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	<title>Etnonazionalismo Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>Etnonazionalismo Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Mitofanie Völkisch. Mito, sacralità e fede dell&#8217;Etnonazionalismo Völkisch &#8211; Effepi Edizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Effepi Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Mistica Volkisch]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Post Views: 171</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/03/COP-MITOFANIE_1.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-49015 size-large" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/03/COP-MITOFANIE_1-625x455.jpg" alt="" width="625" height="455" /></a> <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/03/MITOFANIE-VOELKISCH.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-49016 size-large" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/03/MITOFANIE-VOELKISCH-442x625.jpg" alt="" width="442" height="625" /></a></p>

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		<title>FORTEZZA EUROPA. Analisi, idee e storia per una Europa völkisch.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 11:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Effepi Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AUTORI &#8211; S. Lorenzoni &#8211; S. Michelacci &#8211; R. Pecchioli &#8211; F. Prati &#8211; L. L. Rimbotti &#8211; M. Rossi &#8211; A. Segatori &#160; &#160; IL LIBRO &#8211; In questo testo, a cui hanno contribuito alcuni dei migliori esponenti della area politica identitaria e tradizionalista, vengono analizzati i mali e le problematiche che da troppo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/fortezza-europa-analisi-idee-e-storia-per-una-europa-volkisch/">FORTEZZA EUROPA. Analisi, idee e storia per una Europa völkisch.</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>AUTORI </strong>&#8211; S. Lorenzoni &#8211; S. Michelacci &#8211; R. Pecchioli &#8211; F. Prati &#8211; L. L. Rimbotti &#8211; M. Rossi &#8211; A. Segatori</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL LIBRO </strong>&#8211; In questo testo, a cui hanno contribuito alcuni dei migliori esponenti della area politica identitaria e tradizionalista, vengono analizzati i mali e le problematiche che da troppo tempo ormai affliggono l&#8217;Europa, ovvero l&#8217;immigrazione allogena, l’usurocrazia mondialista, la globalizzazione omologante, il materialismo consumista, il liberismo capitalista. Ad essi, gli autori cercano di dare una concreta risposta, evidenziando sia la necessità di ridestare e di riaffermare gli atavici ed immortali valori propri della Tradizione, del Sacro, dell&#8217;Onore e della Identità dei Popoli ario- europei nonché la radicale esigenza di costruire una Nuova Europa: una Europa delle Patrie e delle Comunità di Popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/10/scansione0001.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignright wp-image-47206 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/10/scansione0001-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>DAL TESTO </strong>&#8211; “Nei precedenti testi, ed in particolar modo in “Mistica Völkisch” e in “Militia Völkisch”, abbiamo condotto una esaustiva analisi inerente l’origine storico-politica nonché le basi fondanti della Filosofia, della Dottrina, della Mistica e della Metafisica connessi al Pensiero Etnonazionalista ed alla Idea <em>völkisch</em>. Tali elementi si palesano quali elementi costituivi, se non come vera e propria essenza metafisica, della nostra Associazione Culturale Identità e Tradizione che fin dall’inizio si caratterizzò apertamente come un vero e proprio Sodalizio <em>Völkisch</em>. (&#8230;) Come avvenuto con i due precedenti testi (“Mistica Völkisch” e “Militia Völkisch”) anche con il presente libro, a cui hanno collaborato alcuni tra i più importanti ed eminenti intellettuali della nostra “area”, intendiamo predisporre e rendere disponibile uno “strumento militante” completo ed esauriente. Un Manuale destinato alla Formazione del Militante, uno “strumento dottrinale e filosofico”, oggi più che mai necessario per ogni Patriota d’Europa che intenda prendere parte alla nostra battaglia contro la Sovversione; una lotta che, a tutti gli effetti, si palesa e qualifica come una radicale <em>W</em><em>elt</em><em>anschauungskrieg</em>. Con il presente libro, vogliamo dunque affrontare il “problema allogeno” nelle sue più diverse sfaccettature e problematiche. Tale invasione, scatenata dal Potere Occulto contro i Popoli d’Europa, è una arma terribile, di cui moltissimi non hanno ancora, purtroppo, preso atto. Solo lacerando il dispotico, invadente, onnipresente linguaggio del “politicamente corretto”, linguaggio attraverso il quale il Sistema cerca di mistificare ed occultare la verità di ciò che l’invasione allogena rappresenta realmente per l’Europa tutta, sarà per noi possibile rendere finalmente palese ed evidente a tutti gli Europei il vero e proprio intento connesso all’attuale scatenamento dell’orda allogena contro le nostre Patrie etniche, ovvero il più che centenario e criminale disegno della Sovversione giudaico-massonica di addivenire ad un vero e proprio etnocidio dell’Europa ariana. (&#8230;) Dobbiamo anzitutto ritrovare in noi stessi il coraggio, la determinazione e la volontà che mossero in battaglia i nostri Avi. È, in noi, anche se sopita e zittita dal chiasso delle formicolanti metropoli, dalle brutture sociali, dalla frenesia ansiogena del “mito del successo e del Dio denaro”, una potentissima memoria ancestrale. È la memoria degli Avi ario- europei che aspetta soltanto di essere ridestata per diventare una fiamma che ci guiderà in questa sacra battaglia contro le Oscure Potenze della Sovversione. Più buia è la notte, più brillanti ed</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ardenti saranno i fuochi della nostra Lotta. La nostra Lotta consiste nel risvegliare e nel ridare ai nostri popoli quell’essenza perduta e così preziosa che è la “luce interiore”, la coscienza e la volontà di ritornare a essere se stessi, per pervenire alla radicale e vittoriosa riaffermazione dei nostri originari e incorrotti valori di Sangue e di Spirito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>INDICE DELL’OPERA.</h1>
<ol>
<li>Prati &#8211; Introduzione</li>
<li>Lorenzoni &#8211; Immigrazione e regresso civile</li>
<li>Michelacci &#8211; <em>Ex septentrione lux</em></li>
<li>Pecchioli &#8211; Cattolicesimo e immigrazione.</li>
<li>Prati &#8211; Contro l&#8217;invasione allogena</li>
<li>Rimbotti &#8211; Radicamento al suolo contro nomadismo cosmopolita.</li>
<li>Rossi &#8211; Costruire l&#8217;Europa socialista e biopolitica</li>
<li>Segatori &#8211; La sostituzione progettata</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Effepi edizioni &#8211; Ottobre 2020 &#8211; Euro 25,00.</h1>

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		<title>Adriano Romualdi. Esemplare condotta e purezza della visione politica &#8211; Maurizio Rossi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adriano Romualdi]]></category>
		<category><![CDATA[in memoriam]]></category>
		<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Friedrich Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[platone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Maurizio Rossi Attraverso il magistero di Adriano Romualdi abbiamo avuto il privilegio di poter unire la nostra anima con quella più profonda e remota dell&#8217;Europa, ancestrale patria continentale delle nostre genti. Attingere alle sue energie sempre preziose e sempre presenti, alle sue potenti radici spirituali, culturali, etniche e politiche che si incarnarono compiutamente in quella [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<hr />
<p style="text-align: right;">di Maurizio Rossi</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il magistero di Adriano Romualdi abbiamo avuto il privilegio di poter unire la nostra anima con quella più profonda e remota dell&#8217;Europa, ancestrale patria continentale delle nostre genti. Attingere alle sue energie sempre preziose e sempre presenti, alle sue potenti radici spirituali, culturali, etniche e politiche che si incarnarono compiutamente in quella lunga marcia della rivoluzione europea che segnò in maniera indelebile il secolo trascorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrisse in proposito Romualdi, riconfermando gli imperativi di una lotta millenaria:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;">&#8220;Il primo dovere è quello di lottare per la restaurazione dell’Ordine. Non questo o quell’Ordine particolare, questa o quella formula politica contingente, ma l’Ordine senza aggettivi, l’immutabile gerarchia dei poteri spirituali all’interno dell’individuo e dello Stato che vede in alto quegli ascetici, eroici, politici e in basso quelli meramente economici ed amministrativi. Per la creazione di questa Rangordnung, della rinnovata gerarchia dei ranghi auspicata da Nietzsche, si sacrificarono gli uomini dei movimenti nazionali travolti nella catastrofe del 1945. Oggi, spenta l’estrema luce del rogo che consumò con l’Europa stessa l’ultima élite politica del nostro continente, grandi ombre, vasti silenzii calano sempre più fitti sul crepuscolo dell’Occidente.&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono trascorsi quarantasette anni da quel fatale 12 agosto 1973 che annunciò la tragica scomparsa di Adriano Romualdi, la sua infausta e prematura morte. Un incidente automobilistico cancellò l&#8217;esistenza terrena di una magnifica figura, azzerò la voce di un severo maestro di vita e di pensiero.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46108 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.41-203x300.jpeg" alt="" width="203" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una personalità già nota per la sua inespugnabile coerenza e la sua altrettanto ferma intransigenza. Appena quarantasette anni ci separano da quella sciagura, eppure sembra che sia trascorsa una eternità, tanti infatti sono stati i cambiamenti, le metamorfosi e gli avvenimenti che nella buona e nella cattiva sorte, soprattutto nella cattiva, hanno segnato questo segmento di storia contemporanea. Le nazioni e i popoli non sono più costretti a respirare la mefitica atmosfera partorita dagli scenari della guerra fredda, quella plumbea stagione che tra le pieghe di una stagnazione consolidata permise nonostante tutto di intravedere timidi spiragli ricchi di aneliti di cambiamento e allo stesso tempo carichi di aspettative che vennero però all’indomani della caduta della “cortina di ferro”, irrimediabilmente disattese lasciando il campo europeo indifeso di fronte all’offensiva del progetto universalistico e mondialistico dello sradicamento dei popoli portato fino alle estreme conseguenze dal liberalismo nella cultura e nel costume e dalla plutocrazia capitalistica nel pervertimento delle economie nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio contro questa minaccia, contro lo sfiguramento del volto dell&#8217;Europa, fagogitata all&#8217;interno di una babele di raccolta mondiale degli sradicati e dei cosmopoliti, si volsero le precise riflessioni di Adriano Romualdi che già allora misero in guardia nei confronti della desertificazione morale e spirituale che sarebbe emersa dagli scenari futuri del post guerra fredda, anche nei confronti di quelli che sarebbero stati provocati dal post-marxismo, facendo puntualmente riferimento all’enorme pericolo che una Europa sempre più estenuata avrebbe corso. Ovvero di quando le culture europee sarebbero state dissolte in nome del cosmopolitismo, a quando tutti gli uomini sarebbero stati omologati e a quando tutti i valori fondanti di una civiltà più che millenaria sarebbero stati cancellati dall’individualismo liberale, dal materialismo edonista, dalla deformazione dell&#8217;anima, dall’indifferenzialismo razziale, dal perbenismo borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">Romualdi pose l’accento sulla impellente necessità che i migliori europei, quelli di buon sangue, si facessero promotori di una Weltanschauung rivoluzionaria e tradizionale che recuperasse e valorizzasse tutti quegli aspetti qualificanti e importanti che avevano caratterizzato e identificato le precedenti esperienze nazionalpopolari, affinché si venissero poi a delineare le condizioni per l’emergere di una Weltanschauulicher Stosstrupp, una truppa d’assalto nel campo della visione del mondo, innervata dalla Tradizione, dal legame di sangue, dalla potenza dello spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; approdo fideistico che una certa sinistra progressista ha manifestato poi nel corso del tempo nei confronti degli Usa e in particolar modo nei confronti dell’americanismo, della sua democrazia, della conturbante American Way of Life, non poteva che essere la conferma finale del legame che era sempre esistito fra il marxismo e il liberalismo, della comune matrice riscontrabile tanto nel marxismo cosmopolita come nel capitalismo globale altrettanto cosmopolita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.00.jpeg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-46111 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.00-210x300.jpeg" alt="" width="173" height="247" /></a>Occorrevano allora riferimenti certi e potenti per sostanziare la lotta, come Evola, Nietzsche, Platone.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio Platone l&#8217;assertore della vita come totalità di anima e corpo, della predominanza dei valori politici sull’organizzazione economica e della totale subordinazione della stessa ai bisogni della comunità, colui che fu il promotore di severe misure eugenetiche volte alla salute del popolo e di una particolare concezione qualitativa dell’educazione e della selezione nell’ambito di una visione totalitaria dello Stato, venne a giusta ragione presentato da Romualdi come il precursore ideologico dei movimenti nazionalpopolari del ventesimo secolo, ponendosi coerentemente nel solco tracciato a suo tempo da Hans Friedrich Günther.</p>
<p style="text-align: justify;">Si deve soprattutto ad Adriano Romualdi il merito di avere contribuito in maniera determinante a riscrivere il linguaggio politico, spostandolo dalla scala nazionale a quella europea, assumendo un vasto respiro continentale. Infatti da allora la rivendicazione di un nazionalismo europeo interpretato quale vettore di una terza forza da contrapporre agli equivalenti imperialismi occupanti rappresentati dagli Usa e Urss caratterizzò un nuovo esaltante percorso militante.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriano Romualdi era fermamente convinto che il secondo conflitto mondiale avesse decretato la fine dei nazionalismi sciovinisti delle piccole patrie, inaugurando invece la nuova fase dei nazionalismi continentali. Forte di questo convincimento, la sua profondità ideologica e culturale volse la sua attenzione principalmente al nazionalsocialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, per Romualdi, proprio a partire da Adolf Hitler e dal nazionalsocialismo, soprattutto a seguito dell’invasione americana del continente europeo, lo scontro non sarebbe più avvenuto fra singole nazioni, bensì fra continenti. Fu quindi l&#8217;occasione decisiva per l&#8217;Europa di recuperare quella centralità che le era stata sottratta dall’irruzione sulla scena mondiale delle superpotenze americana e sovietica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Adriano Romualdi il nazionalsocialismo aveva rappresentato una salutare e drastica rottura con le vecchie e superate concezioni diplomatiche e le anguste visioni della politica estera che avevano segnato le passate stagioni delle nazioni europee, da quel momento in poi si sarebbe inaugurata una nuova stagione geopolitica fondata sulla ferma convinzione che ebbe Adolf Hitler, ovvero, che nell’epoca della costituzione degli smisurati spazi continentali rappresentati dagli Usa e dall’Urss si dovesse necessariamente ragionare in termini di grandi spazi geopolitici di potenza, quindi solamente i vasti orizzonti di un Grossraum europeo avrebbero potuto salvaguardare il perdurare di determinate specificità storiche e spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Adriano Romualdi, l&#8217;immagine geopolitica dell’Europa e il mito dell’Europa tornarono alla luce in tutta la loro potenza attraverso la scienza delle radici e delle origini arcaiche indo-europee, con la consapevolezza che la stessa concezione della civiltà dell’Europa non doveva più avere solamente un mero valore storico e folcloristico, bensì essere l’espressione viva di una spiritualità arcaica e solare, di un sentimento della vita che si traduceva in una prospettiva ideale e agonistica, di simboli e di personalità aventi un carattere innato e non acquisito, qualità che erano proprie del primordiale universo ariano. Sempre a tal proposito, Adriano Romualdi tornò a riproporre l’affascinante motivo dell’arianesimo come il baricentro dell’idea rivoluzionaria di un nuovo nazionalismo europeo fondato sul sangue e sul suolo, sulla ereditarietà dagli ascendenti, come un irrinunciabile riferimento per quelle che lui connotava come le superstiti energie europee spiegando che:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 60px; padding-right: 60px;"><span style="font-size: 10pt;">&#8220;Con l’idea ariana non intendiamo soltanto un sano senso di appartenenza alla razza bianca, ma l’accettazione consapevole dei valori in cui prende forma la tradizione indo-europea nella storia della civiltà. È esistita un’unità spirituale che andava dalla germanica Islanda all’India ariana, un’unità che lascia la sua potente impronta in monumenti epici come l’Iliade, il Mahabharata, il Nibelungenlied. All’interno di questa unità fiorirono la Grecia e Roma, i valori aristocratici, qualitativi, agonistici del mondo classico. La consapevolezza di questa tradizione di sangue e di spirito, la sua contrapposizione a forme di religiosità semitica infiltratesi al tramonto del mondo classico, e che tornano oggi a manifestarsi come forze dissolutrici, potrebbe essere di grande importanza per la definizione di una visione del mondo specificamente europea.