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	<title>Salvini Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>Salvini Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Il segretario della Lega e la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America &#8211; Marco Zenesini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 13:00:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un impeto di reminiscenze giusnaturalistiche ed illuministiche, il segretario pro tempore della Lega ha citato, nel corso dell’ultima seduta in Senato, la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, solennemente approvata il 4 luglio del 1776, a Filadelfia, dai rappresentanti delle tredici colonie britanniche in America settentrionale. Il senatore si è soffermato sulla prima parte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un impeto di reminiscenze giusnaturalistiche ed illuministiche, il segretario pro tempore della Lega ha citato, nel corso dell’ultima seduta in Senato, la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, solennemente approvata il 4 luglio del 1776, a Filadelfia, dai rappresentanti delle tredici colonie britanniche in America settentrionale. Il senatore si è soffermato sulla prima parte della Dichiarazione, che enuncia i principi su cui essa si fonda. In particolare, appare degno di considerazione il richiamo a<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/05/Z-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-44732 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/05/Z-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>l diritto di perseguire la felicità. Quando si prende in esame un documento storico, è ovvio che occorre sempre compiere uno sforzo di contestualizzazione in ordine ai termini in esso presenti. In questo senso, la felicità alla quale la Dichiarazione si riferisce è quella che, a partire da pensatori come John Locke, si pone all’interno di un’accezione ben diversa da quella che fu propria al mondo classico, alla Eudaimonìa come raggiungimento della Virtù attraverso un modo di vita che fosse di per sé stesso virtuoso. Al contrario, l’esperienza di quell’entità che, in seguito, si evolverà negli Stati Uniti d’America identifica la felicità come soddisfazione di taluni bisogni che devono assumere la veste di diritti i quali non devono soltanto essere protetti e garantiti dallo Stato, ma devono anche poter essere direttamente tutelati dai loro titolari: sostanzialmente, il discorso riguarda la proprietà privata e tutto quanto è ad essa relativo. Non a caso, secondo alcune recenti ricerche storiografiche, tra gli ispiratori della Dichiarazione vi fu Gaetano Filangieri, giurista e filosofo napoletano, tra i protagonisti dell’Illuminismo partenopeo (un Illuminismo contrassegnato soprattutto dalla riflessione in ordine a riforme politiche ed a modernizzazione), corrispondente epistolare di Benjamin Franklin; anzi, pare che sia stato proprio Filangieri a fornire l’ispirazione per inserire il predetto riferimento al diritto di perseguire la felicità, anziché il più esplicito diritto alla proprietà di ascendenza lockeana.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, potremmo discutere a lungo delle implicazioni storiche di un diritto a perseguire la felicità inserito nell’atto fondativo di una nuova entità statuale, geneticamente sorta in contrapposizione agli antichi ordinamenti europei, ad una concezione verticale, gerarchica ed assiale del potere; tutt<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/05/Z-4.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-44734 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/05/Z-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>avia, non è questo il punto fondamentale del discorso. Insomma, non stiamo cercando di connettere il segretario della Lega ad una sorta di neoilluminismo, nell’ambito di una bizzarra analisi del pensiero politico contingente. Quello che qui interessa, piuttosto, è rilevare come la narrazione politica e simbolica sovranista, della quale il segretario leghista è indubbiamente autorevole esponente, non perda occasione per ribadire il proprio indissolubile legame con la visione atlantica e del potere e della società. Una visione che assume inscindibilmente la veste dell’individualismo di matrice anglosassone, che è cosa del tutto opposta al valore riconosciuto alla persona ed alla sua dimensione sin dagli albori del pensiero greco. Tuttavia, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: la fotocopia può apparire per lungo tempo simile all’originale, ma mai identica; inoltre, ad un certo punto l’inchiostro può stingere e fare in modo che tutto appaia scadente e dozzinale. Proprio per questo, si avverte l’esigenza di interrogarsi sul fatto se figure come il leghista sappiano di che cosa parlano; se siano coscienti del significato delle loro parole; se, di tanto in tanto, vi colgano almeno qualche contraddizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il senatore ha citato il diritto al perseguimento della felicità: già questo, aiuta a comprendere la profonda differenza di significato che tale termine ha assunto, nel corso della storia statunitense, rispetto ai modelli che si sono affermati in Europa. Perseguire significa tener dietro con costanza ed ardore: reca in sé il seme del conflitto, quasi a voler ricordare che lo stato di natura teorizzato da Thomas Hobbes lascia pur sempre una traccia di sé, anche quando vi si esce attraverso un patto di tale entità. Al contrario, la millenaria storia europea tratta la felicità in termini di ricerca, ossia in una prospettiva che presuppone il rapporto con una dimensione altra e profonda, di cause e principi non riducibili al mero scontro tra forze umane.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro, soggiungono altri motivi di riflessione: tra i motivi ideali che animano il discorso sovranista, spesso rimarcati da alcune realtà politiche che fanno riferimento a quella che, un tempo, si poteva definire area nazionalrivoluzionaria, vi è il rifiuto, almeno verbalmente, delle logiche liberiste che hanno determinato l’agire sociopolitico continentale almeno a partire dalla fine della contrapposizione del mondo in blocchi: è quantomeno curioso investire in questa critica rifacendosi proprio alle culture che, del liberismo<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/05/Z-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-44733 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/05/Z-3-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a>, rappresentano la matrice. Si tratta, in ultima istanza, di meri giochi dialettici. In realtà, il sovranismo non è altro che la forma contingente del perenne tentativo del mondo atlantico di disgregare definitivamente l’Europa; forma contingente, appunto, perché collocata a fianco di altre, che pure sembrerebbero apparire contrapposte al sovranismo stesso; ma la fonte è la medesima. Tutto questo, comunque, ribadisce con forza che non è possibile un approccio nei confronti dell’agire politico che prescinda da chiari riferimenti culturali, coscienti o meno. Il segretario della Lega, i suoi riferimenti non li lesina proprio. Certo, stavolta ha dovuto volgere lo sguardo al di là dell’Atlantico; siamo sicuri, tuttavia, che presto tornerà a parlare anche dell’unica, vera democrazia del Vicino Oriente, l’altro suo grande modello (benché la medesima democrazia non sembra nutrire lo stesso entusiasmo nei confronti del leghista stesso: del resto, in Europa, ha l’imbarazzo della scelta quanto a fedeli sostenitori). Per concludere, un punto fermo, restando sempre nell’ambito dei simboli: ai tempi di Legnano, tra il Carroccio ed il Barbarossa, avremmo senz’altro preferito il Barbarossa.</p>
<p>Marco Zenesini</p>

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		<title>National Conservatism e neo-americanismo &#8211; Daniele Perra</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 05:56:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si terrà a Roma il 4 febbraio la seconda edizione della National Conservatism Conference dal titolo altisonante “Dio, onore, nazione: il presidente Ronald Reagan, papa Giovanni Paolo II e la libertà delle nazioni”. La conferenza, organizzata dalla Edmund Burke Foundation, vedrà, tra gli altri, la partecipazione di diverse figure politiche e “intellettuali” del “sovranismo” italiano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Si terrà a Roma il 4 febbraio la seconda edizione della National Conservatism Conference dal titolo altisonante “Dio, onore, nazione: il presidente Ronald Reagan, papa Giovanni Paolo II e la libertà delle nazioni”. La conferenza, organizzata dalla Edmund Burke Foundation, vedrà, tra gli altri, la partecipazione di diverse figure politiche e “intellettuali” del “sovranismo” italiano e non. In questo approfondimento si cercherà di dimostrare il carattere di contraffazione ideologica che si cerca di mascherare dietro questa presunta nuova formula politica.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per chi si è nutrito con il pensiero dei grandi autori della Konservative Revolution tedesca (fonte di ispirazione anche per molti intellettuali italiani) potrebbe apparire paradossale il fatto che dei personaggi politici che, per mezzo del più esasperato neoliberismo, hanno distrutto ogni vincolo sociale e comunitario (è nota, ad esempio, la celebre sentenza di Margareth Thatcher “there is no such a thing like society”) vengano associati al termine (pur di matrice modernista) “conservatorismo”. <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/01/P-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-43117 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/01/P-2-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a>Tuttavia, la soluzione di questo “paradosso” è più semplice di quanto si possa immaginare. Se la Konservative Revolution si poneva come movimento culturale di opposizione al processo di occidentalizzazione forzata della Germania al termine del Primo Conflitto Mondiale e, dunque, come difesa di quell&#8217;autentico spirito europeo fiaccato, come già affermava Nietzsche, dal “basso livello medio degli inglesi”; il cosiddetto “national conservatism” attuale si propone proprio di salvare quell&#8217;“Occidente” anglo-americano centrico, imposto con la forza alle società europee a cavallo e dopo le due guerre mondiali, dall&#8217;emergere di forze che ne mettono in discussione l&#8217;egemonia. Ciò che si vuole conservare è un sistema di potere fondato “su quell&#8217;ordine esteso della cooperazione umana meglio noto come capitalismo” (secondo l&#8217;espressione dell&#8217;esponente della Scuola di Vienna Friedrich Von Hayek) che avrebbe prodotto la più alta forma di civiltà mai esistita e sui presunti valori giudaico-cristiani che accomunerebbero l&#8217;insieme delle Nazioni “occidentali” ma che, in realtà, rappresentano una “anti-tradizione” anglo-americana naturalmente estranea all&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il national conservatism, di fatto, è l&#8217;estremo tentativo per salvare la “globalizzazione americana” nel momento in cui il centro di potere è sottoposto ad una profonda tensione esistenziale tra la “sovraestensione imperiale” (origine della crisi) e la “necessità” connatturata del gigantismo in quanto espressione compiuta della civiltà della tecnica. Non potendo più permettersi una politica estera propriamente “imperiale” si è imbastito un nuovo paradigma ideologico che consenta di preservare l&#8217;egemonia cercando di porre un freno all&#8217;evoluzione dell&#8217;ordine globale nello schmittiano pluriversum di grandi spazi. Tessere le lodi del piccolo-nazionalismo, osannare una quantomeno illusoria “libertà dei popoli” o una ulteriore parcellizzazione del globo in nuovi Stati, in realtà, non significa altro che condannare queste stesse Nazioni e popoli all&#8217;insignificanza geopolitica. Lo Stato forte impone comunque il suo protettorato sul popolo debole incapace di garantirsi una reale sovranità. Così afferma Yoram Hazony, co-fondatore dell&#8217;Edmund Burke Foundation e presidente dell&#8217;Herzl Institute (ed ospite della conferenza romana), nel suo libro Le virtù del nazionalismo. E così, gli Stati Uniti odierni, attraverso la “tradizionale” strategia del divide et impera, cercano di reimpostare il proprio “sistema imperiale” sulla base del rapporto di forza negoziale Stato forte verso Stati deboli e di piccole dimensioni (un approccio alle relazioni internazionali definito come “bizantino”).