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	<title>horror Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>horror Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>King versus Ossessione. La “cultura della cancellazione” secondo il Re del Brivido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Ernesto Maddalon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2023 06:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Cancel Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
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		<category><![CDATA[Narrativa fantastica]]></category>
		<category><![CDATA[Niccolò Ernesto Maddalon]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Bachman]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen King]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Niccolò Ernesto Maddalon Può un libro indurre una mente deviata a commettere atti delittuosi? Non stiamo parlando dei celebri pseudobiblia da tempo familiari all&#8217;ambito narrativo e cinematografico, quali The King in Yellow di Robert W. Chambers, il lovecraftiano Necronomicon o i romanzi di Sutter Cane (il malefico scrittore-demiurgo del capolavoro di John Carpenter, In [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/king-versus-ossessione-la-cultura-della-cancellazione-secondo-il-re-del-brivido/">King versus Ossessione. La “cultura della cancellazione” secondo il Re del Brivido</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em><strong>di Niccolò Ernesto Maddalon</strong></em></p>
<hr />
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;">Può un libro indurre una mente deviata a commettere atti delittuosi? Non stiamo parlando dei celebri <em>pseudobiblia</em> da tempo familiari all&#8217;ambito narrativo e cinematografico, quali <em>The King in Yellow</em> di Robert W. Chambers, il lovecraftiano <em>Necronomicon</em> o i romanzi di Sutter Cane (il malefico scrittore-demiurgo del capolavoro di John Carpenter, <em>In the Mouth of Madness</em>). Ma di un caso mediatico relativamente recente che riguarda colui che, tra l&#8217;altro, ispirò proprio il personaggio di Cane, ovvero Stephen King, uno degli autori horror (ma non solo) più famosi e venduti al mondo, e il suo atteggiamento nei confronti di un suo controverso romanzo, effettivamente in linea con certi dettami della “cultura” dominante attuale (l&#8217;atteggiamento dello scrittore, non il romanzo!).</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni Trenta del Ventesimo secolo, quando ancora erano lungi dall&#8217;esistere i <em>social media</em>, videogiochi violenti o generi musicali ritenuti particolarmente estremi o “diseducativi” (ma ne esistono davvero? Ah, sì, giusto: la “<em>trap</em>”. Ma è un genere musicale? Non me n&#8217;ero ancora accorto&#8230; NdA), molti libri furono dei “<em>best seller</em>” dell&#8217;epoca, influenzando i gusti e, in un certo senso, le vite dei lettori. Ma uno in particolare ebbe delle considerevoli conseguenze in Germania e in Europa, e non si trattava di un romanzo particolarmente avvincente. A seguito del fallito <em>putsch</em> di Monaco del 1923, un reduce della Prima Guerra Mondiale di nome Adolf Hitler scrisse durante la propria detenzione un <em>pamphlet</em> autobiografico intitolato <em>Mein Kampf</em>, che assieme al <em>Mito del XX Secolo</em> (<em>Der Mythus des 20 Jahrhunderts</em>) del suo sodale e futuro gerarca Alfred Rosenberg, divenne rapidamente il testo di riferimento per un popolo tedesco ampiamente indottrinato e ipnotizzato dalla propaganda nazista. Il resto di quel capitolo buio del Novecento è noto a chiunque non sia un negazionista.</p>
