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	<title>in memoriam Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>in memoriam Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Ricordo di Ernesto Roli – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 06:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Roli]]></category>
		<category><![CDATA[indoeuropeistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apprendo con grande dispiacere la notizia della scomparsa di Ernesto Roli. Temo che il suo nome non dirà molto a molti, compresi coloro che appartengono al nostro ambiente umano, era infatti una persona che non amava mettersi in mostra, e tuttavia, oltre a essere un amico che ha sempre sostenuto e incoraggiato “Ereticamente”, è stato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Apprendo con grande dispiacere la notizia della scomparsa di Ernesto Roli. Temo che il suo nome non dirà molto a molti, compresi coloro che appartengono al nostro ambiente umano, era infatti una persona che non amava mettersi in mostra, e tuttavia, oltre a essere un amico che ha sempre sostenuto e incoraggiato “Ereticamente”, è stato uno dei nostri intellettuali più interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1943, Roli era anche per collocazione anagrafica, uno degli uomini della generazione che ha fatto da ponte fra l&#8217;Italia prebellica e la non certo esaltante situazione attuale, uno di quelli che ci hanno “passato il testimone” nella speranza di arrivare prima o dopo a un mondo diverso e migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ernesto Roli è stato amico e collaboratore di Adriano Romualdi, e dopo la prematura scomparsa di quest&#8217;ultimo, ne ha continuato l&#8217;opera che, come quella di Romualdi, si è esercitata soprattutto sul terreno dell&#8217;indoeuropeistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente, il lavoro più importante di Romualdi e Roli rimane la traduzione in italiano di <em>Religiosità indoeuropea </em>di Hanns F. K. Gunther, unita a una corposa (e preziosa) introduzione volta a spiegare al lettore italiano, poco avvezzo a simili tematiche, tutta la questione indoeuropea, le origini nordiche, il profondo legame atavico che connette i popoli del nostro continente. È mia opinione che questo testo rimane ancora oggi basilare per la comprensione della nostra visione del mondo, in totale contrasto, questo sarebbe perfino superfluo dirlo, con il “politicamente corretto” oggi dominante, ossia il volto tirannico che si cela sotto la maschera buonista della democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-55839 size-large" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2023/03/Roli-625x288.jpg" alt="" width="625" height="288" />A questo testo, pubblicato dalle edizioni di AR, un testo che durante la sua stesura ha avuto l&#8217;approvazione e l&#8217;incoraggiamento di Julius Evola, Roli non ha voluto per modestia affiancare la propria firma a quella di Romualdi, seguendo del resto il concetto tradizionale che ciò che conta non è l&#8217;uomo ma l&#8217;opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lavoro che non significa erudizione, ma studiare il passato per riconnettersi alla tradizione, a questo riguardo, Roli ha scritto:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>La letteratura classica, lungi dall’essere impostata in maniera estetica, o semplicemente come una serie di racconti tanto per raccogliere consensi e compiacimento, era concepita, in realtà, come un canovaccio da seguire per percorrere e seguire la strada degli dei</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">E uguale è stato il percorso di Romualdi e Roli, seguire la strada degli dei, anche se dei due, solo a Romualdi gli dei hanno concesso la grazia di morire giovane in un incidente automobilistico nel settembre 1973.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo principale che Roli ha pubblicato con la sua firma, è stato<em> La caduta dell&#8217;impero ittita e la Guerra di Troia. Omero nell&#8217;Egeo</em>, edito da Palombi nel 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">Come Romualdi, così Roli aveva una particolare predilezione per gli Ittiti, questo popolo indoeuropeo stanziato in Asia minore, che rappresentava l&#8217;antemurale indoeuropeo in faccia al mondo mediorientale e semitico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo che gli Ittiti fermarono l&#8217;espansione dell&#8217;impero egizio in Siria infliggendo agli Egizi la sconfitta di Kadesh. Al riguardo c&#8217;è voluto molto tempo per comprendere la reale dinamica dei fatti, perché il faraone Ramses II ha fatto raccontare nei testi e raffigurare sulle pitture murali la sconfitta di Kadesh come se fosse stata una vittoria. E&#8217; stata forse la prima volta, ma non certo l&#8217;ultima, che la propaganda ha del tutto deformato la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ipotesi formulata da Roli nel suo libro riguardo alla guerra di Troia, è che i Troiani fossero in realtà gli Ittiti, questo perché l&#8217;insediamento piuttosto ristretto che Schliemann ha rinvenuto sulla collina di Hissarlik non corrisponde affatto alla descrizione della Troia omerica, grande, opulenta e potentemente fortificata, di cui gli Achei impiegarono dieci anni ad avere ragione. “Ilio” corrisponderebbe invece all&#8217;ittita Wilusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Va da sé che questa interpretazione, come è evidenziato anche dalla seconda parte del titolo, <em>Omero nell&#8217;Egeo</em>, entra subito in conflitto con quella di Felice Vinci che invece ha cercato <em>Omero nel Baltico</em>, anche se entrambe sono accomunate dalla volontà di andare più a fondo nella questione omerica, sbarazzandoci dei paraocchi ereditati per consuetudine, capire in ultima analisi cosa c&#8217;è all&#8217;origine della nostra civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo dire che nel 2014 io ebbi il piacere di intervistare Ernesto Roli, in un&#8217;intervista che fu pubblicata su <span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="https://www.ereticamente.net/2014/05/ereticamente-intervista-ernesto-roli.html" target="_blank" rel="noopener">“Ereticamente”</a></span> il 24 maggio di quell&#8217;anno, e non potevo non chiedergli il suo punto di vista riguardo alla questione omerica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che mi colpì, fu il tono pacato di Roli, egli vedeva in Vinci, non tanto un antagonista, quanto un amico che sbaglia. A sua volta, mi sembra che Felice Vinci non abbia mai manifestato nei confronti di Roli alcuna asprezza polemica. Questo mi ha ricordato il detto che “i gentiluomini sono tutti fratelli”, ed Ernesto Roli un gentiluomo di sicuro lo è stato, così come Felice Vinci, col quale posso vantare del pari una conoscenza personale, certamente lo è.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;articolo tenni una linea quanto più possibile equilibrata, invitando i lettori a non giurare né sulla tesi di Roli, né su quella di Vinci, ma di considerare entrambe degne della massima attenzione, e soprattutto di fare propria la volontà dell&#8217;uno e dell&#8217;altro di scavare sempre più a fondo nel nostro passato, alla ricerca di una comprensione sempre migliore della nostra identità e, cosa di cui vado fiero, l&#8217;articolo ricevette le lodi di entrambi.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso, caro Ernesto Roli, la parte terrena della tua via degli dei è giunta al termine, riabbraccerai Adriano Romualdi, salutalo anche per noi, e gli dei di cui ti sei tanto generosamente occupato, saranno lì ad accoglierti.</p>
<p style="text-align: justify;">NOTA: Nell&#8217;illustrazione, a sinistra <em>Religiosità indoeuropea </em>di Hanns F. K. Gunther, al centro Ernesto Roli, a destra il libro di Roli <em>La caduta dell&#8217;impero ittita e la Guerra di Troia. Omero nell&#8217;Egeo</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Sulla tomba di Primo Siena – Giovanni Facchini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 07:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni facchini]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Siena]]></category>
		<category><![CDATA[rsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>15 novembre 2022 E così se ne è andato anche uno degli ultimi ragazzi di Salò, il grande Primo Siena! Avrebbe compiuto 95 anni il prossimo 20 novembre. Da 30 viveva stabilmente a Santiago del Cile. Una vita lunga ma non sprecata in ogni suo istante. Con commozione e devozione voglio ricordare la sua figura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>15 novembre 2022</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">E così se ne è andato anche uno degli ultimi ragazzi di Salò, il grande Primo Siena! Avrebbe compiuto 95 anni il prossimo 20 novembre. Da 30 viveva stabilmente a Santiago del Cile. Una vita lunga ma non sprecata in ogni suo istante. Con commozione e devozione voglio ricordare la sua figura di uomo integrale:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Volontario e combattente</u></strong> a nemmeno 16 anni, scappa letteralmente di casa da San Prospero di Modena a Verona, per arruolarsi nell’ottobre 1943 nel costituendo battaglione di bersaglieri volontari “Mussolini” facente parte delle forze armate della neonata Repubblica Sociale Italiana. Schierato in Val Baccia, a difesa di Gorizia, questo migliaio di ragazzi male armati e poco addestrati saprà tenere testa fino all’aprile 1945 alle sanguinarie e ben rifornite (dagli angloamericani…) brigate partigiane comuniste del Maresciallo Tito. Invitti, ma costretti ad arrendersi col tradimento alla fine della guerra, molti moriranno fra le torture e le esecuzioni sommarie nel gulag di Borovnica, in Slovenia, definito anche dal vescovo di Trieste Antonio Santin un “inferno di morti viventi” per le notizie terribili che trapelavano. Primo Siena riuscirà a rientrare in Italia nell’autunno del 1945 insieme a pochi altri grazie a un intervento della Croce Rossa Internazionale, sollecitato anche dalla madre disperata che si era letteralmente incatenata davanti alla sede triestina della CRI.</p>
<p style="text-align: center;">[metaslider id=54990]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Politico e militante </u></strong>della prima ora del Movimento Sociale Italiano e della Destra politica. Stabilitosi con la famiglia a Verona, Primo Siena sarà consigliere comunale nella città scaligera per trenta anni, dove ancora oggi viene ricordato da tanti amici e vecchi militanti. Lo ritroviamo ancora giovane in prima fila nelle manifestazioni, in faccia alla temibile polizia di Scelba, per Trieste italiana nel ‘54 e a sostegno dei ribelli ungheresi in rivolta contro il terrore rosso nel ‘56. Ha ricoperto poi varie cariche importanti nel partito della Fiamma anche a livello nazionale, come membro della Direzione Nazionale e responsabile di tante iniziative culturali del movimento. Ha attraversato le segreterie di De Marsanich, Michelini, Almirante e, pur non essendo mai stato eletto deputato o senatore, è ricordato in tanti saggi, libri e articoli dagli storici della destra politica (Adalberto Baldoni, Giuseppe Parlato, Antonio Carioti…) come uno dei suoi esponenti più lucidi e preparati.</p>