</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio il testo dell&#8217;ideologo israeliano (considerato alla stregua di potenziale “manifesto” per un&#8217;ipotetica Dottrina Trump “a venire” visto che l&#8217;attuale amministrazione, ad oggi, non si è dimostrata particolarmente diversa dalle precedenti), in questo senso, è particolarmente esplicativo. Hazony resta alla larga dal dibattito sulla creazione dello Stato moderno (forse per non incappare nel confronto con il citato Carl Schmitt), tuttavia considera il nazionalismo come parte integrante della natura umana. La sua elaborazione teorica si fonda a partire dall&#8217;attuale contrapposizione tra sovranismo (come ipotetico ordine di Stati liberi e indipendenti) e globalismo (da intendersi come una sorta di impero universale). <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/01/P-4-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-43119 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/01/P-4-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Tale “conflitto”, secondo Hazony, sarebbe “vecchio come lo stesso Occidente” (dunque, relativamente nuovo se per “Occidente” si intende quella parte di mondo costruita ad immagine e somiglianza del centro di potere anglo-americano). Naturalmente, il prototipo di Stato-nazione (neanche a dirlo) è rappresentato dal biblico Regno di Israele la cui “eredità” è stata sviluppata e raccolta in epoca moderna (con il diffondersi del protestantesimo come rivincita dei caratteri guidaici sulle influenze neoplatoniche del cristianesimo cattolico e ortodosso) da Regno Unito e Stati Uniti. Non a caso due entità politico-statuali che hanno a più riprese avanzato la pretesa di rappresentare la “Nuova Israele” (basti pensare alle leggende legate alla presunta discendenza del popolo inglese da una delle dodici tribù perdute di Israele o alla retorica del “nuovo esodo” con la quale i puritani si recarono in America per creare una nuova Gerusalemme in antitesi alla dispotica Europa). Ora, prescindendo dalla consueta confusione (probabilmente voluta) fra i termini “Impero” e “imperialismo”, Hazony, sulla base delle precedenti considerazioni, compie una distinzione tra Stati dispotici (gli Imperi fondati sulla conquista e la violenza) e gli Stati liberi (prodotto dell&#8217;unificazione tra gruppi che condividono una medesima cultura). Ovviamente, si guarda bene dall&#8217;approfondire il fatto che tanto gli Stati Uniti quanto l&#8217;attuale Stato di Israele (ma, in effetti, questo varrebbe anche per il biblico Regno di Israele) si siano formati sull&#8217;appropriazione forzosa di territorio, sulla conquista, sulla violenza e sulla distruzione dei popoli e delle culture autoctone. Così, muovendo una blanda critica al sogno egemonico globale nordamericano, l&#8217;obiettivo principale della sua critica diventa l&#8217;attuale Unione Europea considerata alla stregua di “Impero dispotico” a tutti gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, ancora una volta, Hazony evita scientemente di ricordare il fatto che l&#8217;attuale Unione Europea è in larga parte un prodotto nordamericano: un costrutto economico-finanziario che avrebbe dovuto garantire il facile controllo geopolitico del continente da parte di Washington nel momento del crollo del cosiddetto blocco socialista. A questo proposito è bene riportare una celebre dichiarazione dello stratega del Pentagono Zbigniew Brzezinski: “Qualunque espansione del campo di azione politico dell’Europa, è automaticamente un’espansione dell’influenza statunitense. Un’Europa allargata ed una NATO allargata serviranno gli interessi a breve ed a lungo termine della politica europea. Un’Europa allargata estenderà il raggio dell’influenza americana senza creare, allo stesso tempo, un’Europa così integrata che sia in grado di sfidare gli Stati Uniti in questioni di rilievo geopolitico, in particolare nel Vicino Oriente”. L&#8217;Unione Europea odierna, dunque, non è Europa ma anti-Europa. È “europeista” (in senso mercantilistico) ma anti-europea sul piano politico-culturale. La sua disgregazione è necessaria qualora si imponga una sua ricostruzione sulla base di una reale unità politica e militare e non una riaffermazione di Stati-nazione dalle dimensioni più o meno ridotte ed incapaci (da soli) di garantirsi una qualsivoglia forma di sovranità. Questa “reale unità politico-militare” dell&#8217;Europa è percepita come minaccia esistenziale da parte del sistema imperiale nordamericano. E, per questo motivo, lungo la direttrice nord-ovest/sud-est, Regno Unito e Israele svolgono il ruolo di guastatori di ogni potenziale (e per il momento solo ipotetica) affermazione di un&#8217;Europa realmente unita e sovrana.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla figura di Hazony, merita particolare attenzione anche quella di David Brog, presidente della Edmond Burke Foundation. Ex direttore esecutivo di Christians United for Israel (organizzazione creata dal pastore evangelico John Hagee), Brog è autore dei libri In defence of faith: The Judeo-Christian idea and the struggle for humanity e Standing with Israel: Why Christians support the Jewish State.<br />
In questo contesto non ci si soffermerà sulla più o meno complessa struttura del messianismo giudaico-evangelico. Basterà ricordare che molte delle sigle evangeliche nordamericane aspirano al completo ritorno in Palestina di tutti gli ebrei per accelerare il secondo avvento del Cristo. Si tratta, né più né meno, che di forzare la mano di Dio: una “pratica” ampiamente diffusa in età mode<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/01/P-3-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-43118 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/01/P-3-1-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>rna dal messianismo blasfemo di Sabbatai Zevi o Jacob Frank che mirava a colmare il mondo di impurità in modo da provocare una reazione divina. Questo avvento dell&#8217;era messianica, così, si caratterizzerà su di una spartizione dei “mondi”: il regno dei cieli affidato ai “cristiani” ed un regno mondano affidato agli ebrei (di fatto, l&#8217;epoca messianica nell&#8217;ebraismo si manifesta come dominio effettivo di un popolo, eletto da Dio a tale scopo, sul mondo intero attraverso il ritorno della presenza divina nel ricostruito Tempio di Gerusalemme). Inutile dire che tale approccio è in palese antitesi con la tradizione cristiana cattolica e ortodossa. Tuttavia, ciò che interessa ai fini del discorso sin qui affrontato è conoscere l&#8217;attività di Brog. Questo, nel 2015, ha fondato con il magnate/filantropo Sheldon Adelson (una sorta di Soros del “sovranismo” che ha versato 25 milioni di dollari per finanziare la campagna elettorale di Donald Trump) il Maccabee Task Force: un&#8217;organizzazione che si propone di combattere la “disturbante diffusione dell&#8217;antisemitismo nei campus dei college americani”. In realtà, l&#8217;obiettivo è la criminalizzazione di ogni forma di boicottaggio nei confronti dell&#8217;economia coloniale israeliana e (non sorprendentemente) promuovere l&#8217;equiparazione tra anti-semitismo ed anti-sionismo. Questa organizzazione, nell&#8217;ottobre 2019, si è posta l&#8217;obiettivo di espandere la propria azione “in Europa ed oltre”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di questi fatti, non dovrebbe affatto soprendere lo zelo con il quale taluni politici italiani abbiano abbracciato la causa “giudeo-cristiana”. La costante ricerca di un padrone (e patrono) è da qualche decennio a questa parte una costante nello scenario politico italico e la ragione dell&#8217;eterna condanna del Paese alla sudditanza geopolitica. In un articolo di presentazione della National Conservatism Conference apparso su Il Giornale, l&#8217;articolista elogiava la coraggiosa iniziativa affermando la necessità che qualche idea proveniente dal nostro Paese si affacciasse finalmente in un dibattito internazionale di un qualche spessore. Dispiace dovergli dare torto ma, anche in questo, niente proviene realmente dal nostro Paese.</p>
<p>Daniele Perra</p>

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		<title>Un paese a sovranità limitata &#8211; Umberto Bianchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2018 15:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Squillano le trombe, rullano i tamburi…si è scatenata la nuova caccia alle streghe all’insegna del più lercio ed ipocrita buonismo. Due procure hanno paventato per, nientepopodimenoche l’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’accusa di “sequestro di persona”, per quanto riguarda la vicenda della nave Diciotti assieme, a conclusione di una lunga inchiesta riguardante le vicende della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Squillano le trombe, rullano i tamburi…si è scatenata la nuova caccia alle streghe all’insegna del più lercio ed ipocrita buonismo. Due procure hanno paventato per, nientepopodimenoche l’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’accusa di “sequestro di persona”, per quanto riguarda la vicenda della nave Diciotti assieme, a conclusione di una lunga inchiesta riguardante le vicende della “Bossi family” e delle annesse corruttele, alla richiesta di un mega-risarcimento di 40 e passa milioni di euro da pignorare direttamente dalle casse della Lega; la qual cosa lascerebbe il partito a terra, privo delle necessarie risorse economiche per svolgere una normale attività politica.</p>
<p style="text-align: justify;">La concomitanza dei due eventi giudiziari, non è casuale: essa sembra proprio aver come obiettivo l’azione del neoministro Salvini, sempre più scomoda e pericolosa per i desiderata dei Poteri Forti al soldo della Globalizzazione. Ambedue le vicende mostrano di possedere una costitutiva infondatezza: difatti, se la prima con l’accusa di sequestro di persona, è volta a ledere e condizionare pesantemente la legittima azione di un ministro della repubblica che, dai cittadini ha ricevuto un legittimo mandato ad agire in una determinata direzione, la seconda tende ad eliminare, tramite il pignoramento dei suoi beni, dallo scenario una tra quelle forze politiche, tra le attuali in campo, che ha raccolto un ampio consenso popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito torna a fare capolino, la mai sopita polemica sulla magistratura e sui limiti della sua azione, con annessa la tentazione di una riforma dell’ordinamento giudiziario…</p>
<p style="text-align: justify;">Vuote ed inutili tentazioni queste, visto che qui il problema non è relegabile ad un ambito meramente tecnico né può esser ricondotto ad una pura e semplice questione di “bon ton” istituzionale, ma rientra, ahimè, nell’ambito di una questione molto più seria e grave. Il nostro sta dimostrando, ora più che mai, di essere un vero e proprio paese a “sovranità limitata”. Ogni qualvolta che qualcuno, da qualunque ambito ideologico provenga, osi mettere in discussione quelli che sono i parametri portanti del Pensiero unico, sia in Italia che in ambito occidentale, finisce inevitabilmente con l’essere criminalizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Da noi, in particolare, una untuosa e viscida dittatura catto-progressista tira le fila e fa da locale factotum del Pensiero Unico Globale. Qualunque istanza, qualunque proposta, qualunque tentativo di cambiare o di imprimere un altro ritmo a quegli equilibri determinatisi dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, dà inevitabilmente luogo ad un’azione giudiziaria, troppo spesso animata da quanto mai deboli e poco consistenti motivazioni giuridiche che, inevitabilmente però, finisce con il condizionare pesantemente l’intero scenario politico nostrano. Ora, con la vicenda Salvini si è, però, raggiunto il culmine.</p>
<p style="text-align: justify;">Non siamo più nella sonnolenta Italietta degli anni ’60, né nella gaudente nazione di inizio anni ’90 e di Tangentopoli, né nell’Italia degli anni pre-crisi del Nuovo Millennio, più presa alle vicende berluschiste che non a cose più serie… siamo in un Paese sull’orlo del declino, sconvolto da una crisi economica, forse senza precedenti, scossa dai fremiti di ribellione di un’opinione pubblica che, di tasse, burocrazia, abusivi stranieri e compagnia bella, non ne può proprio più e l’ha espresso a chiare note, con un risultato elettorale senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, oggi più che mai, è bene parlare a chiare note. L’Italia non può certo definirsi un paese libero e democratico, così come Lor Signori vorrebbero farci credere. L’Italia è un paese democratico solo con chi la pensa in un certo modo, ovverosia allineato alle parole d’ordine dei Poteri Forti. Privatizzazioni, Buonismo, Accoglienza, Solidarietà, Globalizzazione, Parità di Genere, Diritti (solo per certe categorie… per carità!), Pace (solo per chi la pensa come Loro…), sono le magiche parole d’ordine che non bisogna osare contrastare, altrimenti si viene ostracizzati, senza se e senza ma.</p>
<p style="text-align: justify;">Che, ad oggi, questa legge valga per l’Occidente intero, è un fatto acclarato. Ma che in Italia valga di più, pure. Non dimentichiamoci. L’Italia è il paese dell’omicidio Mattei, delle connivenze del Sistema con il terrorismo stragista e mafioso, degli scandali infiniti, delle decine e decine di Tangentopoli, ma anche di una antica storia di repressione inquisitoriale. L’Italia è il paese del caso Tortora, eretto a vicenda-simbolo, tra le troppe, di un sistema giudiziario lento, ottuso e troppe volte unidirezionale ed ingiusto. Quella di Matteo Salvini non è una vicenda giudiziaria isolata: è il simbolo di uno stato di cose che, al di là di appartenenze ideologiche o simpatie politiche, non può più andar avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una democrazia non può vivere sotto il continuo ricatto dell’azione giudiziaria. E il ricorso alle aule dei tribunali ed alle carte bollate, non può essere uno strumento per orientare l’azione politica che, nella sua vera essenza, deve essere libertà di proposta ed, in seguito al raggiungimento di un maggioritario consenso popolare, libertà di agire sulla falsariga di quanto precedentemente proposto ed annunciato. Per questo, oggi più che mai, la parole d’ordine deve essere di non far passare sotto silenzio queste vicende. Il Sistema-Italia, ovverosia quella congerie di potentati burocratici, finanziari e politici che, sino ad ora non ne ha proprio voluto sapere di lasciar le redini, deve essere denunciato e condannato per quella che, altro non può definirsi, se non essere una palese violazione dei diritti umani e di libera espressione (ed azione, sic!) politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ azione che non potrà che, non esser affiancata da un lavoro di presa di coscienza sulla necessità di una nuova etica nella vita pubblica. Al di là di appartenenze ideologiche o simpatie politiche, quindi, bisogna spingere in questa direzione che, ad oggi, rappresenta l’unica via d’uscita ad uno stato di cose che, ad oggi, né proclami, né annunci, né riforme o riformette varie, potranno mai scalfire.</p>