<figure id="attachment_58597" aria-describedby="caption-attachment-58597" style="width: 234px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class=" wp-image-58597" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2023/11/Copie-del-Mein-Kampf-di-Adolf-Hitler-300x158.jpg" alt="" width="234" height="123" /><figcaption id="caption-attachment-58597" class="wp-caption-text">Mein Kampf</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il contenuto e le tesi di quei testi (soprattutto il <em>Mein Kampf</em>, divenuto proverbiale, mentre del trattato di Rosenberg se ne ricordano solo studiosi e cultori) sono ben note, e tenendo conto del contesto storico dell&#8217;Europa degli anni Venti e Trenta, risulta abbastanza logico come abbiano potuto ottenere un successo di massa e una profonda influenza sulle mosse sociopolitiche della Germania nei tempi immediatamente successivi (ma teniamo conto che il “maccartismo” statunitense degli anni Cinquanta funzionò secondo schemi e regole non molto dissimili dalla propaganda di massa della Germania nazista, dell&#8217;Italia del Ventennio, della Cina maoista e dell&#8217;URSS del Compagno Stalin&#8230;). Un po&#8217; più difficoltoso risulta comprendere e accettare le varie forme di “caccia alle streghe” (espressione per la quale dobbiamo ringraziare la Santa Inquisizione e le civilissime comunità puritane del New England del XVII secolo), che imperversano occasionalmente per questioni quantomeno discutibili e solitamente montate ad arte per inferocire l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Date un&#8217;altra occhiata alla prima riga di questo articolo: normalmente, se non si è affetti da forme di psicosi omicida, la lettura di romanzi del terrore ha tra le sue funzioni principali (oltre ad altre più profonde) quella di divertirsi, di spaventarsi “per divertimento”. Per estraniarsi momentaneamente da una vita che, proprio perché <em>reale</em>, ci spaventa più di un ipotetico e inverosimile incontro con un vampiro, un licantropo o un Grande Antico. La visione dei più beceri film <em>horror</em>&#8211;<em>splatter</em>, poi, è notoriamente finalizzata a farsi quattro risate possibilmente in compagnia (e magari a stomaco vuoto). Solo un soggetto con gravi tratti psicopatici potrebbe assumersi l&#8217;onere di indossare la maschera di Karl Popper o di Francesco Cossiga (cfr. <em>Tre uomini e una gamba</em> di Aldo, Giovanni e Giacomo), munirsi di armi da taglio e vagare alla ricerca di vittime dopo avere guardato <em>Halloween</em> o <em>Quella villa accanto al cimitero</em> (e perché non <em>Bloody Psyco</em>, notoriamente il peggior film horror italiano mai girato?). È l&#8217;accusa mossa varie volte, appunto, al cinema e ai fumetti horror o <em>thriller</em> (solo per restare in ambito italico, da <em>Diabolik</em> a <em>Jacula</em> a <em>Dylan Dog</em>, che ai suoi migliori fasti negli anni Ottanta e Novanta era in realtà un grandioso concentrato di citazioni letterarie, cinematografiche e musicali), ai videogiochi o alla musica<em> heavy metal</em> in generale (come se ci si dimenticasse che, ad esempio, la famigerata “famiglia” di <em>hippies</em> pazzi assassini guidata da Charles Manson fosse particolarmente ispirata dal <em>White Album</em> dei Beatles, o che vari criminali nazisti fossero cultori di Wagner e Beethoven!).</p>
<figure id="attachment_58595" aria-describedby="caption-attachment-58595" style="width: 176px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-58595" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2023/11/Copertina-Rage-Ossessione-del-1977.jpg" alt="" width="176" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-58595" class="wp-caption-text">Copertina Rage (Ossessione) del 1977</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Che diavolo c&#8217;entra tutto ciò con Stephen King, vi starete chiedendo. C&#8217;entra, e c&#8217;entra in particolare con un romanzo scritto ufficialmente da un certo Richard Bachman. Richard Bachman, come sanno tutti i fedeli del “Re del Brivido”, era lo pseudonimo che King utilizzò per pubblicare <em>Rage</em> nel 1977, edito in Italia da Sonzogno nel 1988 col titolo di <em>Ossessione</em>. Nel romanzo, che non è un horror soprannaturale o un <em>thriller</em> parapsicologico come le seguenti e celebri opere dell&#8217;autore del Maine, protagonista è il giovanissimo Charles Everett Decker, detto Charlie.  