&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;">Un mito europeo che si legò alla consapevolezza dell’inevitabile crepuscolo dell’occidente, un crepuscolo che pesava come un macigno, già preannunciato da Oswald Spengler e da una vasta letteratura della crisi, spesso di origine germanica, ben conosciuta e studiata da Adriano Romualdi e che lo aveva portato ad individuare nel modo più pregnante quello che i movimenti fascisti europei e soprattutto il nazionalsocialismo dovevano all’opera di Nietzsche, ovvero ad una presa di coscienza storicamente nuova, la coscienza dell’avvento fatale del nihilismo e cioè dell’imminenza della fine della Storia. Il cristianesimo come progetto mondano propagandato da una chiesa sempre più secolarizzata, democrazia, liberalismo e capitalismo, marxismo e comunismo appartenevano tutti complessivamente e indistintamente al campo unitario dell’egualitarismo, del cosiddetto umanesimo.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.41-1.jpeg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46109 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/WhatsApp-Image-2020-08-11-at-11.23.41-1-193x300.jpeg" alt="" width="167" height="260" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le loro filosofie ed ideologie potevano nel particolare differire e porsi anche in temporaneo contrasto fra loro, ma in sostanza nell’insieme obbedivano al medesimo sistema di valori.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriano Romualdi aveva ritrovato infine il principio dell’azione nel sistema di valori propugnato da Nietzsche, e il destino comune nell’immagine trascinante dell’uomo nuovo che andasse al di là della dell’inevitabile fine della storia cui ci avevano biblicamente condannano duemila anni di egualitarismo e di umanesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro questo aberrazione si era levato forte l’appello di Adriano Romualdi rivolto a tutti i “buoni europei” affinché si risvegliassero dal torpore e tornassero ad abbracciare la battaglia dell’orgoglio europeista attraverso la coscienza un nuovo nazionalismo militante europeo che, rinnovando le arcaiche e ancestrali radici culturali e popolari dell’Europa delle origini indoeuropee, trovasse le motivazioni superiori per giustificare e legittimare davanti alla Storia la sua superiore azione politica di rettifica e di riordinamento.</p>
<p>Maurizio Rossi</p>

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		<title>Alle radici dell&#8217;italianità &#8211; 1^ parte – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo e il prossimo che seguirà hanno una collocazione un po&#8217; particolare, si tratta delle due parti del testo di una conferenza che non sono riuscito a tenere presso la Casa del Combattente di Trieste. Questo, oltre a una serie di reazioni negative che alcuni miei articoli sul medesimo argomento hanno suscitato fra i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/alle-radici-dellitalianita-prima-parte-fabio-calabrese-2/">Alle radici dell&#8217;italianità &#8211; 1^ parte – Fabio Calabrese</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Questo articolo e il prossimo che seguirà hanno una collocazione un po&#8217; particolare, si tratta delle due parti del testo di una conferenza che <u>non sono riuscito a tenere</u> presso la Casa del Combattente di Trieste. Questo, oltre a una serie di reazioni negative che alcuni miei articoli sul medesimo argomento hanno suscitato fra i lettori di “Ereticamente”, dimostra che proprio nei nostri ambienti che si definiscono “nazionali”, c&#8217;è talvolta una singolare resistenza ad affrontare la tematica nazionale. Il motivo di ciò non è difficile da comprendere: il capovolgimento di fronte avvenuto durante la seconda guerra mondiale e tre quarti di secolo di repubblica democratica e antifascista ci hanno indotti ad avere un&#8217;immagine negativa dell&#8217;Italia e di noi stessi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma diciamolo pure, è una questione di carattere. Io penso che sia sempre meglio dire le verità “scomode” piuttosto che accodarsi alle menzogne consolatorie.</em></p>
<p style="text-align: justify;">A volte, per quanto spiacevole possa essere ammetterlo, si può imparare una lezione importante anche dai nemici. Per quanto io abbia in generale simpatia per le persone di etnia tedesca, nei confronti dei tirolesi della SVP non posso nutrire altro che avversione: costoro sono stati ampiamente risarciti dell&#8217;amara sorte loro capitata di essere caduti sotto la sovranità italiana, credo che non esistano al mondo altrettante minoranze privilegiate e coccolate, al punto che sono gli Italiani in Alto Adige ad essere una minoranza discriminata, grazie a uno stato democratico che ha la spina dorsale di una lumaca, la pulizia di un maiale, la correttezza di un avvoltoio e per il quale i propri connazionali vengono sempre per ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, un interessante spunto di riflessione penso ci possa essere offerto da un esponente della SVP che intervistato dalla televisione, e interrogato su cosa ne pensasse degli Italiani, rispose:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“Non conosco gli Italiani, conosco gli Italici”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una persona che su di un fronte opposto al nostro ci ha ricordato un concetto che non ci dovrebbe essere estraneo. Se per essere italiani si intende avere <u>la cittadinanza</u> italiana, cioè avere scritto “italiano” su un pezzo di carta, questo è un concetto che vale meno di nulla. E&#8217; italiano chi è di etnia italica, di sangue italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">In teoria, in una situazione ideale, etnia e cittadinanza dovrebbero coincidere: lo stato dovrebbe essere il contenitore, la forma, e la nazione, una comunità unita da vincoli di sangue, storia suolo e cultura, ma innanzi tutto di sangue, la sostanza, ma sappiamo che oggi, nel disgraziato momento storico che abbiamo la ventura di vivere, questo si verifica sempre meno spesso. A causa di un&#8217;immigrazione provocata dal potere mondialista al deliberato scopo di distruggere i popoli europei e del meticciato che ne consegue, diventa sempre più difficile distinguere il connazionale dallo straniero, e tale distinzione è sempre meno assicurata dal pezzo di carta con la scritta “Repubblica italiana”.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna guardare in faccia la realtà: oggi i popoli europei stanno subendo le conseguenze della sconfitta nella seconda guerra mondiale, rimaste in sospeso per oltre mezzo secolo nel periodo della Guerra Fredda.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto dipende per quanto riguarda il futuro che potremo o non potremo avere, dalla resistenza dei popoli europei a questa invasione, e questa resistenza dipende dalla consapevolezza di ciò che deve essere a ogni costo preservato. Al riguardo occorre essere estremamente chiari: chi parla di accoglienza e integrazione è dalla parte del nemico, addolcisce il veleno dell&#8217;invasione con un&#8217;utopia impossibile in ragione precisamente dell&#8217;incompatibilità <u>etnica</u> fra gli Europei e questi allogeni nuovi venuti. L&#8217;idea che la cultura, la civiltà europea possa sopravvivere alla scomparsa del supporto etnico-biologico delle genti che l&#8217;hanno generata, è semplicemente folle.</p>
<p style="text-align: justify;">Per difendere ciò che oggi rischiamo di perdere, occorre avere consapevolezza della sua natura. Non si tratta di vanteria nazionalistica, ma io credo che la creatività del popolo italiano non possa essere sopravvalutata. Sono i dati dell&#8217;UNESCO a dirci che il 70 per cento delle opere d&#8217;arte al mondo si trova in Europa, il 50% di esse in Italia, e questo senza naturalmente contare le opere italiane che nel corso dei secoli per un motivo o per l&#8217;altro hanno preso la via dell&#8217;estero, o quelle che gli artisti italiani hanno prodotto in terra straniera (tutto l&#8217;impianto architettonico di una importante capitale europea come Vienna, per dirne una).</p>
<p style="text-align: justify;">[NOTA del 2019: <em>E&#8217; importante comprendere che il sistema di <u>falsa</u> sovranità popolare che caratterizza la democrazia è concepito apposta per ridurre al minimo gli effetti della volontà del popolo. Le elezioni del 4 marzo 2018 e il formarsi di un governo “populista” giallo-verde hanno <u>appena scalfito</u> il <u>regime</u> al servizio del mondialismo e che si pone come obiettivo la sostituzione etnica, l&#8217;estinzione dei popoli europei e di quello italiano, regime di cui fanno parte la finta Unione Europea cui i governi di sinistra hanno ceduto un bel pezzo della nostra sovranità, le posizioni di potere che la sinistra conserva nella pubblica amministrazione, nel sistema mediatico, nella magistratura, nella scuola, nonché l&#8217;eterno nemico, la malattia cronica dell&#8217;Italia, la Chiesa cattolica, oggi guidata da un demagogo travestito da papa palesemente al servizio del potere mondialista. La lotta per la salvezza della nostra gente è ancora lunga e dura</em>].</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo il dovere di nutrire il massimo della diffidenza verso le “informazioni” che ci vengono dal sistema mediatico, e cercare per quanto ci è possibile, di riconoscerle per quello che sono, cioè <u>menzogne propagandistiche</u> al servizio del potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Una di queste <u>favole</u> interessate sosterrebbe che noi Italiani saremmo definiti dall&#8217;appartenenza a un territorio geografico molto ben definito da precisi confini naturali, da una storia comune, da una cultura elaborata nel corso dei secoli, ma da nessuna coerenza etnica e genetica (con il sottinteso ipocrita che l&#8217;invasione di cui oggi siamo oggetto non modificherebbe gran che le cose). Recentemente questa <u>fola</u> è stata ribadita da uno dei soliti servi e corifei del potere uso a mascherare le menzogne propagandistiche con una veste sedicente “scientifica”, l&#8217;ineffabile Alberto Angela nella trasmissione “Ulisse” in una puntata appositamente dedicata a ciò (non a caso, va in onda su RAI3, la più <u>sinistra</u> delle tre reti RAI, anche se non è che le altre due siano tanto migliori).</p>
<p style="text-align: justify;">“Peccato” solo che questa <u>favola</u> a suo modo consolatoria, sia smentita da seri studi scientifici (di cui però – guarda caso – da noi si è parlato pochissimo). Nel 2013 ne ho parlato su di un articolo apparso su “Ereticamente” di cui vi riporto uno stralcio:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Adesso sembra che qualcuno finalmente si sia deciso a dire una parola SERIA sulla genetica degli Italiani. Ai primi di novembre è comparso sul sito di Geocities un articolo (in inglese) sulla realtà genetica degli Italiani. Questo articolo, che è un lavoro collettivo, sintetizza le ricerche di Plaza (2003), Romano (2003), Semino (2004), Cruciani (2004), Rosenberg (2005), Di Giacomo (2003), Simoni (1999), Cavalli-Sforza (1997) e le tesi ancora valide e semmai confermate dalle ricerche successive, di uno degli antropologi più odiati dai democratici (perché, nessuno abbia dubbi, viviamo in un mondo in cui la verità fa spavento) Carleton S. Coon.</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>L&#8217;insieme di queste ricerche ha permesso di rilevare che gli Italiani sono, dal punto di vista genetico e antropologico, una popolazione europide sostanzialmente omogenea con una prevalenza di caratteri mediterranei e scarse differenze fra il nord e il sud della Penisola. Gli autori ci dicono che nel nord è rilevabile un certo elemento celtico e nel sud uno greco, ma in proporzioni trascurabili, che non determinano grosse differenze fra le due parti della Penisola, differenze che, ci dicono chiaramente, sono state invece esagerate per ragioni politiche, e noi tutti sappiamo quali.</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Un&#8217;ipotesi che queste ricerche intendevano verificare, era se in particolare nel sud Italia si potesse rilevare un&#8217;impronta genetica mediorientale riconducibile alla colonizzazione fenicio-cartaginese della Sicilia oppure alle invasioni arabe dell&#8217;età medievale, invece praticamente non se ne è trovata traccia: i Siciliani non differiscono in nessun modo sostanziale dagli altri Italiani (&#8230;).</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>La presenza di geni non caucasici nel pool genetico degli Italiani è, ci dicono queste ricerche, dell&#8217;1/2%, tipica della media delle popolazioni europee, la stessa che si riscontra ad esempio fra i Tedeschi e nettamente inferiore a quella, per esempio, dei Russi, fra i quali si riscontra una presenza di geni di origine mongolica non del tutto irrilevante</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca in questione è stata pubblicata su “Geocities” in lingua inglese nel novembre 2012 e, a parte i passi che ho tradotto e/o sunteggiato io, non mi risulta sia mai stata tradotta in italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel luglio 2016, Paolo Sizzi, un valido collaboratore di “Ereticamente” ha pubblicato sul proprio sito personale, “Il Sizzi” ( ilsizzi.worldpress.com ) un ampio articolo su <em>La struttura genetica degli Italiani </em>basato sulle ricerche di due genetisti: Di Gaetano (2012) e Fiorito (2015), e il quadro che ne esce non è sostanzialmente diverso da quello delle ricerche citate su “Geocities”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi riporto qui alcuni passi dell&#8217;articolo che, anche se consiglio di leggerlo per esteso in originale, ce ne danno un&#8217;idea alquanto precisa:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“<em>Se ne sentono di ogni tipo sul nostro Mezzogiorno, a livello etnico, ma il fantomatico meticciamento con genti levantine e nordafricane non sussiste: la verità è che l’Italia tutta costituisce una realtà peculiare nel panorama europeo, tanto che appare smarcata parzialmente dal resto del Continente; le Alpi a nord e i mari tutt’intorno hanno fatto sì che gli Italiani assurgessero a popolazione originale anche in senso genetico (&#8230;).</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Le Alpi hanno ovviamente frenato la germanizzazione (ma anche i Galli storici dei Romani), così come i mari (e l’endogamia) hanno preservato l’Italia peninsulare da incursioni e colonizzazioni esterne, se non a livello decisamente limitato (&#8230;).</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Dico questo perché sulla Rete circolano diverse storielle, diffuse anche da sedicenti esperti di genetica (amatori, dilettanti o principianti, non scienziati si capisce), dove gli Italiani meridionali vengono dipinti come pesantemente arabizzati o berberizzati e con una forte mistura levantina recente dovuta anche agli Ebrei. Favole. (&#8230;).</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>D’altro canto anche il Nord e il Centro d’Italia non hanno subito germanizzazioni o slavizzazioni di un certo peso, tanto che gli idiomi sono romanzi e anche etnicamente popoli come Toscani e Lombardi conservano sostanzialmente l’aspetto formatosi in epoca preromana. In altre parole, non esiste alcun Mezzogiorno arabo-nordafricano-levantino così come non esiste un Centro-Nord celto-germanico-nordico: esistono ben note influenze che vanno però alquanto ridimensionate e che, spesso, sono più culturali che biologiche (&#8230;).</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Per quanto la romanizzazione non abbia unito l’Italia anche da un punto di vista genetico ed etnico, essendo stata un fenomeno più che altro politico, militare e culturale le caratteristiche salienti del genoma italico affondano le proprie radici nelle origini preromane d’Italia e né i Germani a nord né tanto meno gli Arabi (che poi erano perlopiù Berberi) a sud hanno alterato in maniera tangibile il retaggio biologico della nostra popolazione</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità storica è che le numerose invasioni straniere che la nostra Penisola ha subito nei secoli fra la caduta dell&#8217;impero romano e il XIX secolo, ne hanno potuto alterare ben poco la sostanza etnica e la fisionomia genetica. I Longobardi discesi al seguito di Alboino, ad esempio, non erano più di centomila persone, donne e bambini compresi; gli Ostrogoti di Teodorico ancora meno, non più di 60.000.</p>