<p style="text-align: center;">[metaslider id=54996]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Filosofo e metapolitico </u></strong>del fronte della Tradizione: Primo Siena è noto soprattutto per il suo impegno culturale, autore di numerosi saggi, libri e articoli, un impegno propedeutico dal suo punto di vista a ogni azione in campo pratico e politico in senso stretto. Rientrato dalla prigionia, mi raccontava il suo disagio interiore di giovane reduce di fronte alla propaganda “democratica e antifascista” che bollava come “male assoluto” tutto quello per cui lui e i ragazzi come lui avevano versato sangue e sacrificato la giovinezza. Bisognava reagire e controbattere, non solo e non tanto sul piano fisico, ma su quello morale e spirituale. Da qui l’esigenza di formarsi quella “fortezza interiore” inespugnabile per qualsiasi propaganda, fosse anche quella di una superpotenza nucleare. Primo Siena sarà tra i giovanissimi “figli del sole”, il sodalizio generazionale (Enzo Erra, Giano Accame, Tazio Poltronieri, Pino Rauti e tanti altri) che saprà riscoprire il pensiero Julius Evola come antidoto alla modernità, per uomini ancora “in piedi tra le rovine” e disposti a “cavalcare la tigre”. Rientrato nei ranghi di una visione tradizionale cattolico-ghibellina, promuoverà riviste importanti come “Cantiere” e “Carattere” e stringerà una amicizia intellettuale con il grande Silvano Panunzio, vero e proprio maestro segreto per generazioni di giovani “non omologati”. Nasceranno un gruppo ristretto di “cavalieri erranti”, l’Alleanza Trascendente Michele Arcangelo, e una rivista, “Metapolitica”, “non in vendita” dalle pagine bianche come il cuore puro dei cavalieri di Camelot, con lo scopo dichiarato di formare una avanguardia spirituale qualificata e ben orientata oltre gli steccati e i pregiudizi settari: collaboreranno personalità del calibro di Gianfranco Legitimo, Fausto Gianfranceschi, Mario Pucci, Attilio Mordini, Matthias Vereno, Ramon Panikkar, Pierre Pascal, Giuseppe Palomba, Vintila Horia…</p>
<p style="text-align: justify;">Su di un piano diverso, quello degli studi giuridici e corporativi, resterà importante anche il sodalizio con Gaetano Rasi: insieme animeranno ricerche, conferenze e dibattiti entrati nella storia grazie all’azione dell’Istituto nazionale di studi politici ed economici (INSPE).</p>
<p style="text-align: center;">[metaslider id=55002]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Maestro ed educatore: </u></strong>ma Primo Siena si guadagnava da vivere prima di tutto come dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione. Ottenuto il diploma magistrale tra mille sacrifici nel dopoguerra, partirà dall’insegnamento elementare nelle scuole veronesi, dove ancora i suoi primi scolari lo ricordano con affetto. Presa anche la laurea in pedagogia, sarà promosso dirigente scolastico, per poi, alla fine degli anni ’70, alla soglia dei 50 anni, quando molti pensano a “tirare i remi in barca”, chiedere l’assegnazione alle scuole italiane all’estero. Dopo un anno nella Somalia di Siad Barre (che incontrò, raccontandomi di come custodisse orgoglioso un ritratto di Mussolini e il suo diploma di allievo sottufficiale carabiniere a Firenze), passò al Sudamerica, prima in Perù poi in Cile, dove si stabilirà definitivamente all’inizio degli anni ’90. Una delle sue ultime battaglie sarà la difesa del nome della prestigiosa scuola italiana di Santiago del Cile, intitolata a Vittorio Montiglio, l’eroe fanciullo, figlio di immigrati ma volontario nella Grande Guerra e a Fiume con D’annunzio (la sua tomba è al Vittoriale). A qualcuno a Roma questo nome sembrava ingombrante e superato, ma non allo stesso modo la penseranno la comunità degli italiani in Cile e il nostro Primo, e la scuola si chiama ancora oggi così. Una grande passione quella di Primo per l’insegnamento e l’educazione in generale: il suo punto di riferimento era Giovanni Gentile, a cui dedicherà anche un saggio critico (“Un italiano tra le intemperie”, ed. Solfanelli 2014)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Amico e camerata: </u></strong>ho conosciuto Primo Siena di persona quando aveva quasi ottanta anni, nel 2004, ed io ne avevo appena 25. Si dimostrò subito disponibile e generoso, sempre pronto alla battuta e allo scherzo, capace di passare da argomenti seri a temi più banali legati alla deriva sociale e politica attuale su cui cercavamo di ironizzare: abbiamo passato ore al telefono e poi su skype. Quasi ogni anno affrontava il lungo viaggio in aereo per tornare in madrepatria nella sua Verona e allora ci incontravamo a casa di Francesco di Noia o di Giovanni Perez, alla Piccola Caprera (il sacrario in provincia di Mantova dedicato ai caduti di Bir el Gobi), o a Gorizia ai raduni del Btg. Mussolini, o a Roma, incontrando amici e camerati di sempre. Indimenticabile quando fui io però ad andarlo a trovare in Cile nell’estate del 2009, ospite in casa sua e della comunità italo-cilena. In effetti Primo, anima inquieta e curiosa, seppe ritagliarsi con entusiasmo una seconda vita in quella che amava definire “America romanica”: fu anche consigliere eletto a rappresentare il Cile nel prestigioso “Consiglio generale per gli italiani all’estero” (CGIE).</p>
<p style="text-align: center;">[metaslider id=55008]</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il momento più commovente della nostra vita insieme, fu quando, nel 2011, mi mostrò la sua tomba già pronta, quella della lapide che vedete qui nella foto sotto. In effetti lo avevo accompagnato a visitare, per l’ultima volta, i luoghi della sua infanzia nella provincia modenese. Nel piccolo cimitero di campagna di San Prospero trovammo ancora intatta questa vecchia lapide dedicata appunto a Primo Siena: si trattava dell’omonimo zio, ex combattente e militante fascista morto giovanissimo nel 1925 a seguito dei postumi di una aggressione subita da facinorosi socialisti insorti dopo il delitto Matteotti. Era stato anche consigliere comunale nel piccolo paesino modenese. Nel 1927 il nostro neonato Primo ereditò quindi il nome dallo zio prematuramente scomparso. “Vedi, mi disse, questa lapide sembra proprio la mia! <strong>“<em>Siena Primo, che a soli 25 anni lasciò questa terra – padre di famiglia – soldato in guerra – fascista ed amministratore comunale – morto il 17 novembre 1925 – i genitori e la madre inconsolabili posero</em></strong><em>”</em> Come vedi, quando morirò ho già la lapide fatta, spero solo di aver proseguito degnamente il percorso del mio povero zio, morto giovanissimo e che non ho mai conosciuto. Forse per questo il destino mi ha dato una vita così lunga, forse per questo sono scampato a Borovnica” Certo, Primo, questo e molto di più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>In memoriam. A Franco Pitzus, editore, animatore culturale anticonformista – Roberto Pecchioli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 16:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Effepi Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Pitzus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ morto all’età di settant’anni, il dottor Francesco Pitzus, Franco per gli intimi, editore e factotum della Effepi Edizioni. Il male non ha avuto pietà e, nonostante le cure, Franco non c’è più. Quando muore un amico, si affollano i ricordi, si vorrebbe dire qualcosa di importante. Si desidera che il ricordo scritto – lui, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ morto all’età di settant’anni, il dottor Francesco Pitzus, Franco per gli intimi, editore e factotum della Effepi Edizioni. Il male non ha avuto pietà e, nonostante le cure, Franco non c’è più. Quando muore un amico, si affollano i ricordi, si vorrebbe dire qualcosa di importante. Si desidera che il ricordo scritto – lui, da uomo di scrittura e di stampa- direbbe “il coccodrillo”, sia bello, elegante, dia conto di una vita intera.</p>
<p style="text-align: justify;">Impossibile. Vincono le emozioni, come è giusto e umano. Perché Francesco Pitzus non era solo un editore impavido davanti a ogni sfida, un uomo libero, un colto, sapiente artigiano della parola scritta perfino dalla sua camera d’ospedale. Era innanzitutto un signore d’altri tempi. Alto, abbronzato, dalla figura simile a un moschettiere, stava una spanna sopra gli altri. Per cultura, classe, intuito, capacità di consigliare, coraggio nel mestiere di editore, che era in lui soprattutto vocazione di animatore culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">In giovinezza era stato militante delle organizzazioni studentesche del MSI, poi aveva iniziato la carriera nel campo editoriale, raggiungendo una posizione di grande rilievo presso l’editore Mursia. A cinquant’anni, nel momento di cogliere i frutti di anni di lavoro, dovette ricominciare daccapo. Si inventò editore indipendente, di frontiera. Da allora ha permesso a decine di autori di uscire dal limbo, ha dato voce a una cultura alternativa ridotta al silenzio, ha riempito gli scaffali di libri sulfurei, di conoscenza, di storia- una delle sue passioni- di ricostruzioni puntuali e coraggiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha ridato vita e dignità, attraverso i libri, a personaggi ed eventi dimenticati o demonizzati. Chi scrive ha avuto da lui l’incoraggiamento a mettersi in gioco, consigli preziosi, fiducia e amicizia. Resteranno sempre nel cuore i pomeriggi nel suo ufficio- antro, un appartamento ingombro di carte, manoscritti, libri e riviste storiche nello stesso palazzo del quartiere di Sampierdarena, a Genova, dove viveva da sempre. Lunghe discussioni, digressioni culturali, storie di vita ma anche aneddoti e perfino barzellette. Sapienza unita a leggerezza, la classe un po’ svagata di chi rende facili le cose difficili senza prendersi troppo sul serio, i consigli dispensati con normalità, quasi senza farsene accorgere, la bravura artigiana di chi i libri li costruiva con le sue mani, impaginatore, grafico, correttore, editor, scopritore di talenti, tutto insieme in una persona sola.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi scrive deve molto a Franco, anzi al dottor Pitzus, poiché, nonostante l’amicizia e la lunga frequentazione continuavamo a darci del lei, come era normale nel passato anche tra persone legate da affinità, unite da una comune visione della vita e del mondo. Tre libri sono frutto della collaborazione con lui. Uno, in particolare, il Dizionario del Politicamente Corretto e della Neolingua, ci è stato praticamente commissionato, bonariamente imposto dal suo fiuto. Avevano discusso varie volte lungamente sul potere della parola e l’importanza del linguaggio: alla fine lanciò la proposta, tra il serio e lo scherzoso: perché non butta giù un vocabolarietto, qualcosa di leggero ma serio?</p>
<p style="text-align: justify;">La malattia l’aveva stravolto nel corpo, ma non aveva domato l’animo forte, avventuroso. Sembrava scherzare sul male insidioso che l’aveva colpito. In questi casi si usa dire: speriamo che non abbia sofferto. Ma Franco Pitzus la morte deve averla guardata in faccia con uno sberleffo, magari le ha proposto di scrivere un libro su stessa. Se è così, lo pubblicherà il figlio Stefano, che ne seguirà le orme e non lascerà cadere il testimone. L’officina fumosa ingombra della contro cultura – cioè della vera cultura – resterà aperta, ne siamo certi. Lo merita Franco, lo merita chi gli ha dato una mano e ha ricevuto tanto. Che la terra le sia lieve, amico Pitzus. A Dio.</p>

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		<title>Adriano Romualdi. Esemplare condotta e purezza della visione politica &#8211; Maurizio Rossi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adriano Romualdi]]></category>
