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	<title>Magna Grecia Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>Magna Grecia Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Assolvere Pilato per salvare la nostra storia romana &#8211; Il Poliscriba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 14:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assolvere Pilato dovrebbe essere un’operazione culturale e di revisione storica seria. Qualche tentativo è stato fatto, impegnando pensatori e scrittori dal medioevo a oggi con risultati contrastanti. Da Dante a Bulgakov, la figura di Pilato assume quindi un carattere iconografico, trascendendone l’uomo e restituendone un mito negativo in opposizione a quello positivo del martirio di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Assolvere Pilato dovrebbe essere un’operazione culturale e di revisione storica seria.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Qualche tentativo è stato fatto, impegnando pensatori e scrittori dal medioevo a oggi con risultati contrastanti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Da Dante a Bulgakov, la figura di Pilato assume quindi un carattere iconografico, trascendendone l’uomo e restituendone un mito negativo in opposizione a quello positivo del martirio di Cristo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ed è proprio su questa mitografia che la costituzione dell’Unione Europea stralcia, nelle dichiarazioni ufficiali, ogni riferimento alla romanità, alla classicità, per lasciarci un forte, anzi, prioritario ancoraggio alla civiltà giudeo-cristiana con influenze islamiche, subdolamente inserite per giustificare il ritorno ricodificato della cultura greco-antica a rischio di estinzione dopo il 476 dc.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Subdolamente, perché, ben prima della nascita dell’Islam e della sua espansione, avvenuta con violenza e sterminio, si deve ai monasteri e alla pratica degli scriptoria negli ex territori della Magna Grecia, l’inizio di quella ricopiatura dei testi classici giunti integri fino a noi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Mentre una minoranza del mondo arabo-persiano, più sensibile alle culture straniere, deve al suo contatto linguistico con il greco, il latino e il sanscrito, e le immense opere di sapere in quegli idiomi, tra l’VIII° e il X° sec, il cambiamento dell’impostazione dei suoi studi sulla natura in epoca medioevale, poi sfociati in un’evoluzione di essi che si arrestò dopo il momentaneo ritiro dell’occupazione jihadista dei territori europei affacciati sul mediterraneo, mai ripresasi anche dopo i continui tentativi di riconquista, dal ‘500 fino ai giorni nostri.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">È chiaro sin da subito che il dibattito su Pilato relativo alle responsabilità deicide ha soprattutto interessato lo scontro bimillenario tra ebrei non cristiani, ebrei cristiani e cristiani e, trasversalmente, lo scontro tra due visioni del mondo che Tertulliano poneva in maniera efficace in queste due scomode domande: “Che cosa ha a che fare Atene con Gerusalemme? Quale accordo vi è tra l&#8217;Accademia e la Chiesa?”</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ed è altrettanto evidente che, nel passaggio dal movimento cristiano delle origini, fino alla formazione e alla solidificazione della Chiesa e alla sua resistenza storica dovuta alla sua indubbia capacità di sintesi e rivitalizzazione dell’ellenismo in chiave teologica, già fruttificato all’interno della cultura romana in chiave giuridico-retorica, si sia estesa nel tempo una decadenza classica che per tappe successive si è cercato di riesumare sotto le vestigia di Sacri Romani Imperi di marca germanica e fascista.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">L’uomo Pilato, prima del prefetto o procuratore, ancora oggi è trattato come il caprio espiatorio, il mandante morale della morte di Cristo, della persecuzione dei cristiani e degli ebrei, come il rappresentante del volto bruto del “becero” potere imperiale romano: il muro granitico della Tradizione sul quale si schiantò, come scriveva Massimo di Madaura, il retore pagano che corrispose con sant&#8217;Agostino, quel cristianesimo “… ritorno di barbarie orientali che cercava di sostituire al culto delle armoniose figure dell&#8217;Olimpo classico, quello di criminali giustiziati, dagli orribili nomi punici.”</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">L’assoluzione di Pilato è un atto di giustizia, non di clemenza come fu quella di Barabba voluta dagli indipendentisti ebrei (farisei) e dai depositari del potere religioso (gran sacerdoti), gli uni e gli altri intenzionati a mantenere la loro supremazia locale, alla base della quale c’era il continuo creare disordini in Giudea e in Samaria, anche se l’Impero aveva promesso e voleva portare avanti grandi progetti di opere pubbliche che avrebbero favorito una migliore integrazione sociale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Pilato non ebbe scelta, vuoi per un motivo squisitamente teologico che gli è stato appiccicato come una sentenza oltre il suo operato giurisdizionale &#8211; ovvero l’inevitabilità della crocefissione di Cristo per l’espiazione di tutti i peccati dell’umanità &#8211; vuoi per evitare ritorsioni economiche e socio-politiche, causate dall’ammutinamento sempre paventato degli esattori ebrei che lavoravano per l’Impero, ai quali i romani garantivano un margine di manovra usuraia, mal vista dal popolo, ma accettata in cambio di un relativo esercizio dell’insurrezione volto a destabilizzare la sua posizione prefettizia.