Decker è in apparenza il tipico “<em>secchione</em>” prodotto di una America di provincia fine Anni ’70 venuta su a <em>Pane &amp; Happy Days</em>, una quelle sonnolente cittadine dove l’orrore più nero (poco importa se sovrannaturale come avveniva in <em>Carrie</em> o verosimile come in questo caso) esplode in tutta la sua potenza devastante. Dopo essere stato sospeso dal liceo per aver pestato una settimana prima con un caccia-bulloni l’insegnante di fisica, Charlie prende una pistola, incendia all’armadietto in cui la custodiva, uccide due suoi insegnanti ed inizia una sorta di sinistro “<em>confessionale di gruppo</em>” con gli alunni della propria classe da lui tenuti in ostaggio. Cadute le ipocrisie e ogni forma di falso buonismo studentesco, i compagni di classe cominceranno a socializzare col proprio sequestratore (in parte per via della cosiddetta Sindrome di Stoccolma così come grazie al fatto che Charlie per far sentire a proprio agio i suoi compagni di sventura, arriverà a raccontare loro della sua disastrosa situazione in famiglia). L’unico che non parteggerà per Decker è Ted Jones, ex asso del <em>rugby</em> e bullo della scuola. Ted sarà costretto a confessare davanti al resto della classe di avere una madre alcolizzata e di essere affetto da impotenza sessuale, prima. e ridotto in stato catatonico permanente a suon di botte dagli altri alunni come sommo atto di rappresaglia verso il responsabile di reiterate vessazioni ai danni dell’intera classe, poi. Tutta la storia, pur essendo in linea di massima narrata dal protagonista, dà voce a pieni polmoni e senza filtri alla gioventù di una America la quale a prescindere dal ceto sociale, dall’etnia, dal Q.I. individuale o dal credo religioso o politico d’appartenenza ha sistematicamente perso il senno già dall’educazione impartita fra le proprie mura domestiche (<em>de facto</em>, Charlie ha una madre iperprotettiva che sogna un figlio studente-modello come metro di misura per il resto del mondo, ed un padre ubriacone che vede nel Nostro solo un perdente ed un rammollito).</p>
<figure id="attachment_58594" aria-describedby="caption-attachment-58594" style="width: 180px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-58594" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2023/11/Copertina-del-romanzo-dinchiesta-Helter-Skelter-Storia-del-Caso-Charles-Manson-di-Vincent-Bugliosi-Curt-Gentry.jpg" alt="" width="180" height="280" /><figcaption id="caption-attachment-58594" class="wp-caption-text">Copertina del romanzo d&#8217;inchiesta Helter Skelter &#8211; Storia del Caso Charles Manson di Vincent Bugliosi &amp; Curt Gentry</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l&#8217;impianto narrativo apprezzabile e l&#8217;importanza “storica” del romanzo nella carriera di Stephen King, a seguito di ben tre fatti di sangue avvenuti negli anni Novanta in differenti «<em>high school» </em>statunitensi (ultima delle quali la celebre “sparatoria della Columbine High School”, avvenuta in Colorado nell&#8217;aprile 1999) e che parevano effettivamente ispirati alla vicenda di <em>Ossessione</em> (nel caso della strage avvenuta nel 1996 nella scuola di West Paduach, nel Kentucky, venne ritrovata una copia del libro nell&#8217;armadietto del giovanissimo responsabile), King decise di fare ritirare dalle stampe il suo presunto “libro maledetto”, che oggi risulta appunto abbastanza introvabile (soprattutto nella sua edizione italiana, se non sborsando cifre a dir poco cospicue tramite E-bay). Questo, dopo una serie di accuse da parte dell&#8217;opinione pubblica statunitense, ovviamente, che portarono a un primo ritiro del libro nello Stato del Colorado, su ordine dell&#8217;allora governatore Bill Owens.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal canto mio, oltre che scrittore e saggista attivo sulle pagine digitali di <em>EreticaMente</em> e di altri portali, sono un ex giocatore semi-professionale di <em>softair</em> (simulazioni sportive di guerriglia con repliche di armi ad aria compressa).</p>
