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	<title>luca Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>luca Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Stato d’emergenza … cercasi Italia – Luca Valentini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Valentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 13:41:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La proroga a firma del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, congiuntamente alla promulgazione del nuovo dpcm in materia di tutela e prevenzione inerenti al Covid 19, impone delle riflessioni schiette di vario ordine, non in ambito politologico oppure strettamente sanitario, ma in un quadro organico, comprendente anche l’aspetto sociologico che caratterizza da ormai troppi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La proroga a firma del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, congiuntamente alla promulgazione del nuovo dpcm in materia di tutela e prevenzione inerenti al Covid 19, impone delle riflessioni schiette di vario ordine, non in ambito politologico oppure strettamente sanitario, ma in un quadro organico, comprendente anche l’aspetto sociologico che caratterizza da ormai troppi mesi la Nazione di Augusto, di Federico II, di Dante, di D’Annunzio, ma anche del Burioni di turno. Non ci appassionano le disamine geopolitiche dei fronti contrapposti, delle infinite disquisizioni su rapporto di odio e amore che molti amici e connazionali hanno nei confronti di USA e Cina, in quanto, da un punto di vista metapolitico, la contemporaneità non presenta antagonismi irriducibili, ma offre agli astanti la più tragica rappresentazioni del celebre teatro siciliano, in cui le diverse marionette altro non sono che sagome in agonia ed in balia di un unico puparo, il denaro, quale <em>instrumentum regni</em> di una dimensione ben più infida e profonda, come ben specificato da un Guènon nel suo “Il Regno della Quantità ed i Segni dei Tempi”.</p>
<p style="text-align: justify;">La demonia dell’economia ha non casualmente individuato nell’ombelico del mondo, cioè nell’Italia, la vittima sacrificale per un grande esperimento di massificazione mentale, di dominio sottile delle coscienze: noi ne siamo convinti profondamente. Tutte le altre motivazioni sono valide e spesso veritiere, ma anche false, spudoratamente false, diciamocelo. E’ vero che l’Italia qualche anno fa fu designata, in un celebre incontro dell’ex-ministro alla Sanità Lorenzin negli USA, coi vertici del governo americano e delle più influenti case farmaceutiche, capofila mondiale nella diffusione strategica ed ossessiva della peggiore coercizione vaccinale, violando l’art. 32 della nostra Costituzione o semplicemente la convenzione di Oviedo sulla libera scelta dell’individuo dinanzi ad una pratica medicale, qualunque essa sia. Non è vero che la proroga dello stato d’emergenza comprima i diritti fondamentali e di libertà del cittadino &#8211; che vengono oltraggiati altresì costituzionalmente da atti amministrativi che per loro intrinseca natura non possono essere coercitivi -, ma si rivela funzionale all’inosservanza, per esempio, di tutta una specifica legislazione varata per il contrasto del riciclaggio, delle infiltrazioni mafiose e della più comune e diffusa corruttela. Inoltre, non essendo dei tecnici, non possiamo esprimerci sulla nocività delle installazioni del 5G, ma alcune ricostruzioni sembrano poste in essere decisamente per fungere <em>ad usum delphini </em>da armi di rimbalzo per la propaganda del mainstream, affinchè nessuna contestazione dello status quo possa assurgere ad un livello di credibilità, confinando sempre tutto e tutti nel calderone dei negazionisti e dei complottisti.</p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/SSjvAA06bvM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>(il video degli interventi del prof. Giulio Tarro e del filosofo Diego Fusaro al convegno sulla dittatura sanitaria organizzato da Vox Italia, sabato 2 Ottobre 2020 a Napoli)</p>
<p style="text-align: justify;">Alla scientificità si richiamava giustamente il prof. Giulio Tarro venerdì 2 Ottobre a Napoli, nell’ambito di un convegno organizzato da Vox Italia, con la presenza del filosofo Diego Fusaro e del coordinatore regionale, l’avv. Mario Gallo. La scientificità, come richiamata più volte dal prof. Bassetti dell’ospedale San Martino di Genova, nell’evidenziare, come fatto da Tarro, come un asintomatico non possa essere considerato un malato e neanche un untore, in quanto la carica virale sarebbe assolutamente affievolita in chi ha contratto il virus e lo ha metabolizzato senza conseguenze. E’ vero che ci siano stati dei morti, è vero che alcune pratiche iniziali, come l’intubazione, ne abbiano favorito l’esponenziale aumento. E’ vero che il conteggio delle vittime è quanto meno sospetto, essendo i casi assurdi, di decessi per ben altre patologie ma conteggiate come Covid 19,  non isolati e numericamente di poco conto. E’ quasi tutto vero ciò che contesta  e si oppone alla melassa perbenista dell’ “andrà tutto bene”, ma, a nostro modesto parere,  nell&#8217;analisi comune del processo pandemico in atto non si coglie il punto nevralgico della vicenda. Non si chiude una Nazione per vendere qualche vaccino in più – tanto la maggioranza della popolazione andrà di corsa a somministrarselo quando sarà disponibile -, non si perdono livelli di PIL a due cifre, con conseguenti disastri microeconomici in termini di occupazione e di produttività. Non si sospendono le terapie antitumorali e gli accertamenti cardiovascolari per tali motivazioni, non vi è logica in tutto ciò.</p>
<p style="text-align: center;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-46949" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/10/I-2-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></p>
<p style="text-align: center;">(una Nazione senza opposizione)</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo il nostro pensiero, senza la pretesa che sia esaustivo ed esatto, ma vogliamo esplicitarlo ai nostri lettori. La convenzione sulle opere artistiche di Fano, la chiusura immotivata dei teatri, delle biblioteche, ma non degli stadi (a porte chiuse), ovvero l’odio contro la socialità, contro i giovani, contro le relazioni pubbliche, contro la sessualità,  a cosa mira e punta? Alla formazione di un grande proletariato, che, al di là del censo, conosca esclusivamente la dimensione del lavoro &#8211; magari in smart working da casa con tanto di sfaldamento della sacrale distinzione tra vita lavorativa e vita privata -, e lo “svago” della spesa giornaliera e non altro: lavora e consume &#8230; e taci! Osservate la gente per strada, osservate gli sguardi terrorizzati di chi in libreria non sfoglia più un libro perché forse ha timore che debba sanificarsi per la miliardesima volta le mani. L’obbiettivo è l’Italia e la cultura classica, la vitalità, la bellezza esistenziale che rappresenta. In termini ideali, è la grande vendetta contro l’esuberanza del mondo antico con cui siamo nati e siamo cresciuti. Osservate tutti gli elementi dell’ingranaggio, ma non isolateli, provate a sintetizzarli. Oltre la politica, oltre le liti di un governo manovrato da ambienti anti-nazionali ed una farsesca opposizione eterodiretta dai medesimi ambienti, osservate ed ascoltate l’anima della gente comune. Cuori spenti, cerebro agognante il Tg della sera con il solito bollettino sulla mattanza, sorriso riposto dietro una mascherina che occulta, non solo il libero respiro, ma soprattutto la libera espressione di un popolo. Riflettiamo…</p>
<p>Luca Valentini</p>