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Pilato era rappresentante del diritto, della gestione della res pubblica, della lingua latina, mentre i giudei e i cristiani poi, non riconoscevano altra cultura se non quella delle loro scritture, disprezzando di fatto tutto ciò che dall’impero promanava.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Infatti, come sostiene anche lo storico Christian Dawson in un suo ottimo saggio sulla nascita dell’Europa, i primi cristiani erano per la massima parte gente di scarsa educazione e cultura. Nelle città essi appartenevano principalmente alle classi inferiori e medio-inferiori, mentre nelle campagne uscivano spesso da un contado che era quasi vergine di classicismo e conservava il suo nativo dialetto siriaco, copto o punico.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">In simili circostanze era ben naturale che i rappresentanti ufficiali della tradizione classica guardassero al cristianesimo come al nemico della cultura e, come l&#8217;imperatore Giuliano o Porfirio, identificassero la causa dell&#8217;ellenismo con quella della religione antica. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">L&#8217; “aurea mediocrità&#8221; dello studioso classico non poteva avere che una scarsa simpatia per il fanatismo dei martiri e dei monaci del deserto, i quali condannavano tutto ciò che rendeva bella la vita e proclamavano prossima la distruzione di tutta la civiltà del secolo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Non si può quindi avvalorare la tesi del Pilato uomo insensibile o pusillanime, il tiepido non in grado di prendere una posizione definita sulla vicenda tutta ebraica di Gesù.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">L’assoluzione integrale di Pilato davanti al tribunale speciale della chiesa cattolica, ebraica, protestante o ortodossa, significherebbe una riabilitazione immediata della nostra storia romana ormai passata a fil di spada da chi ci o si vuole difendere dall’antisemitismo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Perché Pilato in Giudea era Roma, era il pensiero romano e la sua complessa civiltà di spada, di scienza, di filosofia e di legge umana, che anteponeva ragione e diritto a qualunque teogonia o dogma divino; preponeva il bene pubblico a quello privato, estranea al pensiero e al mondo giudaico che non riusciva e non poteva comprendere secondo i suoi parametri acquisiti in un lungo percorso storico che aveva radici profondamente diverse e inconciliabili con il senso astorico e metafisico degli ebrei.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Il processo di Gesù è ancora considerato un processo alle intenzioni di Pilato e dei romani tutti, assurti, speciosamente, secondo le ultime interpretazioni evangeliche che mirano a una riconciliazione cattolica con il mondo ebraico, corresponsabili e, in certi casi, unici responsabili del calvario del figlio di Dio.</span></p>
<p align="justify">Il Poliscriba</p>
<p align="justify">Fonte immagine</p>
<p align="justify">https://aste.catawiki.it/kavels/14479719-podesti-francesco-1800-1895-ges-davanti-a-ponzio-pilato</p>

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		<title>Le donne nella Magna Grecia – Luigi Morrone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 07:15:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione Classica]]></category>
		<category><![CDATA[Bachofen]]></category>
		<category><![CDATA[Cicerone]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[Locri]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Morrone]]></category>
		<category><![CDATA[Magna Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[pitagora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Analisi della condizione giuridica della donna nelle città magnogreche tra il VII ed il V sec. a.C Va premesso che noi abbiamo una visione un po’ &#8220;atenocentrica&#8221; della Grecia antica. Tendiamo, cioè ad attribuire all’intero mondo ellenico ciò che – in effetti – è peculiare della πόλις ateniese. Quindi siamo convinti che, come ad Atene, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Analisi della condizione giuridica della donna nelle città magnogreche tra il VII ed il V sec. a.C</p>
<p style="text-align: justify;">Va premesso che noi abbiamo una visione un po’ &#8220;atenocentrica&#8221; della Grecia antica. Tendiamo, cioè ad attribuire all’intero mondo ellenico ciò che – in effetti – è peculiare della πόλις ateniese. Quindi siamo convinti che, come ad Atene, in tutta la Grecia le donne non potessero neanche assistere alle Olimpiadi, non avessero la capacità di amministrare il proprio patrimonio, non avessero diritto ereditario, non potessero comparire in Tribunale se non sotto la tutela del marito se sposate o del padre se nubili.</p>
<p style="text-align: justify;">Non fu così in tutta la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo due esempi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Sappiamo da Pausania e da alcune scoperte archeologiche, che la principessa Cinisca, figlia del re di Sparta Archidamo, vinse 2 olimpiadi (nel 396 e nel 392 a.C.) nella corsa dei carri. Non immaginiamo – però – Cinisca sul carro a guidare i cavalli: nelle gare olimpiche il premio non era appannaggio dell’auriga, ma del proprietario dei cavalli. Quindi, le vittorie olimpiche della principessa erano dovute non ad una particolare abilità, ma al suo censo, che le permetteva di comprare i cavalli migliori, ma ciò dimostra che le donne di Sparta non solo potevano assistere alle olimpiadi, ma potevano addirittura parteciparvi, ed avevano anche la capacità di amministrare il proprio patrimonio.</li>