		<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Friedrich Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[platone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Maurizio Rossi Attraverso il magistero di Adriano Romualdi abbiamo avuto il privilegio di poter unire la nostra anima con quella più profonda e remota dell&#8217;Europa, ancestrale patria continentale delle nostre genti. Attingere alle sue energie sempre preziose e sempre presenti, alle sue potenti radici spirituali, culturali, etniche e politiche che si incarnarono compiutamente in quella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/adriano-romualdi-esemplare-condotta-e-purezza-della-visione-politica/">Adriano Romualdi. Esemplare condotta e purezza della visione politica &#8211; Maurizio Rossi</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<hr />
<p style="text-align: right;">di Maurizio Rossi</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il magistero di Adriano Romualdi abbiamo avuto il privilegio di poter unire la nostra anima con quella più profonda e remota dell&#8217;Europa, ancestrale patria continentale delle nostre genti. Attingere alle sue energie sempre preziose e sempre presenti, alle sue potenti radici spirituali, culturali, etniche e politiche che si incarnarono compiutamente in quella lunga marcia della rivoluzione europea che segnò in maniera indelebile il secolo trascorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrisse in proposito Romualdi, riconfermando gli imperativi di una lotta millenaria:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;">&#8220;Il primo dovere è quello di lottare per la restaurazione dell’Ordine. Non questo o quell’Ordine particolare, questa o quella formula politica contingente, ma l’Ordine senza aggettivi, l’immutabile gerarchia dei poteri spirituali all’interno dell’individuo e dello Stato che vede in alto quegli ascetici, eroici, politici e in basso quelli meramente economici ed amministrativi. Per la creazione di questa Rangordnung, della rinnovata gerarchia dei ranghi auspicata da Nietzsche, si sacrificarono gli uomini dei movimenti nazionali travolti nella catastrofe del 1945. Oggi, spenta l’estrema luce del rogo che consumò con l’Europa stessa l’ultima élite politica del nostro continente, grandi ombre, vasti silenzii calano sempre più fitti sul crepuscolo dell’Occidente.&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono trascorsi quarantasette anni da quel fatale 12 agosto 1973 che annunciò la tragica scomparsa di Adriano Romualdi, la sua infausta e prematura morte. Un incidente automobilistico cancellò l&#8217;esistenza terrena di una magnifica figura, azzerò la voce di un severo maestro di vita e di pensiero.<img decoding="async" class="alignright wp-image-46108 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.41-203x300.jpeg" alt="" width="203" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una personalità già nota per la sua inespugnabile coerenza e la sua altrettanto ferma intransigenza. Appena quarantasette anni ci separano da quella sciagura, eppure sembra che sia trascorsa una eternità, tanti infatti sono stati i cambiamenti, le metamorfosi e gli avvenimenti che nella buona e nella cattiva sorte, soprattutto nella cattiva, hanno segnato questo segmento di storia contemporanea. Le nazioni e i popoli non sono più costretti a respirare la mefitica atmosfera partorita dagli scenari della guerra fredda, quella plumbea stagione che tra le pieghe di una stagnazione consolidata permise nonostante tutto di intravedere timidi spiragli ricchi di aneliti di cambiamento e allo stesso tempo carichi di aspettative che vennero però all’indomani della caduta della “cortina di ferro”, irrimediabilmente disattese lasciando il campo europeo indifeso di fronte all’offensiva del progetto universalistico e mondialistico dello sradicamento dei popoli portato fino alle estreme conseguenze dal liberalismo nella cultura e nel costume e dalla plutocrazia capitalistica nel pervertimento delle economie nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio contro questa minaccia, contro lo sfiguramento del volto dell&#8217;Europa, fagogitata all&#8217;interno di una babele di raccolta mondiale degli sradicati e dei cosmopoliti, si volsero le precise riflessioni di Adriano Romualdi che già allora misero in guardia nei confronti della desertificazione morale e spirituale che sarebbe emersa dagli scenari futuri del post guerra fredda, anche nei confronti di quelli che sarebbero stati provocati dal post-marxismo, facendo puntualmente riferimento all’enorme pericolo che una Europa sempre più estenuata avrebbe corso. Ovvero di quando le culture europee sarebbero state dissolte in nome del cosmopolitismo, a quando tutti gli uomini sarebbero stati omologati e a quando tutti i valori fondanti di una civiltà più che millenaria sarebbero stati cancellati dall’individualismo liberale, dal materialismo edonista, dalla deformazione dell&#8217;anima, dall’indifferenzialismo razziale, dal perbenismo borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">Romualdi pose l’accento sulla impellente necessità che i migliori europei, quelli di buon sangue, si facessero promotori di una Weltanschauung rivoluzionaria e tradizionale che recuperasse e valorizzasse tutti quegli aspetti qualificanti e importanti che avevano caratterizzato e identificato le precedenti esperienze nazionalpopolari, affinché si venissero poi a delineare le condizioni per l’emergere di una Weltanschauulicher Stosstrupp, una truppa d’assalto nel campo della visione del mondo, innervata dalla Tradizione, dal legame di sangue, dalla potenza dello spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; approdo fideistico che una certa sinistra progressista ha manifestato poi nel corso del tempo nei confronti degli Usa e in particolar modo nei confronti dell’americanismo, della sua democrazia, della conturbante American Way of Life, non poteva che essere la conferma finale del legame che era sempre esistito fra il marxismo e il liberalismo, della comune matrice riscontrabile tanto nel marxismo cosmopolita come nel capitalismo globale altrettanto cosmopolita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.00.jpeg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-46111 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.00-210x300.jpeg" alt="" width="173" height="247" /></a>Occorrevano allora riferimenti certi e potenti per sostanziare la lotta, come Evola, Nietzsche, Platone.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio Platone l&#8217;assertore della vita come totalità di anima e corpo, della predominanza dei valori politici sull’organizzazione economica e della totale subordinazione della stessa ai bisogni della comunità, colui che fu il promotore di severe misure eugenetiche volte alla salute del popolo e di una particolare concezione qualitativa dell’educazione e della selezione nell’ambito di una visione totalitaria dello Stato, venne a giusta ragione presentato da Romualdi come il precursore ideologico dei movimenti nazionalpopolari del ventesimo secolo, ponendosi coerentemente nel solco tracciato a suo tempo da Hans Friedrich Günther.</p>
<p style="text-align: justify;">Si deve soprattutto ad Adriano Romualdi il merito di avere contribuito in maniera determinante a riscrivere il linguaggio politico, spostandolo dalla scala nazionale a quella europea, assumendo un vasto respiro continentale. Infatti da allora la rivendicazione di un nazionalismo europeo interpretato quale vettore di una terza forza da contrapporre agli equivalenti imperialismi occupanti rappresentati dagli Usa e Urss caratterizzò un nuovo esaltante percorso militante.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriano Romualdi era fermamente convinto che il secondo conflitto mondiale avesse decretato la fine dei nazionalismi sciovinisti delle piccole patrie, inaugurando invece la nuova fase dei nazionalismi continentali. Forte di questo convincimento, la sua profondità ideologica e culturale volse la sua attenzione principalmente al nazionalsocialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, per Romualdi, proprio a partire da Adolf Hitler e dal nazionalsocialismo, soprattutto a seguito dell’invasione americana del continente europeo, lo scontro non sarebbe più avvenuto fra singole nazioni, bensì fra continenti. Fu quindi l&#8217;occasione decisiva per l&#8217;Europa di recuperare quella centralità che le era stata sottratta dall’irruzione sulla scena mondiale delle superpotenze americana e sovietica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Adriano Romualdi il nazionalsocialismo aveva rappresentato una salutare e drastica rottura con le vecchie e superate concezioni diplomatiche e le anguste visioni della politica estera che avevano segnato le passate stagioni delle nazioni europee, da quel momento in poi si sarebbe inaugurata una nuova stagione geopolitica fondata sulla ferma convinzione che ebbe Adolf Hitler, ovvero, che nell’epoca della costituzione degli smisurati spazi continentali rappresentati dagli Usa e dall’Urss si dovesse necessariamente ragionare in termini di grandi spazi geopolitici di potenza, quindi solamente i vasti orizzonti di un Grossraum europeo avrebbero potuto salvaguardare il perdurare di determinate specificità storiche e spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Adriano Romualdi, l&#8217;immagine geopolitica dell’Europa e il mito dell’Europa tornarono alla luce in tutta la loro potenza attraverso la scienza delle radici e delle origini arcaiche indo-europee, con la consapevolezza che la stessa concezione della civiltà dell’Europa non doveva più avere solamente un mero valore storico e folcloristico, bensì essere l’espressione viva di una spiritualità arcaica e solare, di un sentimento della vita che si traduceva in una prospettiva ideale e agonistica, di simboli e di personalità aventi un carattere innato e non acquisito, qualità che erano proprie del primordiale universo ariano. Sempre a tal proposito, Adriano Romualdi tornò a riproporre l’affascinante motivo dell’arianesimo come il baricentro dell’idea rivoluzionaria di un nuovo nazionalismo europeo fondato sul sangue e sul suolo, sulla ereditarietà dagli ascendenti, come un irrinunciabile riferimento per quelle che lui connotava come le superstiti energie europee spiegando che:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;">&#8220;Con l’idea ariana non intendiamo soltanto un sano senso di appartenenza alla razza bianca, ma l’accettazione consapevole dei valori in cui prende forma la tradizione indo-europea nella storia della civiltà. È esistita un’unità spirituale che andava dalla germanica Islanda all’India ariana, un’unità che lascia la sua potente impronta in monumenti epici come l’Iliade, il Mahabharata, il Nibelungenlied. All’interno di questa unità fiorirono la Grecia e Roma, i valori aristocratici, qualitativi, agonistici del mondo classico. La consapevolezza di questa tradizione di sangue e di spirito, la sua contrapposizione a forme di religiosità semitica infiltratesi al tramonto del mondo classico, e che tornano oggi a manifestarsi come forze dissolutrici, potrebbe essere di grande importanza per la definizione di una visione del mondo specificamente europea.&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;">Un mito europeo che si legò alla consapevolezza dell’inevitabile crepuscolo dell’occidente, un crepuscolo che pesava come un macigno, già preannunciato da Oswald Spengler e da una vasta letteratura della crisi, spesso di origine germanica, ben conosciuta e studiata da Adriano Romualdi e che lo aveva portato ad individuare nel modo più pregnante quello che i movimenti fascisti europei e soprattutto il nazionalsocialismo dovevano all’opera di Nietzsche, ovvero ad una presa di coscienza storicamente nuova, la coscienza dell’avvento fatale del nihilismo e cioè dell’imminenza della fine della Storia. Il cristianesimo come progetto mondano propagandato da una chiesa sempre più secolarizzata, democrazia, liberalismo e capitalismo, marxismo e comunismo appartenevano tutti complessivamente e indistintamente al campo unitario dell’egualitarismo, del cosiddetto umanesimo.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.41-1.jpeg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46109 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.41-1-193x300.jpeg" alt="" width="167" height="260" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le loro filosofie ed ideologie potevano nel particolare differire e porsi anche in temporaneo contrasto fra loro, ma in sostanza nell’insieme obbedivano al medesimo sistema di valori.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriano Romualdi aveva ritrovato infine il principio dell’azione nel sistema di valori propugnato da Nietzsche, e il destino comune nell’immagine trascinante dell’uomo nuovo che andasse al di là della dell’inevitabile fine della storia cui ci avevano biblicamente condannano duemila anni di egualitarismo e di umanesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro questo aberrazione si era levato forte l’appello di Adriano Romualdi rivolto a tutti i “buoni europei” affinché si risvegliassero dal torpore e tornassero ad abbracciare la battaglia dell’orgoglio europeista attraverso la coscienza un nuovo nazionalismo militante europeo che, rinnovando le arcaiche e ancestrali radici culturali e popolari dell’Europa delle origini indoeuropee, trovasse le motivazioni superiori per giustificare e legittimare davanti alla Storia la sua superiore azione politica di rettifica e di riordinamento.</p>
