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	<title>unione europea Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>unione europea Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Amore e guerra – Ramingo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ramingo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 07:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scusate se rido, l’argomento è drammatico, anzi tragico. Tuttavia, quando ho sentito la proposta di cambiare “ReArm Europe” &#8211; progetto di militarizzazione sfrenata &#8211; in “Defend Europe”, non ho saputo trattenermi dal ridere. Dovrei essere ormai assuefatto a questo meta-linguaggio fatto di etichette, che gioca con la forma lasciando intatta la sostanza. Come una vecchia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Scusate se rido, l’argomento è drammatico, anzi tragico. Tuttavia, quando ho sentito la proposta di cambiare “ReArm Europe” &#8211; progetto di militarizzazione sfrenata &#8211; in “Defend Europe”, non ho saputo trattenermi dal ridere. Dovrei essere ormai assuefatto a questo meta-linguaggio fatto di etichette, che gioca con la forma lasciando intatta la sostanza. Come una vecchia barzelletta che non fa più ridere. Eppure&#8230; Perché questa smania di difendersi da pericoli immaginari, col suo involuto apparato retorico, è ridicola, ammettiamolo. Poi, se penso alla ferocia, all’avidità e alle menzogne che queste etichette nascondono, se penso alle immani sofferenze e ai disastri che provocano, torno serio, anzi mesto. Ma evidentemente ai nostri governanti non manca il senso dell’umorismo, neanche quando è foriero di sciagure.</p>
<p style="text-align: justify">Perciò mi stupisco che qualcuno, lassù nelle altissime sfere, non abbia pensato a “Security Europe” o all’ancor più dolce e rassicurante “Serenity Europe”, definizione questa che troverebbe sicuramente il consenso dei cittadini più anziani, con problemi di incontinenza. E poiché gli slogan sembrano essere l’unica categoria filosofica rimasta al pensiero occidentale, lasciate che anch’io faccia la mia proposta. Questo imponente piano di riarmo io lo chiamerei “Love Europe”, motto che trovo più appropriato, ovvero più funzionale alla stimolazione dei precordi popolari. Richiamo a un&#8217;unità di intenti e di azioni intorno a un progetto il cui fine è la difesa di quell’Amore comune che l’Unione Europea vuol proteggere dall’odio del Nemico. Muro di cuori opposto all’orda selvaggia che da Oriente preme alle nostre porte, alla forza barbarica che mira a invadere i nostri territori, distruggendo tutto quello che di buono, in termini di civiltà e pace, amore e prosperità, l’Unione Europea ha costruito negli ultimi decenni.</p>
<p style="text-align: justify">“Ciò che ci spinge è solo l’amore”, dovrebbero dire i supremi funzionari europei, “le armi sono solo uno strumento per affermare il primato dell’amore”. Avrebbero il plauso della Chiesa e di tutta la società civile. Inutile ricorrere alle solite parole: ‘democrazia’, ‘libertà’. Termini logori che non vanno più al fondo delle coscienze. Sanno di roba vecchia, muffita. ‘Amore’ è invece vocabolo ricco di inesauribili attrattive, <em>passepartout</em> per poesie, canzoni popolari, religioni. Perché dunque nei dibattiti politici non viene usato più spesso? Forse per la paura d’esser considerati dei sentimentali, mentre in politica occorre esser pragmatici e concreti? Ma cosa c’è di più concreto dell’amore? Nessuno verrebbe al mondo se non sperasse di trovarvi un po’ d’amore. Per questo, per convincere le masse riottose e diffidenti, consiglio a politici, commissari, sotto-segretari, uomini di Stato, di affidarsi a &#8220;Love Europe&#8221;. Chi è mai sceso in piazza per manifestare contro l&#8217;amore?</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo la gente comincia a pensare che la corruzione sia la vera anima della politica, che la sedicente Unione Europea non poggi affatto sui valori della democrazia e della libertà, ma sia una dittatura, una inesorabile forma di sorveglianza e di censura, un coacervo di norme utili solo a riempire le tasche di pochi, impoverendo i popoli e privandoli gradualmente di ogni reale diritto. Qualcuno alla fine potrebbe pensare di chiamarla “democratura”, nome che si addice a una dittatura travestita da democrazia. Alcuni, dotati di immaginazione più cupa, potrebbero definirla “demonocrazia”. Certo, basse insinuazioni, critiche senza fondamento. Effetto di quella demagogia populista, o paranoia del complotto, che alcuni soggetti sovversivi alimentano per loschi motivi. Ma, nonostante i <em>media</em> svolgano un’opera quotidiana di educazione alla verità, la gente semplice potrebbe finire col credere a storie assurde, a farneticanti dietrologie. Occorre dunque prendere contro-misure adeguate.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo propongo di appellarsi ai valori dell’amore. Infatti l’amore non solo &#8220;tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#8221;, ma è anche l’antitesi di ogni dittatura. Il dittatore è un essere spietato, brutale e senza scrupoli, incapace di provare affetti umani (come quel satrapo orientale che incombe su di noi). Ai nostri politici, così ampiamente screditati, basterebbe quindi evocare la dimensione dell’amore per rendersi di nuovo credibili come difensori dei &#8220;valori occidentali&#8221; e allontanare da sé ogni sospetto. “Love Europe” è solo l’inizio. Da qui ci incammineremo, con sapiente e implacabile gradualità, verso il “Love War”. Perché la gente sana di mente non vuole la guerra. Bisogna allora farle comprendere come non possa esserci libero amore in un clima di insicurezza. Perciò, indipendentemente dal fatto che siamo uomini, donne o altro, è fondamentale garantire la difesa dei nostri spazi romantici.</p>