<p style="text-align: justify;">Un discorso a parte andrebbe fatto per il mito fasullo della Sicilia araba, oggi rilanciato da una sinistra che così ha modo di ricollegare ai piani del mondialismo e alla propaganda pro-immigrazione il suo veleno anti-italiano di sempre. La conquista araba della Sicilia richiese un secolo e mezzo fino all&#8217;eliminazione delle ultime isole di resistenza bizantine, certamente appoggiate dalla popolazione locale che si opponeva agli invasori. Durò meno di un secolo, e i Normanni, un pugno di avventurieri che senza l&#8217;appoggio della popolazione nativa non sarebbero riusciti a fare nulla, vi posero fine in meno di vent&#8217;anni. E teniamo anche conto del fatto che la gran parte dei coloni di origine arabo-berbera e religione mussulmana che si erano insediati nell&#8217;isola se ne andò in seguito alla riconquista normanna, e vaste zone furono ripopolate da immigrati provenienti dall&#8217;Italia continentale, soprattutto dal nord (sicché oggi dal punto di vista genetico i siciliani non solo della presenza araba non conservano effettivamente tracce, ma sono meno “meridionali” di altri italiani del sud, ad esempio dei calabresi).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Arabi non furono che invasori dell&#8217;isola, fra i tanti che vi si sono avvicendati, e il loro dominio fu più breve di quel che generalmente si creda, sicuramente non hanno lasciato tracce significative nel patrimonio genetico dei Siciliani. Questo “mito” è solo uno spettro evocato dai soliti pidioti complici del potere mondialista per indurre all&#8217;accettazione dell&#8217;invasione di cui oggi la Sicilia e l&#8217;Italia sono oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Onestamente, io credevo di dire qualcosa di cui mi aspettavo un&#8217;accettazione pacifica spiegando che gli studi genetici hanno sostanzialmente dimostrato che <u>gli Italiani esistono</u>, che la nostra Penisola non è abitata (non è stata finora abitata) da un&#8217;accozzaglia incoerente di genti venute da un po&#8217; di qua un po&#8217; di là, tenute insieme al massimo da un sottile collante “culturale” nonché dalle istituzioni di uno degli stati più corrotti che esistano al disopra della linea dell&#8217;equatore, come predicano le menzogne che spurgano da quell&#8217;apparato di veleni che conosciamo come democrazia, ma da un popolo che ha una fisionomia etnica e genetica coerente, legami di sangue antichi e profondi.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutta sincerità, io non sono il tipo che si tira indietro di fronte alle polemiche, ma in quell&#8217;occasione, alla pubblicazione del mio articolo del 2013 di cui vi dicevo, rimasi veramente spiazzato dalla levata di scudi di  diversi lettori di “Ereticamente”; né prima né dopo di allora ho riscontrato reazioni così negative, neppure quando mi sono trovato ad affrontare tematiche fortemente controverse nei nostri ambienti, come quelle religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa significa ciò in concreto, non è difficile da capire. Oggi si stanno “riscoprendo” o per meglio dire inventando pseudo-identità del genere più svariato: padani, mitteleuropei, galli cisalpini, Magni Greci (della Magna Grecia), bi-siculi (delle Due Sicilie), magari etruschi o longobardi, vogliamo essere tutto meno che italiani, e questo atteggiamento che spesso si appoggia su separatismi e campanilismi ridicoli, è sciaguratamente diffuso anche in ambienti che si definiscono “nostri”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccola domanda che sarebbe opportuno farsi, è come questa smania masochista di auto-negazionismo possa essere vista fuori dai nostri confini. L&#8217;articolo di Geocities di cui ho dato una traduzione quanto più possibile letterale, ricordava che la distanza tra nord e sud della Penisola “viene esagerata per motivi politici”, e certamente questi <u>motivi politici</u> non possono che suonare piuttosto strani al di fuori di questa “serva Italia, di dolore ostello”, altrove si trova semmai la tendenza a creare o a pretendere una compattezza e un orgoglio nazionale anche dove di fatto una nazione non esiste all&#8217;infuori della cittadinanza cartacea, si pensi ad esempio agli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Laddove il fascismo aveva cercato in tutti i modi di instillare negli Italiani la fierezza di essere tali, e si pensi che ne avremmo ben donde se solo pensiamo alla storia del nostro risorgimento: quasi un secolo di lotte per ritrovare l&#8217;unità nazionale dalla ribellione dello squadro di Nola nel 1821 alla battaglia del Col Moschin, l&#8217;ultima della prima guerra mondiale nel 1918, quattro generazioni dei nostri padri che hanno affrontato lotte e sacrifici, sui campi di battaglia e nelle galere degli oppressori per ridare all&#8217;Italia la dignità di nazione, un&#8217;epopea di cui <u>altrove</u> le nuove generazioni non cesserebbero di nutrirsi e trarne motivi di orgoglio mentre da noi è compressa nei libri di storia al minimo indispensabile e trattata da docenti di sinistra con leggerezza e denigrazione, un settantennio e passa di repubblica democratica e antifascista nata dalla “resistenza”, cioè dal tradimento dell&#8217;8 settembre 1943 e dalla pugnalata alla schiena a quello che era stato il nostro alleato fin allora, ci hanno indotti ad avere vergogna e nausea dell&#8217;Italia  e di noi stessi, ma non è del fatto di essere italiani che dobbiamo provare nausea e schifo, ma di questa repubblica democratica e antifascista, e se nella storia esistesse un minimo di giustizia, questa classe dirigente (o piuttosto digerente, vista la disinvoltura con cui mette le mani sulla cosa pubblica per i suoi interessi privati) fosse chiamata a rispondere delle sue responsabilità, quella di aver distrutto negli Italiani il senso di appartenenza nazionale, non sarebbe la colpa minore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lettore probabilmente meno prevenuto di altri, mi fece notare che l&#8217;espressione che io avevo esplicitamente richiamato nel mio articolo, <u>sangue e suolo</u> (<em>Blut und Boden</em>), è tipica della cultura germanica, mentre la nostra tradizione punterebbe a definire la nazionalità piuttosto in termini di storia, cultura e tradizioni. Da un certo punto di vista è effettivamente così, infatti anche il fascismo ha commesso questo errore e ad esempio si è illuso sul confine orientale che obbligando gli sloveni a parlare italiano, facendo apprendere ai loro figli la lingua e la cultura italiana, poco per volta li si sarebbe trasformati in italiani. Il risultato è stato che quando il vento è cambiato, abbiamo pagato estremamente caro questo errore di valutazione, con migliaia di morti ammazzati nelle foibe e centinaia di migliaia di nostri connazionali costretti alla fuga dalle terre cadute sotto il dominio jugoslavo per non subire la stessa sorte.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella loro assurda negazione dell&#8217;importanza dei legami di sangue, i “compagni” italiani sono singolarmente coerenti: ieri erano dalla parte degli slavi infoibatori del maresciallo Tito, oggi da quella degli allogeni clandestini che si spacciano per immigrati o “richiedenti asilo”, sempre e comunque contro i loro connazionali. Questo però non ci stupisce più di tanto: quando si parla di “sinistra” significa entrare nella patologia del pensiero, politico e non soltanto politico. Fa più specie vedere la confusione che regna negli ambienti “nostri”. Se si vanno a prendere in mano le rivelazioni sul piano Kalergi che ci ha fatto Gert Honsik al prezzo di un lungo periodo di detenzione inflittogli da una democrazia per la quale la libera circolazione delle idee e delle informazioni è il peggiore dei delitti, scopriamo che incentivare i movimenti separatisti e localisti allo scopo di disgregare gli stati nazionali, è precisamente uno degli elementi del suddetto piano. Abbiamo a che fare con un nemico oltre che potente, estremamente abile nel ribaltare le nostre armi contro di noi, e il sentimento di appartenenza identitaria non è affatto escluso da ciò.</p>
<p style="text-align: justify;">Se, oltre a riconoscere la coerenza genetica della nazione italiana, riconoscere del pari il valore della connessione fra sangue e suolo significa germanizzarci, questo è un prezzo che dovremmo essere ben lieti di pagare per evitare la terzomondizzazione della nostra Penisola.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo molto di più di quel che siamo diventati, di quel che ci hanno fatto diventare. Sul nostro suolo italico sono sorte grandi civiltà come quella etrusca antica, quella comunale dell&#8217;Età di Mezzo, quella rinascimentale, ma soprattutto Roma, che è riuscita non solo a dominare tutto il mondo allora conosciuto, ma a dargli leggi, costumi, amministrazione, cultura, “Urbem fecisti quod prius orbis erat”. “Hai fatto una città di quello che prima era il mondo”, come cantò il poeta Rutilio Namaziano.</p>
<p>Fabio Calabrese</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>

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		<title>Catalogna e dintorni: Etnonazionalismo o Etnomondialismo? &#8211; Umberto Bianchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 16:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Etnomondialismo]]></category>
		<category><![CDATA[umberto bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto si sta ultimamente verificando in quel di Catalogna, nonostante le parvenze di una questione prettamente iberica, dal carattere di passeggera rivendicazione a carattere localistico, riveste, invece, un carattere di problematicità tale, da non poter essere passato sotto silenzio o, quanto meno, giustificato e spiegato con le solite nenie buoniste e solidariste, che identificano in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto si sta ultimamente verificando in quel di Catalogna, nonostante le parvenze di una questione prettamente iberica, dal carattere di passeggera rivendicazione a carattere localistico, riveste, invece, un carattere di problematicità tale, da non poter essere passato sotto silenzio o, quanto meno, giustificato e spiegato con le solite nenie buoniste e solidariste, che identificano in quel problema, un fatto di egoismo contrapposto allo strabordante e nauseabondo buonismo legalitario delle istituzioni statuali europee.</p>
<p>E’ praticamente dall’inizio del processo di nascita degli Stati Nazionali europei e dal suo venire a compimento nel Secolo Breve che, in Europa si verificano periodici conati di autonomismo ed indipendenza delle varie regioni o macro regioni considerate.</p>
<p>Tale fenomeno è andato poi amplificandosi a livello globale, in quel lasso di tempo che va tra le due guerre mondiali, con la fine degli Imperi Centrali e quella, per lo più successiva al Secondo Conflitto Mondiale, degli Imperi Coloniali. Da quel momento in poi, sarà tutto un fiorire di rivendicazioni a livello europeo e mondiale. Palestina e Kurdistan, in Medio Oriente, Kashmir in India, Tibet e Turkestan in Cina, Cecenia ed Akhbazia in Russia, Regione Miskito in Nicaragua, Casamance in Senegal, Sahara Spagnolo in Marocco, Moros nelle Filippine, Timor Est, Molucche, Banda Aceh e West Papua in Indonesia, ma in Europa anche Irlanda del Nord, Paesi Baschi, Corsica, Sud Tirolo, Val d’Aosta, Vallonia, Scozia, Bretagna, Galles, Catalogna e tanti altri ancora…tutti accomunati da frettolose suddivisioni territoriali operate a colpi di matita, all’insegna di quella “ragion di stato” che, alla fine dei vari Risorgimenti nazionali e dei vari conflitti mondiali, determinarono confini e stati, troppo spesso senza tener conto delle popolazioni che abitavano i territori presi in considerazione. Rivendicazioni spesso sfociate in sanguinosi conflitti (Palestina, Kurdistan, Ulster, Paesi Baschi, etc.) o rimaste allo stadio di rivendicazioni politiche “forti” (Scozia, Bretagna, Catalogna ed altri…).</p>
<p>Ad onor del vero, per dare una prima risposta al problema, bisognerebbe risalire all’origine dello Stato Occidentale Moderno, ovverosia, così come esso è andato prefigurandosi dal 16 e dal 17° secolo in poi, per voce dei vari Bodin, Grozio, Pufendorf e Hobbes e che, per quanto assurdo possa sembrare, troverà la propria più compiuta espressione in quel Giacobinismo che della Rivoluzione Francese costituirà l’anima più radicale e contraddittoria. Da Luigi XVI a Robespierre, va quindi determinandosi un percorso volto a fare dello Stato un’Entità centripeta ed accentratrice al massimo livello.</p>
<p>Un monolite sorretto da reciproci interessi commerciali, all’insegna dell’ “homo homini lupus”, ben lontano quindi dall’ethos comunitario che caratterizzava le Città-Stato dell’Evo Medio, quanto le più antiche Poleis Elleniche e la Res Publica Romana. Uno Stato animato dall’intento di uniformare e distruggere qualunque forma di residuale autonomia interna, eredità di quegli ordinamenti universalistici dell’Evo Medio e dell’Evo Antico che, invece, con tutti i propri limiti, nel nome di un superiore ideale, avevano saputo concedere statuti ed autonomie a Gilde, Corporazioni, Compagnonnage, ma anche a Feudi, Principati, Contee, Comuni. Lo Stato della nascente Modernità va, pertanto, prefigurandosi quale ottuso Moloch uniformatore, creando la premessa per tutti i problemi a venire, a cui abbiamo poc’anzi accennato.</p>
<p>Il primo episodio-simbolo di questa nuova situazione, sarà la vicenda vandeana, immediatamente succedanea a quella Rivoluzione Francese, sulla quale getterà un primo, oscuro, velo di ambiguità, lasciando scomodi interrogativi sul tavolino della storiografia ufficiale.</p>
<p>A questa iniziale trasformazione dello Stato, se ne andrà presto aggiungendo un’altra, se vogliamo, ancor più esiziale e micidiale di questa prima, nelle sue conseguenze: quella della graduale perdita del primato della politica e del peso specifico dello Stato stesso, in favore dell’economia e dei suoi aggregati sociali, inizialmente nel ruolo di assoluti detentori del primato tecnologico, quale volano della Rivoluzione industriale, a cui avrebbe fatto seguito una graduale virtualizzazione dei processi economici attraverso la loro finanziarizzazione a livello globale.</p>
<p>La disumanizzazione dello Stato, dei processi economici e delle relazioni che ne stanno alla base, finiscono con il disconoscere qualsiasi dignità a rivendicazioni, istanze o esigenze che non siano strettamente finalizzate a questo scopo. Le premesse sin qui trattate, vengono a determinare scenari geopolitici e geoeconomici del tutto differenti da quelli sin qui succedutisi, nel corso della lunga vicenda occidentale.</p>
<p>Gli Stati si muovono all’interno di uno scenario caratterizzato da aggregati macroeconomici, coordinati da organismi a carattere politico o economico sovrastante i singoli ordinamenti (Comunità Europea, Nafta, etc.) e che, a loro volta, rispondono ad altri organismi che, in qualche modo ne sovrastano o limitano l’attività (FMI, Nazioni Unite, Accordi WTO, etc.). Se, apparentemente, questo interrelarsi e coordinarsi di forze sembra aver la parvenza di una egualitaria combinazione e redistribuzione di risorse economiche, finanziarie e politiche, in verità così non è. Anzi.</p>
<p>Lo scettro del comando oggi è saldamente detenuto da una potenza mondiale, gli Usa, in stretta simbiosi con quei centri del potere economico e finanziario globale che, guarda un po’, ad oggi continuano per lo più a concentrarsi proprio sul territorio di questi ultimi. Questo, anche e nonostante il processo di deterritorializzazione della finanza e dell’economia, che vede il sorgere di nuovi attori come la Cina ma che, non potrà mai fare a meno degli Usa, detentori del primato assoluto di stampa, emissione ed esportazione di valuta (dollari) al mondo. E si sa, chi detiene il primato nella produzione ed esportazione del denaro, ad oggi, problemi o non problemi, ha saldamente nelle proprie mani le redini del potere mondiale.</p>
<p>In uno scenario del genere, qualsiasi lotta o frizione di tipo meramente geopolitico, perde di qualsiasi rilevanza, poiché a mutare radicalmente ora, sono le esigenze dei singoli Stati e dei loro popoli che, sempre più, dovranno pensare a preservare la propria indipendenza economico-finanziaria e la propria identità politica, per non soccombere schiacciati da un sistema mondiale, caratterizzato da una sempre maggior volatilità delle prospettive economiche e finanziarie, su cui un sempre minor numero di speculatori trae profitto, a fronte di un sempre più diffuso stato di indigenza e povertà.</p>
<p>Un sistema che, nella perdita di identità e coscienza dei singoli popoli, fonda la propria forza di perpetuazione, spingendo su una massiccia leva migratoria dal Terzo Mondo da immettere nei delicati equilibri sistemici del Vecchio Mondo, al fine di alterarne irrimediabilmente quelle componenti caratteriali, in grado di opporre una qualsivoglia resistenza a tale progetto.</p>