<p>Maurizio Rossi</p>

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		<title>In Ricordo di Alberto Mariantoni &#8211; Enzo Caprioli</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 06:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Controcorrente]]></category>
		<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[A.B. Mariantoni]]></category>
		<category><![CDATA[controcorrente]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Caprioli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le grandi anime, le personalità autenticamente di spicco non riescono a vivere nel conformismo. Il fatto stesso di condividere luoghi comuni, opinioni superficiali e aspetti prosaici della vita con persone che non hanno compiuto un confrontabile percorso esistenziale e culturale è per loro intollerabile. Ciò perché rappresenta una, sia pur momentanea, contaminazione dell&#8217;edificio interiore di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le grandi anime, le personalità autenticamente di spicco non riescono a vivere nel conformismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto stesso di condividere luoghi comuni, opinioni superficiali e aspetti prosaici della vita con persone che non hanno compiuto un confrontabile percorso esistenziale e culturale è per loro intollerabile. Ciò perché rappresenta una, sia pur momentanea, contaminazione dell&#8217;edificio interiore di consapevolezze sviluppate grazie a rischi, prove impegnative, scelte sofferte e soprattutto onestà intellettuale. La qual cosa condanna queste personalità ad un certo grado di solitudine e persino di ostracismo, anche quando  ricchezza e spessore del loro curriculum siano tali da impressionare chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa esatta condizione si è trovato ad un certo punto della vita Alberto Bernardino Mariantoni, politologo, scrittore e giornalista.  Per oltre vent&#8217;anni Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra e, per periodi di varia durata, collaboratore di prestigiose testate nazionali ed estere. Nella sua qualità di esperto in relazioni internazionali, politica estera e mondo arabo, ha conosciuto personalmente capi di stato e ministri di una parte significativa delle nazioni che hanno rapporti con l&#8217;Italia. Inchieste e <em>reportage</em> in zone di guerra lo hanno spesso visto protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">La visione del mondo, che la sua formazione universitaria, postuniversitaria e soprattutto il suo ruolo professionale gli hanno fatto maturare, lo ha reso immune da quella lente deformante che il potere globalista oggi vorrebbe applicare ai <em>media</em> nella loro totalità. Il coraggio di scelte intellettuali controcorrente si è accentuato nel corso della sua vita, parallelamente alla convinzione che si viva per dare testimonianza autentica di ciò che si è capito.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera complessiva di Alberto (articoli,interviste,libri,testi di conferenze) è una miniera quasi inesauribile di concetti e informazioni, altrove introvabili, capaci di veicolare una sapienza, di antico stampo latino, con  cui leggere questo disastrato presente restando indenni da ogni forma di manipolazione.</p>
<p>L&#8217;amico Enzo Caprioli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni documenti prodotti dal Nostro:</p>
<p><span style="color: #333333;"><a style="color: #333333;" href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/04/5_Tolleranza_Intolleranza.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>TOLLERANZA ED INTOLLERANZA</strong></a></span></p>
<p><strong><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/04/Roma_e_Cartagine.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #333333;">ROMA E CARTAGINE</span></a></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"> <a style="color: #333333;" href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/04/1.Analisi_Economica.pdf" target="_blank" rel="noopener">ANALISI ECONOMICA</a></span></strong></p>

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		<title>Sir Roger Scruton, l&#8217;ultimo conservatore – Roberto Pecchioli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 14:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Scruton]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 12 gennaio scorso è morto Sir Roger Scruton, filosofo, docente, artista, musicista, cacciatore, baronetto di Sua Maestà britannica, l’ultimo grande conservatore. La sua morte fisica è stata preceduta da quella civile – il rogo dell’eretico sul patibolo del politicamente corretto a causa delle opinioni da “suprematista bianco, omofobo e sessista” espresse qualche mese fa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 12 gennaio scorso è morto Sir Roger Scruton, filosofo, docente, artista, musicista, cacciatore, baronetto di Sua Maestà britannica, l’ultimo grande conservatore. La sua morte fisica è stata preceduta da quella civile – il rogo dell’eretico sul patibolo del politicamente corretto a causa delle opinioni da “suprematista bianco, omofobo e sessista” espresse qualche mese fa in un&#8217;intervista alla rivista <em>New Stateman</em> che ha portato alla sua espulsione &#8211; da parte del governo britannico autodefinito conservatore, &#8211; dalla commissione “<em>Building better, building beautiful</em>” (costruire meglio, costruire bello). Aveva già dovuto scontare la dittatura del progressismo regressivo con la proscrizione dalle istituzioni universitarie, lui, docente di lungo corso, uomo di raffinata e profonda cultura. Nessuno con le idee di Scruton ha posto in una democrazia moderna, ha affermato il parlamentare laburista Andrew Gwynne, che va ringraziato per la sua sinistra franchezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Roger ha affrontato entrambe le morti con l&#8217;elegante fortezza di gentiluomo vittoriano – un biotipo in via di estinzione, insieme a tanti altri pezzi di identità britannica- mentre si confessava nel suo libro estremo <em>England, An Elegy</em>, pervaso da una malinconia non lontana dalla poesia di Philip Larkin, altro conservatore, il più amato poeta inglese del secondo Novecento. Gli fu diagnosticata la malattia fatale a luglio. “Il mio reumatologo prima mi parla della mia conferenza su Parsifal; poi, allarmato da ciò che ha visto nella scansione radiologica, mi mette nelle mani di un oncologo, che inizia a lavorare con me immediatamente, altrimenti potrei morire di cancro in una settimana. Quella settimana si è prolungata per il momento, ma per quanto ancora? Tuttavia, come è successo con l&#8217;intervista progettata per distruggermi, il bene supera il male. Mai prima d&#8217;ora mi sono arrivate così tante espressioni di affetto, e grazie al mio oncologo sono stato in grado di continuare a lavorare alla mia scrivania.”</p>
<p style="text-align: justify;">In A Political Philosophy, (in italiano Manifesto dei Conservatori) Scruton aveva scritto che il conservatore sa che la sua lotta contro il caos è destinata a fallire di fronte alla seconda legge della termodinamica: “L&#8217;entropia cresce sempre e ogni sistema, ogni organismo, ogni ordine spontaneo cadrà prima o poi nel caos. Anche se ciò è vero, il conservatorismo non è uno sforzo vano in termini di pratica politica, proprio come la medicina non è inutile semplicemente perché a lungo termine saremo tutti morti. Dovremmo piuttosto riconoscere la saggezza di Lord Salisbury quando ha sottolineato che il ritardo è vita.”</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima frase dell&#8217;ultimo articolo di Scruton è: quando ti avvicini alla morte, inizi a capire cosa significa vita e cosa significa gratitudine. La gratitudine verso il bene, il vero e il bello e la loro affermazione sono l&#8217;essenza del conservatorismo di Scruton. Ripeteva che il conservatorismo riguarda l&#8217;amore, e quindi la volontà di preservare tutte le cose preziose che abbiamo ricevuto dagli antenati. Il conservatore sa che “le cose buone vengono facilmente distrutte, ma è molto più difficile crearle. Ciò è particolarmente vero quando si tratta di beni collettivi come la libertà, la civiltà, lo spirito pubblico, la sicurezza della proprietà e la vita della famiglia “(Essere conservatore).</p>
<p style="text-align: justify;">Scrisse anche “quando ti avvicini alla morte, inizi a capire che significa vita e che significa gratitudine.“ Il conservatorismo non è lo spirito del tempo. “L&#8217;ideologia dominante è progressiva: il passato è stata una lunga notte di maschilismo, omofobia, razzismo e dominio di classe; antico è sinonimo di oppressivo e discriminatorio- L’argomento che tronca ogni dibattito? Ma vuoi gettarci indietro di X anni? “</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1944 in un famiglia modesta , con un padre socialista amante della natura, passione ereditata da Scruton, esperto di cavalli, proprietario di una fattoria e autore di una filosofia verde , era rammaricato che l&#8217;ambientalismo sia stato sequestrato dalla sinistra, o meglio, trascurato dalla destra. Sosteneva che il conservatore deve aspirare alla conservazione della bellezza in ogni sua forma, a partire da quella della natura e del paesaggio. Scruton, studente eccezionale, iniziò la sua vita intriso di quel progressismo che già negli anni &#8217;60 era la visione del mondo predefinita di Oxbridge, il nomignolo collettivo delle due università più prestigiose del regno, Oxford e Cambridge.</p>