<li>Alcune scoperte archeologiche hanno portato alla luce delle tavole, risalenti al VI-V secolo a.C., in cui si possono leggere le leggi in vigore a Gortyna, nell&#8217;isola di Creta, secondo le quali le donne hanno diritto ereditario, capacità di agire e possono chiedere il divorzio.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Passiamo a vedere la condizione in Magna Grecia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo premettere che abbiamo notizie scarne, ma su Locri e Reggio ci sono fonti abbastanza precise, anche se sfumate in aloni leggendari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Locri</strong>. Johan Jacob Bachofen nel XIX secolo aveva ipotizzato una ginecocrazia in Locri Epizefiri. Gli studi successivi hanno scartato questa ipotesi, propendendo per una confusione del giurista svizzero, ma hanno ipotizzato una discendenza matrilineare per le famiglie aristocratiche, da cui – appunto – sarebbe derivato lo “equivoco” di Bachofen. Anche questa ipotesi è scartata dai più recenti studi, però vi è da considerare che in un frammento la poetessa locrese Nosside dice:</p>
<p style="text-align: justify;">“Ηρα τιμήεσσα, Λακίνιον ἃ τὸ θυῶδες</p>
<p style="text-align: justify;">πολλάκις οὐρανόθεν νεισομένα κατορῇς,</p>
<p style="text-align: justify;">δέξαι βύσσινον εἷμα, τό τοι μετὰ παιδὸς ἀγαυὰ</p>
<p style="text-align: justify;">Νοσσίδος ὕφανεν Θευφιλις ἁ Κλεόχας.</p>
<p style="text-align: justify;">Venerata Era, che spesso scendendo dal cielo</p>
<p style="text-align: justify;">proteggi il Capo Lacinio odoroso di incensi,</p>
<p style="text-align: justify;">accogli la veste di bisso che con la figlia Nosside</p>
<p style="text-align: justify;">tessé la nobile Teofilide figlia di Cleoca”</p>
<p style="text-align: justify;">(traduzione di Ulderico Nisticò &#8211; “Muse Ioniche” – Città del Sole 2014).</p>
<p style="text-align: justify;">Nota a margine: quando Nosside scrive questo frammento, Crotone e Locri sono in guerra, ma Nosside, locrese, si reca al santuario di Capo Lacinio in territorio crotoniate. Nei secoli, questo rispetto per i luoghi sacri si è perso, evidentemente … Come si vede, la discendenza narrata è matrilineare: Nosside, la madre Teofilide e la nonna Cleoca. Quindi, se la discendenza matrilineare, con ogni probabilità, non aveva giuridica rilevanza, è altrettanto probabile che nella prassi fosse uso fare il nome della madre per indicare la propria discendenza, un po’ come avviene oggi al mio paese di origine, San Giovanni in Fiore, dove ci conosciamo per soprannome e, di solito, il soprannome viene ereditato dalla madre. Però, sulla legislazione locrese, abbiamo fonti più certe.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la tradizione, fu Zaleuco a dettare le leggi. Qualcuno, a cominciare da Timeo, dubita dell’esistenza storica del personaggio. Il mio collega Cicerone nel De Legibus taglia la testa al toro. Nel dialogo immaginario, Quinto gli chiede: &#8220;Quid, quod Zaleucum istum negat ullum fuisse Timaeus?&#8221; (&#8220;Che importanza può avere che Timeo abbia negato l&#8217;esistenza di Zaleuco?&#8221;).</p>
<figure id="attachment_20401" aria-describedby="caption-attachment-20401" style="width: 347px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/11/Statua-di-Caronda-Catania-piazza-Stesicoro.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-20401 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/11/Statua-di-Caronda-Catania-piazza-Stesicoro-225x300.jpg" alt="Statua di Caronda -Catania-Piazza Stesicoro" width="347" height="463" /></a><figcaption id="caption-attachment-20401" class="wp-caption-text">Statua di Caronda -Catania-Piazza Stesicoro</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">E Cicerone risponde: &#8220;At &lt;ait&gt; Theophrastus, auctor haud deterior mea quidem sententia — meliorem multi nominant —, commemorant vero ipsius cives, nostri clientes, Locri. Sed sive fuit sive non fuit, nihil ad rem: loquimur quod traditum est&#8221; (&#8220;Ma [lo afferma] invece Teofrasto, autore per nulla inferiore a mio parere &#8211; molti anzi lo dicono migliore- , e poi lo ricordano i suoi stessi concittadini, i miei clienti locresi. Ma che egli sia esistito oppure no, non importa per il nostro tema: noi riferiamo ciò che è stato tramandato&#8221;). Quindi, che sia esistito o no, esiste un corpo di disposizioni che ci è stato tramandato, costituito da 14 articoli. Uno, importantissimo, anche se non riguarda l’argomento, abolisce la schiavitù a Locri. Vediamo ciò che concerne la posizione della donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli adulteri devono essere privati di entrambi gli occhi. Dunque, a Locri è punito l’adulterio con l’accecamento. Da un aneddoto sappiamo che anche l’adulterio maschile aveva la stessa rilevanza penale di quello femminile. Che sia vero o no, si narra che il figlio di Zaleuco fosse stato colto in flagrante adulterio ed il padre, per evitare che il figlio venisse completamente accecato, offrì uno dei suoi occhi. Altre due disposizioni, appaiono un po’ “strane”.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>È vietato alle donne indossare vesti dorate e di seta e abbellirsi con ricercatezza se non per prendere marito.</li>