<p style="text-align: justify">Questo è possibile solo se siamo forti, se cioè disponiamo degli strumenti necessari per proteggere un ideale focolare europeo, nido dei nostri comuni affetti. E cosa v’è di meglio di missili, carri armati, caccia bombardieri, ordigni nucleari ecc. per scoraggiare il Nemico e continuare così ad amarci senza paura? Immersi nel liquido amniotico dei nostri eufemismi, il passaggio dall’amore alla morte, da Eros a Tanatos, sarebbe atto semplice e inavvertito. Come il passaggio di centinaia di miliardi dalle nostre tasche a quelle dei potenti della Terra e dei loro faccendieri. Quelli che lassù ci amano e vogliono proteggerci a tutti i costi. Il che potrebbe ricordare storie di mafia e di pizzo.</p>
<p style="text-align: justify">La differenza è che i nostri solerti governanti si danno effettivamente un gran daffare per difenderci, mettono in atto misure eccezionalmente energiche e dispendiose per salvarci da fantomatiche minacce. Prima con amorosi vaccini e amorosi <em>greenpass</em>, ora con amorose sanzioni e amorosi armamenti. In sostanza, dobbiamo pagare un sacco di soldi per ammalarci o farci ammazzare. Cose che potremmo fare senza spendere nulla. Ma questo è meglio che la gente non lo sappia.</p>

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		<title>Il cappone della crescita – Renato Padoan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Renato Padoan]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 10:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Padoan]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il  cappone logaritmo e il numero e. Abbiamo finora incontrato delle grandezze il cui incremento dipendeva da un’altra grandezza. Per esempio un arbusto crescente nel tempo. Ma vi sono numerosi casi nei quali l&#8217;incremento dipende dalla grandezza medesima. Così l&#8217;incremento di una palla di neve che rotola dipende dalla grossezza. L&#8217;incremento di una popolazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Il  cappone logaritmo e il numero e.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbiamo finora incontrato delle grandezze il cui incremento dipendeva da un’altra grandezza. Per esempio un arbusto crescente nel tempo. Ma vi sono numerosi casi nei quali l&#8217;incremento dipende dalla grandezza medesima. Così l&#8217;incremento di una palla di neve che rotola dipende dalla grossezza. L&#8217;incremento di una popolazione dipende dall’importanza di questa popolazione. Il peso di un animale che mangia e cresce in proporzione di questo stesso peso è ancora un esempio di grandezza che influisce sul proprio incremento.</em></p>
<p>(<em>G. BESSIERE : Il Calcolo differenziale ed integrale reso facile ed attraente </em><em>EDITORE ULRICO HOEPLI MILANO 1958)</em></p>

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<a href='https://www.ereticamente.net/il-cappone-della-crescita-renato-padoan/draghi-2/'><img decoding="async" width="255" height="300" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGHI-255x300.png" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGHI-255x300.png 255w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGHI.png 552w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a>

<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Se si scrive la parola draghi con l&#8217;iniziale d minuscola ci si riferisce a più draghi per mezzo del plurale del nome maschile drago. Se invece si si scrive Draghi con la D maiuscola ci si riferisce ora a <strong>Mario Draghi </strong>economista, dirigente pubblico, banchiere e politico italiano presidente del Consiglio dei Ministri dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola drago ha un&#8217;etimologia, come tutte le etimologie del resto quasi sempre probabile ma suggestiva. E&#8217; cosa nota e non  vale la pena ribadirlo che l&#8217;etimologia non è una scienza certa ma un sapere ed un&#8217;arte congetturale, il cui statuto si potrebbe dire che appartiene alla retorica e per essere più precisi a quella parte della retorica secondo il canone ciceroniano che si dice TOPICA, ma di questo avrò occasione in altra sede di trattare ed eventualmente discutere. Mi basta ora soltanto proporre l&#8217;interpretazione che del termine si dà nel Dizionario Etimologico Pianigiani a portata di chiunque voglia connettersi alla rete e che comunque offriamo in icona.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO2.png" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-65618" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO2-127x300.png" alt="" width="220" height="520" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO2-127x300.png 127w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO2.png 356w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per Drago s&#8217;intende il serpente occhiuto perché in un certo qual senso di congettura il serpente è occhiuto e del resto ci si dimentica che c&#8217;è un cobra dagli occhiali. Sono due occhi vigili, ipnotici ammalianti piantati all&#8217;apice di una colonna di vertebre. Egli è null&#8217;altro che una mordace testa terminale di una spina dorsale. Egli è il veleno e la risanazione e pertanto non vi è nulla di meglio che invocarlo per un corpo consunto e ammalato come quest&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/SERPENTE.