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		<title>Religione e Iniziazione, Culto e Rito: i due magisteri del Sacro – Luca Valentini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Valentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Aug 2017 05:58:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[culto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il religioso e il discepolo in magia cercano tutti due la conoscenza del mondo divino, il primo passivamente mettendo in pratica i precetti religiosi, il secondo attivamente tentando di forzare la natura umana ad entrare nel mondo invisibile per scoprire le leggi e servirsene come padrone per la conquista delle podestà divine… … La santità [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“<strong>Il religioso e il discepolo in magia cercano tutti due la conoscenza del mondo divino,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il primo <em>passivamente</em> mettendo in pratica i precetti religiosi, </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il secondo <em>attivamente</em> tentando di forzare la natura umana </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ad entrare nel mondo invisibile per scoprire le leggi </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e servirsene come padrone per la conquista delle podestà divine…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>… La <em>santità</em> si ottiene, la <em>magia</em> si conquista</strong>”</p>
<p style="text-align: justify;">(Giuliano Kremmerz, “<em>Il Mondo Secreto</em>”, n°1, gennaio 1898, pag.12-13, nota 2 )</p>
<p style="text-align: justify;">Reputiamo in questa circostanza di notevole importanza ritornare su alcuni argomenti che spesso, nell’ambito del dibattito e degli approfondimenti tradizionalistici, hanno causato non pochi ed effimeri fraintendimenti, non fosse altro che alcune locuzioni dovrebbero essere ormai assunte con una comune ed accettata significazione, ma così purtroppo non è. La dottrina, così come insegnato dai maggiori pensatori della Sophia Perennis, così come dalle fonti ed i classici delle più diverse forme tradizionali, infatti, sono comunemente concordi in una precisa e non casuale differenziazione dei diversi approcci che l’uomo possa avere con il mondo del sovrasensibile. Alcuni errate commistioni etimologiche e linguistiche, che spesso albergano negli studi pur essenziali degli storici delle religioni, non riteniamo possano essere compresi e tollerati in ambito, come quello degli studi tradizionali, in cui l’erudizione risulta essere importante in vista di una più profonda comprensione simbolica ed intellettiva.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/08/V-2.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignright wp-image-23643 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/08/V-2-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, ci riferiamo alla diffusa e ripetuta confusione di domini, di esatta e correlata terminologia tra differenziate sfere del Sacro, tra ciò che deve giustamente appartenere alla dimensione dogmatico – devozionale della religione e ciò che deve doverosamente essere di esclusiva pertinenza della conoscenza iniziatica. Tale specificazione polare sussiste da due fondamentali del rapporto tra Uomo e Divino, nell’ambito della pratica operativa che vi si attua e nell’ambito microcosmico con cui tale o talaltra assunzione realizzativa si connette. E’, pertanto, d’uopo evidenziare che la prima confusione da redimere è proprio quella tra Culto e Rito, tra una prassi religiosa invocatoria che ricerca fuori da sé il Dio, come ente personificato, il Dio o il Deus, ed una prassi misterico – teurgica di natura essenzialmente evocatoria, in cui il soprasensibile è inteso come Potenza da far risorgere attivamente da se stessi:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“<strong>Si può dunque parlare con diritto di una concezione attiva-intensiva del sacro, specificatamente romana… noi sappiamo anche che questi modi di una esperienza mediata e mitologizzata sono inferiori rispetto ad una esperienza diretta e assoluta, cioè senza forme e senza immagini&#8230; muta, essenziale</strong>” </em>(Ea, Sul &lt;&lt;sacro&gt;&gt; nella Tradizione Romana, Krur 1929).</p>
<p style="text-align: justify;">Il dominio della religiosità può essere inteso a sua volta sotto due prospettive: vi è il senso dato dall’arcaica venerazione, il “kairòs” dei Greci, il giusto tempo, la distanza,  oppure il famoso “<em>colere Deos”</em> dei Romani, in cui si innesta il significato etimologico del termine religioso connesso al verbo <em>“relegere” </em> inteso come &#8220;raccogliere nuovamente&#8221;, come espresso da Cicerone (<em>De natura deorum</em> II, 28), quale rivolgimento verso il Mos Maiorum, la ritrovata sacralità degli Avi; inoltre, vi è il senso attribuito dalle religioni monoteistiche, quello riconnesso all’etimo del verbo latino “<em>religare</em>” ovvero una predisposizione a riallacciarsi ad un Ente, qualunque esso sia, estraneo a sé.  L’ambito microcosmico di riferimento che generalmente si definisce spirituale è un ambito che con lo Spirito ha poca pertinenza, avendone invece con l’ambito del piano sottile e psichico, dell’animico, del lunare, scriverebbe un ermetista.</p>
<p style="text-align: justify;">La dottrina metafisica, infatti, fa riferimento ad una simbologia minerale, in cui vi sono tre elementi costitutivi e principali, che sono il fulcro di corretta ermeneutica tradizionale: Mercurio, Zolfo e Sale. Essi sono i tre aspetti della Natura, mediante i quali si sviluppa il Divino nella Manifestazione, secondo la tripartizione dello Yoga Sutra di Patanjali ovvero secondo la tradizionale tripartizione microcosmica: sattva, con una direzione ascendente e solare, corrisponde allo Zolfo, allo Spirito; rajas, con una direzione orizzontale e lunare, corrisponde al Mercurio ed all’Anima; tamas, con una direzione discendente, corrisponde al Sale, al Corpo ed alla Terra:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“</em><strong><em>I tre gunas debbono trovarsi in ciascuno degli elementi … essi si trovano in proporzioni differenti… stabilendo una sorta di gerarchia, che si può vedere analoga alla gerarchia che, da un punto di vista più esteso, si stabilisce tra i molteplici stati dell’Esistenza Universale&#8221; </em></strong>(Renè Guènon, Studi sull’Induismo, Edizioni Libritalia 1997, p. 49).</p>
<p style="text-align: justify;">Differente è l’ambito di riferimento della prassi trasmutoria di natura magistico – misterica. Se il rajas esprime in termini orientali la direzione non solo orizzontale ma anche centrifuga della religiosità – essendo anche simbolicamente la luce lunare null’altro che un riflesso di quella solare –, il sattva esprime la verticalità centripeta  e solare dell’autentica spiritualità, quella inerente l’intera misteriosofia mediterranea, gli ambiti più reconditi del sacerdozio romano, l’intera tradizione ermetica d’Occidente e d’Oriente, senza esclusivismi parabolani di sorta. E’ il mondo della vera Iniziazione, quale realizzazione e risveglio di una potestà latente, non come un ingresso in una consorteria, in cui non vi è il riflesso lunare di un Culto, ma vi è l’azione magica di un Rito, non una celebrazione, non un cerimonialismo, ma un’attivazione intensiva di una vibrazione interiore, di un Sole Interiore:</p>
<p style="text-align: justify;">”<strong><em>Tutte le entità… si uniscono ai principi causali originari, le une attraverso la follia amorosa, le altre attraverso l’amore divino per il sapere, le altre ancora attraverso la potenza teurgica, che è superiore ad ogni forma di saggezza e scienza umana…</em></strong><em>”</em> (Proclo, Teologia Platonica, libro I, 25).</p>