<li>Le donne sposate devono indossare bianche vesti mentre camminano per il foro con i domestici, ed essere seguite da un&#8217;ancella. le donne nubili possono indossare vesti di vari colori.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tali disposizioni ricordano molto alcuni precetti della scuola pitagorica, ben esaminati nel recente libro di Pina Sirianni “Etica al femminile nella scuola di Pitagora” (Calabria Letteraria Editrice – 2013), in cui – tra l’altro – è pubblicata una lettera che Melissa, allieva di Pitagora, manda a Clareta, un’allieva più giovane: “Conviene, perciò, che tu poco ornata trascorra il tempo modesta e libera con il tuo legittimo marito, ma non con magnificenza, e che tu porti un vestito candido, puro e semplice, non, all&#8217;opposto, splendido ma superfluo: devi evitare porpora o il tessuto mischiato a porpora e quelle tra le vesti che sono trapunte d&#8217;oro. Questi espedienti servono alle prostitute a caccia di molti uomini; per una moglie che voglia piacere solo a suo marito, la bellezza risiede nel contegno, non nelle sue vesti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché Zaleuco, se esistito, è anteriore a Pitagora, che il filosofo abbia “copiato” dal legislatore questi precetti? Gaetano De Sanctis ha proposto un’altra interpretazione. Le disposizioni sono precedute da una sorta di “proemio” che Zaleuco avrebbe premesso sulla “filosofia ispiratrice” delle sue leggi. De Sanctis, con argomenti a mio avviso inoppugnabili, ha dimostrato che quel proemio risale ad epoca senza dubbio successiva a quella in cui presumibilmente avrebbe vissuto Zaleuco, e ne ha annotato le chiare influenze pitagoriche, onde ha ipotizzato che anche tali disposizioni attribuite a Zaleuco fossero, in realtà, dei “precetti morali” dettati quando a Locri si diffuse la filosofia pitagorica.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo a <strong>Reggio</strong>. Anche qui abbiamo un legislatore il cui nome ci è stato consegnato dalla tradizione: il catanese Caronda, come Zaleuco, lodato da Aristotele nella Politica e citato da Cicerone nel De Legibus. Sulla storicità di Caronda, al contrario di Zaleuco, abbiamo fonti certe. Anche qui, citiamo per la sua importanza una disposizione anche se esula dal tema: Tutti i figli dei cittadini han diritto ad apprendere, ed ognuno deve saper leggere e scrivere a spese della πόλις. 2500 anni fa a Reggio si studiava a spese dello Stato &#8230;Veniamo al tema:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>L’uomo che si risposa mentre ha figli minori deve abbandonare ogni carica pubblica, perché “dà matrigna” ai suoi figli.</li>
<li>La donna può chiedere il divorzio. Qui s’innesca un aneddoto, non sappiamo se vero, ma gustoso. Da Zaleuco, Caronda aveva mutuato una curiosa norma: chi avesse voluto una modifica legislativa, avrebbe dovuto presentarsi nell’Agorà con una corda al collo e, in caso di reiezione della richiesta, avrebbe dovuto strozzarsi con esso. Un uomo si presentò col cappio al collo all’Agorà, narrando che la moglie aveva chiesto il divorzio per sposare un uomo più giovane e chiese l’abolizione del diritto di divorzio per le donne. L’Agorà non accolse la richiesta in toto, ma la legge fu modificata, nel senso che, ottenuto il divorzio, la donna non avrebbe potuto sposare un uomo più giovane del marito.</li>
<li>Se una donna resta orfana mentre è ancora nubile, se ricca, il suo parente più prossimo deve sposarla; se povera, i suoi parenti più prossimi hanno l’obbligo di procurarle la dote. Anche qui, c’è un aneddoto curioso. Un’orfana povera si presentò all’Agorà, rigorosamente col cappio al collo e riuscì a far modificare la legge nel senso che anche le povere avrebbero dovuto essere sposate dal parente più prossimo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo con <strong>Crotone</strong>. Abbiamo scarne notizie, per lo più da Erodoto. Sappiamo che le nozze dovevano essere precedute da sponsali con solenni promesse reciproche tra i promessi sposi, sappiamo che era riprovevole l’adulterio, ma non è dato di sapere se si trattasse di un dato giuridico, o di una condanna morale, anche perché Erodoto scrive quando ancora Crotone è sotto l’influenza della scuola pitagorica, tra i cui precetti vi è la riprovazione dell’adulterio.</p>

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		<title>Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Diciottesima Parte – Lo sciamanesimo ieratico in Parmenide</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/sulle-tracce-della-sapienza-a-lezione-da-angelo-tonelli-diciottesima-parte-lo-sciamanesimo-ieratico-in-parmenide/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Valentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 16:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sapienza Greca]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Tonelli]]></category>
		<category><![CDATA[Colli]]></category>
		<category><![CDATA[eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[Hellenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Valentini]]></category>
		<category><![CDATA[Magna Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza greca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarzana (SP) 13 Novembre 2015 a cura di Luca Valentini Venerdì 13 Novembre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il diciottesimo degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sarzana (SP) 13 Novembre 2015</p>
<p style="text-align: justify;">a cura di Luca Valentini</p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 13 Novembre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il diciottesimo degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, che in questa occasione ha concluso la disamina del pensiero di Parmenide.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa occasione, la disamina della dottrina parmenidea è iniziata con l’importante messa in guardia circa l’attitudine  che si sedimenta come carattere costitutivo. E’ un’esplicita critica verso i non – iniziati, in cui si manifesta l’assenza di Luce, la non – conoscenza, che in ambito tradizionale  e orientale viene espressa col termine Avidya, l’ignoranza. E’ un preciso invito a deporre la propria passività dinanzi alle abitudini, quali elementi di forte ostruzione alla consapevolezza iniziatica:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>Ma tu allontana l’intuito da questa via di ricerca e l’abitudine frutto di molta esperienza non ti costringa a muovere per questa via un occhio che non vede e un orecchio che rimbomba…</em></strong>” (Frammento 7 A).</p>