<p style="text-align: justify;">UMBERTO BIANCHI</p>

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		<title>Ponte di Genova, Nave Diciotti: corre la storia&#8230; &#8211; Roberto Pecchioli</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2018 15:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Corre la storia. Esistono periodi in cui tutto sembra fermo, altri dove il movimento pare precedere il tempo e sfuggire alla comprensione. Le ultime settimane, in piene vacanze agostane, hanno prodotto un’accelerazione profonda, lasciato un solco significativo, segnato un prima e un dopo. Poco sarà come prima nel giudizio comune dopo il crollo del Ponte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Corre la storia. Esistono periodi in cui tutto sembra fermo, altri dove il movimento pare precedere il tempo e sfuggire alla comprensione. Le ultime settimane, in piene vacanze agostane, hanno prodotto un’accelerazione profonda, lasciato un solco significativo, segnato un prima e un dopo. Poco sarà come prima nel giudizio comune dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova e la vicenda della nave Diciotti della nostra Marina.I fatti sono noti. Nel primo caso, un ponte costruito da soli 50 anni, unico mezzo di comunicazione tra le due parti della Liguria, proteso verso la Francia, si spezza e lascia sul terreno, dopo un volo spaventoso, oltre quaranta vittime, seicento sfollati, giacché quella struttura autostradale, gestita dal gruppo privato Benetton, posava direttamente sopra un quartiere popolare della città e minaccia di infliggere un colpo mortale all’economia di una regione che vive di turismo e di logistica dei trasporti.  Nel secondo, una nave italiana che incrociava nel Mediterraneo ha raccolto circa 180 eritrei i quali, all’arrivo a Catania, non sono stati sbarcati per ragioni di salute, sicurezza pubblica e per dare un ulteriore segnale di cambiamento nella politica nazionale dinanzi all’invasione di finti profughi provenienti dall’Africa con l’aiuto di imbarcazioni private ( le cosiddette Organizzazioni Non Governative) finanziate da chi organizza il traffico di esseri umani sotto la copertura di ragioni umanitarie. A seguito degli eventi catanesi, il ministro degli Interni in carica è indagato per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Marcello Veneziani ha intitolato un suo magistrale intervento “difendere gli italiani è reato”.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/P-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-30061 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/P-2-300x173.jpg" alt="" width="361" height="208" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il maggiore partito di opposizione, il PD architrave del sistema da 25 anni sotto diversi nomi, ha mobilitato i propri dirigenti a Catania a favore degli stranieri, ma ha brillato per la sua assenza a Genova dinanzi alla tragedia di una grande città italiana che, per inciso, ha sgovernato per oltre 40 anni, come PCI prima, PDS, DS e PD poi. I pochi esponenti visti ai funerali sono stati accolti da salve di fischi impressionanti, che hanno lasciato sotto choc la povera (si fa per dire) deputata Pinotti, fascinosa signora del partito in città, ex ministro della Difesa, dunque responsabile diretta per anni dei movimenti della Marina Militare nelle acque del Mediterraneo meridionale. Un osservatore del calibro del professor Meluzzi, ex uomo politico, ha tuonato contro l’alleanza di fatto tra il potere mediatico (tutto dalla parte del vecchio sistema), l’apparato tecnologico di dominazione (il mondo della rete, di Facebook, Google, Silicon Valley) e le oligarchie finanziarie. Ha dimenticato, per l’Italia, il grumo di potere giudiziario che da un quarto di secolo tiene in scacco la politica, cercando attivamente non solo di influire sulle scelte generali, ma addirittura di riscrivere la storia della nazione degli ultimi 75 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa calda estate italiana, tuttavia, non solo i ponti crollano, ma si vanno sgretolando i muri di menzogne e falsificazioni innalzati dall’inizio degli anni 90, allorché, finito il comunismo, gli Usa abbandonarono al loro destino il sistema potere basato sulla DC, il PSI, le partecipazioni statali, alcune grandi industrie e alcune banche d’affari (Mediobanca). L’esito è stato la svendita di gran parte della ricchezza nazionale attraverso privatizzazioni pilotate da un gruppo di potere internolegato a centrali estere anglo americane e francesi. I gioielli dell’economia, dell’industria, della ricerca, della finanza sono stati svenduti e solo oggi, dopo 25 anni si squarcia il velo, dopo la caduta di un ponte pagato con il denaro di tutti e affidato in concessione a un privato, Autostrade della famiglia Benetton, che ha guadagnato miliardi e reinvestito spiccioli nella manutenzione, senza alcun interesse per un piano infrastrutturale. Le condizioni della concessione stanno emergendo come scandalosamente contrarie all’interesse erariale e nazionale, una specie di patto leonino alla rovescia, in cui tutti gli oneri stanno dalla parte pubblica (la proprietaria!), tutti i vantaggi da quella privata. Sta venendo a galla un groviglio di interessi e di meccanismi, a partire del finanziamento dell’operazione, che sanno di tradimento del popolo italiano. Il governo ha finalmente battuto un colpo, impegnandosi a sottrarre la concessione al gruppo Autostrade. Lo stuolo di legali di alto livello messo in campo da lor signori è capitanato da personaggi della politica e delle istituzioni di lunghissimo corso come Paola Severino e Giovanni Maria Flick. Ex ministri, ex membri della Corte Costituzionale giunti al rango di presidente, ex dirigenti di tutto. Personalità di altissima professionalità, ovviamente, ma, guarda caso, membri di quei centri di potere riuniti attorno a Romano Prodi, protagonisti delle privatizzazioni, delle modalità di adesione all’unione europea e di tutti gli eventi che hanno segnato la storia recente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta il velo si sta squarciando e una parte maggioritaria degli italiani comincia ad aprire gli occhi. Doveva cadere un ponte, uccidere innocenti, ferire a morte una regione intera, affinché diventasse patrimonio di verità la parola inascoltata dei pochi che hanno gridato per anni, vox clamantis in deserto, voce di chi urla nel deserto, come Giovanni il Battista. Complottisti, mentitori, estremisti per un quarto di secolo, adesso risulta che avessero ragione. Un’inchiesta di questi giorni, a proposito della privatizzazione delle banche pubbliche che controllavano tra l’altro Bankitalia, ipotizza che siano state cedute a un decimo del valore reale. Dovremmo citare la Sme, la chimica, l’Enel, l’agroalimentare, l’abbandono folle della siderurgia (chi fornirà i materiali per il nuovo ponte in acciaio?), un elenco talmente lungo da occupare pagine intere.  A cose fatte, a Italia fatta a brandelli, venduta, regalata, offerta al minor offerente, veniamo a sapere che i protagonisti sono ancora in sella, alcuni ai vertici delle società private che hanno smantellato da boiardi pubblici e da politici infedeli. Eppure Mani Pulite venne fatta passare come una benefica operazione contro la corruzione, che c’era, eccome e chi la denunciava anche alloraera sbeffeggiato, perseguitato, deriso. I corruttori- l’industria, l’economia, la finanza &#8211; vennero fatti passare per vittime, sia pure ben disposte adaprire il portafogli. Il popolo applaudì, voltando le spalle al sistema che, pur tra mille difetti e gravissime ombre, aveva comunque accompagnato la ricostruzione dopo la tragedia del 1945. Ebbero un sacco di colpe, ma non smantellarono il buono costruito prima di loro (l’Iri e il sistema bancario) e, attraverso uomini come Enrico Mattei – ucciso nel 1962 – Adriano Olivetti e tanti altri, portarono l’Italia all’avanguardia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che lascia la classe dirigente dell’ultimo quarto di secolo è un cumulo di macerie il cui simbolo è il ponte spezzato che scavalcava la valle del Polcevera, un’opera che in mezzo secolo è stata muta testimone della penosa deindustrializzazione di una delle città simbolo della storia nazionale. Non abbiamo idea se le cose cambieranno nella sostanza, il sistema è fortissimo e, come ci ha spiegato Alessandro Meluzzi, ha in mano l’apparato mediatico, quello tecnologico e controlla il denaro. Per la prima volta, però, è chiaro che non ha il favore della gente, la cui collera non è ancora esplosa, siamo piuttosto allo sconcerto e all’indignazione, ma adesso il bimbo della fiaba che rivela la nudità del re viene creduto. Negli stessi giorni, è esploso fragorosamente il caso dei migranti eritrei portati in Sicilia non da una nave delle ONG, ma dalla nostra Marina. In un suo modo rozzo ma efficace, Matteo Salvini ha dimostrato nelle settimane scorse che l’invasione non è un dato di natura cui non ci si può opporre. Orrore e fastidio di chi comanda e dei fiancheggiatori prezzolati (stampa, TV, clero, membri della cupola culturale). Silenzio e orecchie da mercante da parte delle istituzioni europoidi, i cui gerarchi sono indifferenti a tutto fuorché agli interessi delle lobby che li hanno scelti e garantiscono loro privilegi e reddito da nababbi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ chiaro anche ai ciechi che nessuno vuole gli africani ma tutti si vergognano a dirlo. Si rifugiano allora nelle frasi umanitarie, nell’indignazione a tariffa, nella retorica di maniera. L’Italia si arrangi, colpa sua se è uno stivale incastrato in mezzo al Mediterraneo. Maggiore comprensione merita la Spagna, che getta fuori con le spicce migliaia di persone, e ne ha pieno diritto, ma può farlo senza suscitare l’ira di Bruxelles perché i suoi governi da anni eseguono i compiti finanziari assegnati dall’oligarchia per salvare le banche esposte con la zoppicante economia iberica. Può chiudere la frontiera Emmanuel Macron, il socio di minoranza della Germania &amp; Francia spa, caro a Jacques Attali, ai Rothschild e al mondo bancario. Può anche sforare il comico parametro del 3 per cento perché la Francia non va, fare un piano per mandare a casa 50 mila statali e continuare a spendere il 54 per cento del PIL nel settore pubblico. Una Francia che sarebbe letteralmente in braghe di tela, nonostante gli acquisti in Italia a prezzo di saldo, se non contasse con la rendita da signoraggio dell’emissione e del controllo del Franco dell’Africa Centrale, valuta di ben 14 stati, saldamente nelle mani di Parigi.  Noi no, non possiamo fare nulla, e se tentiamo di difendere i confini, a mali estremi, estremi rimedi. Entra in scena un altro pezzo dell’Italia di potere, l’inquirente che indaga Salvini, probabilmente nella speranza di far saltare il patto di governo giallo blu tanto inviso ai “superiori”. Comunque vada l’iniziativa giudiziaria, è un enorme sasso in piccionaia. Un politico esperto, Gianni Alemanno, reagisce denunciando la procura agrigentina per attentato alle libertà politiche. Anche in questo caso, almeno si è fatta chiarezza. Gli schieramenti sono più netti, nessun vacanziero può dire di non aver visto e di non aver capito.</p>