<p style="text-align: justify;">Per suddetti motivi, espressioni come “religioni misteriche” non hanno senso alcuno, per questo non potevano esservi i “fedeli di Mithra”, errata essendo anche l’espressione “culto misterico” riferito alle iniziazione eleusine: ontologicamente ciò che esprime una religiosità non può essere la misura e l’ottica d’interpretazione di una dimensione, quella iniziatica, che dalla medesima ottica si differenzia radicalmente. Nell’ambito della storia delle religioni, “mistico” “iniziatico” “religioso” “magico”… sono diventati quasi dei sinonimi e comprendiamo che ciò avvenga per l’approccio esterno alle tematiche su cui disquisiamo. Non comprensibile è che tali fraintendimenti alberghino nelle menti di coloro che presumono essere punti di riferimento di viatici differenti di adesione, di avvicinamento al Sacro:</p>
<p style="text-align: justify;">”<strong><em>La virtù dinamica dei simboli si oppone dunque in un certo senso ad ogni analisi, ed è strumento e mezzo per pervenire alla sintesi. E come nella conoscenza discorsiva si arriva alla tesi, concettualmente, per via logica, partendo dall’ipotesi, così nell’endogenesi iniziatica si può pervenire alla sintesi, giovandosi delle virtù dinamica dei simboli, per via magica, partendo dalla condizione iniziale umana</em></strong>” (Pietro Negri, Conoscenza del Simbolo, Ur 1927).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sfera del Mistico – ci sarebbe da fare una seria e lunga disamina sulla profonda confusione operata in ambienti cristiani tra piani di realizzazione mistica e piani di realizzazione metafisica, ai quali basterebbe rammentare il Guènon che hanno sempre in bocca oppure il buon e pagano Proclo – ci sono i fedeli, i devoti ed il loro culti; nell’ambito esoterico ci sono iniziati e riti ed ascesi.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/08/V-3.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-23642 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/08/V-3-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un diverso discorso è, infine, la possibile correlazione tra queste due differenti dimensioni del Sacro. Se la religiosità e l’iniziazione debbano essere correlate nell’ambito di una stessa tradizione, quale ascensione graduale da Luna a Sole, come nelle Metamorfosi di Apuleio, oppure se la seconda possa sussistere indipendentemente dalla prima, sono riflessioni importanti da porsi e su cui interrogarsi. Personalmente, riteniamo che l’esistenza di una connessione diversa tra i due ambiti stia semplicemente a testimoniare la non esistenza di un paradigma unico ed irriducibile, il Sacro esprimendosi nei modi più opportuni, anche secondo tempi e circostanze adeguate. Le sterili diatribe secondo cui “per i Romani era così&#8230;”, “nell’Islam era così…”, non hanno molta aderenza con la pragmaticità che deve sussistere in un percorso di ascenso individuale. Noi riteniamo, sulla scorta degli insegnamenti di Evola e di Kremmerz e per quella che può valere l’esperienza personale, che la religiosità non sia più un supporto, un ausilio fondamentale al conseguimento di trasfigurazioni ben più verticali di quelle mistiche, ma oggi sia diventato un ostacolo dogmatico alla comprensione ermetica e magico – trasmutatoria. Forse ciò che era in passato il giusto nesso tra exoterismo ed esoterismo, allo stato attuale è diventato una sorta di Guardiano della Soglia, una prova sfingetica di realizzazione, in cui il Sapienziale apre le porte del Tempio solo a coloro che comprendono che non esiste alcun Tempio o che il Tempio è vuoto. Nell’era dell’annichilimento mondialista non esistono ancore di salvataggio se non quella rappresentata dal risveglio della propria personalità. Il dogma, per noi, può rappresentare un ulteriore vincolo animico che si aggiunge ai già tanti legami che il potere sinarchico pone in essere:</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>La peggiore sorta di uomini sono coloro che presentano nella veglia le caratteristiche proprie dello stato di sonno</em></strong>” (Platone, Repubblica, 567 B).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Luca Valentini</p>

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		<title>Ereticamente intervista Fabio Strinati &#8211; a cura di Luca Valentini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Valentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 05:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
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		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1-    Lei si affermato come un valente poeta: come qualificherebbe la sua arte? Una passione o un impegno intellettuale? &#8220;Sinceramente faccio molta fatica a vedermi nei panni  di valente poeta perchè tutto  quello che cerco di fare è esprimere le mie emozioni attraverso il linguaggio della poesia, ma il termine poeta è un termine che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">1-</span><span style="font: 7pt 'Times New Roman'; margin: 0px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"><span style="color: #000000;">    </span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Lei si affermato come un valente poeta: come qualificherebbe la sua arte? Una passione o un impegno intellettuale?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">&#8220;</span><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Sinceramente faccio molta fatica a vedermi nei panni</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">  </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">di valente poeta perchè tutto</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">  </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">quello che cerco di fare è esprimere le mie emozioni attraverso il linguaggio della poesia, ma il termine poeta è un termine che in qualche modo mi spaventa perchè su di me stride un po’. Mi reputo uno scrittore collinare, molto di campagna. Invece definisco la mia arte come una stagione transitoria, come un temporale improvviso. Tutto si basa sulle energie del momento; pensare troppo è come pensare troppo poco. Si rischia di inquinare l’origine di ciò che si vuol fare e questa la trovo un’operazione molto avventata ed immatura. Sono stato sempre un grande appassionato della letteratura e della musica e a queste due meravigliose arti ho donato tutta la mia vita e continuerò a farlo ancora per molto. Ne sono certo&#8221;.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">2-</span><span style="font: 7pt 'Times New Roman'; margin: 0px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"><span style="color: #000000;">    </span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Nell’ambito dell’arte occidentale, si sente più vicino ad una visione moderna o arcaica?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">&#8220;Io seguo il mio istinto e lo seguo molto bene. Quando sento il brivido, la scossa, il tremore, allora è lì che devo andare a cercare perchè sarà lì che troverò la soluzione e la strada giusta per produrre le mie sensazioni ma non solo, anche riceverle attraverso altre arti o letture di altri autori. Amo l’antico ma butto sempre l’occhio sul moderno. Tengo sempre le orecchie dritte e cammino a passo spedito sempre e comunque, nonostante sia molto lento nella mia quotidianità&#8221;.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">3-</span><span style="font: 7pt 'Times New Roman'; margin: 0px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"><span style="color: #000000;">    </span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Ritiene che anche nella poesia sia ravvisabile la decadenza del mondo moderno?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> &#8220;</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Non è il mondo moderno ad essere in decadenza, ma i suoi interpreti. L’uomo tende ad essere sadico e trae da questo sadismo la linfa per scendere negli inferi e risalire poi in Paradiso. L’uomo è un ventaglio di idee, una risma di preoccupazioni ininterrotte; l’artista in tutto questo può nascondersi mentre il poeta no. Il poeta è un essere molto furbo perchè sa di non essere un artista e di conseguenza molto spesso si sottrae alle sue responsabilità. Io lo faccio a volte, ed è meraviglioso&#8221;.