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-65619" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/SERPENTE-255x300.png" alt="" width="255" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/SERPENTE-255x300.png 255w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/SERPENTE.png 495w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a>L&#8217;Europa è ammalata e sta male ed è non soltanto un solo drago chiamato al suo capezzale ma addirittura un consulto di Draghi. Draghi è assai più di un dottore da capezzale, egli è un vero <strong>PSE = Papa Sacerdote Economico</strong> che approfittando della vacanza di un Papa peregrino<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> in terra australe ammannisce una ricetta imperdibile dal pulpito di una <strong><em>non-si-sa-bene-che-cosa-sia </em></strong><strong>Europa. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; Europa infatti non è che una <strong>UE,</strong> cioè una semplice unione di stati tenuti insieme da un vincolo monetario peraltro non del tutto omogeneo se talune merci ordinate via web in Polonia, per esempio, si pagano ancora nella moneta polacca lo zloty<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> polacco dacché la Polonia in prima linea ora nel conflitto anti russo non ha ancora adottato l&#8217;euro come valuta ufficiale.</p>
<p>Non è né una <strong>Federazione</strong> né una <strong>Confederazione</strong>.</p>
<p>Non è per intenderci, e ciascuno è libero ora  di consultare IA, né gli USA, né la Russia, né la Svizzera, né ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che una unione la cui difesa o tutela si affida ad un&#8217;altra unione di Stati che è la NATO più ampia e diversificata, di quegli Stati cioè che hanno a cuore soprattutto l&#8217;oceano Atlantico sul quale com&#8217;è noto si affaccia l&#8217;Italia, patria nei tempi andati di un suo ammiraglio genovese che prestato alle mire di una regina fiabesca, tale Isabella, diede il via alla conquista di un continente intero popolato da nomadi sciamanici,  facendovi affluire i reprobi espulsi dal sistema castale e chiesastico medievale europeo che si sarebbe affrancato soltanto con Napoleone.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è passata non può ben dirsi di acqua sotto i ponti di allora che i ponti non sono più tali ma si sono trasformati in cavi sottomarini di mari ora di microplastiche ed un cielo di satelliti aerei dentro una volta celeste  percorsa da turbini atmosferici, satelliti d&#8217;ogni risma, spazzatura cosmica e missili e droni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come potrebbe un tale panorama scientista e avvenirista essere guidato dalla miseria stracciona di pochi  narcisi eletti non si sa bene come in veste democratica?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che allora con voce melliflua e vellutata con un inglese scandito all&#8217;italiana sibila quasi il gran sacerdote KRA Draghi facendo tuonare la soluzione di un male presente e di ogni male futuro: la CRESCITA KRA.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa s&#8217;intende per crescita, vediamo allora di vederci chiaro riacquistando la notte o il giorno in questo spettacolo artificiale.</p>
<h6>E&#8217; la crescita la soluzione d&#8217;ogni Male o di questo Male?</h6>
<h6>Dove sta il male cui porre rimedio?</h6>
<p style="text-align: justify;">Draghi disse a suo tempo che pur di conservare la libertà potevamo anche stare un po&#8217; al freddo. E&#8217; la libertà che dev&#8217;essere salvaguardata in primis.</p>
<p>Ma se qualcuno soffre il freddo più di altri è giusto?</p>
<p>No!</p>
<p>Non è giusto.</p>
<p>O tutti soffrono egualmente il freddo o tutti dovranno egualmente riscaldarsi.</p>
<p>Chi sono coloro che soffrono il freddo e magari anche la fame?</p>
<p>Costoro sono i poveri.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scandalo sta tutto nel fatto che insieme ai poveri ci sono i ricchi i quali non soffrono né la fame né il freddo. Si pone allora il problema dell&#8217; Eguaglianza M, l’eguaglianza Maiuscola che consisterebbe nel togliere ai ricchi per dare ai poveri. Però se togliamo ai ricchi per dare ai poveri, paghiamo meno talune persone e dirottiamo il danaro verso altre e con ciò produrremmo senz&#8217;altro scontento anche se la massa monetaria si manterrebbe costante e non servirebbe escogitare altra pseudo massa monetaria. Una tale politica di accontentare una parte e dispiacere a un&#8217;altra non sarebbe occhiuta.</p>
<p>Come fare?</p>