<p style="text-align: justify;">La via “<em>che è</em>” si fonde in un’identità radicale tra immediatezza e ciò che si esprime per se stessa: per il filologo ligure, in Parmenide, il metodo di conoscenza coincide con l’oggetto della conoscenza. Vi è, infatti, una strettissima connesione tra mente illuminata, risvegliata ed il Principio Cosmico, quale origine, che è polo che non è mai nato e non è mai morto: è la perfetta negazione della spazialità e della temporalità del fondamento, quale assoluta presenzialità dello Spirito.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/11/Tonelli-22.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9071" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/11/Tonelli-22-214x300.jpg" alt="Tonelli 2" width="214" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La definizione del Principio Primo è tale che esso può determinarsi quale essenza una e continua, ma non infinita, in cui si esplicita il superamento del creazionismo cristiano, ponendosi in una prospettiva noetica ciclica e non prettamente lineare.  Si pone in essere, pertanto, una profonda relazione con l’idea indù di Maya, quale entità numinosa e cangiante del Cosmo, come illusione che permane in sé e che solo apparentemente si rivela frammentaria, nella sua manifestazione fenomenica.</p>
<p style="text-align: justify;">In ciò, secondo Tonelli, il potere numinoso di Dike, quale divinità della Giustizia Cosmica, ha la capacità di trattenere nella immobilità il Principio Primo, non potendo essere intuibile ed esprimibile il “<em>ciò che non è</em>”. Si comprende, a tal punto, come il nostro vero Sé sia realmente la radice della nostra interiorità, essendo il <em>to eòv </em>la vera ed unica matrice profonda dell’uomo:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>…non c’è un di più in una parte né un di meno in un’altra, che impedisca la sua coesione con se stesso, ma è tutto pieno di essente e per questo è tutto coeso…</em></strong><em>” </em>(Frammento 8 A).</p>
<p style="text-align: justify;">La trama che costituisce il Cosmo si determina come Necessità non manchevole di nulla, essendo essa stessa di natura finita: in riferimento a ciò, Melisso contesterà a Parmenide l’aporia del pensiero, sostenendo l’infinità dell’Essere. Tale prospetitva ci conduce nell’ambito metafisico dell’ <em>Asylon</em>, del non violabile, in cui si superano le dicotomie tra due divergenti visioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, dal Sapiente di Elea si possono desumere delle precise istruzioni operative ed iniziatiche che consentono, per chi abbia l’animo rivolto verso l’Assoluto e la Totalità, di conoscere delle verità anche nel campo di interesse del relativo, in cui le forze contrapposte, fenomenologicamente duali, si rivelano, essenzialmente, come polarità dinamiche di un unico Fuoco Primordiale.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ultimo frammento parmenideo, si esprime tutta la valenza iniziatica della scuola di Elea, come una delle massime espressioni sapienziali della terra italica, in cui i simboli, i miti, il linguaggio ermetico ci riconducono sempre e comunque a quella ieratica scienza sciamanica di cui si è disquisito sin dal primo seminario:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>Conoscerai la natura dell’Etere e tutti gli astri che sono in esso, e le opere non visibili della pura lampada del Sole rifulgente e la loro origine, e apprenderai le opere della Luna errante, dall’occhio rotondo e la sua natura, e conoscerai anche il cielo sta attorno…</em></strong>” (Frammento 10 A).</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa relazione si chiude il primo ciclo di seminari sulla Sapienza Arcaica, tenuti da  Angelo Tonelli, ma possiamo già annunciare ai nostri lettori come si stia già programmando un secondo ciclo di incontri, che Ereticamente provvederà a comunicare e sintetizzare per tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">* I frammenti citati non seguono la consueta traduzione Diehl Kranz<em>, ma sono estratti dal testo “</em><em>Le parole dei Sapienti</em><em>”, curato da Angelo Tonelli, per le Edizioni Feltrinelli</em><em>.</em></p>

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		<title>Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Diciassettesima Parte – Parmenide, tra Essere e Non &#8211; Essere</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/sulle-tracce-della-sapienza-a-lezione-da-angelo-tonelli-diciasettesima-parte-parmenide-tra-essere-e-non-essere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Valentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 07:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sapienza Greca]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Tonelli]]></category>
		<category><![CDATA[Colli]]></category>
		<category><![CDATA[eraclito]]></category>
		<category><![CDATA[Hellenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Valentini]]></category>
		<category><![CDATA[Magna Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[parmenide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarzana (SP) 6 Novembre 2015 a cura di Luca Valentini Venerdì 6 Novembre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il diciassettesimo degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sarzana (SP) 6 Novembre 2015</p>
<p style="text-align: justify;">a cura di Luca Valentini</p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 6 Novembre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il diciassettesimo degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, che in questa occasione ha continuato la disamina del pensiero di Parmenide.</p>