<p style="text-align: justify;">La conversione avvenne nel fatidico maggio 1968 a Parigi, dove frequentava un corso di specializzazione. “Ero nel Quartiere Latino a guardare gli studenti che rovesciavano automobili, frantumavano i finestrini e lanciavano pietre, e per la prima volta nella mia vita ho sentito un&#8217;ondata di indignazione politica. Improvvisamente mi sono reso conto che ero dall&#8217;altra parte della barricata. Quando ho chiesto ai miei amici cosa stessero cercando di ottenere, hanno risposto con un sacco di frusti luoghi comuni marxisti. Questo mi ha irritato e ho pensato che ci doveva essere un modo per tornare alla difesa della civiltà occidentale. I <em>soixante-huitards </em>(sessantottini<em>) </em>avevano goduto di tutte le benedizioni di quella civiltà: prosperità (la Francia cresceva del 5% ogni anno negli anni 60), accesso all&#8217;istruzione superiore (200.000 studenti universitari nel 1958, 500.000 nel 1968), libertà, democrazia. La loro reazione fu di considerare tutto questo un inganno fascista. La libertà è “libertà”: le virgolette dispregiative furono il gran contributo intellettuale del 68, e / o una noia. Non c&#8217;è più Guernica, non c&#8217;è Auschwitz, non c&#8217;è Hiroshima. Bravo! Ma E l&#8217;impossibilità di vivere, la mediocrità soffocante e l&#8217;assenza di passione? , scriveva Raoul Vaneigem, uno dei situazionisti tanto influenti nel 1968. Come rifiuto del modo di vivere dei loro genitori, la generazione che aveva subito l&#8217;occupazione nazista, la dura ricostruzione, la guerra dell&#8217;Algeria, decisero di diventare maoisti proprio nel momento in cui la Rivoluzione Culturale devastava in Cina ogni vestigia di civiltà.”</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, i sessantottini non avevano in mente alcunché di realistico nel rifiuto del benessere prosaico e nella “falsa libertà” dei loro genitori: la loro era la negazione della negazione, il grande rifiuto proclamato da Marcuse nell’Uomo a una dimensione. Ma né Marx né Lenin avevano un&#8217;alternativa praticabile all&#8217;ordine sociale, civile e valoriale generato faticosamente da prove ed errori attraverso secoli di storia &#8211; come testimoniato dal fallimento del socialismo, evidente nel 1968 per chi aveva occhi per vedere. Se l&#8217;essenza del conservatorismo è l&#8217;affermazione, la conservazione è l&#8217;amore &#8211; perché “il bene supera il male” – quella della sinistra è la negazione, la distruzione e l&#8217;odio.</p>
<p style="text-align: justify;">Scruton dedicò un&#8217;opera (<em>Fools, Frauds e Firebrands: Thinkers of the New Left</em>) alla confutazione dei <em>mâitres-à-penser </em>del Sessantotto, Sartre, Foucault, Althusser, Lacan, Deleuze. Nel capitolo conclusivo di quel libro, che scatenò una tempesta di critiche e accelerò la sua uscita dall&#8217;Università, affermava che, data la passione con cui la sinistra rifiuta la destra (“una volta identificate come destra, le tue opinioni sono irrilevanti, la tua reputazione è sporca, la tua presenza nel mondo è un errore: non sei più un avversario da contrastare, ma una malattia che deve essere curata”), si dovrebbe pensare che la sinistra abbia un modello sostitutivo infinitamente migliore. Al contrario, “osservando il paesaggio desolato che ho trattato in questo libro, trovo solo smentite”. La sinistra è come il Mefistofele di <em>Faust</em>: lo spirito che sempre nega.</p>
<p style="text-align: justify;">La sinistra rappresenta come strutture di dominio “tutto ciò che gli altri considerano semplicemente strumenti dell&#8217;ordine civile”, famiglia, impresa, mercato, morale sessuale, proprietà, religione, nazione, scuola (almeno, la scuola tradizionale, dedicata alla trasmissione della conoscenza), associazioni comunitarie, volontariato, i piccoli plotoni<em> -little platoons- </em>di Edmund Burke, che Scruton aveva sempre sulle labbra.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di lasciare un&#8217;università già trasformata in feudo neo-marxista, Scruton ebbe il tempo di assistere alla vittoria di Margaret Thatcher (1979). Il suo rapporto con il thatcherismo fu ambiguo: da un lato, accolse con favore l&#8217;apparizione di una destra intellettualmente assertiva e l&#8217;impegno per il l&#8217;alleggerimento del ruolo dello Stato. Tuttavia, lamentava la ristrettezza di una visione che aveva l’obiettivo di vincere la battaglia intellettuale sulla sinistra solo in base a “soluzioni di mercato”, “economia dell&#8217;offerta” e “sovranità dei consumatori”. Credo che libertà non sia una risposta sufficiente alla domanda: in che cosa credono i conservatori, sbottò in Essere conservatore. Non certo perché la libertà non sia un valore, ma perché è un valore <em>penultimo</em>: “Come Matthew Arnold, credo che la libertà sia un cavallo eccellente da cavalcare, ma per andare da qualche parte”.</p>
<p style="text-align: justify;">La libertà ha valore se serve a raggiungere fini preziosi. Il liberalismo, per avere un senso, ha bisogno di una gerarchia oggettiva di valori, ovvero del conservatorismo. Scruton respinse la famosa affermazione di Margaret Thatcher secondo cui la società non esiste. In fondo, pensava, la Thatcher sapeva che l&#8217;economia di mercato poteva funzionare solo in un quadro politico-culturale molto specifico, composto da elementi che vanno oltre l&#8217;economia. Uno di questi è, ad esempio, lo stato-nazione. “I suoi discorsi più importanti, e anche le sue politiche, derivano da una coscienza di lealtà nazionale”, ma, pur essendo una patriota, non sapeva come esprimere il suo patriottismo. “Peccato che non avesse una filosofia con cui articolare quell&#8217;ideale”. In realtà, il liberalismo è nemico del patriottismo, argine alla dismisura del mercato globale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un aspetto del conservatorismo di Scruton incompatibile con il fondamentalismo liberista e libertario, è il patriottismo. È una fisionomia del suo pensiero rafforzata dalla stretta collaborazione con dissidenti anticomunisti nell&#8217;Europa centrale negli anni &#8217;80. “Ho sentito un&#8217;affinità immediata con quelle persone. E ho scoperto che nulla era più importante per loro della sopravvivenza della loro cultura nazionale.” Fiero difensore della Brexit, Scruton riteneva che la “mano invisibile” di Adam Smith, se esiste, richieda un quadro di corresponsabilità basato su un’identità comune. ”Il mercato può realizzare un&#8217;allocazione razionale di beni e servizi solo laddove esiste una fiducia preventiva tra i partecipanti”. (Essere conservatore)</p>
<p style="text-align: justify;">La fiducia iniziale, naturale, è quella tra compatrioti, coloro che condividono il senso del “noi” nazionale (che si estende non solo alla generazione attuale, ma, come diceva Burke, ai morti, ai vivi e a coloro che devono ancora nascere. “La società nazionale è un&#8217;eredità condivisa per la quale siamo disposti a fare sacrifici, che ci consente di sentirci parte di una catena di trasmissione, ricezione e consegna, e di riconoscere che non abbiamo il diritto di rovinare le cose buone che ereditiamo”. Lo stato-nazione è anche l&#8217;ambiente naturale per l&#8217;esercizio delle libertà politiche: “È perché siamo in grado di definire la nostra cittadinanza in termini territoriali che nei paesi occidentali godiamo delle libertà elementari”. Scruton contrappose altresì la territorialità etnica, civile e culturale delle nazioni europee ed occidentali all&#8217;universalità teocratica <em>dell&#8217;umma </em>islamica. “La democrazia ha bisogno di confini, e quei confini sono quelli dello stato-nazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il liberismo economico thatcheriano era asfittico: non aveva interesse né coscienza dell’insostituibilità di istituzioni come la famiglia. Al più, dava per scontata la loro conservazione, senza capire, tanto meno contrastare, il loro rapido declino, frutto della liberazione dei costumi, legato nichilista del 1968. “Il fondamentalismo libertario saluta lo scioglimento dei legami familiari, insopportabili per la libertà individuale; concepisce il matrimonio come un contratto che può essere rotto facilmente.”</p>
<p style="text-align: justify;">Scruton scrisse altresì pagine profonde sulla differenza tra contratto e voto (<em>vow)</em>, nell’accezione “religiosa” di impegno definitivo, promessa solenne, consacrazione totale a un principio o a una causa. Non ci sono voti contrattuali, solo clausole, mentre l’autentico impegno è morale, include le corde dell’anima e dell’onore, esclude quelle del corrispettivo, del dare e avere del rapporto di scambio. Un contratto prevede obblighi definiti e ha una durata limitata. Un voto implica una mutazione esistenziale. “I voti sono impegni indefiniti, che legano le parti a un destino condiviso. Un voto è la consegna definitiva di se stessi, in cui l&#8217;altro è invitato a fidarsi. Il paradigma del voto è il matrimonio, come è stato concepito fino a poco tempo fa. Le società che non insistono più su quell&#8217;impegno, o che consentono l&#8217;erosione del matrimonio, ridefinendolo prima come un semplice contratto e poi come un&#8217;opzione tra le altre, sono società che non offrono più sicurezza ai figli “(Sulla natura umana) “In ogni società sostenibile, l&#8217;ordine degli accordi volontari è inquadrato in un ordine superiore, in cui gli obblighi sono trascendenti, legami sacri “.</p>
<p style="text-align: justify;">Le società non durano se i loro membri non sono capaci di sacrificio. Parole inaudite quelle di Scruton, sgradevoli per l’uomo contemporaneo, permeato di egoismo, diritti, libertà, tutto e subito. Il tema del sacrificio permea l’intera opera di Scruton. È inseparabile dal senso del sacro ed entrambi sono principi perduti nel mondo contrattuale della massimizzazione del profitto. “Nessun contratto spingerà il soldato a dare la vita per il suo paese, una madre a sacrificare tutto per i suoi figli, o una coppia a legarsi fino alla morte.”</p>
<p style="text-align: justify;">Una comunità, ha quindi bisogno del senso del sacro. Gli impegni familiari definitivi- degli sposi tradizionali e dei genitori con i loro figli- guardano al soprannaturale, indicano linee di vetta. Così è per l&#8217;esperienza estetica, il senso della bellezza a cui Scruton ha dedicato diversi libri. “La musica ci trasporta oltre i limiti della realtà naturale, la bellezza sembra non appartenere a questo mondo.” Ebbe anche il coraggio denunciare il carattere informe dell&#8217;arte dopo l&#8217;avanguardia degli anni Venti del secolo passato e la disumanità dell&#8217;architettura razionalista dopo Bauhaus. Insistette molto sull’eterna aspirazione umana alla conoscenza, oltre i bisogni pratici della sopravvivenza. “Avremmo potuto evolvere come specie senza dover capire il regno delle verità matematiche. La nostra curiosità si estende all&#8217;infinito oltre i problemi che dobbiamo risolvere “(Sulla natura umana).</p>
<p style="text-align: justify;">Per Scruton, il fatto che sentiamo il richiamo, il presentimento del soprannaturale, non implica che il soprannaturale esista. Il futuro baronetto suonava l&#8217;organo da ragazzo nella chiesa anglicana locale- un anglicanesimo più estetico che teologico- ma era ambiguo sulla questione dell&#8217;esistenza di un Dio personale. “Non posso rispondere alla domanda su come un essere che esiste al di fuori dello spazio e del tempo possa manifestarsi al loro interno” Cioè, Dio è un mistero, come la libertà umana, postulati incomprensibili per la ragione teorica. Negli ultimi anni, orientò spesso la riflessione sulle verità ultime, su un senso della vita che includesse il trascendente. Crediamo di non sbagliare affermando che Scruton fu un cristiano naturale, un credente istintivo che taceva dinanzi al mistero e all’indicibile.</p>
