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Naturalmente nel corso del tempo il termine ha acquisito valenze di diverso ordine e grado.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Gli esoteristi tendono a dargli un significato opposto a quello di “occultismo”, in quanto questo sarebbe una forma superstiziosa, volgare e degenerata di pratiche ciarlatanesche o stregoniche, il contrario, appunto, della conoscenza intellettuale e spirituale che l’esoterismo persegue.&nbsp;</span><br /><a name='more'></a><span style="font-size: 13.0pt;">I mass-media, spesso per ignoranza, ma a volte anche per strumentalizzazione, confondono a volte i due termini per cui, nell’opinione volgare, “esoterismo” dovrebbe indicare qualsiasi tipo di pratica superstiziosa od addirittura satanica.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Il nostro tempo ci fa assistere, con amaro sgomento, allo straripare della moda “occultistica” e a conseguenti pratiche pseudo-stregoniche, che, in soggetti psichicamente deboli, che sono le vittime designate di ciarlatani e prevaricatori, possano favorire l’insorgere di turbe mentali, o, comunque, di stati d’angoscia e di plagio.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Se è ben vero che fra ingannato ed ingannatore vi è sempre una sorta di complicità perversa, che è difficile superare vi è, fra i doveri di chi persegue una via tradizionale, quello di intervenire, qualora sia possibile, contro la corrente del male.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">I soggetti di quest’antica e oggi rinnovata forma di malvagia stregoneria, sono una genia piena di cinismo, d’egoismo, dispregiante qualsiasi benevolenza e compassione umana, tanto più nella considerazione che i loro soggetti sono espressioni piene della dolente e debole umanità dei nostri giorni.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">La difficoltà di quest’opera non consiste nell’azione contro questa razza di pseudo-maghi, considerando la naturale e conseguente vigliaccheria della loro mentalità, e considerando soprattutto che nonostante la mala fede ed il cinismo questi figuri sono più superstiziosi dei loro stessi clienti.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Qualsiasi elementare procedimento psichico li può terrorizzare, in particolare la sostituzione del supporto che rappresentano, in ogni caso, per le loro vittime.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Colui che si rivolge al ciarlatano, nel tentativo di risolvere le proprie difficoltà, purtroppo ha quasi sempre affinità psicologiche (anche se inverse) con il ciarlatano stesso e la paura che nutre nei suoi confronti non gli impedisce, nello stesso tempo, una torbida ed a volte insormontabile fiducia.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Questo fa sì, in genere, che il ciarlatano trovi più successo e sia più efficace quanto più sia rozzo e volgare.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Con le loro vittime intervenire è spesso inutile, anche se un tentativo è in ogni caso doveroso. Nei rari casi in cui la personalità dei soggetti è recuperabile, l’intervento crea una pericolosa forma di transfert nei confronti dell’operatore, perciò è necessaria un’infinita pazienza per convincere che nessuno può risolvere i problemi di vita, sia pratici sia psicologici, di un’altra persona, senza perlomeno un’attiva e tenace collaborazione.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">È sconsigliabile qualsiasi tentativo di operare con procedimenti magico-rituali alla presenza del soggetto, in quanto da un punto di vista sottile le sue componenti astrali sono certamente fragili ed alterabili come quelle psicologiche.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Qualsiasi tipo d’intervento potrebbe essere negativo.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">L’unica norma è la costanza della presenza morale e psicologica, lo smantellare gradualmente, attraverso la logica ed il ragionamento razionale, le incredibili superstizioni che in genere questi soggetti hanno appreso dai ciarlatani.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">È necessario il tentativo di ricostruire una personalità sulle basi della libertà interiore, della volontà attiva e dell’accettazione responsabile delle proprie difficoltà esteriori ed interiori come ineluttabili componenti della condizione umana.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Più grave ed irrimediabile è il caso di personalità più forti ed intelligenti, ma interiormente equilibrate o degenerate, che, partendo dalla volgare stregoneria ciarlatanesca, credono di evolversi in più sofisticate avventure intellettuali ed operative esponendosi all’influsso di psichismi deteriori, da cui ci si sottrae attraverso una costante armonia interiore e l’equilibrio spirituale.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Il primo passo di queste personalità è l’accesso ai circoli spiritici, nei quali si ha una candida (quando non interessata) fiducia nelle pretese rivelazioni ed insegnamenti d’entità, degnantesi di mostrare le verità nascoste.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Non vi è verità per l’uomo, se non quella personalmente sofferta, meditata ed infine guadagnata con il dominio e l’equilibrio di se, lo studio e l’ascesi intellettuale.