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">4-</span><span style="font: 7pt 'Times New Roman'; margin: 0px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"><span style="color: #000000;">    </span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Lei concepisce i suoi versi come un’espressione personale o come, similmente ai Vati, un’espressione del Sacro?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">&#8220;I miei versi sono frutto di una follia del tutto naturale. Ho bisogno di esternare quello che sento, quello che vedo, ma soprattutto quello che non vedo. Tutto ciò che non possiamo toccare è terribilmente concreto ed eccitante dal punto di vista della fantasia. Il Sacro è troppo distante per essere compreso, mentre tutto ciò che si aggira tra il visibile e l’invisibile tende a produrre versi di un certo livello; questo perchè il poeta è sintonizzato più che sul mondo, su se stesso. Il visibile non sempre è a portata di mano, così come l’invisibile non sempre risulta essere sfuggente. Io mi colloco a metà tra queste due componenti&#8221;.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/07/Poesia1.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-23194 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/07/Poesia1-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">5-</span><span style="font: 7pt 'Times New Roman'; margin: 0px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"><span style="color: #000000;">    </span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Quanto nei suoi componimenti è appunto importante la dimensione spirituale?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"><strong>&#8220;</strong></span><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Nei miei componimenti tutto è importante quindi anche l’aspetto spirituale lo è sicuramente. Tendo a portare in superficie l’anima senza snaturarla nel momento di contatto. La lascio libera ma so benissimo che è molto vulnerabile, proprio perchè nuda e così cerco di tenerla per mano e condurla verso sentieri dove le luci e le ombre si inseguono a vicenda. La poesia nasce in questi luoghi nebulosi, soffusi, di chiaroscuro&#8221;.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">6-</span><span style="font: 7pt 'Times New Roman'; margin: 0px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"><span style="color: #000000;">    </span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Quanto nei suoi componimenti Spirito ed Amore determinano una centralità?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"><strong>&#8221; </strong></span><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">L’amore è un antiossidante naturale quindi, la centralità è un luogo magico che ti permette di esprimerti senza nessuna rigidità perchè certi luoghi si possono visitare solo quando si creano le condizioni giuste per farlo. Tutto nasce dalla consapevolezza. Spirito e Amore sono ingredienti necessari sia per la poesia, sia per la musica. Ma l’amore è amore proprio perchè si nutre anche di sofferenza e di dolore, proprio come la poesia, che vive e si nutre costantemente di amore/odio e di felicità/dolore. Lo Spirito in tutto questo contorcimento tende a fare da paciere&#8221;.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">7-</span><span style="font: 7pt 'Times New Roman'; margin: 0px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"><span style="color: #000000;">    </span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Infine, ringraziandola per il tempo concesso alla Redazione di EreticaMente, può parlarci delle sue attuali occupazioni artistiche e delle prospettive per il futuro?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> &#8220;</span><strong><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Proprio una settimana fa è uscito il mio quinto libro di poesia. Un libro bilingue italiano/rumeno, tradotto da Daniel Dragomirescu con prefazione di Michela Zanarella che s’intitola Periodo di transizione. Poi, sto lavorando</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">  </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">ad un libro di poesia che credo vedrà la luce nel mese di novembre dal titolo L’esigenza del silenzio. Un libro scritto a quattro mani proprio con Michela Zanaralla. Michela è un’anima rara. Preziosa e rara. Grazie a voi di Ereticamente per avermi ospitato in questo meraviglioso luogo&#8221;.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nota biografica:</p>
<p style="text-align: justify;">Fabio Strinati ( poeta, scrittore, compositore  ) nasce a San Severino Marche il 19/01/1983 e vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Molto importante per la sua formazione, l&#8217;incontro con il pianista Fabrizio Ottaviucci. Ottaviucci è conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete della musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri ancora. Partecipa a diverse edizioni di  &#8220;Itinerari D&#8217;Ascolto&#8221;,   manifestazione di musica contemporanea organizzata da Fabrizio Ottaviucci, come interprete e compositore, e prende parte a numerosi festival e manifestazioni musicali.</p>
<p style="text-align: justify;">Strinati è presente in diverse riviste ed antologie letterarie. Da ricordare Il Segnale, rivista letteraria fondata a Milano dal poeta Lelio Scanavini. La rivista culturale Odissea, diretta da Angelo Gaccione, Il giornale indipendente della letteratura e della cultura nazionale ed internazionale Contemporary Literary Horizon, la rivista di scrittura d’arte Pioggia Obliqua,  la rivista “La Presenza Di Èrato”, la revista Philos de  Literatura da Unia Latina, L’EstroVerso,  Fucine Letterarie, La Rivista Intelligente, aminAMundi.</p>
<p>Pubblicazioni:</p>
<p>2014  Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo          Casa editrice Il Foglio Letterario</p>
<p>2015  Un&#8217;allodola ai bordi del pozzo                                          Casa editrice Il Foglio Letterario</p>
<p>2016  Dal proprio nido alla vita                                                 Casa editrice Il Foglio Letterario</p>
<p>2017  Al di sopra di un uomo                                                   Casa editrice Il Foglio Letterario</p>
<p>2017  Periodo di transizione                                                     Bibliotheca Universalis</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Corsica e Italia 2^ parte – Luca Cancelliere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2015 06:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Cancelliere]]></category>
		<category><![CDATA[corsica]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“CORSICA E ITALIA” – Parte IV &#8211; Risveglio corso e irredentismo filo-italiano (1918-1945). Tra la fine del secolo XIX e il primo dopoguerra si assistette alla riscoperta culturale dell’identità corsa, con riviste la prima delle quali fu“A Tramuntana” (1896) fondata da Santu Casanova. La rivendicazione della lingua e dell’identità corsa si univa al riconoscimento dell’appartenenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/corsica-e-italia-2-parte-luca-cancelliere/">Corsica e Italia 2^ parte – Luca Cancelliere</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“CORSICA E ITALIA” – Parte IV &#8211; Risveglio corso e irredentismo filo-italiano (1918-1945).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra la fine del secolo XIX e il primo dopoguerra si assistette alla riscoperta culturale dell’identità corsa, con riviste la prima delle quali fu<em>“A Tramuntana”</em> (1896) fondata da Santu Casanova. La rivendicazione della lingua e dell’identità corsa si univa al riconoscimento dell’appartenenza della Corsica alla sfera culturale e linguistica italiana, secondo l’antico adagio corso: <em>“Da Capi Corsu à Bonifaziu, aria di Roma è mare di u Laziu”.