<p>Lo stesso degrado delle condizioni dell’ecosistema globale, è portato avanti al fine di portare all’estremo e nel più breve termine possibile, il lucro delle varie lobbyes economiche e finanziarie legate all’utilizzo degli idrocarburi. Un confronto o, per meglio dire, uno scontro di dimensioni ed entità tali, da non poter permettere l’esistenza di micro entità statuali, scollegate e distaccate da un contesto comunitario più forte, quale quello rappresentato dagli stati- nazione.</p>
<p>Questo, a meno di non voler addivenire, di comune accordo, alla costituzione di un mondo equamente diviso e frazionato dall’ “A” alla “Zeta” dei suoi componenti, economici, politici, statuali e spirituali. Un’Europa spezzettata in tanti staterelli e macro regioni, non ha alcun senso se non avremo anche degli Usa spezzettati, magari con una New York indipendente, accanto agli antichi Stati Sioux e magari un New Mexico libero ed ispanico al 100%. Né avrà senso, se non avremo una Cina altrettanto spezzettata, con un Tibet finalmente libero, un Turkestan Islamico Indipendente e, magari una Mongolia e uno Guangxi altrettanto liberi.</p>
<p>Stesso discorso, per paesi come la Russia, l’India o il Brasile, senza parlare di Israele che dovrebbe di nuovo lasciare molte terre alle rivendicazioni Palestinesi. Senza contare la ridefinizione dei confini tra Iraq, Turchia, Siria ed Iran, con la nascita di un Kurdistan libero. Gli stessi organismi sovranazionali andrebbero ridefiniti su base etnica e regionale, pertanto, tutti a pari potere decisionale. Ma questo non servirebbe a nulla, se quanto sin qui prospettato,non venisse realizzato anche nell’ambito della finanza e dell’economia globali.</p>
<p>Tutte le grandi concentrazioni di potere economico e finanziario, dovrebbero essere immancabilmente spezzettate e suddivise nel nome di un principio di proprietà ed azionariato diffuso, di modo che nessuno possa mai più detenere quote di maggioranza o di potere, tali da condizionare (come ora invece avviene…) gli equilibri di un contesto geoeconomico o geopolitico che dir si voglia. Stesso destino dovrebbe immancabilmente toccare a tutte le istituzioni religiose, doverosamente e doviziosamente suddivise per regione, etnia o popolo d’appartenenza, senza fare sconti proprio a nessuno.</p>
<p>Siamo forse al ritorno delle suggestioni anarchiche di Fourier, Proudhon e Bakunin? Forse, chi lo può dire… Certo è che, se si vuole essere coerenti con se stessi e, specialmente, con il proprio istinto di autoconservazione, non si può permettere un’Europa spezzettata, a fronte di un contesto di strabordante presenza di forti aggregati di natura macro politica (Usa, Cina, etc.) o economico-finanziaria (Multinazionali, Bilderberg, etc.).</p>
<p>Pertanto, la conclusione più ovvia è che, visto lo scenario attuale che, almeno per ora, per nulla propende a soluzioni come quella poc’anzi indicata, la riscoperta delle “piccole patrie”, deve sicuramente fungere da volano per una riscoperta più profonda ed autentica delle radici di un Popolo, varie e multiformi come deve essere la sua storia, non senza però dimenticarne quell’ultimo orizzonte dato da una imprescindibile comunanza di Destino, che solo l’idea di nazione può incarnare.</p>
<p>UMBERTO BIANCHI</p>

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		<title>Eurasia e Mitteleuropa</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2015 08:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Kalergi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Stavolta, un discorso sul quale vorrei soffermarmi, riguarda alcuni concetti di politica internazionale sui quali nei nostri ambienti sembra regni una terribile confusione. Diciamolo pure, si tratta di geopolitica. Nel periodo fra le due guerre mondiali, questo termine era molto in voga, ma successivamente è stato messo al bando, ostracizzato dalla “cultura” democratica, eppure contiene un concetto fondamentale, non si può nemmeno parlare di politica internazionale senza tenere presente il fatto che i rapporti internazionali fra gli stati non possono nemmeno essere correttamente interpretati senza considerare che i rapporti fra le diplomazie dipendono dalle masse umane e dallo spazio vitale, <em>Lebensraum </em>su cui ciascun popolo può contare o di cui necessita.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi nei nostri ambienti si parla molto di Eurasia, e il motivo è facilmente comprensibile. Negli anni della Guerra Fredda – intendendo questo termine nell&#8217;accezione più ampia, ossia il periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta dell&#8217;Unione Sovietica – la minaccia da est e la protezione militare offerta contro di essa costituivano la giustificazione, l&#8217;alibi della dominazione americana sull&#8217;Europa, presentata, e che continua tuttora a presentarsi falsamente come alleanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;Unione Sovietica e il pericolo di invasione da essa rappresentato hanno cessato di esistere da un quarto di secolo, tuttavia occorre tenere conto di quanto la mentalità della gente sia spesso “collosa”, incapace di modificarsi quando l&#8217;evolversi degli eventi l&#8217;abbia resa superata, e del fatto che il lungo periodo della Guerra Fredda non ha lasciato le cose come stavano nel 1945, ma ha portato a un&#8217;americanizzazione dei costumi e della mentalità europei, in cui noi possiamo riconoscere i chiari segni della degenerazione e della decadenza, ma che per altri rappresentano il modo “normale” di vedere le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente, “occidentalismo”, che poi non significa altro che filo-americanismo, prosternarsi ai piedi del dominatore straniero, e “anti-occidentalismo” rappresentano la più chiara cartina di tornasole che permette a colpo d&#8217;occhio di distinguere fra la destra liberal-conservatrice e noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se andiamo a considerare le cose nella loro giusta ampiezza, il contrasto è naturalmente più profondo, si radica nella dimensione sociale. Contro il “pensiero unico” liberista di un capitalismo senza freni né regole oggi fatto proprio anche dalla sinistra ex marxista, noi non cessiamo di rivendicare la  prospettiva di un socialismo nazionale e non marxista, fondato sulla comunità di popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza contare il fatto che gli yankee stessi non sono che dei proconsoli, chi comanda davvero negli USA ha spesso le pinne nasali prominenti ed è più frequentemente circonciso piuttosto che battezzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, al riguardo, allo scopo di evitare frizioni inutili, ho suggerito più volte di prescindere dalle polemiche postume con gli uomini di un tempo ormai trascorso; era un&#8217;altra epoca e l&#8217;incombere della minaccia comunista non lasciava molte prospettive, ma per quanto riguarda l&#8217;oggi non ci possono essere dubbi: chi è “occidentalista”, atlantista e quindi almeno implicitamente filo-sionista, è schierato dalla parte del nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">“Eurasia” contrapposta all&#8217;occidentalismo filo-yankee, sembrerebbe una scelta ovvia, ma quando si vanno a considerare le cose più da vicino, sorgono non poche perplessità. Se per Eurasia intendiamo un concetto di Europa allargato alla Russia compresa la sua propaggine asiatica fino a Vladivostok e alla Kamchatka, mi sembra un concetto assolutamente ineccepibile: se l&#8217;idea che abbiamo di Europa è un&#8217;idea basata sul sangue e sulla cultura piuttosto che meramente geografica, da essa non può certamente essere esclusa la Russia; dirò di più: ABBIAMO BISOGNO della Russia per disintossicarci degli effetti deleteri di tre quarti di secolo di americanizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, appena si esce da questa prospettiva e si pretende di allargare il fronte anti-occidentale all&#8217;intero mondo asiatico (quasi un pianeta nel pianeta), le perplessità diventano enormi: pensiamo alla Cina: Il colosso estremo-orientale non solo è tuttora una tirannide comunista, non solo opprime altri popoli negando il loro diritto di essere nazione, pensiamo innanzi tutto al Tibet, ma anche al Sinkiang, ma sebbene una ferrea censura abbia fatto filtrare ben poche tracce fino a noi, ci sono elementi sufficienti per sospettare che le atrocità commesse dal comunismo cinese siano tali da far sembrare quelle sovietiche, che pure a loro volta sorpassano quelle attribuite ai nazisti almeno di un ordine di grandezza, quasi dei peccati veniali.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è di peggio: oggi mettendo la manodopera servile dei <em>laogai </em>(i campi di concentramento cinesi che ospitano una popolazione di prigionieri ridotti in schiavitù numericamente quasi pari all&#8217;intera popolazione degli Stati Uniti) al servizio dell&#8217;industria americana, la Cina di oggi dimostra la totale compatibilità e complementarietà di comunismo marxista e capitalismo, nel totale dispregio dei diritti umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia diciamolo: il vero punto nodale della questione, soprattutto oggi per ovvi motivi a cominciare dalla vicinanza geografica al continente europeo, è rappresentato dall&#8217;islam.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre rilevare che atteggiamenti islamofili nei nostri ambienti sono purtroppo molto diffusi: l&#8217;avversione per l&#8217;imperialismo Usraeliano spinge molti ad esprimere un&#8217;aperta simpatia per l&#8217;islam. Si tratta quanto meno di una semplificazione pericolosa; infatti non sempre il nemico del nostro nemico è nostro amico.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso che la solidarietà per coloro che si trovano in prima linea nella lotta contro l&#8217;imperialismo a strisce e stelle (a sei punte) o ne sono vittime, l&#8217;Iran e i Palestinesi, è fuori discussione, questo non si deve trasformare in una islamofilia che avrebbe l&#8217;effetto di disarmarci psicologicamente nei confronti dell&#8217;immigrazione in buona parte costituita da elementi islamici, né tanto meno indurci a simpatie nei riguardi di un terrorismo a sua volta ben più immanicato di quanto saremmo portati a credere, alla CIA e al Mossad.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fattore religioso esercita un ruolo molto meno importante e più ambiguo di quel che sembrerebbe a prima vista: Gli iraniani sono sciiti, i Palestinesi sunniti e con una non trascurabile componente cristiana. E che dire del fatto che i sauditi, i più intransigenti custodi dell&#8217;ortodossia islamica, sono buoni amici e soci di affari degli USA?</p>
<p style="text-align: justify;">Devo essere sincero, neppure gli argomenti di coloro che esaltano la “purezza tradizionale” dell&#8217;islam in confronto al “corrotto Occidente” hanno molta presa su di me, perché la contrapposizione tra loro e noi non è religiosa, ideologica, di <em>Weltanschauung</em>, ma prima di tutto etnica e razziale. Se e quando noi riusciremo a ridiventare padroni in casa nostra, sarà nostro compito – nostro, non degli imam – ripulire l&#8217;Europa dalla corruzione importata dagli USA.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto queste persone dovrebbero interrogarsi a fondo su cosa realmente intendono per “tradizione”: che l&#8217;islam sia una religione rozza, violente, intollerante, adatta a genti culturalmente deprivate, “beduina” sotto oggi aspetto, mi pare insensato dubitarne, e ancora più della “madre” ebraica e della “sorella maggiore” cristiana, porta evidente il marchio indelebile della sua origine abramitica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;islam tradizione? Non certo la nostra! Provate, per fare un esempio facilmente comprensibile, a pensare solo al patrimonio artistico e archeologico dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia nelle mani iconoclaste dei fondamentalisti islamici! Già in Iraq e in Afghanistan hanno fatto più devastazioni di quanto sia umanamente tollerabile. Vi ricordate dei Buddha di Bamjan presi a cannonate e dello scempio del museo di Baghdad? Il recentissimo analogo scempio compiuto dai fanatici dell&#8217;ISIS al museo di Mosul non è per nulla un fatto isolato. D&#8217;altra parte è assolutamente coerente con le prescrizioni del Corano che condannano come idolatra la riproduzione di figure umane e animali. Bella tradizione quella che consiste nella cancellazione delle testimonianze della storia!</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi ragionamenti non tengono conto di un fatto fondamentale: americanismo (american-sionismo) e islam possono benissimo accordarsi ai danni dell&#8217;Europa, lo si è visto con grande chiarezza nella crisi della ex Jugoslavia con la congiunta aggressione NATO-islam contro la Serbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu con ogni probabilità l&#8217;effetto di un <em>pactum sceleris </em>fra yankee e sauditi con la benedizione di Israele: la creazione di un&#8217;area islamica nel cuore dell&#8217;Europa, dalla Bosnia all&#8217;Albania, in cambio dell&#8217;isolamento internazionale di Saddam Hussein, più il controllo in mano a entrambi di importanti vie attraverso le quali far passare il contrabbando di armi, droga e il redditizio bestiame umano oggi rappresentato dai migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se noi andiamo a esaminare il terrorismo islamico fondamentalista abbastanza da vicino, riusciamo a leggerne il marchio di fabbrica: “Made in USA”. Partiamo da Al Qaeda, creata dalla CIA come legione straniera islamica per essere impiegata prima in Afghanistan contro i Sovietici, poi nella ex Jugoslavia contro la Serbia, passiamo per Saddam Hussein, “gonfiato” a dismisura di crediti e di armi per aggredire l&#8217;Iran, e arriviamo al califfato l&#8217;ISIS, anch&#8217;esso figlio della CIA, creato per agire contro la Siria di Bashar Assad. Perfino Hamas è una creatura del Mossad, allevata per fare concorrenza all&#8217;OLP che ai tempi di Arafat era un&#8217;organizzazione combattiva, non l&#8217;esangue fantasma che è diventata in mano al burattino Abu Mazen.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati gli USA, agendo in prima persona o attraverso la marionetta UE, la sedicente “Unione europea” a distruggere le forze che nel mondo arabo si opponevano al dilagare del fondamentalismo islamico, eliminando Saddam Hussein, e poi attraverso l&#8217;operazione pagliaccesca delle “primavere arabe” che non ha portato alla democrazia da nessuna parte, Mubarak e Gheddafi, e adesso continuano a provarci con la Siria di Bashar Assad. In questi casi, si badi bene, non sono stati distrutti o si è cercato di colpire a morte solo dei regimi più o meno autoritari, ma soprattutto quella concezione socialista, nazionale e laica che era rappresentata dal Baas iracheno e siriano, che in Egitto era l&#8217;eredità di Nasser e verso la quale era orientato sia pure in maniera più confusa, lo stesso Gheddafi, e che nel mondo arabo rappresentava l&#8217;unico vero ostacolo, l&#8217;unica vera alternativa al dilagare del fondamentalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">A mio parere, noi non dovremmo essere né occidentalisti né “eurasiatici” (tranne nel senso di includere nella nostra Europa anche la parte geograficamente asiatica della Russia), si tratta a mio parere di una falsa alternativa, ma EUROPEI etnicamente e culturalmente, europei fino al midollo, difendere il futuro del nostro continente rigettando sia la dominazione d&#8217;oltre Atlantico sia l&#8217;invasione allogena.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una cosa piuttosto singolare, ma un miscuglio più o meno analogo di suggestioni ed equivoci di quello suggerito da “Eurasia”, si accompagna alla parola “Mitteleuropa”. Questo termine, che in tedesco significa semplicemente “Europa centrale”, assunse un importante significato politico all&#8217;epoca della Guerra Fredda; con esso si voleva evidenziare che al di qua e al di là della Cortina di Ferro non c&#8217;erano due mondi contrapposti, che a Vienna e a Monaco, ad Amsterdam e a Bruxelles da una parte, a Praga, a Budapest, a Varsavia, a Berlino est dall&#8217;altra, c&#8217;era un&#8217;unica cultura, un&#8217;unica civiltà che era stata innaturalmente smembrata da una duplice occupazione straniera, ed esprimeva l&#8217;aspirazione al superamento di una simile contingenza storica.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, in particolare nell&#8217;area triveneta, il significato di questo termine è stato svilito, si è fatto coincidere con quello dell&#8217;area dominata fino al 1918 dall&#8217;impero asburgico, ed ha assunto la valenza di nostalgia pre-unitaria e anti-italiana.E&#8217; un fenomeno che abbiamo già visto, che ho esaminato anche nel mio articolo precedente, dove mi sono chiesto se esista o no un <em>Volk </em>italico: settant&#8217;annidi una democrazia bastarda e corrotta, imposta dalle armi del nemico, fondata sulla sconfitta e sul tradimento dell&#8217;8 settembre 1943, sul disonore nazionale, hanno ingenerato negli Italiani il disgusto e la vergogna di essere tali, e quindi la tendenza a inventarsi identità sostitutive e fittizie: padane, bi-sicule (Due Sicilie) o mitteleuropee, ma non è per l&#8217;essere italiani che si dovrebbe provare schifo e vergogna, ma per questa repubblica democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che questi campioni identitari fautori di un concetto ristretto, municipalistico e localistico dell&#8217;identità sembrano ignorare, è proprio il fatto che sono perfettamente in linea con il piano Kalergi, il cui scopo ultimo, non dimentichiamolo, è la distruzione di qualsiasi identità europea. Come riferisce Gert Honsik in <em>“Il piano Kalergi in 21 punti”</em>, per aver svelato il quale ha dovuto subire una lunga detenzione:</p>