<p style="text-align: justify;">Falliscono uno dopo l’altro i vertici europei sull’immigrazione per varie ragioni. Due ci sembrano decisive: l’oligarchia non può ammettere apertamente di essere dalla parte dell’invasione per timore di reazioni popolari; i governi non vogliono accogliere altri immigrati per l’ottimo motivo che non possono. Mancano le risorse, è sfumato il consenso sociale, lo dimostra la Germania e la stessa Svezia che sta per attribuire un grande successo elettorale ai partiti anti immigrazione ed euroscettici, la Francia in cui Macron è in difficoltà serie dove ogni giorno avvengono mille aggressioni, per lo più da parte di immigrati o di “nuovi francesi”. L’Italia diventa così, per motivi geografici e per antica subalternità, il parafulmine di tutto. Il capo del governo ha fatto balenare l’ipotesi di non votare il bilancio dell’Unione e si sono aperte nuove cateratte.La voce dell’Italia interessa solo quando è accompagnata da assegni di decine di miliardi, quelli che conferiamo al bilancio comunitario e gli altri che regaliamo al Meccanismo Europeo di Solidarietà. Se poi il ministro Di Maio ipotizza di bloccare i pagamenti, apriti cielo. Un commissario europoide, un signore non eletto da alcuno, ma catapultato ai vertici per la sua appartenenza a certi ambienti, Guenther Oettinger, tedesco non per caso, ci rammenta che pagare è obbligatorio e tacere assai apprezzato. Contesta anche le cifre, non sarebbero 20 i miliardi (nostri) in ballo, ma 16 o 17. Chissà se ha messo nel conto quanto versiamo quasi quotidianamente per dazi all’importazione, che si chiamano “risorse proprie dell’Unione”, di cui possiamo trattenere solo il 20 per cento come aggio per le spese di riscossione e mantenimento della struttura tributaria, nonché la parte di IVA – che pure è un’imposta nazionale – che versiamo ai signori di Bruxelles.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/P-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-30062 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/P-3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La storia corre, però, nulla è immodificabile, neppure l’Unione Europea, neanche i suoi trattati fatti apposta per sottrarre sovranità a popoli e Stati e impedire azioni di revoca. Corre anche nell’ambito dell’immigrazione, che è percepita come invasione e non è più un tabù. Marcia veloce anche nell’economia, ove la parola nazionalizzazione non è più vietata dai sacri testi liberisti e diventa un’opzione da discutere in libertà. Un piccolissimo esempio riguarda il ponte Morandi: per il concessionario privato la manutenzione è un costo, per lo Stato proprietario dell’infrastruttura sarebbe un investimento. Con il ponte stanno cadendo molti calcinacci. Il muro del mercato è il più resistente. L’impegno del governo dovrà essere quello di mostrare volontà di sviluppo, equilibrio e capacità di controllo del paese, decisione nella discussione del bilancio UE. Se ci riuscirà, gli “spiriti animali” si acquieteranno, anzi si schiereranno dalla parte di chi, in un modo o nell’altro, può farli guadagnare. Spezzare i monopoli privati potrebbe essere operazione gradita a settori ampi del mondo affaristico. Non sono pochi i soggetti tagliati fuori dal monopolismo dominante dagli anni 90 che potrebbero essere indotti a investire in Italia; esiste già il piano di Paolo Savona sugli attivi di bilancio al netto degli interessi sul debito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto all’immigrazione, la voce assordante che sale da gran parte dell’opinione pubblica chiede che sia regolata, ricondotta alle necessità reali, ove esistano, venga ripristinata la legalità nei buchi neri in cui troppi ospiti sgraditi e non richiesti la fanno da padroni. Se esiste un clima sfavorevole agli stranieri, la migliore soluzione è ripulire l’immigrazione da due piaghe, la clandestinità e la malvivenza. Ce ne saranno grati per primi i tanti stranieri per bene che non vogliono essere confusi con i farabutti e meritano il nostro rispetto. L’operazione giudiziaria conto Salvini sembra un ballon d’essai, un tentativo proveniente dagli stessi ambienti interessati alla riscrittura giudiziaria della storia nazionale. In questi giorni tocca rivalutare persino Silvio Berlusconi, che poco ha fatto per cambiare le cose, finendo per diventare un elemento di stabilizzazione del sistema, ma che ha subito un attacco giudiziario ben al di là dei demeriti suoi – molti- e di chiunque altro. Come ha fatto questa nostra Patria a ridursi così? La storia corre, ma dovrebbe andare alla velocità della luce per recuperare trenta, quarant’anni devastanti. Da oggi, però, dopo il crollo del ponte e la paradossale vicenda della nave Diciotti, gli italiani sanno molto più di prima, alcuni hanno capito. Tocca a loro, tocca a noi, se vogliamo tornare protagonisti. Nella corsa, chi si ferma ha perduto.</p>
<p>ROBERTO PECCHIOLI</p>

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		<title>Famiglia Cristiana, un esorcista per Salvini &#8211; Roberto Pecchioli</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 14:59:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Famiglia Cristiana, il settimanale dei Paolini, ha finalmente trovato il nemico. Chi trova un nemico, trova un tesoro. E’ Matteo Salvini, destinatario dell’esecrabile copertina del periodico langarolo (la sede è ad Alba). Ci vanno giù pesanti, i buoni padri: Vade Retro Salvini con la didascalia, forse tratta da qualche film americano: niente di personale o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Famiglia Cristiana, il settimanale dei Paolini, ha finalmente trovato il nemico. Chi trova un nemico, trova un tesoro. E’ Matteo Salvini, destinatario dell’esecrabile copertina del periodico langarolo (la sede è ad Alba). Ci vanno giù pesanti, i buoni padri: Vade Retro Salvini con la didascalia, forse tratta da qualche film americano: niente di personale o ideologico. E’ solo Vangelo. Ciò che urta la neo Chiesa non sono le politiche anti sociali di matrice neoliberale, tanto meno l’abbandono della legge naturale, il materialismo diffuso, l’abortismo o l’esaltazione di condotte contro natura, l’ateismo pratico o il nichilismo contemporaneo, sdoganato dopo la cordiale telefonata tra Bergoglio e Gianni Vattimo. Poco interesse per il declino dei sacramenti, a cominciare dal matrimonio, fastidio per le questioni dottrinali. Ma se qualcuno la pensa diversamente sul tema dell’immigrazione, torna l’armamentario del passato remoto, Belfagor risorge nell’apocalisse dell’arcidiavolo Salvini, novello Emmanuel Goldstein, il nemico pubblico di 1984 di Orwell, nei confronti del quale erano prescritti due minuti quotidiani di odio.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/07/P-2-4.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-29481 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/07/P-2-4-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Famiglia Cristiana, sotto la testata, esibisce una sorta di programma editoriale: i fatti non separati dai valori. Preferiremmo che si parlasse di principi, in discredito dopo Benedetto XVI che ne indicava alcuni come non negoziabili. Prendiamo atto che i valori essenziali (unici?) per una parte rilevante della chiesa sono l’incremento dell’immigrazione e l’accoglienza indiscriminata. Niente di ideologico, si schermiscono: è, sarebbe il Vangelo. Nel frattempo un politico italiano che si dichiara credente cattolico è tranquillamente equiparato a Satana. Vade retro al diavolo che non veste Prada, ma la felpa e, nelle occasioni istituzionali, camicie con il collo sbottonato.  Matteo è il Male Assoluto, un po’ come Berlusconi per certa sinistra o il fascismo per il converso Gianfranco Fini, ma neanche il Cavaliere era stato assimilato al Maligno. Peccato che la cronaca parli della chiesa italiana per ben altre questioni. Pensiamo al parroco toscano di 70 anni colto seminudo nel parcheggio di un supermercato in inequivocabile atteggiamento con una bimba di 10 anni. Fatti non separati dai valori: che ne pensano dalle parti di Alba? Sono d’accordo con la misericordia del magistrato che ha disposto solo gli arresti domiciliari per un reato disgustoso, frutto di una condotta ripugnante? Vade retro anche lui, o ci limitiamo a Salvini?</p>
<p style="text-align: justify;">Stando al linguaggio un po’ retrò di Famiglia Cristiana, un guizzo da vecchia chiesa, servirebbe l’esorcista. Solo lui può scacciare il Diavolo, respingerlo fuori dal posseduto Salvini. Il problema è che non si trovano più neppure gli esorcisti, strani personaggi che credono in Dio e anche nel Diavolo, si chiami o no Matteo. Per unacuriosa coincidenza, sul numero del settimanale dedicato alla demonizzazione (mai termine fu più pregnante) del ministro degli interni, appare un’intervista a un sacerdote che svolge la funzione di esorcista nella diocesi svizzera di Coira. Il Diavolo esiste ancora, dunque, e chissà che il buon prete allievo di padre Amorth possa prendere in cura l’indemoniato con la felpa nemico delle ONG.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, fervono i preparativi per un’altra edizione del gay pride, stavolta nella calda estate riminese. Qualche cattolico locale, non al corrente delle novità ecclesiali, ancorato a valori disapprovati dal giornale paolino, propone antiquati rimedi, come messe di riparazione, preghiere e simili. Il vescovo non è d’accordo, lancia “ponti per il dialogo” in imbarazzo per l’iniziativa dei fedeli, non per la mascherata LGBT, i cui organizzatori si sperticano in lodi per monsignor Lambiasi. La chiesa dialoga da oltre mezzo secolo con i suoi nemici, ma al termine della discussione è rimasta sola, finendo per dare ragione all’avversario, scoprendo anzi che l’avversario non è tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nemico, poiché Satana è il nemico, è chi si oppone all’immigrazione incontrollata. Il resto sono quisquilie, pinzillacchere avrebbe detto il principe De Curtis in arte Totò. Chiese vuote, vocazioni in caduta libera, frequenza ai sacramenti minima, matrimoni religiosi rari come i giorni di sole a Oslo, vincente tutto ciò che la cattolicità osteggiava, a partire dalla banalizzazione dell’aborto sino alle forme più immonde di sessualità, all’individualismo cinico, alla violenza, all’atomismo sociale, al denaro come unico valore corrente, alla disgregazione familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Satana si chiama Salvini, la prova dei suoi piani diabolici sta in quel rosario esibito a Milano con grande scandalo del clero progressista. Emma Bonino, in compenso, ape regina del laicismo antireligioso, abortista, guerrafondaia amerikana, è gratificata del titolo di grande italiana, attribuito peraltro da un cittadino argentino. Un amico ci segnala altre edificanti copertine di Famiglia Cristiana. In una compare Giorgio Napolitano, l’ex comunista più amato a Washington, insignito del titolo di uomo dell’anno 2011. Aveva appena realizzato il golpe che disarcionò con l’aiuto determinante dei “mercati” un governo regolarmente eletto dai cittadini italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno prima l’ambito riconoscimento paolino toccò ad una sorridente Laura Boldrini, all’epoca esponente dell’Alto Commissariato per i Rifugiati. La lingua picchia sempre sullo stesso dente, che importa se Donna Laura è tutt’altro che religiosa e si presenta dinanzi al Papa in ciabatte. Grazie Presidente, altra foto di Napolitano,un autentico beniamino dalle parti di Alba “per sette anni punto di riferimento degli italiani”. Renzi, pazienza se si chiama Matteo come Belzebù, è fotografato in posa felice, quasi seducente, “lo scout più famoso d’Italia”. Una vero salamelecco al cattolico “adulto” che, tra un aiutino alle banche e una norma a diffusione del precariato, ha offerto al popolo italiano la legge sul matrimonio omosessuale, pudicamente denominata unione civile. Anche il professor Monti è stato omaggiato dell’inchino di Famiglia Cristiana. Sorridente, un vero allegrone, tiene in braccio un bimbo dai tratti africani (un sapiente photo shop o uno studiato effetto speciale), con il titolo profetico e rassicurante: l’Italia di domani.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/07/P-3-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-29482 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/07/P-3-3-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, Salvini è in buona compagnia. Se i modelli positivi sono quelli citati, è fondata la probabilità che il demonio non sia il politico milanese. Chiedano un parere all’esorcista, ricordando che un papa del secondo novecento, Paolo VI, concluse il suo pontificato ammettendo che il fumo di Satana era penetrato nella Chiesa, diffondendo un pensiero non cattolico. Chi scrive prende un impegno solenne: non parlare più della Chiesa degli uomini, distinta dalla Chiesa di Dio. La chiesa degli uomini ha concluso il suo trasbordo ideologico trasformandosi in una voce in più dell’orizzonte mondialista. Agenti della globalizzazione come tanti, nel supermercato totale occupano lo scaffale che offre il prodotto-ristoro spirituale, leggero, a buon mercato, di facile presa. A questo è ridotta la neo Chiesa, un banco tra i tanti nel mercato del consumo. Proviamo anche con Dio, non si sa mai, cantava Ornella Vanoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci perdoni l’Eterno, ma c’è una parabola che non abbiamo mai capito del tutto. E’ quella del figliol prodigo, la pecorella smarrita più importante del figlio fedele, buono e onesto. A furia di inseguire le pecorelle smarrite, si è disperso il gregge, si sono confusi bene e male, dimenticata la legge naturale, messa da parte l’essenza del messaggio. I sapienti lo chiamano kerigma, per i semplici fedeli è la salvezza promessa da Gesù Cristo. Disse “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada“. Scacciò i mercanti dal tempio, avvertì che chi scandalizza anche uno solo dei piccoli che credono in lui, sarebbe meglio che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo è Vangelo, signori di Famiglia Cristiana che parlate di fatti non disgiunti dai valori. Nulla di personale o di ideologico neanche da parte nostra, ma se a Salvini-Berlicche tocca un “vade retro”, quale esorcismo salverà i preti infedeli, quelli dediti agli affari, i pederasti, coloro che vogliono trasformare le chiese in moschee o le vendono per farne centri commerciali? Il vostro giornale si richiama alla famiglia. E’ troppo chiedervi di battervi per la sua unità, per la sua stessa definizione, tanto semplice e bella, comunità naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna aperta all’accoglienza dei figli? Almeno su questo, Salvini la pensa come la tradizione di cui siete eredi. I vostri uomini e donne dell’anno, Boldrini e Napolitano, la grande italiana Bonino, l’uomo “di grande spiritualità “Pannella (parola di monsignor Paglia della Pontificia Accademia per la Vita) no di certo. Avete confuso un popolo in quanto siete confusi voi per primi. Tanto da scambiare Salvini per Satana e Emma Bonino per Santa Maria Goretti. Non ci permettiamo di richiedere un esorcismo per voi, o di invocare un Vade Retro. Cerchiamo di pregare per voi, tentando a denti stretti di mantenere salda la nostra fede. Per il resto addio, o meglio a Dio.</p>