</em> Lo stesso Santu Casanova, iniziatore del risveglio corso nel 1896, quarant’anni dopo avrebbe aderito all’irredentismo filo-italiano con un telegramma inviato a Mussolini il 29 ottobre 1936: <em>“In questo giorno, 29 ottobre dell&#8217;anno XV, nel quale lascio per sempre la mia Corsica natìa, e proprio quando sbarco a Livorno, patria amata di Costanzo e Galeazzo Ciano e di tanti eroi, mi pare di rinascere e di riprendere forze come Anteo al contatto con la Terra che fu la culla dei nostri antenati e rimane per noi còrsi la vera patria; io, dunque, in questo giorno di luce e di bellezza, Vi porgo con amore e rispetto, o Duce immortale, il mio saluto fraterno. Vogliate gradirlo come l&#8217;omaggio della nostra Corsica, sorella italiana purissima. A noi!”. </em>Nel 1919 vide la luce il giornale <em>“A Muvra”</em>, fondato da Petru Rocca. Dal gruppo animatore della rivista prenderà corpo il <em>“Partitu Corsu d&#8217;Azione”</em>, fondato nel 1922 sull’esempio del coevo Partito Sardo D’Azione. In questo periodo ci fu una fioritura di opere poetiche e letterarie in corso, tra cui il primo romanzo in corso, <em>“Terra Corsa”</em>, scritto nel 1924 da marco Angeli. Nel 1927 il partito si trasformò in <em>“Partitu Autonomista Corsu”</em> e sciolto nel 1939 in ragione della sua collaborazione con il regime fascista italiano. Contemporaneamente l’ascesa del Fascismo in Italia, infatti, aveva sviluppato una corrente filo-italiana esplicitamente irredentista. Nel 1933 nacquero a Pavia i <em>“Gruppi di Cultura Corsa”</em>(GCC), fondati dallo studente corso Petru Giovacchini, già fondatore nel 1927 della rivista corsa filo-italiana <em>“Primavera”</em>. I GCC successivamente furono trasformati in <em>“Gruppi di Azione Irredentista Corsa”</em> (GAIC). Molti patrioti e intellettuali corsi (Petru Giovacchini, Marco Angeli, Bertino Poli, Domenico Carlotti, Petru Rocca, Pier Luigi Marchetti) scelsero di emigrare nell’Italia fascista, nella quale videro la luce riviste e pubblicazioni dedicate alla Corsica<em>: “Atlante Linguistico Etnografico Italiano della Corsica”</em>, <em>“Archivio Storico di Corsica”</em>, <em>“Corsica Antica e Moderna”. </em>Gioacchino Volpe, uno dei massimi storici italiani del Novecento e fondatore del sopra citato<em>“Archivio storico di Corsica”</em>, pubblicò nel 1939 a Milano la <em>“Storia della Corsica italiana”, </em>che ancora oggi è una delle più importanti opere storiografiche dedicate all’isola. Del resto già dal 1923 il quotidiano livornese <em>“Il Telegrafo”</em> pubblicava un’edizione per la Corsica. L&#8217;occupazione militare italiana durante la Seconda Guerra Mondiale, avvenuta nel novembre 1942 nell’ambito della c.d. <em>“Operazione Anton”</em> di occupazione italo-tedesca dei territori soggetti al governo di Vichy, fu pacificamente accettata dai Corsi che accolsero gli Italiani come liberatori. I<em>“Gruppi di azione irredentista corsa”</em> l&#8217;appoggiarono apertamente, chiedendo l&#8217;unione della Corsica al Regno d&#8217;Italia. Dopo l’8 settembre 1943, molti militari italiani appoggiarono in modo determinante la resistenza corsa, riportando 700 caduti nelle loro fila e contribuendo alla cacciata delle truppe germaniche dall’isola. Dopo la guerra, la Francia condannò a morte sette irredentisti filo-italiani, tra cui Petru Giovacchini, che sfuggì all’esecuzione della pena trovandosi in Italia. Petru Rocca fu condannato a 15 di lavori forzati. Simon Cristofini fu fucilato ad Algeri nel 1944 e sua moglie Marta Renucci, prima giornalista donna corsa, fu condannata a 15 anni di detenzione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>“CORSICA E ITALIA” – Parte V &#8211; Il nazionalismo corso dopo il 1945.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo dopoguerra le autorità francesi in Corsica dispiegarono una forte propaganda contro ogni forma di irredentismo filo-italiano, di autonomismo corso, di rivendicazione del legame culturale e linguistico tra Italia e Corsica e dell’uso dell’italiano e del corso nell’isola. La derubricazione strumentale e intellettualmente disonesta dell’identitarismo corso tra le due guerre a una forma di collaborazionismo filo-fascista ebbe l’effetto di porre fine a ogni forma di irredentismo filo-italiano e di rivendicazione dell’uso della lingua italiana in Corsica, ma le vicende accadute degli anni ’60 in poi fecero fallire completamente il progetto di integrale francesizzazione dell’isola. Nel 1957 due società a capitale misto statale e privato, la SOMIVAC (“Société d&#8217;économie mixte pour la mise en valeur de la Corse”) e la SETCO (<em>“Société pour l&#8217;équipement touristique de la Corse”</em>). Quest’ultima fu un sostanziale insuccesso. La SOMIVAC, invece, destinò il 90% dei propri terreni agricoli destinati alla viticoltura ai c.d. <em>“Pieds-Noirs”</em>, originariamente promessi ai Corsi, ai profughi francesi rimpatriati dall’Algeria indipendente. L’arrivo di circa 15.000 <em>“Pieds-Noirs”</em> – spesso con braccianti maghrebini al seguito – nell’isola fu visto dai Corsi come una misura coloniale della Francia e unitamente alle discriminazioni perpetrate a sfavore dei Corsi da parte della SOMIVAC, generarono una forte reazione da parte della popolazione autoctona. Nel 1968 videro così la luce, come reazione ai fatti sopra riportati,  il FRC (<em>“Fronte regionalista corso”</em>) e l’ARC (<em>“Azione </em><em>Regionalista Corsa”,</em> poi <em>“Azione per la rinascita della Corsica”</em>). Il 18 agosto 1975 Edmondu Simeoni(ARC) occupò con 21 persone l’impresa agricola di un “Pied-Noir”, provocando l’intervento delle forze speciali francesi, lo scioglimento dell’ARC (29 agosto 1975) e gravi incidenti di piazza a Bastia, con un gendarme ucciso e carri armati per strada. Nel 1976 nacque, dalla fusione tra <em>“Fronte PaesanuCorsu d i Liberazione” </em>e <em>“Ghjustizia Paolina”</em>, il FNLC (<em>“Fronte di Liberazione Naziunale Corsu”</em>, dedito ad atti di resistenza armata contro il governo francese per molti anni e dotato di un proprio braccio politico legale (<em>“Cuncolta Nazionalista”</em>) dal 1987. Nel 1977 Edmondu Simeoni fondò la <em>“Unione di u Populu Corsu”. </em>I nazionalisti corsi avevano intanto presentato una serie di rivendicazioni tra cui il riconoscimento della lingua corsa e l’introduzione del bilinguismo, la riapertura dell’Università di Corte, fondata da Pasquale Paoli e chiusa con la conquista francese della Corsica, la tutela dell’ambiente e la lotta alla cementificazione selvaggia. Il governo francese, in risposta alle rivendicazioni corse, dispose già dal 1972 la creazione del Parco Naturale Regionale della Corsica (che copre il 40% circa della superficie dell’isola) e riaprì nel 1981 l’Università di Corte. Nel 1975 la Corsica, fino ad allora appartenente alla Regione <em>“Provence-Alpes-Côte d’Azur”</em>, fu elevata a 22° Regione della Repubblica Francese. Sempre nel 1975 l’unico Dipartimento corso fu diviso nei due attuali Dipartimenti di Ajaccio e Bastia, corrispondenti alle regioni storiche del “Pumonte” e del “Cismonte”, come nel periodo 1793-1811.  Nel 1982 fu concesso il nuovo Statuto Regionale. Dagli anni ’90, nonostante sporadici eventi di lotta armata (come l’assassinio del prefetto Claude Erignac il 6 febbraio 1998 ad Ajaccio), i nazionalisti corsi cominciarono a mietere successi elettorali di notevole portata. <em>“Corsica nazione”</em>, sorta nel 1992 dalla fusione di vari movimenti nazionalisti corsi e guidata da Jen-Guy Talamoni, ottenne nello stesso anno il 20% dei consensi alle elezioni per l’Assemblea regionale Corsa.