<figure id="attachment_58598" aria-describedby="caption-attachment-58598" style="width: 236px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-58598" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2023/11/Opinione-di-King-sulle-armi-da-fuoco-in-America-dal-suo-saggio-Guns-300x300.jpg" alt="" width="236" height="236" /><figcaption id="caption-attachment-58598" class="wp-caption-text">Opinione di King sulle armi da fuoco in America dal suo saggio Guns</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Ho imbracciato fedeli riproduzioni realistiche di semiautomatiche, mitragliette e carabine d’assalto solitamente in dotazione alle Forze Speciali, ho sparato in “azioni” ludico-sportive durante simulazioni militari praticate (con regolare permesso!) in aree boschive e semi-urbane delimitate ed isolate per evitare futili “incidenti diplomatici anti-Legionari della Domenica” o “potenziali procurati allarmi dovuti a fraintendimenti di eventuali escursionisti e campeggiatori abusivi”, utilizzando specifiche protezioni corporee e pallini di plastica che, se mal deflagrati, possono lasciare vistosi lividi e far male quanto la puntura di un calabrone. Tuttavia non ho mai utilizzato le mie repliche di armi d’assalto ad aria compressa al di fuori del campo da gioco, né ciò fa di me un guerrafondaio o un appassionato di armi da fuoco vere. Ogni strumento nelle mani sbagliate può essere utilizzato come un’arma. Dai droni (ricordando che tali velivoli vengono utilizzati non solo per finalità belliche, ma anche per effettuare riprese documentaristiche), ad un’automobile (si pensi a chi si mette alla guida ubriaco o drogato, e che può automaticamente risultare pericoloso quanto gli jihadisti improvvisati!), al comune coltello da cucina a lama lunga, allo <em>spray</em> al peperoncino anti-aggressione, fino al contenuto di una <em>pendrive</em> o all&#8217;articolo da me scritto e che ora voi state leggendo! È l’uso che se ne fa a determinare la differenza fra un mezzo di progresso e prosperità o uno di oscurantismo e distruzione. E se il film o il romanzo horror potrebbe traviare il pazzo assassino di turno (che potrebbe benissimo ispirarsi a <em>Il Padrino</em> o a <em>Vacanze di Natale</em>, in mancanza d&#8217;altro), ritirarlo dal mercato <em>per questo motivo</em> suona anche come un insulto allo spettatore “sano”!</p>
<figure id="attachment_58596" aria-describedby="caption-attachment-58596" style="width: 206px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-58596" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2023/11/Copertina-Unico-Indizio-La-Luna-Piena-di-Stephen-King.jpg" alt="" width="206" height="154" /><figcaption id="caption-attachment-58596" class="wp-caption-text">Copertina Unico Indizio, La Luna Piena di Stephen King</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Da molto tempo sono estimatore del (a mio modesto avviso, generalmente sopravvalutato) Re del Brivido, avendo scoperto e apprezzato le sue opere migliori già nell&#8217;adolescenza, come molti lettori. Ultimamente, però, ho come avuto l’impressione che, forse a causa dei suoi evidenti disturbi ossessivo-compulsivi, o più probabilmente per tentare di rimpinguare gli incassi già stratosferici di quarant&#8217;anni di narrativa popolare, Stephen King si sia ridotto a scrivere romanzi e racconti-fotocopia, opere che ripropongono stancamente le medesime trovate narrative e stilistiche. Per non parlare di quelle “bandite” e praticamente rinnegate da lui stesso, quali <em>Unico Indizio: la Luna Piena </em>o, per l’appunto, <em>Ossessione</em>. Un romanzo che di certo non aveva come suo obiettivo incrementare la violenza giovanile, e non è certo colpa di Stephen King se la popolazione statunitense dimostra una notevole percentuale di psicopatia collettiva, ma a quanto pare lui stesso ha come sentito l&#8217;esigenza di “scusarsi” in pubblico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, se ad attuare una autocensura e ad applicare la “<em>cancel-culture</em>” sulle proprie stesse opere è uno dei più strombazzati autori di narrativa fantastica viventi (di cui molte pagine, ribadiamo, restano tuttora grandi) in base a come tira il vento (e le vendite), come minimo si potrebbe restare un poco delusi e perplessi. Si potrebbe anzi dire, come cantava qualcuno, che