<p>ROBERTO PECCHIOLI</p>

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		<title>Prospettive per il Governo di un Paese &#8211; Umberto Bianchi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jun 2018 18:00:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Acquarius]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appena venuto alla luce e già oggetto di feroci critiche. Stiamo parlando dell’inedita formula di Governo che, da poco tempo, è stata battezzata alla Camera ed al Senato con la fiducia al Governo Conte. Da una parte, la macchina del fango con accuse al limite della querela penale, da parte degli sconfitti di sinistra (Pd, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Appena venuto alla luce e già oggetto di feroci critiche. Stiamo parlando dell’inedita formula di Governo che, da poco tempo, è stata battezzata alla Camera ed al Senato con la fiducia al Governo Conte. Da una parte, la macchina del fango con accuse al limite della querela penale, da parte degli sconfitti di sinistra (Pd, Leu e compagnia bella…) e destra (vedi Forza Italia!), dall’altra le critiche di chi, da molte parti, senza che neanche il Governo sia partito, già parlano di promesse non mantenute e di mano troppo morbida. Certamente, essendo nato all’insegna dell’incontro e del compromesso tra due forze simili ma differenti, quali 5 Stelle e Lega, ha dovuto optare per qualche sicuramente sgradevole concessione alla forma, nominando personaggi esterni all’agone elettorale, quali l’attuale premier oltre a qualche ministro, in nome di quel principio di imparzialità e terzietà che, a tali nomine avrebbe dovuto sovrintendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che qualcosa di buono e positivo si stia muovendo, ce lo dimostra chiaramente il fatto che, tutti i rappresentanti della nostrana “intellighentzja”, dai Saviano ai Lerner e via discorrendo si stiano scagliando con una inusitata veemenza verbale contro il nuovo esecutivo ed in particolare, contro la figura del neoministro e vice-premier Matteo Salvini. A questi non viene perdonata la promessa di una linea più dura contro sbarchi e clandestini sul nostro territorio ma, anche e specialmente, di esser ad ora la punta di diamante, il maggior esponente di un progetto politico di stampo “identitario” e “sovranista” che, anche se ultimamente stemperato in toni di “bon ton” istituzionale, è tutt’altro che accantonato. Ad ulteriore prova di quanto affermato, la recente uscita di Roger Cohen, dalle pagine niente del New York Times, da sempre nel ruolo di network tutto a difesa dell’ala buonista e progressista del Globalismo. Il Cohen, in un suo corsivo, ha letteralmente perduto le staffe, definendo “terribile e schifoso” il programma del nuovo governo, arrivando a definire i rappresentanti di 5 Stelle e Lega “un branco di miserabili”, in questo confermando che qualche cosa di positivo e veramente innovativo, questo nuovo governo deve averla, per esser oggetto di tali invidiose rampogne da parte della stampa d’Oltreoceano. Un segnale di certo positivo, ma che dovrebbe farci capire che la strada è tutt’altro che in discesa, anzi. Stiamone pur certi, che i Poteri Forti non se ne staranno con le mani in mano e faranno il diavolo a quattro per  mettere i bastoni tra le ruote al neonato governo “penta-leghista”.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/06/U-2-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-28350 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/06/U-2-2-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il can can mediatico e le roboanti accuse di Francia e Spagna attorno al caso della nave Acquarius, ne sono un’eloquente testimonianza, accompagnata però, da un sinistro controbilanciamento: è proprio di queste ultime ore, la notizia del silenzioso sbarco di un migliaio di “migrantes/invasori”, a tal proposito, accompagnati e depositati nei nostri porti, dalle solerti unità di quella Marina Militare che, invece di provvedere alla difesa delle nostre frontiere, ha oramai assurto al ruolo di fornitore ed organizzatore di un vero e proprio servizio di taxi del mare, per immigrati. C’è sicuramente ancora molto da fare. E bisogna vedere se il nuovo esecutivo sarà in grado di reggere alle proprie spinte centripete, oltre alle pressioni esterne. Inutile dirlo, mai come ora, è necessario mobilitarsi in direzione di una spinta mediatica, che sappia ruotare attorno ad alcuni semplici, ma irrinunciabili, principi cardine: No all’Euro (anche se il neonato esecutivo sembra aver di proposito rinunciato a questa istanza, di cui bisognerebbe ben chiarire significati e portata, al di là dei soliti ritornelli catastrofisti). No all’Europa. (A questa Europa, nel suo ruolo di gabbia burocratico-finanziaria, non animata da alcuna superiore istanza…).</p>
<p style="text-align: justify;">No agli accordi commerciali internazionali (Che castrano e deprimono la crescita economica dei popoli, a favore del guadagno di pochi ricchi). No ad alleanze strategico militari che, in nome di un innaturale ed anti economico atlantismo,  puntino a sabotare  l’asse geo economico e geo politico Est-Ovest che, sempre più, va ora prefigurandosi, facendo della Nato un organismo antistorico ed oramai sorpassato da nuove dinamiche epocali. No, senza se e senza ma, all’immigrazione di qualunque tipo sul nostro territorio, al fine di tagliare le gambe a chi vuole, creando una società fondata sul lavoro servile, fare del nostro, un paese di schiavi e di miserabili sfruttati.  Mobilitarsi, alzare la voce, ora come non mai, al fine di polarizzare l’asse politico su due definiti schieramenti: uno a favore del Nuovo Ordine Globale, liberista ed individualista; l’altro Identitario e Sovranista, animato dall’idea di un  modello economico “altro”, più attento alle istanze dei popoli, che non a quelle della finanza “creativa”. E questo, con buona pace per i “moderati” di qualsiasi specie e risma, di destra o sinistra che dir si voglia, per i quali, la campana sta oramai suonando a morto, da non poco tempo.</p>
<p>UMBERTO BIANCHI</p>

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		<title>Fermate l&#8217;Italia, voglio scendere &#8211; Roberto Pecchioli</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jun 2018 16:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fermate l’Italia, voglio scendere. Uno dei problemi, invecchiando, è non riuscire più a comprendere ciò che vediamo. Sfuggono dalle mani i codici per decifrare la realtà nuova, ci si sente estranei, inadeguati e si finisce per rinchiudersi in se stessi. Se la vedano “loro”, noi rimaniamo spettatori di fatti che accadono nostro malgrado e di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/fermate-litalia-voglio-scendere-roberto-pecchioli/">Fermate l&#8217;Italia, voglio scendere &#8211; Roberto Pecchioli</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fermate l’Italia, voglio scendere. Uno dei problemi, invecchiando, è non riuscire più a comprendere ciò che vediamo. Sfuggono dalle mani i codici per decifrare la realtà nuova, ci si sente estranei, inadeguati e si finisce per rinchiudersi in se stessi. Se la vedano “loro”, noi rimaniamo spettatori di fatti che accadono nostro malgrado e di cui non sappiamo individuare senso o direzione. Come assistere a un film bengalese in lingua originale. Per questo siamo in tanti a voler scendere.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/06/P-2-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-28066 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/06/P-2-1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’Italietta è diventata Italiaccia. Per un paio di giorni abbiamo avuto tre governi. Quello in carica “per il disbrigo degli affari correnti”, come recita la formula ampollosa e sottilmente umoristica del protocollo ufficiale, quello “del presidente” di Carlo Cottarelli, funzionario del Fondo Monetario Internazionale, nonché quello sgradito a tutte le oligarchie, capitanato dal professor Conte con la partecipazione del bieco bolscevico, fascista e anti europeo Paolo Savona. La formazione gesuitica del capo dello Stato ha permesso di riesumare una categoria teologica caduta nell’oblio, quella dei peccati commessi con pensieri, parole, opere e omissioni. Il processo alle intenzioni del diabolico ottuagenario Savona, pronto ad uscire dall’euro in 48 ore nette (?!) ha tuttavia consentito agli italiani di vederci più chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buon Mattarella si è presentato al popolo per rivendicare lo stop a Savona nel nomedei Mercati, rivelando – santa ingenuità – di chi è garante e presidente. Il commissario europeo con passaporto tedesco, <em>Herr</em>Oettinger, colto anch’egli da un attacco di sincerità, ha ringhiato che ci penseranno i Mercati (sempre con la maiuscola!) a insegnare agli italianuzzi, piccoli, neri, sporchi e fetenti a votare come si deve. Persino Juncker, forse tradito dalla birra belga, ha rivelato<em>apertisverbis</em> quanto gli stiano sulle scatole gli abitatori dello Stivale, fannulloni, mantenuti, corrotti (verissimo, ma in affollata compagnia) e tante altre cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto da un gerarca lussemburghese, staterello assai incline ai peggiori affaracci finanziari, sopra e sotto il tavolo, l’unica risposta è quella di Tonio al cugino Renzo Tramaglino. Il promesso sposo, riparato a Bergamo, si lagnava dell’appellativo di baggiani dato dai locali ai milanesi come lui. L’esperto Tonio replicò che, in bocca ai bergamaschi, era come dare dell’eccellentissimo a un monsignore. Archiviati gli insulti e le gonne strappate delle italiche vestali giornalistiche, resta l’amarezza per una nazione frantumata, uno Stato in mano a personalità quanto meno inadeguate, classi dirigenti perfino peggiori di quanto immaginassimo. Dunque, fermate l’Italia e fateci scendere. Vogliamo guardarla dal basso, dal buco della serratura quest’ Italia irriconoscibile che ci rende nostalgici di ogni passato.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche settimane abbiamo visto cose che voi italiani di ieri neanche avreste immaginato. Le abbiamo osservate da spettatori perplessi che poco sanno e molto immaginano. Ciò che tocchiamo con mano è una decadenza tanto profonda e accelerata, nella presente fase terminale, che somiglia davvero agli spasmi dell’agonia. Abbiamo ascoltato fieri “servitori delle istituzioni” invocare l’intervento della polizia postale per denunciare e condannare chi ha attaccato la presidenza della repubblica via computer. Insulti, minacce, volgarità non ci appartengono, vanno respinte senza esitare. Ma questa è la reazione del potere al sentimento popolare: polizia, intimidazione, repressione. Alla napoletana, sembra il motto “facite’a faccia feroce”, ma soprattutto tenete presente che voi, i democratici della più bell’acqua, avete il dovere di accettare il dissenso. Non è questo il blasone, il <em>quid pluris</em> della democrazia rispetto agli altri regimi? Altrimenti, sarà vera quella strofa di una canzone di battaglia di tanti anni fa: “Democrazia, democrazia, è cosa vostra e non è mia. Democrazia in quantoché comandate voi.”</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo scendere, perché la vostra Italia è davvero quella che ha dato il peggio di sé nelle ultime incredibili settimane. Questo è il “paese” dove un gelataio è multato di 516 euro (un milione del vecchio conio, il reddito mensile di non pochi pensionati e altrettanti giovani “flessibili”) per non aver battuto lo scontrino per l’aggiunta gratuita della panna in un cono gelato. Spiace continuare, ma è anche il luogo dove chi scrive, reduce da un pauroso incidente in una galleria autostradale, è stato oggetto di contravvenzione perché le cinture posteriori non erano bene allacciate, circostanza non accertata dai solerti verbalizzanti, ma spontaneamente riferita. Un conoscente disabile in fase terminale sborserà 250 euro per non aver esposto l’apposito contrassegno nel parcheggio, che teneva nel portafogli e ha esibito ad un altro zelante salvatore della patria. <em>Dura lex, sedlex</em>, quando è comodo, facile e non comporta rischi. Sanzione confermata, gli ausiliari del traffico sono poveri cristi che guadagnano se portano denaro alle casse comunali. La chiamano competitività, è un <em>must</em> del sistema vigente, il quale prospera mettendo l’uno contro l’altro i sudditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ Italia ufficiale arrogante con i deboli, viscida e servile con i potenti, anzi flessibile, nel senso che si piega volentieri. Milioni dei suoi figli li ha costretti al lavoro in affitto, a quello intermittente, a chiamata (<em>on demand</em>, come la scheda delle televisioni!), a tempo parziale, determinato, ripartito e occasionale. Siete sicuri, soloni del sistema, che il popolaccio, quello che un vostro chierico culturale, Ilvo Diamanti, bolla come “popolocrazia”, avrebbe gradito un governo “neutro” diretto dall’ alto funzionario dei poteri forti Carlo Cottarelli, di cui una deputata di Forza Italia (la classe dirigente di Berlusconi…) ha detto: si è comportato come un principe?