<p style="text-align: justify;">“Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni PER MEZZO DEI MOVIMENTI ETNICI SEPARATISTI o l’immigrazione allogena di massa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si riporta spesso una frase dello scrittore Karolus Cergolj che è diventata per così dire l&#8217;emblema dei mitteleuropei: “Ciò che è stato innaturalmente diviso, tornerà naturalmente a unirsi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando gli eventi del 1989-91 dalla caduta del muro di Berlino alla scomparsa della stessa Unione Sovietica, questa frase ha il sapore di una profezia, ma se la riferiamo al contesto austro-asburgico antecedente al 1918, capiamo bene che non solo non ha nessuna possibilità di tradursi in concreto, ma è la nostalgia di una specie di fantasma di cui i popoli che lo componevano hanno solo preso a pretesto la sconfitta nella Grande Guerra per provocare la cessazione, che già prima di allora era dilaniato dagli insopprimibili antagonismi nazionali fra italiani e slavi, tedeschi e ungheresi.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi possiamo affermare con convinzione e determinazione: “Né Occidente né Eurasia, EUROPA!”. Così allo stesso modo possiamo dire con convinzione non minore e semmai più forte: “Né Padania né Due Sicilie, né Mitteleuropa (nel senso ristretto e “asburgico”), ITALIA!”.</p>
<p>Fabio Calabrese</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Esiste il Volk italico?</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/esiste-il-volk-italico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 18:06:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Etnonazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Fabio Calabrese Io vorrei ora aggiungere un&#8217;ulteriore riflessione ispirata al libro Mistica Volkisch di Prati, Rimbotti e Lorenzoni. A mio parere, se questo testo ha un difetto, è quello di non chiarire bene che l&#8217;etnonazionalismo Volkisch non è soltanto una vicenda che può riguardare la Germania e un momento particolare della storia tedesca, ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di Fabio Calabrese</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Io vorrei ora aggiungere un&#8217;ulteriore riflessione ispirata al libro <em>Mistica Volkisch </em>di Prati, Rimbotti e Lorenzoni. A mio parere, se questo testo ha un difetto, è quello di non chiarire bene che l&#8217;etnonazionalismo <em>Volkisch </em>non è soltanto una vicenda che può riguardare la Germania e un momento particolare della storia tedesca, ma che può essere  il punto di partenza di una riflessione e di un progetto politico in grado di coinvolgere tutti noi, e dunque non certo un testo che ci parla di dimenticati eruditi interessanti per la storia della cultura, ma i cui valori non siano trasponibili oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Intendiamoci, e cerchiamo di non cadere in equivoci: non è mia intenzione attribuire un significato universalistico a un testo che è una sfida all&#8217;universalismo. Gente di provenienza mediorientale o africana, come si dice oggi, subsahariana, avrebbe un bel guardare alla propria anima razziale: non vi scoprirebbe altro che la sterilità, l&#8217;assenza di facoltà creative, l&#8217;opportunismo, il rancore, l&#8217;odio malcelato verso chi ha la colpa di essere superiore a loro sotto ogni aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Riconoscere nel nostro popolo i lineamenti di un&#8217;anima razziale è certamente più difficile che per i Tedeschi, richiede di rimontare indietro nel tempo, fino a quando – due millenni or sono – i nostri antenati avevano costruito un impero esteso alla gran parte del mondo allora conosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggiore difficoltà a riconoscere l&#8217;anima più autentica del nostro <em>Volk</em>, tuttavia, non è di ordine cronologico. Quella stessa entità cripto-politica sotto la maschera religiosa, che ha provocato la dissoluzione dell&#8217;impero romano e che per quindici secoli ha tenuto la nostra nazione divisa e asservita a dominatori stranieri, si è arrogata – abusivamente e parassitariamente – il ruolo di datrice di sacralità e di valori, valori che in ultima analisi si riassumono in un cosmopolitismo di origine mediorientale che è l&#8217;esatta negazione dello spirito <em>volkisch</em>, veleno semitico che è sempre letale per quanto si presenti in forma edulcorata.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per non aver osato contrapporsi al cristianesimo e alla Chiesa cattolica, ma anzi aver cercato di ingraziarsela senza del resto riuscire a impedirle di agire come serpe in seno, che il richiamo del fascismo alla romanità è stato qualcosa di superficiale, di retorico, talvolta caricaturale.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una questione che occorre porre sul tavolo in tutta franchezza: fino a che punto noi stessi siamo discendenti degli antichi Romani, e fino a che punto le numerose invasioni e dominazioni straniere hanno alterato la nostra eredità? Perché sia chiaro che ci dobbiamo riconoscere nell&#8217;insegnamento <em>volkisch</em>: tutto comincia dal sangue, dall&#8217;integrità o meno etnico-razziale; è essa, in definitiva, e non altro che decide se siamo una nazione o se l&#8217;Italia è invece, come disse Metternich, “Soltanto un&#8217;espressione geografica”, e avendo ben chiaro che IN MEZZO NON C&#8217;E&#8217; NIENTE.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura, le tradizioni nell&#8217;aspetto di semplice passaggio VERBALE tra le generazioni di conoscenze e valori, la stessa lingua, lo stato, le leggi, quella carta straccia che nell&#8217;ipocrisia democratica si chiama costituzione, sono solo la forma vuota che deve contenere e strutturare il <em>Volk </em>inteso come continuità etnica e biologica. In assenza di questo, è come cercare di dissetarsi con una bottiglia vuota.</p>
<p style="text-align: justify;">A suo tempo, vi avevo citato in un articolo pubblicato su “Ereticamente”, una ricerca pubblicata in inglese su “Geocities”, un testo che non mi risulta sia mai stato tradotto in italiano, dove si riassumono i risultati delle ricerche condotte sulla popolazione italiana da Plaza (2003), Romano (2003), Semino (2004), Cruciani (2004), Rosenberg (2005), Di Giacomo (2003), Simoni (1999) e Cavalli-Sforza (1997). Da questi studi si evince che gli Italiani sono una popolazione europide sostanzialmente omogenea. Nel nord si riscontra una certa presenza di geni di origine celtica e nel sud di origine greca, ma non tale da intaccare la sostanziale omogeneità del ceppo italico. I geni di origine non caucasica rientrano nella media delle popolazioni europee (2%), uguali alla percentuale riscontrata ad esempio in Germania, e nettamente inferiori a quelli presenti in Russia (5%).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori confessavano anche con sorpresa, di essersi aspettati di trovare nell&#8217;Italia meridionale un&#8217;importante componente di origine mediorientale, che sarebbe potuta risalire all&#8217;antica colonizzazione cartaginese e/o alla dominazione araba medioevale della Sicilia, ma di non averne praticamente riscontrata traccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo dire che già prima di allora ero informato del fatto che le famose invasioni straniere che abbiamo subito nella nostra storia, hanno avuto un impatto demografico molto minore di quel che di solito ci immaginiamo. I Longobardi discesi in Italia sotto la guida di Alboino non erano più di 100.000 persone; i Goti di Teodorico ancora meno, 50-60.000, troppo pochi per sconvolgere la demografia di una nazione la cui popolazione già nell&#8217;antichità si misurava in milioni di abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Italiani ci sono, esistono come popolo, hanno una precisa identità etnica: ci sarebbe stato da aspettarsi che questa sarebbe stata vista almeno negli ambienti “nostri” come una bella notizia, invece l&#8217;articolo ricevette una serie di commenti pesantemente critici. Io forse non avevo tenuto conto del fatto che in assenza di uno spirito identitario nazionale, da noi l&#8217;identitarismo si è organizzato su base localistica. Io non so se da noi esista, se sia mai esistita una “destra nazionale”, ma la destra antinazionale esiste eccome, anche in conseguenza dell&#8217;uso della sinistra – ipocrita in tutto e per tutto – di una simulazione strumentale di patriottismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo anche commesso l&#8217;errore di inserire la citazione del pezzo di “Geocities” in un articolo “misto”, <em>Italiani e mandei</em>, dove a lato della nostra questione nazionale, ne trattavo un&#8217;altra completamente diversa. Che i vangeli non siano in alcun modo dei documenti di valore storico, è stato messo bene in luce dai ricercatori indipendenti che se ne sono occupati (Luigi Cascioli, David Donnini, Giancarlo Tranfo, per nulla dire di Piergiorgio Oddifreddi). Io, senza avere la presunzione di una competenza paragonabile a quella di questi ricercatori, non resistetti alla tentazione di rendervi partecipi di una mia personale scoperta. Un episodio evangelico piuttosto noto, è quello del battesimo di Gesù a opera di Giovanni Battista. Se esso non fosse stato una pura invenzione creata allo scopo di assorbire i seguaci del Battista nel nascente cristianesimo, se le cose si fossero svolte come i vangeli ci raccontano, con Giovanni che dichiara di essere soltanto un annunciatore di Gesù a cui “non è degno di sciogliere i calzari”, non vi sarebbero stati <em>ipso facto</em> più seguaci del Battista, si sarebbero automaticamente trasformati in cristiani; invece, non solo ha continuato a esistere una comunità che identifica il messia in Giovanni e non in Gesù, ma esiste tuttora, anche se probabilmente rappresenta una delle religioni meno diffuse della Terra, si chiamano mandei.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora però prescindiamo da questa questione e torniamo a concentraci sul problema italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Giusto pochi mesi fa è andata in onda su Rai 3 una puntata di “Ulisse” di Alberto Angela in cui si è parlato della genetica degli Italiani. Secondo quanto raccontava il conduttore figlio di suo padre, il nostro popolo presenterebbe una totale disomogeneità genetica, un&#8217;assenza di caratteristiche specifiche tranne quella di essere rappresentativo un po&#8217; di tutto il mondo. Quello che destituisce di ogni credibilità questi discorsi fritti e rifritti che abbiamo sentito mille volte, è il fatto che si tratta di scoperte perorazioni in favore dell&#8217;immigrazione, del mondialismo, del meticciato, perché se davvero fossimo già adesso un&#8217;accozzaglia di gente priva di identità etnica, con essi non perderemmo nulla, ma sappiamo bene che non è così. Come tutti quelli che lavorano in Rai, Alberto Angela non è che un servo del potere al servizio del suo sistema propagandistico con il compito ovviamente di sciorinare falsità, e Rai 3 è notoriamente la più a sinistra delle tre reti Rai, quindi ovviamente la più bugiarda.</p>
<p style="text-align: justify;">Che un’identità etnica italiana esista, diamolo per assodato, ma è qualcosa che merita di essere tutelato e salvaguardato? Chi non è mai stato fuori dai nostri confini nazionali, forse non si rende conto di quanto quel famoso detto “Italiani, buona gente” sia citato in maniera ironica e derisoria. Non sono il buonismo, la paciosità, la disponibilità a correre in soccorso dell’intero pianeta, il pacifismo a ogni costo, che ci possono far guadagnare la stima dei forestieri, quando il loro corrispettivo è rappresentato dalla vigliaccheria, dall’opportunismo, l’assenza di virtù belliche e civiche e di un vero senso di appartenenza a una comunità nazionale. Siamo sinceri: nonostante tutto lo sterco che è stato tirato addosso ai Tedeschi dal processo di Norimberga in poi, godono a livello internazionale di una stima molto maggiore della nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi stessi diffondiamo nel mondo l’immagine dell’italiano buonista, furbetto e vigliacchetto, che non ci attira considerazione a livello internazionale, ma solo sarcasmo.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che NOI NON SIAMO COSI’. Questa immagine degli Italiani sostanzialmente falsa, è stata elaborata nelle sacrestie e nelle sedi dei partiti di sinistra, perché è così che ci vogliono e presumono di averci fatti diventare.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di “Geocities” sopra ricordato, in effetti, ammetteva che le differenze fra italiani sono state altre volte esagerate per motivi politici. Detto ancor più chiaramente, settant’anni di democrazia hanno spinto gli Italiani a vergognarsi di essere tali e a inventarsi discutibili identità padane e bi-sicule (delle Due Sicilie), ma non è della nostra italianità che dobbiamo provare vergogna e repulsione, bensì piuttosto di questa repubblica democratica, corrotta e sinistrorsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tempo fa, mi è capitato di sentire un noto comico dire in uno sketch televisivo, “Le guerre che amo fatto (è romanesco), l’amo perse tutte”, non con rammarico, ma con una specie di ironico compiacimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non nomino quella persona, perché non mi interessa polemizzare nei sui confronti, non ha fatto che riflettere un “orientamento di pensiero” molto diffuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Oh certo, noi abbiamo perso la seconda guerra mondiale, né la potevamo vincere, data la disparità delle forze in campo, ma a El Alamein chi c’era, chi c’era a Nikolajewka? Fantasmi di antichi legionari romani usciti da un sonno millenario o loro tutt’altro che indegni discendenti?</p>
<p style="text-align: justify;">La prima guerra mondiale e le guerre d’indipendenza risorgimentali, le abbiamo pur vinte, e non con la diplomazia, ma col ferro e col sangue!</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo della terza, quella ritenuta la più ingloriosa delle guerre d&#8217;indipendenza, quella del 1866, la prima guerra affrontata dallo stato italiano costituito da non più di cinque anni, dove incassammo due dure sconfitte, Custoza sulla terra e Lissa sul mare. Ciò è vero, ma fin troppo spesso ci si dimentica di dire (e se ne dimenticano i libri di storia), che furono i nostri combattenti a dover sopportare tutto il peso dell&#8217;esercito austriaco schierato in misura preponderante sul nostro fronte, e fu proprio questo a permettere ai Prussiani la fulminea vittoria di Sadowa. Il Veneto che ottenemmo in seguito a questo conflitto, non ci fu regalato, ma fu guadagnato col sangue dei nostri combattenti che a Custoza, a Lissa, a Bezzecca (che fu una nostra vittoria) tennero testa a quello che allora era uno dei più forti eserciti del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli episodi a mio parere non sufficientemente ricordati della prima guerra mondiale è quello di Pozzuolo del Friuli. Qui nell&#8217;ottobre 1917 gli squadroni di cavalleria Genova e Novara e la brigata di fanteria Bergamo, dopo lo sfondamento di Caporetto, si sacrificarono fino all&#8217;ultimo uomo con un coraggio che trova uguali forse solo negli Spartani delle Termopili, per tenere bloccati gli austriaci e impedire loro di intrappolare l&#8217;esercito italiano. La prima guerra mondiale fu vinta allora perché fece fallire il piano austriaco che prevedeva l&#8217;annientamento della forza militare italiana. Il nostro esercito poté salvarsi e preparare la rivincita di Vittorio Veneto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle nostre vene scorre il sangue dei leoni di El Alamein, di Nikolajewka, di Pozzuolo, delle guerre risorgimentali, anche se sono settant&#8217;anni che cercano di persuaderci di essere delle pecore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2011 sono caduti i centocinquant&#8217;anni dell&#8217;unità italiana. Il secolo e mezzo di unità nazionale è stato celebrato dalla sinistra con grande enfasi e ipocrisia totale. L&#8217;ipocrisia era duplice: da un lato questa celebrazione serviva essenzialmente per dare fastidio alla Lega e provocare atteggiamenti inconsulti che ne avrebbero determinato l&#8217;impopolarità, dall&#8217;altro per propalare come costituenti della nostra unità nazionale il tricolore, la carta straccia della costituzione repubblicana, persino la bruttura musicale dell&#8217;inno di Mameli (c&#8217;è veramente da invidiare i Tedeschi che hanno la bella musica di Franz Joseph Haydn già inno del Sacro Romano Impero), cioè tutti gli elementi che costituiscono la BOTTIGLIA VUOTA di cui vi ho detto, bottiglia in questo caso non vuota, ma che si vuole riempire con la lordura dell&#8217;immigrazione. Un falso patriottismo che ha come ultimo scopo l&#8217;assassinio del nostro popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ricordo bene che nel 2004, quando ricorrevano i cinquant&#8217;anni del ritorno di Trieste all&#8217;Italia, i presidi, tutti rigorosamente di sinistra, delle scuole triestine (la scuola italiana è fatta così; se non sei un “compagno” non diventi preside, e dobbiamo riflettere sulla pericolosità di lasciare l&#8217;educazione dei nostri giovani in mano alla canaglia rossa) rifiutarono sdegnosamente di mandare delegazioni delle rispettive scuole alla celebrazione organizzata dall&#8217;amministrazione comunale, e il preside di un noto liceo fece bruciare nel cortile della scuola le bandierine e le copie dell&#8217;inno di Mameli che il comune aveva inviato per gli studenti. Tra il novembre 2004 e il marzo 2011 passano, se la matematica non è un&#8217;opinione, poco più di sei anni; troppo pochi perché un cambiamento così radicale possa essere fatto con sincerità da una (purtroppo) vasta area politica.