<em>“Corsica Libera”</em>, sorta il 1° febbraio 2009 dalla confluenza di <em>“Corsica Nazione”</em> con <em>“Accolta naziunale corsa”</em> dell’ex consigliere regionale Pierre Poggioli, sotto la guida di Jen-Guy Talamoni e portatrice di un programma nazionalista radicale (cioè indipendentista), ottenne nel 2010 il 9,85% dei consensi e 4 seggi al secondo turno delle elezioni per l’Assemblea Regionale Corsa. “Femu a Corsica”, coalizione “nazionalista moderata” (cioè autonomista) guidata da Gilles Simeoni (figlio di Edmondu, avvocato e sindaco di Bastia dal 2014) et Jean-Christophe Angelini (segretario del <em>“Partitu di a Nazione Corsa”</em>, fondato nel 2002 dalla fusione della <em>“Unione di u Populu Corsu”</em> con altri due movimenti) ottenne nel 2010 il 25,89 % dei consensi e 11 seggi al secondo turno delle elezioni per l’Assemblea Regionale Corsa. Maggiore autonomia fu concessa alla Regione con la sua elevazione nel 1991 a “Collectivité territoriale de la Republique”, dotata di un Consiglio Esecutivo con il proprio Presidente e di un’Assemblea, entrambe con sede ad Ajaccio, e con la Legge sulla Corsica del 2002. Il referendum per l’ampliamento dell’autonomia regionale con la soppressione dei due Dipartimenti e il trasferimento delle loro funzioni alla “Collectivité territoriale” di Corsica fu respinto nel 2003, a causa dell’opposizione dei gollisti fedeli al tradizionale centralismo francese e di una parte dei nazionalisti corsi, timorosi che tale parziale e insoddisfacente concessione avrebbe indebolito le istanze di autogoverno dell’isola.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>“CORSICA E ITALIA” – Parte VI &#8211; La Corsica nel XXI secolo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Corsica di oggi è scarsamente popolata (poco più di 300.000 abitanti totali, 35 per kmq), di cui 26.000 cittadini stranieri (8% della popolazione, più della metà dei quali maghrebini). L’isola sconta una spiccata marginalità economica, territoriale e culturale rispetto al resto dello Stato Francese, cui appartiene da quasi 250 anni.  Dal punto di vista economico, la Corsica è ultima in Francia sia per PIL totale che per PIL medio per abitante (inferiore di oltre un quinto &#8211;  20.000 Euro contro quasi 26.000 Euro &#8211; rispetto alla media francese). Il tasso di disoccupazione è ben più elevato della media nazionale (16% contro 12%). I settori economici prevalenti sono l’agricoltura, l’allevamento e il turismo, mentre le uniche industrie di esportazione sono la birra e la componentistica aeronautica. I collegamenti stradali e ferroviari interni sono pessimi (la ferrovia Porto Vecchio-Bastia è stata addirittura soppressa, per cui gli unici collegamenti su rotaia sono quelli tra Ajaccio, Bastia e Calvi), mentre i collegamenti aerei (sei aeroporti civili) e navali (principalmente da Ajaccio, Bastia, Isola Rossa e Bonifacio verso i porti francesi di Marsiglia, Nizza e Tolone e i porti italiani di Savona, Porto Torres, Livorno e Santa Teresa di Gallura) sono più frequenti nella stagione turistica. In Corsica esiste anche l’aeroporto militare di Solenzara, base strategicamente molto importante per la presenza dei cacciabombardieri dell’aviazione militare francese, oltre che numerosi poligoni di esercitazione nel resto dell’isola. La principale differenza tra Corsica e Francia rimane però la profonda alterità linguistica e culturale della prima rispetto alla seconda, solo in parte colmata da quasi 250 anni di francesizzazione forzata. L’autonomia regionale, che pur tra tante difficoltà è stata faticosamente e progressivamente ampliata con le riforme del 1975, del 1982, del 1991 e del 2002, è la cornice indispensabile per il recupero dell’identità corsa, che passa necessariamente attraverso l’ufficializzazione della lingua autoctona dell’isola. Il nazionalismo corso dispiega ormai una forza politica ragguardevole. I nazionalisti corsi dal 2010 controllano ormai ben 15 seggi (di cui 4 i radicali di <em>“Corsica Libera”</em> e 11 i moderati di <em>“Femu a Corsica”</em>) sui 51 dell’Assemblea Regionale Corsa, la cui maggioranza di centro-sinistra esprime il Consiglio Esecutivo della Corsica, presieduto da Paul Giacobbi del <em>“Parti radical de gauche”.</em> E’ un nazionalista corso anche il sindaco della città di Bastia, Gilles Simeoni. Laurent Marcangeli, sindaco dell’altra grande città, Ajaccio, è invece espressione del partito <em>“Union pour la Majorité Presidentielle”</em> (UMR) di centro-destra. Il  17 maggio 2013 l’Assemblea regionale della Corsica ha votato la co-ufficialità della lingua corsa con quella francese, anche se il Ministro Manuel Valls si è affrettato a dichiarare che il Consiglio Costituzionale dichiarerà incostituzionale questa delibera. Negli ultimi 25 anni, comunque, dalla Corsica si sono levate diverse voci in favore di una rivalutazione della lingua italiana come lingua colta dell’isola e di una ripresa dello storico legame culturale e linguistico intercorrente tra la Corsica e la “terraferma” italiana. Tra queste iniziative si segnala la rivista <em>“A Viva Voce”</em> (<a href="http://www.wmaker.net/avivavoce/">http://www.wmaker.net/avivavoce/</a>), <em>“La sola rivista in italiano scritta da Còrsi”</em>: <em>“Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa” </em>animata da un gruppo di studiosi isolani che si propone di utilizzare, al posto del corso o in supporto ad esso, la lingua italiana come lingua colta. E’ stata inoltre avviata una collaborazione tra l’Università di Corte e l’Università di Pisa, che organizzano insieme convegni e attività culturale tese a riallacciare l’antico legame tra le due sponde del Tirreno. Ancor più recentemente è apparso “Corsica Oggi” (<a href="http://corsicaoggi.altervista.org/">http://corsicaoggi.altervista.org/</a>) sito di <em>“notizie e attualità còrsa”</em> interamente in lingua italiana, che <em>“vuole essere un’occasione per riprendere il filo che da sempre lega la cultura italiana e la Corsica”</em>. Come si può leggere sul sito, <em>“Il còrso non ha che da perdere allontanandosi dall’italiano. Rischierà di francesizzarsi e snaturarsi sempre di più. Già oggi parole come “u tuvagliolu” (il tovagliolo) sono spesso sostituite da una parola mutuata dal francese, in questo caso “a servietta”. Crediamo invece che lo studio e l’uso della lingua italiana accanto al còrso e al francese possa essere uno dei sostegni per permettere alla lingua nustrale di sopravvivere e rifiorire. E allora proviamo ad usarlo, e vedremo quante somiglianze ha con la lingua corsa. Può aiutarci a preservare la nostra identità, e può essere occasione di arricchimento culturale e di opportunità economiche, vista la vicinanza geografica dell’Italia e all’importanza del suo turismo verso l’isola”.</em> E’ auspicabile che il popolo corso, che attraverso le sue rappresentanze politiche sta svolgendo una meritoria battaglia per la difesa e la promozione della lingua autoctona, possa presto riabbracciare anche la lingua italiana che appartiene indissolubilmente alla sua storia e recuperarla come lingua colta tradizionale dell’isola, da utilizzare a fianco del Còrso nelle scuole, nella televisione, nella stampa, nel teatro e nella letteratura,quale strumento indispensabile per la conservazione della stessa identità della Corsica.</p>
<p><strong>Luca Cancelliere</strong></p>