<p style="text-align: justify;">L’analisi della dottrina parmenidea, in tale occasione, è proseguita tramite una comparazione tra il <em>to eòv</em>, già approfondito nel precedente seminario, e ciò che Giorgio Colli, nel suo famoso scritto “La Filosofia dell’Espressione”, ha voluto intendere come dimensione dell’immediatezza, correlata strettamente a quel <em>Misterium</em> di derivazione eleusina, che è possibile ritrovare nel mito dello specchio di Dioniso, in cui il Divino osservando il mondo riflesso, in verità, osserva la manifestazione di se stesso. Tale potente intuizione si esprimeva tramite il testo del Sapiente, il quale lo condivide con i discepoli della scuola iniziatica di Elea.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso conoscitivo, secondo Parmenide, è attuabile secondo due differenti vie, le quali si pongono nella sfera della comunicazione dell’intuizione stessa. La prima via è rappresentata dal sentiero della Persuasione  e della Verità, quale via dell’Essere; l’altra via è di natura misterica, silente, quale essenza del Non – Essere, perché non si può conoscere ciò che non è e non se ne può neanche parlare. Secondo il principio di non – contraddizione, la differenza si palesa per la comunicazione o meno del percorso, per il suo essere o meno palese:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>Io dirò – e tu ascolta e accompagna la mia parola – quali sono le sole vie di ricerca che si possono intuire: l’una, che è e che non è possibile che non sia è il sentiero della Persuasione (perché si accompagna alla Verità); l’altra che non è e che è necessario che non sia: e questa, ti dico, è sentiero imperscrutabile, perché non si può conoscere ciò che non è (non è possibile farlo) e non se ne può parlare</em></strong>” (Frammento 2A).</p>
<p style="text-align: justify;">In tale apparente dicotomia, la dottrina parmenidea, in realtà, si pone in punto noetico in cui si va al di là sia dell’Essere quanto del Non – Essere, smantellando la sostanza del nichilismo sofistico ed anche moderno, ma anche un eccessivo costruzionismo di origine ontologica: l’esperienza dell’Assoluto è solo apparentemente in contraddizione con quanto affermato nel frammento precedentemente citato. Il Tonelli, infatti, ha evidenziato come in esso è possibile ritrovare l’esperienza estatica del Samadhi orientale, quale riassorbimento meditativo della manifestazione formale, similmente alle pratiche ascetiche occidentali, come, per esempio, le incubazioni nelle grossi, pratiche in alcuni riti misterici legati ad Asclepio:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>…il fuoco etereo della fiamma, che è piacevole, assai leggero dappertutto identico a se stesso, ma non identico all’altro; e posero anche quello, per se stesso, suo opposto, notte senza luce, di aspetto denso e greve. Questo ordine cosmico apparente ti espongo in maniera compiuta affinchè nessuna convinzione dei mortali possa mai superarti</em></strong>” (Frammento 8A).<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/11/Tonelli-21.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-8517 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/11/Tonelli-21-300x140.jpg" alt="Ancient Greek Costume" width="394" height="184" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La dimensione manifestante, del principio unitario, che la Sapienza Greca conosceva come <em>Noùs</em>, è la radice ancestrale e noetica in cui coincidono Essere ed Intuire, nella sfera del pensiero, come esperienza folgorante, che si configura come rottura del umano e fenomenico recinto della ragione:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“<em>…una stessa cosa, intuire e essere</em></strong>” (Frammento 3A).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il filologo ligure, in Parmenide, l’intuizione è il luogo metafisico entro cui è possibile cogliere ciò che è comune, l’organo spirituale di percezione di tutte le cose, anche quelle lontante, diverse o riunite che siano. Si palesa, come una vera e propria divinità, <em>Alètheia</em>, l’espressione dei singoli enti quale radice di pienezza presente nella Totalità, come articolazione dell’Uno:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>…guarda allo stesso modo come le cose lontane siano saldamente vicine nell’intuizione: perché non scinderai ciò che è dall’essere connesso con ciò che è, né se viene completamente disperso ovunque nel cosmo, né se viene riunito</em></strong>” (Frammento 4A).</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, nel Frammento 5A, il Tonelli ripropone un giusto e saggio parallelismo, con quanto già analizzato in Eraclito, cioè la dottrina unitaria degli opposti, quale continuità strutturale e circolare dell’Essere:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>…è uguale per me il punto da cui cominciare: là ritornerò di nuovo</em></strong>” (Frammento 5A).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo incontro, che si svolgerà Venerdì 13 Novembre e che sarà sempre relazionato da Ereticamente, Angelo Tonelli concluderà la sua disamina circa la figura ed il pensiero di Parmenide.</p>
<p style="text-align: justify;">* I frammenti citati non seguono la consueta traduzione Diehl Kranz<em>, ma sono estratti dal testo “</em><em>Le parole dei Sapienti</em><em>”, curato da Angelo Tonelli, per le Edizioni Feltrinelli</em><em>.</em></p>

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		<title>Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Sedicesima Parte – Introduzione a Parmenide</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Valentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 21:06:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sapienza Greca]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Valentini]]></category>