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; sembrato un gioco a parti invertite, con la sinistra che si fingeva patriottica e la destra prevalentemente schierata su posizioni antinazionali. Nominare il risorgimento provocava/provoca “a destra” ululati di risentimento e di indignazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un fatto, l&#8217;unità italiana fu costruita sulla scia delle rivoluzioni liberali che scardinarono l&#8217;ordine tradizionale dell&#8217;Europa, e classe dirigente che portò a termine l&#8217;unità nazionale era una classe liberal-massonica che tra l&#8217;altro trattò malissimo le popolazioni meridionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Io l&#8217;ho spiegato in un articolo (forse un saggio, perché è un testo di una certa ampiezza) che pubblicai allora sul n. 70 de “L&#8217;uomo libero”: dietro a questo termine, “risorgimento”, vi sono due fenomeni molto diversi che sarebbe ora di non confondere: UNO è stato l&#8217;emergenza, la ribellione spontanea del nostro popolo contro la tirannia e la dominazione straniera, L&#8217;ALTRO, DEL TUTTO DIVERSO è stato un movimento che a un certo punto si è impadronito del primo per finalità del tutto diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Si pensi ad esempio il fatto che la prima ribellione contro lo straniero, testimonianza di un ritrovato orgoglio nazionale fu la rivolta di Verona contro le angherie dell&#8217;armata napoleonica, che doveva poi portare alla repressione nota come “pasque veronesi”, quindi una ribellione diretta precisamente contro quelle forze liberal-massoniche che in seguito si impadroniranno del moto risorgimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un punto che bisogna avere chiaro: quello che raccontano i libri di storia e gli insegnanti di ispirazione marxista non sono altro che un mucchio di falsità. Ci raccontano che l&#8217;idea stessa di nazione nasce nell&#8217;ottocento o nel tardo settecento con il movimento romantico, che l&#8217;Europa fin allora conosceva o il Sacro Romano Impero cristiano-universalistico o gli stati a base dinastico-feudale. Vuol dire che Dante con il suo “Ahi serva Italia”, Petrarca con la sua canzone “All&#8217;Italia”, Michelangelo con l&#8217;ode alla “Notte” da lui scolpita nelle Cappelle Medicee, erano in effetti degli scrittori di fantascienza che avevano intuito una realtà ancora molto al di là da venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra falsità ci vuole dare a intendere che il risorgimento sarebbe stato un fenomeno esclusivamente borghese a cui le classi popolari sarebbero rimaste estranee. Oltre che falso, è ridicolo. Venezia, ribellatasi agli Austriaci nel 1848, resistette per un anno e mezzo alla riconquista, e fu uno degli ultimi focolai in Europa a essere spento, assieme all&#8217;Ungheria che fu piegata solo dall&#8217;intervento delle truppe zariste. E&#8217; concepibile che ciò possa essere stato opera delle sole classi borghesi senza nessuna partecipazione popolare? Lo stesso discorso vale per Milano che cacciò il presidio austriaco in cinque giorni di lotta per le strade. Lo stesso si può dire ancora per Brescia “la leonessa d&#8217;Italia”, che insorse per impedire agli Austriaci di prendere l&#8217;esercito piemontese alle spalle, e tenne loro testa per dieci sanguinosissimi giorni. Che dire del paese friulano di Osoppo, che si oppose alla riconquista austriaca per mesi. Naturalmente, a fare ciò furono il notaio del paese, il farmacista e due (diconsi due) proprietari terrieri!</p>
<p style="text-align: justify;">Fu la semi-sconosciuta epopea di questo paese friulano a dare il nome a una brigata di partigiani non comunisti della seconda guerra mondiale, che i comunisti circondarono con l&#8217;inganno, disarmarono e poi massacrarono come capretti al macello. Più di una volta mi è venuto da pensare che se i ragazzi della Osoppo, invece di avere la sciagurata idea di dar vita a una brigata partigiana, si fossero arruolati nella RSI, forse ci avrebbero lasciato la pelle lo stesso, ma almeno avrebbero combattuto contro il vero nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, non vi è dubbio che il risorgimento fu, almeno per un aspetto, lotta di popolo, risveglio e ribellione del <em>Volk </em>italico contro la secolare oppressione straniera. Pensiamo all&#8217;impresa garibaldina. Pensate davvero che Garibaldi sarebbe riuscito a conquistare un regno esteso a metà della Penisola italiana con poco più di mille uomini, se non avesse potuto contare su di un fortissimo appoggio delle masse popolari? Che poi di lì a pochi anni, i fratelli minori degli uomini che avevano appoggiato Garibaldi o quegli uomini stessi, parteciperanno alla rivolta anti-unitaria chiamata falsamente brigantaggio, la dice lunga sul fatto che questo movimento di popolo fu manipolato e tradito.</p>
<p style="text-align: justify;">Distinguere ciò che è nazionale e popolare italiano, in una parola <em>Volkisch</em>, da ciò che è liberal-massonico, non è difficile, c&#8217;è una semplice cartina di tornasole. Quando gli interessi nazionali italiani e quelli della massoneria erano in conflitto, cosa sceglievano questi “patrioti” liberal-massoni? Regolarmente la loggia, dimostrando così quale fosse la loro vera “patria”. Lo si vide molto bene nel 1870 in occasione del conflitto franco-prussiano. Con la Prussia di Bismarck non avevamo alcun genere di contenzioso, era grazie all&#8217;alleanza con essa, che quattro anni prima avevamo avuto il Veneto. Bene, di chi accorrono in aiuto i garibaldini? Della Francia. Si, avete capito bene, proprio di quella Francia che aveva saccheggiato l&#8217;Italia durante le campagne napoleoniche e fatto patire a Verona una durissima repressione, di quella Francia che nel 1848 aveva stroncato la Repubblica Romana, di quella Francia che abbandonandoci nel 1859 all&#8217;improvviso con l&#8217;armistizio di Villafranca, era stata sul punto di vanificare l&#8217;intero moto risorgimentale, di quella Francia che al momento presente era l&#8217;ostacolo all&#8217;annessione di Roma e al completamento dell&#8217;unità nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto questo non contava, la causa nazionale italiana veniva molto dopo l&#8217;odio ideologico della massoneria, non solo nostrana, ovviamente, verso la Prussia di Bismarck.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l&#8217;unità nazionale è stata in parte un effetto collaterale, del resto non voluto, dell&#8217;azione del movimento liberale-massonico-democratico internazionale (ma è stata soprattutto un risultato conquistato dai nostri antenati con lacrime, sofferenza e sangue), questo non ci obbliga ad alcuna gratitudine verso di esso, soprattutto nel momento in cui le tendenze democratico-massoniche si sono trasformate in mondialismo che mira a distruggere le identità di tutti i popoli europei attraverso l&#8217;immigrazione, il meticciato, l&#8217;omologazione etnica e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; attorno alla difesa delle identità dei popoli europei, a cominciare dal nostro, che dobbiamo fare quadrato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Le nostre letture: Mistica Völkisch</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 07:46:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MITO DEL SANGUE E METAFISICA DELLA RAZZANELL’ETNONAZIONALISMO VÖLKISCH &#160; Recensione di Fabio Calabrese &#160; Raramente capita di leggere un testo così nettamente in controtendenza rispetto agli orientamenti politico-culturali attualmente dominanti, e questo non può fare altro che piacere, perché questi orientamenti politico-culturali dominanti imposti settant&#8217;anni fa all&#8217;Europa con la forza dai vincitori del secondo conflitto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong style="color: #888888;">MITO DEL SANGUE E METAFISICA DELLA RAZZA</strong><br style="color: #888888;" /><strong style="color: #888888;">NELL’ETNONAZIONALISMO VÖLKISCH</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Recensione di Fabio Calabrese</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Raramente capita di leggere un testo così nettamente in controtendenza rispetto agli orientamenti politico-culturali attualmente dominanti, e questo non può fare altro che piacere, perché questi orientamenti politico-culturali dominanti imposti settant&#8217;anni fa all&#8217;Europa con la forza dai vincitori del secondo conflitto mondiale, sono a mio parere quanto di più deleterio e innaturale possa esistere, la faccia ideologica, la pseudo-giustificazione di quel sistema di potere tirannico che conosciamo come democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come io stesso ho spiegato più volte su queste pagine, la democrazia è un sistema tirannico. Libertà? Ci vuole faccia tosta per parlarne in presenza di un sistema giudiziario dove le fattispecie di reati di opinione si moltiplicano. Sovranità popolare? Parlarne è un tragico sarcasmo, quando ai popoli non è concesso di decidere nulla, nemmeno di continuare a esistere come tali, ma il potere dietro le quinte ha deciso che debbano sparire nell&#8217;universale meticciato.</p>
<p style="text-align: justify;">La democrazia è stata imposta all&#8217;Europa settant&#8217;anni fa con la conclusione disastrosa della seconda guerra mondiale, ma i suoi effetti deleteri hanno cominciato a diventare evidenti dopo la fine della Guerra Fredda, con la messa in atto della decisione di trasformare l&#8217;intera umanità in un&#8217;orda meticcia facilmente manovrabile dal potere dietro le quinte del sistema democratico, di recidere il legame sempre esistito e che rappresenta l&#8217;ordine normale delle cose, tra sangue e suolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ideologia democratica oggi dominante tende a cancellare  il concetto stesso di nazionalità, il legame naturale fra un popolo e la sua terra, per sostituirlo in tutto con la finzione burocratica nota come cittadinanza, si pretende che un extracomunitario diventi un europeo solo perché si è deciso di scrivere sui suoi documenti la cittadinanza di un Paese europeo, sebbene l&#8217;esperienza anche tragica, a cominciare dalla diffusione in Europa di simpatizzanti e fautori del terrorismo islamico come conseguenza dell&#8217;immigrazione, dimostri chiaramente che questi presunti “inglesi”, “francesi”, “italiani” a cui concediamo irresponsabilmente diritti che mai e poi mai noi potremmo ricevere nei loro Paesi d&#8217;origine,  di europeo non hanno nulla anche quando sono immigrati di seconda o terza generazione, nati sul nostro suolo.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/12/MV.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-4820 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/12/MV-154x300.jpg" alt="MV" width="154" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo testo costituisce dunque un salutare richiamo al fatto che l&#8217;identità di un popolo è data dalla nazionalità, dal legame inscindibile tra sangue e suolo, ma è anche qualcosa di più, infatti questo legame ineludibile fra la terra e il popolo è la base di una concezione che possiamo tranquillamente definire religiosa. Non a caso, parliamo di mistica Volkisch. Come ha messo bene in evidenza Alfred Rosenberg nel <em>Mito del XX secolo</em>, “Razza è anima vista dall&#8217;esterno, anima è razza vista dall&#8217;interno”: razza e anima, razza è anima, occorre ribadire la falsità del dogma democratico dell&#8217;uguaglianza degli uomini: alle diverse caratteristiche fisiche che distinguono le varie razze, corrispondono qualità psichiche differenti. La nostra anima razzialmente determinata, cioè NOI STESSI, è il lascito più importante che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, e non possiamo rinnegare la loro eredità, la nostra origine senza rinnegare noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sangue e suolo sono semplicemente due elementi di una triade che andrebbe meglio completata: spirito, sangue e suolo, poiché la scoperta del legame identitario profondo con le nostre origini, il nostro passato, noi stessi in ultima analisi, ci proietta in una dimensione sacrale, ci porta a riscoprire quel fondo di religiosità originaria dell&#8217;Europa anteriore all&#8217;avvento del cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci liberiamo dal contesto abramitico-cristiano che concepisce la religione come rapporto individualistico con un Dio immaginario, allora ci accorgiamo che non c&#8217;è nulla di più SACRO di questa eterna catena della vita che ci lega ai nostri antenati e ci proietta verso il futuro attraverso i nostri discendenti sempre mediante il legame della continuità di sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">Al riguardo, mi vengono in mente i versi di una bella poesia di Helmut Stellrecht che ben avrebbero potuto figurare in questo libro:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Tu porti nel tuo Sangue la santa eredità dei tuoi Padri e dei tuoi<br />
Antenati./Tu non conosci coloro che sono scomparsi in file interminabili<br />
nell’oscurità /del passato. Ma tutti loro vivono in te e nel tuo Sangue, camminano<br />
sulla Terra/ che li ha logorati nelle battaglie e nelle fatiche /e in cui i loro<br />
corpi da tempo si consumano. /Perciò il tuo Sangue è qualcosa di sacro”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questo testo rappresenta una sorta di manifesto redatto dai suoi autori per il decennale dalla fondazione dell&#8217;associazione etnonazionalista Vokisch “identità e tradizione”, e i suoi autori, Federico Prati, Luca Lionello Rimbotti, e soprattutto Silvano Lorenzoni, il grande Silvano Lorenzoni, sono tre fra i più reputati intellettuali della nostra “area”. Forse occorre chiarire il concetto di etnonazionalismo, un&#8217;espressione che può sembrare ridondante, dal momento che etnia e nazione possono essere considerati sinonimi. In realtà, si vuole evidenziare che il “classico” nazionalismo ottocentesco che faceva coincidere la nazione con lo stato, qui non interessa; quello che conta è la nazione, l&#8217;etnia come “ghenos”, come comunità umana stretta da legami di sangue, che è come dire di spirito e di destino, cioè l&#8217;esatto contrario di qualsiasi delirio multietnico, cioè in ultima analisi ciò che è normale perché disposto dalla Provvidenza (una Provvidenza che almeno io personalmente non riesco proprio a immaginare come possa coincidere con il Dio cristiano, un Dio apertamente “mondialista”), il che si ricollega alla venatura religiosa o per meglio dire SACRALE di questa concezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Va detto anche che l&#8217;associazione di cui abbiamo detto non è un partito, e si propone di agire piuttosto in campo metapolitico che non politico; gli autori, difatti, esprimono la convinzione che finché ci sarà un&#8217;élite intellettuale e spirituale ferma e consapevole su questi  principi a un tempo politici e religiosi, le forze della sovversione democratica, del disordine che sconvolge e distrugge qualsiasi ordine tradizionale, qualsiasi normalità, non riusciranno a prevalere in modo definitivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo testo, nel quale le mani dei tre autori fondono il loro lavoro senza discontinuità apparenti, sì che è assai arduo attribuire un brano all&#8217;uno o all&#8217;altro dei tre, è suddiviso in quattro parti che sono: “Il mito del sangue”, “sangue e spirito”, “anima della razza” e “metafisica del sangue”. Ora, probabilmente non in maniera casuale, il titolo della prima di queste tre sezioni richiama quello di un testo di Julius Evola, un pensatore la cui lezione i tre autori hanno tenuto sempre ben presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo a Evola, è importante precisare che molti hanno voluto vedere in Evola il teorico di una dottrina spirituale della razza in contrapposizione alla visione nazionalsocialista e in particolare dell&#8217;ideologo del nazionalsocialismo, Alfred Rosenberg, che si è voluta riduttivamente interpretare come un rozzo materialismo biologico. Questa interpretazione, ci assicurano i nostri autori, è completamente falsa, riesce a stare in piedi solo se si evita e si impedisca che sia accessibile la lettura di prima mano dei testi nazionalsocialisti, e in particolare del ponderoso <em>Mito del XX secolo </em> di Rosenberg, secondo la prassi democratica che consiste nella censura e nell&#8217;impedire il confronto delle idee, altrimenti sarebbe chiaro che il nazionalsocialismo e Rosenberg ebbero ben chiara la dimensione spirituale connessa al “mito del sangue”.