<p style="text-align: justify;">“La fede ci chiede di imparare a vivere con i misteri, non a cancellarli, perché cancellandoli cancelleremmo anche il volto del mondo; <strong>in questo senso, possiamo ritenere la religione una </strong><em><strong>devozione</strong> </em><strong>dell’essere.” </strong>Da domenica 12 gennaio dell’anno di Dio 2020, Roger Scruton è uscito dal tempo e ha potuto vedere che la lotta per il vero, il bello, il giusto a cui ha dedicato la vita, non è stata solo un rinvio, alla maniera dell’amato Lord Salisbury, ma il primo tempo della vittoria finale sul Nulla.</p>

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		<title>Dedicato a Lui &#8211; Franca Poli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 15:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Franca Poli]]></category>
		<category><![CDATA[Junio Guariento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una di quelle notizie che non vorresti mai ricevere, che ti colpiscono in pieno viso come uno schiaffo. Junio è morto. Già Junio Guariento un mito per la mia generazione, è andato avanti verso i Campi Elisi , verso le isole dei beati dove arrivano giovani coloro che sono i più amati dagli Dei. Era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una di quelle notizie che non vorresti mai ricevere, che ti colpiscono in pieno viso come uno schiaffo. Junio è morto. Già Junio Guariento un mito per la mia generazione, è andato avanti verso i Campi Elisi , verso le isole dei beati dove arrivano giovani coloro che sono i più amati dagli Dei.</p>
<p style="text-align: justify;">Era bello come il sole su quel palco del Campo Hobbit del 1977( o forse era il 1978 non ricordo bene) con la sua chitarra poggiata sulle gambe, quel sorriso bambino e quella voce delicata e decisa a un tempo mentre cantava:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px;">“Ascolta il ruscello che sgorga lassù<br />
ed umile a valle scompar<br />
e guarda l&#8217;argento del fiume che<br />
sereno e sicuro va&#8230;.”</p>
<p style="text-align: justify;">e nel giro di pochi minuti tutta la folla dei giovani sotto il palco faceva il coro<br />
“Il domani appartiene a noi” divenuta poi inno ufficiale di tutto un mondo giovanile.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/04/received_10209253616697226.jpeg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-27265 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/04/received_10209253616697226-228x300.jpeg" alt="" width="228" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una canzone che ha segnato un&#8217;epoca e che ancora cantiamo tutti appena si presenta l&#8217;occasione, anche se il domani, lo sapeva bene Junio, ci è sfuggito dalle mani tra tradimenti , sclerotizzazoni burocratiche e scelte di coloro che decisero la fine del nostro mondo passando dai campi Hobbit e dalla militanza a fare i ministri, i governatori, i sindaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme a Stefania Paternò, che divenne sua moglie e madre delle sue figlie, scrisse e musicò anche “Dedicato all&#8217;Europa”:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px;">“Canto la gloria di Roma,<br />
del Reno lo scettro imperiale,<br />
i duchi, i guerrieri e i loro cantori<br />
errare sereni in cerca d&#8217; onore .<br />
A nord, ad est, a sud, ad ovest<br />
in Europa .<br />
Canto i fratelli che sempre han difeso<br />
dal lupo crudele la frontiera dell&#8217; est .<br />
Canto l&#8217; Europa dei giorni che vengono,<br />
canto i suoi giovani cader nelle strade .<br />
A nord, ad est, a sud, ad ovest<br />
in Europa&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">che cantava l&#8217;Europa dei popoli un altro mito che abbiamo visto sfumare nell&#8217;Europa dei banchieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei pochi scambi che abbiamo avuto su Facebook abbiamo parlato anche di una canzone a cui era molto legato per ricordi familiari , suoi testo e musica, “La canzone del lago”:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px;">“Questa è una storia che non frutta milioni,<br />
non faranno un bel film per TV,<br />
ma farà sbadigliare di noia<br />
i ragazzi alla Gucci e Cardin&#8230;..”</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima volta che ho visto Junio è stato a Bologna un paio d&#8217;anni fa, ero alla presentazione del libro sulle Radio alternative dell&#8217;amico Alessandro Alberti . Fra i relatori c&#8217;era Daniela Cioffi mitica voce di Radio Alternativa Bologna e Junio era seduto poco lontano da me tra il pubblico, umile e sorridente come sempre. Ci siamo salutati e stretti la mano, mi ero ripromessa che sarei passata a vedere i suoi lavori di intarsio nel legno e lo avrei fatto se il tempo tiranno non ce lo avesse portato via così in fretta e così crudelmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta in noi tutti di lui il ricordo di un uomo vero, la cui lunga barba nascondeva quel bel viso bambino, un uomo rimasto giovane nello spirito,sempre disponibile ad aiutare il prossimo, a gettare il cuore oltre l&#8217;ostacolo, generoso e gentile con tutti.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“&#8230;con gli occhi sempre fissi nel sole,(&#8230;) e il sorriso più dolce del mondo .”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Camerata Junio Presente!</p>

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		<title>Ipazia di Alessandria, martire gentile – Giuseppe Barbera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[alchimia]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe barbera]]></category>
		<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Ipazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi era Ipazia di Alessandria? E&#8217; questa la domanda alla quale vuole rispondere il presente articolo. Ultimamente questa donna del passato (fine IV &#8211; primi V sec. e.v.) è stata strumentalizzata dalla politica di sinistra come martire del femminismo e dell&#8217;ateismo scientifico sfrenato. Ma Ipazia non era una donna che rifiutava di mettere il velo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chi era Ipazia di Alessandria? E&#8217; questa la domanda alla quale vuole rispondere il presente articolo. Ultimamente questa donna del passato (fine IV &#8211; primi V sec. e.v.) è stata strumentalizzata dalla politica di sinistra come martire del femminismo e dell&#8217;ateismo scientifico sfrenato. Ma Ipazia non era una donna che rifiutava di mettere il velo, come riportano alcuni siti internet male informati che non sanno che all&#8217;epoca in Egitto ancora non esisteva l&#8217;Islam (come in nessun altro luogo del mondo) e che, in epoca romana, le donne già indossavano il bikini come mostrano i mosaici di piazza Armerina. Neppure era una scienziata alla maniera di Margherita Hack. Ipazia era una insegnate del Serapeo di Alessandria: ciò implica moltissime cose che qui spiegheremo. Né era vergine perché rifiutava di essere sottomessa ad un mondo maschilista: ella era una sacerdotessa vergine del tempio terapeutico e come tale praticava lo studio della medicina sacra e dell’astronomia per identificare i migliori momenti per le operazioni sacerdotali, proprio come si faceva nel resto dei santuari di tutto il mondo. Santuari che si mantenevano con le rette degli studenti, particolarmente verso la fine del mondo antico, quando oramai lo stato (cristianizzato) non sosteneva più le accademie ed i templi.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto spieghiamo perché le scuole scientifiche, di istruzione accademica e superiore, nel mondo antico si conservassero in prossimità di Santuari. Non a caso Aristotele fondò la sua scuola nel santuario di Apollo Liceo, non a caso nell’antico Egitto le scuole scientifiche si trovavano all’interno dei santuari.</p>
<p style="text-align: justify;">I maestri delle accademie<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> spesso erano filosofi, termine che non implica semplicemente di essere dei pensatori, come intendiamo in epoca contemporanea: quasi sempre i filosofi erano sacerdoti o uomini iniziati a culti misterici, i quali tramite la sacralità scientifica dei culti pre-cristiani (che tutto erano tranne che forme di superstizione, a differenza delle attuali religioni abramitiche) indagavano la natura delle cose in cerca della Verità Assoluta. La qualità scientifica dei culti antichi della nostra stirpe (quelli greco-romani, italici e mediterranei) viene confermata dalle più evolute teorie scientifiche attuali che altro non fanno che ricalcare le conclusioni della Teogonia di Esiodo e di quelle espresse da Ermete Trismegisto nel Corpus Hermeticum<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. Lo scienziato dell’epoca antica, per avere una visione oggettiva delle cose e non influenzata dalle proprie fantasie, aveva spesso intrapreso un percorso spirituale per l’abbattimento dell’ego a favore di una visione lucida, razionale e coscienziosa: Pitagora, maestro pontificatore della Magna Grecia, fondò le scienze matematiche organizzate ed i suoi discepoli spirituali erano tutti grandi iniziati e matematici, sia uomini che donne. I discepoli di Socrate, quali Platone, Alcibiade e altri, erano iniziati ai misteri Eleusini: nota l’accusa di parodia dei medesimi fatta ad Alcibiade per averli replicati in casa sua. Macrobio era iniziato ai misteri mitraici ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Aristotele crea la sua scuola nel tempio di Apollo Liceo perché sia un luogo di luce che abbatte l’ignoranza selvaggia così come il dio caccia e abbatte il lupo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le scuole mediche erano inserite in santuari terapeutici prevalentemente dedicati a divinità come Esculapio, Salus, Serapide ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque vi era una profonda connessione tra il sapere scientifico, la religiosità greco-romana e quella ellenistica (il Serapeo di Alessandria venne eretto in epoca ellenistica): questo perché la religiosità classica non aveva dogmi<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> ma si adattava alle scoperte e innovazioni scientifiche. Le religioni abramitiche<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>, che invece vivevano di dogmi e menzogne, distrussero tutto ciò che esisteva di buono e sano per diffondere il loro odio travestito da amore: è di San Cirillo di Alessandria la richiesta di “<em>distruzione della sapienza pagana</em>”, infatti questa dimostrava le falsità di una religione nuova che nulla aveva a che fare con le religioni precedenti: quindi il problema non è che le religioni spesso si rivolgono contro la sapienza e le donne, come scrivono alcuni strumentalizzatori politicamente schierati, la verità è che le religioni abramitiche si sono sempre scagliate contro il paganesimo perché aveva una valenza scientifica: infatti Ipazia, Bruno<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, le accusate streghe del medioevo, i sacerdoti della tarda antichità e tanti altri non vennero perseguitati ed uccisi dai cristiani perché liberi pensatori, ma perché apologeti del paganesimo che è panteista.</p>
<p style="text-align: justify;">Agli oppositori di tale verità ricordiamo che Ipazia era figlia di Teone, rettore del Santuario: il quale era un altissimo titolo sacerdotale e non un appellativo laico scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto stesso che Lei insegnasse nel santuario del padre implica che praticava tale culto, del resto tutti i neoplatonici (ed Ipazia era una neoplatonica) erano praticanti gentili (gentili è un appellativo per indicare quelli che oggi chiamiamo pagani, si dice gentili perché praticavano il culto delle “gentes” greco-romane) impegnati nella rivalutazione della Tradizione contro le accuse infamanti dei cristiani che volevano creare confusione con le loro menzogne, tra le tante:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">che la cometa era segno della venuta di Cristo figlio di Dio (non è così, la cometa passa alla morte di Cesare e viene interpretata dal Senato come presagio della divinizzazione di Cesare, infatti viene scolpita nel timpano del tempio a lui dedicato nel foro e coniata nelle monete da Augusto per sottolineare che Lui era figlio di un dio e quindi un degno imperatore);</li>