<p style="text-align: justify;">La ricetta draghiana o draghista come mi suggerisce il correttore è semplice e si chiama CRESCITA e insieme perché non manchi proprio nulla si avrà la produzione del danaro, di un danaro temporizzato e temporaneo come una cambiale che va di traverso ad alcuni più ligi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora se la ricchezza complessiva cresce quelli che prima avevano meno danaro ne avranno di più e si sentiranno meno poveri di prima e cioè più ricchi ed i ricchi saranno ancora più contenti perché saranno ancora più ricchi di prima. La crescita è in grado di accontentare tutti e si parla si badi bene non della crescita di non si sa bene che cosa, ma della crescita della crescita la quale è stata definita CAPPONE LOGARITMO, cioè una funzione esponenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che cresca qualcosa e qualcos&#8217;altro no e pertanto diminuisca cioè decresca ma tutto cresce insieme solidalmente. Tutti diventeremo più ricchi e meno poveri, più sani e meno malati, più buoni e meno cattivi, più democratici e meno tiranni autocrati e così via che questo è il Programma! E soprattutto egualmente caldi come i fans della Madonna laica americana o meglio ancora italo americana.</p>
<p>Siete caldi?</p>
<p>Si siamo Draghi!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso nostrano un invito è quello di far crescere la popolazione cristiano italiota che scarseggia a differenza di quella islamica. Anche il nostro Papa che com&#8217;è noto non è particolarmente prolifico di figli insiste sul tema mettendoci però in guardia dalla pederastia. Che cosa sanno produrre gli italiani con una certa competenza storica?</p>
<p><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO3.png" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-65620" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO3-300x174.png" alt="" width="625" height="363" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO3-300x174.png 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO3-1024x595.png 1024w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO3-768x446.png 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/09/DRAGO3.png 1066w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è sanno produrre tra l’altro determinate armi che a suo tempo venivano pubblicizzate a colori nella fantasmagorica GUIDA MONACI. Ora quella stessa ditta si trova nel Web ed è l’arci nota OTO MELARA. Gli italiani tra l’altro furono imbattibili nella produzione di mine e comunque il nome Pistola viene da Pistoia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dissesto mentale è oramai invasivo e totale ed è facilissimo definirlo. Consiste nella più totale confusione del mezzo col fine. Se la proposizione è troppo astratta veniamo all&#8217;esempio.</p>
<p>L&#8217;automobile elettrica o non elettrica che sia è un fine od è un mezzo? <a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a></p>
<p>Un martello è uno strumento per piantare i chiodi o per fracassare il cranio di una donna indisponente?</p>
<p>Si vedono spot pubblicitari per indurci a comperare automobili.</p>
<p>Questi spot ci mostrano persone coinvolte nel traffico urbano?</p>
<p>No di certo!</p>
<p>Eppure è questa la condizione per lo più degli automobilisti nostrani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma negli spot si vedono creature di famigliole sognanti prendere il largo per fantasmagoriche praterie o sognanti spiagge esotiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;automobile non viene reclamizzata certo come un mezzo per andare al lavoro laddove un&#8217;urbanistica azzardata ha creato periferie inadeguate ed una indisciplina totale del mezzo pubblico lo ha reso incendiario e criminalmente affollato.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di sensato dunque ma di produttivo si! Con il sindacato e sindacalizzati che non sanno più che pesci prendere ma che imbeccati da una sinistra allo sfacelo vogliono semplicemente tutto e cioè la Land Rover, la bicicletta, il monopattino e infine il mezzo pubblico e il posto macchina fuori della porta di casa.</p>
<p>Ma è possibile tutto ciò?</p>
<p style="text-align: justify;">Si è possibile! Purché si cresca e si cresca tutti insieme e democraticamente e non serve aspettare l&#8217;aldilà che l&#8217; al di qua basta a sé stesso, che se Dio ha creato il mondo tanti anni fa ora, passati tutti questi anni, l&#8217;uomo del futuro guidato dai Sacerdoti della Crescita sarà capace di andar oltre la primigenia performance del Dio in uno sforzo di creazione ricreazione continua e continuata oltre questo stesso pianeta tutti insieme democraticamente emigrati cosmici infine.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo di semplificare. Se non ci si dirà che cosa debba crescere, la crescita non sarà che la crescita della crescita, il cappone logaritmo.</p>
<p>E se volessimo diminuire, non far crescere cioè ma far decrescere la paura della morte fino all&#8217;eutanasia?</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa dunque deve crescere e che cosa decrescere senza che si perda di vista teologicamente la differenza distanza che separa la creazione dal nulla “<em>Creatio ex nihilo”  propria del Dio Trascendente </em>dalla forma incoativa “<em>cresco”</em> del verbo latino italiano “<em>creo</em>” che significa comincio a creare e non continuo a creare, forme peraltro che entrambe si derivano dalla radice KRA metatesi di quella stessa radice da cui si deriva l&#8217;indiano Karma, quello della piacevolissima canzone di Francesco Gabbani: <strong>Occidentali&#8217;s Karma </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="Francesco Gabbani - Occidentali&#039;s Karma (Official Music Video)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/-OnRxfhbHB4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Facciano ora un esempio truce per intenderci sul tema della crescita universale cioè del tutto insieme.