</p>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni frenetici della crisi di governo passa sotto silenzio l’arresto per corruzione di un vice prefetto. Speriamo davvero in un errore giudiziario, ma che dire della casta di privilegiati cui appartiene? Riaffiora la vecchia Italia prefettizia di Giovanni Giolitti, ministro di malavita. <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/06/P-3-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-28065 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/06/P-3-1-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Alla stazione di Milano Certosa hanno deciso di svolgere una seria operazione di controllo dei titoli di viaggio. Tombola: 87 su 87 controllati senza biglietto e non interessa conoscere la nazionalità, perché farabutti e approfittatori tricolori ne abbiamo anche per l’esportazione. Invece esportiamo cervelli, giovani volonterosi che vanno a costruirsi la vita lontani da Mattarella, pensionati decisi a non fare i donatori di sangue all’Italia ingrata (reddito, tasse, diritti, sanità eccetera) anche nell’autunno della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ci ha (s)governato sino a oggi prosegue nel delirio. Dopo averci tediatoper mesi con le trame nere del XXI secolo, inventato di sana pianta il pericolo fascista, uno di loro, l’inesausto ministro Delrio, non si dà pace e taccia di fascista Matteo Salvini. E’ un bravo medico, forse dovrebbe prescrivere a se stesso qualche goccia di Lexotan. Nell’inverno della Prima Repubblica, Mino Martinazzoli, un bresciano dall’aria triste, ultimo segretario della DC in rotta, ricevette da comunisti e post comunisti analoghi insulti. Con sarcasmo forse involontario, rispose che erano davvero a mal partito gli accusatori, se non riuscivano a distinguere i democristiani dai fascisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’Italia si avvita su stessa. Il trapassato non passa, il presente fa piangere e il futuro fa paura. Per favore, fermatela quest’ Italia terminale, lasciateci scendere per diventare esuli o apolidi. Magari siamo troppo vecchi o stupidi per capire, forse stiamo troppo in basso per vedere le magnifiche sorti e progressive del “paese”. Ci siamo guadagnati una bizzarra speranza, la nuova ditta Matteo &amp; Gigino. Se falliranno, non resterà che autosospenderci da cittadini italiani, confessandoci colpevoli delle macerie <em>pro quota.</em> Chissà se i Mercati concedono il passaporto.</p>
<p>ROBERTO PECCHIOLI</p>

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		<title>Flat Tax, la tassa piatta: opportunità o illusione? &#8211; Roberto Pecchioli</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Feb 2018 07:00:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In campagna elettorale le promesse abbondano. La gara è tra chi offre di più al perplesso elettore, un voto messo all’incanto, in entrambi i sensi della parola. Una commedia teatrale di grande successo di Pietro Garinei del 1986 aveva un titolo adatto alla cronaca di queste settimane: Se devi dire una bugia, dilla grossa. Nei panni di Johnny Dorelli, miglior attore protagonista l’immortale Silvio Berlusconi, ma i suoi avversari non sono da meno, da Giggino Di Maio a Pietro Grasso fino a Matteo Renzi. Tutti promettono molto, ma la certezza è che, chiunque finirà al governo, manterranno assai poco. Le tasse, naturalmente, la fanno da padrone nella riffa elettorale. Più che giusto, milioni di italiani votano con il portafogli e il fisco nazionale è contemporaneamente vorace, potentissimo, sclerotizzato e inefficiente, epperò fortissimo con i deboli, mite e incline al compromesso al ribasso con i potenti. La proposta più importante viene dal centrodestra, e, come tutte le novità, ha un nome anglofono: <em>flat tax</em>, cioè tassa piatta e consiste nell’applicare un’unica aliquota a tutti i redditi. L’obiettivo finale è quello di tassare in maniera uniforme sia i redditi delle persone fisiche sia quelli delle persone giuridiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i sostenitori della proposta, nata in ambito leghista attraverso l’azione dell’economista Armando Siri, autore del libro Flat Tax la rivoluzione fiscale in Italia è possibile, successivamente accolta con distinzioni importanti da Forza Italia, l’impianto tributario così ridisegnato, oltre a diminuire il carico fiscale dei cittadini e delle imprese, consentirebbe un decisivo rilancio di tutte le attività economiche, trasformandosi nel medio termine in un beneficio per le casse erariali. I detrattori sottolineano tre aspetti: sarebbe un regalo per i ricchi senza grossi vantaggi per i poveri; provocherebbe un buco drammatico di bilancio; avrebbe profili di incostituzionalità, giacché il criterio generale cui si ispira il sistema tributario è quello di progressività, stabilito dall’art. 53 c. 2 della vigente costituzione. Proviamo a orientarci in un dibattito molto serio che incide in modo immediato sulla nostra vita quotidiana, anticipando onestamente al lettore le nostre personali convinzioni, di cittadini ma anche di funzionari di lungo corso del Ministero delle Finanze, contrarie alla tassa piatta. La questione, tuttavia, è assai complessa e necessita una riflessione che non può esaurirsi in un semplice no.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/01/F-1-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-25914 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/01/F-1-2-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli argomenti a sostegno o contro il nuovo sistema tributario, innanzitutto, trascurano senza affrontarla una questione di fondo: l’Italia si è spogliata della sovranità economica e di quella monetaria. Ogni politica fiscale si scontra pertanto con l’impossibilità dei governi di attuare misure non coincidenti con i meccanismi che abbiamo improvvidamente accettato. Il primo è quello del pareggio di bilancio previsto dalla riforma dell’art. 81 della costituzione, la cui revisione, invocata da alcune forze politiche (Lega, Fratelli d’Italia, sinistra radicale) è però scomparsa dai programmi elettorali. Un secondo problema è il vincolo del rapporto del 3 per cento tra debito sovrano e deficit di bilancio statale, un cappio cui ci siamo impiccati con la complicità comune delle maggiori forze politiche e l’entusiastico assenso dei poteri forti. Silvio Berlusconi ne ha garantito il rispetto ai suoi patroni del Partito Popolare Europeo (si legge Angela Merkel) e al suo amicone Juncker, superburocrate dell’Unione Europa. Come non si possono servire insieme Dio e Mammona, non si possono diminuire drasticamente le tasse senza mettere in discussione il tragico dogma del 3 per cento. L’Italia non ha margini di sovranità economica, tanto è vero che le leggi di bilancio vengono trattate in sede europea, o, per dirla chiara, sono scritte sotto dettatura della Troika. Secondo il sito ufficiale dell’UE, è chiamata troika” l’insieme dei “creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi membri, costituito dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale”. Wikipedia, pur devotissima al politicamente (e finanziariamente) corretto ammette che si tratta di un vero e proprio “organismo di controllo informale”. Guarda un po’, milioni di europei erano pervenuti alla stessa conclusione! L’ enciclopedia digitale informa che ai membri della Commissione UE, formata da un rappresentante per ogni Stato membro, è prescritta “la massima indipendenza dal governo nazionale che lo ha indicato”. Tombola.</p>
<p style="text-align: justify;">La sovranità monetaria è in capo alla Banca Centrale Europea, un organismo estraneo agli Stati che decide quanto denaro creato dal nulla (!!!) prestarci, stabilendo insindacabilmente anche l’interesse, l’ex tasso di sconto. La BCE, che non ha alcun obbligo di sostenere o acquistare i titoli di Stato emessi nell’Eurozona, ha sempre rifiutato, spalleggiata soprattutto dall’ordoliberalismo tedesco, l’emissione dei cosiddetti Eurobond, ovvero buoni comuni dell’eurozona. Ciò significa che una politica fiscale sgradita alle centrali finanziarie – non solo europee- metterebbe nel mirino i nostri titoli di Stato. Si riattiverebbe il ricatto dello <em>spread</em>, il differenziale tra gli interessi sui BOT/CCT e i titoli di altri Paesi. Berlusconi dovrebbe ricordare la losca operazione del 2011 che lo estromise dal governo innescata dalla vendita di titoli di debito italiano da parte di Deutsche Bank. Non scordiamo che nel 1981, anno del vergognoso divorzio Tesoro- Banca d’Italia organizzato da Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, con cui venimmo posti alla mercé del sistema usuraio, il debito pubblico era il 56 per cento del PIL ed era posseduto in massima parte dai risparmiatori italiani: una partita di giro tra residenti, e che oggi, al tempo del dominio dei banchieri è al 133 per cento, è posseduto dall’arcana entità chiamata mercato finanziario e paghiamo più o meno 50 miliardi annui di interessi, qualcosa come il 12/13 per cento dell’intero gettato tributario della Stato. La spesa per interessi, da allora, secondo il sito specializzato Scenari Economici, è stata, al valore attuale, di tremila miliardi di euro, quasi sei milioni di miliardi delle vecchie lirette.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l’Osservatorio di Carlo Cottarelli il debito potrebbe caricarsi nei prossimi anni di ulteriori 55 miliardi legati all’acquisto, da parte del Tesoro, di prodotti finanziari derivati. L’economista bocconiano tacque accuratamente durante il suo incarico di commissario alla spesa dei governi PD, ma, se le sue rivelazioni fossero confermati, sarebbe un guaio in più; il giudizio sui comportamenti governativi sfiorerebbe la categoria dell’alto tradimento. Berlusconi rilancia ora l’ipotesi di svendita del patrimonio pubblico – un’operazione che per avere successo dovrebbe attestarsi su almeno 400 miliardi di euro – finalizzata a sostenere una politica di abbattimento del debito sovrano. A chi giovi un’operazione di tale portata, che non esitiamo a definire tradimento storico del popolo italiano, è fin troppo chiaro. Dunque, nessun intervento fiscale di ampia portata è possibile senza il recupero della sovranità perduta.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, il carico fiscale italiano resta intollerabile. E’ pressoché raddoppiato in mezzo secolo sino ad arrivare al 43 per cento del 2015. Il lieve calo dell’ultimo biennio sembra più un’alchimia matematica che una realtà. Le entrate tributarie italiane hanno superato i 408 miliardi. Di questa cifra, 225 miliardi sono di imposte dirette. Stiamo quindi parlando di somme enormi, tenuto conto che l’insieme di tutte le dichiarazioni IRPEF (reddito delle persone fisiche) relative all’anno d’imposta 2015, l’ultimo di cui il MEF abbia diffuso un’analisi completa, assomma all’imponibile di 833 miliardi di euro. L’imposta media effettivamente corrisposta, al netto di deduzioni, detrazioni, <em>bonus</em> è stata del 19,64 per cento. La proposta di Forza Italia di <em>Flat Tax</em> al 23 per cento rischia di essere un’autorete, poiché prevede un’area di non tassazione fissata a 12 mila euro , che realizzerebbe forse la progressività ( elemento non eludibile in quanto costituzionalmente prescritto) ma ridurrebbe la base imponibile a 444 miliardi , con un’entrata di 102 miliardi ed un buco di 53, poiché, il gettito IRPEF assomma a 155 miliardi, il 70 per cento delle imposte dirette ( un’altra stortura italiana a danno dei piccoli e medi contribuenti !). In più, il meccanismo della <em>no tax area</em> così congegnato renderebbe pressoché nullo il vantaggio fiscale per milioni di contribuenti con redditi medio bassi. Autogol alla Comunardo Niccolai. Dunque, la tassa piatta versione in salsa berlusconiana presenta difetti e difficoltà pratiche. Più organica è la proposta leghista, che prevede un’aliquota <em>choc</em> del 15 per cento, ma ha il merito di operare alcune profonde distinzioni tra i contribuenti. La prima prevede una deduzione fissa di 3.000 volta a garantire la progressività dell’imposta sulla base del reddito e dei membri del nucleo familiare, sino a 50.000 euro. L’altro elemento che rende interessante l’ipotesi ideata da Armando Siri è che non si tasserebbe più il singolo contribuente, ma il nucleo familiare, privilegiando quindi, finalmente, la famiglia. Concretamente, non capiterebbe più che un contribuente celibe paghi, a parità di reddito, quanto un padre o una madre di famiglia. E’ un vecchio cavallo di battaglia cattolico e della destra sociale che diventerebbe legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, anche tale ipotesi resta assai debole su due versanti: la copertura innanzitutto e la capacità di provocare il rientro in Italia di chi ha delocalizzato all’estero. L’obiettivo è infatti quello di unificare al 15 per cento anche la tassazione delle imprese. Qui, probabilmente, cade l’intero castello della <em>flat tax</em>. Se infatti la tassazione italiana globale sulle imprese è spaventosamente alta, sino ad inghiottire variamente quasi i due terzi dei ricavi, contro il 35,5 per cento britannico, è tuttavia vero che in questo campo i veri eroi sono i piccoli e medi imprenditori, giacché il sistema delle elusioni fiscali ammesse è impressionante, tutto a favore dei grandi. Lo stesso Antonio Martino, liberale inflessibile e primo sostenitore, già vent’anni or sono, della tassa piatta, riconosce che la grande impresa, in Italia, paga soprattutto studi professionali specializzati che riescono a ridurre enormemente il peso delle imposte. Dunque, è più urgente una semplificazione e un abbattimento della giungla di bonus, eccezioni, detrazioni ed altre opportunità sfruttate da chi può permettersele. Martino attribuisce a Giulio Tremonti un’affermazione relativa al suo studio di consulente tributario, secondo la quale l’ex ministro, nell’ambito della privata attività professionale, avrebbe fatto scomparire in legalissime elusioni 600 miliardi di lire di imponibile dei propri clienti. Un altro osservatore non ostile al centrodestra, il professor Alberto Quadrio Curzio, nega la possibilità di applicazione della tassa piatta per carenza di copertura certa, suggerendo piuttosto di unificare le troppe tasse “sparpagliate”.</p>