si nasce incendiari e si finisce pompieri, e Stephen King si è comportato come un agile e scattante vigile del fuoco in azione sui suoi stessi “incendi” letterari-mediatici! E con queste premesse, se un domani aumentassero su scala planetaria i casi di violenza contro le donne (ed auguriamoci vivamente che ciò non avvenga) l&#8217;autore di <em>Shining </em>e <em>It </em>potrebbe avere la brillante idea di sequestrare le copie in circolazione della sua notevole antologia <em>Notte buia, niente stelle</em> per poi darle tutte al rogo. Forse stiamo esagerando: al massimo si muoverebbero gli attivisti del #MeToo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sbaglio oppure, oltre agli ipotetici pompieri brucia-libri descritti in <em>Fahrenheit 451</em> di Ray Bradbury (tra l&#8217;altro, uno degli autori preferiti da King), qualcuno ha già attuato in passato qualcosa di simile nella storia del Genere Umano? Sbaglio, o qualcuno sta ancora facendo la stessa cosa in forma metaforica (ma non troppo) su molti argomenti ritenuti “pericolosi”, perché contrastanti con il pensiero unico imperante?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Niccolò E. Maddalon</strong></p>

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		<title>Magia del sogno in Arthur Machen &#8211; Luca Negri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura esoterica]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Machen]]></category>
		<category><![CDATA[Crowley]]></category>
		<category><![CDATA[esoterismo]]></category>
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		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Negri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arte vera la fa chi ne conosce l’origine, la scaturigine, anche scrivendo racconti dell’orrore, letteratura non alta secondo la critica borghese e illuminista. Come Arthur Machen (1863-1947) che fu ben più di un genio riconosciuto nella letteratura del fantastico, ammirato da H. P. Lovecraft e da Stephen King. Lui fece appunto vera arte, ne conosceva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arte vera la fa chi ne conosce l’origine, la scaturigine, anche scrivendo racconti dell’orrore, letteratura non alta secondo la critica borghese e illuminista. Come Arthur Machen (1863-1947) che fu ben più di un genio riconosciuto nella letteratura del fantastico, ammirato da H. P. Lovecraft e da Stephen King. Lui fece appunto vera arte, ne conosceva l’origine, sapeva che la poesia nasce da preghiera e incantesimo, il racconto dal mito e il teatro dal rito. <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/04/Ma.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-27064 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/04/Ma-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a>Sapeva che l’arte vera è un continuo richiamo a un altro mondo o meglio è una via per sperimentare il vero mondo, una coscienza ampliata che è sempre qui, non altrove, da conquistare, comprendere, sposare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei racconti fantastici di Machen paiono evidenti i riferimenti ad esperienze del metafisico realmente vissute, il reale viene trasfigurato da potente immaginazione creatrice, con atti di magia più meno consapevoli. Quando manca la consapevolezza sono nefasti per la quotidianità dei protagonisti, per la loro vita fisica, per la salute mentale. Ne “Il grande dio Pan”, in quel decamerone vittoriano intitolato “I tre impostori”, c’è il superamento dei limiti del reale, ci sono rotture di livello, ma il prezzo da pagare per inesperienza o scarsa pietas è sempre altissimo. Il risvegliare qualcosa che non si sa domare è un tuffarsi in acque corrosive sconsigliabili ai più degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Machen lo aveva imparato leggendo i mistici e i maghi del passato, per conto suo. Poi si era affiliato alla Golden Dawn, pur rimanendo nella cerchia più esterna ed evitando coinvolgimenti nella diatriba che vide contrapporsi Aleister Crowley e William Butler Yeats. Ma fin dall’infanzia gallese, come suggeriscono i