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dovrà per i maschi europei crescere anche il loro membro fino ad attingere la misura di un membro africano o continueremo a ritenere quest&#8217;eccesso di membro degno di un satiro come Pan e non già il membro minuscolo di un bronzo di Riace?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo finale in gloria è null&#8217;altro che l&#8217;iperbole di una demenza trionfante cui sarà ben difficile porre rimedio nel breve, medio e lungo periodo, perché non è possibile del tutto a priori che un insieme di mortali possa rendersi immortale. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La specie degli umani come ha avuto un inizio avrà una fine. Si tratta soltanto di riuscire a viverla questa fine con la consapevolezza della propria mortalità nel riposo della vecchiaia o nella consapevole volontà di porre fine ad una sofferenza inutile e nell&#8217; assistenza di quella prole che sarà stata il frutto di un calcolo affettuoso e responsabile e non l&#8217;enfasi dell&#8217;Eros per il quale provvede  da tempo l&#8217;Arte e la Pornografia e non l&#8217;Industria di Guerra. </strong></p>
<p><strong>Conclusione:<br />
</strong><strong>Quos Deus vult perdere, dementat prius. A coloro che vuol perdere, Dio prima toglie il senno.</strong></p>
<p>Renato Padoan</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>NOTE</h5>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Quella presente è totalmente una società, quasi un stirpe idolatrica. Nonostante gli sforzi patetici di un Papa peregrinante è Egli stesso null&#8217;altro che il trasporto trasportato di un&#8217;immane capsula aerea sputa-fuoco che atterra e si mischia in uno spettacolo tribale aggiornato in mondovisione. L&#8217;espressione <strong>idola tribus </strong>fu coniata dal filosofo Ruggero Bacone tanti anni fa e non vi è nulla di più adeguato e consono per significare lo stato presente dell&#8217;evoluzione della specie umana in materia di fede se non quest&#8217;idolatria della Crescita. L&#8217;intento di Bacone fu allora quello contrario di contrastare la renitenza all&#8217;evoluzione del pensiero scientifico da parte di una retrograda sudditanza ai crismi di una visione sacrale dell&#8217;universo. Ci si dovrebbe ancora chiedere in tal senso quale debba essere il più grave dei peccati nei confronti di un universo prodottosi per volere del Dio se non quest&#8217;adorazione della supremazia della creazione continua ad opera degli umani che di questo si tratta. Di questo tratteremo a parte successivamente.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>    In Polonia, la moneta ufficiale è ancora lo **zloty polacco** (PLN). Nonostante la Polonia faccia parte dell&#8217;Unione Europea dal 2004, non ha ancora adottato l&#8217;euro come valuta ufficiale²⁵. Lo zloty è suddiviso in 100 groszy e le monete e banconote attualmente in circolazione sono state introdotte nel 1995²⁴.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a>    E’ di questi giorni uno spot in cui si vede una presunta madre indispettita dalla confusione in casa di una festicciola di bambini e si presume che qualcuno o almeno uno sia suo. Il padre è tollerante della confusione e sopporta ma lei proprio non ce la fa. E allora che cosa succede? Lei prende una macchina nuova di serie e s’invola non si sa bene per dove. Ecco a che cosa serve l’automobile! Serve a sfuggire alla confusione di una festicciola in casa. Più scemi di così si muore di Intifada!</p>

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		<title> Le grandi manovre – Umberto Bianchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Oct 2018 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[juncker]]></category>
		<category><![CDATA[moscovici]]></category>
		<category><![CDATA[umberto bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mai come stavolta, il Bel Paese si è trovato al centro delle attenzioni mediatiche internazionali. Ma stavolta non per vicende mafiose o di corruttele varie, né per strabilianti gesta calcistiche ma, guarda caso, per una certa manovra economica che sta mettendo in agitazione i piani alti di Bruxelles ( e non solo!). Appena si è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mai come stavolta, il Bel Paese si è trovato al centro delle attenzioni mediatiche internazionali. Ma stavolta non per vicende mafiose o di corruttele varie, né per strabilianti gesta calcistiche ma, guarda caso, per una certa manovra economica che sta mettendo in agitazione i piani alti di Bruxelles ( e non solo!). Appena si è parlato di fine dell’austerity, di politiche economiche espansive, di differente ristrutturazione di aziende come Alitalia ( con un aiutino pubblico attraverso la partnership con Ferrovie…), di freno all’invasione migratoria, alto si è levato il coretto delle prefiche del politically correct, stavolta supportato da un robusto apporto di coreuti, tutti, guarda un po’, rappresentati dalle varie istituzioni economiche e finanziarie internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dalla scontata alzata di scudi della solita Commissione Europea con i vari Juncker e Moscovici, passando attraverso alcune arcinote Agenzie di rating, sino, manco a dirlo, al Fondo Monetario Internazionale e dalla sua Lady di Ferro Christine