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		<title>Corsica e Italia 1^ parte – Luca Cancelliere</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2015 06:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> “CORSICA E ITALIA” – Parte I &#8211; Corsica e Italia fino al 1729. Sin dai tempi proto-storici la Corsica, quarta isola del Mediterraneo dopo Sicilia, Sardegna e Cipro con i suoi 8.680 kmq, fu legata da una parte alla penisola italiana, dall’altra alla vicina isola di Sardegna. La prima grande civiltà corsa fu quella megalitica, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> “CORSICA E ITALIA” – Parte I &#8211; Corsica e Italia fino al 1729.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sin dai tempi proto-storici la Corsica, quarta isola del Mediterraneo dopo Sicilia, Sardegna e Cipro con i suoi 8.680 kmq, fu legata da una parte alla penisola italiana, dall’altra alla vicina isola di Sardegna. La prima grande civiltà corsa fu quella megalitica, apparsa nel IV millennio a.C. e legata, secondo Giovanni Lilliu, alla coeva sarda <em>“Cultura di Ozieri”. </em>Durante l’Età del Bronzo si diffuse la c.d. <em>“Civiltà Torreana”, </em>dal nome delle costruzioni tronco-coniche (<em>“Torri”</em>) simili ai Nuraghi sardi. Anche in questo caso, il legame con la coeva civiltà sardo-nuragica è palese.  Abitata da popolazioni liguri sin dal II millennio a.C., la Corsica entrò nella sfera d’influenza etrusca dopo la battaglia di Aleria del 535 a.C. e fu poi occupata dai Romani durante la Prima Guerra Punica (264-241 a.C.). Da allora e per due millenni, fatta salva la breve parentesi dell’occupazione vandalica (65 anni)a cavallo tra V e VI secolo d.C., la Corsica fu ininterrottamente legata alla penisola italiana.Essa fece parte del Regno d’Italia medievale, governato dai Re longobardi fino al 774 e parte del Sacro Romano Impero poi. In quest fase, vi fu una forte presenza in Corsica delle famiglie nobiliari italiane degli Obertenghi, dei Pallavicino e dei Malaspina. Dopo l’anno Mille si impose in Corsica la potenza marinara della Repubblica di Pisa (1073-1284). Infine, dopo la famosa Battaglia della Meloria (1284), iniziò il lunghissimo dominio della Repubblica di Genova (1284-1768). Genova instaurò un’occupazione permanente solo a partire dal 1374, a seguito del venir meno delle pretese aragonesi originate dalla bolla d’investitura di Bonifacio VIII. Già in epoca romana, l’isola aveva subito una profonda romanizzazione, in ragione soprattutto della distribuzione di terre a favore di legionari romani provenienti dalle attuali Sicilia e Calabria e della deduzione delle due colonie di Mariana e Aleria. Ma soprattutto il periodo pisano fu determinante nella costruzione dell’identità corsa come la conosciamo oggi. Il volgare toscano si impose incontrastato nella toponomastica, nell’onomastica (ancora oggi i cognomi corsi sono prevalentemente di origine toscana), nel canto popolare e nell’uso ufficiale dell’italiano come lingua dell’amministrazione e della Chiesa. L’idioma corso formatosi nel Medio Evo fu definito da Niccolò Tommaseo <em>“Lingua possente, e de&#8217; più italiani dialetti d&#8217;Italia”</em> e <em>“Dialetto italiano più schietto e meno corrotto”</em>. L’influsso pisano fu determinante anche in campo artistico e architettonico: il romanico pisano divenne lo stile architettonico tipico dell’isola. Dal XIII al XIX secolo, l’Ateneo di riferimento per i giovani Corsi che intendevano proseguire gli studi – anche dopo la conquista francese – fu l’Università di Pisa. Dal XIV secolo in poi, ebbe notevole importanza la <em>“Guardia Corsa Papale”</em>, un corpo militare pontificale composto da Corsi, poi sciolto nel 1662. Il governo dell’isola, a partire dalla fine del XV secolo, fu appaltato dalla Repubblica di Genova al “<em>Banco di San Giorgio”</em>, che sottomise la riottosa aristocrazia isolana e diede alla Corsica un assetto amministrativo definitivo con gli <em>“Statuti civili e militari”</em> del 1571, che affidavano l’isola al “Magistrato di Corsica” con sede a Genova e da un governatore residente coadiuvato dal “Consiglio dei dodici nobili”. I territori erano governati da luogotenenti e i villaggi da assemblee locali che nominavano i “padri del Comune”. Un ulteriore elemento che contribuì ad accentuare i legami tra Corsica e “terraferma” italiana fu il costante afflusso, durato per secoli fino all’inizio del Novecento, di immigrati dalla Toscana e soprattutto dalla Lunigiana e dalla Lucchesia. Ancora fino a pochi decenni fa, con il termine “Lucchesi” i Corsi erano soliti indicare nel loro complesso gli Italiani continentali. La costituzione, ad opera dei Genovesi, di nuove colonie di popolamento di immigrati liguri, come Bonifacio e Calvi, non pregiudicò la supremazia dell’influsso toscano sull’idioma corso. Di origine corsa è invece buona parte della popolazione della Sardegna settentrionale. La città di Sassari nel Medio Evo fu destinataria di flussi demografici corsi e toscani e l’idioma sassarese riflette la base corso-toscana (con apporti sardo-logudoresi e, in misura minore, liguri). Per quanto concerne la Gallura, è noto che dopo le guerre sardo-aragonesi del XIV e del XV secolo, quel territorio fu in buona parte ripopolato da Corsi, che vi impiantarono l’attuale idioma gallurese che può essere considerato una parlata a base corso-toscana affine al corso ultramontano. Molti Galluresi hanno poi compiuto in senso inverso il percorso dei loro antenati, emigrando in Corsica dalla Sardegna. Questo era il quadro linguistico, culturale e politico dell’isola alla vigilia della Rivoluzione Corsa del 1729.</p>
<p><strong> </strong> <strong>“CORSICA E ITALIA” – Parte II &#8211; La Rivoluzione Corsa (1729-1769).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il notabilato rurale corso, che aveva maturato nelle assemblee locali del periodo genovese una non trascurabile esperienza politica e che costituiva un ceto dotato di una propria orgogliosa autocoscienza,fu il protagonista della lunga Rivoluzione Corsa, scoppiata nel 1729. La storiografia non è solita ricordare questo importante evento storico, che pure costituisce la prima delle “rivoluzioni borghesi” settecentesche e che è direttamente debitrice, se non addirittura anticipatrice, della cultura illuminista e riformatrice dell’epoca. L’insurrezione armata contro i Genovesi scaturì nel 1735 nella dichiarazione costituzionale di Corte, con la quale si proclamò l’indipendenza del “Regno di Corsica”. In questo<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/09/foto-lapide-Corsica-per-libro-su-Nizza.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-7971" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/09/foto-lapide-Corsica-per-libro-su-Nizza-225x300.jpg" alt="foto lapide Corsica per libro su Nizza" width="225" height="300" /></a> frangente la Corsica si dotò del suo attuale inno <em>“Dio ti salvi Regina”</em> scritto in lingua italiana dal pugliese Francesco De Geronimo. Successivamente all’intervento francese, richiesto dalla Repubblica di Genova che non era in grado di sedare la rivolta, e all’assassinio del capo insurrezionale Gian Piero Gaffori (1753), la Rivoluzione Corsa trovò un nuovo capo, Pasquale Paoli (1725-1807), nobile corso formatosi nell’ambiente illuminista napoletano di Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri, che nel 1755 fu proclamato <em>“Generale della Nazione Corsa”</em> e promulgò la <em>“Costituzione di Corsica”</em>, scritta in lingua italiana. Il carattere italiano della Corsica era per Pasquale Paoli fuori discussione: <em>“Siamo Italiani per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, costumi e tradizioni (…). E tutti gli italiani sono fratelli e solidali davanti alla Storia e davanti a Dio (…). Come Còrsi non vogliamo essere né servi e né &#8220;ribelli&#8221; e come italiani abbiamo il diritto di essere trattati uguale agli altri italiani (….). O non saremo nulla (…) O vinceremo con l&#8217;onore o moriremo con le armi in mano (…). La nostra guerra di liberazione è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio, e qui, nei nostri monti, spunterà per l&#8217;Italia il sole della libertà”.