suoi passi più autobiografici, deve aver sperimentato istanti puri e pieni, eternità di un attimo in cui si è altrove veramente, in un altro mondo, nei pressi dell’origine dei mondi. Uno stato di coscienza e veggenza astrale, che permette di esperire spiriti elementali, fate, elfi, gnomi. Le leggende celtiche son forse segnali di quegli attimi sacri donati a bimbi e a druidi. Come l’attimo pieno e puro del meriggio in cui si manifesta il tutto, il dio Pan. Non solo celtismo, infatti, in Machen, ma anche un’insistito rimando al mondo greco-romano, in particolare proprio alla civiltà dell’Urbe. Roma affiora e prorompe anche in La collina dei sogni finalmente riedito dalle edizioni Il Palindromo nella storica traduzione di Claudio De Nardi, con un suo saggio e una nota biografica su Machen e, a completare la felice pubblicazione, un’introduzione di Gianfranco de Turris.</p>
<p style="text-align: justify;">Lucian Taylor, il giovane protagonista, fa l’esperienza capitale della sua vita, incontra l’altra dimensione, l’amore eterico che trasfigura, il dio Pan che esalta e rapisce per l’altrove, in una collina britannica, fra le rovine di un forte romano. Come gli Stilnovisti italici prima di lui ha proiettato il suo desiderio su una ragazza reale, una contadina del posto poco più grande di lui. Quel proiettarsi non ha nemmeno bisogno di un concreto contatto fisico, perché il vero amore, il più intenso, è amore eterico, nutrito dalla<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/03/L-4-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-26936 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/03/L-4-1-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a> fantasia creatrice dell’astrale. L’amplesso meridiano, non fisico ma con effetti più che fisici, trasforma definitivamente Lucian. Da quel momento non sarà facile inserirsi nella realtà quotidiana, con sue scadenze ed esigenze. Lo respinge il borgo natio, posseduto da ambizioni e formalità di provincia. Lo respinge anche la metropoli, la Londra decadente, abbruttita, industrializzata e intimamente sabbatica in cui Lucian fugge per affermarsi come scrittore.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui Machen ricorda le difficoltà dei suoi esordi, il terrore della pagina bianca, le ispirazioni fulminanti e le notti insonni a scrivere capolavori poi sbiaditi con la luce dell’alba. Scrivere è difficile, è atto di magia. Rendere giustizia delle proprie esperienze e dell’Esperienza con le parole è arduo. Come vivere, in fondo. E quando si riesce nell’impresa non è detto che gli altri se ne accorgano. Perché il mercato di romanzi e racconti è intasato di narrazioni rassicuranti e banali, di realismo ingenuo. Non c’è posto per Lucian in quel mondo. Non c’è posto al mondo per lui, ormai. Perché il mondo si spalanca, la quotidianità deraglia, si dissolve e lui si ritrova in un villaggio romano, con visioni e sensazioni che echeggiano la letteratura di Apuleio e Petronio. E i bassifondi di Londra fanno da contraltare a quella serenità mediterranea, con le loro orge moderne di male indemoniati, di donne fatali solo nel distruggere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anima elevata soffocata dal gregge, lo scrittore disadattato, fuori dal ciclo produttivo, disconosciuto in quanto bardo, è un uomo non pratico. Come non pratici sono i santi, secondo Léon Bloy. Pronti dunque al martirio, alla testimonianza di altro mondo esperibile. L’elevazione sarà dunque testimoniata dalla deriva alla Dostoevskij, alla Poe. Fino all’abuso di droga, al suicidio, al capolavoro sconosciuto, che mai verrà letto da alcuno se non dalla donna angelo conosciuta nel meriggio della vita.<br />
Machen offrì con questo capolavoro (tale lo consideravano sia Henry Miller che Maurice Maeterlinck) non solo un esempio di grande letteratura ma un avvertimento più volte ribadito da tutti i saggi: i sogni desti son potentissimi, occorre molta attenzione per pilotarli bene e non farsi trascinare in luoghi e stati d’animo non voluti.</p>
<p>Luca Negri</p>

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