Lagard, nessuno ha risparmiato serrate critiche e lazzi all’italica manovra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che, senza tante storie ed al di là delle varie sfumature ideologiche dei protagonisti di questa nuova stagione di governo, questa è la prima manovra economica “al rialzo”, almeno nelle intenzioni e nel suo presentarsi alle Camere, dopo decenni di traballanti ammiccamenti, promesse non mantenute e masochistici allineamenti alle disposizioni dei vari Poteri Forti. Il tutto condito da, neanche tanto, velate minacce e pressioni psicologiche, per cui il nostro governo vorrebbe portar fuori l’Italia dall’Euro e/o distruggere la Comunità Europea (magari!), con tanto infinito nocumento e dolore per tutti i poveri cittadini delle varie nazioni d’Europa. Se, da una parte, la cosa dovrebbe esser interpretata quale comico e disperato tentativo di mantenere in piedi una situazione che in piedi, oramai, non sta più, dall’altra, invece, è sintomatica di uno stato di fatto molto più grave di quel che può sembrare e su cui occorre, giuocoforza, appuntare la nostra riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di democrazia, oggidì in Europa, sembra esser un concetto dotato di una eccessiva elasticità. Si gode della patente di “democratico” o “sinceramente” tale, solo a patto di condividere in toto i parametri ideologici del “politically correct”. Non appena si professa qualcosa che esce dal seminato, immediati scattano ostracismo ed interdizioni morali per coloro che tanto hanno osato. Ostracismi ed interdizioni che, tanto per esser chiari, non rimangono quasi mai confinati sul piano teorico, ma trovano, invece, concreta attuazione in strategie volte a destabilizzare, sabotare ed isolare quei paesi che in qualche modo,“sgarrano” dalle linee guida globaliste.</p>
<p style="text-align: justify;">E, proprio tornando ai fatti di casa nostra, ecco che certe famigerate Agenzie di “rating”, vengono a cianciare di “inaffidabilità” del debito italiano. Proprio loro che, agli inizi della ultima, famigerata, crisi finanziaria globale, garantivano ai quattro venti l’affidabilità di una J. P. Morgan, i cui dipendenti, nel frattempo, si trovavano costretti a fare i bagagli a causa della crisi che aveva investito la loro tanto decantata e blasonata azienda…Ricatti, minacce, amplificazione mediatica di irrazionali paure ed insicurezze per mobilitare l’opinione pubblica, in un crescendo che non esclude l’uso della forza, sia tramite l’arma del ricatto giudiziario, sia arrivando a gesti eclatanti, come nell’ “affaire” Mattei.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, l’attuale coalizione di governo, di sicuro non rappresenta la perfezione in terra. Ancora si possono riscontrare posizioni ondivaghe, come la recente vicenda della “manomissione” del testo sulla pace fiscale o le posizioni non proprio collimanti su temi come l’immigrazione o i vaccini, ma, tant’è…In poco tempo è già stato fatto moltissimo. In tema di economia decisivi segnali tutti in controtendenza rispetto a quelle coordinate dettate dalla Ue ( e dai soliti, immarcescenti, Poteri Forti, sic!) hanno gettato scompiglio e timore tra coloro che hanno impunemente creduto di andare avanti con un andazzo, tutto a detrimento dei cittadini italiani e della comunità europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che, sinora, nessuno sembra aver voluto prender atto di due decisivi elementi,quasi sottaciuti nel nome di una forma di rancoroso e risentito pudore. Il primo è l’innegabile constatazione del manifesto fallimento della sinistra mondiale e dell’intero suo portato ideologico “progressista”, passato da un codino asservimento al dogmatismo marxista-leninista, alla “doxa” di un relativistico individualismo, tutto imperniato su quanto mai vaghi ed aleatori “diritti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal pensiero “forte” al pensiero “debole” “liquido”, agganciato a tutto un portato di scelte politiche che hanno via via, allontanato la sinistra dai reali interessi della gente, tutte quelle istanze alla base della grande spinta propulsiva del ’17, sono state contraddette, imbrigliate ed introiettate nel paradosso ontologico della Modernità, andando a perdere di senso, con il risultato di un clamoroso fallimento. In Italia in due decenni di di governi “spot” a guida progressista (Prodi, D’alema, Prodi, Letta, Renzi, Gentiloni…) la sinistra ha portato il nostro Paese sull’orlo della bancarotta economica e morale. Fiscalismo, burocratismo, asservimento totale ai desiderata dell’Alta Finanza, apertura senza limiti all’ingresso di turme di allogeni e di sradicati provenienti da ogni parte del mondo, con un disastroso impatto sul benessere e sicurezza degli italiani, costretti a pagare di tasca propria il mantenimento di questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">La sinistra occidentale si è oramai fatta portabandiera di un’elitaria utopia, che vede nella realizzazione di una società burocratica, turbocapitalista e multirazziale, il cui perfetto paradigma ideologico è perfettamente rappresentato da quel tanto auspicato “Impero” di negriana memoria, la perfetta realizzazione di quella Gerusalemme in terra, la tappa finale di un lungo percorso ideologico fatto di speranze, aspirazioni ed utopie che andrebbero a coniugarsi ed integrarsi perfettamente con quel neoliberismo conservatore che, della sinistra progressista rappresenta la logica e funzionale controparte interlocutoria.