		<category><![CDATA[Magna Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[parmenide]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[tonelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarzana (SP) 30 Ottobre 2015 a cura di Luca Valentini Venerdì 30 Ottobre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il sedicesimo degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/sulle-tracce-della-sapienza-a-lezione-da-angelo-tonelli-sedicesima-parte-introduzione-a-parmenide/">Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Sedicesima Parte – Introduzione a Parmenide</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sarzana (SP) 30 Ottobre 2015</p>
<p style="text-align: justify;">a cura di Luca Valentini</p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 30 Ottobre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il sedicesimo degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, che in questa occasione ha iniziato la disamina del pensiero di Parmenide.</p>
<p style="text-align: justify;">Per iniziare un’analisi attenta della dottrina parmenidea, è d’uopo, per il filologo ligure, dimenticare tutta l’ermeneutica dotta, accademica e filosofica, prima degli studi di Giorgi Colli, il quale ha chiarito diversi e gravi fraintendimenti circa la figura del sapiente di Elea. Egli, pertanto, al contrario di quanto affermato dalla vulgata imperante della storia della filosofia, non è stato né il fondatore dell’Ontologia, comunemente intesa, né della Logica, quale espressione del principio d’identità. Ciò deriva, principalmente, dall’errata interpretazione noetica del “<em>tò eòn”</em>, traducibile con “<em>ciò che è</em>”, espressione unitaria dell’Ente e assolutamente non assimilabile né al razionalismo né al logismo moderno di origine cartesiano. Infatti, spesso si confonde il verbo <em>einai</em> con il <em>tò eòn</em>, l’Essere razionale frainteso e confuso con l’Uno, con il Grande Cosmo delle Upanishad: tutto ciò ha impedito di comprendere la vera valenza della scuola di Elea, quale autentico riferimento misterico.</p>
<p style="text-align: justify;">Originario di Elea, l’odierna Velia, vicino Napoli, colonia magnogreca del V sec. A. C., non si sa con precisione se fosse stato discepolo di Senofane o di Anassimandro, Parmenide, di certo, secondo la narrazione di Diogene Laerzio (IX, 21-23),  ebbe un contatto col pitagorico Aminia e fu sacerdote di Apollo <em>Oùlios</em> e interpretò la propria esistenza in maniera organica e totalizzante, essendo stato anche un guaritore – veggente, ma anche un politico: Platone lo paragonava a Pericle e Plutarco ne elogiava la grande legislazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua opera, <em>Perì Physeos</em> (Dell’Origine o della Natura), fu la prima rappresentazione iniziatica in prosa. La scrittura di Parmenide, in tale prospettiva, risulta essere enigmatica, un metodo, secondo l’interpretazione di Pierre Hadot (Esercizi spirituali e filosofia antica), per ricondursi alla stato di coscienza quale esperienza dell’Unità. Il passaggio dall’era della comunicazione orale a quella delle comunicazione scritta rappresenta il passaggio dalla Sapienza silente di un Pitagora alla Sapienza semi- manifesta di un Eraclito e di un Parmenide. Pertanto, risulta come la scrittura risulti essere necessariamente indispensabile per la filosofia, ma non risulti altrettanto tale all’insegnamento sapienziale: ciò si evince anche da quanto riportato dalla Lettera Settima di Platone, in cui la Verità, si afferma, non può essere razionalmente comunicata e trasmessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Tonelli, la distanza di Parmenide dall’ontologia post-arcaica è sancita dal proemio della sua opera, in quanto narrazione di natura iniziatica e sciamanica, che si rivolge sacralmente alla Dea per riceverne in dono la sua illuminazione, quale chiara ed evidente traccia del proprio percorso sacrale ed intuitivo:</p>
<p style="text-align: justify;">“Le cavalle che mi portano fin dove giunge il mio desiderio</p>
<p style="text-align: justify;">mi scortano, dopo avermi guidato sulla via</p>
<p style="text-align: justify;">della Dea, che dice molte cose</p>
<p style="text-align: justify;">e porta in ogni contrada l’uomo che sa.</p>
<p style="text-align: justify;">Là fui condotto, perché fu là che mi portarono</p>
<p style="text-align: justify;">le cavalle molto accorte, traendo il carro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fanciulle indicavano la via.</p>
<p style="text-align: justify;">L’asse strideva nei mozzi, incandescente,</p>
<p style="text-align: justify;">incalzato alle due estremità dai due cerchi rotanti,</p>
<p style="text-align: justify;">ogni volta che le Figlie del Sole,</p>
<p style="text-align: justify;">dopo avere lasciato la casa della Notte,</p>
<p style="text-align: justify;">si affrettavano a scortarmi verso la luce,</p>
<p style="text-align: justify;">distogliendo i veli dal capo con le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">Là è la porta delle vie della Notte e del Giorno,</p>
<p style="text-align: justify;">incastonata tra un architrave e una soglia di pietra:</p>
<p style="text-align: justify;">in alto nell’etere, la chiudono grandi battenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dike che molto punisce ne tiene le chiavi che si alternano.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fanciulle rivolgendosi a Lei con dolci parole</p>
<p style="text-align: justify;">la persuasero con accortezza a togliere subito la sbarra dalla porta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed essa si spalancò, dischiudendo il varco enorme dei battenti,</p>