</em>L’importanza che Pasquale Paoli annetteva al legame tra Italia e Corsica è rimarcata anche dal suo testamento del 1804: <em>“Lascio cinquante lire sterline annue per il mantenimento di un abile maestro, che nel paese di Morosaglia, luogo di mezzo della pieve del Rostino, insegni a ben leggere e scrivere l&#8217;italiano, secondo il più approvato stile normale, e l’aritmetica alli giovinetti di detta pieve, ed agli altri che vorranno profittare di tale stabilimento (&#8230;). Avendo desiderato che fosse dal governo riaperta una scuola pubblica in Corte, luogo di mezzo per la maggior parte della popolazione dell&#8217;isola, lascio ducento lire sterline annue per il salario di quattro professori, il primo perché insegni la teologia naturale e i principj di evidenza naturale della divinità della religione cristiana; il secondo la etica e ii dritto delle genti; il terzo i principj della filosofia naturale, ed il quarto, gli elementi della matematica. E desidero che agli alunni l’insegnamento dovrà farsi in italiano, lingua materna de’ miei nazionali. (&#8230;) In caso poi che questa scuola in Corte non potesse aver luogo, fermo nel proposito di contribuire all&#8217;istruzione de&#8217; miei nazionali, lascio ducentocinquante lire sterline annue per il mantenimento di cinque alunni in alcuna delle migliori università del continente italiano. Due dovranno essere scelti nel dipartimento del Golo, due in quello del Liamone (&#8230;), il quinto sarà della pieve di Rostino”.</em>Pasquale Paoli, dopo varie vicissitudini che lo videro anche protagonista delle vicende rivoluzionarie del 1789, morì in  esilio a Londra nel 1807 e fu sepolto nell’Abbazia di Westminster. Quando nel 1889 i suoi resti furono portati nella tomba di famiglia a Stretta di Morosaglia, la lapide fu scritta in italiano. Ma torniamo alle vicende della Rivoluzione Corsa anteriori al 1769. In un primo momento, la fortuna delle armi e la volontà di indipendenza del popolo corso riuscirono ad avere la meglio sulla potenza militare francese. I Francesi ebbero in quella guerra più caduti che nella guerra d’Algeria. Tuttavia, dopo alcuni anni durante i quali Pasquale Paoli si era dedicato con successo e sagacia a gettare le fondamenta amministrative e militari della Corsica indipendente, la cessione dell’isola da Genova alla Francia avvenuta con il Trattato di Versailles del 1768 mise in difficoltà i Corsi, che furono definitivamente sconfitti dai Francesi nella celebre e sfortunata battaglia di Ponte Nuovo del 7 maggio 1769.</p>
<p><strong> </strong> <strong>“CORSICA E ITALIA” – Parte III &#8211; La Corsica sotto l’occupazione francese (1769-1918).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la brevissima esperienza del c.d. “Regno anglo-corso” del 1794-1796, che darà un’altra Costituzione della Corsica, anche questa volta scritta in lingua italiana, l’Ottocento vide la definitiva scomparsa delle tradizionali istituzioni assembleari dei villaggi corsi e un sempre maggiore accentramento in capo al governo di Parigi delle funzioni amministrative, esercitate tramite i due Prefetti dipartimentali dell’isola. La “guerra del Fiumorbo” del 1815-1816 fu l’ultima grande fiammata insurrezionale corsa. Durante l’Ottocento, in virtù di un decreto del 10 marzo 1805 che derogava per l&#8217;isola all&#8217;uso obbligatorio del francese, l’Italiano era ancora la lingua ufficiale dell’amministrazione, della Chiesa e della cultura. L’uso puro della lingua italiana era tipico degli esponenti del notabilato corso che “parlanu in crusca”, mentre il popolo parlava il vernacolo corso. Il primo significativo brano in idioma corso apparve all’interno dell’opera in lingua italiana <em>“Dionomachia” </em>del 1817, scritta dal magistrato Salvatore Viale: <em>“O Spechiu d’e zitelle di la pieve/O La miò chiara stella matuttina/Più bianca di lubrocciu e di la neve/Più rossa d’una rosa damaschina/Più aspra d’a cipolla, e d’u stuppone/Più dura d’una teppa, e d’un pentone&#8230;”. </em>L’autore così rivendicò l’appartenenza <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/09/Corsica_ponte_genovese_tavignano_Altiani.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7970" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/09/Corsica_ponte_genovese_tavignano_Altiani-300x225.jpg" alt="Corsica_ponte_genovese_tavignano_Altiani" width="300" height="225" /></a>dell’idioma corso alla lingua italiana: <em>“Dalla lettura di queste canzoni si vedrà che i Corsi non hanno, né certo finora aver possono, altra poesia o letteratura, fuorché l&#8217;italiana. La fonte e la materia della poesia in un popolo sta nella sua storia, nelle sue tradizioni, nei suoi costumi, nel suo modo d&#8217;essere e di sentire: cose tutte nelle quali l&#8217;uomo corso essenzialmente differisce da quello del continente francese e soprattutto dal prototipo dell&#8217;uomo francese che è quel di Parigi. Non parlerò della lingua la quale è più sostanzialmente informata da questi stessi principi; e la lingua corsa è pure italiana; ed anzi è stata finora uno dei meno impuri dialetti d&#8217;Italia”. </em>Mazzini, che nel &#8217;31 vi giungeva da Marsiglia, così descrisse il suo arrivo in Corsica:<em>&#8220;là mi sentii nuovamente, con la gioia di chi rimpatria, in terra italiana&#8230; Da Bastia ed Ajaccio in fuori, dove l&#8217;impiegatume era di chi lo pagava, ogni uomo si diceva d&#8217;Italia, seguiva con palpito i moti del centro e anelava a ricongiungersi alla Gran Madre&#8221;. </em>Il 18 febbraio 1831, a testimonianza della concorde reputazione della Corsica come terra italiana, nell’ambiente rivoluzionario parigino il generale La Fayette e il comitato rivoluzionario italiano di Parigi inserirono nell’accordo tra rivoluzionari italiani e francesi lo scambio tra Corsica e Savoia. Molti Corsi parteciparono al Risorgimento Italiano, come Leonetto Cipriani, che partecipò alla Prima Guerra d’Indipendenza del 1848-1849 e alla Spedizione dei Mille del 1860. La lingua italiana cominciò a essere vietata a partire dalla sentenza della Corte di Cassazione di Parigi del 4 agosto 1859 che ribadì – dopo che già dal 1852 era stato stabilito che si dovessero redigere esclusivamente in lingua francese tutti gli atti dello stato civile &#8211; che la sola lingua ufficiale in Corsica era la lingua francese. Si temeva infatti, all’indomani della Seconda guerra d’Indipendenza italiana, che il neonato Regno d’Italia potesse avanzare rivendicazioni sulla Corsica. Nel 1870, peraltro, diversi esponenti politici italiani suggerirono a Vittorio Emanuele II, che non accolse il suggerimento, di approfittare della sconfitta francese a Sedan, oltre che per annettere Roma, anche per recuperare la Corsica. Nel marzo 1871, il giovane deputato radicale Georges Clemenceau propose all&#8217;Assemblea nazionale di prendere in considerazione la cessione dell&#8217;isola di Corsica all&#8217;Italia. Questa proposta si giustificava alla luce del sostegno che la Corsica, e particolarmente Ajaccio, avevano dato alla persona dell’Imperatore, e al conseguente ondata discriminatoria contro i Corsi che seguì alla proclamazione della Terza Repubblica Francese. Il 19 maggio 1882, pochi giorni prima della sua morte, Garibaldi affermò che<em>&#8220;La Corsica e Nizza non debbono appartenere alla Francia; e verrà un giorno in cui l&#8217;Italia, conscia del suo valore, reclamerà a ponente e a levante le sue province, che vergognosamente languono sotto la dominazione straniera.&#8221; </em>In quegli anni Emmanuel Aréne di Ajaccio, repubblicano moderato, impose i metodi clientelari e corruttivi della sua “consorteria” nella vita politica e sociale della Corsica. La Francia, con la sua politica doganale isolazionistica e discriminatoria per l’isola (cui vennero applicati, fino al 1912, un dazio del 15% per le merci esportate verso la Francia, ma del 2% per quelle importate dalla Francia), recise gli storici legami economici tra la Corsica e la “terraferma” italiana, con grave danno per l’economia dell’isola. L’istituzione di numerose scuole elementari nell’isola e l’arruolamento di tanti giovani Corsi nelle Forze Armate Francesi durante la Prima Guerra Mondiale (con quasi 20.000 caduti), intanto, acceleravano la diffusione della francofonia nell’isola.</p>
<p><strong>Luca Cancelliere</strong> <strong> </strong></p>

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