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui veniamo al secondo assunto, rappresentato dal fallimento del liberismo. Gli anni ’90, con la dissoluzione del blocco sovietico marxista, avevano assistito al sorgere a quella vera e propria “distopia” rappresentata dagli scritti di Francis Fukuyama. Fine della Storia, come fine della politica e del divenire storico, sostituito dalle interazioni competitive tra blocchi economici, realizzantisi al fine di soddisfare le materialistiche istanze di un individuo ed una società sempre più atomizzati e, perciò stesso, condizionati da un’economia volubile ed eterea come i desideri di quelle masse individualizzate che ad essa aspirano…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dietro a tale idilliaco quadretto sta l’incontrollato ed illimitato desiderio di umana sopraffazione. Forti contro deboli. Grandi holding contro piccole imprese. Finanza contro produzione. Banche contro consumatori. Valuta virtuale contro umano manufatto. Pochi ricchi e molti, troppi poveri, sfruttati. La reazione oligarchica e turbo capitalista che si incarna nella Sinistra progressista e le aspirazioni alla difesa dei più deboli ed alla soddisfazione delle esigenze materiali di una collettività che si incarnano nella Destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco il Populismo. Una fase di transizione che, come la Storia ci ha insegnato, precede o succede a grandi narrazioni ideologiche delle quali raccoglie l’eredità o alle quali spiana la strada. Ma che sia giallo-verde o rosso-bruna o di qualsiasi altra tipologia, quella di adesso, non è solamente una fase di transizione fine a sé stessa, ma il chiaro, ineludibile segnale, che qualcosa è cambiato e sta cambiando nelle menti degli italiani e degli europei. Non capire o far finta di non capire, è stupido e dannoso. Sinistra e Destra, utopia progressista e liberismo conservatore, hanno perduto la loro grande scommessa. La loro tanto agognata Gerusalemme Celeste, la loro Utopia in terra, è fallita. In Europa e nel mondo, è tutto un risorgere di istanze (confuse ed ondivaghe quanto si vuole…sic!) volte a dar corpo al senso di rivalsa delle genti contro le prepotenze e le sopraffazioni delle oligarchie finanziarie e dei loro scherani. Inutile negarlo, inutile finger di nulla: stanno perdendo terreno di fronte alla Storia ed ai popoli che si sono rimessi in moto, con buona pace per chi vorrebbe, invece, dietro il dolciastro sapore del solidarismo e dei “diritti”, propinarci una cimiteriale “fine della Storia”.</p>
<p style="text-align: justify;">UMBERTO BIANCHI</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mediterraneocronaca.it/2018/10/23/manovra-respinta-ue-chiede-nuova-bozza-di-maio-non-ci-arrenderemo/" target="_blank" rel="noopener">Fonte immagine</a></p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Il raglio dell’asino &#8211; Enrico Marino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 15:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[orban]]></category>
		<category><![CDATA[ungheria]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Stavolta sarà difficile chiamare in causa «i tecnocrati» di Bruxelles o di Strasburgo. Il voto col quale ieri è stato dato l’altolà al premier ungherese Viktor Orbán sui diritti umani e ai «poteri forti» di Internet sul copyright, proviene dal Parlamento europeo eletto dai popoli del Vecchio continente. Mostra un’Unione finora sulla difensiva, decisa a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“Stavolta sarà difficile chiamare in causa «i tecnocrati» di Bruxelles o di Strasburgo. Il voto col quale ieri è stato dato l’altolà al premier ungherese Viktor Orbán sui diritti umani e ai «poteri forti» di Internet sul copyright, proviene dal Parlamento europeo eletto dai popoli del Vecchio continente. Mostra un’Unione finora sulla difensiva, decisa a riprendere voce e a rivendicare i propri valori contro la violazione dello Stato di diritto.”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così gongolava Massimo Franco sul Corriere del 13 settembre. E continuava affermando che quel voto rappresentava un primo segnale di cambiamento e la reazione d’orgoglio dell’Europa, una sfida ferma all’estremismo nazionalista e alla nebulosa populista.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione europea su Orbàn ha, inoltre, coinciso con l&#8217;ultimo discorso sullo stato dell&#8217;Unione, pronunciato da Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, prima delle elezioni europee in programma a maggio 2019. Junker ha riproposto con la consueta approssimazione<wbr></wbr> le stantie e retoriche tematiche sull’accoglienz<wbr></wbr>a, indicandola come un discrimine tra un “patriottismo che non si scaglia contro gli altri” e un “nazionalismo esagerato che respinge e detesta gli altri, che respinge e distrugge e cerca colpevoli invece di cercare soluzioni che ci permettano di vivere meglio insieme.”.</p>