<li style="text-align: justify;">che Cristo era venuto tra gli uomini per insegnare l’Amore ed il perdono e ne era il primo a parlarne al mondo (se fosse stato così i cristiani non avrebbero perseguitato con odio i pagani, non si sarebbero odiati tra loro con continue lotte intestine, non avrebbero operato per l’abbattimento dell’impero romano; inoltre è Romolo che porta l’Amore tra gli uomini fondando una città che sia riflesso dell’Amor, ovvero Roma, la quale identifica nella costruzione del diritto e nella diffusione della giustizia e nella tutela delle differenti etnie l’Amore per le diverse società umane; inoltre Roma si popola con l’asilo di Romolo, il quale PERDONA le colpe dei crimini purché ci si impegni nella costruzione di una società giusta e corretta);</li>
<li style="text-align: justify;">che Cristo era un personaggio storico e non inventato da Paolo (invece prima dell’80 e.v., data dell’evangelizzazione di Paolo, nessuno ha mai menzionato l’esistenza né di Cristo né dei cristiani, tanto più nel De Bello Giudaico di Giuseppe Flavio, dove sono menzionate tutte le sette operanti in Giudea al 70 e.v., anche quelle con soli tre seguaci, non compare l’esistenza di nessun Cristo e neppure un cristiano e tutti i documenti contenenti i censimenti degli abitanti dell’impero vennero scientificamente distrutti per cancellare le prove della non esistenza del Cristo, ecco perché bruciavano qualunque biblioteca e qualunque archivio storico).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Aggiungiamo che Lei era a capo della scuola alessandrina, ed il fatto che le donne nel paganesimo potevano avere ruoli importanti, mentre il cristianesimo le voleva completamente mute e sottomesse al suo sistema, poteva creare un allontanamento di parecchie devote, pertanto la sua figura era considerata scomodissima.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta della verginità e di non sposarsi non era dovuta al fatto che una donna sposata, in epoca antica, non potesse studiate: Teano, moglie di Pitagora, era sposata e studiava. Semplicemente nei culti  terapeutici ( e quello di Serapide era un santuario terapeutico) si poteva scegliere di praticare la castità quando si accedeva al sacerdozio per incanalare le energie creatrici della vita (quelle erotiche dell’amore che i cristiani hanno demonizzato definendole peccaminose per poter attuare i loro mali all’umanità) ed anziché consumarle nell’atto creativo accumularle per trasformarle in energie terapeutiche in grado di agire su mali incurabili. Una taumaturga dunque, cosa che i cristiani ritenevano malvagia, infatti scriveva il vescovo di Nikiu: “<em>una pagana chiamata Ipazia, che si dedicò completamente alla magia, agli astrolabi e agli strumenti di musica</em>”, dove il termine magia è utilizzato in senso dispregiativo. Poiché ella curava mali inguaribili era considerata una donna dalle doti miracolose, cosa che metteva in crisi la menzogna cristiana che voleva che il miracolo fosse un elemento esclusivo del cristianesimo e per questo il Vescovo Cirillo (fatto Santo dai vertici malvagi di quella setta<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>) ne ordinò l’eliminazione. Sempre il vescovo di Nikiu, per metterla in cattiva luce e screditare le sue opere di bene, affinchè tutti credessero solamente alle menzogne cristiane, scriveva: “<em>e che ingannò molte persone con stratagemmi satanici</em>”. Ma del resto in ogni santuario terapeutico del mediterraneo avvenivano miracoli, prova storica ne sono i numerosi ex voto rinvenuti presso di essi, ad esempio quelli al tempio di Esculapio sull’isola Tiberina; motivo per il quale il cristianesimo demonizzò il paganesimo, appoggiò uomini politicamente in secondo piano (ad esempio Costantino) perché prendessero il potere con violenza ed attuassero poi la distruzione dei templi e la persecuzione legalizzata dei santi sacerdoti detentori di Verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono questi fatti storici ai quali non possiamo esimerci, i quali sono attestati dalle fonti ma che vengono tralasciati dagli atei e dai materialisti che non conoscono la scientificità del paganesimo perché, nonostante il loro distacco dal cristianesimo, hanno comunque conservato l’influenza culturale di questa pseudo religione che sempre ha messo in cattiva luce le religioni sane.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ dunque <u>Ipazia</u> una martire della Tradizione classica, <u>una martire gentile</u>, vittima della violenza cristiana in antico ed oggi della strumentalizzazione faziosa degli atei e delle femministe, a loro volta tutti vittime inconsapevoli di chi, per governare il mondo, ha creato odio, dissapori, lotte contrasti di genere tra maschio e femmina e tra scienza e sacro. Ma Ipazia era una donna d’enormi virtù che stimava grandi uomini come il padre, Platone ed altri e   che univa scienza e sacro come ogni pagano antico.</p>
<p>Dott. Giuseppe Barbera</p>
<p>Archeologo e presidente Associazione Tradizionale Pietas.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NOTE</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Corrispettivo delle nostre università.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> A tal riguardo suggeriamo la lettura del numero monografico di Pietas “L’Ermete e la Monade”. Per ordinarlo scrivere a info@tradizioneromana.org</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> I dogmi sono tipici di chi mente, il quale pone delle asserzioni assurde come verità assolute per dar forza ad un apparato ideologico che in una investigazione onesta crollerebbe.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Sarebbero ebraismo, cristianesimo ed islam, le quali  si comportano come religioni detentrici di sapere assoluto, ma che tali non sono perché la Verità non necessita di violenza per affermarsi, essendosi queste religioni affermatesi con violenza non sono veritiere. Roma interveniva con forza solamente dietro un “casus belli”, ovvero dopo un’azione  ingiusta nei suoi confronti, ma solo per portare giustizia. Il culto di Bellona era finalizzato a scongiurare le guerre e veniva intensificato nelle trattative pre-belliche per il raggiungimento di una soluzione senza guerra, la quale, purtroppo, di frequente è servita. Ma almeno dalle azioni belliche romane risultavano poi delle società intelligenti, che sviluppavano sapere e benessere sociale, ed avvenivano sempre nel rispetto di azioni eticamente corrette, mentre i crimini della Roma cristianizzata hanno precipitato il mondo nel buio mentale del medioevo. Questo è un dato di fatto.</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Non si dimentichi che Giordano Bruno, Tommaso Campanella ed altri abbracciarono le idee neoplatoniche e pagane e volevano fonderle con l’etica cristiana, ma ovviamente ciò era impossibile perché i vertici cristiani non praticavano l’amore ma la fame di potere assoluto.</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Alla quale, quando aderiscono dei buoni, quei vertici malvagi li maltrattano e li umiliano e ne riconoscono doti di santità solamente dietro sollevazioni popolari. Palesi i casi di Francesco d’Assisi o del buon Padre Pio.</p>

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		<title>Cenere – Mario Michele Merlino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 May 2016 07:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Punte di Freccia]]></category>
		<category><![CDATA[cremazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sembra sia Fulvio Tomizza, le cui origini istriane lo inseriscono fra ‘gli scrittori di frontiera’, che, ponendo fine ad un suo romanzo, scriva come il mondo muoia ogni volta che muore un uomo. Idea presuntuosa balsana e tolemaica come se la natura dipendesse dalle leggi e nostri desideri. Immaginiamoci il deserto che sia tale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi sembra sia Fulvio Tomizza, le cui origini istriane lo inseriscono fra ‘gli scrittori di frontiera’, che, ponendo fine ad un suo romanzo, scriva come il mondo muoia ogni volta che muore un uomo. Idea presuntuosa balsana e tolemaica come se la natura dipendesse dalle leggi e nostri desideri. Immaginiamoci il deserto che sia tale solo e perché siamo noi, scorgendone l’inospitalità, a dargli pessima nomea, senza la quale potrebbe benissimo essere confuso per la spiaggia di Rimini o di qualche esotica e romantica isoletta dell’Oceano Pacifico… L’organizzazione sociale delle formiche, ad esempio, è altamente superiore a quella degli uomini – così si dilettava a studiare il professore Aldo Braibanti, passato alle cronache giudiziarie per le sue disavventure da pederasta più che per la passione verso la mirmicologia (il suo libro Le prigioni di stato mi trasse in inganno con un titolo accattivante per chi misurava la distanza tra le sbarre e i chiavistelli). Solo che gli uomini possono, per consistenza e altezza, fare scempio dei piccoli esserini laboriosi o, come sostengono altri studiosi, portare il pollice verso le altre dita e così possedere presa e utilizzo sicuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho fantasia ed animo per trasformare questa premessa in un saggio o presunto tale su cremazione o inumazione – il dio Sole la Terra madre –, le genti arya guerriere ove è il pater familiae a dettare legge in contrapposizione alle forze ctonie rette dal matriarcato, le commistioni fra le due antinomie (Roma indo-europea raccoglie dagli etruschi l’uso funerario del sarcofago). Tanto meno mettermi a disquisire con il Darwin se avevamo in origine la coda, il Jack London di Prima di Adamo, o citare, già fatto sovente, il Platone del Timeo. C’è chi più e meglio di me s’interessa e studia e conosce queste cose mentre io rimando a letture giovanili che, oramai, si vanno scolorando nella memoria sempre più imperfetta…</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, come da tempo, mi preme scendere in campo, magari con ridicola e spuntata lancia modello Don Chisciotte, e combattere l’assurda arroganza e la presunzione di considerarci (a priori) quali razza distinta e superiore (altro è darsi da fare per non cedere ai richiami verso il basso) a tutto ciò che appartiene all’incognita del divenire e dello scomparire. Come se fosse umiliante e servile misurare il proprio tempo non conoscendone la fine, pur consapevoli che essa si nasconda in attesa all’angolo della strada. In pratica al destino del Nulla…</p>