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte, i nostri tre autori non hanno la pretesa di aver inventato nulla: l&#8217;etnonazionalismo volkisch (termine che significa “popolare”, e sottolinea con questo aggettivo che non si tratta affatto di un movimento “di destra” che guardi agli interessi delle classi dominanti, anzi, contiene in embrione l&#8217;idea del nazional-socialismo), infatti, nacque in Germania nel tardo XIX secolo, sviluppando alcuni aspetti della visione del mondo romantica, e soprattutto contrapponendosi all&#8217;illuminismo, quindi al liberalismo e alla democrazia, di cui rifiuta in particolare la visione individualistica e contrattualistica dei rapporti sociali e politici. Dopo la prima guerra mondiale, esso confluì nel movimento nazionalsocialista, e qui ebbe certamente un ruolo chiave la figura di Alfred Rosenberg di cui il libro propone una significativa rivalutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi possiamo sostanzialmente vedere l&#8217;etnonazionalismo volkisch come una salutare reazione al rifiuto illuministico, liberale, democratico, di considerare il differente valore delle persone e delle comunità nazionali, in uno col rifiuto della dimensione spirituale, per puntare in definitiva a una società atomizzata, retta esclusivamente dalla legge del denaro, dove i rapporti fra le persone sono ridotti a rapporti fra cose, e le persone stesse sono ridotte a cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo si vede bene dal fatto che nella dialettica democratica persona e comunità sono sostituiti da individuo e massa (il liberalismo pone l&#8217;accento sul primo, il marxismo sulla seconda; entrambi sono manifestazioni di una dialettica distorta nella quale è negata ogni dimensione spirituale).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla persona, ridotta a individuo, è ancora concesso di avere una psiche, ma non già spirito e anima. Non a caso, una delle parti più significative del libro è costituita da un testo di Adriano Segatori che è una disamina della psicanalisi. Ciò che caratterizza il pensiero freudiano, la pseudo-scientifica psicanalisi, è infatti la soppressione dell&#8217;io inteso come <em>arché</em>, come principio guida della personalità, che resta totalmente in balia di pulsioni e istinti, una marionetta che potrà essere fatta danzare al ritmo di qualunque musica il meccanismo sociale, o meglio il potere economico e politico dietro le quinte del meccanismo sociale decida di imporre, il tutto mascherato dall&#8217;alibi della falsa libertà della democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo riguardo vorrei ricordare che sempre sulle pagine di “Ereticamente” tempo addietro vi avevo segnalato il bel libro di Michel Onfray: <em>Crepuscolo di un idolo: smantellare le favole freudiane </em>dove si dimostra in tutta evidenza e dati alla mano che nella psicanalisi non c&#8217;è nulla di scientifico, che Sigmund Freud era un ciarlatano che ha falsificato i protocolli delle sue sedute, che non ha mai guarito nessuno, e che ha causato la morte di almeno quattro dei suoi pazienti attribuendo a isteria disturbi che invece avevano una base organica ed erano sintomi di malattie reali. La psicanalisi è con ogni probabilità la più grossa bufala pseudoscientifica dell&#8217;età moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte il saggio di Segatori contenuto in questo libro ci fa comprendere che essa è pienamente funzionale a quell&#8217;insieme di tendenze: liberalismo, marxismo, democrazia, potere usurocratico, scientismo materialista che nel loro insieme possiamo chiamare modernità, l&#8217;uomo freudiano è esattamente ciò che la modernità vuole che l&#8217;uomo sia, un uomo che non avendo più l&#8217;<em>arché </em>in se stesso, deve necessariamente riceverlo dall&#8217;esterno, in definitiva un perfetto schiavo, un uomo-macchina.</p>
<p style="text-align: justify;">La modernità, la negazione degli eterni principi dello spirito, del sangue e del suolo, svela allora il suo carattere demoniaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dirla con le parole del testo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Materialismo, ateismo, lotta di classe, deboli ideali eudemonistici, suicidio razziale, atomismo sociale, promiscuità razziale, decadenza dell&#8217;arte, erotomania, disintegrazione della famiglia, perdita del senso del sacro, dell&#8217;onore sia nell&#8217;ambito pubblico che privato, sciatto femminismo, fluttuazioni e catastrofi economiche, guerra civile nelle famiglie europee, degenerazione pianificata della gioventù per mezzo di film e libri abietti e l&#8217;introduzione di nevrotiche dottrine nell&#8217;educazione. Le Forze della Sovversione hanno cercato di far imputridire l&#8217;Europa, di affievolire i suoi istinti razziali, di privarla di eroismo, onore e virilità, del suo sentimento di avere una missione mondiale da compiere, del suo senso di costituire un&#8217;unità razziale e spirituale, e persino del suo codice cavalleresco. Essi desiderano paralizzare la capacità di decisione europea e distruggere la sua volontà portando la sifilide morale ed etica di Hollywood ad avvelenare il suolo d&#8217;Europa” (pag. 63).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;etnonazionalismo volkisch si presenta come una reazione salutare contro tutto ciò, un mezzo per far sì che gli Europei ritrovino il contatto con se stessi, la loro civiltà millenaria, l&#8217;eredità dei loro antenati, la loro identità.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;etnonazionalismo volkisch costituisce un&#8217;Idea-forza che rappresenta l&#8217;opposto, l&#8217;antitesi stessa dell&#8217;ideologia posta a base della rivoluzione illuministica francese, la quale è basata sull&#8217;idea massonica dell&#8217;uguaglianza degli individui e delle razze. Tale nefasta ideologia, approfittando di un particolare momento storico, adattandosi in mille modi, ha prodotto terribili rivoluzioni, ha gettato l&#8217;Europa in un seguito di convulsioni rivoluzionarie e belliche da cui è emerso trionfante il dominio di Aasvero-Giuda (&#8230;) Ma la disgrazia di questa epoca darà vita nei Popoli d&#8217;Europa a una nuova presa di coscienza che li porterà alla rigenerazione” (pag. 85).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un auspicio e di una battaglia  che io personalmente non posso altro che condividere in toto, ma credo di poter parlare da questo punto di vista a nome di tutti noi di “Ereticamente”. Non ci si può augurare altro se non che questo libro abbia la massima diffusione possibile. Potrebbe servire a risvegliare le coscienze di molti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Federico Prati, Luca Lionello Rimbotti, Silvano Lorenzoni: <em>Mistica Volkisch, </em>Effepi edizioni settembre 2014. €. 20,00</strong></p>

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		<title>Ereticamente intervista Alfonso Piscitelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Valentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2014 16:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Valentini]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Piscitelli]]></category>
		<category><![CDATA[Etnofederalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DA ROMA ALLA TERZA ROMA VIAGGIO NEI SIMBOLI DEL “CUORE DEL MONDO” Ereticamente intervista Alfonso Piscitelli a cura di Luca Valentini Alfonso Piscitelli. Animatore del progetto “Eu-Rus”. (https://www.facebook.com/pages/Eu-Rus/489924397713156?ref=hl) Nell’ultimo periodo è aumentato esponenzialmente l’interesse di tutta una vasta area del tradizionalismo per le dinamiche politiche, ma anche di natura spirituale che riguardano la Russia. Lei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div align="center" style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: center;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 16.0pt; line-height: 115%;">DA ROMA ALLA TERZA ROMA<o:p></o:p></span></b></div>
<div align="center" style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: center;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 16.0pt; line-height: 115%;">VIAGGIO NEI SIMBOLI DEL “CUORE DEL MONDO”<o:p></o:p></span></b></div>
<div align="center" style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: center;"></div>
<div align="center" style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: center;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 20.0pt; line-height: 115%;">Ereticamente intervista Alfonso Piscitelli <o:p></o:p></span></b></div>
<div align="center" style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: center;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 20.0pt; line-height: 115%;">a cura di Luca Valentini<o:p></o:p></span></b></div>
<div align="center" style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: center;"></div>
<div align="center" style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: center;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_piscitelli1.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_piscitelli1.jpg" height="200" width="160" /></a></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14.0pt; line-height: 115%;">Alfonso Piscitelli.<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14.0pt; line-height: 115%;">Animatore del progetto “Eu-Rus”. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14.0pt; line-height: 115%;">(<a href="https://www.facebook.com/pages/Eu-Rus/489924397713156?ref=hl">https://www.facebook.com/pages/Eu-Rus/489924397713156?ref=hl</a>)<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<p><a name='more'></a></p>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Nell’ultimo periodo è aumentato esponenzialmente l’interesse di tutta una vasta area del tradizionalismo per le dinamiche politiche, ma anche di natura spirituale che riguardano la Russia. Lei reputa che vi siano delle motivazioni di oggettivo interesse oppure è solo una poco ragionata reazione al degrado occidentale che spinge molti a guardare ad Est?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">La reazione indubbiamente c’è, ma bisogna anche capire dove si indirizza. Fino a qualche anno fa un certo disgusto per la decadenza occidentale spingeva alcuni ad abbracciare l’Islam, ora è come se si fosse creato un nuovo “polo”, in Europa, per coloro che cercano una alternativa di vita e una speranza per il futuro della civiltà. Non dimentichiamo che per René Guénon la tradizione cristiano-ortodossa nella quale si inserisce la Russia è una delle grandi Tradizioni “regolari” dell’umanità; che per Oswald Spengler la Russia è destinata a creare una nuova civiltà dopo l’esaurimento delle potenzialità connesse alla civiltà germanica da lui definita “faustiana”;&nbsp;<o:p></o:p></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 13pt; line-height: 115%;">che per Rudolf Steiner ugualmente la Russia è il luogo di una nuova epoca storica: la “VI civiltà” in cui si svilupperebbero le facoltà del Manas, o Sé Spirituale (una forma più alta di coscienza capace di cogliere i dati sensibili e quelli più sottili della esistenza). E infine per Mircea Eliade l’immensa area che abbraccia Europa e Asia, di cui la Russia è il perno, è il luogo in cui si sviluppa una visione spirituale comune – sia pur nelle dovute differenze – che affonda le sue radici nella “rivoluzione del Neolitico”. Eliade, che era cristiano ortodosso, ma anche praticante di Yoga ad alti livelli, vedeva nel “cristianesimo cosmico”, ovvero nel cristianesimo medievale fortemente compenetrato di influssi pagani europei, l’ultima apparizione storica di questa “concezione del cielo” vasta tanto quanto l’ immensa “terra” sulla quale essa poggia.</span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">La Russia dunque come terra della tradizione?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Sì, lo ha detto chiaramente Irina Osipova, organizzatrice della manifestazione del 13 aprile del Movimento Giovanile Italo-Russo: “l’ideologia che sta cercando di distruggere la Russia è, sempre a mio parere, l’ideologia liberale, perché la Russia è un paese profondamente tradizionale. E i temi connessi all’ideologia liberale stanno cercando di distruggere oggi il tessuto morale della Russia, come dell’Europa in generale”. Nello stesso tempo bisogna considerare l’aspetto complementare alla Tradizione, che è la modernizzazione. Il legame con le origini e la più audace modernizzazione devono procedere in perfetta sintesi: Vladimir Putin che bacia le icone ortodosse è lo stesso che rilancia il programma spaziale della Roskosmos, che realizza il rinnovamento infrastrutturale della Transiberiana e conquista nuovi traguardi nell’aeronautica militare con gli aerei invisibili di ultima generazione. Tradizione e modernità sempre&nbsp; insieme. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Dalla tradizione&nbsp; classica dell’Europa emerge il simbolo dell’Aquila visibile nella bandiera russa. Un simbolo legato all’impero e alla Podestà di Roma. Che collegamento sottile ravvisa in tutto ciò?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_-Russia.jpg" style="clear: left; float: left; font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 17px; line-height: 19.933334350585938px; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/upl
oads/2014/04/Ereticamente_-Russia.jpg" height="200" width="200" /></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Troviamo l’aquila in molte bandiere di nazioni slave, nelle&nbsp; bandiere tedesca e austriaca, ma ricordiamo la sua presenza anche nella bandiera del primo Regno d’Italia agli inizi dell’Ottocento. Ovunque vi sia il sentimento di indipendenza e di identità dei popoli europei appare l’Aquila, legata al Dio del Cielo e alla tradizione imperiale romana.<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Particolare importante: l’aquila russa è bicipite, una testa guarda all’Europa (terra della modernità, dell’intelletto scientifico, dello spirito attivo) e una guarda alle profondità dell’Asia (terra delle grandi tradizioni spirituali: l’induismo, il buddhismo, il taoismo…). Non dimentichiamo che lo stendardo russo deriva direttamente da quello di Costantino e dell’Impero Romano d’Oriente. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Arriviamo dunque alla pretesa di Mosca di porsi come Terza Roma, tracciando un parallelismo tra la funzione regale del Cesare e quella dello Zar. In tutto ciò, vi è una trasposizione arbitraria di simboli o vi una reale comunanza di significati?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_Putin.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_Putin.jpg" height="116" width="200" /></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">E’ interessante l’aggettivo che lei ha usato: trasposizione “arbitraria” dice. In effetti i tempi cambiano e ogni epoca dell’umanità ha la sua configurazione morale e spirituale. In questo senso la Roma antica è un qualche cosa che non può essere replicato, perché appunto i tempi cambiano. E tuttavia è significativo che un popolo, come il russo, per proprio “arbitrio”, ovvero per propria libera scelta, si sia posto nel solco di Roma e abbia proclamato Mosca III Roma. Ed è per questo che&nbsp; l’uomo forte del Cremlino alle soglie del terzo millennio viene chiamato sui giornali di tutto il mondo&nbsp; lo “Zar Putin”, lo Czar ovvero il Cesare. Dal punto di vista religioso essi hanno ricevuto il cristianesimo attraverso la mediazione della Grecia e del rito ortodosso, dal punto di vista politico essi hanno inserito lo Stato – fondato da Riurik il vikingo – nella tradizione di Roma. Per tale motivo &nbsp;noi sentiamo come fratelli i Russi che evocano queste comuni origini. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Un altro simbolo legato all’immaginario russo è quello dell’orso: anche esso sembra provenire dal retaggio primordiale dell’Europa non è così?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Sì, l’orso: il simpatico animale che come peluche regaliamo ai nostri bambini (“l’orsacchiotto”) è un animale simbolico che evoca la forza guerriera e il mistero del Nord. Orsa maggiore è appunto detta la costellazione grazie alla quale si individua il Nord. Artù, il Re di Excalibur e del Graal, è – etimologicamente – il Re Orso. Nelle epoche arcaiche del nostro continente “Uomini Lupo” e “Uomini Orso” erano i membri di confraternite guerriere che attraverso una forma particolare di estasi, il “furor”, si identificavano con le forze primigenie che si manifestano in quegli animali. Troviamo il simbolismo del lupo soprattutto nei popoli germanici, ma anche nella leggenda delle origini di Roma (la Lupa). L’Orso nell’attuale immaginario politico evoca una grande forza della Terra, che se provocata a un certo punto reagisce con veemenza: la Russia appunto… Noi sogniamo una grande alleanza tra i “Lupi” e gli “Orsi”, ovvero un’alleanza continentale&nbsp; tra l’Europa latina e germanica e quella russo-slava. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Una grande forza della Terra, lei ha detto. Questa definizione ha qualche cosa a che fare col concetto geopolitico di Heartland?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;">