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Ciò che queste pretese entità possono donare apparentemente, prendendo in cambio i preziosi succhi fisici, animici e spirituali dei partecipanti, è di gran lunga inferiore a ciò che si può apprendere da un libriccino in un angolino, anche se in ciò è richiesto un minimo sforzo mentale.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Un ulteriore passo di queste personalità a volte brillanti, ma nello stesso tempo mediocri, consiste nella loro velleità di bussare con insistenza alla porta dei pochi Ordini Iniziatici sopravvissuti alla nostra età.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Questa porta che dovrebbe rimanere eternamente chiusa di fronte alla profanità dilagante, ma purtroppo qualche volta è aperta dai profani che sono dentro e che dovrebbero esser respinti con forza là dove è il loro posto.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Oggi è sempre più urgente e doveroso prendere le distanze da coloro che nel loro gracchiare superstizioso, perché ignorante, si vestono delle bianche piume dell’iniziazione, e delimitare a segni sempre più chiari l’essenza e la portata delle metodologie iniziatiche.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Nella ritualità iniziatica,<br />
come nel suo insegnamento esoterico, oggi più importante quanto più, a volte, dimenticato, non vi è niente di “occultistico</span><span style="font-size: 13.0pt;"><span style="font-size: 13.0pt;">”</span>, ma solo, secondo la terminologia dei nostri Maestri Passati, una “Chose</span><span style="font-size: 13.0pt;"><span style="font-size: 13.0pt;">”</span>, ineffabile quiddità che non è possibile rivelare attraverso la parola, e che è trasmessa con un metodo che permette l’affinarsi progressivo di quella sensività intuitiva il cui grado e qualità sono eminentemente personali ed interiori.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">La riservatezza di questi metodi di realizzazione deriva da una secolare esperienza d’incomprensioni e persecuzioni e dalla necessità d’esposizione graduale e selettiva di una dottrina che non si basa su affermazioni dogmatiche ma su allusioni ed analogie.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Fondamentale è il concetto dell’unità dell’uomo con la natura ed il piano divino, unità che l’uomo può realizzare in se lottando con l’illusione della separazione e con ciò che è effettivamente negativo e separativo.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Questa via non è percorribile attraverso il gusto del fenomenico o delle pratiche magiche egoiche.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Queste esaltano e gonfiano la personalità dell’operatore fino all’ossessione psichica, al plagio dei propri simili più deboli, all’evocazione dei mostri del subconscio senza risalita all’Io cosciente e volitivo ed alla corrente del bene.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Se la meta dell’iniziazione sono il risveglio e la conoscenza, questa non potrà essere raggiunti attraverso la scimmiottatura rituale di gruppuscoli occultistici nati dalla decomposizione di un corpo sociale decadente ne dalle pseudo-rivelazioni di pseudo entità sublunari. Ogni rito, ogni forma, ogni cerimonia è il necessario girello con cui trasciniamo il nostro spirito ancora infantile, attraverso la difficile e faticosa ricerca della maturità e del completamento, fino a che la nostra volontà imparerà a camminare con le sue proprie gambe.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Vera magia è quella dell’arte che segue ed anticipa il cammino della natura, l’alchimia infinita dell’uomo che trasmuta se stesso in se stesso; ancor più quell’amore tanto più invocato quanto meno sentito, fuoco che sa bruciare la brama dell’ego separante l’uomo dall’uomo e dalla natura.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">A chi si avvicina alle grandi correnti iniziatiche per l’avventura della ricerca del se, in buona fede ed interiore umiltà, abbiamo il dovere di condividere il nostro duro pane spirituale.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">A questi vogliamo affermare che se abbiamo scelto la via iniziatica è perché l’abbiamo sentita congeniale ed affine a noi stessi, ma che non crediamo che sia unica, indispensabile e perfetta, così come non sono stati e non sono perfetti coloro che nel passato e nel presente l’hanno perseguita e tramandata.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Ma vi è comunque un’incredibile abbondanza di bellezza, sapienza e verità in questa via, che difenderemo ancora più aspramente contro la superficialità e la profanità dei tempi.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Non vogliamo rappresentare lo specchio in cui si riflettano i drammi, le frustrazioni, le insufficienze, le illusioni, le brame di una società che ha perso la fede nel razionale, ma non ha ancora imparato ad avvicinarsi allo spirito se non attraverso la superstizione, l’ignoranza e la stupidità.&nbsp;</span><br /><span style="font-size: 13.0pt;">Ma poiché crediamo nella reintegrazione universale quando i tempi dello spirito ritorneranno, questa difesa sarà benevolente ed anche fraterna verso coloro che non sanno quello che fanno. Ma a coloro, invece, che ben sanno quello che fanno, agli emissari dell’ombra e della contro-iniziazione, sapremo ben indicare quel sole invitto che dissolve la putredine nel fulgore di fuoco della sua luce.</span></div>

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