<p style="text-align: justify;">S’è visto, nei fatti, come questo presunto “patriottismo” alla Junker (ovvero alla Merkel o alla Macron) abbia ridotto l’Europa e, in particolare, l’Italia divenuta un grande centro di raccolta per tutti i clandestini che gli “accoglienti europei” hanno respinto alle frontiere, abolendo Schengen e blindando i loro Paesi; s’è visto il disinteresse degli Stati membri della UE nell’organizzar<wbr></wbr>e politiche comuni di contenimento dei flussi e di aiuti all’Africa; s’è vista la loro determinazione a non modificare la normativa del trattato di Dublino; s’è vista l’interpretazio<wbr></wbr>ne europea del concetto di “solidarietà”, consistente nel concedere flessibilità sul piano economico all’Italia in cambio del nostro impegno ad accogliere tutti gli immigrati (in questo, per la verità, sollecitata dagli irresponsabili della sinistra con in testa Renzi e la Bonino).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, la votazione su Orbàn appare per un verso gravemente inquinata e ipocrita, al punto che lo stesso Capogruppo del PPE, il tedesco Manfred Weber che peraltro ha votato contro Orbàn, ha definito “pessimo” il rapporto che ha originato il giudizio europeo. Inoltre, come molti sostengono, essa segna l’inizio della campagna per le Europee del maggio prossimo, che avrà l’immigrazione tra i suoi temi centrali, per cui il voto espresso nei confronti di Orbán è un messaggio inequivocabile mandato anche ad alcuni popolari europei, e non solo, per prevenire simili tentazioni. Non a caso, il Parlamento di Strasburgo si è mosso dopo i risultati delle elezioni di domenica in Svezia, dove i Democratici Svedesi, critici verso le politiche europee sull’immigrazio<wbr></wbr>ne, hanno colto una affermazione non trascurabile seppure leggermente inferiore alle attese.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, in questa ansiosa vigilia elettorale, nella durezza del giudizio europeo si manifesta l’istinto di sopravvivenza delle tradizionali forze reazionarie largamente presenti nel Parlamento, un sussulto rabbioso che si sposa con gli interventi a gamba tesa, contro l’Italia, del commissario dell&#8217;Ue agli Affari economici Pierre Moscovici e della socialcomunista<wbr></wbr> Michelle Bachelet, Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, che vuole verificare come sta cambiando il nostro trattamento di migranti e rom.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ciò, si mostra chiaramente il livoroso accanimento, oltre alla pervasiva presenza in ogni organismo internazionale,<wbr></wbr> di elementi appartenenti alla sinistra e al fronte globalista dell’immigrazio<wbr></wbr>ne e della destabilizzazio<wbr></wbr>ne dell’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro, la repressione del dissenso e delle posizioni dissonanti sulla immigrazione non vanno tanto considerate come una manifestazione di autorevolezza, quanto come un estremo e disperato tentativo di arginare quella reazione dei popoli europei nei confronti delle politiche di spoliazione e snazionalizzazi<wbr></wbr>one troppo a lungo subite.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnala più la preoccupazione e la debolezza dei circoli mondialisti che non la loro ritrovata forza.</p>
<p style="text-align: justify;">La stampa e i media mainstream che parlano di “sconfitta dei populisti” fingono di ignorare che non si governa l’Europa contro le volontà dei popoli europei e contro i loro rappresentanti democraticament<wbr></wbr>e eletti, ma occorre soprattutto cancellare il senso di abbandono e di ingiustizia percepito da settori crescenti dell’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi denuncia ipocritamente che su questo malessere i populisti vivono di rendita e proliferano, omette di spiegare però che i populisti non sono la causa del malessere che è frutto, invece, di decenni di governi mondialisti e di sinistra che hanno colonizzato le istituzioni europee, devastato le società del continente, imposto assurdi regimi di austerità, aperto le frontiere a una immigrazione incontrollata e operato per la perdita di ogni identità culturale, politica e religiosa dell’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche chi riconosce il degrado delle istituzioni europee e la percezione popolare della loro estraneità, invece di denunciarne le vere cause e indicare le reali responsabilità,<wbr></wbr> lancia pretestuosi allarmi contro un fasullo pericolo fascista e razzista, costruito a tavolino dalla propaganda dell’establishm<wbr></wbr>ent.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, i veri nemici dell’Europa sono coloro che ne hanno stravolto le tradizioni, la missione e la coscienza collettiva di comunità di popoli, di stirpe e di cultura, proiettata a operare sulla scena internazionale senza soggiacere a ricatti esterni, economici, politici o militari e a preservarsi da inquinamenti e contaminazioni di ogni genere.</p>
<p style="text-align: justify;">I veri nemici dell’Europa sono coloro che, dietro un falso umanitarismo, celano progetti di meticciato, disgregazione delle Nazioni, assoggettamento<wbr></wbr> dei popoli e desertificazion<wbr></wbr>e sociale, per lasciare campo libero alla sopraffazione finanziaria, allo sfruttamento e all’usura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non sarà il pletorico voto di un Parlamento in scadenza e ormai sfiduciato nella coscienza dei popoli a fermare il cambiamento preteso dagli europei. Non siamo di fronte al canto del cigno di una orgogliosa assemblea democratica, ma assistiamo piuttosto al raglio dell’asino di una ammucchiata partitocratica screditata e superata.</p>
<p style="text-align: justify;">Enrico Marino</p>

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