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_mappa.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_mappa.jpg" height="124" width="200" /></a></div>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">“Heartland”, ovvero il Cuore della Terra, è un importantissimo concetto della geopolitica anglo-americana: esso fa riferimento a una inespugnabile fortezza nel cuore della Terra che appunto corrisponde al territorio della Russia. Questa grande potenza terrena è per certi aspetti alternativa alle potenze “di mare”, le talassocrazie commerciali e finanziarie inglese e americana. Gli esperti geopolitici dell’Impero Britannico, all’inizio del secolo scorso, erano ossessionati da un incubo: che si verificasse una saldatura tra l’organizzazione tecno-industriale tedesca e l’immenso territorio russo ricchissimo di risorse nel suo retroterra siberiano e inespugnabile, come ben sanno Napoleone e Hitler. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">I quali ebbero a che fare col&nbsp; misterioso “Generale Inverno”. Ce ne può parlare?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Le truppe occidentali avanzano, avanzano, mentre i Russi con apparente passività e fatalismo &nbsp;si ritirano nelle profondità della loro terra. Ma avanzando gli eserciti più poderosi, come la Grande Armata di Napoleone o le panzerdivision dell’Ope<br />
razione Barbarossa, &nbsp;si disperdono e cadono vittime dell’inesorabile clima nordico-polare che caratterizza la Russia in ampie parti del suo territorio. E’ interessante come in un film fumettistico prodotto da Hollywood nel 2014 l’eroe paladino dei “giusti” Capitan America vada a scontrarsi con un ostico avversario “Il Soldato d’Inverno”. Almeno nel fumettone cinematografico &nbsp;a vincere è Capitan America. Certo è impressionante confrontare le cartine della espansione napoleonica, della espansione della Germania guglielmina, della espansione di Hitler, e della espansione della NATO ad Est: praticamente coincidono, ma pare che all’altezza del Don sia fissato un fatale “non plus ultra” per le forze antagoniste che spingono da Occidente.<o:p></o:p></span></div>
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<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Il fiume Don si lega anche ai Cosacchi.<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Certo, &nbsp;i famosi Cosacchi del Don: una comunità che si costituisce in milizia&nbsp; come un Ordine di Cavalieri a difesa dello Zar, della Ortodossia e della Russia. “Il fiore dei popoli russi” li definiva l’orientalista Pio Filippani Ronconi nel suo articolo su Roman von Ungern-Sternberg. Nel corso del Novecento hanno avuto vita travagliata, divisi tra rivoluzione rossa e anticomunismo. Sono risorti in questi ultimi anni e li abbiamo visti pattugliare le strade di Mosca come milizia ausiliaria delle forze dell’Ordine, prendere a cinghiate le “Pussy Riot” a Sochi durante le olimpiadi e impegnate sul territorio di Crimea nelle operazioni che hanno preceduto il referendum di reintegrazione nella Russia. Tradizionalmente lo Zar aveva il titolo d’onore di Colonnello dei Cosacchi; manco a dirlo, questo titolo è stato recentemente attribuito a Putin dagli ufficiali &nbsp;dell’ordine cosacco. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Può spiegarci meglio il concetto di Santa Madre Russia: non si cela in esso un archetipo di tipo pagano?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">E’ qualcosa di più profondo che non la “Marianna”, allegoria massonica della nazione francese nella sua interpretazione giacobina. Santa Madre Russia è la personificazione mistica di questa immensa pianura, bianca di neve d’inverno, bionda di grano d’Estate, ricchissima nelle sue profondità. “Santa Madre Russia” rievoca anche un antico archetipo pagano mediterraneo: Demetra, la Terra Madre. Al legame con la Terra fanno riferimento anche le icone delle Madonne Nere, come la Vergine di Kazan, che fu ritrovata per una curiosa coincidenza al santuario mariano di Fatima e restituita alla Chiesa Russa da Giovanni Paolo II nel 2004. Il nero è chiaramente il colore della Terra irrigata, ricca di umori e feconda di frutti, appunto come una Grande Madre. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Le profezie di Fatima, così come sono state divulgate dagli ambienti cattolici, &nbsp;fanno riferimento alla Russia…<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Secondo il racconto di suor Lucia, la Madonna a Fatima avrebbe chiesto la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria in conseguenza della quale la Russia (allora divenuta bolscevica) si sarebbe convertita. Curiosamente l’atto di consacrazione della Russia compiuto da Wojtyla coincide con il grande cambiamento che a partire degli anni Ottanta ha portato alla rinascita dell’anima tradizionale e religiosa della Russia sulle ceneri della dissolta URSS. Certo non mancano gli utilizzi in chiave “atlantista” delle profezie di Fatima: due pii fraticelli canadesi sono venuti ultimamente in Italia a sostenere che l’atto di consacrazione compiuto da Wojtyla non era valido e che dunque la Russia (di Putin!) continua a spargere “i suoi errori per il mondo”. Non so se questi personaggi agiscano animati da fanatica buona fede o vengano più schiettamente pagati in biglietti verdi, sta di fatto che è ridicola la loro volontà di far coincidere la difesa della Santa Fede con la campagna antirussa scagliata dagli USA, dai grandi speculatori internazionali. Ho notato in una delle manifestazioni di appoggio alla Timoscenko un grande telo con l’immagine della “Divina Misericordia di Gesù”. Ora mi pare di ricordare che Gesù prese la frusta per scacciare mercanti e usurai dal tempio, non penso che nella sua Divina Misericordia oggi si impegni ad appoggiare il governo dei&nbsp; banchieri a Kiev…<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Io sono contrario a queste strumentalizzazioni e auspico il più ampio dialogo ecumenico tra ortodossi e cattolici. Il Patriarca di Mosca è successore degli apostoli esattamente come il Vescovo di Roma. Ho seguito gli atti e le dichiarazioni degli ultimi due patriarchi, Alessio e Cirillo e mi sono accorto che sono persone di grande levatura spirituale; d’altra parte sono contento che quando ho incontrato una personalità importante del mondo ortodosso in Italia, l’archimandrita Antonij, parroco della chiesa di Santa Caterina la Grande, a Roma egli abbia riconosciuto la finezza intellettuale e la grande apertura alla spiritualità orientale di un pontefice come Joseph Ratzinger. Penso che il dialogo sia importante e che l’Ortodossia possa esercitare un influsso positivo sul cattolicesimo: ad esempio sul tema del rispetto della liturgia, della architettura sacra o anche sul tema del matrimonio del clero secolare e perché no anche suggerendo una maggiore indipendenza da certe lobby. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Ma la Russia è solo una nazione cristiana o ha legami anche con le altre grandi tradizioni spirituali dell’Eurasia?&nbsp; Quanto da lei esposto che connessione può avere con le grandi tradizioni dell’Asia, a cui la Russia si riconduce?</span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto;
 text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Per la storia russa il battesimo cristiano – voluta dal gran principe di Kiev Vladimir il Santo – è fondamentale. Non si comprenderebbe l’anima russa o i romanzi di Tolstoj e Dostoevskij senza il riferimento ai Vangeli, soprattutto al Vangelo di Giovanni, quello che presenta il Cristo come il Logos, la grande forza di Luce e Vita che è al principio del Cosmo. E tuttavia la Russia è un ponte tra Oriente e Occidente, una Federazione di popoli, dunque anche un pantheon di fedi: al di là della presenza preponderante di cristiani ortodossi, vi sono parecchi mussulmani in gran parte sunniti delle regioni meridionali, una piccola minoranza ebraica e i Buddhisti della Siberia. Buddhista è una delle figure più interessanti dell’entourage di Putin: il ministro della difesa Sergey Shoigu, uomo di profonda cultura, che parla correntemente nove lingue, ama collezionare spade di samurai giapponesi e si inserisce spiritualmente nella tradizione del Buddhismo Tibetano, quella che attende l’apparizione di Maytreia, il Buddha Venturo. Shoigu è originario della regione di Tuva, uno dei luoghi connessi al misterioso centro dell’Agarthi Shambala.&nbsp; In Siberia permane l’eredità dello sciamanesimo<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Ci può parlare anche della presenza di gruppi neo-pagani in Russia?</span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">In Russia, così come nei paesi Baltici, dopo la caduta del comunismo, si sono organizzati anche gruppi di tipo neopagano anche se è difficile valutare la loro consistenza numerica. Diciamo più in generale che i Russi non sono influenzati da un tipo di mentalità illuminista che crea cesure con il passato per cui tendono a dare valore a tutto ciò che si inserisce nella loro tradizione. Questo è visibile nell’ambito delle celebrazioni di Stato: attualmente viene celebrato con grande pompa sia la vittoria dell’URSS nella “Grande Guerra Patriottica”, sia date riconducibili all’Impero Russo zarista. Allo stesso modo in ambito religioso non sorprende la valorizzazione in alcuni ambienti dell’antica mitologia slava: questi ambienti evocano in particolare il dio supremo Perun: un dio del tuono molto simile al Thor germanico.&nbsp; <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 13pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Noi sappiamo che le fedi di tipo abramitico spesso manifestano una fondamentale intolleranza e una tendenza alla litigiosità. Cristianesimo e Islam in che modo convivono all’interno della Federazione Russa?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Convivono. La guerriglia dei separatisti ceceni è stato un fenomeno molto circoscritto e chiaramente finanziato da speculatori finanziari come Soros o da oligarchi: il noto terrorista ceceno Basaiev era capo delle guardie del corpo dell’oligarca Berezovski, poi rifugiatosi a Londra. In passato, quando la crisi finale dell’URSS e poi la voragine di miseria degli anni Novanta avevano portato la Russia sull’orlo del collasso demografico, vi era il timore che la maggiore fecondità delle popolazioni islamiche potesse squilibrare i rapporti demografici all’interno della Federazione. Ora per effetto delle leggi di aiuto alle famiglie di Putin la demografia della Russia è tornata in positivo e il rapporto delle varie componenti si è assestato secondo la tradizionale formula. Va ricordato poi un fattore di unità molto importante: tutte le grandi tradizioni euro-asiatiche che si stringono in un nodo comune nella Federazione russa convergono nel riconoscimento di un grande Dio del Cielo, luminoso, paterno, custode della giustizia: il Tengri (Cielo-Dio) venerato dai Mongoli non è molto diverso dall’Urano o dallo Zeus dei Greci, né dal “Padre nostro che sei nei cieli” della più celebre preghiera cristiana. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 13pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Quale è il rapporto tra il territorio della Russia e l’origine delle culture indo-europee?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Beh,&nbsp; certo, quando l’Europa Settentrionale e la stessa Europa Centrale erano dei bei lastroni di ghiaccio è più probabile che i nostri antenati avessero la loro area di prima formazione della loro identità culturale in una zona più meridionale e intermedia tra l’Europa e l’Asia. Appunto la regione sovrastante il Mar Nero: lì fiori infatti la Cultura Kurgan, e da lì si diramarono le popolazioni indo-iraniche&nbsp; verso l’Asia e le popolazioni protoeuropee verso il Nord-Ovest&nbsp; dell’Europa (Germanici) e verso il Centro-Sud dell’Europa (Celti ed Italici), lungo un cammino che è segnato dallo sviluppo successivo delle culture danubiane, della ceramica cordata e dell’ascia di combattimento, di Halstaat e poi – relativamente all’Italia – della cultura villanoviana. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 13pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Parliamo anche dell’Italia: che ruolo può avere la nostra nazione nella creazione di una “Europa unita da Lisbona a Vladivostok” ?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;">
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_-Europa.jpg" style="clear: left; float: left; margin
-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_-Europa.jpg" height="150" width="200" /></a></div>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Guardi è un ruolo fondamentale. Non lo dico per spirito nazionalistico e neppure voglio citare le tremila ragioni che riguardano la grandezza dell’Italia. Mi limito a segnalarle due dati per suggerirle un mistero. Il dato geografico: l’Italia è al centro del Mediterraneo, che a sua volta è il “lago” sul quale si incontrano i tre continenti dei tre grandi gruppi umani (Africani, Caucasici, Mongolidi). Essa è in posizione “cruciale”: a Nord confina col mondo germanico, a Sud con il ribollente mondo africano, a Ovest si apre alla direzione atlantica (si pensi al genovese Colombo…), a Est si apre all’Eurasia (si pensi al veneziano Marco Polo…). Ora consideriamo un dato storico: dalla caduta dell’Impero Romano la nazione che estendeva la sua influenza sulla penisola italiana era quella che solitamente poteva essere considerata la “superpotenza” del tempo. Da una parte l’Italia post-romana ha una sua intrinseca debolezza, divisione interna; d’altra parte sembra custodire in sé ancora l’Arcanum Imperi. Sia pur debole politicamente essa continua ad essere “ispiratrice”. Per tale motivo ritengo che la “relazione speciale” tra Italia – terra di frontiera tra Oriente e Occidente, terra cruciale – e la Russia sia una delle chiavi per affrontare in maniera risolutiva le crisi geopolitiche del presente. <o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 13pt; line-height: 115%;">&nbsp;</span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">E arriviamo dunque all’attualità. Come descrive e giudica il fattore Putin in merito alla cultura del proprio popolo ed in relazione alla catabasi della civilizzazione occidentale?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Catabasi dice?<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Sì</span></b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">.<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">La ringrazio…<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Perché?<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_mappa-2-.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/04/Ereticamente_mappa-2-.jpg" height="150" width="200" /></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Perché era dai tempi del Liceo Classico che non sentivo una parola del genere: mi fa ricordare l’Anabasi di Senofonte. Certo, in questo caso si parla di “catabasi”, ovvero di un andare verso il basso. Capisco ciò a cui lei si riferisce: banchieri che dominano i popoli e premendo un pulsante su un computer mandano in rovina milioni di lavoratori e risparmiatori, quartieri periferici di capitali un tempo eleganti messi periodicamente a ferro e fuoco, popstar&nbsp; vestite da baldracche che si atteggiano a maestre di vita, creature amorfe metà pelle e metà silicone. Come dice la canzone: “più in basso di così c’è solo da scavare!” In alternativa a tutto questo mondo che affonda nel mare occidentale, Vladimir Vladimirovic Putin sembra davvero assumere una funziona di guida, la funzione del Katechon.<o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Neanche lei scherza: a “Catabasi” risponde con “Katechon”…<o:p></o:p></span></b></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">E certo! Bisogna essere all’altezza del proprio intervistatore. “Katechon”, Colui che trattiene: ne parla Paolo nella Lettera ai Tessalonicesi. E’ forza protettiva che fa argine al caos, che “impedisce il movimento all’indietro e verso il basso, nella tenebra del caos e nel ritorno a uno stato primitivo”, per citare le parole conclusive del discorso di Putin del 12.12.2013. Ora è interessante cosa scrive nel suo opuscolo “De Antichristo” il massimo teologo occidentale: Tommaso d’Aquino: “Qui tenet, scilicet romanum imperium” – “Colui che trattiene – ovvero l’Impero Romano”. Alla potestas del Cesare è riferita propriamente la capacità di reggere la frontiera contro il caos.</span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14.0pt; line-height: 115%;"><o:p></o:p></span></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"></div>
<p></p>
<div style="margin-left: 0cm; mso-add-space: auto; text-align: justify;"><b><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14.0pt; line-height: 115%;">Ringraziamo Alfonso Piscitelli per il tempo concesso ad Ereticamente.&nbsp;<a href="https://www.blogger.com/null" name="_GoBack"></a><o:p></o:p></span></b></div>
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			</div><p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/ereticamente-intervista-alfonso/">Ereticamente intervista Alfonso Piscitelli</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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