<p style="text-align: justify;">facendo girare in senso inverso nei cardini</p>
<p style="text-align: justify;">i perni di bronzo, fissati con chiodi e fermagli.</p>
<p style="text-align: justify;">Da lì attraverso la porta le fanciulle</p>
<p style="text-align: justify;">guidarono subito carro e cavalle lungo la strada maestra.</p>
<p style="text-align: justify;">E la Dea mi accolse benevola e la mia destra</p>
<p style="text-align: justify;">strinse nella sua destra, e così parlò e mi disse:</p>
<p style="text-align: justify;">“O giovane, compagno di aurighi immortali,</p>
<p style="text-align: justify;">che giungi alla nostra dimora portato dalle cavalle,</p>
<p style="text-align: justify;">salve a te! Perché non fu una Moira funesta</p>
<p style="text-align: justify;">a spingerti per questa via (essa infatti è lontana</p>
<p style="text-align: justify;">dal tragitto degli umani), ma Thémis e Dike.</p>
<p style="text-align: justify;">E tu devi apprendere ogni cosa,</p>
<p style="text-align: justify;">sia il cuore che non trema della ben rotonda Verità</p>
<p style="text-align: justify;">che le opinioni dei mortali in cui non è vera certezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tuttavia anche questo imparerai,</p>
<p style="text-align: justify;">come le cose apparenti si deve ammettere che sono</p>
<p style="text-align: justify;">quando si indaghino in ogni senso tutte le cose”*.</p>
<p style="text-align: justify;">Riportando sinteticamente la parafrasi del Tonelli, è possibile l’associazione del simbolo delle cavalle con l’espressione del desiderio, <em>Thumos</em>, quale relazione diretta con l’intima sublimazione dell’ambito passionale: esplicitazione istintuale ma anche consapevole dell’energia interiore. In tale quadro di riferimento femmineo, la Dea è la rappresentazione dell’intera spiritualità mediterranea, che si contrappone alla sfera maschile ed olimpica del Divino, quale ambito di divinità prettamente maschile: essendo, come scritto, Parmenide un sacerdote di Apollo, forse si potrebbe accennare ad una complementarietà originaria, più che ad una netta dicotomia.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/11/Tonelli-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-8424 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/11/Tonelli-2-193x300.jpg" alt="Tonelli 2" width="193" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, la presenza della superata polarità Giorno – Notte, ma anche dello Spazio – Tempo e della Luce – Tenebre, testimonia la ricerca della Luce magica e sottile, al di là della sua riflessa manifestazione sensibile, togliendo il velo dal capo, quindi dalla cerebralità, quale disvelamento verso una soglia della dimensione dell’invisibile, il cui viatico è accompagnato dal consenso sacrale della Terra Madre, Thèmis e, della Giustizia, Dike. Nel testo si ritrova il mitico platonico dell’auriga, il quale governa gli aspetti inferi dell’anima, equilibrando le diverse componenti sottili: anche per tale motivo, il tragitto verso la verità, verso l’illuminazione è in accordo con la Giustizia Cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale percorso sciamanico deve condurre il myste all’acquisizione di tre alte verità sapienziali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>la irriducibile scissione del mondo della Sapienza dalle trame del mondo delle opinioni, frutto ed espressione delle sensazioni corporee e dei pensieri personali;</li>
<li>Il fondamento ontologico anche della sfera del fenomenico, in cui si dispiega la trama occulta del “ciò che è”, del Principio primordiale, potendo l’essenzialità del mondo sensibile essere colta da uno sguardo che riesca a trascendere la sfera materiale, in un percorso di natura non dualista, paragonabile a quello presente nell’insegnamento shivaita;</li>
<li>la realizzazione di un cuore che non trema, non vincolato alle influenze emozionali dell’esistenza, dell’ambiente e dell’istinto, in cui codesta dimensione non presenta alcun decadimento sentimentale, filantropico o vagamente romantico, per ascendere a quella sfera calorica, di fuoco filosofale interno, in cui si esplicita il Cuore ermetico ed ardente della tradizione ieratica egizia, della sapienza arcaica, dei mitologhemi cavallereschi del Graal, quale effusione nel microcosmo del <em>Lògos Divino</em>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, si può evincere quanto nel processo palingenetico che si realizzava tramite l’applicazione della dottrina del Sapiente di Elea si ponesse in essere una profonda identità tra il Sé individuale ed lo Spirito Universale, così da consentire all’iniziato di ascendere a livelli di spiritualizzazione anche superiori rispetto a quelli delle stesse Divinità, così come indicato, parimenti, dalla tradizione indù:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Ciò che si chiama Brahman è lo spazio esterno all’uomo, ma questo spazio che è esterno all’uomo, questo spazio è lo stesso che è all’interno dell’uomo, e questo spazio che è all’interno dell’uomo è quello stesso che è dentro il cuore. Esso è il pieno, l’immutabile</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">(Chandogya Upanishad III, 12, 7-9).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo incontro, che si svolgerà Venerdì 6 Novembre e che sarà sempre relazionato da Ereticamente, Angelo Tonelli continuerà la sua disamina circa la figura ed il pensiero di Parmenide.</p>
<p style="text-align: justify;">* Il proemio citato non segue la consueta traduzione Diehl Kranz<em>, ma è estratto dal testo “</em><em>Le parole dei Sapienti</em><em>”, curato da Angelo Tonelli, per le Edizioni Feltrinelli</em><em>.</em></p>

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