<p style="text-align: justify;">E questo Nulla non va confuso con l’ammonimento ad evitare che il deserto ci cresca dentro, nulla a che spartire con i timori espressi dallo Zarathustra, non rimanda al vuoto di Democrito, non vibra sulle note di ‘un oceano di silenzio’ (i Nirvana semmai non il Nirvana). E questo Nulla non appartiene al disprezzo dei filosofi, tutti pieni di se medesimi, non agli anatemi incenso e gesti ieratici delle religioni, non a banali e ricorrenti scongiuri gatti neri e veloci toccasana fra le gambe… Questo Nulla ha ben altro in serbo, semplice, un gesto, uno schiaffo, una sfida. Esso, apparente e falso paradosso, è pieno di molteplici variegati caleidoscopi ruotanti contro quell’Essere di cui tanto si fa voce ma tanto poca rimanda l’eco. Definizione rigorosa? Pretesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, ad esempio, Arthur Schopenhauer – giunto al termine de Il mondo quale volontà e rappresentazione – vuole descrivere il Nirvana, l’annientamento e superamento della condizione umana dal dolore di vivere, deve lasciarci meno di una paginetta, poche frasi anche dal dire superficiale, una sorta di temino da quinta elementare. Quel dire del non detto (anche se Heidegger lo attribuisce all’Essere!)… Perché sta nel vivere la consegna e vivere è un gesto una sfida uno schiaffo. Poi le parole, quasi sempre a giustificare consolare assolvere. Se non sono armato, so ben sputare lontano, mi sembra di ricordare… (Ammetto la contraddizione, hic et nunc, con davanti la tastiera e lo scrivere che si snoda, tortuoso, ma feroce verso il bianco della pagina). Ne La ruota del tempo Robert Brasillach fa dire ad uno dei protagonisti del suo bel romanzo come lo straordinario del vivere stia ‘nell’eminente dignità del provvisorio’ (non impone regole, non fa confronti, non esprime giudizi, ci prende la mano e ci conduce nella giovinezza eterna. Amara se ce ne scordiamo o la rimiriamo con nostalgia o, peggio, come qualcosa ormai morta…).</p>
<p style="text-align: justify;">Essere soli. Nella nascita, nella morte. In fondo vita morte la morte nella vita la vita nella morte – ruoli apparenze inganni –, mi torna in mente la tesi di laurea su Carlo Michelstaedter, il giovane ebreo goriziano suicidatosi a solo ventitre anni nella sua abitazione di Piazza Grande. (Nella fase della speculazione filosofica Julius Evola lo teneva ben a mente). Subito dopo aver spedito copia della tesi di laurea a Firenze con titolo La persuasione e la rettorica. Contro Aristotele e di seguito tutti quei simulatori, gli incantatori – ‘la vita è bella!’, dicono e, intanto, la natura degli uomini e delle cose affila il coltello –. Cercare di darsi e dare un senso e trovarlo soltanto attraverso le figure a margine, della periferia d’ogni Impero, i Raminghi del confine, vagabondi estromessisi simili a vaga ombra della cultura come se la nostra esistenza si dimostri nella sua autenticità quando si scopre in sentieri dispersi rivoli e percorsi erte aspre, solitari nell’azione ed altri nl pensare. Unica questa forma di aristocratico dissenso. Distanti e distinti.</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti ad uno specchio quale immagine si riflette? Tu io un altro o nessuno? Io mi accontento di quest’ultimo… Il ‘tu’ e l’’io’ sono soggetti alla temporalità, al gioco di ombre, ambiguo in sè, alla polvere che sfaccetta il volto e lo frantuma. Intanto nella segreta del palazzo Sigismondo, il futuro re di Polonia, si interroga, essendo ‘la vita (è) sogno’, se sia meglio ben agire per non correre il rischio di risvegliarsi e ritrovarsi affogato in un mare di rimorsi e rimpianti e rancori. Si afferma, però, che la morte sia l’unico sonno ove il sogno sia assente. Assenza di rischio, dunque… Eppure:</p>
<p>‘M’amour, m’amour<br />
cos’è che amo e<br />
dove sei?<br />
Ho perso il mio centro<br />
a combattere il mondo.<br />
I sogni cozzano<br />
e si frantumano &#8211;<br />
e che ho cercato di costruire un paradiso<br />
terrestre’.</p>
<p>(Venerdì 22 aprile, alle cinque del mattino)</p>
<p>Cenere e dispersa al vento.</p>

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		<title>A Giordano Bruno (1548-1600) &#8211; Manfredi Aureo Dal Piombo</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/giordanobruno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 13:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata Bruniana]]></category>
		<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[apostasia]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[eretici]]></category>
		<category><![CDATA[giordano bruno]]></category>
		<category><![CDATA[rogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giordano ho nome, della famiglia dei Bruni, della città de Nola vicina dodeci miglia a Napoli, nato et allevato in quella città, et la mea professione è stata, è di Littere et di ogni Scientia… Nell&#8217;orizzonte della luce e della tenebra nient&#8217;altro possiamo infatti intendere se non l&#8217;ombra. Questa è nell&#8217;orizzonte del bene e del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Giordano ho nome, della famiglia dei Bruni, della città de Nola vicina dodeci miglia a Napoli, nato et allevato in quella città, et la mea professione è stata, è di Littere et di ogni Scientia…</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nell&#8217;orizzonte della luce e della tenebra nient&#8217;altro possiamo infatti intendere se non l&#8217;ombra. Questa è nell&#8217;orizzonte del bene e del male, del vero e del falso. Qui si trova quel che può esser reso buono o cattivo, falso o conforme alla verità.</em></p>
<figure id="attachment_5599" aria-describedby="caption-attachment-5599" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/02/Bruno-al-rogo.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-5599 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/02/Bruno-al-rogo-300x289.jpg" alt="Questa immagine di Bruno al rogo è stata realizzata da uno dei prelati testimoni oculari del rogo, da poco ritrovata in un documento dell'Archivio di Stato di Roma" width="300" height="289" /></a><figcaption id="caption-attachment-5599" class="wp-caption-text">Questa immagine di Bruno al rogo è stata realizzata da uno dei prelati testimoni oculari del rogo, da poco ritrovata in un documento dell&#8217;Archivio di Stato di Roma</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><em>Sul margine del soglio vidi scolpita la civetta, sacra a Minerva, perché ovunque, anche ciò che agli altri è oscurissimo la Sapienza lo vede secondo le famose parole: &#8220;Le tenebre non saranno oscure per te e la notte s&#8217;illuminerà come giorno e non ti sono occulte l&#8217;ossa mie, che tu facesti nel segreto&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mediante la Filosofia rinascemo, morendo al volgo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vedete dunque come tutte le cose sono nello universo e lo universo è in tutte le cose, noi in quello, quello in noi e così tutto concorre in una perfetta unità…Questa unità è sola e stabile e sempre rimane; questo Uno è eterno…Ogni altra cosa è vanità, è come nulla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Noi andiamo e non torniamo medesimi, e come non havemo memoria di quel che fummo prima che fussimo in questo essere, cossì non potemo aver saggezza di quel che saremo di poi…</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La veritàde sola con l&#8217;assoluta virtude è immutabile et immortale, e se a volte essa cade o vien meno essa risorge porgendo braccio alla sua ancella Sofia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una è la Misura di tutte le cose. Uno è lo universo infinito che tutto abbraccia. Uno l&#8217;Atto che ogni cosa compie, una l&#8217;Anima che tutto rende vivo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Così a conoscere veniamo di tante stelle, tanti astri, tanti numi che son centinaia di migliaia, che assistono al mistero e contemplazione del Primo, universale infinito ed eterno. Questi corpi fiammeggianti son què ambasciatori che annunciano l&#8217;eccellenza de la gloria e maestà di Dio…così ci viene concesso di scuoprire l&#8217;infinito effetto dell&#8217;infinita causa. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;antica magia egizia cercava la divinità, con magica et efficace raggione, nella natura al contrario delli cristiani che cercano la divinità di cui non hanno raggione alcuna ne li escrementi di cose morte et inanimate.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dio è la Natura della natura.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E per virtù dell&#8217;amore che tutto è stato prodotto et l&#8217;amore è in tutto. Come forza e vita è nelle cose viventi, è ciò da cui li viventi traggono forza et vita; l&#8217;amore scalda ciò che è frigido, illumina quello che è oscuro, risveglia ciò che è intorpidito, vivifica ciò che è morto. Conducendole col divino furore spinge le cose inferiori a dimorare nella regione soppraceleste; per ministero dell&#8217;amore l&#8217;anime si tengono nelli corpi, sotto la sua guida si spingono alla contemplazione e dal suo volo si uniscono a Dio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Profezia</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le tenebre si proporranno alla luce, la morte sarà giudicata più utile che la vita, nessuno alzarà l&#8217;occhi al cielo, il religioso sarà considerato insano, l&#8217;empio giudicato prudente, il furioso forte, il maligno buono. E credetemi che ancora sarà data pena capitale a colui che s&#8217;applicarà alla religione della mente; perché si trovaranno nove giustizie, nove leggi, nulla si trovarà di santo, nulla di religioso, non si udirà cosa degna di cielo e di celesti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Soli angeli perniciosi restaranno, li quali meschiati con gli uomini forzaranno gli miseri all&#8217;audacia di ogni male, come fusse giustizia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Testamento<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/02/giordanobruno.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-5598 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/02/giordanobruno.jpg" alt="giordanobruno" width="300" height="295" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si aprono arcane porte e si spezzano le catene che solo pochi evitarono e da cui solo pochi si sciolsero. I secoli, gli anni, i mesi, i giorni, le numerose generazioni, armi del tempo, per le quali non son duri né il bronzo, né il diamante, hanno voluto che noi rimanessimo immuni dal loro furore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Così io sorgo impavido a solcare con l&#8217;ali l&#8217;immensità dello spazio. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Mercoledì 16 di febbraro 1600 a ore 2 di notte fu intimato alla Compagnia che la mattina del 17 giovedì di dovesse far giustizia di un impenitente; e perciò alle ore 6 radunati li confortatori e il cappellano in Sant&#8217;Orsola e andati alle carceri di Torre di Nona, entrati nella nostra cappella e fatte le solite orazioni, ci fu consegnato l&#8217;infrascritto a morte condannato, ossia Giordano del quondam Giovanni Bruni, frate apostata da Nola in Regno, eretico impenitente. Il quale esortato dà nostri confratelli con ogni carità e fatti chiamare due padri di San Domenico, due del Gesù, due della Chiesa Nuova et uno di San Girolamo, i quali con ogni affetto e con molta dottrina mostrandoli l&#8217;error suo, finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinazione, aggirandosi il cervello e l&#8217;intelletto con mille errori e vanità. E tanto perseverò nella sua ostinazione, che da ministri di giustizia fu condotto in Campo di Fiori e quivi, spogliato nudo e legato ad un palo fu bruciato vivo, accompagnato sempre dalla nostra Compagnia cantando le litanie e li confortatori sino all&#8217;ultimo punto confortandolo a lasciar la sua ostinazione, con la quale finalmente finì la sua misera e infelice vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una mordacchia evitò che le urla di dolore del condannato coprissero le litanie confortatrici della Compagnia, ispirata dall&#8217;amor cristiano.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Manfredi Aureo Dal Piombo</strong></p>

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