<p style="text-align: justify;">Effettivamente, in Italia si pagano, IRPEF a parte, l’IRES e l’IRAP sulle imprese, e poi TARI, TASI, IMU, ICI e mille altri balzelli , tra i quali segnaliamo per odiosità in un mondo fondato sulla mobilità, i 73,50 euro per i passaporti , il bollo auto di oltre 500 euro , rispetto alla media UE di 291, ma dal quale sono esentati i residenti della provincia autonoma di Bolzano, oltre alla tassa sui passaggi di proprietà degli autoveicoli , calcolati in maniera tale che in taluni casi si arriva a importi più onerosi del valore del mezzo. Insomma, un labirinto da cui non si esce senza impugnare la scure di interventi davvero innovativi. Peccato che, senza fuoruscire dai vincoli europei e recuperare la sovranità nazionale, ogni misura, per quante buone intenzioni abbia il legislatore, non potrà funzionare e dovrà essere accantonata. In più, resta il nodo formidabile della tassazione indiretta, che grava indistintamente su tutti senza riguardo per il reddito. Si tratta di oltre 183 miliardi di euro: parliamo soprattutto dell’IVA, di cui non è affatto scongiurato un devastante aumento al 25 per cento, nonché delle accise, che valgono oltre 30 miliardi nel solo comparto dei prodotti energetici e dell’energia elettrica, oltre al 22 per cento dell’IVA relativa. Sì, perché, nonostante i principi generali del diritto tributario vietino la tassazione di altre tasse, l’IVA sfugge alla regola, talché su un litro di benzina corrispondiamo circa 73 centesimi di accisa e 16 di IVA sull’accisa, oltre all’imposta sul valore del prodotto. Uguale principio vale per l’IVA all’importazione, il cui calcolo è gravato dai dazi doganali, i quali peraltro sono incassati a nome dell’UE, che riconosce agli Stati esattori solo un aggio, come ai tabaccai o ai rivenditori dei bolli.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/01/F-2-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-25913 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/01/F-2-2-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qui sorge un altro serio dilemma tributario, giacché l’erario nazionale, tanto inflessibile con i piccoli e medi contribuenti, quelli che non si possono permettere consulenti alla Tremonti né lunghe battaglie legali in Commissione Tributaria o davanti all’autorità giudiziaria, non riesce a raggiungere i grandi contribuenti transnazionali. Protetti da società schermo e dal prevalente carattere internazionale dei beni e dei servizi trattati, finiscono infatti per pagare solo dove più conviene, o addirittura evadere totalmente il fisco. Sappiamo della lunga battaglia dell’UE contro Apple, dell’immensa elusione realizzata da Facebook, Microsoft. Google, dalle piattaforme come Amazon, Uber, Airbnb, oltre alla difficoltà di tassare il commercio elettronico (<em>e-commerce</em>) ma il conto fiscale alla fine lo pagano il signor Rossi, le piccole imprese, i consumatori. La stessa mitissima <em>web tax</em> a carico dei giganti tecnologici è un’imposta europea, farà parte, come i dazi, delle cosiddette risorse proprie dell’Unione, di cui siamo semplici esattori e, ahimè, garanti, poiché a Bruxelles i soldi li vogliono subito e non fanno distinzione tra riscosso e accertato. Abbiamo scoperto, nell’Europa, un mostro fiscale più esoso e rapace dello Stato italiano! Il centrodestra, specie nella sua componente liberale, insiste altresì per la totale abolizione delle imposte di successione. Aléxis Tocqueville sosteneva che la libertà di uno Stato si giudica dal sistema di tassazione delle eredità, ma non poteva conoscere i sofisticati meccanismi giuridici con cui vengono trasmessi beni, titoli, azioni, patrimoni restando sostanzialmente indenni da tributi; tuttavia anche su questo tema è lecita qualche perplessità. Qualcosa va fatto, è immorale colpire chi eredita una casa, un campo, un fondo o somme modeste, ma non si possono trattare con i guanti i grandi patrimoni. Sarebbe ingiusto non solo da un punto di vista morale, ma anche in un’ottica liberale, che dovrebbe privilegiare il merito, la capacità personale sulla fortuna e la casualità dell’appartenenza a famiglie abbienti o dell’indicazione di un testatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <em>flat tax</em>, dunque, sono più le ombre che le luci, e non ha torto Matteo Renzi nell’affermare che se cinque aliquote Irpef sono troppe, una è troppo poca. Non possiamo, al di là di congegni più o meno intelligenti di deduzione, detrazione, quozienti familiari, trattare allo stesso modo la vedova pensionata di reversibilità, i precari a vita e Gonzalo Higuaìn, Valentino Rossi, Fabio Fazio. Del pari, IRES e IRAP, insieme con studi di settore, redditometro e spesometro e ogni altro infernale meccanismo inventato dal redivivo conte Dracula, non devono considerare allo stesso modo le piccole imprese, i professionisti, gli artigiani, Finmeccanica, le entità finanziarie e le multinazionali. Probabilmente, l’obiettivo più realistico, poiché nessuna forza politica intende affrontare il nodo essenziale, ossia il debito, gli interessi passivi e la dipendenza da centrali di potere che hanno azzerato la sovranità sottraendola al popolo, è quello di semplificare, disboscare, e spostare con prudenza quote di tassazione dalle imposte dirette a quelle indirette. E poi sottrarre alla macchina impersonale del fisco una parte degli enormi poteri che ha, a cominciare da Equitalia, dal dedalo di interessi, indennità, sovrattasse, automatismi che moltiplicano le somme dovute, e rivedere il sistema che pone immediatamente a ruolo tutte le somme pretese, con l’impatto economico, psicologico ed esistenziale che produce sulla vita dei cittadini (e la morte, attenzione al dato allarmante dei suicidi per motivi economici e tributari).</p>
<p style="text-align: justify;">L’alternativa, a voler davvero applicare la tassa piatta, è, un sicuro squilibrio di bilancio nel breve periodo che produrrebbe le pesanti reazioni del “pilota automatico “chiamato troika– l’espressione pilota automatico è di uno che sa, Mario Draghi – l’esplosione comandata dell’arma letale <em>spread</em>, con il risultato di consegnare anche gli ultimi spiccioli a chi sta espropriando il nostro popolo, il sistema produttivo, la nazione intera. Non a caso, si parla di nuove privatizzazioni (ma si legge svendita) che impoverirebbero ulteriormente la nostra disgraziata nazione, con il trasferimento ai soliti noti, gli strozzini globali, di quanto faticosamente costruito con il sudore e il lavoro di generazioni. Resta da stabilire se sia vera la convinzione dei sostenitori della tassa piatta secondo la quale essa abbatterebbe l’evasione e, a regime, per il grande incremento previsto delle attività economiche, risulterebbe addirittura benefica per le casse erariali. Il caso americano, con la celebre <em>reagonomics</em> degli anni 80, basata sulla curva di Laffer (oltre un certo livello di tassazione diminuisce il gettito per disinteresse a creare ricchezza) dimostrerebbe il contrario, poiché l’ampio programma di tagli fiscali, di cui beneficiarono soprattutto i più ricchi e la grande impresa, ha moltiplicato il debito. Negli Usa, la potenza complessiva del dollaro, il dominio globale, politico, tecnologico e militare a stelle e strisce ha evitato disastri sociali, ma la povertà di decine di milioni di americani prova che la rivoluzione liberale è radicalmente ingiusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri esempi presentati non sono persuasivi. I buoni esiti della <em>flat tax</em> in area baltica celano il fatto, assai grave, che la previdenza è stata privatizzata, talché i pensionati dipendono dai risultati a breve termine dei mercati finanziari su cui è piazzato il denaro dei fondi, mentre l’esempio russo risente di troppe differenze. Si può tuttavia affermare che un risparmio fiscale mal bilanciato inevitabilmente diminuirebbe la copertura sociale, previdenziale e sanitaria, con esiti infausti per il sistema Italia che spende oltre il 16,5 per cento del PIL per pensioni e destina alla sanità circa un quarto della spesa pubblica, peraltro con squilibri clamorosi nella qualità dei servizi tra le varie regioni. Un proverbio dei contadini pugliesi spiega “se non paghi a lino, paghi a lana”. Un’ultima osservazione riguarda le evidenze statistiche. La lotta di classe c’è stata, dopo la caduta del comunismo. L’hanno vinta gli straricchi, come ha tranquillamente ammesso uno di loro, Warren Buffet. Per limitarci all’Italia, meno del 20 per cento della popolazione possiede oltre due terzi della ricchezza; i protagonisti del Ceo capitalismo, ovvero il dominio dei <em>manager</em> alleati con i grandi possessori di azioni, guadagnano in un giorno quanto i loro subordinati in un anno. Se il panorama è questo, è fin troppo evidente che, pur con diverse intenzioni, la tassazione ad aliquota unica beneficerà in modo straordinario la fascia di contribuenti che può pagare, cambiando marginalmente la condizione dei più. Si può forse lavorare sulla progressività finale dell’imposizione, ma non verrà rispettato il principio del sacrificio proporzionale dei contribuenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta drammatica ed inevasa la richiesta di un sistema tributario più equo, più leggero, meno pervasivo e occhiuto, caratterizzato da un numero di regole, norme, interpretazioni, meccanismi che non riempiano manuali e massimari di migliaia di pagine come accade oggi. Un venerato maestro del modello liberale, Adam Smith, scriveva che le leggi, in particolare quelle tributarie, devono essere poche e scritte in linguaggio accessibile ai più. Una riforma orientata in tale direzione sarebbe un regalo immenso al popolo italiano, ma non accadrà. Tutti preferiscono le promesse, le acrobazie aritmetiche, il <em>marketing</em> elettorale teso alla cattura dei contribuenti maltrattati. Senza uscire dal circolo vizioso del debito, del dominio della finanza, dei poteri transnazionali, qualunque soluzione sarà illusione, pannicello caldo, rinvio della resa dei conti, mera sopravvivenza per continuare a lavorare per falsi creditori e autentici mentitori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ROBERTO PECCHIOLI </strong></p>

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		<title>Destra bella o brutta? Ma questa sinistra è bruttissima</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/destra-bella-o-brutta-ma-questa-sinistra-e-bruttissima/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 09:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[interni]]></category>
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		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Che brutta Destra», commentava Nino Marino su “Social” di qualche settimana fa, riferendosi al fenomeno Salvini. E si consolava al pensiero che un quid – quello «di quest’Europa e di questo Renzi» – sarebbe almeno riuscito ad arginarla. Premetto che la Destra in Italia (e un po’ in tutta l’Europa latina) ha connotazioni completamente diverse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>«Che brutta Destra»</i>, commentava Nino Marino su “Social” di qualche settimana fa, riferendosi al fenomeno Salvini. E si consolava al pensiero che un <i>quid </i>– quello <i>«di quest’Europa e di questo Renzi»</i> – sarebbe almeno riuscito ad arginarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Premetto che la Destra in Italia (e un po’ in tutta l’Europa latina) ha connotazioni completamente diverse rispetto alla Destra conservatrice di tipo anglosassone. La “destra” italiana – influenzata dall’eredità fascista – è sempre stata un po’ “sinistra”: popolare, riformista e, soprattutto, lontana dalla mentalità e dagli interessi dei poteri forti; almeno, sino a prima del tentativo finiano di anglicizzarla. Ho avuto più volte modo di parlare di questa “destra”, peraltro preconizzando – in tempi non sospetti – che avrebbe trovato in Salvini il suo nuovo nume tutelare. Non entro dunque nel merito della “brutta Destra”, ma mi permetto qualche divagazione su una brutta, bruttissima Sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare confusioni, inizio dalla morfologia politica. Cosa è dunque – in chiave politica, naturalmente – la “Sinistra”? Cito da Wikipedia, la più vasta enciclopedia di tutti i tempi: <i>«Con il termine sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che siede alla sinistra del Presidente dell’assemblea e, in generale, l’insieme delle posizioni politiche qualificate come egualitariste e progressiste, diametralmente opposte rispetto a quelle della destra. (…) Le posizioni di sinistra relative all’ambito economico spaziano dall’economia keynesiana e il “welfare state” attraverso la democrazia industriale e l’economia sociale di mercato alla nazionalizzazione dell’economia e all’economia pianificata. Durante la rivoluzione industriale, la sinistra sostenne i sindacati. Nei primi anni del ’900 essa fu associata alle politiche che sostengono un esteso intervento governativo in ambito economico. I sostenitori della sinistra criticano ciò che percepiscono come il carattere sfruttante della globalizzazione, la “race to the bottom” e i licenziamenti ingiusti.»</i></p>
<p style="text-align: justify;">Si può certamente discutere sull’esattezza della definizione. Ma, se la sinistra è ciò che grosso modo intende Wikipedia (welfare, economia pianificata, sostegno ai sindacati, ostilità alla globalizzazione economica, rifiuto dei licenziamenti ingiusti, eccetera), l’unica conclusione da trarre è che in Italia – Landini a parte – una Sinistra non esista proprio più. Certo, non può considerarsi “di sinistra” un governo appiattito sulle posizioni dei “mercati” fino al punto da legiferare, con il Job Act, il via libera ai licenziamenti ingiustificati. E certo non possono considerarsi “di sinistra” personaggi come Matteo Renzi o come il suo braccio destro Marco Carrai, noto per le frequentazioni con personaggi dell’estrema destra americana e israeliana. E consiglio ancòra, al riguardo, la lettura dell’illuminante <i>“Il lato B di Matteo Renzi”</i> di Enrica Perucchietti (Arianna editrice).</p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che la Sinistra (alla Berlinguer, per intenderci) e la Destra (alla Almirante) non ci sono più. Sono scomparse, come risucchiate nel vortice di una gigantesca tromba d’aria all’inizio degli anni ’90. In loro vece, dopo il passaggio del ciclone, sono rimasti sul terreno due sembianti sbiaditi, due aree politiche frullate, omogeneizzate e del tutto simili tra loro, ispirate ad un medesimo “pensiero unico” ultraliberista ed espressione di un collaborazionismo pro-americano che non conosce ritegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche tempo a questa parte, l’enorme spazio politico lasciato libero a destra e a sinistra dei partiti collaborazionisti incomincia ad essere riempito, soprattutto nei paesi dell’Europa meridionale e latina: in Italia come in Francia, in Spagna come in Grecia. Talora le nuove forze politiche sono state anche così intelligenti da collaborare per opporsi alla palude moderata ed europeista. Penso, per esempio, al governo Tsipras in Grecia, sostenuto dalla sinistra di <i>Syriza</i> e da un partito di destra nazionale, le cui posizioni in materia di immigrazione sono molto simili a quelle di Salvini.</p>
<p style="text-align: justify;">Già, l’immigrazione. È questo ormai l’ultimo argomento che, in Italia, accomuna tutte le sinistre (belle e brutte, governative e d’opposizione) e che fornisce loro un argomento “forte” contro la nuova destra salviniana. La sinistra – nel suo complesso – non riesce a sganciarsi dal “riflesso condizionato” generato dal tema dell’immigrazione; e ciò perché non riesce a comprendere che una immigrazione incontrollata e di massa (quella che i buonisti chiamano “esodo biblico”) mette in pericolo la nostra identità, la nostra sicurezza, la nostra pace sociale e, in primissimo luogo, gli interessi di quegli strati meno abbienti che una volta erano tutelati proprio dalla sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questo stato di cose, è logico e naturale che una destra rediviva – qual è quella di Salvini – ottenga consensi e cresca in tutto il Paese. E non sarà certo il richiamo – ecclesiastico o politico – alla “solidarietà” ad arginare questo consenso. Se – ipotizzo a titolo d’esempio – verrà consentito al milione di profughi accampato in Libia di raggiungere le nostre coste, le intenzioni di voto per Salvini cresceranno di un altro 10%. E allora, caro Nino, io non giurerei che questa destra <i>«non vincerà»</i>. In fondo, una destra molto simile è già il primo partito in Francia. E altre destre – pur assai diverse dalle nostre – sono in costante ascesa un po’ in tutti i paesi europei. Più le sinistre pontificano di accoglienza e solidarietà, più le sinistre rinunziano a difendere gli interessi nazionali e popolari, più le destre avanzano.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedrete, le sorprese non sono finite.</p>
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		<title>Lega e Destra: un confronto più strategico</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 18:02:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CasaPound]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Destano sconcerto i commenti politici rilasciati all’indomani della manifestazione in Piazza del Popolo della nuova Lega &#8220;lepenista&#8221;. Ma se appaiono scontate le reazioni astiose e preconcette del centro sinistra, sono le reazioni da destra che destano maggiore imbarazzo perché centrate, quasi esclusivamente, sui distinguo e sulla enfatizzazione dell’apparenza. Si passa dalla critica (inesatta) per l’assenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Destano sconcerto i commenti politici rilasciati all’indomani della manifestazione in Piazza del Popolo della nuova Lega &#8220;lepenista&#8221;. Ma se appaiono scontate le reazioni astiose e preconcette del centro sinistra, sono le reazioni da destra che destano maggiore imbarazzo perché centrate, quasi esclusivamente, sui distinguo e sulla enfatizzazione dell’apparenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Si passa dalla critica (inesatta) per l’assenza di tricolori in piazza alle citazioni secessioniste, per riaffermare una diversità di origini e di percorsi politici, ma senza fornire alcuna indicazione di prospettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di osservazioni superficiali, quando non volutamente capziose, che non colgono lo snodo epocale dell’attuale situazione politica. La destra italiana, è dispersa perché gran parte dell’ala moderata e liberale, assecondando il grande costume del conformismo italiano, s’è schierata e appiattita totalmente sulle posizioni di Matteo Renzi, mentre l’ala più radicale s’è allontanata, per disgusto, da ogni rappresentanza partitica.</p>
<p style="text-align: justify;">Manca a questa destra un grande “catalizzatore” che sappia dare vita a un nuovo partito della Nazione in cui far confluire le spinte movimentiste e identitarie con quelle sociali, legalitarie e popolari. In questo momento, Salvini può raccogliere i voti di molti delusi e, col suo riposizionamento politico, può ridare voce a una destra che era esangue e immobilizzata dopo il tramonto di Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo deve essere un alleato nel costruire l’alternativa a Matteo Renzi, ma è evidente che se la destra vuole tornare ad avere un proprio ruolo politico, deve saper riannodare le fila della sua grande tradizione e ricominciare a parlare il linguaggio sociale, nazionale e popolare, che ha l’unità della Nazione, l’autorità dello Stato e la solidarietà comunitaria tra i suoi valori non negoziabili. Ma, in questo, deve avere il coraggio che ha mostrato il leader della Lega nell’abolire ogni preclusione verso quei movimenti che incarnano oggi le istanze giovanili di riscossa nazionale e di cambiamento, deve riscattarsi dall’ubriacatura berlusconiana e liberarsi dalle ossessioni moderatiste, per recuperare la propria natura più profonda e una capacità di analisi e di proposta alternative all’attuale deriva mondialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Potrà farlo anche con un linguaggio meno colorito, ma non si tratta di una questione di toni quanto di contenuti. Perché il grande merito di Salvini, in questo momento, è stato quello di cogliere le contraddizioni dell’Europa e di averle imposte all’attenzione della politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 1998 il presidente della Bundesbank aveva annoverato tra i fondamenti delle moderne democrazie i “plebisciti”, quello delle urne e quello “permanente” dei mercati. Negli anni, quest’ultimo è divenuto prevalente e i rapporti di forza hanno dato vita a un processo di deparlamentarizzazione delle democrazie europee.</p>
<p style="text-align: justify;">In America, il fenomeno era stato studiato da decenni, da quando Zbigniew Brzezinski e la Commissione Trilaterale, denunciando gli “eccessi” delle democrazie, rivendicavano la stabilità come bene primario per il funzionamento del sistema, anche a discapito di rappresentatività e pluralismo. Oggi quelle teorie si sono realizzate nei meccanismi europei, imposte come soluzione alla crisi del 2007 e alle precedenti, costringendoci all’ombra di quel plebiscito dei mercati mondiali che, invece, distrugge le nostre economie, il lavoro e lo stato sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi dominano gli esperti monetari, le élite finanziarie, i grandi istituti di rating, le banche internazionali e le grandi scelte della finanza e le decisioni economiche si impongono ai processi democratici e alle volontà dei popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vedono gli effetti di queste scelte nelle logiche ispiratrici della politica, nelle procedure di liberalizzazione, nell’abbassamento delle tutele, nella predilezione dell’efficientismo, nella destituzione dei poteri rappresentativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dato tecnico contabile prevale su ogni altra considerazione, svuotando nell’Unione organi di controllo quali il Parlamento e la Corte di Giustizia. L’esplosione delle economie di molti Paesi europei e l’evoluzione drammatica di crisi sociali come quella greca unite all’affermarsi, anche nell’immaginario collettivo, di organismi privi di ogni legittimazione democratica quali la Troika, Commissione Ue-Bce-Fmi, sono la dimostrazione evidente di quanto il potere dei tecnici e della finanza abbia espropriato quello degli stati nazionali e quello dei popoli di decidere del loro futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, abbiamo assistito, nella logica dei burocrati di Bruxelles, alle compiaciute dichiarazioni di un professore presidente del Consiglio che rivendicava alle ricorrenti crisi economiche il ruolo benefico di erosione delle sovranità nazionali e di cessione delle stesse a un anonimo e indifferente potere europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azione in tal senso della Troika da corpo nell’Unione a una zona di “non diritto”, laddove l’intervento diretto di questi organismi nei confronti di uno stato membro travalica ogni potere parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo si vede con la Grecia, lo si è visto in Italia con la lettera di Trichet e Draghi al nostro governo il 5 agosto del 2011. C’è un diritto “emergenziale” che decreta un giudizio di incapacità ad autogovernarsi per uno Stato e impone che un organo sovranazionale (in quel caso la Bce) intervenga entrando nel dettaglio di scelte politiche che non sono di sua pertinenza, per ripristinare la fiducia degli investitori e il rispetto di anodini parametri economici.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo si fissano non solo gli obiettivi, ma anche le modalità per conseguirli, reclamando maggiore efficienza del mercato del lavoro, piena liberalizzazione dei servizi pubblici, devitalizzazione del welfare, depotenziamento di ogni tutela del lavoro, contrattualistica e di legge, tagli alle retribuzioni, riduzioni di spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">E il tutto va attuato rapidamente, mediante decreto legge, operando un’intrusione nella vita politica di uno Stato e di fatto la sua deparlamentarizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Avendo di fatto un raggio d’azione e poteri globali, le oligarchie al comando in Europa operano così lo strisciante soffocamento d’ogni potere e rappresentanza popolare, rinsaldando la gabbia degli automatismi finanziari, economici e commerciali, con un susseguirsi di nuovi accordi e trattati, dal Fiscal Compact al TTIP, che mirano all’imposizione di rigidi schemi economici e alla ritrattazione di norme a tutela della salute, dell’ambiente, del benessere e della sicurezza dei cittadini. La spinta globalista verso un nuovo ordine mondiale però non si manifesta solo nel campo economico, legislativo e sociale, ma aggredisce direttamente le identità dei popoli attraverso le politiche che favoriscono l’immigrazione, lo stanziamento sul suolo europeo di milioni di allogeni e il sostanziale ricambio dell’identità del Continente mediante l’immissione forzata di masse di individui che, a volte, fuggono da guerre e carestie ma, in molti casi, sono indotti a espatriare spinti dalla falsa immagine di un benessere facile e diffuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se su questo fronte operano organizzazioni internazionali interessate al commercio di esseri umani e potentati locali fortemente orientati dalla criminalità o dalla corruzione all’accoglienza, il disegno strategico di un’umanità ibridata e conforme, con un enorme e disponibile mercato del lavoro facilmente sfruttabile, risponde a logiche ben più complesse e a poteri che fanno capo a note élite mondialiste che, da troppo tempo, i politici di destra hanno smesso di denunciare e combattere per un malinteso senso di colpa e per il timore di porsi al di fuori di una visione moderna, accogliente e politicamente corretta di questi drammatici fenomeni del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la difesa della stirpe, l’interesse alla natalità, l’avversione al meticciato e in particolare a quello culturale, devono essere tante frecce nell’arco di una destra che voglia risorgere e ritrovare la propria connotazione politica originaria, nazionale e popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Enrico Marino</p>

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